mercoledì 30 novembre 2016

pc 30 novembre - L'imperialismo italiano infognato nella guerra d'Irak al servizio dei servi dell'imperialismo

Iraq - Gentiloni ad al-Jaafari: l’Italia al vostro fianco

Iraq - Gentiloni ad al-Jaafari: l’Italia al vostro fianco

“Siamo al vostro fianco mentre è in corso la liberazione di Mosul e saremo con voi per la stabilizzazione post-Daesh. L’Italia continuerà il suo impegno nella regione, sostenendo il Governo di Baghdad e la coalizione anti-ISIL con attività di cruciale importanza quali la ristrutturazione della diga di Mosul, la formazione della polizia locale e la stabilizzazione delle aree liberate”.

Così il Ministro degli Esteri Paolo Gentiloni in occasione dell’incontro di oggi alla Farnesina con l’omologo iracheno Ibrahim al-Eshaiker al-Jaafari.
Lo sviluppo delle operazioni militari per la liberazione di Mosul – “La vittoria di Mosul è la vittoria di tutti e anche dell’Italia” ha commentato Jaafari - e gli assetti politici post-Daesh sono stati i temi centrali dell’incontro. Gentiloni ha ribadito ad al-Jaafari la necessità di un approccio inclusivo, che coinvolga realmente tutte le componenti etnico-religiose e ha tenuto a sottolineare anche lo sforzo italiano per l’assistenza al Paese: oltre 20 milioni di euro destinati a dono dal 2014, cui se ne aggiungono altri 30 nel triennio 2016-2018, una linea di credito d’aiuto agevolato del valore totale di 360 milioni ed il tradizionale impegno italiano nella tutela, recupero e valorizzazione del patrimonio archeologico e culturale del Paese

pc 30 novembre - Da Genova, dentro la Fiom un NO all'accordo padroni/sindacati metalmeccanici, Fiom Landini compreso

  • Contro l'accordo neocorporativo e fascista padroni-sindacati/Fiom Landini compreso - appoggiamo ogni forma di opposizione dentro e fuori i sindacati confederali
VOTA NO IL 19-20-21 DICEMBRE
In un anno di trattative con Federmeccanica, la Fiom ha di fatto posto la parte economica come unica condizione imprescindibile per la firma del contratto. Quanto firmato non rispetta nemmeno questa condizione. Non si tratta di discutere se 92 euro di aumento siano tanti e pochi. Per il semplice motivo che non sono 92, non sono certi e non sono per tutti.
Si arriva a tale cifra solo sommando 51 euro di aumenti salariali al resto delle misure di welfare aziendale (7,69 euro di aumento sulla previdenza, 12 sulla sanità, 13,6 di welfare, per un totale di 85

pc 30 novembre - DONNE/26 NOV: LA BOLDRINI METTE A SUO MERITO IL DECRETO SUL FEMMINICIDIO - DENUNCIATO DA TANTE DONNE (di cui riportiamo sotto un'analisi critica) - E... GESTI SIMBOLICI... CHE SONO ARIA FRITTA PER LE DONNE, MENTRE NULLA DICE DEL PEGGIORAMENTO DELLE CONDIZIONI DI VITA, DELL'ATTACCO AL LAVORO DELLE DONNE, DEL TAGLIO DEI SERVIZI SOCIALI, FATTI DAL SUO GOVERNO E FATTI PASSARE DAL SUO PARLAMENTO

(Da Il manifesto del 27.11) - "Alla vigilia della manifestazione «Non una di meno» ha gioito del ritorno in piazza delle donne contro la violenza...
(Domanda della giornalista alla Boldrini): ...Dalla piazza è arrivato un messaggio alle istituzioni. E alcune richieste precise, fra cui quella di comporre insieme un piano antiviolenza. Le istituzioni sapranno coglierlo?
(Risposta della Boldrini): ...Per quanto riguarda le istituzioni, con l’intergruppo delle deputate abbiamo incontrato le organizzatrici a Montecitorio per farci spiegare i contenuti della manifestazione. Si è creato un clima positivo e collaborativo. Ho voluto chiarire che le donne delle istituzioni e quelle delle associazioni stanno dalla stessa parte...
...Per quanto riguarda Montecitorio, ho voluto ricordare quello che abbiamo fatto in questa legislatura... In parlamento abbiamo ratificato la Convenzione di Istanbul e approvato il decreto sul femminicidio, inasprendo le pene per alcuni reati, aumentando le tutele per le vittime e inserendo il piano straordinario contro la violenza.
(Domanda della giornalista): Lei sa che alcune associazioni non hanno apprezzato quella legge.
(Risposta della Boldrini): Ne discuteremo ancora, ma quello che abbiamo fatto in questa legislatura non ha precedenti (?!). Personalmente mi sono spesa anche in gesti simbolici (Ah, ecco...): dal drappo rosso esposto sulla facciata di Montecitorio, ad abbassare in segno di lutto la bandiera italiana in memoria delle donne ammazzate e degli orfani di femminicidio; ho istituito la Sala delle donne con le foto delle donne della Repubblica... infine ho dato il via, da un anno, all’intergruppo delle deputate. Grazie al quale nella legge di bilancio sono stati inseriti emendamenti per il sussidio agli orfani di femminicidio, alle vittime di stupri di guerra, l’estensione del congedo per violenza alle lavoratrici autonome, e l’aumento di 5 milioni di euro del contributo ai centri antiviolenza. Le deputate hanno dato la priorità al fatto di essere donne, prima ancora che espressione di gruppi politici. Aggiungo: alla Camera abbiamo approvato la legge che consente di dare il cognome della madre ai figli, ora ferma al Senato. Ed io ho introdotto il linguaggio di genere negli atti parlamentari, che fin qui prevedevano solo il maschile...

(Tornando infine sulla manifestazione del 26): ...una volta che saranno partiti i tavoli di lavoro, subito ci incontreremo con le organizzatrici insieme alle deputate dell’intergruppo per confrontarci sulle proposte. Funzionerà se saremo tutte coinvolte e tutte determinate a raggiungere l’obiettivo. Non più ’noi’ e ’voi’: cammineremo insieme". 

QUESTO FILO DIRETTO TRA ASSOCIAZIONI ORGANIZZATRICI DEL 26 E LA BOLDRINI PER UN PIANO ANTIVIOLENZA, SERVIRA' ALLA PRESIDENTE DELLA CAMERA PER METTERSI ALTRE "MEDAGLIE" SUL PETTO, MA NON CERTO ALLE MIGLIAIA DI DONNE CHE SONO SCESE IN PIAZZA. 

Sul decreto sul femminicidio

NORME SU FEMMINICIDIO E STALKING O PACCHETTO SICUREZZA?

