giovedì 11 aprile 2013

pc 11 aprile: UN PARLAMENTO SEMPRE PIU' SIONISTA




di  Forum Palestina
L'incontro tra la Presidente della Camera Boldrini e l'ambasciatore israeliano conferma la linea di complicità tra le autorità italiane e quelle israeliane. Assordante silenzio sulle proteste dei prigionieri e della popolazione palestinese.

La neoeletta Presidente della Camera, in quota SEL, si è distinta per una serie di gravissime dichiarazioni filosioniste ed interventiste rilasciate all'inizio di aprile.

Nel comunicato rilasciato al termine dei colloqui con l'ambasciatore israeliano Naor Gilon (
http://presidente.camera.it/20?shadow comunicatostampa=7024) la Sig.ra Boldrini auspica il "rafforzamento delle relazioni tra Italia ed Israele", cioè con uno stato razzista, militarista e confessionale, che da 60 anni opprime brutalmente e nega ogni diritto alla popolazione originaria della Palestina, violando decine di risoluzioni dell'ONU. Lo sciopero della fame sostenuto da mesi da numerosi prigionieri politici Palestinesi, spesso imprigionati senza processo, tra cui l'eroico Issawi ormai in fin di vita, non è argomento che interessi la Boldrini, che anzi si dilunga sul presunto pericolo di "antisemitismo" ed auspica addirittura "proposte di modifiche  legislative che inaspriscano le sanzioni contro chi predica l'odio e l'intolleranza", ovvero contro chi osa criticare lo stato israeliano e la colonizzazione della Palestina.

Non contenta di ciò, la Boldrini, rivolgendosi al segretario dell'ONU Ban Ki-Moon afferma che "la comunità internazionale non può assistere ai massacri in atto in Siria senza agire. Fare qualcosa è un nostro obbligo morale", chiaro invito ad ulteriori interventi sanzionatori o militari a favore dei terroristi fanatici armati che stanno tentando di gettare la Siria nel caos (
http://ilmondo.it/politica/2013-04-09siria-boldrini-ban-ki-moon-obbligo-non-assisteremassacri 231782shtml).

Denunciamo l'ipocrisia filosionista, filoimperialista e l'interventismo pseudo-umaniatrio dei falsi pacifisti e progressisti come la Boldrini! Rilanciamo la lotta per i diritti del popolo e dei prigionieri Palestinesi, e per la pace ed il dialogo in Siria.

Forum Palestina 



pc 11 aprile: DALL'ITALIA ALLA GRECIA LA POLIZIA TORTURA E UCCIDE



di  ***

Contropiano.org
Pestaggi, stupri, bastinado, tazer, bruciature con le sigarette, umiliazioni, uso obbligatorio di materiale genetico, sequestro di studenti... I corpi che vengono torturati, maltrattati, umiliati cambiano: manifestanti, migranti, detenuti, prostitute e perfino minori; in strada, nelle celle delle caserme di polizia, nei centri di detenzione. Le mani, però, sono sempre le stesse: quelle della polizia. La maggior parte di questi incidenti non vengono denunciati ufficialmente, o si indaga in modo velato, e i responsabili non vengono puniti. Ma davvero c'è qualcuno che crede ancora che questi incidenti siano un caso isolato? Neanche il ministero dell'ordine pubblico è riuscito a trattenersi dal pubblicare le foto dei quattro anarchici arrestati a Kozani il 1.2.2013, con i volti di tre di questi deformati dal pestaggio, sostenendo ufficialmente nella sua relazione "che è stata usata la violenza legale e necessaria". Gli stessi arrestati, attraverso i loro difensori e genitori, hanno denunciato di essere rimasti per ore legati con le mani dietro, con I cappucci sulla testa, mentre i poliziotti li picchiavano a turno! L'ovvia manipolazione delle foto non è bastata a nascondere l'orrore (o forse non l'hanno proprio voluto?). Sui TG la notizia veniva trasmessa senza essere commentata. Così come non era stata commentata la notizia delle torture nella Direzione Centrale della Polizia di Attica (GADA) dei 15 manifestanti della ronda antifascista, che ha assunto le sue vere dimensioni soltanto dopo essere stata pubblicata dai mezzi di informazione internazionali. Così come sono rimasti nel buio una serie di casi: del migrante torturato nella caserma di polizia a Egaleo, del minore detenuto nel centro di detenzione di Amygdaleza che ha subìto la rottura della milza a causa del pestaggio, dello stupro con un manganello di un altro migrante nella sede della guardia costiera di Chania (Creta), insieme a moltissimi altri. Da cittadini di questo paese non ci preoccupiamo solamente. Il tempo è passato. È arrivato il momento di parlare, di dichiarare pubblicamente che non permetteremo che la Grecia diventi un'estensione di Guantanamo. Non torneremo ai metodi dei regimi dittatoriali. Le torture costituiscono un reato che viene punito come un crimine. Non ci abitueremo all'orrore della trasmissione di tali pratiche, non ci abbandoneremo alla paura che essa lascia come messaggio alla società.

Non permetteremo questa barbarietà e la sua impunità.

