martedì 8 febbraio 2011
pc quotidiano 8 febbraio - SINTESI DEL GRUPPO DI STUDIO SU "STATO E RIVOLUZIONE" nel circolo proletari comunisti di Taranto
L’aspetto generale riguarda l’autonomia di pensiero, di analisi, di valutazione critica che i proletari devono avere per essere forti anche teoricamente nella lotta contro la borghesia.
L’aspetto particolare riguarda la necessità oggi della comprensione della natura dello Stato, contro le teorie riformiste, piccolo borghesi che vogliono sempre mascherare la vera natura dello Stato capitalista, per conciliare e impedire la coscienza e la lotta per il suo abbattimento.
Il primo aspetto affrontato nella riunione di studio è il legame Stato/violenza rivoluzionaria: dall’analisi dello Stato borghese, dalla sua genesi, così come tracciata da Marx, Engels e ripresa da Lenin, scaturisce l’inevitabilità e indispensabilità della rivoluzione violenta, base di principio indispensabile della teoria rivoluzionaria del proletariato.
Lo Stato nasce dal momento in cui la società è divisa in classi e si estingue allorchè la società, dopo il socialismo e con il comunismo, non sarà più divisa in classi antagoniste. Lo Stato è : “… una potenza che sta in apparenza al di sopra della società, che attenui il conflitto, lo mantenga nei limiti dell’ordine, e questa potenza si emani dalla società ma si ponga al di sopra di essa, estraniandosi da essa per porsi appunto al di sopra di essa…”. Lo Stato è emanazione della società, in cui l’”essere al di sopra” è apparenza, essere dentro e strumento di oppressione è sostanza.
Per Marx lo Stato è l’organo di dominio di classe, un organo di oppressione di una classe da parte di un’altra; è la creazione di un ”ordine” che legalizza e consolida questa oppressione, moderando il conflitto tra le classi”.
Da questo scaturisce l’inevitabilità della violenza rivoluzionaria per rovesciare lo Stato borghese che ha la sua essenza nell’esercizio della “forza pubblica”. Engels dice: “…in che consiste principalmente questa forza? Essa consiste innanzitutto in distaccamenti speciali di uomini armati che dispongono di prigioni, ecc.…”. Certo, lo Stato non è solo ‘distaccamenti armati’, quindi polizia, eserciti, prigioni – Engels dice “…e istituti di pena di ogni genere…” - ma questa è la forza principale di uno Stato come strumento di dominio della classe dominante. Il carattere necessariamente violento della rivoluzione proletaria, la sua necessità di distruzione dell’apparato del potere statale, non può che essere strettamente legato al fatto che la forza dello Stato consiste principalmente in questo. Pur se su piccola scala al momento, i proletari, le masse popolari lo vedono ogni volta che sviluppano lotte dure, rivolte, contro le quali lo Stato mostra senza orpelli la sua natura oppressione/repressiva di fondo.
Questo elemento dello Stato si rafforza nell’imperialismo così come si rafforza nella misura in cui si sviluppano gli antagonismi di classe e i contrasti tra Stati. Si tratta di un processo non certo dipendente da questo o quell’evento, ma legato al processo di progressivo estraniamento dello Stato dalla società e dal potenziale di antagonismi di classe che lo sviluppo della società imperialista produce sia al suo interno sia all’esterno nelle contese tra Stati, nella fase dell'imperialismo.
Da ciò discende che la costruzione della rivoluzione proletaria come rivoluzione violenta non dipende da questo o quel governo e neanche dalle forme specifiche del dominio della classe dominante. La diversità dei regimi e dei governi influisce nella tattica della realizzazione della rivoluzione proletaria, non nel suo carattere.
Questa funzione c’è sia quando lo Stato è democratico che quando è fascista. La borghesia preferisce il metodo democratico “La repubblica democratica è il miglior involucro politico possibile per l capitalismo”, anche se in determinate fasi è costretta ad assumere la forma della dittatura aperta, ma non per negare i conflitti ma sempre allo scopo di attenuarli. Quando l’attenuazione non riesce, occorre soffocarli, non per negarli ma per ricondurli nell’ambito della funzione dello Stato. Per questo la democrazia e il fascismo non sono due forme opposte ma l’una serve l’altra. Al di là di ciò che può apparire, la borghesia è più forte con lo Stato democratico che con lo Stato fascista dove deve dichiarare in maniera nuda e cruda la sua vera natura di oppressione e repressione. La necessità per il proletariato della rivoluzione non nasce quindi dalla forma fascista dello Stato ma dalla sua permanente natura di classe.
La rivoluzione proletaria mette la violenza al servizio della lotta contro il carattere principale dello Stato e in funzione di strappare il potere alla classe dominante, distruggere l’apparato statale della classe dominante, costruire il proprio apparato statale con la propria forza pubblica, che è quanto di più ravvicinato all’idea e alla concretezza della “organizzazione armata autonoma della popolazione”.
Dall’analisi dello Stato emerge, inoltre, chiara la natura interna, indispensabile del riformismo per la borghesia – questo è stato oggetto di approfondimento nella riunione del circolo.
Lo Stato non può fare a meno del riformismo, che, pertanto, non è una realtà “esterna”perchè con la sua azione di conciliazione fa pienamente parte della funzione di dominio dello Stato borghese.
Quindi, come bisogna vedere nella funzione dello Stato il doppio aspetto di repressore e attenuatore dei conflitti, così bisogna vedere nel riformismo e in tutte le forme dell’opportunismo la doppia funzione, quella di mistificare il ruolo dello Stato e quella di contribuire attivamente affinché esso funzioni come la borghesia vuole, secondo il suo interesse generale e la sua funzione generale come classe dominante, non necessariamente secondo l’interesse di una o l’altra delle sue frazioni.
I proletari devono lottare tenacemente e saper essere autonomi dal riformismo in ogni sua forma; devono saper vedere dietro la conciliazione sempre la funzione di oppressione dello Stato borghese. Per questo il riformismo costituisce il principale ostacolo all’abbattimento dello Stato. Scrive Lenin. “per gli uomini politici piccolo borghesi l’ordine è precisamente la conciliazione delle classi e non l’oppressione di una classe da parte di un’altra. Attenuare il conflitto vuol dire per essi conciliare e non già privare le classi oppresse di strumenti e mezzi di lotta per rovesciare gli oppressori”. Quindi, non è sufficiente che le classi oppresse abbiano determinati strumenti e mezzi di lotta per rovesciare gli oppressori, la sostanza della via della rivoluzione consiste nel rompere la conciliazione sul piano teorico, politico, organizzativo, e quindi utilizzare gli strumenti e i mezzi di lotta per combattere in ogni conflitto la conciliazione.
Questo – si è detto nella riunione del circolo - è visibile già nelle lotte in corso, e nel ruolo di conciliazione che assumono a volte le stesse Istituzioni locali, che a volte concedono ai proletari, disoccupati in lotta ma allo scopo di frenarne la battaglia più generale e soprattutto la coscienza della necessità, inevitabilità del rovesciamento dell’ordine costituito affinchè i proletari possano realmente perseguire i loro interessi di classe. La lotta economica e sindacale per sua natura ha una doppia valenza: da un lato essa è una manifestazione degli antagonismi inconciliabili tra le classi; dall’altra essa è interna, nel perseguire risultati concreti, alla funzione di conciliazione delle classi, di attenuazione dei conflitti, di mantenimento nel limite dell’ordine che lo Stato svolge principalmente attraverso i suoi organi concreti, prefetti, polizia politica, istituzioni, e attraverso i suoi bracci sindacali, il riformismo e l’opportunismo.
Stato e riformismo puntano all’attenuazione del conflitto, il comunista punta all’accentuazione del conflitto perchè fuoriesca dai limiti dell’ordine. Questa è la sola ed esclusiva funzione rivoluzionaria che può svolgere la lotta sindacale o economica e che si contrappone in maniera permanente e prolungata allo Stato e al riformismo.
Il carattere della rivoluzione violenta sta in via prioritaria nell’affermazione degli antagonismi inconciliabili tra le classi, nell’accentuazione del conflitto, nell’uscita dai limiti dell’ordine. Senza questo, la violenza non avrebbe la sua legittimità e il suo fondamento nella “guerra” quotidiana e nelle lotta delle classi.
Compito dei comunisti, quindi, nella lotta economica è guidarla per rompere la conciliazione, accentuare il conflitto e farlo fuoriuscire dall’ordine costituito.