"...il provvedimento, presentato da Alfano e approvato dal consiglio dei ministri come decreto contro femminicidio e stalking, contiene tutta un'altra serie di provvedimenti che non hanno nulla a che

pc 30 novembre - Disoccupati in lotta a Napoli

Napoli, occupazione del Consiglio Comunale da parte del Movimento Disoccupati 7 Novembre

7nIl Movimento di lotta per il lavoro - Disoccupati 7 Novembre dalle 9:00 alle 13:30 ha messo in campo l'occupazione in via Verdi, nel Palazzo del Consiglio Comunale di Napoli, della sala Nugnes e di alcune stanze consiliari per spingere gli assessorati coinvolti sulla progettazione per la nostra vertenza e per riconvocare il tavolo istituzionale, perché stanchi di aspettare e per ricordare che gli impegni assunti vanno mantenuti!
Faremo inviti a sostenere la nostra battaglia a tutte le forze che pensano sia ancora sacrosanto lottare per un lavoro stabile e sicuro e per una garanzia di salario e non solo sperare nel mercato e nella "capacità" individuale cosi' come sia ancora giusto credere che la marginalità sociale, l'abbandono ed il degrado delle periferie si combattano innanzitutto ascoltando e dando risposte ai soggetti che si organizzano e provano ad emanciparsi socialmente superando miseria e povertà.
1) Vera fase di programmazione di politica attiva di formazione ed inserimento lavorativo, partendo dalla gestione ed utilizzo dei fondi POR e finanziamenti europei 2020 per progetti mirati a nuovi inserimenti lavorativi che siano socialmente utili e rilevanti che ci coinvolgano come disoccupati.
2) Coinvolgimento del Ministero del Lavoro iniziando dalla riqualificazione delle periferie e della città per investimenti veri e seri sulle politiche attive per il lavoro
3) Programmi metropolitani del lavoro a partire dall’ampliamento delle piante organiche dei servizi pubblici.
4) Soluzioni immediate e dare respiro e garanzia di un salario minimo garantito ai disoccupati
5) Clausole sociali di inserimento lavorativo e nuovi percorsi di aggiornamento e formazione al lavoro
Invitiamo tutti quanti a sostenere la mobilitazione e lo sciopero di Martedi ore 17:00 Piazza del Gesù.
Non abbiamo nulla da perdere.
MOVIMENTO DI LOTTA - DISOCCUPATI 7 NOVEMBRE

pc 30 novembre - A Torino invece che case repressione

Ieri, Martedì 29 Novembre, la Polizia ha provveduto a notificare 13 misure cautelari a compagni e compagne impegnati nella lotta contro gli sfratti. Tra questi, sono stati arrestati 4 occupanti dell'Asilo ed emanati 9 divieti di dimora ad altrettanti solidali.
Tutto questo per un picchetto avvenuto il 2 Maggio in via Baltea, nel mezzo di Barriera di Milano.
La lotta contro gli sfratti si è radicata sul territorio torinese, dopo anni e anni di lotte. Grazie alla

pc 30 novembre - Ancora contro l'accordo padroni-metalmeccanici

  • contro l'accordo neocorporativo e fascista padroni-sindacati/Fiom Landini compreso - appoggiamo ogni forma di opposizione dentro e fuori i sindacati confederali

  • 1 - “Contratto dei metalmeccanici. Una svolta verso il passato” da Red. Radio Città Aperta
  • 2 - Metalmeccanici. Fim, Fiom e Uilm siglano la fine del contratto collettivo nazionale
  • di Unione Sindacale di Base
Intervista a Sergio Bellavita, di Usb Lavoro Privato

Buongiorno, Sergio. Parliamo di questo contratto dei metalmeccanici siglato tre giorni fa. Un contratto che è destinato ad aprire quella che voi definire una “nuova era nelle relazioni industriali nel nostro paese”. Quali sono gli aspetti più critici del contratto siglato, tra gli altri, dalla Fiom?
Diciamo innanzitutto che il contratto metalmeccanico ha sempre segnato, nel bene e nel male, dei momenti importanti, anche dei passaggi di svolta, nelle relazioni industriali e anche sul piano sociale del paese. Questa volta li segna in negativo. Più che di perplessità parlerei di punti che sono di totale contrarietà rispetto al giudizio che diamo noi. In particolare viene concesso alle imprese, quindi a

pc 30 novembre - Contro l'accordo neocorporativo e fascista padroni-sindacati/Fiom Landini compreso - appoggiamo ogni forma di opposizione dentro e fuori i sindacati confederali

VOTA NO il 19-20-21 dicembre. Martedì 6 dicembre assemblea a FIRENZE


Pubblichiamo l’appello di delegati FIOM a sostenere le ragioni del NO all’ipotesi di accordo del ccnl dei metalmeccanici. Il 6 dicembre appuntamento a Firenze!
per aderire: peril.no.ccnl2016.metal@gmail.com

In un anno di trattative con Federmeccanica, la Fiom ha di fatto posto la parte economica come unica condizione imprescindibile per la firma del contratto. Quanto firmato non rispetta nemmeno questa condizione. Non si tratta di discutere se 92 euro di aumento siano tanti e pochi. Per il semplice motivo che non sono 92, non sono certi e non sono per tutti.
Si arriva tale cifra solo sommando 51 euro di aumenti salariali al resto delle misure di welfare aziendale (7,69 euro di aumento sulla previdenza, 12 sulla sanità, 13,6 di welfare, per un totale di 85 euro mensili che arrivano a 92,68 con la quota per il diritto alla formazione continua).
Pochi spiccioli, quindi, ma in compenso tanta confusione. Innanzitutto perché si sommano voci di salario diretto a prestazioni di welfare, come se si trattasse di voci sostitutive l’una dell’altra. In secondo luogo perché si sancisce che si possa accedere a tale “aumento” solo accettando di far parte del welfare integrativo: non un diritto universale, ma basato su un rapporto con un fondo privato o con un fondo aziendale.
Infine, nemmeno i 51 euro salariali sono certi e per tutti. Non lo sono perché riassorbibili da tutti gli aumenti “fissi collettivi della retribuzione eventualmente concordati in sede aziendale” (con l’esclusione di quelli legati alla modalità di effettuazione della prestazione lavorativa).
Non lo sono perché sono aumenti solo “stimati”. L’effettivo importo verrà deciso ex-post: dopo la comunicazione annuale da parte dell’Istat dell’Ipca. L’Ipca (Indice Prezzi al Consumo Armonizzato) è un calcolo dell’inflazione che esclude dal paniere le voci energetiche importate. Un metodo truffaldino, dalla Fiom in passato contestato, che di fatto regala alle aziende la possibilità di pretendere una sorta di scala mobile al contrario. E se non bastasse, questa destrutturazione dell’aumento salariale si lega a una parte normativa estremamente negativa.
In primo luogo, passa quasi sotto silenzio il fatto che la Fiom firmando questo contratto abbia accettato contemporaneamente il contratto separato del 2012 precedentemente osteggiato. Se la Fiom ha ragione oggi, aveva torto ieri. Se aveva ragione ieri, ha torto oggi. Questo è e da qua non se ne esce.
Il contratto 2012 era stato osteggiato per misure come aumento degli straordinari obbligatori, flessibilità oraria, penalizzazione della malattia e apertura alle deroghe. Tutto questo viene recepito, con buona pace di 8 anni di battaglie. E c’è in fondo un legame diretto tra il fatto che si accetti la penalizzazione della malattia (contratto 2012) e la limitazione della 104 (l’attuale rinnovo) e dall’altro si apra alla sanità integrativa. Diritto universale alla salute, all’assistenza e alla malattia sono inversamente proporzionali a qualsiasi forma di integrazione della sanità. In seconda battuta questo contratto, come dimostra la gioia di Renzi, Poletti e Federmeccanica, risponde a un obiettivo e un modello ben preciso. Gli obiettivi che si poneva il fronte padronale possono essere riassunti in tre grandi capitoli:
– blocco dei salari, ogni qualsiasi aumento dovrà venire a livello aziendale, in modo totalmente variabile e in cambio di aumento dei carichi di lavoro, indebolendo sempre di più la “paga oraria”;
– introdurre un sistema di fidelizzazione del lavoratore attraverso una rete di benefits aziendali;
– sfondare sul terreno dell’orario, con 80 ore a disposizione delle aziende per prolungare l’orario settimanale fino a 48 ore, adattando la vita del lavoratore a esigenze e fluttuazioni del mercato.
Dal punto di vista di Federmeccanica la missione è compiuta. I premi aziendali sono dichiarati variabili in maniera stringente: collegati a quella produttività che il lavoratore non controlla e che non determina di certo da solo. Si introducono una serie di misure di welfare aziendale e di benefits aziendali. E si allargano le possibilità della plurisettimanalità: la settimana lavorativa deve essere “mediamente” di 40 ore, allungabile e accorciabile a seconda delle esigenze.