***Movimento contro l'arbitrarietà della polizia e le torture


Riferimenti:
http://www.ipetitions.com/petition/stop-police-torture/


Fonte: 
left

Traduzione di 
Atene Calling

Qui un video del 
Comitato Greco contro la Tortura:


pc 11 Aprile- STASERA CINEFORUM AL CIRCOLO DI PROLETARI COMUNISTI DI PALERMO



ORE 20:00 APERICENA:

ROSTICCERIA INDIANA ASSORTITA
PANE INDIANO CON CURRY
INSALATA
DOLCE

CONTRIBUTO 3 €

ORE 21:00 PROIEZIONE E DIBATTITO

NUOVO APPUNTAMENTO DEL CINEFORUM STAVOLTA DEDICATO ALLA SITUAZIONE IN INDIA DI CUI IL FILM NE FOTOGRAFA L'ATTUALE REALTA'.

NEL DIBATTITO SI APPROFONDIRA' L'ASPETTO CHE IL FILM NON MOSTRA: LA GUERRA POPOLARE IN INDIA, LA PIU' GRANDE RIVOLUZIONE IN CORSO NEL MONDO A CUI PARTECIPANO MILIONI DI CONTADINI, DONNE, GIOVANI, OPERAI E INTELLETTUALI PER ROVESCIARE QUESTA SOCIETA' INIQUA DESCRITTA DAL FILM.

I COMPAGNI DEL CIRCOLO CHE HANNO PARTECIPATO ALLA CONFERENZA INTERNAZIONALE DI AMBURGO LO SCORSO 24 NOVEMBRE INFORMERANNO I PRESENTI SULLE IMPORTANTI DECISIONI PRESE IN QUELL'OCCASIONE E SULLE PROSSIME INIZIATIVE NAZIONALI E INTERNAZIONALI PER SOSTENERE QUESTA RIVOLUZIONE.

Titolo originale: Slumdog Millionaire
Nazione: Regno Unito, U.S.A.
Anno: 2008
Genere: Commedia, Drammatico
Durata: 120'
Regia: Danny Boyle

Cast: Mia Drake, Imran Hasnee, Anil Kapoor, Irfan Khan, Madhur Mittal, Dev Patel, Freida Pinto, Shruti Seth
Data di uscita: 05 Dicembre 2008 (cinema)

Trama:
E’ il momento della verità negli studi dello show televisivo in India "Chi vuol esser milionario?". Davanti ad un pubblico sbalordito, e sotto le abbaglianti luci dello studio, il giovane Jamal Malik, che viene dagli slum di Mumbai (Bombay), affronta l’ultima domanda, quella che potrebbe fargli vincere la somma di 20 milioni di rupie. Il conduttore dello show, Prem Kumar, non ha molta simpatia per questo concorrente venuto dal nulla. Avendo faticosamente risalito la scala sociale, provenendo lui stesso dalla strada, Prem non ama l’idea di dover dividere la ribalta del Milionario con qualcuno come lui, e rifiuta di credere che un ragazzo dei quartieri poveri possa sapere tutte le risposte. Arrestato perché sospettato di imbrogliare, Jamal viene interrogato dalla polizia. Mentre ripassa le domande una per una, inizia ad emergere la storia straordinaria della sua vita vissuta per le strade, e della ragazza che ama e che ha perduto.


pc 11 aprile: Montalto di Castro diritto allo stupro

questo video è semplicemente raccapricciante

http://www.youtube.com/watch?v=EbWOExh9n-o

Commento di chi ha caricato il video: ll gruppo di otto stupratori reoconfessi riconosciuti colpevoli dal Tribunale e' stato condannato solo a svolgere servizi sociali ("messa alla prova")-

il sindaco di Montalto di Castro,Salvatore Carai, (PD) : "Quei ragazzi ingiustamente accusati sono dei bravi ragazzi. Dalle nostre parti le uniche bestie sono gli immigrati romeni. Loro si che lo stupro lhanno nel sangue. "
Rivolto alla Anna Finocchiaro che difendeva la ragazzina : "una talebana del c...o"-

La ragazza:"Se fossi stata stuprata da rumeni avrei ottenuto giustizia"------

Per i reoconfessi di uno stupro andato avanti per tre ore sono stati stanziati soldi dal sindaco per pagare migliori avvocati,soldi pubblici-

I compaesani:"Si è divertita pure lei quella sera"/"Io solo a quella lì e alla mamma le avrei impiccate e basta perchè questi sono tutti bravi ragazzi"/
/«Era un gioco, lei ci stava, era ubriaca fradicia, non è una santarellina. Aveva la minigonna nera e li ha provocati »-
Li possiamo sentire quando il troglodita dice che "era pure brutta" come ridono sguaiati-

Alla domanda se abbia compiuto qualche gesto di solidarietà anche verso la povera ragazzina vittima di violenza, il sindaco Carai : «Non la conosco, non l'ho mai vista in faccia. Non mi ha mai chiesto niente».

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facciamo appello a tutte le compagne e le donne di portare la nostra indignazione a Montalto di Castro l'11 luglio!


Mfpr

pc 11 aprile. I MASSACRATORI DEL G8 DEL 2001 POTREBBERO CAVARSELA CON LE SCUSE, INVECE DELLA MERITATISSIMA GALERA. E' INACCETTABILE!