Tornando alla questione Stato borghese/riformismo, nella riunione si è approfondita la denuncia dell’elettoralismo, come pienamente funzionale al mantenimento dello Stato borghese.
“La Repubblica democratica è il miglior involucro politico possibile per il capitalismo”. Il capitale dopo essersi impadronito di questo involucro fonda il suo potere in modo talmente saldo, talmente sicuro, che nessun cambiamento né di persone, né di istituzioni, né di partiti nell’ambito della Repubblica democratico-borghese può scuotere; e il suffragio universale è anch’esso in questo quadro uno strumento di dominio della borghesia. Questo toglie ogni margine all’idea della via elettorale e alla partecipazione alle elezioni come questione che possa incidere nella natura dello Stato.
I democratici piccolo borghesi, gli odierni riformisti, opportunisti, i rivoluzionari a parole, è su questo che contribuiscono a – come dice Lenin – “inculcare nel popolo la falsa concezione che il suffrago universale possa nello “Stato odierno” esprimere realmente la volontà della maggioranza dei lavoratori (e, ancor meno, assicurarne la realizzazione).
E' giusto dire che il compito dei partiti proletari nei paesi capitalisti è quello di educare i proletari, ma si sottovaluta l’importanza decisiva segnalata da Lenin in ‘Stato e rivoluzione’ di educare sistematicamente le masse all’idea della “rivoluzione violenta” come base di tutta la dottrina di Marx ed Engels.
Le posizioni di accumulazione delle forze solo attraverso una lunga lotta legale, trascurano il carattere della guerra che lo Stato borghese conduce contro i partiti proletari, e che la lotta legale non è sufficiente per contrastare la lotta illegale condotta anche dallo Stato democratico-borghese; questo non lo è stato nel passato e non lo è ancor di più oggi. Quindi, la stessa accumulazione di forza non può non avvenire dentro il carattere di guerra tra le classi, guerra non necessariamente subito armata, né permanentemente armata, ma sempre guerra.
Infine, un altro argomento affrontato nella riunione è stata la distinzione tra abbattimento dello Stato borghese ed estinzione dello Stato, contro l’opportunismo da un lato e l’anarchismo dall’altro.
L’abbattimento dello Stato riguarda necessariamente lo Stato borghese, che non si può evidentemente estinguere; l’abbattimento dello Stato borghese comporta per il proletariato rivoluzionario e il suo partito comunista l’altrettanta necessità di costruire lo Stato di dittatura del proletariato per difendere i risultati della rivoluzione, impedire con la forza dello Stato proletario che la borghesia riprenda il potere, costruire il potere proletario in una fase in cui le classi non possono essere eliminate da un giorno all’altro e in questo rendere protagoniste le masse della gestione del potere. Chi parla di “rivoluzione” e non, insieme, di “dittatura de proletariato” vuole seminare illusioni, e portare il proletariato alla sconfitta.
L’estinzione dello Stato riguarda invece lo Stato proletario, che, via via che le classi e la divisione in classi antagoniste scompare e le masse si autogovernano, non solo nel proprio paese, ma in tutti i paesi, non ha più ragione di esistere.
Gli opportunisti da un lato lottando tenacemente contro l’abbattimento dello Stato borghese, e gli anarchici dall’altro parlando oggi di estinzione dello Stato, negano entrambi la lotta rivoluzionaria del proletariato e la dittatura proletaria. (continua).
pc quotidiano 8 febbraio - Mirafiori...il piano marchionne in azione.. operai come pacchi postali
sulle linee della Mito e della Musa
Alle Carozzerie si rimane a casa per tre settimane con 80 operai distaccati alla Powertrain .
In base agli accordi e le esigen zeproduttive dell'azienda, gli addetti dell'Alfa Mito non lavorerarno dal 21 febbraio al 6 marzo. I lavoratori occupati sulle linee della Lancia Musa e della Fiat Idea resteranno casa dal 14 febbaio al 7 marzo.Inoltre azienda e Rsu hanno concordato il comando distacco per 80 lavoratori delle Carrozzerie che, dal 7 marzo al 31 agosto, saranno impiegati alla Powertrain di Mirafiori.
Intanto però alla sevel annunciano che 150 operai di mirafiori saranno trasferiti alla Sevel per fare 7 sabati straordinari.
perchè sindacati e delegati non comunicano la notizia agli operai ?
Ormai a Mirafiori gli operai sono dei pacchi postali e le trattative ratificano solo decisioni già prese
pc quotidiano 8 febbraio - alla sevel il piano marchionne avanza
Sono queste le voci che si rincorrono da alcuni giorni dentro la Sevel. Conferme ufficiali non ce ne sono, ma la notizia troverebbe riscontro, tra l'altro - oltre che in ambienti vicini all'azienda - anche nel direttivo provinciale che la Fim-Cisl ha convocato per domani a Lanciano e in cui il segretario nazionale dell'organizzazione, Bruno Vitali, terrà una relazione à su «importanti sviluppi futuri» proprio in merito alla Sevel. Il piano messo a punto dall'azienda di veicoli commerciali prevede la richiesta di sette straordinari per ciascun turno di lavoro a partire dal 19 febbraio.
Si lavorerà al sabato, mentre i lavoratori della notte torneranno in fabbrica dalle 22 della domenica. Cinque sono gli straordinari previsti dal contratto nazionale di lavoro e due quelli concessi dall'accordo in deroga firmato da Fim, Fiom e Uilm nel 1985.
Ma il dato più interessante riguarda le assunzioni. Saranno 150 i contratti a termine, di durata imprecisata, che la Sevel firmerà, richiamando le maestranze tra quei lavoratori che erano stati licenziati a cavallo tra il 2008 e il 2009, appena scoppiata la crisi. E' un segnale evidente di ripresa, che conferma le prime avvisaglie del 2010 e che, soprattutto, potrebbe innescare un meccanismo a catena anche nell'indotto, con la creazione di altri posti di lavoro.
Da Mirafiori scenderanno ad Atessa altri 150 operai attualmente in cassa integrazione, ai quali la Fiat offre la possibilità di trasferirsi temporaneamente nello stabilimento atessano su base volontaria e dietro pagamento della trasferta. Straordinari e assunzioni sarebbero resi possibili dai volumi in crescita del mercato dei veicoli commerciali, favorevole ai modelli Fiat e agli omologhi a marchio Peugeot e Citroen.
Il trend sarebbe, infatti, in crescita per l'intero 2011, grazie anche all'acquisizione di nuove fette di mercato che consentono alla Sevel di mantenere coi propri prodotti la leaderschip nel settore.
La Sevel dovrebbe rendere noto il piano entro la settimana. La convocazione dei sindacati e delle rappresentanze sindacali di fabbrica potrebbe avvenire già martedì.
pc quotidiano 8 febbraio - si estende l'adesione e la partecipazione alla campagna della rete nazionale per la sicurezza sui posti di lavoro a Roma
sul lavoro
Presidio sit in 7 FEBBRAIO 2011
SLARGO PIAZZA DEL COLOSSEO ORE 19 – 21
(vicino metro B – fermata Colosseo)
PARTECIPIAMO TUTTI-E PER CONTRASTARE LE MORTI SUL LAVORO, PER OTTENERE
VERITA’ E GIUSTIZIA SULLA MORTE DI MOHAMMED BANNOUR
(operaio tunisino morto il 22 Dicembre nel cantiere vicino alla facoltà di
Scienze Politiche, Università “La Sapienza” di Roma)
INIZIAMO UNA CAMPAGNA PERMANENTE CONTRO I MORTI SUL LAVORO E…DA LAVORO, GLI
INFORTUNI SUI LUOGHI DI LAVORO, LE MALATTIE PROFESSIONALI E INVALIDANTI, I
DISASTRI AMBIENTALI E LE LAVORAZIONI NOCIVE E PERICOLOSE, SIA PER CHI LAVORA
SIA PER LA SALUTE DELLA CITTADINANZA.
BASTA STRAGI!
MAI PIU’ MORTI SUL LAVORO IN NOME DEL PROFITTO A OGNI COSTO
MOBILITIAMOCI TUTTI-E AI SIT IN DI PROTESTA AUTORGANIZZATI, CHE SI
SVOLGERANNO NEI GIORNI 7, 14 E 21 FEBBRAIO 2011 DAVANTI ALLA STAZIONE METRO
“B” COLOSSEO DALLE ORE 19.00 ALLE ORE 21.00 (già comunicati preventivamente
alla Questura)
PERCHE’ SI MUORE ANCORA DI INDIFFERENZA, DI NOCIVITA’ E DI PRECARIETA’.