Non siamo solo a un pessimo contratto. Siamo a un modello che lentamente, ma inesorabilmente, mina la stessa sindacalizzazione. Si mettono in moto tutti quei processi che legano il lavoratore a mille fili all’andamento della “sua” azienda. Si recepiscono quei meccanismi che spaccano il fronte tra lavoratori di aziende “che tirano” e aziende in crisi. Si crea un interesse diretto del lavoratore a non fermare mai la macchina aziendale, magari con uno sciopero che mina la produttività. Si pensa di salvarsi entrando sotto l’ombrello del rapporto bilaterale sindacato-azienda dove il lavoratore trova conveniente aderire al sindacato per aderire ai servizi che ne derivano. Ma questo modello è veleno per la Fiom. E’ l’approdo a un aziendalismo che oggi si rivolge contro le punte avanzate dell’organizzazione e domani contro l’organizzazione intera.
Il tutto senza aver mai posto realmente il rifiuto del Jobs Act e la richiesta a Cisl e Uil di disconoscere la firma del contratto separato in Fiat.
Siamo delegati e delegate della FIOM e facciamo appello immediatamente a tutti i lavoratori e le lavoratrici, e agli altri delegati e delegate ad attrezzarsi perchè le ragioni del NO a questo contratto siano conosciute, sostenute, argomentate e diffuse nelle assemblee che si terranno e nel referendum del 19-20-21 dicembre, con l’obiettivo di una forte affermazione del NO nonostante le regole tutt’altro che democratiche della consultazione non consentino che il NO abbia la stessa agibilità del SI durante il percorso referendario. Invitiamo ad un incontro a Firenze il 6 dicembre per coordinare i metalmeccanici che dicono NO a questo contratto, a partire da quelli che appartengono alla nostra organizzazione e come noi hanno sostenuto in tutti questi anni le lotte di resistenza che pur tra mille contraddizioni ha portato avanti. Un primo passo di una battaglia per la difesa di un modello sindacale rivendicativo, unificante, conflittuale e partecipativo.
Il nostro NO deve vivere da subito, soprattutto nelle grandi fabbriche, nella battaglia della consultazione sul contratto, e diventare un punto di riferimento per affermare una pratica sindacale opposta a quella dell’attuale gruppo dirigente.

Primi firmatari

Matteo Moretti, Michele Di Paola, Mauro Sassi, Luciano Morelli, Giuseppe Iapicca, Massimo Barbetti (RSU FIOM GKN)
Giorgio Mauro, Andrea Paderno, Matteo Carioli, Matteo Barbaro, Gianfranco Cannone, Roberto Rivoltella, Gianluca Paris, Alfonso De Martino, Jury Guerini, Alberto Vitali, Marco Fontanella, Franco Ruggeri, Luca Carlessi, Massimiliano Finardi, Massimo Mandelli, Rocco Vizzone, Daniele Gatti (RSU FIOM Same)
Massimo Cappellini, Antonella Bellagamba, Massimiliano Malventi, Adriana Tecce,Giorgio Guezze, Francesco Giuntoli, Simone Di Sacco (RSU FIOM Piaggio)
Giuseppe Faillace, Giuseppe Imparato, Ciro Palmieri (RSU FIOM Motovario)
Gianplacido Ottaviano, Giuseppe Principato (RSU FIOM Bonfiglioli)
Mario Viscido, Maurizio Mazza, Giuseppe Gomini (RSU FIOM Ducati)
Silvia Cini, Giada Garzella (RSU FIOM Continental)
Serafino Biondo (RSU FIOM Fincatieri Palermo)
Stefano Fontana (FIOM Fincantieri Marghera)
Gabriele Severi, Franco Batani (RSU FIOM Marcegaglia Forlì)
https://sindacatounaltracosa.org/2016/11/29/metalmeccanici-ce-chi-dice-no-delegat-per-il-no/
Comitato Centrale FIOM. Eliana Como: non condivido questa ipotesi di accordo
Posted: 29 Nov 2016 07:40 AM PST

