domenica 15 maggio 2022

pc 15 maggio - Guerra e donne lavoratrici Assemblea nazionale 9 giugno - diffondere e partecipare!

 Nuova Assemblea telematica delle donne/lavoratrici 

Giovedì 9 giugno dalle ore 17,00

Quali ricadute sulle donne sia nel teatro di guerra che in Italia?
Noi donne vogliamo e dobbiamo essere in prima fila anche nella lotta contro la guerra imperialista scatenata da Stati e governi che hanno amplificato prima tutti gli attacchi alle nostre vite con la pandemia e ora scaricano su di noi i costi e gli orrori della loro guerra
Non in nostro nome! Le guerre e i profitti sono loro, i morti, le distruzioni sono nostre!

Invitiamo tutte a partecipare
Seguiranno a breve i dettagli per il collegamento on line

Assemblea donne/lavoratrici 

sabato 14 maggio 2022

pc 14 maggio - Lo stato terrorista d'Israele, cane da guardia dell'imperialismo, non pone limiti ai suoi crimini: dopo avere ucciso una coraggiosa giornalista palestinese, attacca con violenza il suo funerale

Shireen Abu Akleh, coraggiosa giornalista di Al Jazeera, che descriveva la realtà dell'occupazione israeliana, dei crimini commessi dallo stato terrorista d'Israele, è stata uccisa dai militari nazisionisti. Noi siamo con le masse palestinesi che le hanno reso omaggio in uno dei più grandi funerali degli ultimi decenni. Sotto gli occhi dei popoli del mondo, l'ennesimo crimine dei cani sionisti.

la cronaca della giornata di ieri

pagineesteri

Migliaia di palestinesi hanno partecipato ieri ai funerali di Shireen Abu Akleh La polizia israeliana ha caricato il corteo funebre a Sheikh Jarrah e ha  arrestato sei persone. La bara ad un certo punto ha rischiato di cadere.

Contemporaneamente a Hebron, durante le manifestazioni per l'uccisione di Shireen Abu Akleh, alcuni coloni israeliani, approfittando dell'assenza dei proprietari palestinesi, protetti dalle forze d'occupazione nazisionista, occupano l'edificio rubando ogni cosa.

Commando israeliano ucciso e 13 palestinesi feriti a Jenin. A Gerusalemme polizia carica funerale Shireen Abu Akleh

di redazione | 13 Mag 2022 

AGGIORNAMENTO ORE 15

Un commando della polizia israeliana, Noam Raz, 47 anni, è stato ucciso e 13 combattenti palestinesi sono rimasti feriti (due sono in condizioni critiche) durante un violento scontro a fuoco a Jenin e nel villaggio di Burin durante incursioni delle forze armate israeliane nel nord della Cisgiordania occupata.

AGGIORNAMENTO ORE 14

Migliaia di palestinesi hanno partecipato oggi ai funerali della giornalista di Al Jazeera Shireen Abu Akleh uccisa due giorni fa a Jenin durante un raid militare israeliano. La polizia ha caricato il corteo funebre alla sua partenza, dall’ospedale S.Joseph a Sheikh Jarrah, nel settore arabo di Gerusalemme, ha lanciato alcune granate stordenti e arrestato almeno sei persone che sventolavano la bandiera palestinese. Ad un certo punto la bara con la salma di Abu Akleh ha rischiato di cadere.


AGGIORNAMENTO ORE 8

Nuova incursione questa mattina dell’esercito israeliano a Jenin dove due giorni fa è stata uccisa la giornalista di Al Jazeera Shireen Abu Akleh. Forte tensione nella città. È stato ferito Daoud Zubeidi, fratello di Zakaria Zubeidi, ex comandante delle Brigate di Al Aqsa a Jenin e protagonista lo scorso anno di una clamorosa evasione dal carcere israeliano di Gilboa assieme ad altri cinque detenuti palestinesi. I fuggitivi furono catturati alcuni giorni dopo.

venerdì 13 maggio 2022

pc 13 maggio - Boicottaggio attivo dei lavoratori contro la guerra: contro i carichi di morte si mobilitano ancora i portuali di Genova. Una lotta esemplare da estendere e da sostenere

Armi ed esplosivi, lavoratori e popolazione esposti al rischio-sicurezza, transiti di morte in violazione della legge 185/90 su import/export/transito di armamenti diretti nelle zone di guerra. 

