mercoledì 18 dicembre 2024

pc 18 dicembre - La lotta contro il Ddl 1660 dopo la grande manifestazione di Roma - editoriale

La manifestazione di Roma del 14 dicembre contro il Ddl sicurezza, con una partecipazione di oltre 50mila persone, ha dimostrato che l’area dell’opposizione a questo Ddl è cresciuta, è venuta allo scoperto e abbraccia un vasto arco di forze, il massimo possibile finora.

La natura liberticida e di repressione sistemica, la edificazione, tappa dopo tappa, di uno ‘Stato di polizia’ verso ogni movimento di lotta, la restrizione di tutte le libertà democratiche e il diffuso clima di criminalizzazione anche del dissenso, mostrano nel loro insieme il carattere di avanzamento del regime di moderno fascismo per il quale questo governo lavora, sostenuto apertamente da un’ala della borghesia con un’altra ala che sta a vedere se la cosa funziona in termini di pace sociale, stabilità governativa, sostenuta dal consenso forzoso di settori della popolazione.

E’ chiaro che su questo terreno noi siamo per l’ampliamento dell’opposizione che oltre a fare il pieno della sinistra proletaria e rivoluzionaria, dei movimenti di lotta, riesca a spostare non solo le forze

pc 18 dicembre - Per Vittorio Granillo - Saluto dello Slai cobas per il sindacato di classe


Gli operai, tutte le lavoratrici e i lavoratori dello Slai cobas per il sindacato di classe sono molto addolorati per la morte di Vittorio Granillo, dirigente operaio dello Slai cobas di Pomigliano/Napoli, e mandano un saluto solidale a tutti gli operai, le operaie, i compagni di Pomigliano per la loro grave perdita, dopo quella recente di Mara Malavenda, anch'essa lavoratrice dirigente del sindacato, con cui Vittorio ha sempre lottato.

Si tratta di una perdita di un compagno con cui siamo stati legati dal 1992, dalla nascita, per la prima volta, e rimasta unica, dei cobas nelle grandi fabbriche; abbiamo fatto un percorso di anni insieme, e anche quando abbiamo autonomamente costruito lo Slai cobas per il sindacato di classe, il legame di lotta di classe, l'affetto, la simpatia scherzosa, anche nei momenti di polemica sono stati sempre presenti.

Non si tratta solo della perdita di un compagno, operaio comunista, ma della perdita di un pezzo di storia del movimento operaio, non solo di Pomigliano, un pezzo di storia della difficile strada per ricostruire il sindacalismo di classe, a partire dalle fabbriche, che veda protagonisti gli operai e operaie, centrali nella battaglia per porre fine al sistema economico, politico del capitale, per diventare i "becchini" di questo sistema di sfruttamento e di oppressione.

Vittorio in questa battaglia è stato un esempio di coerenza e di radicale opposizione di ogni compromesso, anche quando insieme a Mara hanno fatto l'esperienza della lotta parlamentare.

Noi vogliamo ricordare Vittorio soprattutto nelle sue battaglie dentro l'Alfa, poi Fiat di Pomigliano degli "anni buoni" in cui la sua lotta coerente, di scontro aperto verso tutti i responsabili dell'attacco verso gli operai, la sua forza, determinazione, riconosciuta e seguita da tantissimi operai e operaie aveva permesso di conquistare dei risultati in fabbrica. Anche quando lo Slai cobas nazionale ha cambiato il suo Dna di sindacato di classe e di base con al centro le fabbriche e nelle mani degli operai, Vittorio ha mantenuto coerentemente la natura operaia dello Slai cobas di Pomigliano.

Poi vi è stato la situazione e il clima difficile nelle fabbriche che tuttora permane; in questi anni abbiamo anche polemizzato con Vittorio per una sua certa illusione giudiziaria. Ma anche in questo periodo non è mai venuto meno il rispetto reciproco e il riconoscimento, sia pur con differenti posizioni,  della sincerità con cui Vittorio, e Mara, facevano anche questa battaglia, pensando solo e soltanto agli operai e operaie.

Vittorio, come Mara, ci mancherà molto, anche la sua ironia e ottimismo, ma rimarrà sempre con noi.

