lunedì 15 settembre 2014

pc 15 settembre - Ancora su Rione Traiano Napoli

(da infoaut)

Cos'è successo a Rione Traiano?


  • hahahaTratto da StudAut, un'ulteriore testimonianza sui fatti seguiti all'omicidio di Davide Bifolco. 
    Abbiamo intervistato un compagno dei Collettivi Autonomi Napoli per farci raccontare come si vive nel rione e quali caratteristiche ha assunto la protesta per la morte di Davide, capendo come sono intervenuti in un contesto così difficile.

    Quali caratteristiche ha il Rione Traiano? Come hanno influito su questo evento?

    Rione Traiano è un quartiere a Nord-Ovest di Napoli. Come in numerose altre periferie napoletane, la gestione dell'ordine pubblico è particolare: i posti di blocco sono numerosi e la polizia può essere molto aggressiva, nonostante tenda generalmente a lasciare spazio alla camorra. La criminalità organizzata è presente e radicata storicamente, con un grande controllo economico e militare della zona; risulta difficile opporsi ad essa, per il consenso che riscuote e perché ha il grilletto facile.
    Il quartiere vive un forte isolamento geografico, sociale e culturale; ciò ha impedito il dilagare della protesta nella città di Napoli, che ha inaspettatamente espresso condanna verso gli eventi che si sono verificati, in una sorta di disprezzo per la povertà. Persino il mondo dell'associazionismo è rimasto in silenzio! Questo isolamento fa sì che anche all'interno del Rione ci sia una sorta di diffidenza verso l'esterno e noi stessi non saremmo mai potuti intervenire facilmente nel quartiere senza un evento così tragico. Solo adesso, dopo una settimana di presenza, ci stiamo concedendo maggiore confidenza con i giovani del quartiere.
    Nonostante questo c'è stata una reazione da parte degli abitanti del Rione Traiano, soprattutto da parte dei coetanei di Davide che vivono allo stesso modo le strade del quartiere.
    Nella notte fra il 4 e il 5 settembre inizia a diffondersi la voce che un ragazzo è stato freddato dalla polizia per delle infrazioni del codice stradale, si dice che fosse a terra e gli abbiano sparato alla schiena, ma a causa dell'orario notturno non si innesca immediatamente una risposta.
    Il mattino dopo, attraversando il territorio, abbiamo sollecitato il lancio immediato di un presidio da parte dei familiari e degli amici. Sabato 6 settembre sono scese in piazza migliaia di persone in un corteo molto rabbioso e determinato che ha bloccato il quartiere dal primo pomeriggio a sera. In piazza si trovavano prevalentemente ragazzi fra i 15 e i 19 anni, famiglie con madri e bambini e giovani più grandi, alcuni vicini al mondo ultras.
    Nella prima ora di corteo il quartiere era completamente in mano agli abitanti, totalmente bloccato. La polizia non si fa vedere per chilometri e quando la prima macchina della digos viene riconosciuta dai ragazzi più giovani a duecento metri di distanza, viene rincorsa e assaltata. Più di una pattuglia della digos si è trovata assaltata e messa in fuga dai giovani.
    Quando il corteo arriva sotto la caserma dei carabinieri del quartiere, difesa naturalmente da celere in assetto antisommossa. Qui la potenziale conflittualità è stata frenata da un gruppo interno al corteo, forse sollecitato dal "sistema" (la camorra). Come emerge da alcuni video, alcuni giovani si sono incordonati rivolgendosi verso il corteo, respingendo i ragazzi più rabbiosi e dissuadendo il partecipanti con frasi del tipo "Non dobbiamo dare ragione ai carabinieri" , "Dimostriamo che siamo civili", "Non dobbiamo fare scontri, poi dicono che siamo Napoletani"; utilizzando, insomma, quegli stereotipi razzisti che spesso anche i napoletani stessi riproducono in una sorta di "autorazzismo".
    La camorra ha cercato per tutta la giornata di mantenere la situazione calma, per non avere problemi e polizia nei pressi delle proprie basi di spaccio.
    Dopo una breve dispersione a causa della pioggia torrenziale, il corteo si compatta sulla rotonda e alcuni ingressi del quartiere vengono barricati. Continua, inizialmente, la totale assenza della polizia tranne che nella caserma, e nemmeno la municipale riesce a deviare il traffico nei pressi del corteo perché la rabbia dei giovanissimi del Rione Traiano glielo impedisce. L'ingresso della tangenziale viene bloccato e partono le prime cariche tra barricate di cassonetti e fitti lanci continuati per 200 metri.
    I giovani dimostrano capacità di organizzarsi: si difendono dall'avanzata della polizia con barricate e lanci, mentre alcuni motorini monitorano i comportamenti della polizia e portano a volte in sicuro i ragazzi più esposti. La carica continua da sud nei vicoli, cerchiamo di ritirarci nella rotonda a nord che però è già sotto attacco della polizia che lancia lacrimogeni. Lì esitano pochi militanti dei centri sociali e ragazzini giovanissimi (dai 12 ai 14 anni), finché non accorrono personaggi forse vicini alla camorra sugli scooter per allontanarli, spesso con l'ipocrita invito alla civiltà. Arrivano anche intimidazioni ad alcuni militanti dei centri sociali, tanto che in breve il corteo esaurisce la capacità di difendersi e si disperde lentamente.
    Già quella sera la Chiesa inizia a farsi spazio, essendo l'unica realtà radicata nel quartiere e influendo sull'organizzazione della protesta. Per questo nei giorni seguenti le mobilitazioni si esprimono in forme compatibili e non conflittuali; vengono persino allontanati dalle proteste i giovani del quartiere che continuavano ad esprimere rabbia.

    Come avete interagito con il quartiere? Che approccio avete avuto durante il corteo e nei giorni successivi?

