giovedì 30 aprile 2026

pc 29 aprile - Note sul 25 aprile a Milano. Una riflessione critica/autocritica su luci e ombre

La giornata del 25 aprile è stata caratterizzata dalla positiva e bellissima manifestazione di quanto siano diffusi gli anticorpi contro la barbarie e il cancro del sionismo e dell’imperialismo guerrafondaio di Usa e dell’entità coniale sionista Israele.

Migliaia di persone, donne e uomini del corteo che non si sono dimenticati dei valori dell’antifascismo, hanno letteralmente cacciato con la pressione della piazza quello sparuto gruppo di provocatori di ogni provenienza armati di megafono (quello di “definisci bambino”) di bandiere dell’entità sionista genocida e cartelli inneggianti ai bombardamenti dell’Iran e la schifosa e ipocrita presenza dichiaratamente filosionista della cosiddetta “sinistra per Israele”. 

Crediamo che questa presa di posizione certamente derivi dall’empatia e dalla solidarietà con il popolo palestinese ma anche all’insopportabile arroganza e ferocia criminale dell’aggressione imperialista/sionista all’Iran e al Libano con le conseguenze che tutte e tutti noi paghiamo già oggi e pagheremo ancora più caramente nel prossimo futuro. 

Giudichiamo gravissime e strumentali ma anche risibili le prese di posizione sioniste che, con arroganza, annunciano denunce di antisemitismo all’Anpi. Risibili perché è proprio l’Anpi che, insieme all’aggregato del centro sinistra, ha sempre accolto e si è fatto garante della provocatoria e inquinante presenza sionista nel corteo.

Segnaliamo, inoltre, che il  movimento di solidarietà per il popolo palestinese è da sempre oggetto di questi attacchi infamanti e criminalizzanti dei sionisti senza che la direzione dell’Anpi abbia mai, e sottolineiamo mai, espresso alcuna forma di solidarietà. 

Applaudiamo e ci sentiamo invece vicin@ a quelle migliaia di persone che si sono spontaneamente e genuinamente schierate contro il genocidio, l’ingiustizia, il terrorismo sionista e contro la guerra imperialista e crediamo che questa sensibilità sia un dato forte e positivo che dobbiamo collettivamente provare a raccogliere e trasformare in proposta politica che provi a guardare al futuro. 

Vorremmo ora entrare nel merito di un nostro “errore collettivo”. 

Lo definiamo volutamente errore collettivo proprio per mettere al centro un ragionamento politico di prospettiva, per fare insieme un salto di qualità ed evitare possibili confronti poco produttivi invitando tutte e tutti ad andare al cuore del problema e cioè un probabile  errore di interpretazione della fase ancor prima che della piazza. 

Non cerchiamo e non vogliamo additare responsabilità ma vogliamo semplicemente e serenamente parlare della scelta compiuta dal corteo di non mantenere ferma la piazza finale separata come concordato e ufficializzato in ogni comunicazione. 

Siamo consapevoli e siamo stat@ certamente tutte e tutti coinvolti dall’euforia della cacciata della banda sionista e fascista dal corteo ma crediamo ugualmente che ci si sia collettivamente fatti trascinare da questa perdendo oggettivamente di vista le responsabilità che ci siamo assunt@ collettivamente. 

Crediamo profondamente che il senso e la portata dell’anniversario del 25 aprile non si possa

mercoledì 29 aprile 2026

pc 29 aprile - ORE 12 controinformazione rossoperaia stampato - in diffusione fabbriche e posti di lavoro

pc 29 aprile - Altre guerre e genocidi in vista per lo stato canaglia israeliano

E poi i “terroristi” sono i pro-Pal…

InfoPal/Asia Occidentale. Dopo due anni e mezzo di genocidio nella Striscia di Gaza e l’intensificarsi degli attacchi contro Yemen, Libano, Siria e Iran, il Capo di Stato Maggiore israeliano ha affermato che il 2026 potrebbe essere un anno di ulteriori guerre.

Zamir ha spiegato che Israele prevede di impegnarsi in altre guerre su più fronti, in un contesto che Tel Aviv definisce di continue minacce regionali e di un’espansione degli scontri militari nella regione.

Ha inoltre affermato che Israele prevede che le operazioni militari continueranno in più di un’area, in particolare nella Striscia di Gaza, in Libano e in Siria, con la possibilità che il conflitto si estenda ad altri fronti.

