lunedì 5 settembre 2011

pc 5 settembre - NEPAL: Combattere apertamente la tendenza alla controrivoluzione

Mentre il nuovo capo del governo del Nepal, membro del comitato centrale del Partito Comunista Unificato del Nepal (Maoista) Baburam Bhattarai, cerca nelle sue prime dichiarazioni di rasserenare i rappresentanti dell'espansionismo indiano, e Dahal rimanda indietro i capi militari, che erano arrivati a Kathmandu per una riunione urgente, agli acquartieramenti per tenere buoni i soldati dell'Esercito Popolare preoccupati della loro probabile imminente svendita, alcuni rappresentanti del Comitato centrale come il compagno Basanta dicono che siamo alla controrivoluzione e cominciano a fare un bilancio di questi ultimi anni che dia gli strumenti per la comprensione dell'attuale situazione e trovare una via d'uscita per riprenda il cammino della rivoluzione nepalese.

Riportiamo lo scritto di Basanta

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Basanta sulla lotta di linea in Nepal: Siamo "sulla soglia della contro-rivoluzione"

Basanta è membro del Comitato Centrale del PCNU (M), così come uno dei teorici più importanti del partito. Ha rilasciato questa dichiarazione dopo che Baburum Bhattarai, leader dell'ala più conservatrice del partito, è diventato primo ministro del Nepal. Esso descrive la storia recente della lotta di linea all'interno del partito, e sostiene che questa lotta ha raggiunto un momento cruciale e precario.

"Solo sconfiggendo questo tipo di pensiero contro-rivoluzionario e questa tendenza, che si nota in alcuni dei compagni del nostro partito, può essere difesa la rivoluzione, instaurata la repubblica popolare federale in Nepal e può essere aperta la porta della rivoluzione di nuova democrazia. Lottare per questo è il compito dei rivoluzionari in questo momento. "

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Dibattito all'interno dei maoisti - una lotta ideologica o di contrattazione di posti?

di Indra Mohan Sigdel 'Basanta'

Una seria lotta ideologica si sta verificando adesso nel nostro partito. Nel dire questo non si vuole dire che prima non c'è stata lotta ideologica nel nostro partito. C'è sempre in un partito; a volte è ampia e forte, a volte no. Inoltre, la lotta non sempre si centra su un solo tema, ma su temi diversi a seconda del tempo e del contesto. La lotta ideologica nel nostro partito si è manifestata adesso tra due linee, marxismo o riformismo, ed è incentrata sulle linee ideologiche, politiche e organizzative. È molto acuta e anche seria.

La lotta tra le due linee è la vita di un partito. È anche conosciuta per essere la forza motrice di un partito. La lotta è alla base dell'unità. Mao ha messo l'accento sulla trasformazione per una nuova unità che si pone su una nuova base. L'unità non si ottiene attraverso il compromesso, un più alto livello di unità non si realizza senza la trasformazione e non c'è trasformazione in mancanza di lotta. Per questo motivo, la lotta tra le due linee si dice che sia la forza motrice di un partito.

Dopo che siamo entrati nel processo di pace, la lotta tra le due linee che era emersa dalla riunione allargata del nostro partito a Balaju è andata avanti fino ad oggi. In sostanza, la lotta in corso è focalizzata su questioni ideologiche e politiche. Ma la sua espressione centrale si è manifestata in forme diverse a seconda del tempo e del contesto. Dall'incontro ampliato di Balaju e fino ad ora, la lotta tra le due linee nel nostro partito si è sviluppata attraverso diverse fasi, che possono essere menzionate in breve come segue.

In primo luogo, la fase della lotta contro lo stile di lavoro borghese. Una volta che il nostro partito è entrato in città dopo la firma del Comprehensive Peace Agreement [Accordo di Pace Comprensivo] lo stile di lavoro borghese ha iniziato a dominare nel partito. La maggior parte dei dirigenti e dei quadri ha dimenticato le proprie basi precedenti, la campagna povera, ma ha iniziato a godere di grandi alberghi, in nome della costruzione delle città come base dei rivoluzionari. La lotta, che è stata combattuta nel meeting allargato di Balaju contro il pericolo che il problema dello stile di lavoro di questo tipo potesse diventare causa di liquidazione della linea rivoluzionaria del partito e, infine della rivoluzione, meritano di essere menzionati qui. Ma, il documento adottato dalla riunione allargata di Balaju non è mai stato distribuito nel partito per essere studiato e messo in pratica. Come mai questo sia successo è un problema serio per un bilancio nei giorni a venire.

In secondo luogo, la fase della lotta interna per determinare la nuova tattica del partito. Conseguentemente alla prima riunione dell'Assemblea Costituente, che ha dichiarato il Nepal una Repubblica federale democratica, la tattica del partito adottata dalla riunione del comitato centrale a Chunwang era terminata. In tale situazione, il partito doveva adottare subito un'altra tattica, ma ciò non è accaduto. Il partito non ha avuto alcuna tattica per quasi tutto un periodo di un anno dopo la dichiarazione della repubblica democratica del Nepal. In una situazione in cui la vecchia tattica era finita e la nuova non era stata decisa era evidente che il Partito non avesse alcun piano per andare avanti se non trastullarsi nell'esercizio parlamentare. Era necessario in questa situazione portare la lotta ideologica in primo piano incentrandola su quella che doveva essere la tattica successiva. C'è stata una forte ed estesa lotta tra le due linee durante la Riunione di Kharipati tenutasi a novembre 2008. Infine, chiarendo che il Nepal era ancora un paese semi-feudale e semi-coloniale e la Repubblica federale democratica era un sistema politico reazionario, il Partito ha adottato una nuova tattica, quella della Repubblica Federale Popolare, per realizzare la rivoluzione di nuova democrazia. Questa tattica è ancora valida ed è in attesa della sua esecuzione.

In terzo luogo, la fase dello sviluppo dei piani per attuare la tattica di cui sopra. La Riunione di Kharipati è riuscita a costruire la nuova tattica del Partito, ma non è riuscita ancora una volta a presentare un piano concreto per attuarla. Il Partito non ha apportato alcun piano concreto fino a circa nove mesi dopo che il convegno si era concluso. Più tardi, nei tre lunghi mesi di riunione del comitato centrale nell'agosto 2009 si presero alcune decisioni importanti. Di queste decisioni quelle importanti erano, in primo luogo, l'insurrezione popolare è un must [dovere] per instaurare la Repubblica federale Popolare e secondo, i quattro preparativi e le quattro basi sono le premesse necessarie per fare dell'insurrezione popolare un successo. Queste decisioni, che sono state adottate attraverso un processo di intensa lotta ideologica e politica svolto lungo tutto il percorso dei tre mesi, sono molto importanti nella storia del nostro partito.

Quarto, la fase di attuazione del piano. Il Partito ha deciso di lanciare questo progetto in tre fasi, prima la protesta di massa il 6 aprile 2010, secondo la manifestazione del Primo Maggio e terzo lo sciopero a tempo indeterminato. Il 1° maggio 2010, il Partito dichiarava dallo stadio di Tundikhel, Kathmandu, che lo sciopero a tempo indeterminato sarebbe continuato fino all'insurrezione popolare attraverso cui il popolo nepalese diventava padrone del potere statale. Ciò ha diffuso un entusiasmo senza precedenti tra le masse. Ma è successa una cosa strana, prima che passassero due settimane dalla sua dichiarazione lo sciopero è stato improvvisamente fermato, ciò che non ha fatto altro che portare ad una completa demoralizzazione il popolo. Era stato deciso che fosse l'ultima ribellione prima che l'instaurazione della Repubblica federale Popolare venisse fondata nel Nepal. Ma è stato bloccato improvvisamente proprio nel bel mezzo. Il Partito deve ancora valutare a fondo i fattori oggettivi e soggettivi che hanno causato la fermata dello sciopero a tempo indeterminato.

Quinto, la fase della lotta ideologica a Palungtar. La lotta ideologica che aveva avuto inizio a Kharipati ha raggiunto il suo apice dopo che lo sciopero a tempo indeterminato è stato fermato nel maggio 2010. Tutti, dai nostri dirigenti ai quadri e alle masse nepalesi sono consapevoli dell'altezza del dibattito di Palungtar tenutosi nel novembre 2010. Ma, anche quella riunione non è riuscita a portare avanti un piano concreto e a sviluppare un metodo per affrontare i dissensi sulla base del centralismo democratico. Quello che ha fatto è stato di concludere l'incontro con una sintesi che non c'era alternativa alla trasformazione, all'unità e all'insurrezione popolare. L'incontro successivo doveva preparare l'agenda per i piani futuri. La gestione del dissenso all'interno del partito sulla base della procedura in cinque punti, ulteriori chiarimenti sulle quattro basi e i quattro preparativi e la formazione dell'ufficio per la mobilitazione dei volontari del popolo sono stati i temi importanti sui quali l'assemblea ha preso decisioni. Ciò ha diffuso entusiasmo tra le file del partito e le masse pure. Ma cosa strana, la leadership principale non metteva tanta enfasi sulla loro attuazione nella pratica.

In sesto luogo, la fase attuale, dopo l'inversione di marcia della leadership a Sukute. La lotta tra le due linee che è stata condotta a Kharipati ha preso una piega diversa dopo il suo arrivo alla riunione della commissione permanente a Sukute. Parlando esplicitamente, la contraddizione tra la riforma nell'essenza, e la rivoluzione nella forma, che esisteva nella nostra direzione del partito è stata risolta arrivando a Sukute. Perché la nostra leadership, che non vedeva altro che la possibilità dell'insurrezione fino a quattro giorni prima, ha iniziato a vedere contro-insurrezione dappertutto, laddove non c'era alcun cambiamento convincente della situazione oggettiva e soggettiva, dopo essere tornato dal suo tour a Singapore. È una domanda seria da riconsiderare.

I punti di cui sopra danno un assaggio generale di come si è sviluppata la lotta interna nel nostro partito e come sta avanzando. Nel lungo corso della lotta interna da Balaju e fino a prima di Sukute possiamo vedere un particolare tipo di situazione nel nostro partito. In questo lungo percorso, la leadership, in primo luogo, non ha in genere optato per fare riunioni, in secondo luogo, anche se la riunione veniva convocata sembrava riluttante a discutere o agire in modo rivoluzionario, ma a trattare delle cose da fare giorno per giorno, in terzo luogo, se venivano introdotti per qualche motivo discorsi rivoluzionari egli tendeva a prendere decisioni eclettiche su di essi, in quarto luogo, anche se venivano prese le decisioni rivoluzionarie non metteva l'accento sulla loro attuazione in pratica, ecc. Tutto questo processo portato avanti per anni ha creato una base oggettiva adatta al riformismo. E finalmente si è arrivati a una situazione tale che la rivoluzione era in fase di liquidazione, mentre la si esaltava. Non è che la leadership deliberatamente ha fatto tutte queste cose in modo pianificato. Ciò che è vero è che il problema ideologico della nostra leadership è la ragione principale che sta dietro al fatto che ciò è accaduto. È solo un caso dimostrato a Sukute che il risultato evidente dell'eclettismo in filosofia e del centrismo in politica è il riformismo.

