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sabato 20 marzo 2021

pc 20 marzo - SUL CCNL METALMECCANICO - USARE LE ASSEMBLEE - ORGANIZZARE LA LOTTA


Si stanno molto lentamente tenendo le assemblee nelle fabbriche metalmeccaniche sul nuovo contratto, in alcune, in generale quelle piccole e medie, si sta tenendo anche il referendum - di cui però ancora non ci sono dati ufficiali. 

Noi, chiaramente, non abbiamo nessuna illusione che questo CCNL passerà così come è, e che il referendum fatto da Fim, Fiom, Uilm sia una pallida, burocratica, finta democrazia sindacale.

Diverse possono essere le assemblee, che vanno utilizzate dai lavoratori più coscienti, dai sindacati di base di classe e combattivi, dai delegati non allineati per fare una denuncia del contratto e del ruolo dei sindacati confederali sempre più collaborativo verso i padroni e allineato/sostenitore del governo Draghi; ma soprattutto per chiamare gli operai a lottare e autorganizzarsi, perchè la lotta sui punti del salario, condizioni di lavoro, sicurezza/salute, diritti, ecc. non può essere affatto considerata chiusa col contratto, ma deve partire, perchè ogni illusioni passata verso la trattativa non può che cadere e soprattutto perchè ora più che mai è inaccettabile che anche sulla pandemia, i padroni riprendono alla grande i profitti e lo sfruttamento degli operai e i lavoratori, coloro che producono tutta la ricchezza nazionale, rischiano licenziamenti, hanno salari miseri, rischiano la salute.

Riportiamo due articoli sul CCNL metalmeccanico usciti sul N. 15 del giornale proletari comunisti, che invitiamo a diffondere nelle fabbriche e durante le assemblee.

"Dopo un periodo di lento tran tran che lo aveva fatto sparire dall'orizzonte effettivo degli operai, è stato chiuso, alla vigilia della formazione del nuovo governo Draghi, il contratto dei metalmeccanici, il più importante dei contratti nazionali in via di rinnovo.

La chiusura del contratto sembra rispondere a due esigenze, non strettamente legate ai contenuti di esso, ma al più generale clima economico, politico, sociale caratterizzato da crisi, pandemia, a cui si era aggiunta la crisi di governo.
Come scrive Repubblica “molti industriali chiedevano a Bonomi di scongiurare l'inasprimento del clima sociale. “Adesso non ce lo possiamo permettere - era il mantra di tanti versanti imprenditoriali - In fondo buona parte della manifattura nazionale, anche grazie all'interlocuzione con sindacati e governo, ha arginato al meglio gli effetti del covid, tanto che i dati più recenti dimostrano che le fabbriche italiane sono in ripresa... anche negli altri settori si è andati a chiusura dei contratti, vedi la Federalimentare”. Questo ha in un certo senso condotto Bonomi ad attenuare i toni da ultra falco ostentati all'inizio, così il suo “non c'è spazio per gli aumenti salariali” si è trasformato via via in “sfianchiamoci ai Tavoli di confronto ma basta scioperi, che gli animi sono già esasperati dalla crisi”.

L'altro elemento è tutto politico. Bonomi ha attaccato il governo Conte ne ha guidato la sua caduta, ed ha bisogno di un “patto sociale” che probabilmente il nuovo governo Draghi è in grado di garantire. E su questo il patto neocorporativo con i sindacati, in particolare nelle fabbriche, è fondamentale.

Questa condizione generale ha portato alla firma del CCNL, i cui risultati vanno inquadrati, contro il

