mercoledì 22 aprile 2020

pc 22 aprile - Con Lenin!


Con Lenin diciamo agli intellettuali borghesi che il marxismo è scienza viva che trasforma praticamente il mondo ed è in lotta contro la vostra visione del mondo.
Voi con le vostre “idee” legittimate il dominio di classe, il leninismo sovverte quel dominio perchè arma gli operai e le masse che sono il movimento che fa la storia.

Lenin: "un marxista si pone sul terreno della lotta di classe e non della pace sociale"

Il marxismo non è un dogma, Lenin lo ha dimostrato sviluppandolo per dare risposte ai problemi della sua epoca (che è, nella sostanza, la stessa in cui noi oggi viviamo).

Il leninismo è lotta senza tregua per risolvere problemi contingenti dello scontro politico e, allo stesso tempo, afferma i principi universali che la Rivoluzione è possibile e attuale e che c’è bisogno di una lotta dura per rimuovere gli ostacoli

Lenin: "per trionfare sul capitalismo non necessitano degli slanci isterici, ma la marcia cadenzata dei battaglioni di ferro del proletariato"

Con Lenin diciamo ai borghesi che il loro mondo non è per il progresso dell'umanità (e tutti possono vedere oggi come il sistema borghese sia incapace di risolvere i problemi legati alla diffusione di una pandemia che è come una guerra a livello mondiale) e che - l'Ottobre Rosso l'ha dimostrato – questo marcio mondo può essere spazzato via dalla Rivoluzione e dalla dittatura del proletariato.

Il capitalismo si è trasformato in capitale finanziario, in imperialismo: l'analisi di Lenin, di queste che sono leggi oggettive, è la prima e più rigorosa analisi scientifica marxista dello stadio monopolistico del capitalismo. E' la nostra arma vincente.
Da un lato ricchezza accumulata in poche mani, sviluppo ineguale, dall'altro fame e miseria per le masse.
La guerra, le crisi economiche, la pandemia, sono prodotti dell'imperialismo che distrugge uomini ed ambiente in nome del profitto e non sono "il risultato della cattiveria dei capitalisti".
“Sarebbe sbagliato vedere le cose a questo modo. No, questa guerra è stata provocata inevitabilmente dallo sviluppo di un capitalismo, soprattutto bancario, ultrapotente, uno sviluppo il quale ha fatto sì che quattro banche di Berlino e cinque o sei banche di Londra dominino su tutto il mondo, si accapparrino tutti i fondi, assicurino alla propria politica finanziaria l'appoggio delle forze armate e, da ultimo, si scontrino in una collisione eccezionalmente selvaggia, perché non riescono a proseguire liberamente lungo la via delle conquiste. Un gruppo o l'altro deve rinunciare

PC 22 aprile - 150° anniversario della nascita di Lenin. LENIN È IMMORTALE!


...Lo sviluppo progressivo, cioè l' evoluzione verso il comunismo, avviene passando per la dittatura del proletariato e non può avvenire altrimenti, poiché non vi è nessun' altra classe e nessun altro mezzo che possa spezzare la resistenza dei capitalisti sfruttatori.
LENIN  - Stato e Rivoluzione

pc 22 aprile -150° di Lenin: capo rivoluzionario per spirito di classe e forza intellettuale, amato dalle masse come nessun altro


Da i 10 giorni che sconvolsero il mondo, John Reed.
«Erano esattamente le otto e quaranta quando una tempesta di applausi annunciò l'entrata della presidenza, con Lenin, il grande Lenin. Piccolo di statura, raccolto, la grande testa rotonda e calva infossata nelle spalle, gli occhi piccoli, il naso camuso, la bocca larga e generosa, il mento pesante ... Poco fatto, fisicamente, per essere l'idolo della folla, egli fu amato e venerato come pochi capi nella storia. Uno strano capo popolare, capo per la sola forza della intelligenza. Non era brillante, non aveva umorismo, era intransigente e riservato, senza alcuna singolarità pittoresca, ma aveva il potere di spiegare le idee profonde in termini semplici, di analizzare concretamente le situazioni e possedeva la più grande audacia intellettuale. » 

pc 22 aprile - 150° di Lenin: la transizione dal capitalismo al comunismo e la necessità della dittatura rivoluzionaria del proletariato