E poi i terroristi saremmo noi di InfoPal, dell’API, dell’ABSPP e tutti gli altri pro-Palestina? 

pc 29 aprile - Nel cuore di Roma e della sua comunità ebraica si muove una struttura paramilitare sionista/fascista, protetta da polizia, governo e parte della falsa opposizione

Apparteneva alla «Brigata ebraica», il giovane che ha sparato il 25 aprile contro due esponenti dell’Anpi a fine manifestazione

Non sorprende affatto la notizia che lo sparatore del 25 aprile a Roma, davanti parco Schuster, a conclusione della manifestazione ufficiale dell’Anpi e delle realtà politico-sociali di Roma sud, quando nel parco c’erano ancora centinaia di famiglie che festeggiavano all’ombra sui prati del parco, sia un giovane attivista della comunità ebraica romana, il ventunenne Eithan Bondi, dichiaratosi membro della “Brigata ebraica”: una milizia che si rifà alla controversa vicenda della unità militare dell’esercito britannico costituitasi nel settembre del 1944 per prendere parte alle ultimissime fasi della campagna d’Italia, dopo accordi che prefiguravano l’attribuzione di territori alla popolazione ebraica in Palestina sotto protettorato britannico e che nulla c’entra con il «Palestine reggiment», formato nel 1942 da volontari palestinesi ed ebrei per affrontare l’avanzata delle truppe naziste in Africa del Nord.

La frustrazione per questi attivisti del suprematismo ebraico è stata molto forte questo 25 aprile, non solo perché ormai da quando Israele ha attaccato e occupato Gaza, massacrando la popolazione

pc 29 aprile - Stellantis Melfi - padroni e governo annunciano futuri radiosi, ma intanto il presente si fa sempre peggiore

 A proposito degli incentivi all'esodo

Continuano a far discutere gli incentivi all’esodo per il 2026. L’operaio: “Cosa ce ne facciamo di 80mila euro se siamo giovani per la pensione?” Stellantis, Melfi: “Ci servono i contributi, non ‘le briciole’ della fuoriuscita”.

Ci sono così tante auto da completare nei piazzali che sembrano messe una sull’altra”, scherza un addetto alla linea Stellantis. Stamani, lunedi 27, a Melfi non si lavora “per mancanza componenti”, mentre resta confermato il turno del pomeriggio. Ma a tenere banco, nei dialoghi e nei pensieri degli operai, è sempre la notizia del fine settimana sui nuovi incentivi all’esodo 2026, per massimo “425” lavoratori.

Lo schema con le mensilità previsto per chi volesse lasciare “su base volontaria”, continua a non convincere. “L a maggior parte di noi – spiega la fonte – è qui da almeno 30 anni, e ha un età compresa tra i 50 e i 55 anni”. Una storia sulla linea, tra “doppia battuta”, “sciopero dei 21 giorni”, rilanci vari,

pc 29 aprile - Invasione di migranti: ActionAid smentisce la propaganda del governo

Il nuovo report di ActionAid smentisce la retorica dell’invasione tanto cara al governo mostrando come, a fine 2024, i migranti accolti siano stati appena lo 0,23% della popolazione, evidenziando un’ “emergenza programmata” fatta di centri sovraffollati, assenza di controlli e tagli all’integrazione.
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A cura di Francesca Moriero
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Se il dibattito pubblico sull'immigrazione fosse un'equazione matematica, il risultato finale sarebbe sorprendente. Mentre una fetta della politica discute di "cambi di passo" e confini blindati, il report di ActionAid e Openpolis "La Frontiera, ovunque" riporta la questione alla realtà dei numeri. Il dato centrale è uno solo: a fine 2024, le persone accolte nel sistema italiano erano 134.549, ovvero appena lo 0,23% della popolazione residente. In termini pratici, significa che in una piazza con mille persone, solo due sono persone migranti in accoglienza. Una quota ridotta per un Paese di quasi sessanta milioni di residenti, ben lontana dall'idea di una pressione ingestibile.