13 MAG 2022

Nuova nave saudita carica di armi, a Genova si mobilitano i portuali

Sulla Bahri Hofuf anche elicotteri da guerra per il trasporto di truppe. Dopo segnalazioni e richieste di accesso agli atti, gli attivisti di Calp, Usb e The Weapon Watch si sono rivolti alla magistratura con un esposto

L'ultima nave in ordine di tempo, la Bahri Hofuf, ha attraccato alle 3 e dieci di notte a ponte Eritrea.  A bordo anche elicotteri da guerra per il trasporto di truppe. Destinazione: Arabia Saudita. Le armi continuano a transitare nel porto di Genova. E così tornano a fare sentire la loro voce i portuali che da anni si battono per fermarle. "Abbiamo visto passare di tutto, mitragliatrici, container pieni di esplosivo, carri armati, oggi abbiamo notato questi elicotteri da trasporto truppe", spiega Jose Nivoi, responsabile Usb per il porto di Genova. 

pc 13 maggio - Milano - No alla repressione antipoletaria

Il 25 maggio va in scena l'attacco giudiziario alla lotta di classe

Sciopero DHL

Nel marzo 2015 dopo un lungo ciclo di scioperi davanti ai cancelli della DHL - colosso della logistica nazionale e internazionale - di Settala e Liscate, in concomitanza dello sciopero generale della logistica indetto dal SiCobas, venne organizzata una presenza di massa alla DHL di Settala. Una giornata di lotta importante che coniugava una piattaforma nazionale di rivendicazioni per tutti i lavoratori della logistica ad una dura vertenza interna per migliori condizioni di lavoro e di agibilità sindacale. 

Quel ciclo di lotte portò alla firma di un accordo sindacale che ha migliorato le condizioni di vita per centinaia di lavoratori e lavoratrici, ottenendo il risultato non secondario di far emergere il modus operandi di questa (come di tutte) multinazionale della logistica che sarà in seguito indagata per una frode milionaria ai danni dei lavoratori.

Eravamo in tantissimi davanti a quei cancelli, sbarrati durante la notte per una serrata dei padroni;

Torino - Lo stato borghese e il governo della guerra fanno guerra al Centro Sociale Askatasuna


Askatasuna sotto inchiesta per associazione sovversiva: quasi un centinaio gli indagati


Nella giornata in cui 11 militanti di Askatasuna sono stati colpiti da misure cautelari da parte della Polizia, a seguito degli incidenti avvenuti lo scorso 18 febbraio all'Unione Industriale di Torino, il centro sociale è al centro di una vasta inchiesta della procura e della Digos per associazione sovversiva.

Un centinaio gli indagati

Nel fascicolo compaiono a vario titolo i nomi di quasi un centinaio di indagati e compaiono anche reati (non meglio specificati) di terrorismo attribuiti a singole persone.

Il caso verrà discusso la prossima settimana davanti al Tribunale del riesame di Torino: una prima richiesta di misure cautelari è stata Infatti respinta da un gip e la procura ha presentato ricorso.

Migliaia di intercettazioni acquisite dal 2019

Il procedimento si innesta su migliaia di intercettazioni eseguite a partire dalla fine del 2019, dalle quali gli inquirenti ricavano, fra l'altro, che gli attivisti parlavano di egemonizzare il movimento No Tav, di infiltrarsi tra gli ambientalisti di Freedom for Future, di prestare aiuto ai migranti a condizione che aderissero alle loro ideologie. 



 

pc 13 maggio - Torino... E hanno anche il coraggio di arrestarci! Comunicato del movimento studentesco

Era gennaio quando la notizia di Lorenzo Parelli morto durante uno stage in alternanza scuola-lavoro squarciò il velo della normalità alla quale dovremmo essere abituati secondo chi comanda. Lorenzo aveva 18 anni e quel giorno invece di andare a scuola morì schiacciato da una putrella, sul posto di lavoro deciso dal suo istituto scolastico. Da quel momento in tantissime città d’Italia tantissimi giovani sono scesi in strada, hanno occupato le scuole, hanno preso in mano il loro presente per costruire un futuro più giusto e vivibile. È nato un movimento, un’agitazione viva e trasversale, che ha reso palpabile la richiesta chiara e semplice di voler vivere bene, di non essere costretti a lavorare invece che studiare, di farlo in condizioni umane. Dopo due anni di pandemia i bisogni e i desideri di una vita bella si sono fatti sempre più dirompenti, alimentati dalla dura e violenta risposta delle istituzioni sia scolastiche che cittadine.