Slai cobas per il sindacato di classe

coordinamento nazionale

pc 18 dicembre - Processo Askatasuna: 88 anni richiesti perché lottare é reato

 

Secondo il ragionamento che sottende la ricostruzione dell’accusa, espressa oggi attraverso la requisitoria della pm Manuela Pedrotta, la lotta sociale della città e della Valle sarebbe riconducibile a una totale strumentalizzazione da parte di un gruppo di persone che utilizzano i contesti sociali per i propri obiettivi criminali.

Basterebbe quindi secondo la pm riportare stralci di intercettazioni – completamente decontestualizzate – durate dalla fine del 2019 all’inizio del 2021 per ricostruire la storia di un pezzo di movimento di questo paese. Il tono denigratorio e dispregiativo é il filo conduttore delle numerose ore di requisitoria: come poter dare credibilità a un tale livello di becero disprezzo é la domanda che corre tra i visi dei presenti in aula. Oggi sono tante le persone che sono venute per dare sostegno agli imputati, in tutto 28 di cui 16 con l’accusa di associazione a delinquere.

Ciò che conta è che se questo processo si concluderà con una legittimazione di tale disegno potremo

pc 18 dicembre - Processo Askatasuna/No Tav - la Santa Inquisizione mentre processa, criminalizza pubblico e avvocati - massima denuncia e solidarietà

 info da stampa borghese

Processo Askatasuna, la requisitoria del pm: «Quei militanti sono professionisti della violenza». Chieste 26 condanne con pene da 1 a 7 anni

L'accusa è di associazione a delinquere per 20 esponenti del centro sociale. I difensori contro una telecamera in Aula: «Riprende gli attivisti tra il pubblico, non può». Quattro persone del pubblico allontanate per «dileggio del pm»

Dentro al centro sociale Askatasuna c’è «un’associazione per delinquere, che ha la finalità di commettere reati con l’uso della violenza, per contrastare i portatori di ideologie diverse o quelli che il sodalizio ritiene essere avversari», dice subito il pubblico ministero Manuela Pedrotta, in una requisitoria di oltre sette ore, alla fine della quale chiederà la condanna dei 26 imputati, per un totale di circa 88 anni di reclusione. Dai sette per Giorgio Rossetto, considerato il leader, a un anno, la pena più bassa. 

Le accuse vanno dall’associazione per delinquere appunto — a 16 persone — alla violenza aggravata a

pc 18 dicembre - Vittorio è vivo e lotta insieme a noi!

Lo Slai cobas, insieme ai suoi militanti,
annuncia una camera ardente per salutare Vittorio,
giovedì 19 dicembre dalle ore 9 : 00 alle 17 : 00
in via Nuova del Campo civico 51 (Doganella) Napoli


Comunicato stampa Pomigliano 17 dicembre 2024
Lutto nel sindacalismo di base e di classe, morto a Napoli Vittorio Granillo, cofondatore dello Slai Cobas insieme a Mara Malavenda e Antonio Tammaro.
Lutto nel sindacalismo di base e di classe per la morte del cofondatore dello Slai Cobas, il compagno Vittorio Granillo. Lo storico dirigente sindacale nei primi anni '90 aveva dato vita allo Slai Cobas insieme a Mara Malavenda, anche lei recentemente scomparsa, e Antonio Tammaro.
Lo Slai cobas con a capo Vittorio Granillo, all’epoca operaio dell’Alfa sud, fu tra i primi promotori di molteplici lotte operaie nello stabilimento automobilistico: parità di genere, lotta alla flessibilità ed a tutte le forme di precarietà, lotta alla privatizzazione della previdenza e della sanità pubblica.
A causa di quelle lotte fu più volte licenziato, per poi essere reintegrato a seguito delle lotte solidali dei compagni di lavoro.
Grazie a quelle lotte lo Slai cobas è riuscito a conquistare nelle aule giudiziarie, confermando in innumerevoli sentenze di Cassazione la nazionalità dell’azione sindacale (art. 28), senza dover sottostare agli effetti del famigerato accordo del 14 gennaio 2014.
I compagni Granillo e Malavenda, guidando i Cobas per l'autorganizzazione, si cimentarono pure sul terreno politico, affermando le ragioni del conflitto sociale anche nelle sedi istituzionali, con la significativa esperienza parlamentare di netta opposizione alle prime leggi di deregolamentazione del lavoro, a partire dal nefando pacchetto Treu.