La società capitalistica, considerata nelle sue condizioni di sviluppo più favorevoli, ci offre nella repubblica democratica una democrazia più o meno completa. Ma questa democrazia è sempre limitata nel ristretto quadro dello sfruttamento capitalistico, e rimane sempre, in fondo, una democrazia per la minoranza, per le sole classi possidenti, per i soli ricchi. La libertà, nella società capitalistica, rimane sempre più o meno quella che fu nelle repubbliche dell'antica Grecia: la libertà per i proprietari di schiavi. Gli odierni schiavi salariati. in conseguenza dello sfruttamento capitalistico, sono talmente soffocati dal bisogno e dalla miseria, che "hanno altro pel capo che la democrazia", "che la politica", sicchè, nel corso ordinario e pacifico degli avvenimenti, la maggioranza della popolazione si trova tagliata fuori dalla vita politica e sociale.
L'esattezza di questa affermazione è confermata. forse con la maggiore

pc 22 aprile - LENIN: CAPO DEL PROLETARIATO E DELLE MASSE

Lenin: "Il marxismo e l'insurrezione" Dalla Lettera al Comitato Centrale del POSDR - Scritta il 13-14 (26-27) settembre 1917

"Per riuscire, l'insurrezione deve fondarsi non su di un complotto, non su di un partito, ma sulla classe d'avanguardia. Questo in primo luogo. L'insurrezione deve fondarsi sullo slancio rivoluzionario del popolo. Questo in secondo luogo. L'insurrezione deve saper cogliere quel punto critico nella storia della rivoluzione in ascesa che è il momento in cui l'attività delle schiere più avanzate del popolo è massima e più forti sono le esitazioni nelle file dei nemici e nelle file degli amici deboli, equivoci e indecisi della rivoluzione. Questo in terzo luogo. Ecco le tre condizioni che, nell'impostazione del problema dell'insurrezione, distinguono il marxismo dal blanquismo. 
Ma una volta che queste condizioni esistono, rifiutarsi di considerare l'insurrezione come un'arte significa tradire il marxismo e tradire la rivoluzione".

Dal discorso di Stalin di commemorazione di Lenin il 28 gennaio 1924 
Modestia
"...Si ritiene di solito che un "grand'uomo'' deve giungere in ritardo alle riunioni, affinché gli altri lo attendano col cuore in sospeso, e ne annuncino l'apparizione sussurrando: "Sst... zitti... viene!'' Questo rito non mi pareva superfluo, perché impone, ispira rispetto. Qual fu la mia delusione quando seppi che Lenin era già arrivato alla riunione prima dei delegati e che, appartato in un angolo, parlava, parlava con la più grande semplicità di cose comuni in un crocchio dei più comuni delegati alla conferenza. Non vi nascondo che questo mi sembrò, allora, in certo qual modo, una trasgressione a talune regole necessarie.
Solo in seguito compresi che questa semplicità e modestia di Lenin, questo desiderio di passare inosservato o almeno di non farsi troppo notare e non mettere in rilievo la propria superiorità, erano uno dei lati più forti di Lenin, nuovo capo di nuove masse, delle masse semplici e comuni che formano gli strati "inferiori'' più profondi del genere umano.

La forza della logica"...Una forza straordinaria di persuasione, semplicità e chiarezza di

pc 22 aprile: 150° di Lenin: Il lavoro dei marxisti al tempo del coronavirus. Difficile, come sempre, ma possibile

pc 22 aprile -150°Lenin - in tempo di pandemia imperialista - il discorso in memoria del grande rivoluzionario bolscevico Sverdlov

Il coronavirus ricorda l'epidemia della spagnola esplosa in piena guerra mondiale imperialista 1915/18 - Guerra e epidemia fanno parte del contesto mondiale in cui matura e si sviluppa la grande Rivoluzione d'Ottobre del 1917 in Russia. La Rivoluzione ebbe in Lenin il capo indiscusso teorico-politico-organizzativo. ma i giorni cruciali di essa mostrarono ai proletari di tutto il mondo la figura indimenticabile del giovane Sverdlov che prese materialmente, alla testa degli operai armati il cosiddetto Palazzo d'inverno. Un tragico caso volle che Sverdlov morisse di spagnola presa nel corso di un suo viaggio internazionale, uno dei primi dopo la vittoria dell'Ottobre all'età di 34 anni. Lenin il 18 marzo 1919 tenne il discorso in memoria di I. M. Sverdlov alla seduta straordinaria del comitato esecutivo centrale (CEC) di tutta la Russia




18 marzo 1919
Pravda, n. 60, 20 marzo 1919
Compagni, in questo giorno in cui gli operai di tutto il mondo celebrano l’eroica sollevazione della Comune di Parigi e la sua tragica fine, noi dobbiamo dare sepoltura a Iakov Mikhailovic Sverdlov. Il compagno Sverdlov, nel corso della nostra rivoluzione, delle sue vittorie, ha avuto modo di esprimere più completamente e pienamente di qualunque altro i tratti più importanti ed essenziali della rivoluzione proletaria, e proprio in questo, assai più che nella devozione senza limiti alla causa rivoluzionaria, sta il suo valore quale capo della rivoluzione proletaria.