    Durante il corteo abbiamo cercato di mantenere profilo basso, lasciando che fosse la composizione più larga ad esprimersi; non avendo un intervento strutturato in quartiere e non volendo facilitare distinzioni fra "buoni e cattivi" abbiamo scelto di lasciare al quartiere e magari a qualche gruppo ultras il protagonismo maggiore; non abbiamo mai preso la direzione dello scontro per non essere visti come corpo esterno, anche se siamo stati comunque riconosciuti ed etichettati come "goglobal". Ci siamo attrezzati soprattutto per mediatizzare ciò che è successo in questi giorni, organizzandoci per creare dibattito e dar voce ai ragazzi del quartiere. Abbiamo fatto intervenire l'associazione ACAD contro gli abusi in divisa e stiamo sostenendo con avvocati e raccolte fondi la difesa della famiglia Bifolco.
    Per una settimana i ragazzi del quartiere sono scesi spontaneamente in piazza, dandosi appuntamento nel pomeriggio. Chi faceva partire cori come "Assassini" veniva bollato come violento ed allontanato dalla Chiesa e forse dalla camorra. "Solo giustizia", "Solo un carabiniere". Conseguentemente i militanti dei movimenti si sono trovati sempre più marginalizzati.
    A Soccavo, quartiere confinante, esiste un piccolo comitato popolare attivo nella riqualificazione di un parco pubblico abbandonato. Nel parco di questo comitato alcuni ragazzi del Rione Traiano hanno iniziato ad allacciare rapporti e alcuni compagni sono riusciti a conoscerli e a interagire costruttivamente con loro. Il comitato di Soccavo è riuscito, per questo, a convocare un corteo di protesta per sabato 13 settembre, su posizioni radicalmente alternative a quelle della Chiesa.
    Come organizzazioni studentesche stiamo cercando adesso di aprire un dibattito su periferie e abusi in divisa anche all'interno delle comunità scolastiche. E' in costruzione un corteo prettamente studentesco che porti solidarietà alla vittima Davide Bifolco.

    Come ha reagito la città nei giorni successivi?

    La città ha manifestato un certo razzismo di classe, alimentato, indubbiamente, da mezzi di comunicazione tendenziosi. Sono girati online articoli falsi su rappresaglie camorristiche mai avvenute e diffamazioni di ogni genere. I social network sono stati pieni per giorni di dibattiti anche molto animati dove sin troppi napoletani hanno appoggiato la logica securitaria dell'ulteriore militarizzazione del rione e la logica qualunquista del "se l'é cercato". Ebbene, risolvere problemi di ordine sociale, culturale ed economico con la repressione non equivale a nascondere la polvere sotto al tappeto? Continueremo a mobilitarci per diritti, democrazia, denaro e riqualificazioni delle periferie.
    In città si sta creando parecchia confusione razzista intorno a questa faccenda, è persino uscito un articolo del Corriere del Mezzogiorno intitolato "I ragazzi dello zoo di Traiano". Ma chi ha interesse a rappresentare il Sud come zona incapace di autogovernarsi? Solo chi ha intenzione di governarlo e riformarlo dall'esterno, magari sulle direttive del mercato neoliberista. Il razzismo è uno strumento di governace, di dominio ed inferiorizzazione, che permette persino di colpevolizzare un ragazzino di 16 anni morto ammazzato.

    pc 15 settembre - NOTAV Renzi mercoledì a Chiomonte? E' atteso...

    Molto probabilmente mercoledì 17 settembre il premier Matteo Renzi andrà a riempire con il suo nome le pagine del libro visite del cantiere di Chiomonte. Un triste rituale al quale non aveva ancora partecipato e che mercoledì, dopo la visita programmata alla l’Oreal di Settimo dovrebbe consumarsi.
    Ma Renzi non può venire a Chiomonte e non incontrare i Notav… l’appuntamento è alle 11 alla centrale di Chiomonte e alle 10 al campo sportivo di Giaglione con bandiere e fischietti.
    da notav.info
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    pc 15 settembre - Genova 2001 – Roma 15 ottobre 2011… Non finisce così - da Mauro Gentile e Davide Rosci - prigionieri politici per gli scontri di Roma del 15 ottobre 2011 - Soccorso Rosso Proletario raccoglie l'invito a costruire l'assemblea nazionale da essi proposta