A Torino la prima manifestazione indetta in ricordo di Lorenzo venne brutalmente repressa impedendo fisicamente agli studenti e alle studentesse presenti in piazza Arbarello di partire in corteo. Dita, braccia, teste rotte per silenziare un grido di rabbia giusta. Successivamente numerosissime furono le

pc 13 maggio - Torino - Arrestati studenti del movimento contro l'alternanza scuola-lavoro - Massima solidarietà e portare denuncia e mobilitazione nella giornata di lotta del 20 maggio

Ieri a Torino sono state emesse diverse misure cautelari contro giovanissimi e studenti in riferimento ai fatti del 18 febbraio a Torino quando un partecipatissimo corteo studentesco ha portato le proteste contro l'alternanza scuola-lavoro sotto Confindustria dopo la morte di Lorenzo e Giuseppe.

Le mobilitazioni erano nate in risposta alla morte dei due giovani durante uno stage in alternanza scuola-lavoro, a Torino la prima manifestazione era stata duramente repressa da parte della violenta gestione di piazza con il risultato di decine di feriti tra studenti e studentesse. Nei mesi successivi si sono susseguite occupazioni di istituti scolastici e cortei con la rivendicazione chiara di abolire l’alternanza scuola-lavoro e per una scuola più vivibile. Oggi tre studenti sono stati tradotti in carcere, quattro ai domiciliari tra cui una studentessa per il solo fatto di aver parlato al megafono e altri quattro con l’obbligo di firma giornaliero.

La persecuzione giudiziaria nei confronti di chi si oppone al modello di scuola esistente non ha colpito solo a Torino ma anche a Roma ed in altre città del nostro paese. Questo è il modo in cui le istituzioni affrontano ormai da tempo le richieste dei giovani che si trovano un presente devastato ed un futuro

giovedì 12 maggio 2022

pc 12 maggio - Operai contro la guerra imperialista

Riportiamo stralci da interventi fatti all'Assemblea proletaria

anticapitalista nazionale del 9 maggio

Dalla Tenaris Dalmine:

"...Gli operai non possono schierarsi nella guerra tra bande dei padroni. 

Alla Tenaris c’è l’Eni, sono in gioco molti interessi sul petrolio, gasdotti, ecc. e oggi Tenaris ha fretta per le attività legate al petrolio. Per questo sta aumentando i carichi in fabbrica, e sostituisce in ogni reparto lavoratori anziani con giovani. Questa situazione di sfruttamento in fabbrica si è legata ai peggioramenti salariali, per il carovita.

Un primo strumento di mobilitazione tra gli operai contro la guerra imperialista, è stata la raccolta firme ai cancelli e allargata nei reparti, sulla mozione partita dall’ex Ilva di Taranto

Mobilitarsi contro la guerra è una questione presente tra gli operai. Anche nelle altre fabbriche della provincia ha funzionato; certo, non per fermare la guerra con le firme ma perchè gli operai prendano posizione.

I confederali si limitano a spiegare la posizione dell’azienda in questa fase, come il cambio di fornitori del carbone a causa della guerra in Ucraina. La posizione contro la guerra imperialista e le spese militari è stata portata da noi dello Slai cobas sc nell’assemblea Tenaris della Fiom, ma i sindacalisti hanno fatto finta di nulla.


L’iniziativa di raccolta firme ha avuto un passaggio anche alla prefettura con incontro con il prefetto - le Istituzioni sono attente e preoccupate su ciò che si muove nelle fabbriche.
E abbiamo fatto sentire la nostra voce il primo maggio.

Nelle fabbriche l’iniziativa va avanti in funzione dello sciopero generale.

Occorre andare alle fabbriche, a partire dalle grandi fabbriche, far schierare gli operai per farli mobilitare contro la guerra, e l’occasione delle firme fa schierare gli operai.

C’è discussione, per esempio ci sono lavoratori che pensano che la Nato sia giusta (come prima dicevano: sì Salvini al governo contro gli immigrati)

Il 20 maggio è una importante giornata di mobilitazione, si sono modificate delle condizioni, perchè tutto il sindacalismo di base ha aderito, e anche noi abbiamo aderito allo sciopero.