Compagni, agli occhi di coloro che giudicano superficialmente, agli occhi di molti nemici della nostra rivoluzione o di coloro che oggi ancora esitano tra la rivoluzione e i suoi avversari, la caratteristica più evidente della nostra rivoluzione è l’energia, la spietata fermezza con cui si è fatta giustizia degli sfruttatori e dei nemici del popolo lavoratore. Non c’è dubbio che senza questa caratteristica, senza la violenza rivoluzionaria, il proletariato non avrebbe potuto vincere. 
Ma è altrettanto indubbio che la violenza rivoluzionaria è stata un procedimento necessario e legittimo soltanto in determinati momenti della rivoluzione, soltanto in certe condizioni particolari, mentre l’organizzazione delle masse proletarie, l’organizzazione dei lavoratori è stata e resta una caratteristica assai più profonda, assai più costante di questa rivoluzione e la condizione delle sue vittorie.
Ed è in questa organizzazione di milioni di lavoratori che va cercata la migliore condizione della rivoluzione, l’origine più profonda delle sue vittorie.
Questa caratteristica della rivoluzione proletaria ha fatto sorgere, nel corso della lotta, dei capi che hanno incarnato nel migliore dei modi questa particolarità della rivoluzione prima sconosciuta: l’organizzazione delle masse.

pc 22 aprile - Viva il 150° anniversario della nascita di Lenin!

Vladimir Ilic Ulianov nacque il 22 aprile 1870 a Simbirsk, città fondata nel 1648 sulla sponda occidentale del Volga... Fu in questa città che Vladimir Ilic visse la sua infanzia e parte della sua giovinezza.
Assieme ai fratelli Alexandr e Dmitrij e alle sorelle Anna, Maria e Olga, Vladimir Ilic ebbe dai genitori un'educazione che contrastava con i principi su cui si fondava il dispotico regime dell'assolutismo zarista. ...In casa Ulianov si leggevano libri di Gogol, Lermontov, Puskin, Turgheniev, ma anche Darwin, Shakespeare,,,,.  e si sviluppava la curiosità e la voglia di sapere unite all'avversione profonda verso la schiavitù e il dispotismo perni oppressivi del regime zarista cui contrapporre una società che avesse i suoi cardini ideali nella giustizia e nella libertà. Tutti i fratelli Ulianov, tranne Olga che morì giovanissima a soli diciannove anni, si batterono perciò attivamente contro lo zarismo. Vladimir Ilic, in modo particolare, a questa lotta dedicherà totalmente tutta la sua vita. Dopo la sua adesione al marxismo Lenin - lo pseudonimo adottato da Vladimir Ilic negli anni della sua lotta rivoluzionaria - sarà il fondatore dell'organizzazione politica, il Partito Comunista Bolscevico, che distruggerà lo zarismo e il suo impero; il grande dirigente proletario rivoluzionario artefice, sul piano teorico e pratico, della Grande Rivoluzione Socialista d'Ottobre, l'evento storico che cambierà radicalmente non solo le sorti della Russia e del suo popolo, ma quelle del mondo intero.
da biografia de il Bolscevico

martedì 21 aprile 2020

pc 21 aprile - All'ArcelorMittal di Taranto si lavora, si mette in cassaintegrazione e si licenzia come se niente fosse

In questa fabbrica tra diretti e indotto lavorano la bellezza di 5000 lavori con l'accordo dei sindacati.
Intanto si mandano le lettere di cassintegrazione per una nuova cigo per tutti - secondo necessità dell'azienda - senza il consenso dei sindacati.
Infine si licenzia chi si azzarda a criticare l'azienda - prima un operaio della USB, ora un altro operaio viene licenziato per aver commentato sulla propria bacheca di Facebook quel che realmente accade in fabbrica... cioè le protezioni insufficienti.
L'unico che propone di rispondere con lo sciopero è lo Slai cobas per il sindacato di classe, che non attualmente la forza per la sua riuscita senza una risposta spontanea dei lavoratori che vada oltre le circa 600 persone che più o meno restano a casa in malattia.
La Usb che pure denuncia tutto questo propone quello che è scritto nell'ultimo comunicato a firma di Francesco Rizzo:
'Per questo riteniamo che sia, già da un po’, giunta l’ora che il Governo intervenga per ristabilire gli equilibri. Facciamo un appello al premier Giuseppe Conte e al ministro dello Sviluppo Economico Stefano Patuanelli perché la multinazionale, interessata esclusivamente al profitto, lasci Taranto. Presto chiederemo al sottosegretario Mario Turco di convocare sulla vertenza ArcelorMittal un tavolo con tutti gli enti..."