pc 18 dicembre - Il governo colpisce le Ong e nasconde i naufraghi - un contributo

Verso i porti di sbarco vessatori, su rotte disumane, il governo colpisce le ONG e nasconde i naufraghi

di Fulvio Vassallo Paleologo da Adif

1. La chiusura della kermesse di Atreju è stata caratterizzata da un ulteriore violento attacco di Giorgia Meloni ai soccorsi umanitari, con un ministro dell’interno che è arrivato a sostenere che persino la missione Mare Nostrum della Marina militare, dopo le stragi di Lampedusa, ed a sud di Malta, del 3 e dell’11 ottobre 2013, avrebbe alimentato l’immigrazione irregolare. Questo attacco si è pure tradotto nelle norme dell’ultimo Decreto legge 145/2024, convertiro nella legge 187/2024, che tende a penalizzare ulteriormente i soccorsi umanitari, estendendo agli aerei del soccorso civile regole inapplicabili dall’ENAC, per limitarne il raggio di azione, e accelerando le procedure che possono portare alla confisca delle navi e degli aereomobili delle odiate ONG. Perchè di vero e proprio odio si deve parlare se si ascoltano le parole usate contro i soccorsi civili dalla maggioranza di governo e dai suoi esponenti di spicco, davanti al fallimento del modello Albania. Senza neppure un cenno alle vittime, se non per attaccare ancora le ONG, ritenute responsabili persino dei naufragi. Finora, nel 2024, risultano accertati oltre 1600 tra morti e dispersi. Negli ultimi giorni, sulla base delle segnalazioni di Alarme Phone, sembra che almeno 150/160 persone siano scomparse nelle acque internazionali del Mediterraneo centrale. Alla fine di agosto 2024 la stima (minima) dei rifugiati e migranti morti o dispersi nel Mediterraneo ha raggiunto le 1.342 unità, di cui 1.053 nel Mediterraneo centrale. Oggi il rischio di perdere la vita sulla rotta è pari a 1 caso ogni 40 arrivi (era stato di 1 ogni 63 nel 2023). Dunque non è del tutto vero che le misure adottate dal governo abbiano ridotto le vittime delle traversate, pure nel quadro generale di complessivo calo degli arrivi.

2. Quasi tutti i mezzi di informazione italiani hanno ignorato la più recente sequenza di naufragi e di soccorsi in extremis nel Mediterraneo centrale. Mentre i mezzi più piccoli del soccorso civile hanno potuto sbarcare i naufraghi a Lampedusa, anche se già si sta tentando di colpirli assegnando il porto di sbarco più lontano di Porto Empedocle, si è completata la strategia innescata dal Decreto legge Piantedosi del 2 gennaio 2023 (legge 15/2023) per fare fuori le navi umanitarie più grandi, costrette a raggiungere porti vessatori, perchè sempre più lontani, con a bordo qualche decina di persone, pur avendo la possibilità di soccorrerne centinaia. In queste condizioni, dopo una serie di fermi amministrativi e di porti vessatori, MSF ha anunciato il ritiro della Geo Barents dal Mediterraneo centrale, una “resa al governo Meloni”, per i giornali di destra. Mentre la Ocean Viking di SOS Mediterraneè che nello Ionio meridionale aveva effettuato un secondo soccorso assai complesso, in concorso e sotto coordinamento con la Guardia costiera italiana, riceveva l’indicazione di raggiungere il porto di sbarco di Ravenna. Una scelta della destinazione che, considerate le condizioni dei naufraghi e la durata del tragitto, ha deliberatamente esposto persone già duramente provate, ad un vero e proprio trattamento disumano, con particolare riguardo ai più vulnerabili, ai feriti ed ai minori.

