Da FO - Taranto
Mentre il costo della vita continua ad aumentare e milioni di famiglie fanno fatica ad arrivare alla fine del mese, il governo Meloni cerca nuove risorse per finanziare la spesa militare e affrontare la crisi energetica. Nel frattempo, aumentano le bollette e in Puglia raddoppiano le tasse regionali per coprire il disavanzo della sanità.
Partiamo dai numeri. Il governo chiede all'Unione Europea di poter spendere 28 miliardi di euro in più nel biennio: 14 miliardi per l'energia e altri 14 miliardi per la Difesa, senza che queste spese siano sottoposte ai normali vincoli europei di bilancio.
Allo stesso tempo, però, sostiene di avere poche risorse per aiutare famiglie e imprese contro il carovita.
Ed è qui che entra in gioco un'altra questione: le pensioni.
Cosa significa?
Facciamo un esempio semplice. Se un pensionato riceve 1.000 euro al mese e, a causa dell'inflazione, la sua pensione viene aumentata a 1.030 euro, per lo Stato la spesa è cresciuta del 3%. Ma quel pensionato non è diventato più ricco: se anche i prezzi sono aumentati del 3%, l'aumento serve soltanto a compensare il carovita.
E non finisce qui. Entra in gioco anche il cosiddetto fiscal drag, cioè il drenaggio fiscale. Quando la pensione aumenta per recuperare l'inflazione, il pensionato può ritrovarsi a pagare più imposte. In questo modo, una parte dell'aumento viene assorbita dal fisco.
Il risultato è che il pensionato può ritrovarsi con qualche euro in più sulla carta, ma con un potere
d'acquisto addirittura inferiore a quello che aveva prima. Lo Stato registra un aumento della spesa pensionistica e può incassare maggiori imposte, mentre il pensionato rischia di diventare più povero anche dopo l'adeguamento all'inflazione.Ed è proprio questo il paradosso: ciò che viene presentato come un aumento della spesa pubblica può essere, nella realtà, una protezione insufficiente contro l'impoverimento di chi vive della propria pensione.
Meloni sostiene che questi aumenti, necessari per compensare almeno in parte il carovita, rendano più difficile rispettare i limiti di spesa imposti dall'Europa. Per questo chiede a Bruxelles di tenerne conto. Non propone esplicitamente di tagliare le pensioni, ma le cita come esempio del problema.
Ecco la contraddizione: mentre si cercano strumenti straordinari per finanziare il riarmo, persino gli adeguamenti delle pensioni necessari a contrastare l'inflazione diventano un problema nei conti pubblici.
Chi vive di pensione o di stipendio non diventa più ricco quando riceve un aumento che serve soltanto a recuperare ciò che ha perso con il carovita.
In Puglia oltre tutto aumentano anche le tasse per coprire il buco della sanità.
Per coprire il disavanzo della sanità regionale relativo al 2025, pari a circa 349 milioni di euro, la Regione ha deciso di utilizzare circa 108 milioni del proprio bilancio e di recuperare i restanti 242 milioni attraverso l'aumento dell'addizionale regionale IRPEF.
Dal 2026, le aliquote previste per alcuni scaglioni di reddito aumentano considerevolmente. Per i redditi compresi tra 28.000 e 50.000 euro, l'aliquota passa dall'1,63% al 3,23%, praticamente il doppio. Anche per gli altri scaglioni superiori a 15.000 euro sono previsti aumenti da 1,43% a 2,13%,
I cittadini vengono chiamati a pagare più tasse per finanziare una sanità pubblica che spesso non riesce a garantire visite, esami e interventi in tempi accettabili.
Chi non può aspettare è costretto a rivolgersi alla sanità privata, pagando nuovamente per ottenere prestazioni alle quali dovrebbe avere diritto attraverso il servizio pubblico.
In sostanza, si rischia di pagare due volte: prima attraverso le imposte e poi direttamente per curarsi.
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