Oltre alla lotta interna al partito centrata sulle questioni ideologiche e politiche di cui sopra, la lotta sta andando avanti anche sulla linea organizzativa nel nostro partito. Problemi organizzativi come il modo di gestire la libertà di espressione e di unità nell'azione, come sistematizzare la divisione del lavoro, come istituzionalizzare la decisione collettiva e la responsabilità individuale ovvero come rendere efficace il sistema del centralismo democratico nel partito sono i temi che si dibattono oggi. In particolare, nel contesto attuale in cui il centralismo sta andando verso la burocratizzazione e il totalitarismo, il dibattito ideologico che sta avvenendo nel nostro partito ora è quello di portare la leadership principale, da cima a fondo, in un sistema di comitato come espressione centralizzata delle collettività.

La lotta tra le due linee in corso si basa sull'obiettivo di ricomporre l'unità del marxismo-leninismo-maoismo nel nostro partito, sviluppando una corretta linea ideologica, politica e organizzativa, costruendo un partito disciplinato e raggiungere, dopo, la trasformazione e l'unità. Quanto più sana, paziente e ben gestita è la lotta di linea quanto più la possibilità di trasformazione rivoluzionaria dai capi ai quadri, e tanto più si apre la porta all'unità sui principi nel partito. Quanto più profonda e più ampia la lotta di linea che intraprendiamo tanto più possiamo mobilitare il popolo a favore della rivoluzione. È anche la lezione della Grande Rivoluzione Culturale Proletaria per noi. La pratica di confinare la lotta ideologica e politica all'interno di una piccola periferia della leadership centrale non è e non può essere in accordo con il marxismo.

Ma, ciò che sorprende è che alcuni dei compagni del nostro partito, che sostengono di essere vicini alla direzione, sembrano essere molto attivi ora a minimizzare l'importanza ideologica della lotta tra le due linee, confondono quadri onesti facendo progetti in un modo distorto per soddisfare la loro ambizione di destra in questo processo. Il modo di ragionare di quei compagni che concepiscono la lotta ideologica condotta dai rivoluzionari come un litigioso battibecco per arrivare alla poltrona mostra il loro fallimento ideologico. In cima a tutto questo ci sta da capire il fatto - non tenendo conto dei battibecchi da parte di quei compagni che lanciano messaggi affinché vengano riservati posti ministeriali ai loro parenti quando essi hanno terminato il mandato - al contrario, del perché quei compagni che hanno lottato per l'inclusione e la rappresentanza proporzionale nel governo, come previsto dalla costituzione provvisoria, hanno trasformato in lite per la poltrona tutto questo. Anche un profano lo capisce.

È chiaro che la rivoluzione di nuova democrazia in Nepal è ormai alle soglie della contro-rivoluzione. E si sta manifestando nel pericolo della resa dell'Esercito Popolare-PLA in nome dell'integrazione nell'esercito e nella elaborazione di un documento di compromesso con i capitalisti compradori, burocratici e la classe feudale in nome della costruzione del consenso. Ma ciò non significa non integrare l'esercito e non scrivere la costituzione. Integrazione dell'esercito e scrittura della costituzione fanno parte di una politica dichiarata dal nostro partito. Nessuno nel nostro partito si è in alcun modo opposto alla modalità di integrazione dell'esercito in linea con la politica di sicurezza nazionale, attribuzione dello status di combattente per mezzo di una integrazione a gruppo dell'Esercito Popolare ed elaborazione della costituzione popolare con un contenuto anti-feudale e anti-imperialista. Ma senza che siano soddisfatte queste condizioni, se l'integrazione dell'esercito viene svolta in modo capitolazionista e se viene adottato un documento di compromesso in nome dell'elaborazione della costituzione, allora si tratterà di una vera e propria contro-rivoluzione.

Il punto cruciale della lotta tra le due linee da Balaju ad oggi è incentrato sull'opportunità di porre l'accento sulla lotta soprattutto contro la borghesia compradora, che guida il potere reazionario dello stato in Nepal ora, per garantire la costituzione popolare voluta dall'Assemblea Costituente e realizzare l'integrazione dell'esercito nel rispetto delle politica nazionale di sicurezza o mettere l'accento sul compromesso con i reazionari che porta alla resa dell'Esercito Popolare in nome della pace e scrivere un pezzo di costituzione da status quo in nome del consenso. È chiaro che il primo apre la porta alla rivoluzione di nuova democrazia, instaurando la Repubblica Federale Popolare del Nepal, mentre il secondo spinge la rivoluzione di nuova democrazia lontano, istituzionalizzando la repubblica democratica borghese.

In questo modo, la lotta tra le due linee nel nostro partito è incentrata sull'opportunità di aprire la porta della rivoluzione di nuova democrazia, instaurando la Repubblica Federale Popolare del Nepal o spingere la rivoluzione di nuova democrazia lontano, istituzionalizzando la Repubblica democratica borghese. Non credo sia necessario spiegare quanto pesante e importante sia questa lotta in corso nel nostro partito. Ma alcuni minimizzano questa lotta ideologica condotta per difendere la rivoluzione dicendo che si tratta di un litigioso battibecco per i posti e i privilegi. È la chiara espressione del revisionismo di destra e serve la contro-rivoluzione. Solo sconfiggendo questo tipo di modo di pensare contro-rivoluzionario e questa tendenza, che si nota in alcuni dei compagni del nostro partito, la rivoluzione può essere difesa, la repubblica federale popolare essere instaurata in Nepal e la porta della rivoluzione di nuova democrazia essere aperta. Lottare per questo è il compito dei rivoluzionari in questo momento.

30 Agosto 2011

dal blog The Next Front

sabato 3 settembre 2011

pc 4 settembre - Cile, carabinieri torturatori



La violenza dello Stato è la risposta al poderoso movimento studentesco cileno, in prima fila nella lotta contro l'oppressione sociale delle vecchie classi, la scuola per i figli dei ricchi, lo sfruttamento, l'attacco ai salari, la repressione poliziesca. Il fascismo continua anche senza Pinochet, l'opposizione parlamentare, l'opportunismo del partito comunista revisionista e i sindacati collaborazionisti fanno il loro sporco lavoro di conciliatori degli interessi degli studenti, dei lavoratori e delle masse popolari con Stato e governo.
Anche qui, come a Londra, "ora ribellione, domani organizzata, proletaria, la rivoluzione!"



Cile, bufera sui carabineros: "Torturano gli studenti"
La denuncia dell'Istituto dei diritti umani, dopo l'omicidio del manifestante 14enne durante lo sciopero generale: "Vengono picchiati nei furgoni, bisogna cambiare la formazione delle forze dell'ordine". Confermate accuse contro il sottufficiale rimosso

di rassegna.it


I "carabineros" torturano gli attivisti del movimento studentesco cileno, mentre il governo Piñera effettua una "criminalizzazione verbale" della mobilitazione che investe il Cile da tre mesi. E' questa la denuncia che arriva oggi (1 settembre) dall'Istituto nazionale dei diritti umani. Dopo l'uccisione di un ragazzo di 14 anni in una manifestazione, con la rimozione di un carabiniere ritenuto responsabile, è intervenuta la direttire dell'Istituto, Lorena Fries.
La repressione maggiore si concentra all'interno dei furgoni della polizia, ha spiegato Fries, dove a suo giudizio vengono torturati i manifestanti fermati durante i cortei. Altrettanto grave è la criminalizzazione delle manifestazioni da parte dell'esecutivo cileno: "Per indicare i manifestanti, si parla di violenti e estremisti", ha detto la direttrice.
Secondo l'Istituto, è necessario intervenire sul curriculum di formazione dei 'carabineros', istituzione al centro delle polemiche dopo la morte dello studente Manuel Gutierrez, al termine dello sciopero generale di 48 ore convocato dalla Centrale unitaria dei lavoratori. "Spero che dopo la morte di Gutierrez si inizi ad incorporare la materia dei diritti umani nella formazione della polizia", ha suggerito l'Istituto.
Nel frattempo, si rafforza l'ipotesi del coinvolgimento dei "carabineros" nel decesso del manifestante colpito al petto da un proiettile. Secondo la testimonianza del sottufficiale, questo avrebbe "sparato due colpi in aria" per respingere un attacco, da parte di un gruppo di studenti. Il militare ha assicurato di non aver sparato ad altezza uomo, ma di aver esploso i colpi in aria, come forma di avvertimento.
Nelle ultime ore, però, gli inquirenti hanno confermato che a provocare la morte di Gutierrez è stato un proiettile sparato dalla mitraglietta Uzi 9 proprio del sottufficiale Miguel Millacura, da ieri agli arresti cautelari. Non basta per l'opposizione e il movimento studentesco, che continuano a chiedere le dimissioni del ministro dell'Interno, Rodrigo Hinzpeter. In generale, dopo gli scontri di questi giorni la popolarità del governo Pinera risulta essere ai minimi storici.

MONDO
Cile, la piazza contro il Governo

Non basta all'opinione pubblica cilena il "risarcimento" offerto dal governo di Sebastián Piñera per l'omicidio di Manuel Gutierrez. Non basta cioé il sacrificio di un generale pronto a essere dimesso per non aver accertato prontamente e chiarito la dinamica dell'omicidio del sedicenne a cui i carabineros cileni hanno sparato al petto mentre si trovava in piazza. La società civile, studenti e lavoratori, chiede le dimissioni del ministro dell'Interno cileno Rodrigo Hinzpeter. Gli inquirenti hanno infatti confermato che a provocare la morte del giovane è stato un proiettile sparato dalla mitraglietta Uzi 9 del sottufficiale dei carabineros Miguel Millacura, da ieri agli arresti cautelari. Intanto il governo ha annunciato l'allontanamento di altri quattro membri della polizia militare ed ha chiesto le dimissioni di uno dei vertici dei «carabineros» della Zona Metropolitana, Sergio Gajardo, che subito dopo la morte del ragazzo aveva escluso in modo assoluto il coinvolgimento del corpo nella vicenda e l'apertura di un'indagine interna. La presidentessa della Confederazione degli studenti, Camila Vallejo ha però affermato che non è «sufficiente» allontanare i poliziotti, sottolineando che «ci deve essere un'assunzione di responsabilità politica». «Hinzpeter - ha detto Vallejo - deve fare un passo indietro anche per la repressione, per alcuni casi di tortura e di abusi» commessi dalla polizia dall'inizio della mobilitazione degli studenti.

liberazione in data:31/08/2011

pc 3 settembre - NEPAL: LIBERTA' PER I COMPAGNI ARRESTATI, DICHIARAZIONE CONGIUNTA DI KIRAN E BADAL

Comunicato Stampa congiunto del compagno Kiran e del compagno Badal

Posted by admin il 3 SETTEMBRE 2011

Opponiamoci alla decisione di consegnare le chiavi!

Mettiamo in atto la decisione di una integrazione dell'esercito dignitosa!