Il punto sollevato dal rapporto è proprio questo: se i numeri sono contenuti, perché il sistema continua a funzionare come se fosse sotto assedio? La risposta indicata dall'analisi è che non esiste una crisi

pc 29 aprile - NELLE MORTI DEGLI OPERAI NON ESISTE ALCUNA FATALITÀ

La scienza e la tecnica permettono oggi di identificare i rischi, individuare le criticità e implementare le azioni correttive che possono garantire la sicurezza e prevenire qualsiasi incidente. Ma per i padroni prima di ogni accorgimento viene la ricerca del massimo profitto

La scienza e la tecnica permettono oggi di identificare i rischi, individuare le criticità e implementare le azioni correttive che possono garantire la sicurezza e prevenire qualsiasi incidente. Ma per i padroni prima di ogni accorgimento viene la ricerca del massimo profitto

Tragica fatalità. Nelle morti di operai sul lavoro, anche in quelle che sembrano le meno casuali, si insinua, fra i compagni di lavoro, fra i parenti e gli amici, fra chi rimane e chi guarda, un amaro senso di ineluttabilità. Come se l’evento mortale sia in qualche modo – un modo non spiegato – legato a categorie irrazionali come il destino avverso e la sfortuna e quindi sia stato, per sua intima natura, imprevedibile e quindi ineluttabile, davanti al quale l’unica reazione possibile sia accettarlo e tacere. Non a caso il termine che più frequentemente si associa alla morte di un operaio è disgrazia (“Che disgrazia!”, “La disgrazia è avvenuta…”), che significa evento infausto, sventura o grave sfortuna! Questa codificazione della morte di un operaio crea le condizioni per un’organizzazione mentale e psicologica che porta alla rassegnazione, all’adattamento a una nuova realtà umana, familiare e amicale, priva dell’operaio deceduto, in fin dei conti all’assenza della ricerca dei responsabili della morte dell’operaio.

Nella morte di ogni operaio che lavora per un qualsivoglia padrone non esiste, invece, alcuna fatalità,

pc 29 aprile - ORE 12 Controinformazione rossoperaia - Facciamo il punto su guerra, governo, Minetti - post 25 aprile - Contributo dell'avvocato Catastimeni di Palermo contro il nuovo decreto sicurezza

 

pc 29 aprile - Salario: "giusto" per chi?

Il governo Meloni ha varato giusto per il 1° Maggio il "Decreto lavoro", diciamo per guastare anche la festa dei lavoratori. 

Questo Decreto conferma la sintonia tra governo e padroni; in un certo senso le sue linee, obiettivi li aveva già ad inizio aprile tracciate il Presidente della Confindustria, Orsini - e Meloni li codifica in legge. 

Per questo, in attesa di dire qualcosa sul decreto del governo, ripubblichiamo la nota che abbiamo fatto sulle dichiarazioni di Orsini.

*****


Il presidente della Confindustria. Orsini dà voce alla politica di tutti i padroni di non aumentare i salari degli operai, e di contrastare ogni iniziativa in questo senso; il primo bersaglio è il "salario minimo". 

Con vari scritti, soprattutto su Sole 24 Ore (in particolare uno del 4 aprile) Orsini sostiene decisamente questa linea perchè - dice-  che l'unica cosa che deve aumentare è la produttività delle aziende. 
In questo si sbilancia a dare un giudizio positivo del governo Meloni: "lavoro condiviso con il governo orientato a rafforzare il sistema produttivo" e, quindi (?), a "sostenere il potere d'acquisto dei lavoratori". Quindi, se si sostiene l'economia dei padroni, i loro profitti, si sostiene il "potere d'acquisto dei lavoratori" - Attenzione, non dice neanche "il salario dei lavoratori", ma i lavoratori visti soprattutto come "consumatori".
Tra le misure più significative, dice Orsini, fatte dal governo e la "detassazione degli aumenti salariali, per favorire la crescita delle retribuzioni senza gravare sul costo del lavoro delle imprese". 

Da questa premessa, Orsini si lancia in un attacco all'introduzione del salario minimo, fornendo una importante sponda alla Meloni che ha ribadito il suo NO al salario minimo. Dice Orsini: "Per raggiungere risultati duraturi, la risposta non può essere l'introduzione di un salario minimo legale generalizzato. 