Le circostanze dei soccorsi, prima a sud di Lampedusa, poi il secondo, nello Ionio meridionale, e le condizioni dei naufraghi, tra cui donne e bambini ancora a bordo di Ocean Viking, in giorni ormai invernali, caratterizzati da temperature rigide e mare agitato, fanno dunque definire non solo la destinazione assegnata di Ravenna come un porto “vessatorio”, ma la stessa rotta che la nave dovrà percorrere in almeno tre giorni di navigazione, come una “rotta disumana”, per le sofferenze alle quali andranno incontro i naufraghi. Che non hanno certo intrapreso la traversata per la presenza, ormai sporadica, di qualche nave delle ONG in acque internazionali a sud di Lampedusa, peraltro distante dalla rotta “turca”, ma che era una scelta obbligata al limite, ed oltre, della disperazione, a causa delle condizioni di crescente violenza e di abusi sistematici alle quali sono esposte tutte le persone migranti in transito non solo in Libia e in Tunisia, ma anche in altri paesi definiti come “sicuri”.

3. Adesso sembra che riprendano ad arrivare anche pescherecci partiti dalla Turchia, una rotta di fuga che impone lunghi gioni di navigazione che nei mesi invernali possono risultare letali per il rischio di ipotermia. Evidentemente gli eventi che si stanno verificando nel vicino oriente ed il ruolo che la Turchia sta giocando in Siria e in Libia, con movimenti forzati di migliaia di profughi, hanno riaperto una rotta che si riteneva chiusa. Mentre si segnalano partenze anche su un’altra rotta che si riteneva chiusa, quella dalla Cirenaica del generale Haftar, sempre più sotto l’influenza russa, dopo il rovesciamento di Assad in Siria. Ma di tutto questo in Italia non si deve parlare e tutto l’orrore dei naufragi, vere e proprie sparizioni forzate, viene coperto dalla propaganda contro i trafficanti. Che poi fanno fortuna proprio sul probizionismo delle migrazioni e sulla mancanza di canali legali di ingresso per i potenziali richiedenti asilo, costretti a pagare i trafficanti e sempre più esposti al rischio della vita.

Secondo quanto pubblicato da Sergio Scandura, corrispondente per il Mediterraneo di Radio Radicale, nella giornata di sabato 14 dicembre, 129 Naufraghi: di cui 43 le donne, una incinta, 43 i bambini, incluso un bimbo di mese, a bordo di un piccolo peschereccio di acciaio lungo circa 15 metri, partito dalla Turchia,venivano salvate a 76 miglia nautiche dalle coste calabresi. in condizioni di mare avverso, con una operazione di soccorso congiunta della ONG Ocean Viking e della Guardia Costiera italiana.

pc 18 dicembre - il processo infinito Eternit bis - I padroni assassini continuano a voler essere impuniti

Eternit Bis, la difesa: “Schmidheiny non voleva questo disastro”

Il legale dello svizzero, Guido Carlo Alleva, ha respinto così la richiesta di ergastolo della Procura. Si tornerà in aula a gennaio per le repliche

TORINO – La storia dell’amianto a Casale è stata una tragedia di proporzioni colossali, ma è stata “voluta” da Schmidheiny?

Perché poi la questione sta tutta lì, quando parliamo di dolo eventuale all’Eternit Bis. In aula, sia in primo grado che di fronte alla Corte d’Assise d’Appello di Torino dove attualmente è in corso il procedimento penale in cui lui, lo svizzero, è imputato per omicidio volontario di 392 vittime dell’amianto, si parla in questi termini del cosiddetto “elemento soggettivo”.

A sollevare il tema durante l’udienza di mercoledì scorso è stato il difensore Guido Carlo Alleva, proprio

pc 18 dicembre - Mangione e sanità - E' giusto ribellarsi in tutte le forme

Da qualche giorno negli USA si è sviluppato un vero e proprio movimento che segnala i peggiori CEO del paese, li espone al pubblico ludibrio, e li indica come obiettivi legittimi di attentati. Evidentemente nel sistema c’è qualcosa che viene percepito come leggermente ingiusto e disfunzionale al movimento di indignazione, però evidentemente manca ancora un tassello, perché come per ogni altro settore ad alto tasso di rendita parassitaria, in cima alla piramide non ci sono le assicurazioni o Big Pharma, o i proprietari delle grandi cliniche, ma sempre loro, le Big Three, che sono i principali azionisti di tutti i nodi della filiera: dalla case farmaceutiche, alle assicurazioni, alle società di credito che permettono di pagare le assicurazioni a chi non ha una lira, ai giganteschi studi legali che fanno causa contro le assicurazioni quando non pagano.

