Si stanno molto lentamente tenendo le assemblee nelle fabbriche metalmeccaniche sul nuovo contratto, in alcune, in generale quelle piccole e medie, si sta tenendo anche il referendum - di cui però ancora non ci sono dati ufficiali.
Noi, chiaramente, non abbiamo nessuna illusione che questo CCNL passerà così come è, e che il referendum fatto da Fim, Fiom, Uilm sia una pallida, burocratica, finta democrazia sindacale.
Diverse possono essere le assemblee, che vanno utilizzate dai lavoratori più coscienti, dai sindacati di base di classe e combattivi, dai delegati non allineati per fare una denuncia del contratto e del ruolo dei sindacati confederali sempre più collaborativo verso i padroni e allineato/sostenitore del governo Draghi; ma soprattutto per chiamare gli operai a lottare e autorganizzarsi, perchè la lotta sui punti del salario, condizioni di lavoro, sicurezza/salute, diritti, ecc. non può essere affatto considerata chiusa col contratto, ma deve partire, perchè ogni illusioni passata verso la trattativa non può che cadere e soprattutto perchè ora più che mai è inaccettabile che anche sulla pandemia, i padroni riprendono alla grande i profitti e lo sfruttamento degli operai e i lavoratori, coloro che producono tutta la ricchezza nazionale, rischiano licenziamenti, hanno salari miseri, rischiano la salute.
Riportiamo due articoli sul CCNL metalmeccanico usciti sul N. 15 del giornale proletari comunisti, che invitiamo a diffondere nelle fabbriche e durante le assemblee.
"Dopo un periodo di lento tran tran che lo aveva fatto sparire dall'orizzonte effettivo degli operai, è stato chiuso, alla vigilia della formazione del nuovo governo Draghi, il contratto dei metalmeccanici, il più importante dei contratti nazionali in via di rinnovo.
Come scrive Repubblica “molti industriali chiedevano a Bonomi di scongiurare l'inasprimento del clima sociale. “Adesso non ce lo possiamo permettere - era il mantra di tanti versanti imprenditoriali - In fondo buona parte della manifattura nazionale, anche grazie all'interlocuzione con sindacati e governo, ha arginato al meglio gli effetti del covid, tanto che i dati più recenti dimostrano che le fabbriche italiane sono in ripresa... anche negli altri settori si è andati a chiusura dei contratti, vedi la Federalimentare”. Questo ha in un certo senso condotto Bonomi ad attenuare i toni da ultra falco ostentati all'inizio, così il suo “non c'è spazio per gli aumenti salariali” si è trasformato via via in “sfianchiamoci ai Tavoli di confronto ma basta scioperi, che gli animi sono già esasperati dalla crisi”.
L'altro elemento è tutto politico. Bonomi ha attaccato il governo Conte ne ha guidato la sua caduta, ed ha bisogno di un “patto sociale” che probabilmente il nuovo governo Draghi è in grado di garantire. E su questo il patto neocorporativo con i sindacati, in particolare nelle fabbriche, è fondamentale.
Questa condizione generale ha portato alla firma del CCNL, i cui risultati vanno inquadrati, contro il