Ma è il dopo che conta, contro il governo e i padroni. Settori di operai tendono a non vedere le responsabilità dei padroni nella guerra. Il governo da molti finanziamenti alle aziende; per esempio quando l’elettricità costava la metà di ora, a dicembre sono stati fermati gli impianti, ora che costa il doppio gli impianti vanno al massimo, con gli straordinari perché ci sono le commesse di ‘guerra’.

Noi non siamo l’aristocrazia operaia che vive sulla pelle dei proletari e dei popoli; noi dobbiamo bloccare la produzione contro la guerra.

Tornando allo sciopero del 20 maggio. Per noi è una importante giornata di lotta verso lo sciopero generale vero, con un lavoro anche verso settori operai ancora legati ai confederali. Non vogliamo chiamare sciopero generale quello che ancora deve essere. Si tratta di un passo importante, necessario verso uno sciopero generale vero.

Poi bisogna essere chiari nei contenuti. Parlare di “sostegno alla resistenza ucraina”, di fatto vuol dire sostenere l’Ucraina, e la resistenza in corso dell’esercito ucraino. Ma questo è sbagliato.

Serve una posizione chiara di classe sulla guerra imperialista, la lotta deve essere contro l’invasione russa ma anche contro la Nato/Usa, contro il governo Zelensky, e soprattutto per noi contro il governo italiano.

Noi sosteniamo le iniziative pacifiste contro il riarmo ma siamo per la mobilitazione dei proletari, delle fabbriche. Il governo Draghi sta partecipando alla guerra, i proletari devono dire “via il governo!”, legandolo all’economia di guerra, allo scarico sui lavoratori e le masse popolari...".

pc 12 maggio - Uscito importante numero del giornale proletari comunisti - per richiederlo: pcro.red@gmail.com

 

mercoledì 11 maggio 2022

pc 11 maggio - Non deve passare! Draghi con l'appoggio della destra dà 150 milioni delle bonifiche a Mittal per la produzione

Il governo quando era fuori da Acciaierie d'Italia faceva accordi a favore di Mittal, oggi che è dentro agisce direttamente contro gli operai e la popolazione di Taranto.

Anche questa volta, come a febbraio, questa osceno furto alla salute non deve passare!

Gli operai in primis non lo devono permettere, ponendo la cancellazione di questo articolo el decreto come punto della lotta.

Ma occorre anche lottare perchè questo governo Draghi apertamente dalla parte dei padroni, che spende miliardi per la guerra e toglie soldi per la salute, la sicurezza, il lavoro (con i lavori per le bonifiche potevano rientrare in abbrica i 1600 operai in cig in Ilva AS) , il salario deve andare via - ma non con i giochi dei partiti della maggioranza e del parlamento, ma con la mobilitazione dei lavoratori e delle masse popolari.

*****

"Vanno alla decarbonizzazione dell'ex Ilva di Taranto 150 milioni di fondi inizialmente destinati alle bonifiche delle aree inquinate, esterne ed interne alla fabbrica, da parte di Ilva in amministrazione straordinaria. Il trasferimento di fondi è stato votato nelle commissioni Attività produttive e Finanze del Senato nell'ambito del Dl Energia.

A favore, invece, Lega e Forza Italia. Astenuti Fratelli d'Italia e a Italia Viva. Scoppia un nuovo caso come a febbraio scorso. Allora, col Dl Milleproroghe, si tentò analoga operazione prevedendo di destinare alla decarbonizzazione dell’acciaio 575 milioni prelevandoli dal patrimonio destinato per le bonifiche, quest'ultimo rappresentato dal miliardo che i Riva, già proprietari e gestori dell'acciaieria, anni addietro hanno fatto rientrare in Italia.

I 575 milioni non andarono però alla decarbonizzazione, perchè un ampio schieramento di maggioranza affossò l'articolo 21 del Milleproroghe. Si misero insieme Pd, M5S, Forza Italia e Italia Viva. Si aggregò al no anche Fratelli d'Italia mentre la Lega disse sì allo spostamento dei fondi. A marzo, col Dl Energia, la questione si è ripresentata anche perché il premier Mario Draghi, che già non aveva preso affatto bene lo scivolone del Governo a febbraio, ha detto che l'Ilva, a fronte della crisi provocata dalla guerra in Ucraina, andava messa nelle condizioni di produrre" (da Sole24ore). 

pc 11 maggio - Stellantis e automotive: si acutizza la crisi - info


Mentre anche oggi si pubblicano notizie sempre più negative che confermano la caduta delle vendite di auto, un altro 28%, e quindi della profondissima crisi del settore “automotive”, il Sole 24 Ore ha scatenato in questi giorni una serie di giornalisti/analisti/economisti per dare voce a queste difficoltà, da Stellantis a tutto l’indotto della componentistica e, soprattutto, per sgridare ancora una volta il governo Draghi che non farebbe la propria parte.