giovedì 22 luglio 2010

pc quotidiano 22 luglio - La guerra dell'acqua a Taranto

Da alcuni mesi l’Acquedotto Pugliese (AQP, azienda pubblica di proprietà all’83% della Regione Puglia del governatore Vendola) ha scatenato contro i cittadini delle case popolari del quartier paolo VI di Taranto un’autentica “guerra dell’acqua”.
Questa la tattica.
Prima una squadra di guastatori attaccano, scortati da forze di polizia, gli edifici morosi, chiudendo le valvole.
Poi il diktat: pagare subito il 5% dell’arretrato dovuto ( a volte di un arretrato di decenni, fino a 200.000 euro!), e l’impegno a pagare il resto dell’arretrato in al massimo 5 anni, con lo sconto degli interessi (ma che buoni!) e di un ulteriore 4%.
Entrano a questo punto in gioco sedicenti “rappresentanti” che “mediano” e chiudono accordi che soddisfano in toto le richieste di AQP.
Così ai malcapitati rappresentati – per la maggior parte disoccupati, precari, pensionati minimi, nel migliore dei casi famiglie di lavoratori monoreddito – tocca pagare diverse migliaia di da pagare subito, per il rispristino del servizio, e rate anche di 90 euro mensili solo per il rientro dalla morosità, cui va aggiunto il consumo corrente, per un totale anche di 400 euro a bolletta (ogni tre mesi) per 5 anni!
Alcuni degli inquilini assetati si svenano per soddisfare e per un paio di mesi riescono a soddisfare queste condizioni capestro, poi si ritorna alla situazione di partenza.
Tutti gli altri o si arrangiano e riescono in qualche modo a ripristinare il collegamento alla rete idrica, o restano all’asciutto in una città tra le più calde e in un quartiere dove non c’è neanche una fontanella!
“La nostra è un’iniziativa per ripristinare la legalità”, gongola sulla stampa locale Salinaro, dirigente dell’AQP “abbiamo constatato che alcune famiglie, cui in passato era già stata sospesa l’erogazione per morosità, si erano abusivamente allacciate alla rete, e questo è un reato, che è stao posto all’attenzione di carabinieri e autorità giudiziaria”.
Secondo Salinaro, e i tanti benpensanti santoni del “rispetto delle regole”, garantirsi comunque il diritto a un bene fondamentale per la vita come l’acqua sarebbe reato.
Invece negare questo bene, minacciare la salute di centinaia di uomini e donne, anziani malati e bambini, solo perché non possono pagare è una “iniziativa per ripristinare la legalità”.
Viene in mente l’eterno dilemma: chi è più criminale chi rapina una banca, o chi ne fonda una?
Se questa è la guerra che combatte l’AQP, anche i proletari delle case popolari di Paolo VI hanno iniziato a combattere alla loro maniera.
Il primo passo è stato comprendere che lotta non è tra chi ieri ha pagato e oggi ha diritto all’acqua e chi è moroso e oggi deve mettersi in regola, altrimenti ci rimettono tutti, come dice l’AQP.
Ma, piuttosto, tra chi vede minacciato l’accesso a un bene vitale, e chi glielo nega per profitto.
Non poter pagare le bollette, non avere un lavoro, è diretta conseguenza di un sistema fondato su sfruttamento e profitto, non un torto dei più povero da far scontare a tutti, hanno detto nelle assemblee, i disoccupati e lavoratori del nostro sindacato che vivono un quelle case.
Il secondo passo è stato iniziare ad autorganizzarsi, allargare l’unità a sempre più condomini liberandosi di tanti finti amici che in loro nome avevano firmato o sostenevano accordi irrispettabili per molti e ingiusti per tutti.
Si è così iniziato a lottare.
Grazie alla rete di solidarietà tra i diversi condomini, nuovi tentativi di distacco di altri edifici sono stati bloccati dagli inquilini organizzati.
Si è iniziata una campagna di denuncia e controinformazione. rompendo il silenzio e portando alla luce come la che la scellerata “campagna per la legalità” di AQP era in realtà un crimine contro la salute di tutti.
Dei primi risultati si sono ottenuti.
Oltre al blocco sul campo dei nuovi tentativi di distacco, il Sindaco, che fino a ieri era rimasto passivo, quasi arbitro neutrale nella guerra tra AQP e morosi, portato allo scoperto dalla nostra denuncia, ei p riscoperto autorità garante della salute pubblica e ha emesso un’ordinanza con cui impone all’AQP di sospendere per 25 i distacchi dalla rete e di ripristinare l’erogazione negli edifici in cui è stata sospesa.
Un primo risultato, ma non ancora abbastanza.
Occorre ora lottare perché l’ordinanza sia effettivamente e immediatamente rispettata, perché agli edifici distaccati l’acqua ritorni subito.
Occorre che si apra subito un tavolo per imporre una trattativa generale per tutti i morosi uniti nello slai cobas, per raggiungere soluzione con rate sostenibili e garanzia del Comune si sostenere e accollarsi il debito di tutti quelli che non sono in condizione di pagare.
Occorre affermare con la lotta il diritto alla salute e all’acqua e a tariffe eque sostenibili per tutti, anche con forme di salario sociale, deve prevalere sulla “legalità” di AQP e le sue esigenze di cassa e bilancio.
Per tutto questo la lotta è appena iniziata e continuerà ancora.