    Genova 2001 – Roma 15 ottobre 2011… Non finisce così























    Sabato, 13 Settembre 2014 08:33

    • Davide Rosci  - Mauro Gentile
    Dopo un lungo periodo di silenzio, caratterizzato dal gesto estremo del Compagno Leonardo “Chucky” Vecchiolla, abbiamo deciso di tornare a far sentire la nostra voce attraverso questo comunicato e quindi raccontare la verità sulla manifestazione del 15 ottobre 2011 e della seguente cieca repressione attuata nei nostri confronti da questo stato di polizia.
    E' nostra intenzione portare alla luce quanto realmente accaduto in quella giornata di riscossa popolare e l'obbiettivo che ci poniamo è di stimolare una nuova discussione tra tutti i Compagni Antifascisti, al fine di riportare quella giusta attenzione su un processo farsa che volge velocemente a condanne definitive.
    Percorriamo la strada della controinformazione perchè la verità che sta emergendo dai processi in cui siamo imputati, e che compiacenti giudici ostacolano volutamente, raccontano un'altra storia; una storia fatta di violenze, abusi e metodi squadristi che vede protagonisti non noi manifestanti ma l'apparato repressivo delle forze dell'ordine che, il 15 ottobre del 2011, ha goduto nuovamente di quella copertura e protezione politica che questa classe dirigente, chiaramente di indole fascista, non fà mancare da tempo immemore agli autori di malapolizia.
    Quanto successo il 15 ottobre 2011 a Roma è una vicenda che nessun giornale ha mai avuto il coraggio di raccontare realmente e della quale nessun giornalista ha mai voluto fare inchiesta perchè troppo scomoda. E' risultato conveniente sbattere il “mostro” in prima pagina e chiudere gli occhi dinanzi alla gestione della piazza così come rievocare lo spettro del G8 di Genova e dei Black Block. Motivi che hanno garantito facile audience.
    Noi, a Roma, il 15 ottobre del 2011 c'eravamo e non ci vergognamo di nulla così come non rinneghiamo la resistenza di piazza. Durante una giornata studiata a tavolino dai funzionari addetti alla gestione dell'ordine pubblico, abbiamo assistito all'aggressione prestabilita contro i manifestanti che, con abili mosse, sono stati accerchiati creando la condizione dei “topi in trappola”; abbiamo visto ogni forma di violenza, dai caroselli dei blindati alle cariche incontrollate, dall'uso e lancio spropositato del gas lacrimogeno CS (arma chimica vietata dalla Convenzione internazionale firmata a Parigi il 13 gennaio 1993) sparati ad altezza uomo all'impiego di idranti.
    Azioni criminose che hanno prodotto diverse decine di feriti, più o meno gravi, delle quali imedia si sono ben visti dal menzionare "forse" perchè bisognava dare un'immagine pulita, integra ed efficiente delle forze dell'ordine. Guai a mettersi contro il "Tallone di Ferro"!
    Ci dicono che abbiamo assaltato il blindato, ma sanno di mentire. Noi ricordiamo benissimo la camionetta dei Carabinieri lanciata a folle velocità contro i manifestanti inermi e ricordiamo altrettanto bene il momento in cui si è schiantata contro il marciapiede provocandone di fatto la rottura. Abbiamo visto con i nostri occhi il carabiniere Tartaglione, che fino ad un istante prima aveva messo a rischio la vita di moltissime persone, allontanarsi dalla camionetta senza che nessun manifestante infierisse contro di lui. Di questi comportamenti non ne ha parlato nessuno, è stata sufficiente la reazione della folla, che stava per essere travolta e che ha dato alle fiamme il blindato vuoto, per far passare come vittime i responsabili di quelle violenze.
    Questa è la cruda realtà e siamo consapevoli che mai nessun giudice sarà disposto ad ascoltarla, lo sappiamo benissimo e ne prendiamo atto. Oggi paghiamo la nostra resistenza, la nostra leggittima difesa, con accuse fasciste come devastazione e saccheggio (reato incostituzionale che punisce non la condotta specifica ma l'insieme di fatti accaduti quel giorno a Roma) e pesantissime quali resistenza pluriaggravata e tentato omicidio, mentre viene garantita impunità alle forze dell'ordine nonostante i crimini commessi; la stessa impunità di cui usufruiscono politici corrotti e collusi con le mafie. Loro si che devastano i territori e saccheggiano le nostre vite!
    Da 29 mesi, agli arresti, resistiamo al giustizialismo del tribunale della borghesia imperialista ed in questo periodo abbiamo sofferto carcere, diritto alla salute negato, torture psicologiche, intimidazioni e minacce, perchè abbiamo deciso di continuare la lotta di classe nonostante tutto.
    Noi non chiediamo compassione o altro, a testa alta e lottando come sempre affronteremo il nostro destino, però da oggi non accetteremo mai più che un giudice si permetta di sentenziare la nostra sorte e che lo faccia in nome del popolo italiano.
    No, noi non ci stiamo! In nome del popolo italiano non dovrà essere pronunciata mai più una sentenza fascista perchè il popolo italiano, al contrario di un giudice compiacente e dalla memoria corta, ha deciso con la Guerra di Resistenza che tutto ciò che era stato il fascismo, e quindi anche il reato di Devastazione e Saccheggio, non dovesse più esser presente nell'Italia liberata dai Nostri Partigiani.
    Questa è la voce di due Compagni che hanno deciso di non fare un passo indietro e che sanno di non poter riuscire da soli nell'intento di vincere una battaglia troppo grande per chiunque e pertanto chiediamo a tutti gli Antifascisti (singoli individui, movimenti antagonisti, organizzazioni politiche e sindacati conflittuali) di non lasciarci soli e di lanciare un'assemblea nazionale per mettere in atto strategie di lotta unitaria contro la repressione, contro il Codice Rocco e a sostegno di tutti coloro, i fratelli NO TAV in primis, che pagano con arresti e denunce i propri, i nostri, ideali di libertà e giustizia sociale.
    Per la libertà dei movimenti, per Chucky, per i condannati del G8 di Genova e per chi prima di noi ha combattuto il fascismo. Resistenza!

    domenica 14 settembre 2014

    pc 14 settembre - Come è andata la manifestazione di Piacenza, breve report dei compagni di Milano

    La manifestazione è stata preceduta dal presidio al Tribunale di Milano in mattinata per il processo per direttissima contro due operai della Dielle arrestati dopo le violente cariche dei caramba del giorno prima. L'udienza possiamo dire che non sia andata male, in quanto il giudice ha revocato gli arresti dei due operai e liberi di circolare senza restrizioni. Il processo si svolgerà il prossimo 29 settembre.

    A Piacenza con delegazioni provenienti da Milano-Bologna-Ancona-Genova-Cremona-Lodi, in tutto 1000/1500, si è dispiegata per le vie del centro della città un corteo solidale e combattivo con i 24 licenziati Ikea, ma anche con i lavoratori della Dielle. Un crogiolo proletario che ha abbracciato 4 continenti Africa-Asia-Est europa-Sud America che si mischiava con le realtà solidali "indigene", principalmente giovanili.


    Ma come caratteristica che si va affermando in generale e in particolare nelle lotte della Logistica, prima, e anche durante la manifestazione, sono iniziate le provocazioni della digos. Quetsa volta la "scusa" era che il furgone che apriva il corteo non era stato "annunciato" e che quindi andava perquisito prima della partenza. Poi è stato un continuo girare di fotografi di Stato, tanto che sembrava che vi fosse stata una svendita di macchine fotografiche visti i tanti digossini divenuti fotoreporter che si intrufolavano dentro il corteo, con alcuni camuffati come a Genova 2001


    queste provocazioni e repressione preventiva sono state la dimostrazione che eravamo in una delle città e nella regione simbolo del potere/regime del PD e del suo braccio affaristico della Lega Coop dove i servi in divisa non potevano non scendere in campo in difesa del padrone.