Sono passati quasi dodici anni dai giorni del G8 di Genova; in quei frangenti venne sospesa la democrazia, fu ammazzato - non si saprà mai veramente da chi - un ragazzo, furono massacrate centinaia di persone da poliziotti invasati coperti (se non mandati) dai loro diretti superiori, fu attuata una rete di depistaggi senza precedenti: insomma, un campionario vasto di azioni illegali messe in essere da chi invece avrebbe dovuto far rispettare la legge.
In questi giorni, i quattro più alti in grado dirigenti delle operazioni sul campo di quei giorni - Spartaco Mortola, Pietro Troiani, Giovanni Luperi, e Francesco Grattieri - stanno sostenendo i colloqui con il Magistrato di sorveglianza, che dovrà decidere (lo farà entro dicembre) come far scontare loro i residui di pena, otto mesi ai primi due e un anno per gli altri: se in carcere, agli arresti domiciliari, o in affidamento ai servizi sociali.
Quanto trapela dalle aule giudiziarie è che il Magistrato in questione sembra aver trovato un sistema perché lorsignori possano essere trattati da privilegiati, evitando le misure di custodia: basterebbe semplicemente che scrivessero una lettera di pentimento per il loro comportamento, e che cominciassero a risarcire i danni alle parti civili.
A chi scrive appare un tantino tardi per tutte e due le cose: le provvisionali dei risarcimenti avrebbero dovuto essere immediatamente esecutive - invece sono passati, vergognosamente, oltre due lustri e le vittime della 'macelleria messicana' stanno ancora aspettando - mentre delle scuse, tardive e certamente non spontanee, non credo che chi ha subito trattamenti torturatori se ne possa fare qualcosa.
Infine - dopo un così lungo periodo - sarebbe il caso di fare luce su quello che fu il ruolo, in quei giorni, del presidente della Camera dei Deputati, il fascista Gianfranco Fini; ora che non è più nessuno, politicamente parlando, deve essere chiamato a rispondere, come privato cittadino, del suo operato: se del caso anche finendo in galera.
Genova, 11 aprile 2013

Stefano Ghio - Proletari Comunisti Genova
http://pennatagliente.wordpress.com

pc 11 aprile. A fianco delle ''Mamme No Muos'' che rafforzano blocchi davanti base Usa




 Davanti ai cancelli della base Usa di Niscemi le ''Mamme No Muos'' hanno intensificato i presidi per impedire il passaggio di operai e militari americani. Infatti, stamani nessun convoglio si è presentato

pc 11 aprile. La repressione non ferma la lotta popolare contro le miniere d'oro in Grecia: distrutto posto di polizia!


Le forze speciali della polizia hanno fatto irruzione, poco dopo le 03:15 del mattino nelle case di due abitanti di Ierissos, accusati dell'attacco incendiario al cantiere della "Hellenic Gold", mentre stavano in casa insieme alle loro famiglie. Come viene descritto "i due cittadini di Ierissòs sono stati arrestati come se si trattasse di mafiosi dalla polizia che ha fatto irruzione, rotto le porte dei loro appartamenti nel pieno buio e li ha portati via di fronte ai loro figli. Secondo i familiari, non hanno nemmeno bussato alla porta, ma le hanno rotte come delinquenti comuni".

La polizia ha rotto le porte facendo leva con delle spranghe di ferro. Come denunciano i cittadini, nel primo caso, gli agenti di polizia hanno cercato di invadere la casa rompendo la porta della casa con una spranga, ma il padrone della casa si è alzato e ha aperto la porta. Così è stato arrestato di fronte alla sua famiglia. Nel secondo caso, secondo quanto riportano i cittadini, hanno rotto la porta con un calcio.

Gli abitanti del paese si sono subito iniziati a organizzare. Le campane delle chiese hanno cominciato a suonare, la gente si è radunata in piazza, dirigendosi verso la caserma di polizia della zona, che probabilmente era stata abbandonata poco prima, provocando dei danni. In questo momento la situazione è molto più calma, mentre i cittadini - anche dai villaggi vicini - continuano a radunarsi per dirigersi verso Polygyros, dove sono stati trasferiti gli arrestati.




In seguito all'arresto di due persone accusate di aver attaccato le postazioni dell'azienda Eldorado Gold, gli abitanti di Ierissos (nord della Grecia, vicino Salonicco) hanno distrutto una stazione di polizia del loro paese. La protesta era indirizzata contro le accuse di tentato omicidio, organizzazione a delinquere ed uso di esplosivi fatte nei confronti di due singole persone tra le centinaia che si oppongono al maxiprogetto dell'azienda canadese.

Il ministero dell'Ordine Pubblico ha affermato che nella notte delle persone hanno fatto irruzione e distrutto il commissariato, bruciando molti documenti e materiali vari in un momento nel quale l'edificio era vuoto. Lo stesso ministero ha risposto che il governo greco ritiene di dover fare fronte a quelle mobilitazioni locali che renderebbero la Grecia piena zeppa di piccoli villaggi gallesi che si fanno giustizia da soli..

Molti abitanti del paese resistono da anni contro il progetto di Eldorado Gold di gestire e sfruttare la miniera d'oro di Skouries, prossima a a Ierissos (vedi video sotto). Gli arresti contro cui si è scatenata l'azione al commissariato derivano proprio da un'indagine relativa al alcune azioni compiute nello scorso febbraio. Arresti compiuti nel cuore della notte per evitare di trovarsi come nel marzo scorso di fronte alla reazione del villaggio al momento dell'attuazione dei procedimenti cautelari.

I movimenti contestano da anni la decisione governativa di consentire lo sfruttamento di Skouries, che secondo loro provocherebbe grossi danni all'ambiente e allo sviluppo della loro zona, già massacrata dall'attività frenetica degli estrattori d'oro stranieri. Ma contestano da anni anche la brutalità poliziesca che contrasta la loro battaglia.