L’improvvisa decisione presa alle 17:00 del 1° settembre di consegnare le chiavi dei container delle armi negli acquartieramenti al comitato speciale presso il Consiglio dei Ministri è contro l'accordo globale di pace, la Costituzione ad interim e le decisioni del comitato centrale del partito e del comitato permanente. Noi, pertanto, fortemente richiediamo ai settori interessati di abrogare immediatamente questa decisione.

Poiché c’è in gioco la responsabilità di concludere il processo di pace, noi ci siamo impegnati a realizzare la nostra parte di responsabilità in nome del nostro partito. L’integrazione dell’Esercito è un aspetto importante del Comprehensive Peace Agreement (CPA- Accordo di Pace Comprensivo). In relazione al compimento di questa responsabilità, il Comitato Centrale del Partito e la commissione permanente hanno adottato la politica di integrazione dell’Esercito Popolare di Liberazione (PLA), con le armi e in gruppo, anche se veniva creata una struttura mista sviluppando questa struttura come forza armata. Anche la questione riguardante la sua catena di comando è in discussione. La decisione del partito dice chiaramente che il compito dell’integrazione e del raggruppamento per la riabilitazione deve essere portato avanti solo dopo che la questione riguardante le modalità di integrazione è stata regolata. La consegna delle chiavi dei container con le armi è un passo verso il disarmo del PLA. L’'integrazione dell’esercito' è stata chiaramente inserita nell'accordo globale di pace e nella Costituzione provvisoria. Né il CPA né la Costituzione provvisoria riporta da nessuna parte il concetto di reclutamento individuale dei membri del PLA come cittadini civili disarmandoli. La consegna delle chiavi dei container con le armi è un processo di disarmo dei membri dell’Esercito Popolare-PLA. Non potremo mai essere d'accordo su questo tema sul terreno ideologico.

A questo proposito, il presidente del partito aveva portato avanti la proposta, nel corso della riunione della commissione permanente tenutasi pochi giorni fa, della consegna delle chiavi. Questa proposta era stata discussa a fondo e respinta all'unanimità dalla riunione della commissione permanente dato che ha raggiunto la conclusione che una tale proposta è contro il principio e lo spirito della Costituzione interinale e dell'accordo di pace globale. Dopo di che è stata adottata una proposta modificata eliminando e rimuovendo le parole e le frasi relative alla consegna delle chiavi. Ma il modo in cui la proposta relativa alla consegna delle chiavi dei container con le armi, che è stata respinta dal comitato permanente, è stata applicata attraverso il comitato speciale sotto il governo ha seriamente violato il minimo di onestà politica e morale. Anche nel modo in cui ha fatto questo passo e preso questa decisione, il compagno presidente non solo non si era consultato con i responsabili in sede del partito, ma non ha nemmeno informato il segretario generale 'Badal', che è il responsabile del Dipartimento Sicurezza del Partito. Perciò, la decisione è stata presa in modo misterioso.

Oltre a questo, il passo per disarmare i membri del PLA non è solo contro il Comprehensive Peace Agreement, la Costituzione provvisoria e la decisione del partito. Il disarmo dell'Esercito popolare di liberazione patriottico è anche non corretto nella prospettiva dell'indipendenza nazionale e questa è un'indicazione dell'atto di capitolazione nazionale.

Noi, dunque, umilmente invitiamo il governo e il presidente del partito ad annullare la decisione della consegna delle chiavi dei container con le armi e a mettere in atto il processo dignitoso di integrazione dell’esercito.

A questo proposito, esprimiamo la nostra gratitudine al popolo patriottico e rivoluzionario del Nepal, che ci ha dimostrato la propria solidarietà, protestando simbolicamente a livello nazionale nella forma del blocco dei trasporti e con fiaccolate. Facciamo anche un appello al distinto popolo a portare questo atto di solidarietà ad un livello maggiore. Per questa protesta a Biratnagar, più di 25 compagni tra cui il membro del Comitato a livello di Stato Kochila e il compagno co-responsabile del partito Hem Karki del distretto di Morang, il compagno Saugat, il compagno Sundas e il segretario distrettuale del partito compagno Kushal e i compagni Mahabir e Lochan sono stati arrestati. Analogamente, a Nuwakot, cinque compagni tra cui il compagno Laxmi Mudwari hanno riportato lesioni per una carica della polizia durante la fiaccolata. Noi condanniamo questo tipo di repressione e arresti perpetrati dal governo e richiediamo il rilascio immediato di tutti i compagni arrestati.

Mohan Baidhya 'Kiran'

Vice-presidente

UCPN (Maoista)

Ram Bahadur Thapa 'Badal'

Segretario Generale

UCPN (Maoista)

(2 settembre 2011)

Tratto dal sito http://thenextfront.com/

pc 3 settembre - NEPAL: L'ESERCITO POPOLARE NON DEVE CONSEGNARE LE ARMI

L’attuale dirigente del Partito Comunista Unificato del Nepal(Maoista), Dahal/Prachanda, ha deciso, sembra in seguito ad un accordo segreto preso il 25 agosto scorso con i partiti borghesi, di consegnare le chiavi dei container in cui sono state rinchiuse le armi dell’Esercito Popolare di Liberazione.

Il compagno Kiran, vicepresidente del Partito, si è opposto a questa decisione ed ha chiesto il ritiro immediato della decisione, sostenendo questa richiesta con il boicottaggio della sessione del Comitato Permanente del Partito e con diversi blocchi stradali in tutto il paese.

Riportiamo la dichiarazione di Kiran

Noi condanniamo la liquidazione dell'Esercito Popolare di Liberazione


Il nostro partito si è impegnato a portare i compiti di scrittura della costituzione e l'integrazione dell'esercito ad una conclusione significativa in conformità con lo spirito del Comprehensive Peace Agreement (CPA-Accordo di Pace Comprensivo). Abbiamo messo in chiaro che entrambe queste responsabilità devono essere realizzate contemporaneamente. Non ci può essere opinione differente circa il fatto che l'integrazione dell'esercito è una parte importante del processo di pace. È noto a tutti che abbiamo portato avanti la questione dell'integrazione dell'esercito con il consenso.

È anche chiaro che le riunioni del nostro partito tenute a vari livelli e in diverse occasioni hanno preso la decisione di integrare l'esercito in modo dignitoso. Nonostante la decisione formale del partito per concordare il raggruppamento dei membri dell’Esercito Popolare solo dopo aver risolto le questioni relative alla modalità previste dal pacchetto di integrazione e riabilitazione, la decisione improvvisa e a sorpresa di consegnare le chiavi dei container e le armi è contro la decisione della commissione permanente del partito e del comitato centrale. Questa decisione è uno stratagemma per sciogliere e liquidare l’Esercito di Liberazione del Popolo disarmandolo. Condanniamo con forza questo tipo di decisione e facciamo anche appello a tutti i diretti interessati e ai vari settori del popolo a porre fine immediatamente a questa decisione suicida.

Mohan Baidya 'Kiran'
Vice Presidente

Partito Comunista del Nepal Unificato (maoista)

giovedì 1 settembre 2011

pc 1 settembre - comunicato seminario proletari comunisti

comunicato
Si è tenuto un seminario nazionale di proletari comunisti su tutti i temi della situazione politica internazionale e nazionale e i compiti attuali dei comunisti sul piano ideologico-politico e organizzativo.
In questa occasione sono state ripianificate le pubblicazioni:
- il giornale di intervento politico 'proletari comunisti'
diventa un foglio a due pagine a uscita almeno mensile a partire da settembre
- la rivista marxista-leninista-maoista 'la nuova bandiera' tornerà a uscire nell'ultimo trimestre 2011
- la diffusione e circolazione della rivista internazionale 'maoistroad' sarà intensificata attraverso la propaganda e diffusione via web

Nel seminario è stata affrontata la situazione interna-esterna del nostro lavoro nella/per costruzione del partito comunista maoista sviluppando la lotta e la critica autocrica sul doppio versante:
-lotta contro l'opportunismo,l'economicismo,il localismo,lo spirito di piccolo gruppo presente in alcuni sedi e che va combattuto,debellato,superato per costruire i circoli e avanzare nella costruzione del P. su scala nazionale.
In questo quadro sono state accettate le dimissioni di tutti i compagni di torino provenienti dal Collettivo comunista piemontese,ed è stato considerato conclusa l'adesione del CCP a Proletari Comunisti
-per sconfingere il nemico principale a livello nazionale e internazionale, che sono l'opportunismo e il revisionismo, è necessario una lotta ideologica e una formazione
risoluta per battere 'l'estremismo' forma del rivoluzionarismo piccoloborghese.
A questo scopo sulla base di un opuscolo preparato dalla Direzione si è aperto
un intenso dibattito e lotta che tocca anche l'organizzazione giovanile Red Block

La ripresa del blog e dell'attività piena avvengono in questa prima decade di settembre su tutti i piani in cui siamo impegnati: in particolare nella lotta
contro la manovra finanziaria del governo, contro il fascismo padronale, la lotta per il lavoro,la lotta degli immigrati, la lotta contro la guerra e l'imperialismo e a fianco delle rivolta di londra, le rivolte arabe, le guerre popolari.

proletari comunisti
1 settembre 2011

sabato 27 agosto 2011

pc 27 agosto cronaca e commento alla manifestazione antirazzista di Bari

400 immigrati e compagni hanno sfilato giovedì 25 per le vie di Bari per la manifestazione in solidarietà con la lotta gli immigrati indetta dal coordinamento regionale antirazzista.

Dietro lo striscione di testa “liberté, basta razzismo e sfruttamento”, retto da immigrati dal cara di bari, hanno sfilato delegazioni da tutta la Puglia. particolarmente folta e combattiva quella da Lecce, in cui erano presenti decine di braccianti del campo di Boncuri, protagonisti della lotta delle settimane scorse, e di richiedenti asilo di Castiglione. La delegazione di proletari comunisti, che ha distribuito un volantone con gli articoli sulla rivolta del cara a Bari e la lotta dei braccianti immigrati di Nardò apparsi sul nostro blog, ha esposto al concentramento tre cartelli con le parole d’ordine “libertà per tutti gli arrestati” “permesso di soggiorno per tutti” “contratto e diritti per tutti”.

Durante il percorso ha preso la parola Ivan, portavoce dei braccianti Nardo e capo riconosciuto di quella lotta, costretto ad allontanarsi qualche giorno fa e tornato in Puglia per la manifestazione.

Ivan ha chiarito lucidamente e affermato con forza il carattere generale delle lotta contro il moderno schiavismo dei caporali nelle campagne pugliesi, le ragioni di unità con la lotta dei lavoratori italiani e con quella per il diritto vivere liberamente e dignitosamente in Italia da rivendicare per tutti quelli che v i si rifugiano. Ha anche citato le rivolte nel nord Africa come un esempio che dà fiducia.

Altri hanno preso la parola riprendendo il volantino degli organizzatori e mettendo in luce ancora le il carattere di universalità e unità della lotta contro razzismo e sfruttamento e per il diritto di asilo e soggiorno per chi fugge da guerre e miserie prodotti e imposti dallo stesso sistema, stato e governo che oggi attacca anche condizioni di vita e diritti dei proletari italiani.