Ma l’articolo che prendiamo in considerazione – quello dell’8 maggio scorso - è utilissimo per fare il quadro complessivo della situazione attuale nel settore sia in Italia, che per riflesso anche a livello internazionale.

Già il titolo vuole essere abbastanza forte, d’impatto: “Scossa violenta che spazza l’autosufficienza produttiva”. Per sintetizzare, la scossa è quella del passaggio dal motore a scoppio (termico) a quello elettrico, passaggio considerato mortale.

Si tratta di “una transizione tecnologica e concettuale, strategica e di mercato verso l’elettrico che sta modificando la natura stessa del fare auto, in tutto il mondo. E che, in Italia, non è stata ancora bene recepita nella sua forza disarticolante: almeno questo si intuisce vedendo le policy di corto respiro approntate dall’Esecutivo Draghi (tutte a favore dell’acquisto dell’elettrico e dell’ibrido nei concessionari, nulla pro innovazione e produzione nella transizione tecnologica dell’Italia delle fabbriche)…” che addirittura “… appare coerente con la tradizione di quindici anni di Governi dalle più diverse ispirazioni che nulla hanno fatto quando Fca è migrata all’estero fiscalmente e societariamente e, soprattutto, quando ha investito poco sulla base produttiva nazionale e nulla sull’elettrico.”

Quindi, mentre la Fca, ora Stellantis, sempre di proprietà da oltre 100 anni degli Agnelli/Elkann spreme plusvalore da operaie e operai e incassa miliardi di profitti più i miliardi a fondo perduto statali, i governi (sempre con i soldi della collettività) avrebbero dovuto preparare pure le infrastrutture necessarie ad agevolare la capacità di concorrenza mondiale dei padroni. D’altronde solo i loro governi e questo si aspettano. Coerentemente, quindi, continua il giornalista, se “L’Europa è fragile.” dice “L’Italia è fragilissima.”

Il suo “ragionamento”, che è di fatto in contraddizione con le accuse, parte dal fatto che tutto sommato in questi decenni la globalizzazione in questo settore ha avuto un peso relativo e che addirittura si era quasi all’autosufficienza nella capacità di produrre auto: “Nell’industria dell’auto la globalizzazione ha sempre avuto una intensità relativa: inferiore, per esempio, a quella dell’elettronica, dell’informatica, degli elettrodomestici e del tessile.”

I valori di questa autosufficienza sarebbero i seguenti: “Sia la Cina (94% del fabbisogno) e l’India 89%). Sia gli Stati Uniti (85%) il Giappone (quasi il 100%), l’Italia (poco più dell’80%) e la Germania (80%).” Questo “un minuto prima della deglobalizzazione post-Covid e degli effetti ancora da cogliere nella loro pervasività della guerra in Ucraina”.

pc 11 maggio - Massimo sostegno “Né a Coltano, né altrove”

Verso la manifestazione del 2 giugno. Il 12 maggio, a Roma e Pisa, un presidio contro la nuova base militare a Coltano

Di Checchino Antonini 

«Chiediamo al Governo e al ministro della Difesa, Lorenzo Guerini, di compiere un gesto di disponibilità e ragionevolezza ritirando il decreto, che appare palesemente in contrasto con fondamentali norme di legge e previsioni d’assetto territoriale». Lo ripete il Comitato di difesa di Coltano, che raggruppa i residenti del borgo rurale vicino a Pisa individuato dall’esecutivo come sede di una nuova base militare che riunisca i carabinieri del Gis, del Tuscania, del nucleo regionale cinofili e del neocostituito reparto di tutela della biodiversità. L’area è di 73 ettari nei confini del parco regionale di San Rossore. «Noi – aggiungono – riteniamo che la trattativa debba partire da alcuni punti fermi: il borgo di Coltano nella sua interezza (compresa l’area dell’ex radar) non deve diventare una cittadella militare, niente si deve costruire nel Parco e non si deve incrementare il consumo del suolo. E proprio perché, come abbiamo scritto anche nella lettera al presidente Mattarella, riteniamo degne di attenzione le esigenze dell’Arma del Carabinieri, e vista la disponibilità dimostrata, chiediamo a tutti di fermarsi. Proposte improvvisate ed estemporanee, non sufficientemente approfondite, sono dannose. C’è bisogno di un tempo congruo per compiere le necessarie ricognizioni e gli approfondimenti adeguati; solo così si potrà trovare, se c’è, la soluzione giusta».