Compiendo cori contro le forze dell'ordine, centinaia di persone si sono poi ammassate di fronte al tribunale di Polygros, dove i due arrestati sarebbero dovuti comparire in giudizio; forzando così i giudici a dover trasferire il processo a Salonicco per ragioni di ordine pubblico.

pc 11 Aprile- SI INTENSIFICANO I BLOCCHI NO MUOS CONTRO L'ARROGANZA YANKEE!

Nonostante  il governo regionale abbia formalmente deciso di fermare i lavori del mega impianto di telecomunicazioni militari statunitensi noto come Muos, negli ultimi giorni i lavori sono ripresi convulsamente con l'erezione di pilastri e quant'altro con la complicità sostanziale dello stesso governo regionale (ieri Crocetta ha minimizzato "se poi loro vogliono perdere tempo a fare qualche muretto...") e dell'apparato repressivo della questura e del ministero degli interni. La risposta degli attivisti no muos è stata immediata, da ieri si sono intensificati i blocchi in contrada Ulmo che non hanno permesso a operai e militari statunitensi di accedere alla base. Il Circolo di proletari comunisti di Palermo dopo essere stato a Niscemi prima e durante la mobilitazione nazionale dello scorso 30 Marzo, ribadisce il pieno sostegno a questa battaglia contro l'arroganza del governo italiano complice dell'occupante yankee.
Tutte le basi militari statunitense sul nostro territorio devono essere chiuse!
Via i governi guerrafondai e anti-popolari dei padroni!

dall'ansa di oggi


Muos:rafforzati blocchi davanti base Usa

Stamani nessun convoglio con soldati e operai


(ANSA) - NISCEMI (CALTANISSETTA), 11 APR - Situazione di calma apparente davanti ai cancelli della base Usa di Niscemi, dove le ''Mamme No Muos'' hanno intensificato i presidi per impedire il passaggio di operai e militari americani. Stamani nessun convoglio si e' presentato. Sono arrivati invece il sindaco di Niscemi, alcuni assessori e consiglieri che hanno portato la solidarieta' del Comune alla battaglia degli attivisti, impegnati contro la costruzione del sistema radar, ritenuto pericoloso per la salute.

pc 11 aprile - Della Valle: “Destinare l’1% degli utili delle imprese alla solidarietà” - Il Fatto Quotidiano


Della Valle: “Destinare l’1% degli utili delle imprese alla solidarietà” - Il Fatto Quotidiano


"L’impegno degli imprenditori è definito “doveroso” perché “la disperazione vera ha bisogno di avere un pò di conforto”.La visione del padrone tifoso di Renzi su come uscire dalla crisi

pc 11 aprile - Le paranoie dei padroni


 10 aprile 2013 sole 24 0re

Squinzi: senza Governo perso un punto di Pil

«Non importa il colore politico. Contro la crisi serve subito un governo di uomini di buona volontà che abbia interesse a dare una svolta alla situazione». Lo ha detto stamane il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, durante la visita ai padiglioni del Salone internazionale del Mobile a Milano. «Sul piano sociale», ha affermato, l'assenza di un governo e di una guida politica «non potrà proseguire a lungo senza portare a conclusioni violente. Sono anche molto preoccupato perchè la situazione è quella che sappiamo: ad oggi contiamo 62 casi di suicidi di imprenditori».
«L'assenza di un governo ci costa un punto di Pil» 
«L'assenza attuale di un governo e l'allentamento dell'azione riformatrice dell'esecutivo Monti nella seconda metà del 2012 si può calcolare che ci sia costato un punto percentuale di Pil», ha poi affermato Squinzi nel corso della conferenza al Salone del mobile. «Oggi vari istituti di ricerca - ha proseguito - prevedono un calo dell'1,4-1,5 per cento di Pil nel 2013. Se continueremo a non avere un governo rischiamo di dover rivedere di nuovo al ribasso le stime».
Commentando i dati sui fallimenti forniti oggi dal Sole 24Ore (4218 aziende chiuse nel primo trimestre 2013, 58 solo in un giorno), Squinzi ha ribadito: «Le statistiche confermano la sensazione che già avevamo espresso e voluto affrontare con il documento in cui chiediamo alla politica una "terapia d'urto", dal momento che il dato sulla disoccupazione giovanile si sta pericolosamente avvicinando al 40 per cento. Ed è indispensabile anche far ripartire l'edilizia. Personalmente - ha concluso Squinzi - sarei favorevole ad aumentare oltre la soglia del 50 per cento la detrazione fiscale per le ristrutturazioni, includendo anche l'arredamento».
Il presidente di Confindustria: tirare fuori il coraggio 
«Non è quello che ci aspettavamo. Ci aspettavamo un po' più di coraggio». È questo il commento del presidente di Confindustria a proposito delle modalità previste nel decreto legge per il rimborso alle imprese. Certamente, ha affermato, «se non tiriamo fuori il coraggio, il paese continuerà a essere in grande difficoltà». Insomma, il provvedimento varato dal governo per la restituzione dei debiti della pubblica amministrazione alle imprese «non è sufficiente, bisogna metterci mano subito». Il debito, osserva Squinzi, «è probabilmente almeno tre volte i 40 miliardi, che peraltro vengono dati in forma molto diluita».