Al termine del corteo davanti alla prefettura, una delegazione composta da rappresentanti dei braccianti di Nardò, di richiedenti asilo di Castiglione e del cara di Bari, e delle associazioni antirazziste è salita in per avere un incontro col prefetto.

Mentre l’attesa del ritorno della delegazione dall’incontro si prolungava, l’atmosfera nel piazzale antistante si è improvvisamente animata quando un gruppo di immigrati rimasti esclusi dalla delegazione hanno chiesto e di partecipare alla discussione e cercato di entrare, ottenendo in risposta il minaccioso serrare le file delle forze di polizia e la precipitoso chiusura del portone del palazzo.

Mentre la maggioranza dei manifestanti sono rimasti passivi e quasi imbarazzati, preoccupati più di non sottrarre legittimità alla delegazione e di non far “degenerare la manifestazione” che di contrastare il nemico sul campo e praticare l’autorganizzazione degli immigrati, il fermo e combattivo atteggiamento di pochi attivisti, in particolare di una compagna di Lecce e della nostra compagna di proletari comunisti, che non si sono lasciate intimidire e anzi hanno a lungo battagliato e alla fine messo a tacere le obiezioni dei funzionari di polizia, ha ottenuto che anche questi immigrati potessero entrare e assistere all’incontro.

Quando la delegazione è scesa, il commento di Ivan è stato: “come al solito ci siamo trovati di fronte gente che non vuole assumersi nessuna responsabilità e anche da questo incontro non esce niente se non la conferma della necessità che questa lotta deve continuare e noi la continueremo”. Enzo Pilò, a nome delle associazioni antirazziste, ha invece commentato positivamente: “se è vero che non otteniamo oggi un improbabile risultato concreto eclatante, è anche vero che è un fatto positivo essere stati ricevuti e aver potuto rappresentare l’urgenza di dare soluzione alla questione dei richiedenti asilo, sollecitando un provvedimento ad hoc, proposta di cui si è preso atto, con l’impegno a riportarla in sedi superiori”.

Un’assemblea conclusiva in piazza ha poi deciso di riconvocarsi in assemblea regionale ai primi di settembre per decidere quale continuità dare alla lotta, magari con iniziative già in in occasione del prossimo sciopero generale.

In sede di considerazioni finali, va detto che se da una parte, tenendo conto del periodo, la manifestazione ha avuto un risultato di partecipazione abbastanza soddisfacente, sia in termini di numeri che di rappresentatività, dall’altra sono emersi chiaramente alcuni lati deboli di linea e prospettiva. Debole è stata la difesa della rivolta esplosa nella stessa Bari ai primi del mese, che si è quasi cercato di ridurre alla giusta ma eccessiva esplosione di rabbia di gente esasperata, qualcosa da scusare invece che una lotta esemplare da difendere e sostenere. Del tutto assente è stata la denuncia del ruolo di forze di polizia e magistratura che, battute sul campo a Bari, puntano decisamente a prendersi la loro rappresaglia, criminalizzando gli immigrati e cercando anzi di allargare il cerchio di presunte “responsabilità” e dell’intimidazione giudiziaria. Troppo vago, infine, è stato l’impegno a proseguire la mobilitazione e darsi forme di coordinamento più strutturate, il tutto demandato a una futura assemblea.

francesco - proletari comunisti Taranto

27.8.2011

pc 27 agosto - TANTI IMMIGRATI ALLA MANIFESTAZIONE DI BARI



Il 25 Agosto, come compagni di Proletari comunisti abbiamo partecipato a Bari alla manifestazione indetta dal coordinamento antirazzista Pugliese .
Gli immigrati che lavorano come braccianti agricoli per alcune settimane a Nardò sono stati in lotta per vedere riconosciuto il loro diritto a un salario dignitoso, a condizioni di lavoro dignitose.
Vengono trattati come schiavi sfruttati dai padroni e dai loro mediatori “i caporali”, sono costretti a lavorare anche 15 ore al giorno senza tregua per un misero salario “2 euro all'ora”, costretti a vivere in accampamenti senza un tetto, senza servizi igienici adeguati, trattati come bestie perchè per i padroni sono solo manodopera a bassissimo costo da sfruttare .
Alla riuscita manifestazione di Bari, a cui hanno partecipato più di 400 persone, venute anche da Taranto, Lecce, erano parecchi i lavoratori immigrati e incazzati. In testa al corteo con i loro eloquenti striscioni hanno urlato la loro rabbia contro i padroni, e le onnipresenti forze repressive dello stato fascista poliziesco. Vi era una grossa delegazione formata da braccianti di Nardò e anche immigrati del C.A.R.A di Bari e di Castiglione, dove sono tenuti come prigionieri, i quali chiedono che sia riconosciuto il loro status di rifugiati politici e il permesso di soggiorno.
C'era anche Ivan lo studente che è nella lotta di Nardò è diventato il loro capo riconosciuto e che nonostante le ripetute minacce di morte dei caporali è sceso nuovamente in piazza.

Il corteo ha attraversato il centro di Bari, da p.zza Repubblica fino a p.zza della Libertà dove una delazione di antirazzisti e immigrati ha tenuto un incontro in Prefettura.
Da questo incontro non è uscita nessuna proposta concreta, solo come al solito vaghe promesse; cosicché si è deciso di organizzare una assemblea regionale per il 2 o 3 Settembre.
La rivolta di questi giorni è servita a far prendere coscienza a tutti i braccianti, che questo schiavismo deve cessare, perciò serve una lotta generale prolungata e coordinata a livello regionale fino all'ottenimento di risultati concreti.
Alla manifestazione di Bari si è toccato con mano la rabbia e la determinazione dei braccianti a continuare la lotta fino in fondo. E noi di proletari comunisti la appoggeremo senza riserve perchè la lotta per difendere il diritto al lavoro, il giusto salario, contro lo super sfruttamento dei padroni, per il permesso di soggiorno per tutti contro il governo fascista e razzista, per la liberazione di tutti gli immigrati arrestati per la giusta rivolta del Cara di Bari, è anche la nostra lotta.

Fiorella di Proletari comunisti – Taranto
27.8.11

venerdì 26 agosto 2011

pc 26 agosto - CHILE PARALIZADO POR LA HUELGA GENERAL.

in spagnolo in via di traduzione

correovermello-noticias.
Santiago de Chile. 24.08.11
La capital y la mayoría de la ciudades y poblaciones de Chile, han secundado el llamado a dos jornadas de Huelga General, convocado por la Central Unitaria de Trabajadores y ochenta organizaciones estudiantiles o gremiales, en protesta a las medidas económicas del gobierno reaccionario y en defensa de una enseñanza, publica, gratuita y de calidad.
Por cálculos realizados en el consumo de energía del país, se aprecia un descenso significativo del consumo, lo cual indica que el seguimiento del paro es masivo.
En Santiago y otras ciudades se han producido duros enfrentamientos entre manifestantes y fuerzas represivas del cuerpo de Carabineros que han usado camiones con cañones de agua para dispersar las mismas.
Se reportan unos 400 detenidos y 8 carabineros heridos de diversa consideración.
La prensa burguesa, desquiciada, afirma que se han producido escenas de saqueo en algunos barrios de la capital y otras localidades del país, así como intentos de asalto a comisarias policiales.
La realidad de la gran lucha que llevan adelante las masas populares en Chile, es que esta haciendo temblar a una oligarquía, enriquecida durante la genocida dictadura militar y que ahora no encuentra una salida a la crisis generada hace ya tres meses por el movimiento estudiantil.

¡ Adelante la lucha obrera y estudiantil !

pc 26 agosto - comunicato stampa del Partito Comunista dell'India - maoista

in spagnolo in via di traduzione


Comunicado de Prensa
10 de junio de 2011


¡EL GOBIERNO FASCISTA DE RAMAN SINGH Y SU BRUTAL REPRESIÓN SON LOS RESPONSABLES DE LOS RECIENTES CONTRAATAQUES DEL EGLP!


¡DETENER LA OPERACIÓN GREEN HUNT DE INMEDIATO ! ¡HACER FRENTE AL DESPLIEGUE DEL EJÉRCITO EN BASTAR! ¡OPONERSE AL PROYECTO DE CONFISCACIÓN MASIVA DE TIERRAS PARA LAS ESCUELAS DE FORMACIÓN DEL EJÉRCITO!

Las continuas contraofensivas tácticas llevadas a cabo por el EGLP [Ejército Guerrillero de Liberación Popular], en especial desde el mes de mayo en Dandakaranya, han significado una serie de golpes a las clases dominantes y explotadoras. Los representantes de las grandes empresas de comunicación, a coro, han puesto el grito en el cielo diciendo que “los ataques de los maoístas han aumentado repentinamente” y expresando su “¡preocupación!”. Prakash Singh, Arnab Goswami, Shekhar Gupta, Chandan Mitra, PV Ramana y el resto de la insolvencia intelectual india se dedican a dar voces por los canales de televisión. Alguno afirma que el gobierno carece de una política eficaz para hacer frente a los maoístas, otro que al gobierno le falta voluntad. Pero, naturalmente, ninguno de ellos está dispuesto a aceptar que estas contraofensivas son el resultado lógico de las políticas represivas del gobierno.

Y del otro lado, ¿qué ocurre?... Pues que el pueblo de Dandakaranya celebra estas contraofensivas del EGLP. Muy especialmente aquellos a quienes les quemaron la casa, aquellos cuyos familiares fueron asesinados, aquellos a los que les robaron todo, aquellos cuyas madres y hermanas fueron vejadas, cuyos hijos fueron víctimas de la brutalidad policial, aquellos que tienen seres queridos pudriéndose en prisión, en especial tras estos dos años de Operación Green Hunt... Todos ellos han expresado su alegría por estos contraataques.

En la noche del 17 de mayo pasado, en el distrito de Dantewada, una de nuestras brigadas hizo estallar una mina terrestre al paso de un vehículo de las Fuerzas de Policía de la Reserva Central [CRPF, en sus siglas en inglés] cerca de Borgudem. Siete mercenarios fueron aniquilado y uno herido en la explosión.

El 19 de mayo, nuestro EGLP realizó una heroica emboscada cerca de la aldea de Nargonda en el distrito de Gadchiroli (Maharashtra). Chinna Venta, una asesino despiadado, jefe del comando C-60, fue aniquilado y otras dos personas resultaron heridas en ese incidente. En esta emboscada dos de nuestros valientes camaradas entregaron su vida. El mismo día, 3 mercenarios más fueron aniquilados por el EGLP cerca de la aldea de Tadigaon en el mismo distrito. Chinna Venta era sinónimo de terror: no quedaba en el distrito de Gadchiroli aldea o familia que no hubiera sido víctima de su tiranía. Actos atroces como palizas, agresiones sexuales contra mujeres, falsos enfrentamientos, robos y sobornos eran su rutina diaria. Una vez se difundió la noticia de la ejecución de Chinna, se instaló un ambiente festivo en todo el distrito.