Slai cobas per il sondacato di classe

pc quotidiano 22 luglio - anche alla Fincantieri Marghera soprusi antioperai

dal volantino dello slai cobas per il sindacato di classe venezia


....Il 1° luglio 2010 al tribunale di Venezia un ufficiale di polizia giudiziaria ha testimoniato della invalidità e nullità di fogli preformati in bianco che alcune ditte di Fincantieri cercano di usare per negare somme dovute a lavoratori in processi da noi intentati. Attualmente abbiamo chiuso alcune vertenze e ne abbiamo in piedi 40 !
Il licenziamento inaudito e senza alcuna concreta motivazione operato dalla Rocx, nei confronti di Rahman, un giovane saldatore che ha un contratto a tempo determinato scadente tra un anno, è un "SEGNALE" che si vuole imporre, stupidamente, per negare la presenza del ns.Sindacato in alcune aziende che sono tuttora sotto il mirino di gravi denunce testimonianze e prove prodotte contro chi considera gli operai una fonte di guadagno ben oltre il lecito !

MA NON SOLO QUESTO: la "cessazione" del lavoro" decisa per CTI nei confronti di otto lavoratori, (tra cui Luigi Shpati, che sta conducendo una battaglia contro i silenzi osceni e le censure ad una realtà di rischio per la vita dei lavoratori, in Tribunale a Venezia), è stata presentata come un atto inevitabile determinato dalla riduzione del lavoro in Fincantieri, mentre questa ditta, avrebbe dovuto proporre la Cassa Integrazione a rotazione e non per coloro che vengono "scelti" dai titolari !

GIUSEPPE BONO AMMINISTRATORE DELLA FINCANTIERI IN OCCASIONE DEL BATTESIMO DELLA Nieuw Amsterdam PROMETTE LA RIDUZIONE DEL PERSONALE, LA RSU TACE ! (LA Nuova Venezia del 6 luglio: CASSA INTEGRAZIONE NEL 2011)

I giochi si stanno preparando tra padroni e padroncini con le liste di chi resta e chi no ! Le organizzazioni sindacali che si ritengono di classe, devono reagire !

Si deve affrontare invece la questione di cosa continua a succedere qua dentro ! Il lavoro sottopagato, le aziende che negano diritti sindacali e reprimono e cercano di far le scarpe ai lavoratori. SOLO UNENDOTI AL CO.BAS. PUOI DIFENDERTI ! ...