IMPARIAMO A DIRE “NO” AL RICATTO DEI PADRONI CHE CI FANNO LAVORARE IN
CONDIZIONI DI GRAVE INSICUREZZA, FORTI DELLA DILAGANTE DISOCCUPAZIONE.
LEGGI RAZZISTE E XENOFOBE, INOLTRE, RENDONO ANCOR PIU’ RICATTABILI IMMIGRATI
E IMMIGRATE, COME DIMOSTRA L’ALTA PERCENTUALE DI QUESTI ULTIMI TRA LE
VITTIME DELLO SFRUTTAMENTO.
PER NON LAVORARE DA MORIRE LAVORATORI ITALIANI E STRANIERI LOTTANO INSIEME
PER DIFENDERE I DIRITTI DI TUTTI: LA SICUREZZA SUL LAVORO E LA PREVENZIONE
NON SI CONTRATTANO!
PROMOTORI: RETE NAZIONALE PER LA SALUTE E LA SICUREZZA SUL LAVORO, COMITATO
5 APRILE DI ROMA, COMITATO IMMIGRATI ITALIA – sezione di Roma
ADESIONI: Associazione Nazionale per la sicurezza sul lavoro RUGGERO
TOFFOLUTTI di Piombino, Piattaforma Comunista, USICONS, Comitato Lavoratori
Italiani e Immigrati (CLIIU), Movimento Immigrati Egiziani a Roma, Movimento
5 Stelle di Roma, ILIRIA – Associazione Albanese in Italia, Migranti
Tunisini a Roma, Laboratorio Sociale “LA TALPA”, Sezione ANPI Trullo
Magliana “Franco Bartolini” Roma
FotinproplargoVeratti2500146Romafebb2011
pc quotidiano 8 febbraio - un nuovo opuscolo sulla fiat di proletari comunisti
si tratta ancora una volta di un'arma affilata per armare la coscienza e l'autononomia di classe dell'avanguardia operaia attuale contro le posizioni riformiste ed economiciste in tutte le loro varianti
anche il secondo opuscolo sarà diffuso massicciamente negli stabilimenti fiat e tra i militanti del movimento studentesco e movimento di opposizione politica in generale
si ppotrà richiedere a ro.red@libero.it e alle sedi dei circoli dagli inizi della prossima settimana
SPECIALE FIAT
2
Le armi della critica
contro
il fascismo padronale
pc quotidiano 8 febbraio - la denuncia impotente di cremaschi del gruppo dirigente della CGIL asservita alla politica della falsa opposizione
Eadesso? E adesso che Sergio Marchionne ignorando bellamente le scadenze
elettorali e i giochi politici italiani ha fatto sapere ciò che da tempo si
propone di fare: assorbire la Fiat nella Chrysler? Quello che ha fatto
trapelare come voluta indiscrezione l'amministratore delegato della Fiat lo
si sapeva da tempo. La Fiat è stata progressivamente assorbita dalla azienda
americana, anzi è il mezzo con il quale Marchionne è andato al vertice di
quell'azienda. Il piano di produzione per Pomigliano e soprattutto quello
per Mirafiori erano già un progetto che destinava gli stabilimenti italiani
a un ruolo di decentramento produttivo della Chrysler. L'atteggiamento
coloniale di Marchionne sugli operai è una pura conseguenza di questa scelta
industriale.
Era già chiaro dalle carte che si andava in questa direzione, tutti
l'avevano capito, ma, tranne la Fiom, tutti hanno fatto finta di niente. E
le complicità sindacali e politiche, di destra e di sinistra, hanno permesso
di vendere la Fiat alla Chrysler senza muovere un dito. Ora il sindaco di
Torino e gli esponenti del Pd si mostrano preoccupati, ridicolo, troppo
tardi, dovevano farlo quando Marchionne imponeva agli operai di Mirafiori di
rinunciare al contratto e alla libertà pur di lavorare.
E adesso? E adesso che il nuovo accordo separato sul pubblico impiego
svillaneggia la Cgil? Solo pochi giorni fa il direttivo della federazione
aveva varato una proposta sulla rappresentanza e la democrazia sindacale che
doveva servire a ricostruire l'unità con Cisl e Uil. La risposta è stata
questo accordo separato condito da insulti e prese in giro. La trattativa è
stata fatta da Cisl Uil e governo e l'accordo pure, alla Cgil è stato solo
riservato il compito di sottoscrivere ciò che gli altri avevano già deciso.
E adesso? E adesso che ancora una volta Berlusconi riesce a reggere la
baracca scandalosa del suo governo puntellandola con l'attacco alla
Costituzione e ai diritti sociali? Ancora una volta il presidente del
consiglio riesce a sfuggire agli scandali rilanciando la sua politica
liberista, il federalismo, la cancellazione dei diritti del lavoro e di
quelli sociali. Su questo piano trova sempre consenso, una volta la Cisl
un'altra la Confindustria, un'altra ancora la finanza, e soprattutto non
trova mai una vera opposizione. Si può seriamente essere credibili in questo
ruolo, quando si propone, come ha fatto il segretario del Pd, di approvare
il federalismo se va via Berlusconi? Si può davvero pensare di scalzare il
presidente del consiglio se ci si vuole alleare con chi ne ha approvato
sostanzialmente la politica o addirittura con chi, come Tremonti e Bossi,
quella politica sostiene e rilancia?
Questo è lo stato confusionale in cui versa l'opposizione, ma la Cgil,
purtroppo, non sta meglio. Nell'ultima assemblea dei delegati della Fiom,
tenutasi a Cervia, il segretario confederale Scudiere è stato duramente
contestato dalla sala. Ma ha avuto il pregio di dire la verità. La Cgil non
vuol fare lo sciopero generale perché spera ancora di ricostruire l'unità
con Cisl e Uil e, udite udite, di sottoscrivere un "patto per la crescita"
con la Confindustria. Con quella stessa Confindustria che si è affrettata a
sostenere l'analoga proposta lanciata da Berlusconi. Se si vuol capire
perché la Cgil prende schiaffi nelle piazze e ai tavoli di trattativa e
rischia di essere marginale ovunque, si deve assegnare la giusta
responsabilità a questa scelta. La Cgil è in uno stato di passività perché
insegue una politica che non esiste più. Perché il gruppo dirigente ignora
una realtà ove la crisi e la svolta autoritaria di Marchionne hanno in pochi
mesi cambiato tutte le regole del gioco. Il gruppo dirigente della Cgil,
come il partito democratico, gioca una partita che non esiste più e non
riesce a capire qual è la partita che è davvero in campo. Che è quella che
vede lo scontro con l'aggressione liberista e autoritaria al lavoro, allo
stato sociale, alla democrazia.
Milioni di persone, attorno alla Fiom, hanno capito che questo è il
conflitto vero e da tempo chiedono alla Cgil di fare il proprio dovere.
Rinviare ancora lo sciopero generale adesso non sarebbe solo indice di
confusione e incapacità, ma un vero e proprio atto di ignavia politica da
contrastare con tutte le forze.
pc quotidiano 8 febbraio - contro la deportazione a Torino e il licenziamento di 750 lavoratori del sito dell'ALFA ROMEO
PRESIDIO all'ASSOLOMBARDA
contro la deportazione a Torino e il licenziamento di 750 lavoratori del
sito dell'ALFA ROMEO
Venerdì 11 febbraio saranno licenziati 62 lavoratori ex Alfa Romeo
dell'azienda spionistica Innova Service, che gestisce portinerie e servizi
sull'area dell'Alfa;
giovedì 10 febbraio ci sarà un incontro all'Arifl (Regione) ma la titolare
di Innova Service, ANGELA DI MARZO, indagata per la microspia a palazzo
Marino, per il possesso di dossier riservati dei CC sui delegati dello Slai
Cobas e per altri gravi reati a Firenze, ha già detto che farà subito i
licenziamenti. Ed è lasciata tranquillamente al suo posto sia dai padroni
dell'area dell'Alfa (FIAT-AIG-BRUNELLI-LEGA COOP-UNIPOL-ACLI-CISL-INTESA
SANPAOLO) sia dalle istituzioni che dirigono gli accordi di programma
sull'area (Regione, Prefettura, Provincia, comuni di Arese, Rho, Lainate e
Garbagnate);
La FIAT ha comunicato nei giorni scorsi che l'11 aprile prossimo 170
lavoratori di Fiat Auto e di Fiat Powertrain saranno deportati
(=licenziamento) da Arese a Torino.