El 23 de mayo, 44º aniversario del Gran Levantamiento de Naxalbari, en el distrito de Raipur (distrito policial de Gariaband), nuestro EGLP emboscó heroicamente a un destacamento de la policía en la frontera de Odisha, aniquilando a 9 policías, entre ellos el superintendente adjunto de policía Rajesh Pawar. El superintendente adjunto ejecutado tenía la costumbre de sobornar y chantajear a jóvenes de las zonas tribales para convertirlos en chivatos: ésa era su fuente de información; información con la que poder organizar ataques dañinos para el movimiento revolucionario. El pueblo no perdonará jamás a quienes atacan y conspiran contra el movimiento que defiende la justicia.

Ayer, 9 de junio, a las siete de la mañana, los combatientes rojos del EGLP tendieron una emboscada a una patrulla de la policía cerca del campamento que la CAF [Fuerza Armada de Chhattisgarh] tiene en la aldea de Jharaghati en el distrito de Narayanpur: cinco mercenarios fueron aniquilados. Se les incautaron dos armas de tecnología avanzada. Cabe señalar que este campamento se acababa de levantar con ocasión de la Fase 2 de la Operación Green Hunt. Anoche, en la zona de Katekalyan en el distrito de Dantewada, nuestros soldados rojos del EGLP volaron un MPV [Siglas inglesas de “vehículo blindado antiminas”]. Fueron aniquilados un total de 10 policías, de los que 7 eran miembros del SPO [“Fuerzas Especiales de Policía”, en sus siglas en inglés]. Otros tres resultaron heridos. También se confiscaron armas.

También en los últimos días en Chhindgarh, Tongpal, Bande, Gudse y en otros lugares el EGLP ha llevado a cabo acciones de pequeña y mediana escala en las que han sido aniquilados algunos miembros destacados del SPO y policías.

¿Por qué tienen lugar estas contraofensivas?

De hecho, la camarilla de Sonia-Manmohan Singh-Chidambaram y gobernantes al servicio de la explotación como Raman Singh o Shekhar Dutt, que están librando una guerra injusta – la Operación Green Hunt, cuya segunda fase se acaba de anunciar- contra el pueblo del país, son los auténticos responsables de estos ataques. Además de esto, por toda la región de Bastar, las atrocidades y la represión brutal de la policía, los paramilitares, la STF [“Fuerza de Operaciones Especiales”, en sus siglas en inglés], los comandos COBRA y Koya y el SPO han aumentado enormemente. La campaña de terror desatada en cuatro aldeas de la zona de Chintalnar –Morpalli, Timmapuram, Pulanpad y Tadimetla- por las fuerzas armadas gubernamentales es un ejemplo reciente de ello. En los actos de barbarie que llevaron a cabo entre el 11 y el 16 de marzo pasado cerca de 300 casas fueron quemadas; tres aldeanos fueron asesinados; seis mujeres fueron violadas; dos personas permanecen desaparecidas; miles de quintales de cereal fueron quemados por las llamadas fuerzas de seguridad. Es imposible determinar el auténtico alcance de estas destrucciones.

En el distrito de Narayanpur, el pasado 19 de abril, en la aldea Chinari, un chico de catorce años llamado Rajnu Salam fue secuestrado y muerto a tiros por las fuerzas de policía y de los paramilitares, que pretendieron hacer pasar los hechos por un enfrentamiento. Antes de esto, el 23 de marzo, en el mismo distrito, después de un enfrentamiento que tuvo lugar en la aldea de Kullenar, dos camaradas del EGLP, Ramesh y Prabhakar, fueron capturados vivos y aseinados tras sufrir brutales torturas. En las aldeas de Bellamnendra y Vimlaguda, en el sur de Bastar, las fuerzas del gobierno han provocado estragos por doquier. En esta vasta región de Dandakaranya, que se extiende desde los distritos de Rajnandgaon y Kanker en el norte hasta el distrito de Dantewada en el extremo sur, cientos de adivasis han sido arrestados y torturados. Se consumen en las cárceles imputados en casos falsos. Por decirlo en pocas palabras, en Dandakaranya, las fuerzas armadas gubernamentales han proseguido sin descanso su campaña represiva y de terror. Los últimos contraataques se deben analizar en este contexto.

De hecho, el único objetivo de la Operación Green Hunt que se desarrolla en muchas partes del país, en especial en las zonas tribales, es acabar con el movimiento maoísta y convertir estas zonas en cotos de los saqueadores: los capitalistas compradores y las grandes empresas multinacionales. Sobre todo en las zonas boscosas de Jharkhand, Bihar, Chhattisgarh, Odisha, Andhra Pradesh y Bengala Occidental, los gobiernos han firmado cientos de memorandos de entendimiento con grandes empresas. Recientemente, el gobierno ha anunciado la privatización de las minas de Raoghat e invitado a las empresas extranjeras a saquear las abundantes reservas de mineral de hierro. Como el movimiento maoísta es el mayor obstáculo en su camino, hacen esta guerra para acabar con él. Ahora se acaba de iniciar también el proceso de despliegue del ejército. Aunque el ejército se haya instalado so capa de unos “ejercicios”, hasta los colegiales saben que se trata de un proyecto urdido para aplastar los justos movimientos de masas.

Por un lado, el gobierno del BJP [Bharatiya Janata Party (Partido Popular Indio), en hindi] de Raman Singh en Chhattisgarh está completamente volcado en la represión a gran escala del pueblo en lucha; por otro, se dedica a reprimir a todos los que alzan su voz para protestar por ello. El activista por los derechos humanos, Dr. Binayak Sen, fue detenido bajo la acusación de traición y condenado a cadena perpetua sólo por hablar alto y claro contra las atrocidades de las fuerzas gubernamentales y el terror de los Salwa Judum. La “Vanavasi Chetana Ashram” [Asociación para el desarrollo con implantación en Dantewada] de Himanshu Kumar fue liquidada por los mismos motivos: el gobierno de Raman no sólo le ha expulsado de Bastar sino también de Chhattisgarh. A todos y cada uno de los grupos que han acudido a investigar las matanzas de adivasis cometidas en el curso de la Operación Green Hunt no se les ha permitido el acceso a Bastar. Un grupo de mujeres, incluso, fue hostigado y obligado a abandonar la región de Bastar. Recientemente, Swami Agnivesh también fue golpeado y obligado a dejar Bastar cuando trataba de llegar a la zona de Chintalnar para entrevistarse con las víctimas del terror de estado. El ministro del Interior de Chhattisgarh, Nankiram, anunció con total desvergüenza que su gobierno sólo impedirá el acceso a la PUCL [“People’s Union for Civil Liberties”, la mayor y más antigua organización por los derechos civiles de la India] y que incluso a Swami Agnivesh se le prohibirá la entrada en la región de Bastar. Para comprender la naturaleza del gobierno policiaco y fascistoide de Chhattisgarh, el ejemplo de Kalluri, el famoso ex-SSP [“Senior Superintendent of Police”, en sus siglas en inglés] de Dantewada será más que suficiente. En una conferencia de prensa, Kalluri reconoció abiertamente la concesión de una recompensa de 100.000 rupias en metálico a un jefe de los comandos Koya por haber matado a un aldeano so pretexto de que era maoísta. Y sorprendió a todos diciendo que seguiría ofreciendo recompensas en efectivo por cada maoísta muerto. También prometió ¡que no tomaría sal con las comidas hasta que hubieran muerto al menos 12 maoístas!

¡Lo que diga la policía es aquí la ley! ¡Lo que digan el ministro del Interior o el ministro principal es la Constitución de Chhattisgarh! La “democracia” ha quedado reducida aquí a una broma indecente. Leyes como la PESA [“Panchayat Extension to Scheduled Areas”, en inglés], la 5ª Lista [de la Constitución india], etc. se han convertido en una burla. En estas circunstancias, el pueblo no tiene otra opción que resistir en defensa propia.

Hacemos un llamamiento a la policía, a las fuerzas paramilitares y a los miembros del SPO para deciros que no sois nuestros enemigos. Esta batalla no se dirige contra vosotros. Las clases dominantes explotadoras os han lanzado a esta guerra injusta contra el pueblo. Por lo tanto, no participéis en operaciones contra el pueblo ni cometáis actos de terror contra él. Identificad a los verdaderos enemigos del país: los corruptos, los ladrones, gángsters y miembros de la gran burguesía compradora que gobiernan nuestro país en nombre de la democracia.

El Comité Especial de Zona de Dandakaranya del Partido Comunista de la India (Maoísta) hace un llamamiento a todos los trabajadores y demócratas del país para que exijan:

¡Detener de inmediato la Operación Green Hunt!
¡Oponerse al despliegue del ejército en la región de Bastar así como al proyecto de adquisición de 750 kilómetros cuadrados de tierras para entrenamientos del ejército!
¡Exigir la imposición de sanciones rigurosas contra todos los altos funcionarios de la policía, incluyendo al SSP Kalluri, al inspector general Langkumer y al director general de la policía Viswaranjan, así como contra los miembros de los comandos COBRA y Koya implicados en las atrocidades y actos de terror cometidos contra el pueblo de la zona de Chintalnar!
¡Exigir la liberación incondicional de todos los adivasis encarcelados!

Gudsa Usendi
Portavoz
Comité Especial de Zona de Dandakaranya
PCI (Maoísta)

tratto dal blog odiodeclase

martedì 23 agosto 2011

pc 23 agosto - Libia.. un regime neocoloniale asservito all'imperialismo in Libia

L'IMPERIALISMO USA-FRANCIA-GB-ITALIA con lo strumento della NATO ha definitivamente messo le mani sulla Libia.
Un governo neo-coloniale ad essi asservito sostituisce il regime di Gheddafi, che pure negli ultimi anni aveva comunque garantito gli interessi dell'imperialismo.
Le rivolte arabe, compreso le masse libiche sollevatesi contro Gheddafi, hanno oggi un nemico in più, che peraltro può fare dell'esempio libico una strada da seguire contro regimi ad essi scomodi - Siria in particolare - messi in crisi dalle rivolte popolari.
I punti per tutti, e in particolare nei paesi imperialisti occupanti, restano denuncia e lotta contro l'imperialismo, e il proprio in particolare; sostegno alle rivolte popolari del mondo arabo per l'istaurazione di repubbliche di nuova democrazia antimparialiste in marcia verso il socialismo.
I due aspetti vanno insieme.

proletari comunisti
23 agosto 2011

lunedì 22 agosto 2011

pc 22 agosto - proletari comunisti - blog quotidiano - ritorna a settembre

comunicato
Proletari comunisti - quotidiano comunista online - riprenderà le pubblicazioni complete e sistematiche nella prima decade di settembre.
A fine mese si tiene un seminario nazionale su tutti i temi della situazione politica internazionale e nazionale e i compiti attuali dei comunisti sul piano ideologico- politico e organizzativo.
In questa occasione saranno ripianificate le pubblicazioni:
- il giornale di intervento politico 'proletari comunisti'
- la rivista marxista-leninista-maoista 'la nuova bandiera'
- i fogli degli/per organismi di massa
- la diffusione e circolazione della rivista internazionale 'maoistroad'.
Nel seminario sarà affrontata la situazione interna-esterna dei comunisti
nella/per costruzione del partito comunista maoista all'insegna di due questioni:
-lotta contro l'opportunismo,l'economicismo,il localismo,lo spirito di piccolo gruppo presente in alcuni sedi e che va combattuto,debellato,superato per costruire i circoli e avanzare nella costruzione del P. su scala nazionale
-per sconfingere il nemico principale a livello nazionale e internazionale, che sono l'opportunismo e il revisionismo, è necessario una lotta ideologica e una formazione
risoluta per battere 'l'estremismo' forma del rivoluzionarismo piccoloborghese.