    Ma tutto questo non ha né intimorito né depotenziato la combattività dei manifestanti e la solidarietà di classe, che hanno sconvolto per un giorno lo struscio della "grassa" cittadina

    dove la battaglia nelle logistiche si mischiata con la solidarietà con la lotta del popolo palestinese

    In buona sostanza una buna riuscita della manifestazione il cui limite maggiore è stato il non mettere al centro la lotta contro il governo Renzi quale garante del sistema schiavista nelle Logistiche

    Circolo proletari comunisti MI/BG

    pc 14 settembre - CONTRO IL "DOMINIO" DELL'OPPORTUNISMO

    "E' difficile in fasi in cui la borghesia e l'opportunismo hanno un pieno dominio ideologico, politico e organizzativo e le masse popolari appaiono accettarlo o si rivolgono ai demagoghi e ciarlatani, tenere ferma e solida la posizione ideologica e politica dei comunisti e battersi coerentemente per l'autonomia ideologica, politica del proletariato.
    Ma solo essa è garanzia di tenuta e di un futuro possibile e quindi solo essa va preservata con orgoglio e forza"
    (da Pillole comuniste - 4.5.2013)

    Tra gli operai questo opportunismo viene alimentato, non solo e non tanto da forze come i grillini, ma in particolare in questa fase anche da realtà del sindacalismo di base - vedi USB - che fanno demagogia, grandi parole ma realtà misere, che accarezzano e stimolano le idee arretrate della classe.

    pc 14 settembre - USB ILVA PARTECIPA AL "TEATRINO" CON RENZI SEPARANDOSI DALLE CONTESTAZIONI



    Riportiamo il comunicato fatto dall'Usb sulla loro partecipazione all'incontro in prefettura con Renzi, perchè in sintonia con l'atteggiamento ultra defilato dalla contestazione di operai Ilva, ambientalisti, realtà sociali e sindacali di base, ma di beata partecipazione al ridicolo e osceno "teatrino" con Renzi. 
    Questo atteggiamento de l'Usb di fare un incontro - vuoto e inutile - indipendentemente e separatamente dalla protesta in corso, con un Renzi che da ragazzino arrogante dopo aver detto nei mesi scorsi che doveva venire a Taranto, all'Ilva ad incontrare operai e popolazione, mandava invece la sua polizia contro gli operai e la gente, E' FUORI DA OGNI ATTEGGIAMENTO DI DIGNITA' DI CLASSE. 
    Questa linea coltiva anche tra gli operai atteggiamenti sbagliati, di pensare solo ai risultati del proprio sindacatino, di "muoversi" sulla base della controparte "Se non fossimo andati all'incontro, poi Renzi avrebbe detto che era colpa nostra...", di pensare che contano le parole ai 'Tavoli' e non la crescita della lotta e della protesta che contesta i "Tavoli", perchè oggi senza una rivolta generale a Taranto non possono portare nulla!

    Su questo l'Usb fa il paio con la giustificazione della revoca dello sciopero in vari reparti per la morte di Iodice: "poi se accadeva qualcosa agli impianti, l'azienda cosa avrebbe detto? Avrebbe scaricato la colpa su di noi...".
    Sugli incontri, poi, Rizzo non ha neanche buona memoria: l'anno scorso (era in corso la lotta per il licenziamento del loro delegato Zanframundo)  proprio in occasione della Fiera del Levante a Bari incontrò un altro Presidente del Consiglio, Letta; questi fece qualche promessa... e la conclusione è che Zanframundo non è più rientrato in Ilva.

    In questo comunicato l'Usb da un lato dice cose false, dall'altro sul "niente" fa demagogia.

    Dal Comunicato: "ILVA TARANTO: Renzi "costretto" ad incontrare i Rappresentanti sindacali dei Lavoratori"
    Non è vero che Renzi è stato "costretto". Ha tranquillamente incontrato i rappresentanti de l'Usb (e non altri rappresentanti degli operai) perchè sapeva bene che da loro, oltre qualche distinguo e sottolineatura più calcata rispetto alle dichiarazioni di Fim, Fiom e Uilm, non avrebbe avuto alcuno problema.

    (continua il comunicato) "per la prima volta un Presidente del Consiglio in carica viene a Taranto ad incontrare le Rappresentanze sindacali dei Lavoratori. Evidentemente le tante battaglie ed iniziative messe in campo come USB, in ultimo l’annunciata manifestazione a Bari in occasione della Fiera del Levante, hanno “costretto” Renzi a modificare la sua agenda ed a confrontarsi sulle drammatiche problematiche tarantine, dentro e fuori la fabbrica, e sulle proposte e soluzioni che da tempo come USB portiamo avanti"
    Non è vero, altre volte è successo. Così è falso come viene rappresentata la decisione all'ultimo momento (annunciata) di venire a Taranto sabato 13 settembre, come "conseguenza dell'annunciata manifestazione a Bari e delle tante battaglie de l'Usb" - Ma, per favore...!
    Renzi è da varie settimane che aveva annunciato di venire a Taranto in occasione della Fiera del Levante, poi è calato il silenzio e quindi ha fatto una "toccata e fuga"- ma questo è pienamente nello stile di Renzi, e dimostra solo che dell'Ilva e di Taranto, dei lavoratori e degli abitanti, non gliene può fregar di meno, se non come una delle tante passerelle...

    (continua il comunicato) "All’incontro, tenutosi presso la Prefettura e durato oltre due ore, hanno partecipato Rappresentanti sindacali, Confindustria, Confcommercio, i Sindaci di Taranto e di Statte.
    Come USB abbiamo denunciato la “latitanza” dello Stato da 26 mesi ad oggi, chiarendo, a differenza degli altri interlocutori presenti, che i 6 Decreti emanati non sono serviti né a migliorare la situazione né a stabilizzarla, anzi la stessa è peggiorata. Oggi lo stabilimento viene mantenuto in piedi grazie al sacrificio quotidiano dei lavoratori di ILVA e Appalto ILVA che sono costretti a lavorare in condizioni di estrema precarietà ambientale, di sicurezza ed economica..."
    Non è vero che l'incontro è "durato oltre due ore", ma scarsa 1 ora e mezza (dalle 12,30 a circa le 14, compresa l'andata al bagno di Renzi...).
    Ma passando alle cose serie, Rizzo-Usb non ha ricordato che questo "sacrificio" si chiama troppo spesso morte/assassinio, come l'ultimo di Iodice; non ha detto che questa condizione di precarietà è accompagnata non solo dagli scontati sindacati confederali, ma oggi anche dal suo sindacato di base Usb che insieme a Fim e Uilm ha revocato lo sciopero per la morte di Angelo Iodice in tutta l'area Acc. 1; revoca di cui l'azienda proprio in queste ore ha prontamente utilizza per imporre un nuovo accordo che renda permanente il fatto che in alcune aree non si debba MAI scioperare.