Fim-Fiom-Uilm, nazionali e di Milano, e le RSU della FIOM (lo Slai Cobas fu
escluso dalla trattativa) firmarono lo scorso anno al ministero del Lavoro,
con anche la Regione Lombardia, un accordo che prevedeva -a loro dire- la
ricollocazione dei lavoratori nel sito dell'Alfa Romeo di Arese.
Nei giorni scorsi si è tenuto in Regione un incontro con l'esclusione dello
Slai Cobas e delle RSU Slai Cobas;
Il 9 febbraio ci sarà un incontro all'Assolombarda tra la Fiat e tutti i
sindacati.
Alla deportazione dei 170 lavoratori di Fiat Auto e di Fiat Powertrain farà
subito seguito l'espulsione di diverse decine di lavoratori delle altre
aziende collegate alla Fiat (mensa, pulizie, guardiania, servizi vari,
ecc..);
E altri 350 lavoratori del call center rischiano il posto per la
speculazione sull'area da parte della FIAT la quale ha fatto finta di
andarsene e ora invece rimane sempre una delle principali proprietarie dei 2
milioni e 350mila mq dell'Alfa. E pensare che 20 anni fa ebbe gratis l'Alfa!
Un altro migliaio di lavoratori (in gran parte precari) occupati nel sito
dell'Alfa sull'area ABP (AIG) rischiano a breve il licenziamento per far
posto alla speculazione edilizia o all'Expo;
uno strano incendio verificatosi nei giorni scorsi alla GreenFluff sta
rischiando di far perdere il lavoro ad altri 18 lavoratori ex Alfa Romeo.
LO SLAI COBAS CHIEDE ALLA REGIONE , ALLA PROVINCIA E AI COMUNI DI IMPEDIRE
CHE I SOLDI PUBBLICI VENGANO USATI PER LICENZIARE I LAVORATORI.
CHIEDIAMO:
1. BLOCCO DI TUTTI I LICENZIAMENTI
2. ASSUNZIONE ALL'ALFA DEI CASSINTEGRATI E LICENZIATI FIAT
3. STOP AI PIANI SPECULATIVI SULL'AREA DELL'ALFA
4. LAVORO PER I GIOVANI DELLA ZONA.
Arese, 7 febbraio 2011
Slai Cobas Alfa Romeo
pc quotidiano 8 febbraio - India:Grande successo dello sciopero (bandh) in Orissa

[L’Orissa ha circa 40 milioni di abitanti e per superficie è quasi metà dell’Italia]
Il Partito Comunista dell'India (Maoista) ha ottenuto grande successo nello sciopero generale [Bharat Bandh, in hindi] che aveva organizzato per oggi 7 febbraio nell’Orissa contro il rialzo dei prezzi, la corruzione e terrore di stato. Il Bandh ha avuto un grande impatto e seguito.
Tutte le attività sono state gravemente colpite in ampie parti dell’Orissa dove il movimento veicolare è stato fermato e i negozi sono stati chiusi durante il "Bharat Bandh" cui hanno fatto appello i maoisti contro l'aumento dei prezzi e altre truffe in diversi settori.
La paralisi è stata quasi completa in distretti come Malkangiri, Koraput, Rayagada, Gajapati, Kandhamal, Ganjam e Sundargarh. Gli autobus pubblici e privati hanno interrotto le corse, e fonti di polizia dicono che i negozi e centri commerciali hanno abbassato le saracinesche.
Uffici e istituti di istruzione quasi deserti come le strade, specialmente nelle aree remote di questi distretti, hanno detto.
Anche se la sicurezza è stata rafforzata nelle zone maoiste con grande spiegamento di polizia e di pattugliamento intensivo nelle aree sensibili, non sono riusciti a impedire il successo del Bandh.
Nel distretto di Malkangiri, il movimento veicolare si è praticamente fermato e gli autobus interstatali e le auto private sono stati radicalmente ridotti.
L’impatto del Bandh è stato più forte in distretti come Motu, Chitrakonda, Padilla e Mthili in cui sono stati attaccati un gran numero di manifesti e hanno sventolato bandiere rosse.
I distretti di Koraput, Narayanpatna, Baipariguda Bandhugaon e sono state interessate dalla chiusura.
I negozi di abbigliamento e altri sono rimasti chiusi in Daringbadi, Tumudibandh, Brahmanigaon, Kotagada, Baliguda, Raikia e le aree del distretto di Kandhamal.
I lavoratori non si sono presentati al lavoro nelle miniere del Kalta Koide e del distretto di Sundargarh confinante con lo Jharkhand. La vita è stata influenzata in aree remote del distretto.
I maoisti hanno fatto saltare le vie ferrate in due luoghi diversi nello Jharkhand. Un gruppo di maoisti armati hanno fatto saltare con esplosivo un tratto di binari, a quattro miglia dalla stazione di Mile in Ramgarh. Allo stesso modo un'altra sezione della stazione ferroviaria è stata fatta saltare in aria tra le stazioni di Dania e di Jageshwar riuscendo a interrompere i servizi dei treni sulle due linee, riferiscono le fonti.
I maoisti hanno anche avvertito il capostazione di Dania contro il movimento dei treni durante il Bandh.
I maoisti hanno dato fuoco ad un camion che trasportava ferro al comune di Jhargram.
Un poliziotto identificato come Ningombam Sunder (29) a Forest Gate è stato ucciso dai guerriglieri maoisti a Lamlai.
Inoltre i guerriglieri maoisti hanno lanciato una bomba a mano contro la residenza del segretario di stato del Manipur Karam Arunkumar (40) nel distretto di Makha Leikai Karam.
lunedì 7 febbraio 2011
pc quotidiano 7 febbraio - 26 febbraio alla manifestazione nazionale di solidarietà con il popolo basco e con tutti i popoli in lotta
Sabato 26 febbraio 2011 ore 15.00 - Piazzale Cordusio - Milano
A conclusione della settimana di solidarietà internazionale con il popolo basco, si terrà un corteo internazionalista per l'affermazione del diritto all'autodeterminazione dei popoli in lotta in tutto il mondo. Una giornata di mobilitazione che traccerà un filo rosso che possa unire i vari popoli in lotta, coniugando la lotta di liberazione e i processi di emancipazione sociale. Un momento forte di mobilitazione che parli di diritti e di autodeterminazione, di solidarietà e di lotta di liberazione dei popoli dallo sfruttamento e dalle catene dell'imperialismo.
In quella giornata sfileranno le bandiere basche per affermare la necessità del riconoscimento dei diritti politici e civili fondamentali, per sostenere una lotta per il raggiungimento dell’indipendenza e del socialismo, per denunciare la repressione e la tortura subita quotidianamente dai militanti; le bandiere corse, per sostenere la lotta di rivendicazione nazionale, la difesa della propria terra, della propria lingua e della propria cultura contro il colonialismo francese; le bandiere palestinesi come emblema della resistenza di un popolo contro l'oppressione sionista israeliana che vuole privarlo del diritto stesso all'esistenza; le bandiere di rivolta dei movimenti bolivariani come espressione di un processo di liberazione del continente sudamericano contro l'imperialismo statunitense; le bandiere kurde per non dimenticarsi mai la lotta di un intero popolo contro il genocidio, la tortura e la repressione attuata dal governo turco; senza dimenticare i processi di trasformazione in atto nel Magreb, cosi’ come in altre parti del mondo, dall'Europa all'Asia.
TANTI POPOLI UN'UNICA LOTTA
Promuovono:
Euskal Herriaren Lagunak – Italia (Amici e Amiche del Paese Basco) in collaborazione con Askapena, Comunità Curda di Milano, U.D.A.P. Unione democratica Arabo-Palestinese, Comunità Palestinese di Milano, Associazione Nuova Colombia, Rete italiana di solidarietà con il popolo kurdo, Rete milanese BDS (boicotta sanziona disinvesti Israele) in solidarietà al popolo palestinese
Prime adesioni:
CSA Vittoria (Milano) - COA Transiti (Milano) - CSA Baraonda (Segrate -MI) - CSA Boccaccio (Monza) - PCL - Associazione DEMOS - Studenti comunisti - Circolo proletari comunisti Milano - Corsari Milano - Proletari Comunisti - csa Pacì Paciana (Bergamo)
pc quotidiano 7 febbraio - MARCHIONNE MOSTRA IL BLUFF
Sinceramente, pensavamo che dovesse passare più tempo perchè questa realtà venisse fuori e chiara per tutti. Invece, Marchionne ha come è il suo stile di dittatorello anticipato i tempi: sposto la sede centrale della Fiat/Chrysler negli Usa e tanti saluti...