mercoledì 10 aprile 2013

pc 10 Aprile-CONTRO L'ASSASSINIO DI AFZAL ATTIVISTA DEL MOVIMENTO DI LIBERAZIONE NAZIONALE DEL KASHMIR



PARTITO COMUNISTA DELL’INDIA (MAOISTA)- COMITATO CENTRALE-
CONFERENZA STAMPA (13 FEBBRAIO 2013)

Gli attivisti dei movimenti di massa, lotte per le nazionalità e i rivoluzionari non sono terroristi,
Lo stato indiano è di per sé il più grande terrorista!
 Lo Stato indiano che si vanta di essere la più grande democrazia del mondo ha giustiziato segretamente Afzal Guru il 9 febbraio 2013 nel carcere Tihar di Delhi. Afzal Guru, che è stato arrestato con l'accusa di favoreggiamento del l'attacco del 13 dicembre 2001, al parlamento indiano, non gli è stata data l'opportunità di provare la sua innocenza e gli è stato anche negato un avvocato difensore di sua scelta. La corte suprema dell'India ha confermato la pena di morte per lui nel 2005 per “soddisfare la coscienza collettiva della nazione.” Senza effettuare alcuna indagine imparziale su chi potrebbero essere i veri attori che stanno dietro questo attacco e quello che potrebbe essere il complotto reale; attivisti e simpatizzanti della lotta per la nazionalità del Kashmir  sono stati subdolamente inseriti in questo caso.
Come parte della “guerra globale al terrore” scatenata dagli imperialisti americani dopo gli attacchi del 11/09, lo Stato indiano ha lanciato una massiccia campagna di propaganda attraverso i media ufficiali raffigurando le organizzazioni per le nazionalità e le organizzazioni rivoluzionarie, come terroriste. Per deviare sistematicamente l'attenzione della gente dai loro problemi immediati e genuini, è stato propagandato che il 'terrorismo' è l’unico problema più grande di tutti. Nel Kashmir e in tutti gli stati dell'India,  la popolazione musulmana in generale è in uno stato di grande agonia per i massacri fascisti, atrocità, torture, custodie in carcere e la discriminazione disumana inflitte loro da entrambi i governi del Congresso e del Bjp e le varie forze religiose indù fanatiche appartenenti alla banda Sangh (RSS).
Alcuni musulmani stanno resistendo a questo a modo loro. Come una delle forme di questa resistenza, a volte, alcuni atti distruttivi indesiderati hanno anche avuto luogo. Solo le classi dirigenti e le forze religiose scioviniste indù  sono responsabili di questo. Allo stesso tempo, le ali di intelligence del governo indiano e degli Stati Uniti e dei gruppi collegati al gruppo fondamentalista indù Sangh stanno perpetrando esplosioni di bombe e altre azioni di disturbo in vari luoghi del paese in modo ingannevole. Il governo e i media che si tengono a braccetto con esso stanno raffigurando i musulmani innocenti e le organizzazioni delle nazionalità come responsabili di tutti questi attacchi. Essi vengono falsamente coinvolti con accuse false. La missione dello Stato indiano è quella di reprimere ogni movimento di massa proprio usando questo come un pretesto. Il drammatico attacco al parlamento non è statoaltro che una parte di questa cospirazione.
Il governo del Congresso guidato dall’ UPA, che fino ad ora ha rinviato l’ esecuzione di Afzal Guru, ora in tutta fretta ha preso questa decisione in modo da ottenere il sopravvento sul BJP e mostrando se stesso come campione contro il 'terrorismo'. In questo processo ha violato molte norme giuridiche. Essa non ha prima dato informazioni alla famiglia Afzal che il Presidente dell'India ha respinto la sua petizione di grazia. E non è stato permesso di incontrare i suoi familiari prima della sua morte. Dopo aver imposto il coprifuoco in tutta la valle del Kashmir, il governo indiano ha fatto ricorso a questo atto vile. Per non dare anche il suo cadavere ai familiari - proprio come il più grande terrorista del mondo l'imperialismo degli Stati Uniti ha fatto lanciando il corpo di Osama in mare - ha cremato con crudeltà il suo corpo nei locali della prigione.
Giustiziando Afzal Guru, il governo indiano ha ferito la coscienza non solo dei kashmiri, ma delle intere masse indiane che amano la democrazia. E 'un dato di fatto che, anche dopo il massacro di oltre 80 mila abitanti del Kashmir e trasformando l’intera valle in un acquartieramento militare con l'impiego di oltre 700 migliaia di forze armate in Kashmir, le aspirazioni nazionali del popolo Kashimiri non sono stati soppresse. Il governo indiano sta sognando ad occhi aperti che impiccando Afzal Guru lo spirito combattivo della popolazione del Kashmir potrebbe essere frenata verso il basso. Per più di molti decenni, il popolo del Kashmir è giustamente in lotta per la liberazione nazionale e Azadi. Nonostante molti alti e bassi, la loro lotta marcia avanti in varie forme e, a volte, è stata come un’ eruzione di uvulcano. Questo tipo di atti insensibili dei governanti fascisti indiani aggiunge solo del sale alle ferite del popolo del Kashmir, ma non lo può sopprimere per sempre.
Il Partito Comunista dell'India (Maoista) condanna questo atto fascista nel modo più severo. Avverte le classi dirigenti che la loro speranza di reprimere i movimenti popolari e le lotte di nazionalità commettendo tali atti scomparirà definitivamente. Il  Kashmir appartiene solo al popolo del Kashmir. Né l'India né il Pakistan hanno alcun diritto su di esso. Il nostro partito sostiene pienamente il movimento di liberazione della nazionalità del Kashmir. Invitiamo i lavoratori, i contadini, studenti, giovani, dalit, gli adivasi, minoranze religiose, le donne, commercianti .... le  intere masse e nazionalità oppresse alla lotta contro la grande borghesia burocratica compradora e le classi feudali dominanti e i loro padroni imperialisti che hanno trasformato questo paese in una prigione di nazionalità. Solo marciando avanti di pari passo con la lotta in corso per la costruzione del nuovo stato democratico popolare - che sarebbe il fronte unico dei lavoratori, contadini, piccola e borghesia nazionale - possono le nazionalità ottenere il diritto all'autodeterminazione, compreso il diritto di secessione e può il popolo oppresso raggiungere la liberazione da ogni tipo di sfruttamento e repressione.
(Abhay)
Portavoce,
Comitato Centrale, CPI (Maoist)

