martedì 9 marzo 2021

pc 9 marzo - Cronache 8 marzo 1- a Roma e a L'Aquila all'insegna della solidarietà e lotta alla repressione - dal blog mfpr

8 marzo a Roma e a L'Aquila all'insegna della solidarietà e lotta alla repressione (a cura del mfpr-aq)

Un 8 marzo di solidarietà e lotta alla repressione, iniziato a Roma con la bocciatura della Commissione Garanzia Sciopero, che ha vietato lo sciopero delle lavoratrici delle scuole.

Cartelli e adesivi con su scritto “CGS bocciata“ sono stati affissi fin sopra il campanello della CGS e in Piazza del Gesù, dove ha sede la CGS, così come anche la piattaforma dello sciopero delle donne e la locandina dello sciopero dell’8 marzo.


Uno striscione è stato apposto all’ingresso, suscitando la reazione di un lavoratore addetto al servizio portineria/guardianaggio per un privato, che ha minacciato di chiamare la polizia. Ne è nata una discussione ma anche un confronto, perché poi ha aggiunto: “io sarei il primo che dovrei scioperare, ma questo lavoro mi dà da mangiare e lo devo fare, qui è vietata l’affissione, si può mettere negli spazi comunali dedicati ma non su questo edificio”. Alla fine ha preso diversi volantini dell’appello per l’8 marzo delle lavoratrici e lavoratori combattivi per distribuirli anche agli altri lavoratori e lavoratrici dello stabile, e lo striscione è stato recuperato.


La mattinata è proseguita al presidio sotto il Ministero della giustizia, per ricordare i morti della strage di marzo nelle carceri. Presenti circa 300 persone. Oltre a compagne e compagni di vare realtà, c’erano lavoratrici e lavoratori e tante donne e familiari di detenute e detenuti.

Negli interventi che si sono succeduti al microfono, molti delle mamme, mogli, sorelle dei detenuti e delle detenute, non ci si è limitati alla denuncia delle morti, delle violenze e dei pestaggi, delle inchieste e dei processi per rivolta che inizieranno a breve (a Roma il 18 marzo inizierà il processo alle detenute di Rebibbia per la rivolta del 9 marzo 2020).

Si è fatta un’analisi della natura classista, razzista e patriarcalista del sistema detentivo e della necessità, per questo sistema capitalistico di disciplinare una povertà crescente e reprimere il conflitto sociale che questa stessa crisi produce, aumentando le disuguaglianze.

Crisi economico-pandemica che verrà scaricata interamente sulle masse dei proletari e in primo luogo le donne, aprendo le porte dei cimiteri o delle carceri ma solo per entrarvi se non ci uniamo e non ci organizziamo.

Il carcere insomma ci riguarda tutte e tutti e a partire da questa consapevolezza bisogna prepararsi a rispondere alle future manovre di questo governo della finanza, delle banche e dei padroni, che mettendo una ministra “costituzionalista” e ciellina come la Cartabia, semina illusioni e prende tempo con la promessa di riformare l’irriformabile.

Anche in questa piazza mista le protagoniste sono state le donne, non solo le compagne, ma le proletarie, le familiari. Anche quando si è trattato di fronteggiare polizia e carabinieri che non hanno fatto mancare l’esercizio fallico dei loro manganelli, le donne in prima fila non sono indietreggiate. Così la lotta delle detenute, che da Rebibbia a Vigevano, da Torino a Trieste, alza ancora oggi la testa per difendere la propria dignità. La lettura della lettera delle detenute del carcere di Trieste che oggi erano in lotta con noi e con tutte le donne ribelli nel mondo ha suscitato forte emozione e un’applauso generale. La stessa lettera, letta anche a L’Aquila all’iniziativa di NUDM ha sortito quasi lo stesso effetto, e questo fa riflettere... perché forse è proprio da qui che bisogna ripartire, da "chi sotto a tutti, in fondo a tutto sta"

Nessun commento:

Posta un commento