intervento di Eliana Como al Comitato Centrale del 27 novembre 2016

Non è facile intervenire su una ipotesi di accordo per il rinnovo del ccnl in solo 5 minuti. Quindi vado subito al punto. Per quanto ho sentito nell’introduzione e letto nel testo che ci avete consegnato oggi, non condivido questa ipotesi di accordo e non penso che questo sia un accordo pulito, come lo ha definito il segretario generale. Brevemente queste sono le ragioni principali.
1. I minimi salariali saranno assorbiti dal 2017 dalle parti fisse del salario. Questo renderà tutti i premi di risultato variabili, come d’altra parte è espressamente scritto nell’ipotesi d’accordo.
2. Gli aumenti salariali saranno calcolati sull’inflazione ex post e verranno erogati sei mesi dopo dall’inizio dell’anno. Per la prima volta, gli aumenti salariali di un ccnl non sono certi ma soltanto prevedibili. In ogni modo, se anche l’andamento dell’inflazione da qui al 2019 fosse quello previsto oggi, l’aumento sarebbe di 51 euro in quattro anni!
Non invento io le cifre. Sto al comunicato che è uscito ieri sul sito della Fiom nazionale. Peraltro trovo del tutto scorretto che si dica in quel comunicato che l’aumento complessivo arriverà a 92 euro, sommando ai 51 euro di aumento salariale la sanità integrativa, il welfare, persino la formazione e Cometa (vi ricordo che quando lo faceva la Fim nei ccnl separati la abbiamo giustamente sempre criticata).
Fino a pochi giorni fa la segreteria diceva che il welfare non doveva essere alternativo all’aumento salariale. Ora invece viene sommato ai 51 euro per dire quale sarà l’aumento complessivo. Forse ho capito male io. Altrimenti c’è davvero qualcosa che non torna. Il welfare non è sostitutivo oppure l’aumento è di 92 euro. Se si sono invece affermate entrambe le cose, in una delle due affermazioni, prima o dopo, non si è detta la verità.
3. La legge 104 viene peggiorata nella sostanza. Seppure nel testo si richiama il diritto a fruire dei permessi di cui alla L.104/1992, si accetta che i lavoratori e le lavoratrici debbano dire quando saranno in permesso addirittura 10 giorni prima che inizi il mese di riferimento. Se anche sono fatte salve le urgenze, nella pratica questo determinerà un netto peggioramento nell’utilizzo dei permessi.
4. Rinnovando il ccnl del 2012, accettiamo tutto quello che non è espressamente modificato, per esempio l’aumento delle ore di straordinario obbligatorio, le ore di flessibilità e la malattia.
5. Se è un bene che siano state cancellate le deroghe salariali del 2012, vengono però riconosciute quelle normative con l’applicazione del TU. Le deroghe saranno uno straordinario elemento di ricatto, anche se si introduce il vincolo che debbano avvenire d’intesa con le organizzazioni territoriali per essere valide. Trovo inoltre pericoloso che sulle altre parti relative all’applicazione al Testo Unico del 10 gennaio (come clausole di raffreddamento e sanzioni), ci si affidi a una commissione che partirà dopo la firma del contratto.
Per tutte queste ragioni, sono contraria a questa ipotesi di accordo. È evidente come è stato detto nell’introduzione che rispetto alla piattaforma presentata da Federmeccanica lo scorso anno ci sono stati dei miglioramenti. Ed è altrettanto evidente che quando si dice che una ipotesi di accordo non va bene, si deve pensare a quale sarebbe l’alternativa se non si firmasse. Vi ricordo però che sono due argomenti che usavano Fim e Uilm nel 2009 e nel 2012. Noi giustamente rifiutammo allora quella logica.
Peraltro non ho affatto capito la ragione di questa accelerazione dei tempi. Mi viene da pensare che si volesse chiudere prima del 4 dicembre. Non so se sia così, ma penso in ogni modo che aver firmato prima del referendum costituzionale sia un errore. Questo consegna al governo la possibilità di propagandare l’idea di un paese rappacificato, con la promessa di una chiusura imminente della vertenza dei lavoratori e delle lavoratrici pubbliche e in cui anche i metalmeccanici e le metalmeccaniche firmano il loro contratto.
Chiudo dicendo che non c’è bisogno che vi preoccupiate di dire ai funzionari cosa devono fare per la consultazione. I funzionari lo sanno benissimo quale è il loro ruolo, quali sono le loro responsabilità e quale sarà il mandato che uscirà oggi da questo Comitato Centrale.
I lavoratori e le lavoratrici sapranno cosa votare. Di questo mi preoccuperei molto di più.
Al tempo stesso ho sentito in questi ore tanti delegati che non sono d’accordo con questa ipotesi e per questa ragione dico da subito che per il sindacatoaltracosa e per tutti coloro che lo riterranno, la campagna per il NO va avanti oltre il 4 dicembre.
Su questo gli “avvertimenti” che ho sentito nell’introduzione non servono proprio. Ci conosciamo da un po’ Maurizio, dovresti aver imparato che non ci fanno cambiare idea. Per tutto il resto, come ho detto altre volte, vale l’articolo 4 dello Statuto.
https://sindacatounaltracosa.org/2016/11/27/cc-fiom-e-como-non-condivido-questa-ipotesi-di-accordo/

pc 30 novembre - Movimento 5 Stelle: il prossimo “meet-up” all’Ucciardone di Palermo?

Il M5S è nella"bufera", si legge su tutti i giornali in questi giorni, perché alcuni loro dirigenti e militanti, in particolare a Palermo, hanno ricopiato e falsificato firme di elettori per potersi candidare alle elezioni del Comune di Palermo nel 2012. Questo può sorprendere chi non ha saputo comprendere fin dall’inizio che tipo di partito è il M5S, e questo accade perché manca una visione di classe, una “lettura” di parte proletaria, di ciò che succede in questa società.

Altro che onestà, trasparenza ecc. ecc., adesso dirlo è facile anche per i politici o i giornalisti che ne parlano e questa indagine ha certo portato alla luce in maniera ancora più chiara quello che diciamo: siamo in presenza, fino a questo momento, di 13 indagati dalla procura (compreso il cancelliere che “attestò la regolarità delle firme” come riporta la Repubblica Palermo di ieri), con avviso di garanzia alla parlamentare Giulia Di Vita e a Riccardo Ricciardi, marito della deputata Loredana Lupo; tre sospesi dal partito: Riccardo Nuti, Claudia Mannino e Giulia Di Vita… e tra tutti questi (sembra di leggere il resoconto di una inchiesta per mafia) ci sono: i pentiti; quelli che non parlano – stile Cuffaro - e dicono “mi avvalgo della facoltà di non rispondere”! e poi quelli che difendono la “famiglia”: che gira attorno a Riccardo Nuti: “Salvini e Mannino, Ricciardi e Loredana Lupo erano candidati tutti insieme alle ‘parlamentarie’ del 2013. Con loro c’erano pure Francesco Lupo (fratello di Loredana e dunque cognato di Ricciardi), l’eletta Azzurra Cancelleri (sorella del candidato governatore Giancarlo), Chiara di Benedetto (anche lei oggi alla Camera) con il compagno Mauro Giulivi, l’uomo che teneva le preziose chiavi del blog del “Grillo di Palermo” dove finivano i comunicati che piacevano a Nuti e venivano censurati quelli di dissenso.”