Sottolineiamo la parola generalizzato. Perchè quando indica come alternativa al salario minimo "il rafforzamento della contrattazione collettiva di qualità", chiarisce poi che "questa rappresenta la via più efficace per garantire salari adeguati, (MA) coerenti con le specificità dei diversi settori e con l'andamento della produttività". Quindi salari non uguali per tutti i lavoratori, appunto non generalizzati dal sud al nord, ma dipendenti dalla situazione delle aziende e soprattutto legate come un cappio al collo all' "andamento della produttività". Torna di fatto la linea, la volontà dell'introduzione di "gabbie salariali", certo, moderne e un pò mascherate; torna la divisione tra i lavoratori; ma

pc 29 aprile - Stellantis - sempre più grave la crisi a Cassino - sempre più scaricata sui lavoratori, da padroni e governo Meloni/urso

 

Stellantis, il baratro di Cassino: 18 giorni lavorati in 4 mesi e solo altre due settimane fino a luglio

La fabbrica occupa 2.100 dipendenti ed è praticamente ferma. Secondo indiscrezioni, è tra i quattro impianti interessati da una possibile co-gestione con i cinesi
Stellantis, il baratro di Cassino: 18 giorni lavorati in 4 mesi e solo altre due settimane fino a luglio

Lavoreranno ad aprile – per la prima volta – il 29 e 30, gli ultimi due giorni del mese, poi si fermeranno per il Primo Maggio. Ma visto che in fabbrica ci sono entrati appena 18 giorni dall’inizio dell’anno non sarà esattamente la Festa del Lavoro. Per i 2.100 dipendenti della fabbrica di Stellantis a Cassino, in provincia di Frosinone, sarà molto più simile a un giorno come quasi tutti gli altri di questo 2026 vissuto sull’orlo del baratro, tra la produzione praticamente ferma e le voci – mai smentite – di una possibile “affitto” degli spazi a un costruttore cinese o, addirittura, di una vendita a un gruppo asiatico.

Il lavoro a singhiozzo

Nei prossimi mesi, non andrà meglio: secondo fonti sindacali, i ritmi che gli impianti hanno avuto da gennaio ad aprile non miglioreranno. Tra maggio e giugno – apprende Ilfattoquotidiano.it – sono previsti circa 14 giorni effettivamente lavorati e altre due settimane sarebbero in programma a luglio. Insomma, alla fermata estiva per le ferie mancano oltre tre mesi e solo uno sarà effettivamente passato all’interno della fabbrica che sorge tra Cassino e Piedimonte San Germano.

Solo 2.916 vetture in tre mesi

È il triste destino di uno stabilimento che, appena nove anni fa, sfornò 135mila automobili all’inizio di una missione produttiva sostanzialmente mai rinnovata. A dicembre 2024, davanti al ministro delle Imprese Adolfo Urso, Stellantis aveva previsto due modelli che avrebbero dovuto affiancare gli attuali, ma ha poi rivisto le sue priorità e sostanzialmente cancellato l’avvio dell’assemblaggio. Così il sito frusinate langue in un brodo stantio fatto di ammortizzatori sociali, uscite incentivate e turno unico. I dipendenti si sono dimezzati da 4.400 a 2.100 e nei primi tre mesi dell’anno sono stati prodotte appena 2.916 autovetture tra Alfa Romeo Giulia, Alfa Romeo Stelvio e Maserati Grecale. Numeri tragici, ancor più bassi del già drammatico 2025, rispetto al quale i volumi sono diminuiti del 37%

Lo spettro della cessione ai cinesi

Inevitabile, visto che i tre modelli assegnati risalgono all’epoca Marchionne (le due Alfa) o sono così cari da rappresentare una nicchia di una nicchia di mercato (il Grecale). Un quadro di fronte al quale lo spettro è quello di essere la prima fabbrica italiana ex Fiat a finire nelle mani di un costruttore straniero rompendo un monopolio produttivo, fuori dal lusso, che dura da un secolo. Da oltre un mese, infatti, Stellantis è al centro di voci riguardo alla possibilità di co-gestire o cedere i suoi impianti nel tentativo di alleggerire i costi in Europa e, al contempo, risolvere il problema della sovraccapacità produttiva. Il dialogo è fitto con Dongfeng ma interlocuzioni sono in corso anche con Xiaomi e Xpeng

pc 29 aprile - Palermo, per la Formazione marxista 7a lezione sul Capitale di MARX

 

pc 29 aprile - Parte la Flotilla da Taranto: 100 porti 100 città - Il 30 intervento dell'avvocata dello Slai cobas sc Taranto

  





martedì 28 aprile 2026

pc 28 aprile - Guerra all'Iran / contraddizioni in seno alla borghesia trumpista e contraddizioni interimperialiste

Una intervista con motivi di interesse, ma da prendere con le pinze - proletari comunisti

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David T. Pyne è un analista di sicurezza nazionale e geopolitico, ex ufficiale di stato maggiore dell’esercito statunitense che oggi ricopre il ruolo di Deputy Executive Director presso la Task Force on National & Homeland Security. Oltre a questo incarico, Pyne è l’editore della newsletter The Real War e collabora regolarmente con riviste prestigiose come The National Interest. Profondo conoscitore delle dottrine militari e di intelligence, Pyne ha di recente criticato il capo del Pentagono Hegseth e il presidente Usa Donald Trump – dopo averli sostenuti in passato – per la loro svolta «neoconservatrice» e guerrafondaia. Lo abbiamo raggiunto per porgli qualche domanda.