    (continua il comunicato) "Abbiamo ribadito che lo Stato deve intervenire “nazionalizzando"...
    Abbiamo detto un NO assoluto al progetto “Tempa Rossa” e ad altre proposte che mirano ad aggravare la drammatica condizione di devastazione dell’intero territorio, ribadendo che Taranto ha bisogno di un progetto politico di deindustrializzazione a medio termine che consenta di creare alternative agli insediamenti industriali, partendo dalle risorse naturali e dalle nostre bellezze...
    Il Presidente del Consiglio, inoltre, ha accettato l’invito rivoltogli dal Coordinatore USB Francesco Rizzo rendendosi disponibile a tornare a Taranto e visitare l’Ilva entro la fine dell’anno...
    Sulla proposta di un piano di deindustrializzazione del territorio, pur considerando la validità di detta proposta, ha sottolineato l’importanza di mantenere comunque un solido apparato industriale nel paese.
    Per il resto il Presidente Renzi ha mantenuto una posizione vaga e senza assumere impegni precisi, non chiarendo nei fatti quali sono le reali intenzioni del Governo per il futuro dei Lavoratori Ilva e Appalti e della città di Taranto..."
    Sul resto del comunicato siamo alle solite richieste generiche, da un lato inutili ("nazionalizzazione" che senza un potere in mano agli operai vuol dire solo che lo Stato fa esattamente e anche peggio dei privati, vedi ex Italsider, vedi ora Eni, ecc.), dall'altro sbagliate ("creare alternative agli insediamenti industriali" - che seminano solo illusioni coltivando idee reazionarie tra le masse su un auspicabile ritorno alla Taranto di più di 100 anni fa). Nessuna pressante richiesta concreta verso il governo sui fondi per le bonifiche interne ed esterne all'Ilva, su un decreto operaio che salvaguardi comunque posti di lavoro e salario; nessuna richiesta concreta su sicurezza, postazione ispettiva fissa in Ilva...
    Alla fine anche l'Usb deve ammettere che Renzi non ha detto nulla! O meglio, ha detto "Sì, comprendo, però... andremo avanti, sulla svendita dell'Ilva, su Tempa rossa, ecc., come adesso...".
    E non saranno certo gli inviti di Rizzo e nuovi incontri a cambiare la situazione... MA BEN ALTRO!

    Ma su questo Rizzo non ci sta. Non si può guastare il vestito della festa...
    MA COSI' PUOI L'USB ALL'ILVA FINISCE INEVITABILMENTE COME I SINDACATI CONFEDERALI

    pc 14 settembre - Renzi a Taranto - una visita bluff con una corte di servi... Un po' di verità per favore






                                  comunicato stampa


    Dobbiamo rilevare che oggi i resoconti stampa sulla visita di Renzi  a Taranto sono davvero scarsi e con una logica da giornalismo embedded di cui la nostra città non ha alcun bisogno - pur con tutto il rispetto che conserviamo verso i giornalisti locali.
    La visita di Renzi per le circostanze in cui avvenuta non segnala affatto un'attenzione per la nostra città e i suoi problemi: Ilva, salute e ambiente, lavoro..., ma una totale disattenzione, una improvvisata nello stile del personaggio, per far vedere che si interessa dei problemi con annunci, promesse sparate, ruffianate per coprire il vuoto di contenuti e soprattutto di effettivi risultati e provvedimenti, salvo quelli già in corso che puntano solo a salvare l'Ilva ma non a difendere posti di lavoro e ambiente.
    La stampa e i soggetti interessati avrebbero innanzitutto dovuto sottrarsi a questa pantomima se avessero a cuore l'effettiva sostanza dei problemi della città.
    Confindustria scende in piazza, il suo presidente Cesareo riempe i giornali, ma poi di fronte all'atteggiamento del governo e di Renzi in persona, quando dovrebbe gridare, tace e acconsente e si accontenta di quello che, a quanto pare, effettivamente vuole: il Si progetto Tempa Rossa.
    I sindacati confederali, fim fiom  uilm dovrebbero vergognarsi di andare all'incontro per farsi sentire dire solo che 'l'Ilva è una questione nazionale, il prestito ponte c'è e gli stipendi per questo mese sono assicurati... Questo è il segno dell'essere ormai divenute realtà marginali nella effettiva partita in gioco su lavoro e salute che tocca la fabbrica e la città riempita di morti sul lavoro, da lavoro e negli ultimi tempi anche di suicidi di non lavoro.
    Circa il sindaco Stefano e l'incaricato di Vendola stendiamo un velo pietoso... il loro posto è quello del 16 settembre in Tribunale.

    A fronte di questo ci fa specie che nessuno alzi la voce su simile trattamento e nessun organo di informazione titoli e stigmatizzi l'atteggiamento di Renzi strafottente e degno del personaggio piccolo piccolo che è - insediato al governo dai poteri forti, Berlusconi compreso - racchiuso nella frase: "mentre andavo in bagno ho visto dalla finestra... che bella città che è Taranto...".
    Chi ha mantenuto un minimo di dignità a questa città é chi è sceso in piazza a contestare - circa duecento in poche ore si sono raccolti al lungomare.
    E a proposito delle presenze nella contestazione tutti dovrebbero vergognarsi di sputare sui numeri:
    vi possiamo assicurare che in pressocchè nessuna città italiana se si sapesse della visita di Renzi la sera prima si riuscirebbero a mettere in piazza duecento persone: operai dell'ILVA, attivisti sindacali alternativi al sindacalismo di regime, ambientalisti, mamme, pediatri, genitori e parenti di morti di tumore, precari del servizio oncologico, disoccupati (come forze politiche c'era ben visibile e in prima fila Proletari Comunisti e una rappresentanza dei grillini), che hanno con forza e rabbia protestato e rappresentato la città vera rispetto all'ignobile corte, degna di una neocolonia che si è ritrovata in Prefettura.