ArcelorMittal. Licenziato lavoratore che denuncia: “si lavora senza protezioni”

Licenziato per aver commentato sulla propria bacheca di Facebook quel che realmente accade in fabbrica. Si tratta dell’ennesimo atto di vigliaccheria da parte di un’azienda senza scrupoli.
A completare il quadro l’atteggiamento razzista che ArcelorMittal assume nei confronti di diverse realtà imprenditoriali dell’indotto. Ci risulta infatti che i bonifici siano arrivati ad alcune aziende del nord, diverso trattamento per quelle locali, che attendono ancora il pagamento degli arretrati.
Licenziamento di dipendenti diretti e mancata corresponsione degli arretrati alle aziende dell’appalto. L’attuale stato di cose non può che portare nei prossimi mesi ad uno stillicidio con molte ditte che già in autunno rischiano il fallimento.
Rifiutiamo questo clima di terrorismo, nel quale non c’è spazio per il dialogo ed il confronto. Atmosfera pesante che quindi condiziona fortemente la capacità di lavorare in armonia e con serenità, oltreché ovviamente in sicurezza.
I fatti sono sotto gli occhi di tutti. ArcelorMittal ha manifestato già con grande evidenza le sue intenzioni, deludendo del tutto le aspettative della prima ora. Per questo riteniamo che sia, già da un po’, giunta l’ora che il Governo intervenga per ristabilire gli equilibri.
Facciamo un appello al premier Giuseppe Conte e al ministro dello Sviluppo Economico Stefano Patuanelli perché la multinazionale, interessata esclusivamente al profitto, lasci Taranto. Presto chiederemo al sottosegretario Mario Turco di convocare sulla vertenza ArcelorMittal un tavolo con tutti gli enti.
Al lavoratore licenziato (non iscritto USB) va ovviamente la solidarietà a nome di tutta la nostra organizzazione sindacale. 

pc 21 aprile - Il carcere è una polveriera dura da spegnere: a Opera 50 detenuti in regime di 41 bis battono le inferriate per il colloquio via Skype

In 41 bis non c'è il problema del distanziamento sociale, di quello ce n'è sin troppo, ma il blocco dei colloqui con i familiari ha investito anche il 41 bis. Mentre per i detenuti comuni, in seguito alle rivolte, è stato riconosciuto loro il diritto di sostituire i colloqui visivi con quelli via skype, in 41 bis niente. Per questo i detenuti in 41 nel carcere di Opera stanno mettendo in atto da inizio aprile una protesta tramite battitura sulle inferriate, un'ora al mattino, tutti i giorni, per ottenere il colloquio via Skype. Appoggiamo questa protesta e ci auguriamo si estenda. SRP


Milano. Nella Casa di Reclusione di Opera da alcune settimane è in corso di svolgimento la rumorosa protesta di cinquanta detenuti sottoposti al regime del 41 bis inscenata per il rifiuto della Direzione di accordare loro l’autorizzazione a effettuare un colloquio con la videochiamata attraverso Skyper della durata di un’ora con i propri congiunti. La richiesta dei detenuti è stata avanzata a seguito della decisione del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria di non consentire i colloqui visivi tra i detenuti e familiari al fine di scongiurare il pericolo che dall’esterno potessero portare il coronavirus e contagiare i detenuti e gli agenti della polizia penitenziaria. La decisione di evitare i colloqui tra

pc 21 aprile - Libertà per Georges Ibrahim Abdallah e tutti i prigionieri politici palestinesi

Come sostegno alla campagna internazionale 
pubblichiamo qui testo in in spagnolo e inglese - è disponibile in francese e arabo


¡LIBERTAD PARA TODOS LOS PRISIONEROS PALESTINOS!
¡LA RESISTENCIA ES UN DERECHO!
¡LIBERTAD PARA AHMAD SA’ADAT!
¡LIBERTAD PARA GEORGES ABDALLAH!

En este 17 de abril, instituido desde 1974, como el "Día del Prisionero Palestino", la campaña unitaria para la liberación de Georges Abdallah reafirma la urgente necesidad de liberar a todos los prisioneros políticos revolucionarios del mundo y en particular imponer la liberación de todos los prisioneros palestinos: símbolos vivos, en las cárceles de la entidad sionista, de la resistencia de todo un pueblo contra el proyecto imperialista-sionista, colonialista y genocida.
La entidad sionista colonial inflige un trato inhumano, a todo el pueblo palestino independientemente de su edad. Ellos pueden ser detenidos sin cargos, sin pruebas, por períodos de 6 meses renovables a voluntad, en otras palabras, de por vida, gracias a un "procedimiento" único en el mundo, inventado por primera vez por el colonialismo británico a principios de siglo pasado y adoptado desde el final