Ora, se tanto ci dà tanto, primo: in una sede, quella di Torino, che diventerebbe periferica, secondaria, marginale è pensabile che Marchionne faccia quegli investimenti di cui parlava qualche settimana fa? Secondo: la declassificazione di Mirafiori non porterebbe inevitabilmente anche un ridimensionamento della sua produzione? Terzo: alla fine tutto il giro che Marchionne aveva detto (pezzi di auto che vanno dagli Usa, a Torino, e ritorno negli Usa), per mantenere alto il fatturato su cui si è impegnato con Obama non diventerà troppo laborioso e costoso e alla fine il tutto verrà fatto più economicamente dove ha sede il centro decisionale? Quarto, a parte la NON salvaguardia dei posti di lavoro per gli operai, se attualmente negli uffici e nelle sedi progettuali di Torino lavorano 5000 lavoratori, la maggiorparte impiegati, quanti ne resteranno quando il centro verrà spostato negli Usa?
E SOPRATTUTTO AVEVANO O NO RAGIONE GLI OPERAI CHE HANNO VOTATO NO?
Se non fosse per i drammatici effetti sui lavoratori di questa decisione, ci sarebbe da ridere e da rimanere a guardare le facce e le espressioni stupefatte di Chiamparino (che voleva mettere i tappeti d'oro a Marchionne, il salvatore di Torino), degli altri esponenti del PD, da Fassino a Bersani che hanno cercato di rendere “ragionevoli” gli operai, ma soprattutto le facce imbarazzate di Bonanni, Angeletti, dei dirigenti della Fismic, dell'Ugl che si sono sbracciati per dire che avevano firmato un buonissimo accordo, che la difesa del lavoro valeva ben qualche piccola rinuncia (per altro, secondo loro, lautamente compensata).
Ma anche la faccia della Camusso, impegnata prima, e soprattutto dopo il referendum a scongiurare lo sciopero generale e a vedere come riallacciare i fili del dialogo con cisl e uil, come rientrare nell'arena: firma tecnica, firma di alcune parti, ecc.
Infine, vorremmo ora guardare in faccia quegli impiegati che hanno votato SI, come servetti di padron Marchionne, che si sono sentiti “tutelati”, che hanno pensato alla loro sedia fregandosene degli operai, e che ora rischiano di perderla quella sedia.
Verso il governo si conferma quello che noi abbiamo già scritto: il governo parla, Marchionne fa, lasciando Sacconi, Letta a cercare di salvare almeno le apparenze e qualche garanzia su Torino, promettendo appoggio al progetto di Fabbrica Italia. Poco più di un anno fa Marchionne aveva illustrato al governo il piano di rilancio degli stabilimenti italiani con un investimento da 8 miliardi per 2010/2011, ma ora se entra – quando avrà un po' di tempo, visti i suoi impegni nel mondo... - a Palazzo Chigi ci immaginiamo che lo farà con il dito medio alzato...
Ma se tanto mi dà tanto, la linea uscita dalla recente assemblea di delegati della Fiom con solo piani di assemblee e riunioni fino ad ottobre, è inadeguata a scontrarsi con questo. Ora sta agli operai d'avanguardia prendere in mano la situazione, con la coscienza più forte di prima che loro e i tanti operai e operaie che hanno detto NO hanno ragione.
pc quotidiano 7 febbraio - 4 BAMBINI ROM BRUCIATI. CHI SONO GLI ASSASSINI?
Erano stati sgomberati un anno fa da un altro Campo della Caffarella. Perché la Giunta Alemanno, che ora sfrutta anche questi bambini morti per chiedere “poteri speciali”, ha pensato allora solo a cacciarli, come sempre fanno la maggior parte dei sindaci con tanto di dispiegamento di polizia e di Vigili, e di ruspe, fregandosene di dove delle famiglie con bambini piccoli possano andare a vivere, a mangiare, a dormire; fregandosene che dei bambini muoiano dal freddo e per poterli un poco riscaldare si debbano mettere delle stufe nelle baracche.
Chi sono gli assassini? I bambini stavano soli, dicono i giornali, la sorella più grande si era allontanata un momento a prendere l’acqua e lo stesso la madre era andata a comprare l’acqua e roba da mangiare. Perché nel campo non si può cucinare, non c’è acqua, non ci sono servizi minimi. La Giunta Alemanno non solo lo sapeva ma aveva volutamente tagliato la luce, l’acqua, ecc., perché l’unica preoccupazione 5 anni fa, dopo un’inchiesta della Mobile su casi di pedofilia in quel campo, fu di desertificarlo e basta.
Chi sono gli assassini? “in queste baracche si vive come animali…” ha detto uno zio dei bambini; “venivano solo a controllarci, a chiederci i documenti – ha detto il padre dei bambini - ci hanno fatto solo promesse ma nessun aiuto. Siamo isolati e abbandonati a noi stessi. E noi non ce la facciamo. I nostri figli muoiono…”
Ora Alemanno tira fuori i “muscoli” contro gli “ostacoli burocratici” che avrebbero impedito l’attuazione del piano di riordino dei campi nomadi.
Ma. Da un lato, Alemanno sembra Berlusconi: a giugno disse: nel giro di otto mesi saranno realizzati i nuovi insediamenti autorizzati, entro la primavera del 2011 verrà data definitiva attuazione al piano prefettizio…”, 13 villaggi autorizzati e due nuovi campi... – siamo a febbraio e i bambini muoiono nei campi.
Dall’altro, che razza di soluzione sarà?: la sistemazione nei villaggi – dice il prefetto - sarà a numero chiuso; per risiedere nei centri “verrà consegnato ai nomadi un documento di autorizzazione dello stanziamento temporaneo (Dast) per stare massimo 4 anni; la descrizione dei centri è da campi/villaggi isolati… - la “soluzione” in realtà sembra avere tutto il sapore di una prigione solo più servita e un po’ indorata, ma sempre un offesa verso gli immigrati.
Quando a Milano mesi fa sono state assegnate delle normali case a delle famiglie di immigrati, la giunta della Moratti ha fatto di tutto per impedirlo.
Alemanno, “in maniera più ravveduta” non assegnerà case ma villaggi e campi ad hoc.
Entrambi considerano gli immigrati "non persone".
Ma attenti!
pc quotidiano 7 febbraio - liberati giacomo e simone, arrestati per la protesta ad arcore
Cacciare i rais è possibile!
dalla cronaca di ieri.
Oggi in piazza non c’erano solo il Popolo Viola e i soliti partiti di “opposizione” ma molti giovani vogliosi di dimostrare la proprio rabbia reale nei confronti dello stato delle cose.
La polizia e i carabinieri non hanno esitato a reprimere duramente questo dissenso, caricando centinaia di persone indignate e stanche di attuare forme di proteste virtuali e passive figlie di una logica spettacolare e di facile utilizzo per i media.
La contraddizione è insita allo stesso Movimento Viola. E’ inconcepibile pensare di poter convocare una manifestazione nazionale sotto il simbolo del potere incarnato e pretendere di sostare tranquilli nelle piazze, ad assistere all’ennesima pantomima della “lotta moderata” che non ci porta da nessuna parte.
I rappresentanti del Popolo Viola non hanno esitato a prendere le distanze dall’accaduto, definendo i partecipanti agli scontri come violenti, facinorosi ed estranei alla protesta, e a dichiarare solidarietà alle forze dell’ordine.
Questo atteggiamento assunto da chi pensa di agire rimanendo passivo va in netto contrasto con la reale spontaneità espressa dalla piazza.
Oggi tra tutte quelle persone incazzate c’eravamo anche noi per esprimere la nostra rabbia e la nostra indignazione.
Appuriamo come le forze dell’ordine stiano sempre dalla parte del potere, pronte a picchiare e ad arrestare cittadini indifesi che manifestano il proprio dissenso.
Chiediamo la liberazione immediata dei ragazzi arrestati, a cui va tutta la nostra solidarietà.