Un sistema intimamente malato, che Giorgia Meloni, di recente incoronata reginetta degli zerbini europei di Washington, tra tagli alla sanità e tappeti rossi per Larry Fink, sta facendo di tutto per importare anche in Italia.

Ne abbiamo parlato con Alessandro Volpi

martedì 17 dicembre 2024

pc 17 dicembre - Vittorio Granillo - una voce operaia e comunista contro il sistema Fiat/FCA/Stellantis

pc 17 dicembre - Ci è giunta pochi minuti fa la tristissima notizia della morte di Vittorio Granillo dirigente dello Slai cobas di Napoli/Pomigliano

 Napoli, è morto Vittorio Granillo fondatore e dirigente del sindacato operaio autorganizzato

Napoli, è morto Vittorio Granillo  fondatore e dirigente del sindacato operaio autorganizzato

Lo Slai Cobas sotto la sua guida e di Mara Malavenda ha conquistato importantissime vittorie contro Fiat e Stellantis

E’ morto Vittorio Granillo, i dirigente sindacale, fondatore insieme a Mara Malavenda nel 1992 dell’organizzazione sindacale indipendente Slai Cobas, prima forma di autorganizzazione operaia.

“Lo Slai Cobas, sotto la guida del compagno Vittorio Granillo e della compagna Mara Malavenda, ha conquistato importantissime vittorie, in molti casi contro “Fiat” e “Stellantis”, in oltre dieci sentenze di Cassazione sezione lavoro, autentiche smentite giuridiche alla dittatura padronal-confederale ed ha riaperto al riconoscimento giuridico dei diritti sindacali di ogni organizzazione dei lavoratori – spiega in una nota l’organizzazione sindacale di base – Lo Slai Cobas ha determinato con il proprio lavoro e battaglie, il principio fondante di ogni sindacato autentico dei lavoratori e delle lavoratrici, l’autorganizzazione”.

“La lotta della classe operaia in questi trentadue anni da che è avvenuto il crimine politico della concertazione e della limitazione dei diritti sindacali nel nostro Paese, è diventata una questione di una gravità politica senza precedenti nella Storia repubblicana – continua la nota dello Slai Cobas – E a dimostrarlo non sono solamente le cronache delle stragi sul lavoro e delle centinaia di migliaia di infortuni e malattie professionali che affliggono ogni anni i lavoratori e le lavoratrici, italiani/e ed immigrati/e, ma anche la continua ridefinizione complessiva filo-padronale da parte di parlamenti e governi corrotti dalle grandi firme del capitale nostrano delle regole del diritto del lavoro e dei contratti nazionali del lavoro firmati sempre ed esclusivamente dalle organizzazioni colluse e corrotte dal sistema capitalistico del profitto ad ogni costo e della flessibilità, a vantaggio quasi esclusivamente dei padroni, e la continua chiusura ed esternalizzazione delle attività produttìve. Prossimamente – conclude la nota – ci sarà occasione di approfondire e dare ricordo alle grandi conquiste cui Vittorio e Mara hanno dato il loro inestimabile contributo“

pc 17 dicembre - Info - Comunicati: Dei Giovani palestinesi sulla Siria - Della resistenza palestinese e libanese sulla Siria





pc 17 dicembre - L'imperialismo... di Lenin - nuova edizione ora disponibile - richiedi a pcro.red@gmail.com

pc 17 dicembre - Processo Ilva Taranto - un libro indispensabile - richiedere a slaicobasta@gmail.com

pc 17 dicembre - Gaza, le responsabilità italiane nel massacro: l’avvocato Gianluca Vitale e altri legali denunciano e fanno il punto sui processi in corso contro il governo

 

Nella battaglia contro il governo della fascista Meloni complice del genocidio in Palestina si inseriscono anche le attività di alcuni gruppi di avvocati che hanno presentato esposti e denunce vere e proprie come riporta un articolo del manifesto del 13 dicembre.

L’esposto “chiede un’indagine sulle responsabilità del governo italiano nel sostegno militare e politico al genocidio portato avanti da Israele nella striscia di Gaza”. Gli avvocati firmatari dell’esposto sono “l’ex magistrato e sindaco di Napoli Luigi de Magistris, Raffaele Cardin, professore di Diritto internazionale alla Sapienza di Roma, Giacinto Signori, ex presidente della Corte di cassazione e l’avvocato Gianluca Vitale.”