In questo senso la “festa nazionale” che il M5S ha voluto fare a Palermo a fine settembre di quest’anno, con la presenza dei più alti esponenti del partito, compreso Grillo, è finita molto male, perché proprio a Palermo il M5S è stato preso con le mani nel sacco! O meglio nelle schede elettorali. E si sa che le schede elettorali possono fare brutti scherzi! La “festa” serviva infatti a Grillo e compagnia a farsi la propaganda per le elezioni del prossimo anno: in primavera si voterà per

pc 30 novembre - Per Norman Bethune - iniziativa a Genova

Il Circolo Culturale Proletario di Genova

ti invita alla presentazione del libro

“Il bisturi e la spada. 
La storia di Norman Bethune”
Mercoledì 7 dicembre 2016 – ore 17.00
alla Biblioteca Berio, Sala dei Chierici,
Via del Seminario 16, Genova

«Liberiamo la medicina dal profitto privato, liberiamo la professione medica dall’individualismo rapace!» 

Questo è l’appello che Norman Bethune, medico comunista e internazionalista, rivolgeva al proletariato, alle masse popolari e agli operatori della sanità nel corso di un dibattito sul rapporto tra medicina e società, organizzato dall’Ordine dei Medici di Montreal nel 1935. «Il mezzo più efficace per tutelare la salute consiste nell’abolizione

pc 30 novembre - MIGRANTI, NOI NON DIMENTICHIAMO! LO SLAI COBAS SC DI TARANTO IL 6 DICEMBRE PRESENTA DENUNCIA ALLA PROCURA SULLE VIOLENZE/TORTURE NELL'HOTPOST

(Dalla denuncia) - In riferimento alle gravi notizie e testimonianze su violenze e torture avvenute nell'Hotspot di Taranto ai danni di persone migranti, di cui si riportano di seguito stralci tratti dal “Report di Amnesty International”, lo Slai cobas sc - che ha nel suo statuto e nella sua attività la difesa dei diritti dei migranti - chiede alla Procura di accertare la veridicità dei fatti denunciati da AI e di perseguire i responsabili degli stessi...


*************
Dal Rapporto di Matteo de Bellis, ricercatore di Amnesty International
Impronte digitali prese con la forza
Le informazioni presentate in questo documento sono state raccolte da rappresentanti di Amnesty International durante il 2016, attraverso quattro visite a diverse città e centri di accoglienza in Italia: Roma, Palermo, Agrigento, Catania e Lampedusa (marzo), Taranto, Bari e Agrigento (maggio), Genova e Ventimiglia (luglio), Roma, Como e Ventimiglia (agosto). Alcune informazioni sono basate su precedenti visite in Italia, comprese quelle ai centri di accoglienza di Lampedusa e Pozzallo a luglio 2015. Durante queste visite, Amnesty International ha intervistato 174 rifugiati e migranti e ha avuto conversazioni più brevi con molti altri. Le interviste hanno avuto luogo in centri di accoglienza che hanno la funzione di hotspot (Lampedusa e Taranto)


Dopo il suo salvataggio, Salih e altri nuovi arrivati sono stati portati in autobus al così detto «hotspot» di Taranto... «Non volevamo che ci prendessero le impronte digitali ma quattro poliziotti ci

pc 30 novembre - Ancora sul processo Eternit - rassegna stampa

Processo Eternit: omicidio colposo e non più volontario per Schmidheiny

Torino, spezzettato il processo Eternit. Omicidio colposo e non più volontario per l'imprenditore Schmidheiny

La difesa: "Grossa vittoria". Le parti civili: "Fallimento della giustizia". Solo due casi di morte da amianto restano alla procura subalpina, gli altri divisi tra Reggio Emilia, Vercelli e Napoli

La giustizia per i morti d'amianto alla Eternit si allontana un altro po'. Il procedimento a carico dell'imprenditore svizzero Stephan Schmidheiny tornerà alla fase delle indagini preliminari, l'accusa va derubricata da omicidio volontario a colposo, "aggravato dalla previsione dell'evento", e si spezzetta in quattro diversi tribunali d'Italia: Torino, Reggio Emilia, Vercelli e Napoli. Lo ha deciso il giudice per l' udienza preliminare Federica Bompieri che ha letto nel primo pomeriggio la sua decisione nella maxiaula 1 del tribunale torinese. Restano a giudizio, a Torino, solo due casi di morte da amianto, per i quali la prossima udienza è stata fissata il 14 giugno. A Vercelli, competente per la sede di Casale Monferrato della multinazionale, sono stati trasmessi 243 casi; 8 a Napoli (per Bagnoli), 2 a Reggio Emilia (per Rubiera). Tre casi sono stati invece prescritti. L'imputato Schmidheiny era già stato assolto per prescrizione nella tranche precedente, il primo processo Eternit, in cui rispondeva di disastro doloso per oltre 2000 vittime dell'amianto. In questo procedimento, invece, il magnate svizzero era accusato di 258 casi di morte da mesotelioma pleurico, il tumore ai polmoni che colpisce senza scampo chi è stato esposto alla polvere bianca.
Si è conclusa così a Torino l'udienza preliminare per il caso Eternit bis. La sessione della mattinata è

pc 30 novembre - ETERNIT, affossato il processo: verso la riduzione delle pene, lo smembramento del processo e prescrizione per il padrone assassino - Lo stato e la giustizia borghese restaurano il diritto dei padroni a uccidere - L'unica giustizia è quella proletaria!

Eternit, alleggerita accusa a Schmidheiny: “Omicidio colposo, non volontario”. E torna il fantasma della prescrizione

Cassazione, nuova Procura di Torino post Guariniello, governo responsabili della giustizia negata e dell'ingiustizia conclamata.
La Rete nazionale per la sicurezza e salute sui posti di lavoro e sul territorio promuove per il 
6 dicembre - anniversario della strage della Thyssen - e udienza importante del processo ILVA a Taranto, una mobilitazione nazionale
A Taranto assemblea e streaming nazionale con l'avvocato BONETTO
info - bastamortesullavoro@gmail.com tel  3475301704

Eternit, alleggerita accusa a Schmidheiny: “Omicidio colposo, non volontario”. E torna il fantasma della prescrizione


Un processo diviso in quattro parti, con un rischio di prescrizione più alto. È l’esito della decisione presa dal gup del tribunale di Torino, Federica Bompieri, nel processo “Eternit bis”. Il giudice ha sì rinviato a giudizio l’ex proprietario della multinazionale Stephan Schmidheiny, ma ha cambiato l’accusa: da omicidio volontario a omicidio colposo plurimo aggravato per le morti di tanti ex operai e dei loro familiari provocate dall’inalazione di fibre di amianto. Per questa ragione ha dichiarato prescritti tre casi sui 258 confluiti in questo fascicolo.
Una decisione accolta con soddisfazione dalla difesa dell’imputato: “Una grossa vittoria” dice l’avvocato Astolfo Di Amato
Il magistrato ha deciso di dividere i singoli casi tra i tribunali competenti territorialmente: “La maggior parte andrà a Vercelli, che è competente per l’area di Casale Monferrato, a Reggio Emilia per due casi di Rubiera e alcuni casi di Bagnoli a Napoli”, spiega Bruno Pesce, vicepresidente dell’Associazione familiari e vittime dell’amianto (Afeva) di Casale Monferrato, città in cui l’Eternit aveva il suo maggior stabilimento italiano. “Tre procure dovranno rimettersi al lavoro e richiedere al giudice competente l’eventuale rinvio a giudizio e il reato potrà essere riformulato di nuovo”, continua. Per l’esattezza 243 casi a Vercelli, otto a Napoli, due a Reggio Emilia e due resteranno a Torino, dove a giugno comincerà il processo. “Si ricomincia da ancora capo: vuol dire andare avanti negli anni con il rischio della prescrizione, anche se la nuova contestazione ci lascia un certo margine”, constata Pesce dopo questa decisione che riaccende la delusione della sentenza della Cassazione con cui si dichiarava prescritto il reato di disastro ambientale nel primo processo “Eternit”.
 