Mister Pyne, recentemente il Cancelliere tedesco Friedrich Merz ha dichiarato che gli Stati Uniti sono stati umiliati da Teheran. Condivide questa analisi? E cosa pensa del fatto che questa critica provenga da un alleato chiave degli USA?

“Il Cancelliere Merz è un neocon che in passato ha criticato Trump per la sua gestione della guerra in Ucraina. Tuttavia, ha assolutamente ragione nella sua valutazione:

Lei ha dichiarato di aver difeso Pete Hegseth per molto tempo, finché non ha improvvisamente cambiato posizione diventando quello che hai definito un “neocon warmonger”. Come spieghi questo rapido cambiamento sia in Hegseth che nel Presidente Donald Trump?

“Il Segretario alla Guerra Pete Hegseth è un leccapiedi di Trump. Si era schierato con la Direttrice dell’Intelligence Nazionale Tulsi Gabbard e con il Vicepresidente JD Vance quando il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu e l’ex Consigliere per la Sicurezza Nazionale Mike Waltz spingevano senza successo Trump a condurre una massiccia campagna di bombardamenti contro l’Iran ad aprile. Tuttavia, dopo il presunto successo dell’Operazione Midnight Hammer a giugno e il rapimento da parte

pc 28 aprile - Solidali con i compagni dei Carc di Napoli e Firenze colpiti da una montatura giudiziaria governo/ministero degli interni

E' chiaro che come proletari comunisti siamo solidali e che a fronte di questo tipo di montature non possiamo che affermare 'siamo tutti sovversivi'  'la repressione non passerà'

Il comunicato dei Carc

All’alba del 21 aprile, su disposizione del sostituto procuratore Maurizio De Marco della Procura di Napoli, la Digos ha perquisito le abitazioni di sei compagni: cinque a Napoli e uno a Firenze.

Fra di loro tre membri della Direzione Nazionale del P.Carc (Paolo Babini, Igor Papaleo, Marco Coppola), militanti delle Sezioni della Federazione Campania e un giovane simpatizzante, minorenne.

Sul mandato di perquisizione sono indicate le ipotesi di reato:

– articolo 270 bis per aver promosso, costituito, organizzato, diretto o finanziato un’assocazione che si propone di commettere atti di violenza con finalità di terrorismo e di eversione che si richiama

pc 28 aprile - Guerra all’Iran. Lo spettro della morte attraversa lo spazio e il territorio nazionale - Antonio Mazzeo

 La guerra alle porte di casa o in ogni casa degli italiani? E’ davvero estraneo e distante dal nostro paese il conflitto contro l’Iran scatenato da Stati Uniti d’America ed Israele e che ha incendiato l’intero scacchiere mediorientale? Sì a sentire il governo Meloni e il presidente della Repubblica Mattarella. Proprio per niente se guardiamo invece alla presenza di reparti militari italiani nelle innumerevoli basi del Golfo Persico e dell’Africa orientale: prima del 24 febbraio 2026 ne avevamo in Kuwait, Iraq, Bahrein, Qatar, Libano, Gibuti, Somalia; e schieriamo pure due unità navali tra il Mar Rosso e l’Oceano indiano con le flotte Ue anti-pirati e anti-Teheran.

Ancora più evidente il coinvolgimento dell’Italia negli attacchi Usa-Israele se guardiamo al ruolo assunto da alcune delle principali installazioni NATO e/o a stelle e strisce “ospitate” da Nord a Sud. Ad esempio la base aerea di Aviano (Pordenone) dove ha sede uno dei depositi con le testate nucleari tattiche di nuova generazione B61-12, in dotazione all’US Air Force: da quando è scoppiato il conflitto nel Golfo, da Aviano operano gli aerei cisterna per il rifornimento in volo dei caccia a lungo raggio impiegati per bombardare in Iran.