Ma la posta in gioco è ben più alta di quella invocata dal comitato dei residenti. Pisa non può diventare un hub per la guerra, con lo Us Army a Camp Darby, la Folgore a due passi dal Campo dei Miracoli e i carabinieri-parà del Tuscania a deturpare un territorio fragilissimo e pregiato. La struttura dovrebbe occupare 73 ettari cioè 440.000 metri cubi di edificato per il costo 190 milioni di euro dal Fondo di

pc 11 maggio - Gli orrori neonazisti in Ucraina e la guerra senza fine della Nato - un contributo utile

di Barbara Spinelli *

Man mano che passano i giorni, i neonazisti che combattono a fianco delle truppe regolari ucraine, e in particolare quelli asserragliati nell’acciaieria Azovstal, sono chiamati con nomi più benevoli: vengono presentati come eroici partigiani, difensori ultimi dell’indipendenza ucraina.

Zelensky, che inizialmente voleva liberarsi dei neonazisti, oggi dipende dalla loro resistenza e li elogia. La loro genealogia viene sistematicamente occultata e anche i giornalisti inviati tendono a sorvolare, ricordando raramente che nel Donbass questa maledetta guerra non è nata nel 2022 ma nel 2014, seminando in otto anni 14.000 morti. Oppure si dice che il battaglione Azov è una scheggia impazzita, certo pericolosa ma non diversa da roba tipo Forza Nuova in Italia.

Invece il battaglione Azov è tutt’altra cosa: è un reggimento inserito strutturalmente nella Guardia Nazionale ricostituita nel 2014 dopo i tumulti di Euromaidan e ha legami organici con i servizi (Sbu,

pc 11 maggio - Afghanistan - organizzarsi, resistere e lottare contro la guerra del regime talebano contro le donne

Dai compagni del Partito Comunista (maoista) dell'Afghanistan

I talebani hanno intensificato i loro sforzi per imporre un regime di segregazione di genere, riesumando le stesse infami politiche misogine che negli anni 90 gli erano valse il discredito generale. L’odioso Ministero del Vizio e della Virtù, significativamente e deliberatamente collocato nel complesso dell’abolito Ministero degli Affari femminili, ha ordinato a tutte le donne del paese di nascondere il volto in pubblico e persino di evitare del tutto di uscire di casa, come "l'opzione migliore per osservare la sharia hijab".

Il 7 maggio, il famigerato ministero, in una conferenza riservata a soli uomini, ha annunciato il decreto per cancellazione totale delle donne dalla vita pubblica. L'ordinanza afferma che "le donne che non siano molto giovani o molto anziane, devono coprirsi il viso". Il decreto indica il burqa, che copre il corpo delle donne dalla testa ai piedi e consente di vedere solo attraverso una piccola griglia, "come la migliore forma di hijab".

I talebani hanno annunciato che "obbedire al decreto è obbligatorio" e, con misure oscurantiste, obbligano i "tutori" maschi delle donne o i datori di lavoro a far rispettare l'ordine, negando l'umanità e il libero arbitrio delle donne. Il decreto avverte che le case delle donne che non obbediscono all'ordine saranno segnalate e i loro "tutori" maschi saranno prima avvertiti e poi puniti e imprigionati. Inoltre, le

martedì 10 maggio 2022

pc 10 maggio - Draghi da Biden - Un passo ulteriore verso la partecipazione diretta dell’Italia imperialista alla guerra in Ucraina

Le decisioni che vengono prese a Washington non sono state mai realmente discusse in Parlamento, anche se, grazie al Pd e al centro destra Berlusconi/Melonio, è sicuro che passerebbero.