Spiega Sergio Bonetto, avvocato di parte civile, che con la nuova accusa a Torino i reati potrebbero prescriversi in un periodo compreso tra i 12 e i 15 anni e lasciare quindi molti episodi senza un responsabile: “Negli anni Ottanta nel mio primo processo per le morti dell’Eternit – ricorda – di una settantina di casi soltanto uno è arrivato in Cassazione il mese prima che si prescrivesse”.

C’è “amarezza, profonda amarezza”, commenta a caldo Giuliana Busto, presidente di Afeva. “Non avevamo illusioni – continua Pesce -. Sappiamo come gira il mondo, ma una mezza speranza l’avevamo perché dal processo precedente erano emersi documenti e testimonianze sul dolo”. Secondo il vicepresidente in Italia c’è un grosso lavoro da fare per “comprendere che la criminalità di impresa, anche quando provoca migliaia e migliaia di morti, non è ancora digerita dal nostro sistema e dalla nostra cultura”. Poi c’è sempre quel nodo della prescrizione che “continuerà a impedire la giustizia per chissà quante altre persone. La prescrizione tutela soltanto chi è accusato di un reato, e non chi lo ha subito. Ogni settimana a Casale c’è una vittima di mesotelioma a ricordarcelo. E la vittima è oggi, non era ieri, nonostante il disastro sia prescritto”.

Secondo Bonetto il fatto che a 15 anni dall’avvio di questa maxi-inchiesta, che ha portato a due grandi processi, non ci sia ancora un responsabile, “è un fallimento della giustizia”.

Anche per queste ragioni secondo Nicola Pondrano, ex operaio dell’Eternit e ora presidente del Fondo Amianto dell’Inail, “si apre una nuova stagione”. Dopo le delusioni della giustizia penale e della repressione “bisognerà riconsiderare la giustizia riparativa. La congruità di un risarcimento non offende la dignità della persona”, afferma. E un pensiero va al 2012, quando – sulle pressioni dei cittadini – l’amministrazione di Casale Monferrato rinunciò al risarcimento offerto da Schmidheiny, “l’offerta del diavolo”.Secondo l’ex procuratore Raffaele Guariniello, che con la sua impostazione del processo “Eternit” ed “Eternit bis” ha cercato (invano) di innovare la giurisprudenza sulle morti da lavoro, bisogna “avere una visione positiva” perché “i processi si faranno” e anche perché “l’Italia sarà l’unico Paese al mondo in cui Schmidheiny verrà portato in tribunale”. È soddisfatto soprattutto per un parere della Corte costituzionale, secondo la quale Schmidheiny può essere processato per ogni nuovo morto da mesotelioma provocato dagli stabilimenti Eternit di Casale Monferrato, Cavagnolo, Rubiera e Bagnoli: “Questo – ha precisato l’ex pm – vale per i casi del presente e di quelli che purtroppo ci saranno in futuro”. 

L’epoca di Guariniello però è passata: “Lui aveva tentato un assalto al cielo – dice l’avvocato Bonetto – e ora sul tema della sicurezza dei lavoratori c’è un riflusso".

pc 30 novembre - NELLA SCUOLA SI RISCHIA LA VITA - UN NUOVO CROLLO PROPRIO NELLA SCUOLA DI RIVOLI DOVE MORI' VITO - COSI' VENGONO FATTI I "LAVORI"

LA REPUBBLICA PIEMONTE - TORINO

Rivoli, crolla di nuovo un controsoffitto nel liceo dove morì Vito Scafidi


Il pannello di controsoffitto caduto

Incidente simile, ma con conseguenze infinitamente minori, a 8 anni dalla tragedia costata la vita a un diciassettenne: si è staccato un pannello a causa di un'infiltrazione
Cade un pannello del controsoffitto al Liceo Darwin di Rivoli. Era zuppo d'acqua ed è precipitato al secondo piano del liceo noto per il crollo, di ben altra entità, accaduto nel 2008 quando perse la vita Vito Scafidi, 17 anni, a cui è stata intitolata la succursale del Darwin a Sangano, un altro centro dell'hinterland torinese. "La scuola è stata chiusa qualche giorno, non sappiamo con precisione quando sia successo, probabilmente già giovedi. Il pannello è stato trovato questa mattina dal personale" spiega la preside Maria Luisa Mattiuzzo.
Rivoli, crolla di nuovo un controsoffitto nel liceo dove morì Vito: nessun ferito
Il Darwin era effettivamente rimasto chiuso venerdì a causa del maltempo e anche ieri, per la festa patronale di Rivoli. Già questa mattina a scuola sono arrivati i vigili del fuoco che hanno verificato lo stato dell'aula e che non ci fossero rischi per i ragazzi. "È tutto sotto controllo" ribatisce Mattiuzzo. Il pannello potrebbe essere caduto per un'infiltrazione d'acqua. Da tempo, infatti, sono in corso i lavori sul tetto della scuola che non sono ancora terminati.

pc 30 novembre - Messina, una nuova tragica 'cisterna assassina' per responsabilità dei padroni - solidarietà denuncia e lotta

Messina: 5 operai cadono in una cisterna. Tre morti avvelenati dai fumi tossici

Sono precipitati dentro una cisterna della nave traghetto Sansovino della Caronte Tourist, ormeggiata al molo Norimberga del porto di Messina mentre stavano eseguendo lavori di pulizia nei serbatoi del carburante: all’improvviso sono stati colti da malore e insieme ad altri due colleghi sono precipitati nella cisterna. Tutto è partito probabilmente con una scintilla, che ha sprigionato i fumi tossici. Le vittime sono Gaetano D’Ambra, secondo ufficiale di coperta, originario di Lipari (Messina); Cristian Micalizzi, primo ufficiale di corte, originario di Messina; Santo Parisi, operaio di Terrasini. Altri tre lavoratori sono rimasti feriti. 