Quest’ultimo – continua il quotidiano – “è uno dei 4 legali che, insieme all’avvocato gazawi Salahaldin Abdalaty, in aprile hanno presentato al Tribunale di Roma un ricorso che cita in giudizio il governo italiano per «corresponsabilità civile» nelle «violazioni ai diritti umani commesse a Gaza dalle autorità israeliane».”

L’avvocato Vitale “racconta che il processo sta proseguendo con scarsi risultati. Ad oggi il procedimento va avanti con diverse sentenze che non danno in nessun modo ragione della denuncia di complicità mossa al governo italiano.”

“Simile ma diverso è invece l’iter che l’esposto, per il quale è stata convocata l’assemblea di ieri, sta seguendo. Le 29 pagine presentate da una squadra di avvocati, tra i quali ieri presenti vi erano Fabio

pc 17 dicembre - Libertà per Luigi Mangione - un contributo condivisibile

In vita di Luigi Mangione

di ALGAMICA – 14 Dicembre 2024

Per chi da sempre è impegnato idealmente in una lotta politica capita, un giorno sì e l’altro pure, commemorare morti sul lavoro oppure martiri che difendevano la causa degli oppressi e sfruttati, quando non addirittura giustiziati dalle forze di polizia di Stati democratici. Lo continueremo a fare con una certa sofferenza anche se lo abbiamo messo da sempre in conto.

   In queste scarne note invece vogliamo spendere qualche parola e richiamare l’attenzione su Luigi Mangione in vita che ha compiuto un gesto “eclatante” negli Usa, che ha buttato e continua a buttare scompiglio fra i ben pensanti. Il perché è presto detto: sta riscuotendo non solo comprensione, che sarebbe, per così dire, nell’ordine delle cose in modo particolare se parte in causa in modo diretto, ovvero parente di un malcapitato che ha dovuto subire un torto da parte dell’ucciso, in questo caso tal Brian Thompson Ceo della divisione assicurativa di United Healthcare. Ma non in questi termini stanno i fatti, perché Luigi Mangione  sta riscuotendo  uno sconfinato plauso, forse anche inaspettato in modo particolare sempre dai benpensanti, che pone più di un interrogativo, in modo particolare perché il “killer di New York”, come viene definito dalla grande stampa assoldata dai vari establishment, non è un clochard, un barbone, un nero, un alcolizzato in preda ai fumi dell’alcool, un terrorista islamico, uno jadista,  o qualcuno sotto cura di qualche centro di igiene mentale e via di questo passo. No, ma si tratta di un giovane bianco di 26 anni, bello, ricco, laureato niente di meno che in ingegneria elettronica, che ha frequentato scuole di altissimo prestigio e di una famiglia di alto rango. Non solo, ma – chiosano i pennivendoli –  « con un manifesto politico anticapitalista » dicono lor signori  « nel quale rivendica il suo atto violento scrivendo: “ Mi scuso per i traumi creati ma andava fatto, bisognava eliminare questo parassita” ».

   Lo scompiglio fra i ben pensanti non sta tanto nel gesto, figurarsi poi negli Usa dove si succedono

lunedì 16 dicembre 2024

pc 16 dicembre - Senza sosta i massacri dei palestinesi ad opera del regime genocida sionista

vedi video https://www.instagram.com/reel/DDnJP34prb9/?igsh=MXZxeHl3NnNvM2xvYg%3D%3D

Israele ha bruciato vivi gli sfollati e i corpi sono caduti dai piani superiori. Un terribile massacro provocato dal bombardamento di una scuola che ospitava sfollati all'interno della “zona umanitaria” in cui l'esercito ha chiesto alle famiglie di trasferirsi, nei pressi dell'ospedale Nasser a Khan Yunis. Le prime informazioni indicano 10 morti e come al solito la maggioranza sono bambini, mentre le squadre della protezione civile continuano a recuperare i corpi.

pc 16 dicembre - Appello dalle combattenti curde

pc 16 dicembre - Ricordando Walter Alasia e tanto altro - riceviamo e pubblichiamo

Senza Tregua

15 dicembre 1976, Walter Alasia.