L’Italia si impegna a schierare altri soldati al confine Est della Nato. In tempi brevi alle unità militari tedesche già schierate in Lettonia e presenti in Romania e Islanda, si aggiungeranno due contingenti in Bulgaria e Ungheria.

L’infame ministro della guerra, il PD Guerini, parla di rafforzamento della postura di deterrenza e rassicurazione con particolare attenzione ai paesi del fianco Est. Si tratta di un potenziamento falsamente difensivo, in realtà aggressivo e di accerchiamento che attende pretesti per entrare direttamente in azione nella guerra in corso.

Ma l’Italia è già presente in Ucraina, ora si appresta a cedere al regime reazionario di Zelensky “dispositivi in grado di neutralizzare al solo scopo difensivo le postazioni dalle quali la Russia bombarda indiscriminatamente le città e la popolazione civile”. Quindi postazioni di attacco alle forze militari russe che evidentemente non resterebbero senza risposta non solo nei confronti delle forze militari ucraine ma anche delle forze che forniscono questi dispositivi.

Ma Draghi va da Biden non solo per rafforzare la guerra, ma per rafforzare le industrie militari italiane garantendo l’acquisto di armi più sofisticate da girare poi a Kiev, come i sistemi anti drone, i missili terra-aria e i sistemi di guerra elettronica per le comunicazioni e i radar.

Quindi, siamo ben oltre quanto dichiarato nei cosiddetti decreti e quanto non dichiarato nel dibattito parlamentare.

L’Italia, insieme alla Gran Bretagna, diventa uno dei due paesi di prima linea della nuova fase offensiva dell’imperialismo Usa/Nato, con impegni che vanno anche oltre quelli decisi comunemente a livello europeo. Sappiamo poi bene che quello che esce sulla stampa è solo una parte di accordi segreti che vengono stipulati in queste occasioni.

Non c’è quindi tempo da perdere per dare forza all’opposizione alla guerra imperialista e all’Italia imperialista in tutti i campi e su tutti i terreni, dalla mobilitazione proletaria del 20 maggio al rilancio dell’azione di presidi e manifestazioni contro le Basi militari Usa/Nato/Italia da nord a sud, da un forte lavoro nelle fabbriche, tra i lavoratori e sul territorio per denunciare lo scaricamento della guerra, l’aumento delle spese militari sui proletari, e per attivare ogni forma di lotta sociale. Naturalmente nessun terreno deve essere trascurato; così come il sostegno ad eventuale opposizione dentro il parlamento contro i provvedimenti del governo e il sostegno del partito principale per la guerra che è il PD.

pc 10 maggio - Filippine: elezioni truccate da Duterte e da Marcos jr., figlio dell'ex dittatore Marcos nella denuncia del Partito Comunista delle Filippine

 

Duterte e Marcos stanno scippando le elezioni

Partito Comunista delle Filippine

10 maggio 2022

I Marcos e i Duterte, in collusione con gli scagnozzi del tiranno nella Commissione elettorale (Comelec), stanno derubando le elezioni del 2022 proprio davanti agli occhi del popolo filippino. Il furto viene effettuato sfacciatamente manipolando le elezioni automatizzate e il "conteggio rapido non ufficiale" del Comelec dato in pasto ai media, per perpetuare la tirannia di Duterte durata sei anni e riportare al potere i ladri Marcos.

Le manifestazioni di massa quasi notturne di centinaia di migliaia di persone in tutto il paese e il diffuso e ampio sostegno sia da parte delle classi medie che delle masse lavoratrici negli ultimi mesi sono la prova che il tandem di opposizione Robredo-Pangilinan sono i veri vincitori del voto.

Pertanto, un gran numero di persone è giustificato nell’indignazione contro la commissione Comelec

pc 10 maggio - Sud Italia militarizzato da una esercitazione di guerra aeronavale NATO. Coinvolte 11 Università

Basta guerre imperialiste!

Basta NATO!

Contro il governo guerrafondaio italiano: le Università non sono al servizio della vostra sporca guerra!

Assediamo le basi della morte!

Dal 3 al 27 maggio si svolge in Sud Italia, Sardegna e Sicilia l’esercitazione aeronavale Mare Aperto 2022, definita "la più grande esercitazione nazionale per addestrare gli equipaggi nelle principali forme di lotta sul mare", partecipano oltre 4.000 militari di 7 paesi NATO e 65 navi, sommergibili, aerei ed elicotteri. Saranno simulate operazioni di guerra per "estendere il raggio di azione e controllare così zone di mare strategiche".