pc 21 aprile - TUTTI SOTTO CONTROLLO, TUTTI RINTRACCIABILI... LA "SICUREZZA" DI UNA DITTATURA

Da "Distanziamento sociale dalla democrazia"
di Manlio Dinucci
«Il distanziamento sociale è qui per rimanere molto più di qualche settimana. Stravolgerà il nostro modo di vivere, in un certo senso per sempre»: lo hanno annunciato i ricercatori del Massachusetts Institute of Technology...
Essi citano il rapporto presentato dai ricercatori dell’Imperial College London, secondo cui il distanziamento sociale dovrebbe divenire una norma costante ed essere allentato o intensificato a seconda del numero di ricoverati per il virus nei reparti di terapia intensiva.
Come bene hanno spiegato i due speciali de il manifesto («Data Virus» e «Post Virus»), il modello elaborato da questi e altri ricercatori non riguarda solo le misure da prendere contro il coronavirus.
Esso diviene un vero e proprio modello sociale, di cui già si preparano le procedure e gli strumenti che i governi dovrebbero imporre per legge. I due giganti statunitensi dell’informatica Apple e Google, finora rivali, si sono associati per inserire nei sistemi operativi di miliardi di cellulari iPhone e Android, in tutto il mondo, un programma di «tracciamento dei contatti» che avverte gli utenti se qualche infettato dal virus si sta avvicinando a loro...
La Rice University ha annunciato nel dicembre 2019 l’invenzione di punti quantici a base di rame che, iniettati nel corpo insieme al vaccino, «divengono qualcosa come un tatuaggio con codice a barre, che può essere letto con uno smartphome personalizzato»...
Essa potrebbe essere usata anche in una vaccinazione su scala globale contro il coronavirus. Questo è il futuro «modo di vivere» che ci viene preannunciato: il distanziamento sociale ad assetto variabile sempre in vigore, la costante paura di essere avvicinati da un infettato dal virus segnalato da uno squillo del nostro cellulare, il controllo permanente attraverso il «codice a barre» impiantato nel nostro corpo...

pc 21 aprile - SIT IN DI PROTESTA A NAPOLI PER REDDITO ED EQUO CANONE - SE SI PUO' LAVORARE IN FABBRICA SI PUO' ANCHE SCENDERE IN PIAZZA - Appoggiamo, e questo vale dovunque...

Sit in di protesta a Napoli. Le Reti solidali rivendicano i diritti della popolazione rimasta fuori dalle misure di sostegno
La manifestazione in piazza Plebiscito

Da Il manifesto - Adriana Pollice

Erano in 15 ieri mattina davanti la prefettura di Napoli, in piazza del Plebiscito, per un sit in di protesta: avevano mascherine e guanti, si sono sistemati rispettando le distanze di sicurezza. Al centro dell’emiciclo hanno aperto lo striscione «L’emergenza sociale non finirà. Reddito di esistenza per tutte e tutti».
Il numero scelto non è stato casuale: erano in rappresentanza di circa 1.500 famiglie disseminate tra il centro storico, Materdei, la zona della Stazione centrale, Fuorigrotta e Bagnoli rimaste fuori dalle forme di sostegno messe in campo da governo, regione e comune. «Dopo settimane in cui assorbiamo

pc 21 aprile - DONNE CHIUSE IN CASA: LA VIOLENZA DIVENTA ANCORA DI PIU' UN PROBLEMA PRIVATO - ALLORA, USCIAMO DALLE CASE E UNIAMOCI

2 giorni fa è stata uccisa a Milano un'altra donna dal convivente da cui voleva separarsi.
QUI NON CI SONO "EMERGENZE"...!

Da Il Manifesto - "...dal 2 marzo al 5 aprile: 2.867 le richieste di aiuto. 74,5% in più della media, di queste le donne che entrano in contattato con i servizi di sostegno per la prima volta sono solo il 28% del totale, mentre normalmente costituiscono i due terzi dei casi trattati (dall'analisi della rete Dire).
UN’ANALISI A CAMPIONE, fatta sui dati di 4 centri dell’Emilia Romagna (Lugo, Ferrara, Modena, Reggio Emilia) evidenzia un aumento percentuale delle richieste di ospitalità avanzate in una situazione di emergenza. Il 24 marzo Elena Bonetti, delle Pari Opportunità, in accordo con Lamorgese, ministra dell’Interno, ha inviato una circolare alle prefetture con l’indicazione di individuare strutture, come ad esempio quelle alberghiere al momento in disuso, da mettere a disposizione per accogliere donne in situazioni di pericolo". Ma non ci sono i fondi!
NONOSTANTE I 30 MILIONI di fondi ordinari sbloccati con un decreto del ministero il 2 aprile, e i 3 milioni aggiuntivi stanziati con il Cura Italia, ai territori non è arrivato ancora nulla, e la continuità dei servizi è garantita soprattutto grazie alle donazioni. «Facendo un calcolo sui dati del 2018, emerge che lo stato mette a disposizione circa 0,76 euro al giorno per ogni donna che si trova in un percorso di fuoriscita dalla violenza. Nel 2019 i fondi sono aumentati ma viviamo in balia dei costanti ritardi dei pagamenti» conclude Mariangela Zanni. «Alcune procure, come quella di Trento, hanno dato l’indicazione di utilizzare le ordinanze di allontamento dall’abitazione dei partner violenti, misure che esistevano già, ma che venivano poco usate» spiega Elena Biaggioni, avvocata penalista della rete Dire.
«BISOGNA STARE ATTENTI però a non incentrare la comunicazione solo sui casi di violenza grave fisica. Molte donne vengono maltrattate, controllate, e insultate, prima di essere in pericolo di vita».