Lo scopo di monzagiovani.org è quello di essere uno strumento di comunicazione, contatto e azione per chi si é svegliato e ha voglia di spendersi nel fare.
Noi tifiamo rivolta!
La redazione di Monzagiovani.org
pc quotidiano 7 febbraio - Palermo: al fianco del popolo egiziano e delle masse arabe in rivolta


Ieri pomeriggio, 6 febbraio, in concomitanza con la giornata della commemorazione dei martiri nelle principali città dell’Egitto, a Palermo i compagni del circolo di proletari comunisti, i giovani di Red Block insieme ad un gruppo di migranti egiziani e tunisini hanno organizzato una manifestazione in Piazza verdi (Teatro massimo) per sostenere le gigantesche lotte popolari in corso contro il regime reazionario foraggiato dagli Stati Uniti innanzi tutto, e da altri paesi imperialisti come l’Italia. pc quotidiano 7 febbraio - SCIOPERO ALLA BONMARTINI DI VERONA E PADOVA

Comunicato n.1 - SLAI COBAS per il sindacato di classe - FEDERAZIONE AUTISTI OPERAI
E’ in corso una importante azione di sciopero dei lavoratori della Bommartini Autotrasporti, sul tappeto il mancato pagato delle tredicesime, nonché tutta una serie di mancate applicazioni del contratto nazionale del settore, che si traducono in un mix di superlavoro e di retribuzioni sotto il dovuto. Questa situazione giunge dopo una serie di assemblee del Cobas FAO di questa azienda, dovute in particolare alla riduzione arbitraria e non concordata, delle trasferte, rispetto anche solo al CCNL ma anche alle stesse “fasce” chilometriche adottate dalla azienda.
I lavoratori iscritti al ns.Sindacato, che sono ulteriormente cresciuti di numero in questi ultimi giorni, e sono attualmente 50 su 120 dipendenti, e che nella sede di Verona sono praticamente la metà dei dipendenti, a decine hanno nei mesi scorsi di dicembre e gennaio, inviato anche lettere di diffida ai sindacati confederali, invitandoli a non firmare accordi in loro nome, dato che in questa azienda non vi sono stati mai sottoscritti contratti aziendali di riconoscimento della discontinuità e di forfetizzazione degli straordinari, e che sia su straordinari che su trasferte, questi lavoratori ricevono un pagamento non evidenziato in busta paga, ossia fatto in maniera da non poter essere comprensibile.
Analogamente a questi problemi, nell’incontro che si era avuto alla fine di gennaio, la ns.O.S., la Azienda, e la Confindustria di Verona, si erano decise delle misure da adottare (sulle malattie, sulle ferie e sulla intelleggibilità delle somme di trasferta), che una mancati rispetti da parte dell’azienda e di mancati pagamenti promessi, hanno obbligato di fatto i lavoratori all’azione di sciopero del Cobas FAO, a cui hanno di fatto aderito tutti i lavoratori. Di fatto, vi è stata anche un’azione nelle ultime due settimane, tentativi e pressioni verso i lavoratori aderenti al Cobas, che pur non avendo sortito alcun effetto se non quello di aumentare il numero degli iscritti, hanno fatto capire ai lavoratori ed alla ns.O.S. che la azienda non aveva seguito l’atteggiamento dichiarato di fronte alla ns.O.S. ed ai ns.legali.
Il picchetto è iniziato alle 21 di ieri, i carabinieri sono arrivati quasi subito, lavoratori partecipanti al picchetto: oltre 40, scioperanti: oltre 100 su 120, ossia lavorano solo quelli partiti prima delle 21.Striscioni davanti al deposito e sul cavalcavia autostradale nei pressi di Soave, bandiere rosse lungo la strada che costeggia l'autostrada e davanti al deposito.
Lo sciopero ha avuto anche dei momenti di tensione, che la presenza dei carabinieri non ha potuto impedire, momenti nei quali vi sono stati anche dei brevi scontri, e con la presenza prima di un furgoncino della azienda, quindi di un camion di un terzista, nonché a causa del picchetto che staziona di fronte al deposito principale sin dalla notte della domenica. Infatti alcuni lavoratori che non avevano partecipato alle assemblee sono stati più volte avvicinati dai datori di lavoro che con alcune improvvise apparizioni avevano cercato di forzare la situazione, per convincerli a lavorare, ma sempre la discussione dei lavoratori del Cobas con i lavoratori che erano dubbiosi, li ha convinti ad aderire allo sciopero e quindi non si sono avuti tentativi di forzare il picchetto, nonostante appunto un paio di momenti di scontro che sono stati gestiti efficacemente dai lavoratori.
Sono in corso ora trattative tra i ns.legali e la Confindustria onde addivenire alla stesura per iscritto degli impegni stabiliti il 27 gennaio da parte della azienda, da sottoscrivere poi nei prossimi giorni in sede sindacale ex art.411, viceversa lo sciopero dovrà continuare.
Va detto che i carabinieri pur non essendosi posti in ostilità verso i lavoratori, hanno inteso fare da “garanti” della libertà di scelta di quei lavoratori inizialmente dubbiosi allo sciopero, in realtà dando in qualche modo legittimità, che i lavoratori hanno rifiutato, alle pressioni attuate persino a pochi metri da noi, dai datori di lavoro, con anche minacce di licenziamento, a lavoratori non iscritti, che aderivano allo sciopero. Pur non legittimando assolutamente questa sorta di legittimazione, i lavoratori hanno fatto muro al cancello della azienda senza cadere nelle provocazioni.
7 febbraio 2011 ore 9,45
pc quotidiano 7 febbraio - PROCESSO THYSSEN: UDIENZA DEL 1° FEBBRAIO
Entra la Corte - presenti in aula il PM Guariniello, gli avvocati della difesa e gli avvocati della parte civile - ore 9,30 si inizia...
Apre l'udienza l'Avv. Anglesio in qualità di difensore degli imputati Moroni, Cafueri e Salerno.
Esordisce lamentandosi del fatto che la ''spettacolarità'' del processo peggiora il lavoro della ''difesa''! Che l'informazione ''mediatica'' influenza negativamente la serenità/imparzialità della giuria ... Ricorda che dalle deposizioni dei testi, non sempre perfettamente concordi, non è facile ''distillare'' le cose rilevanti e quelle no. Innesta nella giuria il dubbio... parla dell'arduo compito da parte di chi giudica ... Ricorda che lo scopo dei PM è di incolpare gli imputati e che fa di tutto per farlo... buttà lì una frase ''pesante'' che contiene la parola ''mistificazione...'' !
Loro invece (la difesa) guardano le cose sotto un profilo diverso... più ''aderente'' alla realtà... e che permetterà alla Giustizia di fare il proprio corso serenamente ... bla... bla... bla...
Dice di voler valutare il ruolo che tutti i soggetti, a tutti i livelli, hanno avuto durante quello da lui chiamato ''evento''! (Non usa mai la parola tragedia!)
Dopo questo concetto, ci ha messo due ore per dirlo... prosegue con un: ''Nessuno è stato in grado di ipotizzare questo incidente'' va avanti con una serie di: ''se fosse stato possibile ... non c'è stata cattiva fede... alcuni interventi sulla sicurezza sarebbero stati, in pratica, privi di spese ... se non si sono fatti è perchè nessuno si immaginava quel che sarebbe successo ...
Naturalmente per chi ha assistito alle requisitorie del PM sa benissimo che non è esattamente così la faccenda anzi! (in fondo all'articolo troverete i link della ''storia processuale con tutte le udienze).
Entra il PM Francesca Traverso...
L'avv. Anglesio ricorda alla corte che deve giudicare, non a livello emotivo, ma in base alle prove!!! (Come se la corte non lo sapesse...) Il reato contestato agli imputati, è un reato di condotta - l'omissione cioè di collocare l'impianto di rilevazione e di spegnimento automatico di incendio a pioggia. Dice che il PM sostiene la necessità di tale impianto in quanto la linea 5 era a rischio incendio visto la quantità di carta... di olio... e di scintille provocate dalla mancanza di centratura automatica dei coils sulla carenatura metallica della linea (n.d.r. anche dal numero impressionante di incendi che gli operai erano ''abituati'' a spegnere giornalmente...)
Arriva alla conclusione che la linea 5 non necessitava di tale impianto in quanto non a rischio! Questo NON rischio secondo lui era dovuto a: primo; perchè la centralina dell'olio era, a differenza di altri impianti, in un locale sotto terra (Vero per fermare l'erogazione degli olii dei circuiti bisognava scendere in un locale sotterraneo, sdraiarsi per terra e manualmente spegnere l'impianto...)