Lo scorso 23 marzo dalla base friulana sono decollati verso il Medio oriente un grande aereo tanker KC-46A e cinque aerei radar di pronto allarme e controllo Grumman “E-2D Advanced Hawkeyes” di US Navy. Dotati di sofisticate suite elettroniche, sistemi satellitari e del nuovo radar APY-9 in grado di individuare anche velivoli stealth e aerei di piccole dimensioni, i velivoli possono essere impiegati per guidare attacchi con sistemi missilistici di precisione. Gli analisti ritengono che il loro trasferimento nel Golfo Persico punti a rafforzare le operazioni USA di contrasto ai velivoli senza pilota e ai missili da crociera che l’Iran sta impiegando per colpire le installazioni e i sistemi radar ospitati dai paesi alleati di Washington.

Da Aviano erano pure decollati il 17 febbraio dodici cacciabombardieri Lockheed Martin F-16 “Fighting Falcon” del 31st Fighter Wing della US Air Force. Dopo aver attraversato il Mediterraneo, gli aerei da guerra si sono diretti presumibilmente in Giordania o negli Emirati Arabi Uniti. Dal 28 febbraio essi partecipano agli strike contro l’Iran.

Ancora più inquietanti le attività che si susseguono dalla stazione aeronavale di Sigonella in Sicilia,

pc 28 marzo - A proposito delle provocazioni filosioniste contro il corteo del 25 aprile a Milano - Note di precisazione sui fatti

 estratti da nico piro contropiano

Il 25 aprile è diventato una sorta di festa del provocatore, un palcoscenico per chi vuole (più o meno scientemente accreditare la narrazione sulla festa divisiva, vuole distorcere la storia per legittimare le guerre di oggi, in generale cerca attenzione, vuole frenare qualunque cosa di sinistra respiri, fiancheggiare le destre, comprese quelle di diretta derivazione missina (che proprio non ci stanno nemmeno dopo 80 anni a chiedere scusa e ad accettare le radici della Costituzione).

A questo quadro si aggiunga il ruolo del cosiddetto “terzo polo” (ottavo, nono, decimo nelle urne ma primo sui giornali) e dei c.d. riformisti, che riescono sempre a prodigarsi in distinguo e in indignazione di sorta perfetta per mettere in difficoltà l’opposizione (perchè loro solo l’opposizione che fa opposizione all’opposizione) e per favorire la narrazione delle destre.

... a Milano dove, sabato 25 aprile 2026, ha sfilato la cosiddetta “Brigata Ebraica”. Come già accaduto a Roma in passato (si veda in particolare il 2022), chi era dietro a quello striscione si è reso protagonista di una provocazione

Il 25 aprile a Milano è andata così: la Brigata Ebraica si è messa in testa al corteo dove non avrebbe dovuto essere. Perchè non avrebbe dovuto esserci? Perchè l’ordine concordato e messo nero su bianco dagli organizzatori la prevedeva in dodicesima posizione (Andrea Sparaciari del Fatto ha pubblicato la sequenza degli spezzoni come prevista).

Si è creato così “un tappo” che ha complicato non di poco il corteo, mettendo in stallo migliaia di persone, con la tensione che saliva.

Altro problema, la c.d. “Brigata Ebraica” aveva le bandiera di Israele (oltre a quelle del sanguinoso regime monarchico iraniano) cioè quelle di uno Stato che non solo ha commesso un genocidio ma occupa terre non sue dove implementa un regime d’apartheid e conduce una pulizia etnica. Insomma nulla a che vedere con l’antifascismo e con la festa della liberazione.

Sorvoliamo sul fatto che in prima fila dietro lo striscione ci fosse quello che è stato soprannominato “Mr. Definisci Bambini”, il presidente di “Amici di Israele”, Eyal Mizrahi, diventato noto per le sue gravissime dichiarazioni in uno scontro tv con Enzo Iachetti.

Come si è sciolto l’ingorgo? Con il ritiro dello spezzone della “Brigata Ebraica”.

Cosa è accaduto dopo? Che ovviamente i vertici della comunità ebraica milanese (notoriamente schierati con La Russa e Fratelli d’Italia, in uno dei paradossi storici dei nostri tempi) ha gridato “ebrei cacciati dal corteo” e ha immancabilmente denunciato l’ “antisemitismo” (un capovolgimento della realtà ben riassunto in questa raccolta di testimonianze). A supportarli i soliti sestopolisti e riformisti, nel loro eterno ruolo da sabotatori della sinistra (e dell’opposizione in genere).