I lavoratori coinvolti nell’incidente sono stati recuperati da diverse squadre dei vigili del fuoco intervenute sul posto e trasportati al Policlinico. Uno di loro è morto durante il tragitto, mentre gli altri due sono stati ricoverati in gravissime condizioni all’ospedale Papardo e al Policlinico di Messina. Tra loro c’è anche l’ufficiale di coperta da cui dipendeva la squadra dell’equipaggio.

martedì 29 novembre 2016

pc 29 novembre - Speciale ANTI/TRUMP - 8

                                                8

TRUMP E VOTO OPERAIO

E' vero che una parte della classe operaia bianca ha votato Trump, sia, come abbiamo già scritto, contro la elites democratica al potere, sia per l'affermarsi nelle sue fila, ben prima di Trump, dell'ideologia antimmigrati, razzista, neocorporativa e protezionista.
Trump durante le elezioni ha cavalcato la tigre, offerto un riferimento, cristallizzato queste idee e portato a casa il risultato.
Questo non vuole affatto dire però che Trump al potere farà gli interessi di questa parte della classe operaia. Tutti i primi orientamenti e gli uomini scelti da Trump vanno decisamente in direzione opposta, perchè sono decisioni che vanno verso il taglio delle tasse sui profitti, piena libertà d'azione alle banche e alla grande finanza, che sono proprio a favore di coloro che hanno peggiorato la condizione economica, e rovinato questa parte della classe operaia.
Così è evidente che tutto il cosiddetto protezionismo “proteggerà” i padroni americani, ma non certo gli operai americani che, anzi, saranno chiamati ad uno sforzo particolare e a condizioni di vita e di lavoro necessari a sostenere l'industria americana protetta.
Quindi, non solo le classi più sfruttate, le masse afroamericane e degli immigrati dall'America Latina, ma anche i settori di classe operaia bianca saranno fortemente danneggiati dalla effettiva politica condotta dal miliardario americano.

Questo non vuol dire che vi può essere un rapido deterioramento del rapporto di consenso tra la nuova Presidenza e questi settori della classe, perchè Trump farà molta leva sugli elementi ideologici, sullo scatenamento della guerra tra poveri, sulla semina a piene mani, del patriottismo, della xenofobia, per tenere a sé legati masse che la sua politica conduce a condizioni di vita peggiori.
In questo senso, però, questa contraddizione rende evidente come la lotta sociale e politica contro la nuova presidenza Trump ha bisogno di una analisi di classe effettivamente aderente alle contraddizioni della società americana.
Il partito comunista rivoluzionario degli Usa non può che organizzarsi nei settori più sfruttati del proletariato e delle masse povere degli Usa. 
E, all'interno di queste, non può guardare ad esse in termini populisti o democratico radicali, come è stato da sempre nella sinistra americana.
Nei settori più sfruttati delle masse proletarie occorre saldamente prendere in mano la difesa delle condizioni di vita, l'organizzazione sindacale di classe, fuori e contro il sindacalismo ufficiale americano, il sistema dei partiti e le diverse forme delle associazioni democratiche americane: Occorre far assumere alla lotta le caratteristiche costanti di una guerra di classe, di una guerra ideologica nelle fila delle masse; unire in un solo piano e sotto una sola direzione organizzazione di massa, organizzazione militante, azione nei territori - che vanno considerati periferie, della 'campagna che accerchia la città'.
In questo senso il modello di partito per questa prospettiva non sono certo i partiti di impronta socialista e comunista USA, sempre degenerati in elettoralismo o in revisionismo, e spesso in sociasciovinismo, bensì il Black Panter Party.

La costruzione di un nuovo Black Panter Party basato su una ideologia più solida di quella che esso ha avuto – per noi, basato sul marxismo, leninismo, maoismo – e adeguato ai caratteri, non solo afroamericani, delle masse povere.

pc 29 novembre - Uno sciopero alla FCA Sata di Melfi è sempre una buona notizia!





sciopero-alla-fca-di-melfi

pc 29 novembre - Modena la lotta degli operai dei macelli continua, nonostante la repressione

 Macelli dello sfruttamento

  • infoaut
15219539 10209341762735308 8244552676226961919 nAncora una giornata di picchetti e sciopero alla Global Carni di Spilamberto.
Il 26 ottobre, dopo giornate di sciopero, vi fu una prima importante vittoria con l'accordo raggiunto in prefettura e valido dal 1/11 in cui si era ottenuto il passaggio dal CCNL Trasporti merci e logistica al  CCNL COOPERATIVE ALIMENTARI, per i lavoratori della cooperativa Alba Service  all'interno delle aziende Alcar Uno e Global Carni. Ditte operanti nella trasformazione e lavorazione delle carni, facenti parte del gruppo Levoni.
Questo gruppo industriale, tra i più importanti nel settore, non concesse l'adeguamento economico necessario alla cooperativa per fare fronte alla nuova situazione contrattuale: questo ha indotto Alba

pc 29 novembre - Speciale ANTI/TRUMP - 7

                                                                 7
Conflitto di interessi

In Italia la frazione borghese antiberlusconiana, durante il governo di Brelusconi, ha costantemente portato a modello della regolazione del conflitto di interessi i governi Usa; e ora in questo paese viene eletto uno come Trump.
Questi possiede almeno 111 compagnie che operano in 18 paesi, dall'Arabia Saudita all'Indonesia, da Panama all'Azerbagian. Un'inchiesta del Washington Post dice che siamo di fronte al “più grave conflitto di interessi mai avuto da un presidente Usa”. E occorre dire che Trump durante la campagna elettorale non ha mai mostrato la sua dichiarazione di redditi e, quindi, le sue attività saranno molto più vaste.
A questo ci aggiunge che l'impero Trump è piuttosto oscuro, dato che, nella maggior parte dei casi, si tratta di proprietà edili che non sarebbero direttamente di proprietà di Trump ma di soci stranieri, altrettanto occulti, a cui è consentito “di usare il suo nome per identificare gli edifici che hanno realizzato loro e quindi attirare più clienti a prezzi più alti, grazie alla reputazione di lusso associata al marchio Trump”. In cambio, sempre secondo questa informazione, Trump, senza fornire capitali e lavoro, riceve commissioni, per esempio, nel caso di un grande complesso a Istanbul, ha ricevuto 10 milioni di dollari in due anni.
 Pure durante la campagna elettorale ha registrato 8 compagnie per lo sviluppo di hotel in Arabia.
Dopo le elezioni, mentre faceva il casting dei candidati ai posti dell'amministrazione, ha incontrato i soci palazzinari dell'India.
Si può, quindi, capire come gli intrecci tra gli interessi di Trump e le decisioni che deve prendere il governo Usa siano molto “intrecciati”. 
Per esempio, Trump ed Erdogan sono legati da un filo di affari; ma questi interessi si estendono anche a partner più consistenti. La Deutsche Bank ha prestato una montagna di soldi a Trump, tanto da diventare il primo creditore del presidente degli Stati Uniti.
Trump è la descrizione vivente degli intrecci tra capitale finanziario, parassitario e governo nella fase imperialista, descritti magistralmente da Lenin.
Un'inchiesta del New York Time, basata sull'analisi dei bilanci della società red vision systems ha fatto emergere dati e debiti su 19 diverse entità legate a Trump. 
Al numero civico 1290 dell'Avenue of Americas di New York, il presidente è comproprietario di un palazzo nel quale vi sono capitali, oltre che della Deutsche Bank, già detta, di due controllate della Goldman Sachs, della banca svizzera Ubs, della Bank of China. Siamo sicuri che se si analizzano altre parti dell'impero Trump si trovano altre parti del capitale finanziario internazionale.