La ripresa del blog e dell'attività piena avverranno nella prima decade di settembre
ma naturalmente su tutti i piani siamo già impegnati: in particolare nella lotta
contro la manovra finanziaria del governo, contro il fascismo padronale, la lotta per il lavoro,la lotta degli immigrati, la lotta contro la guerra e l'imperialismo e a fianco delle rivolta di londra, le rivolte arabe, le guerre popolari.

proletari comunisti
22 agosto 2011

venerdì 19 agosto 2011

pc 19 agosto - caccia ai no tav

1
NO TAV: atto intimidatorio ai danni di due militanti non tav da parte dell forSe dell'ordine
Submitted by anonimo on Fri, 19/08/2011 - 00:55 Altre cittàitaliaNO TAVrepost da altri mediarepressione
Il presidio di Torino in piazza Castello davanti al palazzo della regione è proseguito anche oggi pomeriggio. A partire dalle 17 alcune decine di manifestanti NO TAV sia della Val di Susa che di Torino, hanno montato alcuni pannelli con foto e schede che descrivevano quanto sta succedendo in valle, in particolare alla Maddalena da ormai un mese e mezzo. In città molte persone sono ancora via per le ferie e piazza Castello non è gremita come al solito. Però le persone che si sono fermate a guardare i tabelloni e a chiedere non sono state poche. Molti hanno osservato che ciò che si legge sui giornali e si sente in televisione riporta versioni ben diverse. Dopo un po’ un gruppo di pochi manifestanti si è recato in

via Roma e sono entrati dentro a una grossa libreria in quel momento abbastanza affollata. Hanno cominciato a fare volantinaggio e a spiegare alle persone che domandavano quale fosse la reale vicenda di questi mesi. Alcuni uomini della

Digos, che avevano seguito il gruppo appena si era mosso da Piazza Castello, passati pochi minuti, dopo aver parlato con la proprietaria del locale, sono intervenuti per allontanare i NO TAV. Motivazione: si trattava di un locale

commerciale privato e i proprietari non gradivano la loro presenza. Sono stati accompagnati fisicamente all’uscita ma non ci sono stati spintoni. Tornati in Piazza Castello hanno continuato insieme agli altri l’attività di presidio. Verso le 20.45 Simonetta Zandiri e Daniela, due attiviste che erano lì presenti, decidono di andar via. Appena arrivate a piedi

all’imbocco di via Po vengono avvicinate da una Fiat Punto scura. Dall’auto scendono due uomini in borghese sui trent’anni di età. Chiedono i documenti senza fare troppi preamboli. Simonetta e Daniela rispondono che i due uomini,

se sono poliziotti, devono farsi identificare prima di chiedere documenti. Gli uomini insistono ma le donne non desistono. Ad un certo punto fanno vedere rapidamente la medaglietta con scritto Polizia e il numero identificativo. Ma col chiaro

intento di non far capire più di tanto, infatti il gesto è fulmineo. A loro volta le donne fanno vedere un documento altrettanto rapidamente e dicono che se le cose stanno così se ne vanno. Gli uomini insistono ma alla fine Simonetta e Daniela si allontanano. Gli uomini allora, uno a piedi e l’altro sulla Punto le seguono.

Le donne si lamentano ad alta voce, tanto che ad un certo punto alcuni passanti chiedono se gli uomini le stanno molestando ed hanno bisogno di una mano. Simonetta arriva alla sua macchina, fa per entrare ma viene trattenuta da uno dei due uomini che con la mano e con forza tiene aperta la portiera. La situazione diventa a quel punto particolarmente tesa e l’uomo fa una telefonata col suo cellulare. Di lì a poco arriva una volante della Polizia. Scendono due agenti che domandano in via definitiva i documenti alle donne, chiarendo che se non lo avessero fatto sarebbero state portate in questura per accertamenti. Simonetta e Daniela alla fine mostrano i loro documenti. Chiedono quale sia il motivo del controllo. Gli agenti rispondono che loro due sono manifestanti implicate in una vicenda politica dove in questo

momento c’è molta tensione. Come tali la Polizia deve fare un’identificazione personale che in caso di filmati e accadimenti gravi può tornare utile. Alla fine Simonetta e Daniela vengono lasciate in pace e possono tornare a casa.

A SARA' DURA
.

2
NO TAV: gli sbirri non sanno più a che attaccarsi per cercare di intimorire il movimento. Avigliana 50 denunce per blocco tgv
Submitted by anonimo on Fri, 19/08/2011 - 00:46 Altre cittàapprofondimenti/analisiitaliaNO TAVrepressione
la longa manus militare protrettrice degli interessi economici delle cricche del cemento e dei subappalti mafiosi, non sa più a che santo appellarsi per cercare di incutere timore e rispetto al movimento NO TAV. inutilmente, per altro.

è di oggi la notizia di una 50ina di denunce per "AVER SUPERATO LA LINEA GIALLA" sulle banchine della stazione di Avigliana.

non fosse la solita repressione degli ultimi ubbedienti ai loro padroni, ci sarebbe anche da ridere.

quel giornalaccio caccia balle e copia veline di Repubblica, la Racconta così:

"Scatteranno 50 denunce per il blocco del Tgv ieri sera alla stazione di Avigliana. La Digos ha visionato le immagini e identificato 50 esponenti del movimento No Tav che saranno deferiti all'autorità giudiziaria con l'accusa di interruzione di pubblico servizio. Secondo quanto riferito dalla Questura al blocco di ieri sera hanno partecipato circa 300 manifestanti.

Tra di loro anche una settantina di esponenti dell'area anarco-insurrezionista non solo torinese. Alcuni di loro infatti arrivavano da altre province. Il treno, con a bordo 284 passeggeri, è stato prima rallentato alla stazione di Bussoleno e poi fermato all'ingresso di quella di Avigliana a causa della presenza di alcuni manifestanti che avevano superato la linea gialla "togliendo, spiega la Questura, le condizioni di sicurezza per il passaggio del convoglio".
LINK: http://torino.repubblica.it/cronaca/2011/08/18/news/denunciati_50_no_tav...

molto interessante (oltre ai video direttamente girati dai no tav [ http://www.youtube.com/watch?v=O6y3uPvu_k0&feature=player_embedded ] che dimostrano come nessuna persona abbia occupato i binari...come invece i pennivendoli di Repubblica avevano FALSAMENTE scritto ieri ) è la stessa foto che accompagna l'articolo: in essa infatti si vede un folto gruppo di famigliole manifestanti, ordinatamente e educatamente schierati con le loro bandiere in mano, proprio sulle banchine della stazione.

ricordiamo che le banchine, sono esattamente il luogo preposto ove i pedoni debbono stazionare ai binari dei treni.

Nessuna denuncia fermerà il movimento NO TAV
la VALLE RESISTE E NON HA PAURA!

NO TAV = NO MAFIA


mercoledì 17 agosto 2011

pc 17 agosto - ondata di massicci arresti a New Delhi

Inde : 1300 arrestations à New Delhi
Depuis plusieurs mois, des militants utilisent la grève de la faim comme moyen de pression à l’encontre des politiques gouvernementales, et notamment la corruption qui sévi en Inde. C’est contre un projet de loi en cours d’examen que le militant Anna Hazare avait annoncé le début de sa grève pour ce mardi. Mais ce matin, il a été arrêté chez lui par des policiers en civil, emmené dans une voiture banalisée et placé en détention provisoire. La nouvelle s’est immédiatement propagée à travers le pays et partout, les gens sont descendus dans la rue pour exiger sa libération. A New Delhi, les autorités ont procédés à plus de 1300 interpellations sous prétexte que les manifestants ne respectaient pas les consignes de la police. En effet, entre autre condition, les autorités n’autorisent aucun rassemblement de plus de 500 personnes. Selon certaines sources, il semblerait qu’Hazare ait entamé sa grève en détention.

martedì 16 agosto 2011

pc 16 agosto - un articolo della rivista marxista-leninista-maoista 'La Nuova Bandiera' dell'agosto 2009 - utile da leggere anche oggi

CRISI - Contro le false soluzioni del riformismo
La “soluzione” è la rivoluzione


La crisi mostra la sua profondità.
La crisi devastante che attraversa il sistema imperialista mondiale mostra giorno dopo giorno la sua profondità. Essa da crisi finanziaria si è trasformata in recessione mondiale. Come la crisi sia nata nell'ambito finanziario per effetto della bolla speculativa è stato ampiamente analizzato e descritto. Quello che occorre mettere in luce è che essa è strettamente connessa alla natura stessa del sistema imperialista. La finanziarizzazione dell'economia è stata lo sviluppo inevitabile del capitale e data da lungo tempo.
Dietro la finanziarizzazione c'è la ricerca del massimo profitto e l'uso di tutti gli strumenti finanziari e di tutte le strutture costruite dall'imperialismo a questo scopo. I grandi finanzieri che hanno tirato la corda di quella che impropriamente viene chiamata “speculazione”, sono stati messi sotto accusa, ma in realtà sono stati fedeli esecutori e interpreti dell'esigenza del grande capitale, industriale, terziario o pubblico che sia. I grandi capitalisti e i loro governi cercano ora di singolarizzare le colpe, trovare dei capri espiatori per salvare innanzitutto l'immagine e poi il funzionamento del sistema stesso.

Lo squilibrio di fondo è originato dallo sviluppo produttivo finalizzato al profitto basato sullo sfruttamento della forza-lavoro e i profitti possibili attraverso gli investimenti finanziari. Questo squilibrio non dipende dalla volontà dei singoli ma dalla legge stessa che guida la ricerca del massimo profitto da parte del capitale.
La presunta immoralità della speculazione finanziaria, l'assenza di regole in essa di cui si parla, sono la norma in ogni tassello del sistema capitalista e del movimento reale del capitale su scala mondiale.
La crisi ha avuto il merito di mettere a nudo tutto questo, di rendere evidente questo funzionamento mandando in frantumi, di conseguenza, l'immagine che il capitale e il suo sistema dà di sé. Come nell'attività produttiva il capitale cerca costantemente di affinare macchine e metodi per trarre il massimo dallo sfruttamento operaio e dall'utilizzo intensivo dei mezzi di produzione e materie prime, lo stesso avviene nel campo dell'attività finanziaria. Anche qui si sono inventati via via sistemi sempre più sofisticati ed efficaci di una macchina produttrice di denaro e riproduttrice di profitto.
La crisi ha messo in particolare luce il rapporto tra questo gigantesco sistema e una serie di fattori molto legati al coinvolgimento dei proletari e delle masse popolari negli ingranaggi del sistema stesso. In particolare i meccanismi legati ai mutui, al credito drogato al consumo, ai fondi pensioni, ecc., hanno dato la possibilità al capitale finanziario di succhiare dieci volte lo stesso sangue all'operaio, reso oltre che operaio industriale anche consumatore, acquirente di case, sottoscrittore di Fondi pensioni, ecc.
Questo scarica in forme non solo indirette ma anche dirette e moltiplicate la crisi finanziaria sui proletari e le masse.