pc 10 aprile - La Corte Costituzionale conferma la legittimità del decreto sala-Riva

Alle 20 di ieri, martedì 9, è stata resa nota la decisione della Corte Costituzionale, che ha respinto i ricorsi proposti dalla magistratura contro il decreto che autorizza i Riva a continuare a inquinare e vendere il milione e settecentomila tonnellate di acciaio bloccati come corpo di reato.
Con questa decisione, ancora una volta, lo Stato borghese, dopo il governo Monti che adottò il decreto, dopo il parlamento che lo convertì in legge quasi all'unanimità, conferma di schierarsi apertamente a difesa di padron Riva. A dimostrazione, se ce n’era ancora bisogno, che quando sono in gioco gli interessi dei padroni si scavalcano anche gli altri poteri di questo sistema borghese, le sue leggi e norme costituzionali.
Il decreto è una autorizzazione all’Ilva a produrre come ha fatto finora, lasciando la gestione della produzione nelle mani dei Riva, vale a dire di chi è incriminato; è un decreto, quindi, fatto per l'unico scopo di difendere il profitto - e non la messa a norma della fabbrica, visto che per questa vi era già l’Aia che stabilisce prescrizione, tempi e di conseguenza interventi sanzionatori; anzi è CONTRO una messa a norma che metta in discussione la libertà di produrre.


Ciò che il decreto stabilisce è di fatto un lavoro forzato sotto padron Riva e sotto controllo dello Stato, in una fabbrica resa franca da norme e diritti, e non un lavoro sicuro mettendo a norma l'Ilva, come richiesto negli ultimi tempi da operai e comitati cittadini.
Ciò che la sentenza della Corte costituzionale conferma è che non c'è alternativa all'organizzazione autonoma e a lotta in prima persona  degli operai, ll'unità operai-cittadini per una rivolta operaia e popolare che imponga a Riva, allo Stato, a ogni governo dei padroni il rispetto del diritto al lavoro e alla salute.

Riportiamo sotto la disamina del decreto pubblicata  al tempo della sua emanazione:


IL DECRETO nella maggior parte dei punti in premessa sembra che debba avere per oggetto “il risanamento ambientale e la riqualificazione del territorio di Taranto”, la “più rigorosa protezione della salute e dell’ambiente”, “la piena attuazione delle prescrizioni dell’Aia, volte alla immediata rimozione delle condizioni di criticità esistenti che possono incidere sulla salute, conseguendo il sostanziale abbattimento delle emissioni inquinanti”.
Ma, dopo, dopo aver fatto anche una presentazione dell’Aia falsata (visto che essa è sia nel merito e soprattutto nei tempi totalmente insufficiente rispetto alle necessità di messa a norma), arriva alla vera ragione del decreto “la continuità del funzionamento produttivo dell’Ilva” che “costituisce una priorità di interesse nazionale”.

L’AIA viene resa legge. E’ la prima volta che questo avviene. Il suo essere legge impedisce non solo l’intervento della magistratura ma anche modifiche migliorative frutto della lotta e dell’iniziativa dei lavoratori. Tant’è che l’art. 1 punta proprio a blindare l’Aia, affermando che “le misure volte ad assicurare la prosecuzione dell’attività produttiva… in quanto in grado di assicurare la più adeguata tutela dell’ambiente e della salute secondo le migliori tecnologie disponibili, sono esclusivamente e ad ogni effetto quelle contenute nell’Aia”.
Affermato questo, il decreto mette in secondo piano la stessa Aia, e scrivere che la prosecuzione dell’attività può essere fatta subito, “salvo che sia riscontrata l’inosservanza delle prescrizioni dell’Aia”, è un bluff, dato che il 2° comma stabilisce che già prima che si avviino gli interventi previsti, dalla entrata in vigore del decreto l’Ilva “è immessa nel possesso dei beni dell’impresa ed è in ogni caso autorizzata, nei limiti consentiti dal provvedimento di cui al c. 1, alla prosecuzione dell’attività produttiva e della conseguente commercializzazione dei prodotti per tutto il periodo di validità dell’Aia”, vale a dire 6 anni.
E questo - scrive il decreto - deve essere consentito “in ogni caso” al di là dei “provvedimenti di sequestro e gli altri provvedimenti cautelari dell’autorità giudiziaria”; così il sequestro può formalmente restare ma perde ogni efficacia preventiva e deterrente.
D’altra parte come si concilia il via libera all’attività produttiva sempre e comunque, e nella piena gestione dei vertici aziendali con una seria messa a norma che necessariamente prevede il fermo temporaneo degli impianti da mettere in sicurezza e una riduzione della quantità di produzione di acciaio?