    Sfidiamo Renzi e tutti voi:
    Renzi "il coraggioso" annunci una sua visita regolare a Taranto una settimana-quindici giorni prima e vedrà se troverà meno di 20.000 persone ad accoglierlo "calorosamente", o sarà costretto a fare i suoi incontri su una nave al largo della base navale
    Basta con servi e servi che fanno i demagoghi; i veri demagoghi  sono quelli raccolti in Prefettura.
    Sarà bene quando si fa informazione vedere e comprendere e non parlare e scrivere a sproposito.
    Nei duecento c'erano i Liberi e pensanti, c'era lo slai cobas con la sua rappresentativa delegazione che comprendeva operai Ilva, precari, disoccupati, c'erano tanti ambientalisti di diverse associazioni - ma dov'erano Marescotti - Lega ambiente, che di solito riempiono pagine di giornali?
    C'era anche l'USB, ma che si è tenuta a distanza, perchè ha concordato e ottenuto un incontro con Renzi, mentre Renzi si è negato ai pediatri, alle mamme di bambini deceduti.
    Rizzo e il suo sindacato sono diventati una realtà equivoca nel panorama in fabbrica e cittadino. Nei giorni scorsi hanno revocato uno sciopero in Acciaieria 1 mentre era ancora caldo il corpo di Iodice accettando per buone le chiacchiere del management aziendale...; ieri hanno fatto parte a sè. Rizzo stava già dal mattino con il vestito buono e si è sottratto alla contestazione per essere ricevuto e avere lo strapuntino nella corte raccolta in Prefettura.
    Fare i sindacati "responsabili" a Taranto è un crimine ed una responsabilità che si condivide con padroni, istituzioni corrotte e sindacalisti al servizio di azienda e produzione per il profitto.
    Ed è bene dire che noi disprezziamo profondamente chi quando è fuori dalle consorteria fa il fuochista, spesso in maniera esagerata, da iperprotagonista, quando è dentro la consorteria si trasforma in pompiere
    I lavoratori devono sapere anche questa parte della verità, se non vogliono passare da padelle a braci.
    Questo per mettere i puntini sulle i .. sulla visita di Renzi.

    Ma anche questa è una esperienza che operai e masse popolari tarantine devono fare, per liberarsi di illusioni e lacci e lacciuli per trovare davvero la strada alternativa per fronteggiare la situazione e puntare a una lotta generale che porti effettivi risultati e cambiamenti... E, per favore, non ce la caviamo con un altro concerto.

    pc 14 settembre - Presidio a Roma in occasione della ripresa del processo ai padroni assassini e ai loro complici a Taranto

    16 SETTEMBRE 2014 a ROMA dalle 9 alle 11, PRESIDIO DAVANTI AL MINISTERO DELL'AMBIENTE (incrocio Cristoforo Colombo con via Capitan Bavastro) sul CASO ILVA E APPALTI

    Nel comunicato di convocazione  si scrive tra l'altro:

    CHIEDIAMO GIUSTIZIA E VERITA' PER UNA CITTA', PER OPERAI E OPERAIE DELL'ILVA
    E DI TUTTO L'INDOTTO, PER LE LORO FAMIGLIE
    LA SALUTE NON E' UNA MERCE, LA SICUREZZA NON E' UN OPTIONAL, A TARANTO VA GARANTITA FINALMENTE LA SALUTE E LA SICUREZZA DI CHI LAVORA, VA BONIFICATA L'AREA E IL TERRITORIO INQUINATO, VANNO INDIVIDUATI I REALI RESPONSABILI E CHI LI HA PROTETTI "POLITICAMENTE"

    SERVONO UN NUMERO SUFFICIENTE DI RLS (rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza) in ogni reparto dello stabilimento, con piene agibilità e tutele per un intervento preventivo e di controllo efficace non solo per i dipendenti dell'Ilva ma anche per tutti coloro che lavorano nelle ditte in appalto; serve all'interno dell'ILVA una postazione permanente dei servizi ispettivi e degli organismi di vigilanza in materia di sicurezza;
    serve un "cambio di passo" rispetto alle tante promesse fatte agli operai e alle loro famiglie, mentre imperano licenziamenti collettivi, cassintegrazione e diatribe infinite su ipotesi di svendita/ripresa dell'acciaieria; va ridata fiducia all'intera cittadinanza di TARANTO, serve un impegno coerente, efficace, concreto, continuo per EVITARE LO STILLICIDIO DELLE CONTINUE MORTI SUL LAVORO, SUI TUMORI, NEOPLASIE E MALATTIE CONTRATTE SUL LAVORO E UN PIANO PLURIENNALE DI BONIFICA E DISINQUINAMENTO DEL TERRITORIO, analogamente a quanto dovrebbe essere fatto in tutti i siti inquinati e degradati in Italia...

    Assemblea a Taranto

    Gli operai Ilva, i lavoratori e operatori del cimitero S. Brunone Taranto, i cittadini di Tamburi-Paolo VI che si costituiscono parte civile nel processo a Riva e complici che riprende il 16 settembre -
    seduta solo tecnica con rinvio, in attesa decisione della Cassazione circa LA PERMANENZA DEL PROCESSO A TARANTO, decisione presumibilmente presa il 7 ottobre - si sono riuniti in assemblea ieri 12 settembre:
    - hanno acquisito nuove costituzioni di altri operai appalto Ilva e cittadini di Tamburi, PaoloVI - le costituzioni sono possibili fino all'avvio effettivo del processo dopo la decisione della Cassazione - info 3475301704
    - hanno sviluppato l'analisi dell'inchiesta e deciso di procedere ad un esame dei reparti Ilva degli operai che si costituiscono parte civile per rafforzare l'inchiesta stessa, e che si sono costituiti in gruppo di lavoro per fare l'inchiesta - info 3471102638
    - hanno emesso un documento di analisi-critica della Istanza di cambiamento di sede processuale presentato dagli avvocati di  Riva e soci; il documento preparato da Margherita Calderazzi, che rappresenta la costituzione di parte civile dello slai cobas per il sindacato di classe nel processo, sarà distribuito alla stampa e a livello nazionale in occasione dell'udienza del 16, ma anche diffuso tra gli operai Ilva e i soggetti interessati in città.