DAL DOCUMENTO DEL MFPR:
"...stare chiuse dentro casa significa anche esasperare e amplificare le situazioni in cui le donne sono costrette a vivere 24 ore su 24 con mariti, partner violenti. In queste settimane, sono decine i

pc 21 aprile - CONTRASTO CAPITALE/NATURA - FUNZIONE DEL PROLETARIATO

Tutta la questione del coronavirus, delle pandemie sta mettendo il luce il vero "virus" dell'umanità: il sistema del capitale. Su questo è necessario che per primi i proletari ne prendano conoscenza e coscienza, perchè è il proletariato - come dice questo testo - che "come "becchino" del capitale apre la strada a una realizzabile "riconciliazione" dell'uomo con la natura". E quindi alla vera fine delle pandemie prodotte dal modo di produzione capitalista. 
Su questo - cominciando da oggi - pubblichiamo alcuni contributi 
Tratto da un lavoro universitario di un compagno 
"Una lettura non materialistico storico dialettica del rapporto uomo/natura, che mette l'accento sulla natura, non solo non colloca questo rapporto nel sistema capitalista, precludendosi una analisi reale, per cui vede gli effetti ma non la causa, vede l'albero ma non la foresta, non il sistema del capitale che impone per il suo profitto quella

pc 21 aprile - Verso il 25 aprile I Diari del 25 Aprile - La storia siamo noi (2 di 4)

pc 21 aprile - India il CPI maoista organizza agitazione e lotta , nonostante il coronavirus

in via di traduzione

pc 20 aprile - Quando l'abuso poliziesco diventa una regola .. all'ombra del coronavirus.

solidarietà a tutte le persone colpite dalla repressione. 
Soccorso rosso proletario srpitalia@gmail.com


«Contro il coronavirus serve l’esercito». Questo è il mantra che dall’inizio di marzo è entrato prepotentemente a far parte del dibattito pubblico. Non bastavano gli inviti da parte di politici, attori, sportivi, musicisti; per far rispettare il divieto a uscire servivano misure più forti. Ma servivano davvero? E soprattutto in che misura si possono ritenere efficaci e legittime?
Nelle prime settimane hanno spadroneggiato i tanti sindaci in versione “sceriffo”. Sono stati loro a scendere nelle strade, intimando i propri cittadini di restare a casa e rispolverando retoriche ultra-paternaliste. All’inizio molti sorridevano di questo atteggiamento. Sembrava essere partita la gara a chi fosse più folkloristico, ma con il passare dei giorni questi sindaci si sono attrezzati di droni, hanno cominciato a girare scortati dalla polizia locale, hanno utilizzato elicotteri.
La questione ha iniziato ad assumere dei contorni molti preoccupanti. Giorno dopo giorno sono aumentati i casi di repressione poliziesca, di violenze indiscriminate da nord a sud.
Nei primi giorni di aprile a Salerno un uomo è stato fermato da due carabinieri. Non risultano chiari i motivi del fermo, ma l’uomo si ribella e viene subito atterrato dai due militari che iniziano a picchiarlo mentre l’uomo è ormai steso a terra, disarmato. Arriva un terzo carabiniere e poi una seconda pattuglia. Alla fine, in cinque lo circondano, quasi tutti gli tirano a turno calci e manganellate.
Nei giorni scorsi a Torino due carabinieri hanno fermato un rider e lo hanno multato di 4000 euro.  A nulla sono servite le rimostranze del giovane. Ha cercato in tutti i modi di dimostrare che era in giro per lavorare, ma nonostante l’ovvietà della situazione i poliziotti hanno deciso di procedere con la multa.
Un’altra inspiegabile sanzione è stata comminata ieri a un libero professionista della salute, perché in questo clima ormai ci si sente investiti di un potere sconfinato e – il più delle volte – scriteriato. L’infermiere ha continuato legittimamente a svolgere assistenza domiciliare nella città di Napoli anche dopo le misure di lockdown. Un servizio che, mai come in questo momento, assume un rilievo sociale notevole. Ieri è andato in zona Vomero per assistere un paziente, ma è stato fermato da una volante della polizia. Dopo aver riferito agli agenti il motivo del suo essere in strada e aver mostrato il tesserino OPI da infermiere, gli agenti hanno insistito con le domande dicendo che di domenica pomeriggio non si vanno a svolgere prestazioni sanitarie. A un certo punto hanno spostato l’attenzione sulla mancanza della mascherina. Ma nonostante l’infermiere abbia fatto presente che si trovava da solo nell’abitacolo della macchina, gli agenti non hanno voluto sentire ragioni e gli hanno consegnato un verbale di 533,33 euro, ridotto del 30% se pagato entro 30 giorni.