Che tutto questo sia posto spudoratamente a riaffermazione che l’unico diritto che va tutelato è quello della proprietà dei padroni, all’art. 2 il decreto afferma pertanto che, non solo l’Ilva può produrre liberamente ma “rimane in capo ai titolari dell’Aia (cioè ai Riva incriminati) la gestione e la responsabilità della conduzione degli impianti dello stabilimento”.
Lo Stato riaffida gli impianti industriali posti sotto sequestro perché hanno causato e causano tra i lavoratori e la popolazione malattie e morte, ad una società i cui vertici sono o agli arresti domiciliari o latitanti. Il decreto diventa così una sorta di condono ai Riva.

Né è in contrasto con questo la nomina di un Garante fatta all’art. 3, “incaricato di vigilare sulla attuazione delle disposizioni del presente decreto”, per tre anni. Una persona che dovrebbe avere competenze giuridiche, siderurgiche, chimiche, epidemiologiche (ma questo è un mostro di scienza non una persona!), che comunque deve solo segnalare al presidente del consiglio e ai ministri competenti “eventuali criticità” e al massimo fare proposte, ma non ha alcun potere interdittivo o di prescrizione. Una persona che verrà ben pagata, 200mila euro lordi l’anno.
E non si spiega perché una persona, quando esistono gli Enti di controllo e di intervento preposti: Asl, Ispettorato del Lavoro…

Infine il decreto, né l’Aia, nulla dice sui livelli di produzione record dello stabilimento Ilva di Taranto. Il grado di ipersfruttamento degli impianti, la maggiorparte già vecchi nel ’95, presi da Riva senza rinnovarli fino ad esaurimento, il “tirare al massimo” che hanno portato al record di 10milioni medi di t/a di produzione, con conseguente supersfruttamento degli operai che hanno dovuto lavorare con ritmi intensi, in condizioni di insicurezza e di rischio per la salute e la vita, ha un nesso dimostrato con i livelli di inquinamento – vedi area Parchi in cui più si fa movimentazione, più si sollevano polveri di minerali nell’aria, o l’area Acciaieria, dove il fenomeno dello slopping (come è scritto nella sentenza del Riesame) che “si verifica con frequenza e ordinariamente, vuol dire che è sicuramente collegato alla intensità delle operazioni lavorative”. Pertanto la riduzione della produzione è un intervento che dovrebbe far parte del piano di bonifica e messa in sicurezza, ma di questo non si parla.
Anzi, no, uno ne parla. Si tratta di Bersani, e per dirlo afferma il falso: “si tratta – ha dichiarato - di un decreto che a prezzo di una riduzione dell’attività produttiva (?) consente l’intervento ambientale, il presidio e il monitoraggio della salute”.

Secondo Clini, Passera e Monti, dovrebbe dare garanzia, la minaccia contenuta nel decreto, art. 3, di un’eventuale adozione di provvedimenti di amministrazione straordinaria, anche in considerazione degli art. 41 e 43 della Costituzione”.  Ma Passera poi spiega che “le norme di amministrazione controllata potrebbero togliere enorme valore alla proprietà, il suo bene si depaupera e si arriva fino al punto di perderne il controllo”. Certo Riva potrebbe perdere la proprietà dell’Ilva ma lo stabilimento che lascerebbe sarebbe “depauperato” e quindi con un valore quasi nullo. Chi se lo prenderebbe a questo punto? Bene che vada sarebbe svenduta, insieme ai lavoratori.

Per tutto questo il decreto salva-Ilva è da respingere! Fermo restando che non finisce qui. Perchè il ricatto di padron Riva continua, finora ha ben funzionato con il governo, e non si accontenta neanche di questo decreto.

Ma occorre aggiungere un’altra conseguenza negativa, forse quella più importante dal punto di vista della classe operaia e della sua lotta. Lo abbiamo detto all’inizio di questo articolo: il decreto stabilisce di fatto un lavoro forzato sotto padron Riva e sotto controllo dello Stato, in una fabbrica resa franca da norme e diritti. Ci mancherà poco – diceva un operaio dell’Ilva – che entri l’esercito in fabbrica per garantire la libertà di produzione. In nome di questa “libertà” verranno impediti sia interventi della magistratura, ma anche lotte, scioperi, proteste degli operai; in fabbrica decide Riva e lo Stato. Gli operai sono fantasmi se lavorano e non pretendono; sono un “problema di ordine pubblico” (come scrive in premessa il decreto), se protestano e rivendicano diritti in contrasto con la legge a difesa della libertà di produzione. Questa situazione inevitabilmente non farà che peggiorare il clima di insicurezza tra gli operai, che in uno stabilimento come l’Ilva, si traduce immediatamente in insicurezza della propria salute e vita. Sarà un caso (ma non lo è), in meno di un mese due operai giovani sono morti! E gli operai dicono che oggi, molto più di prima, vanno a lavorare con la paura.