pc quotidiano 22 luglio - Viareggio risposta alla stampa dei padroni

Fatti e … fatti


L’11 luglio sulla cronaca de “La Nazione” è apparso un corsivo (“Le parole e i fatti”). Dallo scritto l’articolista mostra di non conoscere i fatti.
I familiari delle vittime ed i Comitati sorti dopo la strage di Viareggio hanno tenuto ben sei (6 !) riunioni in Comune con l’Amministrazione comunale (sigg. Spadaccini e Vassalle) per organizzare il 29 giugno.
Tra i veri problemi discussi e decisi vi è stato quello degli interventi. Abbiamo concordato che l’unico rappresentante istituzionale a prendere la parola fosse il Sindaco, in rappresentanza della città. Quella sera nessun altro politico avrebbe dovuto parlare. Politici ed amministratori esercitano il proprio diritto di espressione ogni giorno grazie al fatto che per loro giornali, televisioni, radio sono sempre a disposizione.
Allora non si capisce perché l’articolista si sia tanto indispettito per questa decisione condivisa. L’anomalia sta nel fatto che i politici avrebbero voluto parlare anche il 29 giugno. E quando non gli è permesso si risentono pure … Non hanno capito che il 29 giugno non era la ‘serata’ per loro.
Inoltre, se ad un anno dal disastro ancora non ci sono stati i dovuti e necessari finanziamenti per la ricostruzione, vuol dire che governanti, politici ed amministratori non sono stati all’altezza della situazione così grave e drammatica. Dopo un anno gli abitanti di via Ponchielli non sono ancora rientrati nelle proprie abitazioni …
Se a distanza di un anno i politici promettono, si impegnano … significa che ancora non hanno capito cosa sia accaduto il 29 giugno. Magari non avessero capito solo questo. Il fatto è che tanto altro non capiscono e “tanto altro” (sistemi, cricche, malaffari, corruzioni, logge, P3) capiscono troppo bene da far rimpiangere la “tangentopoli” di 18 anni fa. Questa è la triste realtà che anche i giornalisti dovrebbero denunciare se vogliono sentirsi più vicini al paese reale (dei cittadini) e meno a quello di chi della politica ha fatto la sua professione e le sue fortune, a spese e a danno della collettività.
Tra l’altro, se quanto avvenuto il 29 giugno non è dovuto a fatalità, ma a precise e determinate responsabilità, con quale alchimia è possibile far credere che i politici non ne hanno ?
I processi di liberalizzazione, privatizzazione, deregolamentazione, sostenuti ed approvati dai politici in questi anni, sono la causa fondante dei numerosi incidenti avvenuti in ferrovia anche dopo il 29 giugno.
Anche dopo la strage del 29 giugno Ministro ed Amministratore delle ferrovie hanno continuato a non far niente (!) per la sicurezza. Tra l’altro, se fossero state persone consapevoli dell’accaduto e sensibili verso le vittime, avrebbero chiesto ufficialmente le proprie scuse e rassegnato le dimissioni.
Invece Moretti e Matteoli, a poche ore dalla strage, si sono dichiarati estranei da ogni (loro) responsabilità e, da allora, si sono sempre sostenuti a vicenda.
Delle offensive esternazioni di Moretti siamo a conoscenza, dei ‘fatti’ di Matteoli pure: ha difeso a spada tratta Moretti, che (povero figliuolo) era sotto stress e si è dichiarato favorevole alla sua riconferma di A.D. delle ferrovie per aver svolto bene il suo lavoro.
A Viareggio sono state raccolte 10.000 firme perché Moretti non fosse riconfermato, firme consegnate proprio a Matteoli, che tra l’altro si è permesso di offendere una seconda volta le vittime scrivendo che il Comitato dei familiari, che non gradiva la presenza sua e di Moretti il 29 giugno, era un gruppo ancorché minoritario.

Luglio 2010 Assemblea 29 giugno Associazione “Il mondo che vorrei”

pc quotidiano 22 luglio - sciopero e manifestazione contro il licenziamento alla fiat termoli

TERMOLI: VENERDI’ 8 ORE DI SCIOPERO INDETTO DALLO SLAI COBAS ALLA FIAT
POWERTRAIN, SABATO MANIFESTAZIONE E CORTEO A TERMOLI

Contro i licenziamenti politici, il ‘piano Marchionne’, il taglio dei diritti e dei salari e per il ripristino in Fiat della democrazia sindacale e di libere elezioni:

VENERDI’ 8 ORE DI SCIOPERO PER OGNI TURNO DI LAVORO INDETTO DALLO SLAI COBAS
ALLA FIAT POWERTRAIN DI TERMOLI

SABATO MANIFESTAZIONE E CORTEO A TERMOLI

Il licenziamento-politico stile ‘Valletta’ di Giovanni Musacchio, operaio della Fiat Powertrain di Termoli e del coordinamento provinciale di Campobasso dello Slai cobas conferma la matrice eversiva della strategia aziendale che punta alla controriforma dei diritti dei lavoratori e di quelli sindacali all’interno delle fabbriche del gruppo e dell’indotto.
Con questo licenziamento, che segue gli analoghi e precedenti licenziamenti intimidatori di Melfi e Mirafiori nonché la collaterale e altrettanto grave provocazione della Fiat di non corrispondere ai lavoratori il ‘premio di risultato’ a fine mese (questo mentre raddoppia gli stipendi di Marchionne, Montezemolo e distribuisce lauti dividendi agli azionisti), l’azienda ha voluto strumentalmente colpire la solidarietà tra i lavoratori e gli scioperi di questi giorni nelle fabbriche Fiat contro la pretesa trasformazione autoritaria del rapporto di lavoro. Pretesa già sconfitta con il referendum dello scorso 22 giugno a Pomigliano d’Arco dove oltre il 40% dei lavoratori, con lo Slai cobas, hanno rispedito al mittente il ‘piano Marchionne’. Non a caso nelle motivazioni di quest’ultimo licenziamento la
Fiat contesta specificamente a Giovanni la sua partecipazione alla manifestazione-presidio del fronte del ‘NO’ indetta dai sindacati di base davanti alla Fiat di Pomigliano proprio lo scorso 22 giugno.