Per l'Italia imperialista il maggior evento addestrativo della Marina Militare. All’esercitazione prendono parte anche diversi velivoli dell’Aeronautica Militare, tra cui caccia Eurofighter, F35B STOVL che opererà da Nave Cavour ed assetti di comando e controllo CAEW G550 e per il rifornimento in volo KC-767A. L’attività, diretta dal comando in capo della squadra navale imbarcato su Nave Cavour, coinvolgerà lo staff della brigata marina San Marco e quelli delle diverse divisioni navali in cui si articola l’organizzazione operativa della Marina.

Analogamente alle precedenti edizioni, la Mare Aperto 2022 vede la partecipazione di studenti universitari, quest’anno 42 provenienti da 11 differenti atenei: l’università degli studi di Bari, l’università di Genova, la Libera Università Internazionale degli Studi Sociali (LUISS) di Roma, l’università per gli stranieri di Siena, l’università Sant’Anna di Pisa, l’università Federico II di Napoli, l’università di Trieste, l’università La Sapienza di Roma, l’università Ca’ Foscari di Venezia, l’università degli studi Alma Mater Studiorum di Bologna e l’università Cattolica del Sacro Cuore di Milano.

pc 10 maggio - Lo Slai cobas per il sindacato di classe aderisce allo sciopero/giornata di lotta del 20 maggio - COMUNICATO


Lo Slai cobas per il sindacato di classe aderisce allo sciopero del 20 maggio - considerandolo una importante giornata di lotta che unisce il sindacalismo di base e di classe e contribuisce alla marcia verso il grande sciopero generale necessario contro guerra imperialista, carovita che ponga la necessità e urgenza della caduta del governo Draghi.

L’adesione di tutto il sindacalismo di base, di classe e combattivo allo sciopero generale organizzato precedentemente solo da alcuni sindacati di base per il 20 maggio contro la guerra e l’economia di guerra era una delle condizioni che avevamo posto negli interventi per l’adesione dello Slai cobas per il sindacato di classe al 20 maggio.

Ora che questo almeno formalmente è avvenuto c’è l’adesione dello Slai cobas per il sindacato di classe perchè comunque l’unità e compattezza del sindacalismo di base e classista e combattivo è uno degli elementi di una marcia seria verso lo sciopero generale.

Ma è solo uno degli elementi. Perchè l’altro per noi decisivo è la chiamata a raccolta della classe operaia, perchè senza la classe operaia non c’è sciopero generale; ma restano giornate di lotta, importanti, che però non paralizzano la produzione né impattano a livello nazionale con la situazione generale dei proletari e delle masse popolari.

Quindi, anche il 20 maggio i settori in cui siamo organizzati e abbiamo una presenza parteciperanno all’iniziativa su questa base.

Là dove ci sono manifestazioni vi aderiranno e parteciperanno, là dove non ci sono ci saranno presidi sotto le Prefetture, i Comuni, ma soprattutto un forte lavoro di indirizzo e di sensibilizzazione dei lavoratori.

Consideriamo comunque questo tipo di mobilitazione un aspetto complementare della vera attività che intendiamo fare per il 20 e il 20 stesso alle fabbriche dove ci siamo o dove possiamo arrivare.

SLAI COBAS per il sindacato di classe

coordinamento nazionale

pc 10 maggio - Lenin e Putin sull’Ucraina - un post che condividiamo

Lenin ha scritto:

“Colui che giustifica i capitalisti che ci conducono alla guerra per schiacciare altri popoli “(che chiama, per esempio, «difesa della patria» dei grandi-russi lo strangolamento della Polonia e dell’Ucraina), (...) è un lacchè e un bruto che desta un senso legittimo di sdegno, di disprezzo e di disgusto.
«Un popolo che opprime altri popoli non può emancipare sé stesso», dicevano Marx ed Engels, i più grandi rappresentanti della democrazia conseguente del secolo XIX, divenuti gli educatori del proletariato rivoluzionario. E noi, operai grandi-russi, pervasi da un senso di fierezza nazionale, vogliamo ad ogni costo una Grande-Russia libera e indipendente, autonoma, democratica, repubblicana, una Grande-Russia fiera, che stabilisca coi suoi vicini relazioni basate sul principio

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