Nell’ultimo weekend, oltre alle multe, i casi di abusi di polizia con violenza fisica sono aumentati in maniera preoccupante.
A Sassari una donna e il suo compagno sono stati fermati dalla Polizia Locale. Non si conoscono i motivi reali del fermo, probabilmente i due non volevano mostrare i documenti per paura di essere multati. Dopo alcune parole i due sono stati presi a calci e strattonati.
A Catania sono servite 13 persone appartenenti alle forze dell’ordine per fermare un uomo.  Sei volanti della polizia e tre uomini dell’esercito per bloccare il giovane che, secondo la ricostruzione dei fatti, sarebbe salito senza il biglietto sull’autobus. Dopo che l’autista gli avrebbe fatto notare la cosa il passeggero si sarebbe agitato, al punto di convincere il conducente a chiamare la polizia.  Per diversi minuti, hanno tentato di “calmarlo” e immobilizzarlo. Nelle immagini che sui social sono diventate virali si vede che i poliziotti intimano l’utilizzo di un taser. L’uomo dopo essersi disteso si è alzato nuovamente ed è a quel punto che hanno iniziato a volare i primi colpi di manganello e alcuni calci. I cittadini, vedendo la scena, hanno iniziato a gridare contro le forze dell’ordine. Lo sdegno, che è tantissimo sui social, inizia quindi a riversarsi in strada.
Ieri pomeriggio forse l’evento più eclatante: la polizia ha fermato una persona in corso Giulio Cesare in Torino.  diverse personeè scesa in strada, tanti urlavano dai balconi di casa contro le forze dell’ordine per i modi utilizzati durante l’arresto. Vista la quantità di gente scesa in strada sono arrivate altre volanti di rinforzo e, dopo accesi diverbi, quattro persone sono state ammanettate e portate via. Stamattina sono stati trasferiti al Carcere delle Vallette di Torino.
Quanto accaduto ieri in Corso Giulio Cesare potrebbe sembrare assurdo, ma si inserisce perfettamente nelle azioni portante avanti negli ultimi di mesi in alcuni quartieri di Torino, tra cui quello di Vanchiglia. Gli annunciati progetti di "riqualificazione" sono stati accompagnati da retate, incursioni, volanti in giro per il quartiere, repressione e sgomberi da ben prima della pandemia COVID-19. Con il lockdown la situazione è peggiorata. Le forze dell'ordine sono le sole legittimate ad aggirarsi per le strade.


lunedì 20 aprile 2020

pc 20 aprile - La solidarietà con le lotte dei detenuti è imprescindibile dalla lotta di classe, perché di classe è la natura del sistema carcerario. SRP

Di seguito pubblichiamo un'importante intervista a Caterina Calia, tratta da Contropiano:

Non ci voleva uno stratega per prevedere che, a fronte della legittima paura per la preoccupazione di contagiarsi e considerando il cronico sovraffollamento delle carceri italiane, con i relativi problemi di vivibilità, si sarebbero prodotte tensioni e proteste da parte della popolazione detenuta. Che giudizio dai dell’operato – in materia di previsione e di predisposizione di serie misure a tutela della salute – del Ministero di Grazia e Giustizia?


Il giudizio non può che essere negativo. Il pericolo legato alla diffusione del virus si è innestato su condizioni di fatiscenza, sovraffollamento, carenza di presìdi sanitari degli istituti penitenziari. Condizioni note anche a chi il carcere lo conosce attraverso i comuni mezzi di informazione e che quindi non potevano cogliere di sorpresa chi istituzionalmente è chiamato ad occuparsi della loro gestione.

Il ministro Bonafede conosce bene le condizioni da terzo mondo in cui versano le patrie galere, ma fin dal suo insediamento ha gareggiato con l’ex ministro dell’interno Salvini nel mostrare il volto più retrivo dello Stato, facendosi addirittura fotografare con sorrisi a trentadue denti con la preda di turno.

Atteggiamenti che rappresentano appieno il suo pensiero e la considerazione che ha dei poveri cristi che abitano le galere, nient’altro che animali da esibire come trofei di un safari perverso, corpi privi di diritti che devono marcire in galera, nient’altro che oggetti al pari delle suppellettili (letti, materassi e armadietti) che risalgono ai tempi della riforma penitenziaria del 1975 e che i detenuti, spinti da paura e disperazione per il timore del contagio, hanno distrutto nel vano tentativo di far sentire la loro voce.