Venerdì prossimo sciopero anche alla Fiat di Pomigliano dove lo Slai cobas, per ‘massimizzare’ la protesta e non dividere i lavoratori con iniziative sindacali spezzettate, ha scelto tatticamente di far coincidere l’indizione di due ore di sciopero con quelle indette dalla Fiom. La protesta contro i licenziamenti di rappresaglia antisindacale messi in atto dalla Fiat a Termoli, Melfi e Mirafiori non è disgiunta da quella per il pagamento del premio di risultato ai lavoratori del gruppo, e da quelle già in atto contro i reparti-confino (come quello di Nola) ripristinati da Marchionne in Fiat nonché per il rinnovo delle RSU - ormai decadute da oltre un anno alla Fiat Pomigliano - con i sindacati confederali (tutti) che da un anno sequestrano il diritto dei lavoratori a votare ed eleggere i propri sindacati.
Alla manifestazione di sabato prossimo a Termoli (partenza corteo: Piazza Donatori di Sangue, ore 17.00 - conclusione e comizi in Piazza Vittorio Veneto) parteciperà una folta delegazione dei lavoratori della Fiat di Pomigliano: pullman dello slai cobas partiranno da Pomigliano e Napoli.
Alla manifestazione di Termoli sono invitate tutte quelle forze sindacali, sociali e politiche che intendono concretamente contrastare la pericolosa deriva autoritaria in atto, dalle fabbriche Fiat all’industria, dal pubblico impiego all’intera società.

SLAI COBAS / COORDINAMENTO NAZIONALE -

pc quotidiano 22 luglio - la lotta dei precari della scuola non si ferma..

presidio il 15 luglio davanti a Montecitorio, indetto dal Coordinamento precari scuola.

Una delegazione è stata ricevuta dal presidente della Commissione cultura, on. Valentina Aprea. In questa audizione sono state affrontate da un lato, le condizioni generali della scuola all'indomani della prima applicazione della L. 133, dall'altro, la questione del reclutamento del personale della scuola con riferimento anche al decreto salva precari.
Aprea ha sostenuto che: i tagli sono necessari a causa della crisi, ma...
tutti sanno che la Finanziaria 2008 è stata varata prima che la crisi si "materializzasse" !
Aprea ha sostenuto che la scuola ha bisogno di essere riformata e che bisogna intervenire sugli sprechi degli anni passati, ma...
tutti sanno che, annualmente, migliaia di euro sono destinati a finanziare le scuole private e che, questo governo, in piena crisi, è riuscito a reintrodurre i finanziamenti alle private, esclusi dalla finanziaria, mentre manteneva in toto i tagli alla scuola pubblica!

Aprea dice che le graduatorie sarebbero la cusa della precarietà nella
scuola, ma...
tutti sanno che la precarietà è causata dalle mancate immissioni
in ruolo.... inoltre Aprea ha tenuto a precisare che, comunque, la tendenza è verso gli albi regionali e concorsi banditi per singole scuole o reti di scuole.

Nel report dell'audizione fatto dal coordinamento precari scuola si dice: "Nonostante un atteggiamento meno aggressivo e
determinato rispetto all'anno scorso, frutto evidentemente degli effetti
palesi e innegabili dei tagli sulla scuola, le posizioni sono e restano
assai distanti, senza possibilità di mediazione alcuna rispetto agli scenari
prossimi. Abbiamo quindi ribadito la nostra ferma determinazione a
proseguire la lotta e anzi a svilupparla da settembre in avanti."

Noi crediamo che, sì, l'atteggiamento meno aggressivo e determinato dell' on
Aprea sia dovuto all'evidenza dei disastri che sta subendo la scuola
pubblica, ma è anche frutto di una lotta determinata, autorganizzata dal
basso che non si è mai fermata e, anzi, ha avuto dei salti di qualità.
Condividiamo l'opinione per cui non c'è possibilità di mediazioni con questo
governo, per cui, la parola d'ordine deve essere chiaramente contro questo
governo dei licenziamenti di massa, della distruzione della scuola pubblica,
del peggioramento delle condizioni di vita e di lavoro

pc quotidiano 22 luglio - Ma quale calo degli infortuni! La verità dell'Inail e quella dei lavoratori