Il sistema imperialista è, appunto, tutto questo e Trump ne rappresenta una personificazione, ed è quasi giusto che dagli Usa, il più grande paese imperialista del mondo, venga la santificazione di questo modello.
Le elezioni negli Usa sono sempre state un esempio classico di una scelta del 'comitato d'affari', una scelta tra affaristi, alla fin fine. 
La democrazia americana è costruita per questo risultato.
Come si può pensare, quindi, che il problema sarebbe “chi ha votato Trump”?

Negli Stati Uniti sempre il voto delle masse, compreso quelle proletarie, tiene fuori una gran parte di esse nelle elezioni generali, e la parte che ne è coinvolta esprime votando la subordinazione, ideologica, culturale, al sistema imperialista. 
Gli Usa sono un esempio classico della frase di Marx “....le idee dominanti sono quelle della classe dominante”.
I votanti in Usa sono 'predisposti', quindi, a rispondere agli stimoli che la classe dominante degli Usa, anche con le sue divisioni interne, domanda per affermare che il suo potere è basato sul consenso democratico delle masse.
Anche nel nostro paese, abbiamo assistito prima,durante e dopo la campagna elettorale, alla fiera delle stupidità travestite da analisi, da una parte anche di quella parte della 'estrema sinistra' che ha tifato Sanders, presentandolo come finalmente un candidato socialista alternativo. Poi, quando Sanders si è accucciato sotto la Clinton, il giornale principale che riflette gli orientamenti della sinistra italiana, Il manifesto, ha spudoratamente condotto una campagna per la Clinton, presentandola o come “alternativa” sociale e politica a Trump o, almeno, come il male minore. 

pc 29 novembre - LE DONNE PROLETARIE IN PARLAMENTO E AL MINISTERO DEL LAVORO IL 25 NOVEMBRE


Il Quaderno consegnato negli incontri
Il 25 novembre, durante la manifestazione a piazza Montecitorio delle lavoratrici, di assedio al Parlamento, in rappresentanza di tutti i Palazzi del Potere, le donne hanno strappato due incontri con il consigliere politico della Boldrini e con il Ministero del Lavoro.
Questi incontri, fino al giorno prima assolutamente non fissati, sono stati il risultato solo della combattività subito espressa nella manifestazione di fronte al Parlamento dalle lavoratrici, precarie, disoccupate, madri di ragazze uccise dagli uomini, ecc.
Ed è il carattere di questa combattività, frutto delle lotte che le donne proletarie fanno ogni giorno nei loro territori e posti di lavoro, che è entrata anche negli incontri.
Volevano ristrette delegazioni, ma noi abbiamo imposto che le delegazioni fossero larghe, perchè fossero rappresentative di città e settori di donne.
Al Parlamento, con la scusa che eravamo tante per stare in una loro stanza (cosa assolutamente ridicola!) volevano che l'incontro si tenesse fuori dal parlamento e rapidamente, ma noi abbiamo                                                                                        detto tassativamente di NO e siamo tutte entrate.
Negli incontri hanno parlato tante lavoratrici, disoccupate, una madre di una ragazza uccisa, dando con calore, rabbia, orgoglio delle loro lotte, un quadro vivo della loro condizione e di ciò che vogliamo/pretendiamo.
Abbiamo consegnato il Quaderno: "Cahiers de doléances", che raccoglie/racconta le condizioni di vita, di lavoro/non lavoro delle donne, gli attacchi che subiscono, i duri dati di sfruttamento, oppressione, femminicidi, che grondano di sangue e sudore; abbiamo presentato una piattaforma con le istanze che vengono dalle lotte delle donne.
Abbiamo detto che su tutto questo non vogliamo sentire le loro parole ipocrite, ma vogliamo risposte, altrimenti la lotta delle donne sarà sempre più grande e dura.
Questo lo abbiamo detto sia al parlamento, attaccando il misero tentativo del consigliere della Boldrini di mettere le mani avanti dicendo che le "competenze della presidente della Camera erano solo quelle di far rispettare le procedure in parlamento e non può fare altro"; sia al Ministero del Lavoro dove abbiamo trovato una quasi imbarazzante apertura, comprensione, attenzione (siamo vicino al referendum?).
In entrambi gli incontri abbiamo stoppato la loro proposta di sottoporre il dossier con la piattaforma alla Boldrini e al sottosegretario del Lavoro e poi farci sapere; ma abbiamo detto che vogliamo parlare noi direttamente con loro e che devono fissare questo tipo di incontri.
Abbiamo, quindi, concluso gli incontri, comunicando che il 20 dicembre saremo nuovamente a Roma, dove è già fissato un altro incontro con il Ministero del Lavoro.

pc 29 novembre - GLI STRISCIONI DEL MFPR LUNGO IL PERCORSO DEL CORTEO DELLE DONNE DEL 26 NOVEMBRE E IL VOLANTINO DIFFUSO







Contro tutte le violenze di padroni, governo,
Stato, uomini che odiano le donne
le donne proletarie chiamano allo sciopero delle donne!

Ieri lavoratrici, precarie, disoccupate, immigrate, di varie città, dal sud al nord, in nome di tutte le donne più sfruttate, oppresse da questo sistema sociale, hanno fatto una manifestazione in piazza Montecitorio combattiva e vivace, piena di interventi, denunce, piena delle loro esperienze di lotta.
Affermando che “Noi donne proletarie siamo contro tutte le violenze, e la prima violenza è quella sistemica di padroni, governo, Stato capitalista, imperialista che alimenta e produce le orribili stupri e femminicidi”, abbiamo assediato il palazzo del parlamento, rappresentativo di tutti i Palazzi del potere, e abbiamo detto “Basta! Non ci fermeremo! Noi lottiamo e lotteremo fino in fondo per mettere fine a questo orrore senza fine”. E' questo sistema capitalista che va rovesciato, dalla terra al cielo, e come donne dobbiamo rompere non una ma mille catene perchè tutta la nostra vita deve cambiare, perchè non ci sia oppressione, doppio sfruttamento delle donne, violenze sessuali.

Ieri abbiamo fatto anche altro. Abbiamo sintetizzato tutte le istanze che vengono dalle nostre lotte in una piattaforma, in un “quaderno” in cui abbiamo raccontato, raccolto le nostre condizioni di