L' accentuata globalizzazione si è trasformata da arena dell'esercizio allargato della finanziarizzazione dell'economia in generatore e generalizzatore globale della crisi stessa, una volta scoppiata nel suo centro finanziario mondiale.
In questo senso si può dire che si tratta di una crisi senza precedenti, di ampiezza mondiale senza precedenti, e quindi anche superiore a quella del '29 su scala mondiale.
Abbiamo già detto che la crisi sottintende il funzionamento reale del sistema capitalista e la legge che lo determina. Ma tutto questo in questa crisi si cerca di nascondere. Perchè vi è tutto l'interesse ad uscire dalla crisi salvando il sistema capitalista.
Ma ci sono aspetti della crisi reale che hanno un ruolo fondamentale.
La crisi di sovrapproduzione dovuta al fatto che il sistema mondiale produce merci, sebbene insufficienti a soddisfare i bisogni mondiali della popolazione due terzi della quale vive al di sotto del minimo necessario, eccessive per l'interesse del capitale dato che esso produce fino a che può ricavare profitto. E quindi ci si trova costantemente e fisiologicamente e patologicamente ciclicamente ad una insufficiente produzione rispetto ai bisogni e ad un eccesso di produzione rispetto alle capacità di acquisto.
A fronte di questo stato delle cose si mettono in moto due processi, anch'essi apparentemente contraddittori, uno, si produce sempre di più a minor profitto, si ricercano profitti in campi e settori dove possono moltiplicarsi più facilmente, cercando così di sganciarsi dalla caduta tendenziale del profitto stesso
Il sistema imperialista produce quindi oltre che sovrapproduzione di merci, una eccedenza di capitali che attraverso la finanziarizzazione e la globalizzazione dell'economia si moltiplicano, diventando il centro del sistema economico mondiale e mina vangante dello stesso.

In questo senso la crisi attuale, come tutte le crisi cicliche del capitalismo, non ha che due vie d'uscita: una, realizzare quella distruzione di capitali e di merci atta a riattivare la produzione e il profitto, e affrontare un altro ciclo di quello che possiamo chiamare 'circuito virtuoso' del capitale che ne permette la sopravvivenza e sviluppo; l'altra mettere fine alla crisi stessa rimuovendone le cause di fondo che l'hanno provocata.

Partire da un punto di vista di classe.
Nell'affrontare la questione occorre necessariamente partire da un punto di vista di classe, cioè che cosa è nell'interesse del proletariato e delle masse popolari.
Primo. Non abbiamo interesse che la crisi si “risolva” dal punto di vista del capitale; quindi dobbiamo smascherare le interpretazioni e le soluzioni della crisi che vanno nell'interesse del capitale e che si traducono nello scaricamento di essa sulle spalle dei proletari e delle masse popolari.
Il capitalismo mobilita i suoi governi e i suoi Stati per fronteggiare l'emergenza principalmente finanziaria, e rilanciare la produzione creando nuove occasioni di profitto, riducendo i costi, in primis il costo del lavoro. Se la soluzione del capitale va avanti la crisi si risolve; certo creando le condizioni epocali per una crisi ciclica ancora più dura in futuro, ma intanto si “risolve”. Il capitale è oggi più forte che nel '29 per risolvere la sua crisi. Le sue strutture concentrate e cooperanti sono molto esercitate, lubrificate e la costruzione dell'unità di intenti tra di loro più facile che nel passato.
Contrastare le soluzioni del capitale è un aspetto decisivo per l'approfondimento della crisi stessa. La discarica di essa sui proletari ne provoca le reazioni, alimenta la lotta di classe, e ci sono le condizioni più favorevoli per contrastare le soluzioni capitaliste della crisi.
Ma il contrasto verso i piani del capitale deve essere reale e deve distinguersi da essi nettamente nell'analisi e nella terapia. Far passare e alimentare l'idea nel proletariato che la crisi sia fondamentalmente originata dalla speculazione finanziaria, lungi dall'essere una “lotta contro la crisi”, è una compagna di strada del capitale.
Non distinguersi nell'analisi della crisi, provoca un'alleanza capitale-lavoro per uscire da essa, alleanza che serve solo gli interessi del capitale.
Il capitale attualmente ha bisogno assoluto del ruolo dello Stato, dopo la sbornia neoliberista, delle risorse di esso per ridurre i danni della devastazione finanziaria, socializzare le perdite e riattivare i meccanismi del profitto. Perorare, quindi, un nuovo intervento dello Stato nell'economia, fino a nazionalizzare banche o industrie in crisi coincide con l'interesse oggettivo del capitale di uscire dalla crisi e contribuisce alla realizzazione di quell'interesse generale del capitale che ha bisogno in fase di crisi di imporsi, anche con l'aiuto della lotta operaia, all'interesse privato dei singoli capitalisti o a quello di frazioni di esso che sono l'incrocio dei profittatori falliti della pre crisi e dei pesi ingombranti della sua ripresa.
In questo senso, è proprio l'alleanza tra interessi del capitale e “salvatori” dalla crisi il nemico principale che i proletari devono combattere.

Due varianti di questa situazione sono: i sostenitori che l'uscita dalla crisi debba avvenire con la ripresa dei consumi, secondo la teoria che il capitale nella sua sete di profitto abbia ridotto i salari in modo tale che non possono acquistare i prodotti, per cui rilanciando i salari si rilancia il consumo e quindi la produzione, si emancipa il capitale industriale dalla sua finanziarizzazione, e... il capitale prospera nuovamente. A parte che si tratta di una sorta di “favola consolatoria”,viene trascurato il carattere della produzione capitalista come produzione di merci e dello stesso lavoratore come merce, che fa sì che non il consumo ma la produzione sia la fonte del profitto e che non l'assorbimento del consumo sia il fine del salario, ma quello della riproduzione della forza-lavoro. Di conseguenza non ci può essere produzione là dove non c'è profitto e né espansione del salario tale da assorbire la produzione.
Il risultato effettivo di questa impostazione è di propugnare al massimo una lotta sindacale estrema, motore dello sviluppo del capitale, esattamente l'opposto dell'interesse del proletariato come classe del superamento del capitale.
La seconda posizione è una forma di neo Keynesianismo estremo, la quale sostiene che vi deve essere intervento dello Stato, ma questo intervento deve servire a indirizzare e anche a cambiare il capitale; e quindi l'aiuto al capitale non è per far riprendere il capitale così com'è ma per indirizzarlo verso produzioni ad alta occupazione, verso la bonifica ambientale, verso una statalizzazione più strutturata.
A parte la facile considerazione che si tratta di un già visto, i cui esiti furono nazismo e II guerra mondiale, entrando nel merito.
'Alta occupazione'? Lo sviluppo dell'automazione e informatizzazione della produzione hanno reso i settori legati ad essa gli unici a più alto profitto e con minore caduta del saggio di profitto. Ciò rende impossibile che, salvo autodistruzione e ritorno all' 'età della pietra', i settori ad alta occupazione possano diventare i settori di ripresa del capitale.
'Bonifica ambientale'? Anche qui la funzione dell'intervento dello Stato sarebbe quella di creare nuove fonti di profitto che diventino appetibili per il capitale, a fronte della saturazione di alcune delle fonti attualmente in uso. Questo non è altro che un processo di travaso degli attuali mezzi di produzione, compresa la forza-lavoro, non un fattore di sua espansione e sviluppo; e, fermo restando la questione profitto come ragione della produzione, questo accentuerebbe ancora di più il divario, pur esistente e concausa della crisi, tra produzione e consumo (vedi questione auto ecologica e piano Obama).
'Statalizzazione più strutturata'? Essa è possibile in campi della produzione in cui la concentrazione del rapporto Stato/industria è organica – vedi l'industria bellica e la militarizzazione dell'economia o la neo nuclearizzazione.
Quindi, chi perora queste “soluzioni” come uscita dalla crisi, non solo è sostenitore che il capitale riprenda, ma nel contesto attuale propugna soluzioni peggiori del male.

Per queste ragioni obiettive il contrasto nella crisi, dal punto di vista del proletariato come classe sociale deve organizzarsi e agire non solo contro il capitale e i suoi governi, ma fuori dall'intero arco delle attuali opposizioni, in tutti i paesi imperialisti, e sul piano internazionale, nel quadro della contraddizione imperialismo/popoli oppressi, fuori da buona parte dell'opposizione che si definisce antimperialista, movimento antiglobalizzazione, fondamentalismo islamico, movimenti di liberazione nazionalistici, ecc.

Questa crisi ha un solo merito reale l'affermazione dell'analisi marxista del capitale e delle sue crisi, che montagne di sacerdoti, filosofi, scienziati e politici del capitale avevano voluto cancellare, sia nella trionfante affermazione del neoliberismo, sia con il riformismo socialdemocratico e revisionista. La “vecchia talpa” ha scavato nelle fondamenta delle teorie degli apologeti di questo sistema.
Tutto questo viene alla luce e le armi feconde della critica marxista è a fondamento della “critica delle armi”, cioè della rivoluzione necessaria, come uscita non del capitale dalla crisi, ma dell'umanità dalla crisi del capitale.

La crisi sembra voler dare nuovo spazio ai riformisti.
I riformisti anche estremi avevano sostenuto finora che il capitalismo sempre era riformabile e che l'idea di una sua crisi irreversibile facesse parte ormai di teorie obsolete, fenomeno ormai morto e sepolto. Ora, a fronte della crisi, cambiano ruolo e riciclano la “riformabilità del capitalismo della pre crisi” con la sua “salvabilità, ora post crisi”.
Si tratta di un cambiamento di posizione, per mantenere lo stesso ruolo.

L'effettiva realtà di questa crisi devastante, che permette la ripresa del marxismo e delle sue categorie di analisi, costituisce indubbiamente una novità positiva nel movimento operaio e nel movimento comunista.
Ma comporta anche l'insidia di un utilizzo del marxismo non corretto dentro la lotta proletaria nella crisi e soprattutto dentro la prospettiva del grande salto per il nuovo inizio che il movimento comunista può fare nelle condizioni create dalla crisi stessa. Il complesso delle argomentazioni di questa posizione parte dall'assunto della descrizione della crisi come categoria generale e permanente del capitalismo di cui questa crisi non sarebbe che l'ultima e più generale rappresentazione e che obiettivamente fa corrispondere a questa descrizione una visione di essa come catastrofica e insuperabile. L'anti riformismo contenuto in questa posizione e la nuova fiducia che ispira verso le possibilità della rivoluzione, sono fatti indubbiamente salutari e positivi. Ma portano con sé un insidia, anch'essa non nuova nel movimento comunista, che è quella di non analizzare i caratteri specifici della crisi e della sua influenza specifica nella politica e nell'azione della borghesia. Rimandare solo al suo carattere generale significa sostenere che il capitalismo è in crisi da sempre, negare che nel capitalismo le crisi sono cicliche e non permanenti, fino alla visione conclusiva del suo carattere catastrofico e insuperabile.
Questo complesso di ragionamenti ha l'effetto principale di dare per morto ciò che ancora vivo e vegeto.
Questi ragionamenti trasformano l'affermazione di potenza del comunismo che obiettivamente emerge dalla crisi, in impotenza dei comunisti nell'agire nella crisi come fattore di contrasto e approfondimento.