I dati Inail sugli infortuni e le morti sul lavoro del 2009 parlano di una diminuzione rispetto all'anno precedente (-6,3 per gli infortuni mortali e -9,7 per gli infortuni sul lavoro nell'anno 2009) e di un aumento delle malattie professionali. Tutti i mezzi di informazione non hanno fatto altro che dare spazio alla notizia del "calo" del numero dei morti sul lavoro mentre nessun risalto è stato dato sulle cause, e cioè non hanno aggiunto che incidono su quei dati la disoccupazione di massa, i tagli allo straordinario e la cassaintegrazione, i rapporti di lavoro precari e in nero. Una notizia "di parte" (padronale) nella giornata in cui si è compiuta l'ennesima strage di operai: ben 7 sono morti sul lavoro e i giornali danno risalto alle dichiarazioni di padroni di Confindustria, ministri di questo governo soddisfatti del calo del numero degli infortuni!
Cosa dice l'Inail: "sono 790.000 gli infortuni sul lavoro avvenuti nel 2009, per un calo del 9,7% rispetto al 2008 (85mila in meno). I casi mortali sono stati 1.050, per una flessione del 6,3% (70 decessi in meno)".
Numeri che confortano i padroni non certo i lavoratori che vivono un'altra realtà, quella dello sfruttamento quotidiano e della mancanza di sicurezza nei luoghi di lavoro.
Il ministro Sacconi è soddisfatto che "non siamo il peggior paese al mondo, come a volte si dice con un'enfasi che non aiuta". E cosa invece aiuta, signor ministro, i dati di parte dell'Inail?
Il presidente dell'Inail Sartori: "È cambiata la cultura della sicurezza". Ma, forse, la verità è che sta cambiando, più precisamente, il ruolo dell'Inail voluto da questo governo. In linea con i tagli ai controlli ispettivi e alla prevenzione, con il peggioramento del Testo Unico sulla sicurezza, con l'azzeramento dei diritti nel Collegato Lavoro e nell'attacco allo Statuto dei lavoratori.
Sulla questione delle malattie professionali in continuo aumento, in un Convegno nazionale organizzato dalla Rete per la sicurezza sul lavoro a Ravenna il 13 marzo, Vito Totire di Medicina Democratica e dell' Associazione Esposti Amianto era intervenuto rispetto al ruolo dell'Inail. Riportiamo dal suo intervento pubblicato nel n° 3 del Bollettino della Rete: "la sinistra in Italia, i lavoratori, come s’immaginano il futuro dell’Inail? La presidenza Inail oggi è stata consegnata definitivamente alla Lega Nord. Il suo presidente afferma pomposamente, nella sua relazione su carta patinata, che tutti i governi di questi ultimi 15/20 anni hanno lavorato per potenziare l’istituto.
Un ente che per finalità e per mestiere punta alla negazione dell’eziologia professionale delle malattie, che punta anche a negare la componente professionale nelle dinamiche infortunistiche, allora se sull’Inail non facciamo un programma che dice: riformare l’Inail, togliere definitivamente all’Inail tutte le competenze che riguardano la valutazione del nesso di causalità tra esposizione e causa professionale altrimenti saremo nel campo della mancata prevenzione, ma anche del mancato risarcimento del danno. I tumori professionali stimati dagli epidemiologi in Italia sono attorno ai 15 mila. L’Inail ne riconosce un migliaio! Certo che non è tutta colpa dell’INAIL, c’è tutta una gravissima situazione di sottostima, di sottosegnalazione dell’apparato sanitario, dei medici. Ma l’INAIL comunque fa la sua parte con un’attività sistematica di respingimento di tutta una serie di denuncie di malattie professionali, con aree nel paese di estrema gravità. Pensiamo al sud, dall’Enichem di Manfredonia all’Ilva di Taranto, dove l’Inail non risponde a casi di morte per tumore neanche dopo un anno e mezzo!
Noi vediamo l’INAIL come ente pubblico che mantenga il suo ruolo di raccolta delle quote assicurative per i datori di lavoro, togliergli le competenze riguardo formazione/informazione, passare la valutazione decisionale del nesso causale tra esposizione e la malattia e tra esposizione al rischio infortunistico all’AUSL. così per i lavoratori sarà più facile ottenere il riconoscimento del danno
subito".
La lotta dal basso per la salute e la sicurezza sul lavoro non ha nessun motivo per fermarsi.
La Rete nazionale per la sicurezza sul lavoro rilancerà la sua attività con un convegno per quest'autunno.

rete nazionale per la sicurezza sui posti di lavoro
bastamortesullavoro@gmail.com