Seconda cosa - in altri stabilimenti, è stato messo l'impianto di rilevazione/spegnimento automatico, perchè le ''centralina-olio'' sono a bordo linea, quindi all'esterno. A Krefeld è stato messo perchè, essendo uno stabilimento che si sviluppa in altezza - il deposito carta - è stato posizionato al terzo livello in alto ... sotto la linea di lavorazione ... ovvio che in caso di incendio ... il deposito carta in alto sarebbe stato a rischio ecco il motivo per cui è stato installato l'impianto a pioggia! (Mentre parla lo guardo e penso: ''ma allora il rischio dell'incendio c'era eccome! Se volevano proteggere il magazzino della carta voleva dire che c'era motivo di preoccupazione! Allora perchè a Torino per una linea uguale non lo hanno fatto? Solo perchè non c'era la carta da proteggere)?
Altro motivo è che l'impianto di rilevazione/spegnimento non sarebbe comunque stato su tutta la linea ma solo sui punti nevralgici e cioè sopra le vasche contenenti i liquidi che, in caso di incendio avrebbero potuto esplodere. Dato che gli sprinkler hanno una ''copertura'' di 6 metri se l'incendio fosse avvenuto in un altro posto, la linea è lunga 200 metri ... non sarebbe servito a nulla! Aggiunge poi che in caso di Flash-fire, come è avvenuto, il fatto che ci fosse o meno detto impianto non avrebbe cambiato la conclusione dell' ''evento''! (n.d.r. quindi in pratica, non stiamo a farla tanto lunga, nessuno aveva detto che era indispensabile 'sto impianto e, ammesso e non concesso, che fosse stato installato, NON avrebbe cambiato una ''cippa''!
Parla delle franchigie assicurative e sostiene che sarebbero state più alte se le assicurazioni avessero rilevato rischi maggiori! (Quindi colpa delle assicurazione che hanno fatto valutazioni sbagliate ...)
Sostiene che il personale era addestrato e in numero sufficiente a garantire la sicurezza e il monitoraggio dello stabilimento ... (penso a Boccuzzi che era la terza volta che lo obbligavano a fermarsi, un turno dietro l'altro quella settimana... quindi faceva turni di 16 ore consecutive...)
Ricorda che erano stati fatti accordi con i VVFF per mettersi a norma e avere il certificato anti-incendio previsto dalla legge! (Quindi se non lo avevano non era colpa loro ... ma dei vigili del fuoco che avevano accettato la proroga, proposta dall'azienda, di mettersi a norma...)
L'Avv. Anglesio ricorda che la pulizia era fatta ... e che tutto era sotto controllo da quel punto di vista ... (n.d.r. - mentre lo dice mi viene la pelle d'oca ... vuoi vedere che adesso mette anche quel ''tarlo'' nella mente dei giudici? Vuoi vedere che in uno stabilimento dove, al mese, le perdite d'olio sul pavimento erano tra le 8e le 12 tonnellate... e finivano su un pavimento dove c'erano quantità industriali di carta ... e che le scintille provocate dallo sfregamento dei coils sul metallo... dalle centraline elettriche aggiustate dagli operai con il nastro isolante ... dai buchi del tetto da cui pioveva e entrava l'acqua sulle centraline elettriche ... dai cartelli di sicurezza scritti con i pennarelli e risalenti alla gestione Fiat... dai flessibili fessurati ... in cui passava olio infiammabile alla pressione di 140 atmosfere ... e che gli operai aggiustavano con il nastro isolante ... e se in fondo c'era carta per terra era perchè i ragazzi non la toglievano abbastanza in fretta? Non avevano tempo! Facevano un turno dietro l'altro perchè NON c'era abbastanza personale... ma erano operai NON schiavi!)
Durante la sospensione ...
Spiega in che cosa consiste l'impianto di rilevazione/spegnimento automatico, dice trattarsi di un doppio cavo termosensibile a bassa fusibilità... quando il primo cavo fonde dà l'allarme incendio... quando fonde il secondo la linea si blocca e blocca anche l'erogazione dell'olio e fa partire gli sprinklers. Di nuovo ricorda che questi impianti presenti negli altri stabilimenti Thyssen sono solo su punti nevralgici dell'impianto, e che quindi, ammesso e non concesso che fossero stati installati, dato il flash-fire di quella notte a Torino, non sarebbe stato sufficiente a evitare quello che si ostina a chiamare ''evento'' e NON tragedia!
Conclude che a Torino, in base agli studi effettuati, non era necessario l'impianto e che quindi gli imputati non sono colpevoli di nulla!
Sta nuovamente instillando il ''dubbio'' nella Giuria...
Chi ci dice che se ci fosse stato l'impianto automatico, non sarebbe avvenuto ugualmente, quello che lui continua a chiamare ''evento''! Quindi non fatela tanto lunga... per condannare una persona è necessario essere certi della sua azione ... siamo certi qui? (Brrrr che brutto ''mestiere'' fa costui'')
ore 12.30 si sospende l'udienza per un intervallo
La mamma di Santino è disperata ... e la disperazione le fa dire cose che non dovrebbe in una corte di tribunale ... ma come non capirla? E' una mamma... che ha perso suo figlio quella terribile notte... e qui ... qui pare non sia stata colpa di nessuno ... ma solo un susseguirsi di circostanze dovute al fato... al caso... quindi ascrivibili a chi?
Ore 13.30 riprende l'udienza - continua l'avv. Anglesio...
Riprende il discorso parlando dei fluidi non infiammabili e ricordando la deposizione dei colleghi di .... e qui fa un lapsus ... anzichè dire ''Medicina Democratica'' dice ''Magistratura Democratica'' ... suscitando sorrisi ...
Si chiede se l'utilizzo di oli non infiammabili ... avrebbe migliorato la situazione/rischio... e conclude che se non è stata fatta quella scelta avranno avuto le loro buone ragioni... (Mi viene in mente che parlando tempo fa con un ex dipendente - sono venuta a sapere che non mettevano questi oli, tra l'altro più cari, per il semplice fatto che gli oli di lavorazione - specie quelli che sgocciolavano dai coils venivano raccolti e immessi negli impianti - con un grosso risparmio! Perchè mai comprare oli non infiammabili visto che si potevano fare ''economie'' anche in questo campo! Due ''piccioni con una fava'' come si suol dire - il costo di smaltimento degli oli esausti costa... se li reimmetti nel sistema ...)
Parla del reato mediante omissione nei confronti dei suoi clienti e sostiene che in fondo non hanno omesso nulla - visto che nessuno li aveva obbligati a fare nulla...
Parla di evento molto complesso in cui è difficile attribuire responsabilità... troppe le circostanze che hanno creato il ''prodotto'' (Lo chiama prodotto...) Troppo difficile da prevedere... Continua dicendo che se si lavora ad una pressa il problema è semplice, l'operaio mette il braccio sotto la pressa e si fa male... facile - quindi per l'azienda correre ai ripari ... basta mettere un fermo in modo che il braccio non possa andare sotto la pressa ... ma qui ... cosa poteva fare l'azienda ? Troppo complicato ...
Ricorda che gli operai ''pare'' fossero al loro posto la notte dellevento ... di alcuni si conoscono i movimenti grazie ai dati da loro stessi immessi nel sistema computerizzato prima dell'evento ... nessuno è in grado di dire esattamente cosa è successo... e poi dato il flash-fire anche se ci fosse stato l'impianto di rilevazione/spegnimento cosa sarebbe cambiato come prodotto? Quindi cosa imputare ai suoi clienti? Salerno, Cafueri e Morone?
Ore 14.30 si chiude l'udienza. Aggiornando a venerdì 11 febbraio.