L’accusa di ”Antisemitismo” risuonava mentre quasi nessuno si preoccupava di due feriti alla manifestazione romana a riprova dell’egemonia della narrazione bellicista. L’accusa di antisemitismo ha spinto l’ANPI ad annunciare una querela.

pc 28 aprile - Minetti: "grazia" per la casta - ingiustizia per le masse!

 Al di là delle bugie che ora vengono fuori, e delle circostanze molto oscure e inquietanti per cui Minetti avrebbe ottenuto l'affidamento del bambino e quindi la grazia per assisterlo ("Il bambino grazie al quale Nicole Minetti ha ottenuto la grazia ha una madre biologica in Uruguay. Ma ora è scomparsa... anche l’avvocata che difendeva quella madre non c’è più: è morta carbonizzata insieme al marito, anche lui avvocato, in circostanze sospette"), tali che sembrerebbe un "furto" di bambino, al massimo "comprato" sfruttando la povertà dei genitori naturali (leggi articolo ripreso in coda *), 

la concessione della grazia è una inaccettabile ingiustizia di classe: c'è la grazia per i "ricchi e famosi", per la casta dei politici, legati ai partiti di governo - Minetti, già condannata per favoreggiamento della prostituzione e peculato nel processo Ruby/Berlusconi, era stata consigliera regionale della Lombardia - (e ora la Minetti doveva scontare solo pochissimi anni e per lo più non in carcere ma ai "servizi sociali") e NON c'è grazia per le migliaia di madri in galera per anni e anni, decenni. 
Anzi. Da un lato il Ministro della Giustizia, Nordio, con la longa manu sempre della Bartolozzi, e il presidente Mattarella hanno concesso la grazia a Minetti per l'assistenza di un bambino che, nato nel 2017, ora ha 9 anni, un bambino che con i milioni del compagno della Minetti, l’imprenditore milionario Giuseppe Cipriani, avrebbe fior di assistenti; 
dall'altra il governo Meloni con un decreto sicurezza cancellando disposizioni precedenti ha stabilito la carcerazione anche delle madri con figli piccolissimi, anche fino ad un anno, madri spesso povere che non sanno a chi affidare i loro figli; madri che hanno figli anch'esse malati (ma veri) e gli è vietata l'assistenza..
QUINDI, GIA' IN PREMESSA QUESTA "GRAZIA" E' UNA PALESE INGIUSTIZIA DI CLASSE. Non c'entrano nulla le "ragioni umanitarie" (per cui di solito il Capo dello Stato concede la grazia), c'entra che la Minniti è "roba loro", della loro casta, c'entrano ragioni politiche, di favoritismo ai partiti, o peggio.... Si è di fatto creato un precedente che altri personaggi, istituzionali, politici, pubblici, momentaneamente condannati potranno reclamare per sè.
Cosa vogliamo di più per capire in che razza di società viviamo? I proletari, i poveri, gli immigrati, chi lotta, devono farsi anni e anni di galera; i ricchi, i rappresentanti più squallidi, marci della classe dominante, pur avendo commesso reati ignobili, vengono liberati. 
Allora, sarebbe giusto e normale che tutte le madri che devono assistere figli (piccoli realmente) si ribellino e pretendano di uscire dal carcere, di avere la grazia! 
Poi ora "scoprono" le bugie, gli "altarini" che qualsiasi funzionario del Min. Giustizia poteva e doveva trovare. Ma ora Nordio/Mattarella fanno lo "scarica barile" e Meloni tace... E nessuno si dimette.
Ma questo non può, non deve essere! 
MFPR

* Da Il fatto quotidiano - Il bambino è nato a fine 2017. Nel gennaio 2018 il

pc 28 aprile - ORE 12 controinformazione rossoperaia oggi non esce - Faremo una edizione doppia mercoledì 29 aprile

 

pc 28 aprile - Le manifestazioni del 25 aprile nella valutazione proletaria e comunista

da ORE12/Controinformazione rossoperaia del 27.04.26

A mente fredda si può fare una valutazione di parte proletaria, comunista, antifascista, antimperialista e anticapitalista, di quella che è stata la giornata del 25 Aprile.

Per prima cosa va messo in rilievo che manifestazioni grandi e piccole si sono tenute in tutta Italia che hanno dato senso e valore a questo anniversario, alla memoria e al riferimento alla Resistenza partigiana antifascista unendola alla battaglia da fare qui e ora nel nostro paese e nel mondo contro il fascismo, la guerra, la solidarietà con il popolo palestinese, la lotta contro il governo in Italia.