Il capitalismo ha messo in azione un ventaglio di soluzioni buone per tutti i gusti e capaci di mobilitare a suo sostegno tutte le forze. Per i comunisti è decisivo stare dentro il contrasto con ognuna di esse e con tutte insieme, per approfondire il contrasto capitale/lavoro, Stato/masse, riformismo/masse, per trasformare le potenzialità della crisi in possibilità di rivoluzione.

La crisi ha avuto il suo centro negli Stati Uniti e ha reso evidente come l'imperialismo USA, sia pur egemone, è un imperialismo in crisi. Questo manda in frantumi l'idea che il futuro sia caratterizzato da un ordine mondiale unipolare a dominio USA. La fase dell'era Bush e del post '89 è una parentesi della storia non la fine della storia. L'assetto del mondo già prima del '89 sul piano economico e geostrategico era multipolare, il bipolarismo era dominante solo sul piano militare, questione certo abbastanza determinante ma non decisiva. Le contraddizioni interimperialiste Usa, paesi europei, Giappone, Russia, le nuove potenze emergenti Cina, India, nella crisi dell'imperialismo USA, sono destinate ad accentuarsi, anche se siamo ben lungi da una loro precipitazione in una nuova guerra. Per questa mancano ancora diversi fattori, primo tra tutti il ridefinirsi delle alleanze sul piano dell'unione tra economico e militare, vero cemento di ogni alleanza imperialista.
Non corrisponde neanche a realtà che la crisi dia vita ad una nuova guerra fredda, cioè alla ripresa di una contesa Usa/Russia o che sia all'orizzonte un nuovo bipolarismo in cui questa volta i contendenti sarebbero Usa e Cina.
La crisi chiama l'imperialismo USA ad uno sforzo particolare, la presidenza Obama è sul piano politico un tentativo in questa direzione. La crisi è globale ma non colpisce in egual misura tutti i paesi. Quello che è certo è che essa incoraggia nel mare aperto da essa creata, tutti i contendenti imperialisti a cercare nell'uscita dalla crisi, l'opportunità per ricollocarsi con più forza nella contesa mondiale.
Ma ricollocarsi non è così facile, gli effetti perversi della finanziarizzazione hanno creato forme di cointeressi che stridono con la sfera di influenza di ciascuno dei contendenti. Questo rende molto intrecciata la situazione ed è la definizione leninista dell'imperialismo che ci aiuta a decifrarla.
Guardando ad una fotografia della situazione attuale l'accordo Usa/India e l'intervento americano in Iraq, Afghanistan e il dominio attuale del Medio Oriente spinge verso un'alleanza Russia/Cina. Il Giappone è conteso tra un'alleanza strategica con gli Stati Uniti e l'esigenza di mantenere e sviluppare un suo ruolo di potenza asiatica divenuta ora sempre più difficile con l'ascesa del gigante cinese. La Russia permane nella sua contesa con gli Stati Uniti e ha ridato alla dittatura borghese di Putin tutta la necessità di riscoprire e rivalutare in termini nazional imperialisti sia l'antica eredità zarista come la più recente da Stalin a Brezniev.

La crisi pone grandi problemi ai paesi imperialisti europei che, da un lato, sono legati al ruolo che gli Usa svolgono nella finanza mondiale, dall'altro hanno l'esigenza a diversi livelli e secondo diversi ambiti di approfittare delle difficoltà dell'imperialismo Usa in tutto lo scacchiere mondiale.

Alcuni paesi imperialisti europei, tra cui l'Italia, hanno interesse ad aumentare i loro legami con la Russia, così come altri a stabilire un rapporto di complementarietà con la Cina e la sfera asiatica, di mantenere la loro presenza imperiale in alcuni gangli vitali noti e meno noti dei paesi del Terzo Mondo e delle loro immense ricchezze giacenti. In Medio Oriente, in Africa gli imperialisti europei non sembrano però in grado di mantenere le posizioni a fronte del dominio americano e della crescente presenza cinese.

Comunque grande è il disordine sotto il cielo che la crisi ha portato alla luce. La materia incandescente delle contraddizioni interimperialiste cova inesorabilmente i germi di un nuovo conflitto mondiale. I tempi di esso appaiono ancora lunghi ma non vuol dire che non agiscano fin da ora.

E' erronea la posizione che guarda agli Usa come dominatori del mondo, unica superpotenza e che per questo perorano un fronte unito mondiale contro l'imperialismo USA. Questa posizione lega obiettivamente le lotte proletarie e dei popoli agli imperialismi concorrenti e trasforma le lotte proletarie e i movimenti di liberazione in succubi e compartecipi della contesa interimperialista. Perfino nei luoghi in cui l'imperialismo Usa interviene direttamente – Iraq, Afghanistan, Medio Oriente con il gendarme israeliano, America Latina – la lotta contro l'imperialismo Usa non deve lasciare alcun spazio alla subordinazione agli altri imperialismi.

I processi che innesca la crisi sono sostanzialmente uguali in tutto il mondo: contenere i danni dei crack bancari, intervenire a sostegno delle industrie in crisi, favorire una ristrutturazione di collocazione di esse sul mercato mondiale. Questo esige l'abbassamento del costo del lavoro, l'ulteriore taglio delle spese sociali, mantenere bassi i prezzi dell'energia e delle materie prime, in una gara in cui chi riesce prima guadagna terreno sugli altri.
Questo domanda uno Stato ancora più schiacciato sugli interessi immediati del grande capitale, uno Stato forte e militarizzato per imporre a tutti queste soluzioni e contenere l'inevitabile protesta sociale, ribellione dei proletari e dei popoli in cui la crisi è scaricata. Le soluzioni sono identiche indipendentemente dalla forma dei governi e la reazionarizzazione generale è l'unica tendenza che si afferma.
In ciascun paese essa assume i colori legata alla storia di questo paese e alle sua trasformazioni, ma è importante vederne i tratti comuni e considerare che da un lato si accentua la lotta di classe e dall'altro si attenua la dialettica governo/opposizione nelle sfere istituzionali, parlamentari di ogni paese .

Dal punto di vista del proletariato e dei popoli avanza la necessità di contrastare la discarica della crisi sulla propria pelle e di dover fare questa lotta con mezzi rivoluzionari e con fini rivoluzionari.
Quindi ci sono condizioni favorevoli non solo allo sviluppo della lotta di classe ma al formarsi della coscienza rivoluzionaria e comunista.
Ma serve l'analisi concreta della situazione concreta, dato che esiste uno sviluppo disuguale che comporta uno sviluppo disuguale della lotta di classe e dei processi rivoluzionari. Lo sviluppo disuguale influenza la strategia e inquadra la tattica.
Lo sviluppo disuguale è fondamentale anche nella definizione programmatica della lotta per il socialismo. Essa deve tener conto della condizione concreta di ciascun paese nella catena imperialista e delle sue differenze. Una visione schematico-dottrinaria del socialismo contiene in sé elementi ora di immediatismo ora di attesismo, ora estremisti, ora opportunisti, che non consentono ai comunisti di cogliere l'effettiva opportunità della situazione mondiale e dei riflessi in ogni paese e di porsi alla testa di una lotta rivoluzionaria del proletariato quanto mai matura e sempre più obbligata.

La lotta rivoluzionaria non è la soluzione della crisi dell'imperialismo, serve ad acuire la crisi e sviluppare le condizioni migliori per il superamento del capitalismo che la genera.

Agosto 2009

domenica 14 agosto 2011

pc 14 agosto - dov'è IVAN , il leader della lotta dei braccianti di Nardò ?


IVAN, LEADER ATTIVO DELLO SCIOPERO DEI BRACCIANTI DI NARDÒ È SPARITO DALLA
NOTTE TRA L'11 E IL 12 AGOSTO DALLA MASSERIA DI BONCURI.

L'ipotesi più probabile è che si sia trattato di allontanamento volontario.
Ma "volontario" per modo di dire, dato che è il frutto di minacce di morte già denunciate dallo stesso Ivan nel corso dello sciopero ad opera di caporali, tra cui un tunisino; a queste si sono aggiunti tentativi di aggressione antisciopero di alcuni altri immigrati, fomentati da padroni e
caporali.
Le azioni per dividere gli immigrati a fronte del grande sciopero non sono mai cessate, con Istituzioni e forze dell'Ordine in posizione di silenzio/assenso.
La segretaria della Cgil di Lecce, Antonella Cazzato, non esclude che Ivan si sia allontanato dal campo per salvaguardare la propria incolumità. Ma la cosa è ancora più grave: nei giorni precedenti, caporali armati di coltelli hanno minacciato gli scioperanti e dietro di loro le aziende che finora hanno boicottato quello straccio di accordo fatto in Regione circa le 'Liste di prenotazione' e continuato ad usare i caporali.
Il Commissario di polizia di Galatina dice che Ivan avrebbe deciso di andarsene perchè ormai a Boncuri non lavorava più. E perchè questo avviene e nessuno fa nulla?
Perchè gli Ispettori del Lavoro continuano ad essere assenti? Perchè non si bloccano immediatamente le aziende che utilizzano questi braccianti? Perchè non si escludono immediatamente da ogni finanziamento pubblico? Perchè le associazioni di categoria continuano a parlare di un"tessuto produttivo sano in cui le aziende non ricorrono al caporale ma al caposquadra, figura che si occupa di organizzare il lavoro nei campi"? Perchè le denunce degli immigrati, fatte a polizia, carabinieri e confluite nell'indagine gestita dal Procuratore Cataldo Motta, affidata al sostituto Enza Valeria Mignone, non producono da subito provvedimenti di blocco della situazione?

Come abbiamo già affermato ieri, lo Slai cobas per il sindacato di classe sarà da Taranto alla Masseria Boncuri nella prossima settimana e intendiamo con forza ribadire:

-Ispezioni, fino al blocco delle aziende
-Assunzione solo dalle Liste di prenotazione
-Fondi subito alla Cassa di resistenza
-Una tantum dei padroni al bracciante a copertura del salario nero dato finora
-Manifestazione regionale subito! Per sostenere gli immigrati che hanno lottato e che vogliono continuare a lottare.

SLAI COBAS per il sindacato di classe - Puglia
Sede di Taranto - cobasta@libero.it - 3475301704 - T/F 0994792086

14.8.11
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pc 14 agosto - London calling! No future! per borghesia e imperialismo inglese !



pc 14 agosto - solo la rivolta proletaria e popolare può fermarli