16 dicembre 1976:il sindacato proclama uno sciopero di due ore per ricordare i due poliziotti e condannare il terrorismo. Il giorno seguente il Comitato operaio Magneti e il Collettivo Falck diffondono un volantino contrario alla proposta del sindacato, il Coordinamento operai comunisti Breda siderurgica, Fucine, Termomeccanica espone un cartello dal contenuto analogo nei reparti. L’invito di questi operai è di non partecipare allo sciopero sindacale, indicazione che seguono alcuni reparti della Magneti e della Breda. Nel volantino dei Comitati comunisti per il potere operaio si invitano gli operai a piangere i propri morti e non quelli degli altri e si indica che il vero terrorismo è «quello economico che fanno i padroni, è quello della stampa, è quello che 50 poliziotti armati di mitra hanno fatto a Sesto nelle vie della Rondinella ieri mattina alle 5 e 30 contro gli operai che andavano a lavorare».

17 dicembre 1976: si svolgono i funerali delle vittime, il sindacato partecipa a quello dei due poliziotti, mentre i Comitati operai decidono di andare a quello di Alasia: sono in 300 e portano una corona di fiori con scritto: A Walter gli operai comunisti rivoluzionari di Sesto.

«C’è nebbia, il comune rosso, di nascosto, anticipa le esequie di quasi un’ora. Nonostante questo 300 compagni riescono ad essere presenti, 80 sono della Marelli, c’è anche Lotta Continua di Sesto». Quando arriva il carro funebre, «i compagni della Magneti, che erano molti e noi della Breda ci siamo disposti su due ali: ognuno aveva il suo garofano rosso, i pugni si sono levati e si è intonato L’internazionale».

pc 16 dicembre - Crisi Stellantis, a Cassino il futuro scade tra 12 mesi: “Siamo diventati lavoratori a chiamata”

Le difficoltà del settore automotive non risparmiano lo storico stabilimento ex Fiat. Da 4500 a 2460 dipendenti in meno di cinque anni.

Roberto, Grazia, Luigi. Sono tre dei 2460 lavoratori dello stabilimento Stellantis di Cassino, in provincia di Frosinone, che al momento vedono il loro lavoro in bilico a causa della crisi del settore automobilistico. "Il contratto di solidarietà è stato prorogato fino al 25 aprile 2025. Dopodichè saranno terminati tutti gli ammortizzatori sociali" afferma Andrea Di Traglia, segretario generale Fiom-Cgil di Frosinone e Latina.

Grazia ha quarantacinque anni, lavora nello stabilimento di Cassino da quando ne ha venti. "Sono entrata che ero piccola. Avevo tanti sogni e la certezza di aver trovato un posto di lavoro sicuro. Oggi non è più così. Ci ritroviamo in una tempesta".

Roberto invece è lì da 31 anni, lavora nel reparto stampaggio lamiera. Ha iniziato quando la sede era di proprietà della Fiat, ora invece è del gruppo Stellantis: "Stiamo vivendo una situazione a dir poco

pc 16 dicembre - Il governo fascista della Meloni... una definizione giusta e corretta

 in occasione di una iniziativa a Monza - il SI COBAS la ha convocata con un volantino condivisibile 

In esso si usa la formulazione il governo fascista della Meloni..- in generale questa organizzazione sindacale e l'area politica di riferimento (TIR..) non usa questa formulazione, sbagliando a nostro giudizio - quando lo fa è giusto segnalarlo... nota di proletari comunisti

*****

Nell'ultimo anno abbiamo visto un aggravarsi sempre più drammatico delle guerre in corso, frutto di politiche iper liberiste che negli ultimi 30 anni hanno investito a livello globale ogni contesto.

La recente guerra tra NATO e Russia e il genocidio perpetrato dell'entità sionista contro il popolo palestinese risultano essere una vera e propria guerra alla classe degli sfruttati e dei lavoratori il cui risulta essere istaurato in un contesto in continuo e repentino peggioramento.

In Italia, in linea con un trend reazionario internazionale, il governo fascista della Meloni risponde ai bisogni collettivi con l’implementazione del contesto di economia di guerra invocando più sicurezza, repressione, accanendosi contro i migranti e i più poveri, tagliando il finanziamento a tutto ciò che è pubblico in favore di un escalation di spese militari senza fine e eliminando il diritto fondamentale al