I Sindacati confederali si sono subito schierati a sostegno del decreto.
Il segretario della Fim ha dichiara: “il decreto è una giusta soluzione che affronta l’intera questione… L’azienda è nelle condizioni di affrontare queste spese e diluirle nell’arco di due-tre anni. E’ un grande gruppo che ha le giuste garanzie…”.
Il segretario della Uilm: “io lo considero un passo avanti… credo che occorra dare tempo a questa o a un’altra azienda per ottemperare alle prescrizioni…”.
Il segretario della Fiom, che sembra fare dello spirito ad un funerale: “L’Ilva non avrà più scusanti, i lavori per il risanamento ambientale potranno essere finalmente realizzati e nel più breve tempo possibile. Il tempo delle chiacchiere è finito…. Il governo è stato messa a dura prova, perché chiamato a risolvere una situazione certamente delicata”.
E il cerchio padroni, governo, Stato, sindacati confederali si chiude…
Nei fatti il decreto riconsegna la fabbrica in mano ai sindacati confederali, il cui impegno principale sarà inevitabilmente quello di vigilare sulla sua “piena attuazione”, contrastando tutto ciò che lo ostacola, in primis l'opposizione degli operai e dei sindacati e organismi di base.

Il No operaio alla chiusura dell’Ilva e il ricatto produttivo di Riva e del Governo Monti sono due cose opposte, e servono interessi opposti.
Quando gli operai dicono che l’Ilva non deve chiudere, che gli impianti non si devono fermare senza prima un piano che garantisca il lavoro e il salario a tutti gli operai, di fatto impediscono che l’Ilva diventi una mega Bagnoli senza riconversione lavorativa, senza risanamento dell’ambiente, e in mano alla speculazione privata e della criminalità; gli operai dicono NO alla cancellazione di una classe operaia di ben 20mila lavoratori, unica forza che può imporre con la lotta una reale messa a norma dell’Ilva. Sono gli operai dell’Ilva che negli anni passati hanno lottato, quasi sempre da soli, per la difesa della salute, della sicurezza, dell’ambiente, che oggi, quando lottano, sono la “garanzia” per gli abitanti di Taranto.
Riva e governo dicono invece che: l'azienda deve continuare a fare profitti, altri profitti, se volete gli interventi previsti dall’Aia, se volete che l’azienda metta soldi.
Riva con la serrata di fine novembre è riuscito nel suo intento: dare un forte segnale/richiamo al governo per imporre il suo diktat a difesa della libertà di produrre; ottenere la fine di fatto del sequestro degli impianti (che comunque finora non gli aveva impedito di produrre), e la vanificazione dell’azione della magistratura; lanciare ora con il decreto salva-Ilva un messaggio rassicurante verso le imprese committenti; non mettere soldi già incassati negli anni passati per la messa a norma.
Il decreto, a premessa, parla di presa d’atto della disponibilità dell’Ilva e del piano operativo presentato in attuazione dell’Aia, ma nulla dice sul fatto che questo piano dell’Ilva anche in termini di soldi è assolutamente inadeguato. Dare copertura di legge ad una politica padronale che lega i soldi della messa a norma alla nuova produzione e a nuovi utili, vuol dire stare sempre sotto ricatto, senza alcuna certezza di interventi e tempi di bonifica; ogni problema di mercato, ogni momentanea riduzione dei profitti, potrà essere usata da Riva per procrastinare gli interventi di messa a norma.
Il decreto, inoltre, sorvola bellamente sul fatto che vi è un'inchiesta parallela sulla corruzione che ha accompagnato l'attività di inquinamento dell'Ilva. Chi ha già violato, chi ha fatto azioni criminose, e ne ha goduto in termini anche economici in questi anni, deve pagare! Ma con Riva, il governo invece di perseguirlo lo premia; è come se ad un ladro che deve restituire ciò che ha rubato, gli si consenta di continuare a rubare per fare i soldi necessari alla restituzione del malloppo.

Gli operai il 27 novembre quando hanno occupato lo stabilimento e invaso la direzione aziendale, con i dirigenti di Fim, Fiom e Uilm che stavano dentro e non con gli operai,  gli operai del Mof con il lungo sciopero e presidio, isolati e contrastati dai sindacati confederali, gli operai degli altri reparti che hanno scioperato al fianco dei loro compagni rischiando il posto di lavoro, hanno nei fatti posto una parola decisiva a questa situazione, sia pur ancora tutta da consolidare:
- la lotta per difendere il lavoro, salute, sicurezza, la fanno gli operai autorganizzati e mobilitati fuori e contro i sindacati confederali - autorganizzazione che oggi all'Ilva attraversa vari percorsi ma che, come si batte lo slai cobas per il sindacato di classe, deve unirsi e costruire il sindacato di classe; 
- la lotta per salute e lavoro a Taranto si può fare solo con gli operai contro Riva e lo Stato dei padroni;
- questa lotta all’Ilva non può essere “normale” ma può e deve anche ora assumere i caratteri di rivolta, della ribellione continua al lavoro forzato e insicuro.

Hanno anche posto in embrione, gridando: “I padroni della fabbrica siamo noi”, la questione storica e strategica che “il potere deve essere operaio”. Ma questo nei fatti dice che non ci può essere una vera compatibilità tra lavoro salariato e salute/ambiente senza rovesciare il sistema capitalista e che serve un potere operaio, per il quale, però, non bastano slogan e speranze illusorie di qualche benpensante, ma occorre opporre alla guerra dei padroni e del loro Stato la guerra di classe, la rivoluzione proletaria per abbattere il potere dei padroni.