    L'assemblea poi HA RIBADITO CHE LE PARTI CIVILI: OPERAI - LAVORATORI E CITTADINI TAMBURI-PAOLOVI saranno massicciamente presenti alle udienze  quando il processo comincerà per davvero e sarà promossa una mobilitazione operaia e popolare a livello cittadino e nazionale, perchè riteniamo che il processo non sia materia solo delle aule dei tribunali e degli addetti ai lavori ma una grande battaglia per il futuro degli operai, della città, e per l'intero nostro paese.

    - Rete nazionale - sede di Taranto
    - Slai cobas per il sindacato di classe Taranto
    info 3475301704
    bastamortesullavoro@gmail.com
    slaicobasta@gmail.com
    13-9-2014

    pc 14 settembre - Da Taranto a Palermo riprende la l'organizzazione e la lotta dei disoccupati per iniziativa dello slai cobas per il sindacato di classe

    TARANTO

    I disoccupati organizzati riprendono l'iniziativa per il lavoro e il salario garantito

    martedì 16 ore 9.30 
    presidio conferenza stampa 
    in piazza castello

     Palermo

     Appello AI GIOVANI DISOCCUPATI.


    Martedì 16/09/2014 alle ore 18 si terra in Via G. Del Duca n°4 Palermo (accanto ai cantieri culturali della Zisa), una riunione tra i giovani disoccupati. 

    Si parlerà del piano giovani Sicilia, MA NON SOLO, che è stata una vera truffa per i giovani che cercano un minimo di occupazione, e che non possono più stare fermi ad aspettare altre illusioni da parte di questo governo che ci sta togliendo il diritto di una vita dignitosa e lavorativa. I giovani sono stanchi e stufi di illusioni e adesso diciamo BASTA, vogliamo certezze perché non si può andare avanti così.
    Questo governo spende ed usa i soldi pubblici solo per i propri interessi e in Sicilia i fondi europei neanche vengono usati.

    E' importante iniziare ad organizzarci per farci sentire, si ascolteranno e discuteranno idee e proposte per il da farsi, ma la cosa importante è che iniziamo anche in vista dell'evolversi di questo nuovo avvio di piano giovani "lanciato" da Crocetta, il clikc week,  che durerebbe una settimana questa volta!.

    REAGIRE A TUTTO QUESTO SCHIFO, RIFIUTIAMO UN FUTURO SENZA FUTURO.

    MARTEDI' 16/09/2014 ALLE ORE 18 IN VIA G. DEL DUCA N°4 (ACCANTO I CANTIERI CULTURALI DELLA ZISA) PRESSO LO SLAI COBAS PER IL SINDACATO DI CLASSE CHE CI METTE A DISPOSIZIONE LA SEDE PER LA RIUNIONE.

    PARTECIPATE!

    pc 14 settembre - Chiamparino PD un presidente in servizio permanente effettivo della reazione... una corrispondenza