Le manifestazioni sono state combattive e, nella maggior parte dei casi, unitarie. In tutte queste manifestazioni evidentemente è stata presente la solidarietà al popolo palestinese, dando continuità alla grande ondata di solidarietà che aveva avuto i suo culmine nel 4 ottobre.

Detto questo occorre però aggiungere altro.

Noi non siamo in realtà esaltatori delle iniziative - tutte giuste e necessarie - della cacciata della Brigata ebraica e dei suoi sostenitori dell'arco parlamentare filosionista e non certo antifascista, avvenuta in particolare Milano. Qui la Brigata ebraica e i suoi sostenitori, tra cui vi è chiaramente una parte rilevante del PD, hanno attuato una vera provocazione, orchestrata a tavolino prevalentemente, pensiamo, col governo oltre che con le forze politiche che l'hanno sostenuta, allo scopo di creare una situazione che potesse permettere eventualmente l'intervento della polizia come era già stato l'anno scorso e nello stesso tempo deviare la sostanza del 25 Aprile dalla risposta giusta, necessaria, vibrante, degli antifascisti a questa provocazione.

Una provocazione voluta ed orchestrata che è stata respinta e che si è ritorta contro gli autori di essa perché sostanzialmente - e questo sì che è stato importante - la Brigata ebraica a Milano è stata espulsa dal corteo.

Detto questo però, francamente anche a Milano, la nostra intenzione e la nostra aspirazione e speranza erano che questa volta vi fosse in realtà un corteo alternativo a quello ufficiale promosso dall’Anpi, non perché non ci riconosciamo nel corteo del 25 Aprile indetto dall’Anpi - con tutte le contraddizioni che questa associazione ha e continua ad avere - ma perché era necessario che tutta la parte che rappresenta l'antifascismo militante, l'antifascismo fuori dai giochi parlamentari, l'antifascismo protagonista della lotta contro il governo, l'antifascismo protagonista della solidarietà alla Palestina - un’area molto vasta a

pc 28 aprile - La grande lotta dei minatori in Turchia - info e il sostegno di ATIK lavoratori turchi in Europa

 We Condemn the Police Attack on Doruk Mining Workers!

 The Miners’ Resistance Is Our Resistance! Long Live International Solidarity!

ATIK 

articolo informativo https://it.insideover.com/economia/turchia-la-protesta-dei-minatori-che-il-potere-vorrebbe-nascondere.html

Turchia, la protesta dei minatori che il potere vorrebbe nascondere La decisione dei minatori di attuare uno sciopero della fame per i salari arretrati rivela una seria crepa politica.

Minatori senza salario, istituzioni senza risposte. In Turchia la vicenda dei 110 minatori fermati ad Ankara racconta molto più di una semplice protesta sindacale. Racconta un Paese in cui una parte del mondo del lavoro, privata di stipendi arretrati e indennità di licenziamento, è costretta a ricorrere a forme estreme di pressione pur di ottenere ascolto. I lavoratori coinvolti avevano già compiuto quasi duecento chilometri a piedi dalla provincia di Eskisehir per arrivare davanti al ministero dell’Energia. Non erano lì per mettere in scena una provocazione politica, ma per reclamare ciò che ritenevano un diritto elementare: essere pagati.

La loro decisione di iniziare uno sciopero della fame davanti ai cancelli del ministero indica il livello di esasperazione raggiunto. Quando il salario non arriva più, la protesta smette di essere una semplice vertenza e diventa una questione di sopravvivenza. Ed è qui che il caso assume un rilievo politico più ampio. Perché di fronte a una richiesta tanto radicale quanto essenziale, la risposta iniziale dello Stato non è stata un tavolo di confronto, ma l’intervento delle forze dell’ordine, il fermo all’alba, quattordici ore di custodia e poi il rilascio.

Il corpo dei lavoratori come atto d’accusa

I minatori protestavano contro il mancato pagamento di salari arretrati e indennità di licenziamento da parte della società Doruk Mining. Alcuni di loro avevano scritto sul proprio corpo frasi di denuncia sulle condizioni di vita e di lavoro. È un dettaglio che pesa, perché mostra fino a che punto la protesta sia uscita dai confini ordinari della mediazione sindacale. Quando il lavoratore usa il proprio corpo come superficie di denuncia, significa che considera falliti i canali normali di interlocuzione. Significa che tra