Nel Regno Unito cambiano i governi, ma a quanto pare la repressione del movimento solidale con la Palestina no. Proprio mentre Andy Burnham teneva a Liverpool il suo primo congresso da premier laburista, circa 200 persone si sono riunite per protestare contro la messa al bando di Palestine Action, individuato dalla precedente maggioranza come gruppo terrorista. Come in tante altre occasioni negli ultimi mesi, è bastato reggere un cartello con scritto: «Mi oppongo al genocidio. Supporto Palestine Action» per far scattare gli arresti a Liverpool. Domenica scorsa sono state arrestate 15 persone, cui si aggiunge il fermo di Robert Del Naja, frontman dei Massive Attack, il giorno precedente.
È durata circa due ore la manifestazione di Liverpool, organizzata nei pressi del Liverpool Experience Campus, sede scelta dal Partito Laburista per la sua conferenza annuale. La piazza ha visto schierati in prima linea medici, sacerdoti e pensionati che, rispondendo alla chiamata dell’organizzazione Defend Our Juries, hanno puntato il dito contro la repressione del dissenso. Appellandosi alla sezione 13 del Terrorism Act — che vieta di mostrare o indossare scritte a sostegno di organizzazioni proibite — gli agenti hanno proceduto con gli arresti. Per lo stesso motivo era stato fermato qualche ora prima Robert Del Naja, che ai poliziotti ha detto di non riconoscere il reato contestatogli. Per il frontman dei Massive Attack si tratta del secondo fermo in pochi mesi: già ad aprile aveva manifestato a sostegno di Palestine Action, venendo arrestato insieme ad altre 500 persone. Sono più di 3mila gli arresti effettuati dalla polizia britannica da quando, nel giugno del 2025, l’allora ministra dell’Interno Yvette Cooper ha deciso di inserire Palestine Action tra le organizzazioni terroristiche, criminalizzando attivisti e sostenitori.
Sin dalla sua costituzione nel 2020, Palestine Action si è distinta per azioni dirette e dal basso a sostegno del popolo palestinese. Di fronte al genocidio perpetrato da Israele, l’organizzazione ha realizzato diverse azioni di boicottaggio e sabotaggio, come nel caso dell’irruzione, a Bristol, nella fabbrica dell’israeliana Elbit Systems. Parte delle accuse sono nel corso del tempo cadute, mentre la designazione di organizzazione terroristica è tutt’oggi oggetto di valutazione da parte della magistratura britannica.
I manifestanti chiedono al nuovo governo un intervento immediato, ripristinando la legalità di Palestine Action. Per questo motivo si sono presentati a Liverpool, nei pressi dei lavori congressuali, che andranno avanti fino al 30 settembre. Il premier Burnham — il settimo nel giro di un decennio — avrà modo di definire ulteriormente i contorni del suo mandato. Dal basso, organizzazioni e cittadini spingono per aumentare il sostegno al popolo palestinese e rompere i rapporti con Israele. A inizio settembre hanno ottenuto un primo risultato: il Regno Unito ha infatti promosso un’azione congiunta con altri 11 Paesi occidentali per vietare i prodotti provenienti dalle colonie israeliane in Cisgiordania, illegali secondo il diritto internazionale.
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