    L'EX SINDACO-ROVINA DI TORINO SI DIMOSTRA SEMPRE PIU' UN ESSERE DI DESTRA

    La busjarda online LA STAMPA di TORINO 11/9  rendiconta un incontro - avvenuto all’interno della redazione del quotidiano-  con l’attuale primo cittadino del Piemonte, l’ex sindaco-rovina di Torino, Sergio Chiamparino.
    L’ex responsabile del capoluogo regionale è protagonista di una serie di sproloqui, su ogni argomento proposto dai s giornalisti, tali da far sobbalzare qualunque persona di buon senso e anche solo vagamente di ‘sinistra’: vediamoli punto per punto.
    Per quanto concerne il bilancio del 2015, il Kiampy sostiene la gravità della situazione per la quale “serve una radicale politica di riordino, risparmiando e spostando risorse da reinvestire”: la solita  politica di austerità, che si tradurrà in tagli allo stato sociale e contemporaneo aumento delle spese a favore ad es.  dell’istruzione non pubblica e clericale.
    A proposito del futuro dello scalo aereo di Cuneo, il presidente della Regione sostiene che “per noi vale il criterio secondo il quale i piemontesi devono andare nel maggior numero di posti, nei tempi più brevi e a costi ragionevoli. Posto che in Italia esistono troppi scali, senza una vocazione specifica, non vogliamo che Levaldigi chiuda. Ha una concessione, ventennale, ma ad oggi il partner privato non c’è. Allora dico: trovate un privato. In alternativa, studiamo un’integrazione con Caselle. La Regione non può sostenere uno scalo che perde sistematicamente, a 40 chilometri da Torino e a 200 da Malpensa”; come a dire: l’aeroporto di Caselle è quello più importante ma, se viene regalato ai privati, Levaldigi può continuare a funzionare per ingrassare i nuovi padroni.
    Per quanto riguarda il trasporto pubblico locale su ferro, il primo cittadino piemontese rimarca la sostanziale continuità con i satrapi della precedente amministrazione, sostenendo che alcune linee vanno sospese, e non soppresse, perché “possono ancora avere un senso. Non vanno cancellate in toto, ma bisogna capire dove il servizio su gomma può sostituire quello su rotaia e dove invece vale la pena spostare tutto sul ferro. Al riguardo, non ho pregiudizi: in caso di collegamento con il Servizio Ferroviario Metropolitano alcune tratte, come la Alba-Bra, potrebbero persino essere più convenienti degli autobus. Ma allora bisogna tagliare i secondi”; qualcuno mi spieghi dove si può intravedere la differenza con la giunta leghista-berlusconiana di Cota: anche qui si tratta di tagliare a più non posso il servizio pubblico, per consentire ai privati di aumentare a dismisura i profitti.
    Non è un caso che lo stesso Kiamparino affermi che “in questo senso, la gara, sulla quale abbiamo già registrato l’interesse di players nazionali e internazionali, sarà dirimente. Il fatto di bandirla per tre-quattro lotti, garantendo la competizione su ogni lotto, ci permetterà di riconoscere un servizio peculiare per certe linee, penso a quello turistico, come la Ceva-Garessio-Ormea o la Santhià-Arona. Quanto alla Casale-Vercelli, vorremmo riattivarla anche in funzione dell’Expò 2015. Nel bando di gara, tra le altre cose, andrà rivisitata tutta la dorsale Est del Piemonte. Ma il concetto resta lo stesso: i doppioni ferro/gomma non sono più sostenibili, non possiamo più permetterci di far viaggiare autobus o treni mezzi pieni e mezzi vuoti”: secondo il suo modo di s-ragionare, meglio dare in concessione ai privati - a canoni indecentemente bassi - le linee, privandosi totalmente degli introiti che da esse deriverebbero, piuttosto che investire nel rilancio delle stesse; ma è del tutto evidente che questo è un discorso che può essere fatto soltanto da chi preferisce mandare a pallino il servizio pubblico piuttosto che rispettare la Costituzione della Repubblica Italiana.
    D’altra parte, il Kiampy sviluppa il medesimo s-ragionamento anche per quanto, più in là, dirà a proposito delle autostrade, quando blatererà che “io sarei per fare le gare, sempre e comunque”; privatizzazioni a  go-go: questo è la sola fissazione del politicante sedicente democratico.
    Per quanto attiene alle Terme di Acqui, e alla Mostra orafa di Valenza Po, l’indegno politicante sostiene che la Regione debba vendere ai privati le sue quote, poiché “non si capisce a quale titolo un ente pubblico debba essere presente in questo comparto”; al contrario, non si capisce perché si debba continuare con la furia privatizzatrice: i padroni non fanno ancora abbastanza profitti sulla pelle della gente, e quindi bisogna dar loro modo di aumentarli?
    Siccome, poi, un po’ di populismo fa sempre bene, ecco la soluzione della questione legata al Teatro Regionale Alessandrino: “la priorità è risolvere il caso dei lavoratori interessati, parliamo di 15 dipendenti che saranno licenziati dal 15 settembre. Poi, certo: bisogna che una realtà come Alessandria torni ad avere un teatro. Ci lavoreremo”; si può stare tranquilli che, questo lestofante, lavorerà per cedere ai privati anche questo comparto, con conseguente diminuzione dei posti di lavoro, aumento dei prezzi dei biglietti, e quant’altro serva per arricchire i soliti noti.
    Proseguendo nella lettura, ci si imbatte nella vicenda dei palazzetti dello sport, che a sentire le parole del Kiampy, rimarranno vere e proprie ‘cattedrali nel deserto’ incompiute: probabilmente perché nessun padrone ha interesse a rilevarli, a causa degli altissimi costi di gestione già sperimentati con gli impianti delle Olimpiadi invernali del 2006.
    A seguire, l’ex sindaco-rovina di Torino si lascia andare all’unico ragionamento di ‘sinistra’ - insieme con quello, che si trova più avanti, sulla fecondazione eterologa - di tutto il colloquio: a suo avviso, la diga sul fiume Sessera - che è avversata dalla maggioranza della popolazione locale - “non mi sembra una priorità”.
    Subito appresso, ecco la questione sanità; il primo cittadino piemontese abbaia: “i conti della Sanità vanno rimessi in ordine per liberare risorse da reinvestire nell’edilizia sanitaria e nelle tecnologie, il che ci imporrà decisioni difficili”; anche qui non si vede alcuna differenza con la Giunta precedente: quelli tagliavano, mentre questi ‘riordinano’ - attraverso l’accorpamento tra Aziende Sanitarie Locali e Aziende Sanitarie Ospedaliere - … la sola cosa che cambia è il vocabolo usato, ma il succo è sempre lo stesso.
    Detto del fatto che sulla questione dei soldi da regalare alle scuole private - attraverso l’istituto del ‘buono-scuola’ - il Kiampy si mostra in sintonia con la sua assessora Gianna Pentenero, disattendendo totalmente il dettato costituzionale all’articolo trentatre comma terzo, resta da puntare il dito contro il politicante per un altro attentato alla Costituzione, e precisamente all’articolo undici della stessa carta fondamentale dello Stato borghese.
    Come è noto, questa norma recita: “l'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo”.
    Richiesto di un parere sulla costruzione dei cacciabombardieri F35 Joint Strike Fighters nel sito novarese di Cameri, il Kiamparino risponde: “non ho alcuna preclusione a che sul nostro territorio vengano prodotti aerei da combattimento, o da difesa. Non è questo il punto: il punto è se sono competitivi”.
    Peccato per lui che questo suo modo di pensare sia in totale contrasto con quanto espresso dalla Carta alla quale ha giurato fedeltà quando ha assunto l’incarico che ricopre: solo per questo dovrebbe essere perseguito dalla Magistratura borghese per il reato di Attentato alla Costituzione.
    Bosio (Al), 13 settembre 2014

    Stefano Ghio - Proletari Comunisti Alessandria/Genova
    http://pennatagliente.wordpress.com

    pc 14 settembre - Contestare il PD e il governo Renzi è giusto e necessario - le lavoratrici precarie lo contestano a Sesto s.Giovanni

    IL DISSENSO ALLA FESTA DEL PD NON È GRADITO

    Una ventina di lavoratrici precarie della scuola hanno partecipato oggi al dibattito su La buona scuola alla festa del PD a Sesto San Giovanni. Dopo aver ottenuto con difficoltà la possibilità di replicare e di esprimere la propria contrarietà alle linee guida del documento esposto dall'onorevole Malpezzi, alla fine dei loro interventi sono state invitate a uscire. Di fronte alle loro vive proteste, dai toni e dai modi sempre pacifici e rispettosi, a causa dell'esposizione di un cartello sono state spintonate brutalmente da esponenti provinciali del PD e dal servizio d'ordine. Una docente precaria è stata spinta così forte da finire a terra ferendosi a un braccio. Solo dopo l'intervento della Digos in difesa delle professoresse, i dirigenti del PD si sono allontanati.
    Tale atto di repressione è avvenuto solo ed esclusivamente perché le docenti precarie tentavano legittimamente di contestare l'ennesimo tentativo di far passare per assunzioni ulteriori tagli alle risorse per la scuola statale e ai diritti dei lavoratori.
    Smentiamo le ricostruzioni apparse su alcuni organi di stampa circa gli insulti che le precarie avrebbero rivolto al pubblico e alle autorità presenti.

    Coordinamento Lavoratori della scuola "3 ottobre"