Il suo pensiero e le sue certezze circa la necessità di utilizzare il pugno di ferro non sono state scosse nemmeno dal coronavirus che anzi potrebbe rivelarsi un comodo alleato per liberare posti per i futuri ingressi che, a causa del generale peggioramento delle condizioni economico sociali, sono destinati ad aumentare esponenzialmente.

In questo quadro la risposta alla tua domanda è presto data: pur prevedendo un esito che potrebbe essere addirittura catastrofico in termini di perdita di vite il Ministero della giustizia non ha fatto assolutamente nulla per tutelare la salute dei prigionieri.

Le misure di isolamento imposte alla popolazione: dall’isolamento in casa, alla distanza sociale, al divieto di qualsiasi “assembramento”, al blocco di qualsiasi attività collettiva, di lavoro, di studio, ecc., diventano nel caso della popolazione detenuta, una dimensione ironica e surreale, se non fosse invece drammaticamente tragica.

pc 20 aprile - Lavoratori e delegati scrivono un appello ai sindacati - Ma prima di tutto serve contrastare gli accordi in corso...

Vari delegati, lavoratori di posti di lavoro della Toscana e della Cgil hanno scritto l'appello che riportiamo sotto.
Sicuramente è positivo che all'interno della Cgil, e dei sindacati confederali in generale,  vi sia la voce, le proposte dei delegati e lavoratori che vivono direttamente sulla propria pelle le conseguenze drammatiche dell'emergenza coronavirus, dei piani del padronato con la condiscendenza dei Dpcm del governo;
però siccome nessuno di noi è nato ieri, occorre in questa iniziativa guardare in faccia la realtà di ciò che già sta accadendo nelle fabbriche e nei posti di lavoro, con l'azione già delle segreterie sidacali di Cgil-cisl-uil/Fiom-fim-uilm. Questo è importante perchè vogliamo dei risultati effettivi e non solo appelli che purtroppo rischiano di rimanere solo in internet e sulla carta.
Allora. Prima questione non si può fare appello ai sindacati non partendo dal fatto che in queste settimane, in questi giorni i sindacati confederali stanno facendo accordi per la riapertura delle fabbriche "non essenziali", e questo proprio nelle fabbriche principali in cui vi sono centinaia, migliaia di lavoratori (dalla Fca all'Electrolux alla Fincantieri, ecc. ecc.), per non parlare di quelle fabbriche che non sono state mai chiuse o ridotta al minimo la produzione, e sempre con la cogestione sindacale (dalla Leonardo, all'ArcelorMIttal-x Ilva, ecc., alla Tenaris Dalmine, ecc.) e dove gli "accordi" sulle misure di sicurezza non hanno affatto evitato nè i contagi, nè i morti (vedi Temaris e altre fabbriche di Bergamo).
Questi accordi sono fatti sulla testa dei lavoratori e spesso degli stessi delegati/Rls, calpestando appunto i "valori e i diritti dei lavoratori".
Quindi o si attaccano questi accordi e questa linea/pratica o gli appelli e proposte cadono nel vuoto.
A fronte di questi accordi, che via via aumenteranno, le segreterie sindacali non dichiareranno mai sciopero, nè nei posti di lavoro in cui sarà in corso solo la cogestione degli accordi, nè tantomeno "generale ad oltranza".
Scioperi, fermate, come in varie realtà si sono fatte prima spontaneamente e "dopo" in alcuni casi la Cgil/Fiom ha dato copertura; anche oggi la strada deve essere questa: dove non c'è massima sicurezza sempre e dovunque non si lavora, si sciopera - e su questo le Rsu possono e devono farlo senza aspettare l'ok delle segreterie sindacali. Questa è anche, secondo noi, il modo per contrastare l'attacco al diritto di sciopero e l'azione della commissione garanzia sciopero che va oltre la stessa applicazione delle leggi antisciopero attuali (fermo restando su questo una presa di posizione unitaria come noi abbiamo proposto).
Lo stesso vale per le forme di informazione/comunicazioni verso i lavoratori: è certo che lo dovrebbero fare i sindacati confederali, ma se non lo fanno, come non lo fanno, mentre lo pretendiamo intanto le facciamo noi: chi impedisce ai delegati di organizzare loro assemblee telematiche? Il rafforzamento del ruolo delle Rsu e degli Rls, su cui siamo d'accordo, passa in questa situazione dalla linea: prima praticarlo e poi chiedere.
Appunto, come è scritto alla fine dell'Appello: "Se non ora, quando?"

APPELLO AI SINDACATI
Siamo lavoratrici e lavoratori, attivi e pensionati, siamo RLS e delegati impegnati nelle Rsu e negli organismi sindacali.
°Davvero “andrà tutto bene”? In questo momento tragico che tutti coinvolge, le regole per prevenire il virus le rispettiamo con rigore, nella difesa comune della comune umanità. Anche se non è vero che siamo tutti sulla stessa barca, perché molti annaspano su un