Torino, 07 febbraio 2011
Stefano Ghio - Rete sicurezza Torino
pc quotidiano 7 febbraio - gruppo di studio su 'Stato e rivoluzione' nei circoli di proletari comunisti
il testo di lenin è parso subito attuale ed appropriato, una arma affilata della critica e dell'autonomia ideologica e politica dei proletari nella situazione attuale,indispensabile per non essere alla coda delle frazioni della borghesia e della piccola borghesia e per percorrere un'altra strada rispetto all'economicismo e povertà propagandistica nella costruzione del partito rivoluzionario del proletariato
basato sul marxismo-leninismo maoismo
proletari comunisti
circolo di taranto
7 febbraio 2010
pc quotidiano 5-6 febbraio - sbirraglia a protezione della villa del capo carica e arresta
Berlusconi, si è voluto giustamente uscire dalla protesta civile verso la barbarie imperante rappresentata dalla villa di arcore
prontamente gli sbirri, che lì sono usi ad accompagnare ninfette e prostitute, sono passate alla carica contro i manifestanti, arrivando a ferimenti, fermi e all'arresto
di due giovani
esprimiamo la massima solidarietà e rivendichiamo la immediata liberazione degli arrestati
proletari comunisti
domenica 6 febbraio 2011
pc quotidiano 5-6 febbraio Brescia: immigrati il presidio si fa scontro


«Al mio Paese stanno lottando per le stesse cose per le quali lottiamo noi qui»
"Noi veniamo dai paesi del perzo mondo e sappiamo come si fa...."
Gli immigrati dopo le risposte negative della prefettura che ha ribadito che continuera ad applicare la circolare manganelli per quanto riguarda il rigetto delle domande di sanatoria, si sono giustamente arrabbiati perchè sono stanchi di essere presi in giro da queste istituzioni "fuorilegge", per questo hanno dato un primo assaggio della possibilità di intraprendere il braccio di ferro necessario per ottenere risultati dalla lotta che da tempo conducono e dopo aver forzato il cordone di polizia, sono entrati nel cortile della prefettura e quasi stavano per salire.....
uno spettro si aggira per brescia ed è la possibilità della rivolta degli immigrati unica strada per ottenere risultati, in quanto contro lo stato e il governo f
ascista e razzista non bastano i ricorsi legali, seppur necessari, ma serve far avanzare la coscienza dei proletari immigrati dello scontro prolungato necessario anche per ottenere i diritti visto che in italia avanza un regime di moderno fascismo e gli spazi "democratici" non ci sono piu.......non è un caso che subito sui giornali del giorno dopo il centro migranti della diocesi ha invitato alla "calma perchè il momento è delicato. in questi giorni gli immigrati sono sotto pressione , è facile che dalla manifestazione si passi allo scontro, e su questo noi non possiamo essere daccordo..." oppure cgil-cisl-uil che per voce di damiano galletti segret. camera del lavoro dice:" è chiaro che in una situazione di forte tensione bisognerebbe evitare lo scontro" o la cisl che dice:"bisogna che tutti i soggetti tengano i nervi saldi" e intanto assieme alla diocesi cercano come sempre di gettare acqua sul fuoco, chiedendo al prefetto di convocare il tavolo territoriale per l'immigrazione, dove chiedere le stesse cose già respinte oggi dalla prefettura.
anche l'avv. Vicini dell'associazione diritti per tutti dopo l'incontro avuto in prefettura non va molto in la nell'analisi politica :"facciamo fatica a comprendere quale è la bussola che orienta la prefettura......perchè non si sospenda le espulsioni in attesa del 21 febbraio quando decidera la consulta", cosi come U.Gobbi di radio onda d'urto che quando sono scesi dall'incontro urla giustamente al megafono"vergogna dimissioni del prefetto", ma il compagno di prolatari comunisti presente gli fa eco che per ottenere questo obbiettivo serve riprendere la lotta dura, l'assedio dei palazzi del potere, la mobilitazione e da subito serve una risposta alla provocazione di oggi della prefettura che ha respinto le legittime richieste degli immigrati, che non si puo concludere con la sola conferenza stampa, è da qui che il presidio riprende ad agitarsi e fa questo piccolo passo importante di sfondare i cordoni dei poliziotti..........

Tensione in Prefettura tra immigrati e Polizia
sabato, 5 febbraio 2011
video- http://www.bresciaoggi.it/videos/TG%20Servizi/8343
Mattinata di tensione nel centro cittadino davanti alla Prefettura, dove un centinaio di immigrati ha protestato chiedendo lo sblocco della situazione dei permessi di soggiorno e il fermo delle espulsioni in attesa del pronunciamento del Consiglio di Stato. Dopo un incontro con alcuni rappresentanti dello Stato, alcuni manifestanti hanno invaso il cortile dove si trova la Prefettura cercando di salire negli uffici, bloccati dalla forze dell'ordine in assetto anti sommossa.
La protesta è iniziata a metà mattina, quindi una delegazione di manifestanti è stata ricevuta in Prefettura; qui, secondo alcune fonti, avrebbero viste respinte le loro richieste con la conferma che la strada seguita fino ad ora non verrà abbandonata. A quel punto si sono registrati i momenti di tensione, quindi i manifestanti si sono spostati in piazza Rovetta dove ora la situazione è calma e tranquilla.
Brescia: I «senza permesso» assediano la Prefettura
L'ALLARME. Si riaccende all'improvviso lo scontro sulla regolarizzazione degli stranieri in «nero». Prima l'incontro fra le delegazioni, poi la richiesta di dimissioni
Gli immigrati hanno tentato di entrare in Broletto a forza e minacciano la ripresa «anche eclatante» della lotta sulla gru: giovedì vertice organizzativo
06/02/2011 dal bresciaoggi Irene Panighetti
foto- http://www.giornaledibrescia.it/fotogallery/le-foto-del-presidio-7.7240
Il tentativo dei migranti di entrare a forza nel cortile di Palazzo Broletto respinto dalla polizia FOTOLIVE «Se non saranno riconosciuti i nostri diritti torneremo sulla gru»: se fino a ieri la minaccia che i protagonisti della lotta per i permessi di soggiorno stanno ripetendo da settimane sembrava poco più di uno scherzo, dal presidio di ieri mattina è chiaro a tutti che l'intenzione è invece molto seria. Perché gli immigrati sono esasperati e delusi da quelle che giudicano «non risposte» e dalle continue espulsioni.
«Sono qui per ricordare Mimmo e gli altri egiziani espulsi», spiega davanti il Broletto Yehey, egiziano, in Italia da 5 anni che al collo porta un cartello raffigurante le piramidi affiancate da una gru e sovrastate dalla scritta «Freedom and rights», libertà e diritti: «Al mio Paese stanno lottando per le stesse cose per le quali lottiamo noi qui», spiega e sostiene Yehey.
«I migranti nutrono tante speranze, ma sono anche molto determinati e irritati per l'atteggiamento della Prefettura», dichiara Manlio Vicini, legale dell'associazione Diritti per Tutti, presente alla manifestazione davanti al Broletto promossa dalla sua associazione e dal presidio «sopra e sotto la gru» per chiedere il blocco dei rigetti delle domande di sanatoria, dopo i pronunciamenti del Consiglio di Stato e la direttiva europea che contrasta con la Bossi-Fini.
Vicini, assieme ad alcuni rappresentanti delle comunità egiziana, pachistana, senegalese e marocchina di Brescia, verso mezzogiorno è salito negli uffici della Prefettura per illustrare le richieste dei manifestanti: dapprima sapere i numeri aggiornati delle domande e dei rigetti delle domande di sanatoria e poi, anzi soprattutto, chiedere alla Prefettura di sospendere le espulsioni e i rigetti in attesa del pronunciamento definitivo del Consiglio di Stato previsto per il 21 prossimo venturo. Un passaggio fondamentale per l'intera vicenda, dopo che in diverse occasioni a gennaio la massima autorità della giustizia amministrativa si è espressa per la sospensione di tutti i provvedimenti di rigetto della richiesta di sanatoria a quei migranti che hanno una condanna per il reato di clandestinità.
«I DUE FUNZIONARI che ci hanno ricevuto non hanno dato risposte precise alla prima domanda e hanno fatto sapere che la Prefettura non intende sospendere i rigetti nemmeno per questi pochi giorni che ci separano dal 21 febbraio e che, se la decisione definitiva del Consiglio di Stato sarà positiva per i migranti, loro si atterranno invece alla circolare Manganelli e alle direttive del ministero», ha dichiarato l'avvocato Vicini, secondo il quale la Prefettura di Brescia «non rispetta la legge». Nel frattempo gli immigrati hanno urlato in coro «dimissioni» e «vergogna» verso la Prefettura. E in un attimo dalle grida sono passati all'azione: con una mossa improvvisa che ha colto di sorpresa le forze di polizia in servizio in Broletto, i migranti sono corsi verso il portone del palazzo sede del Governo, con la chiara volontà di entrare. Dopo alcuni minuti di sbandamento la polizia si è organizzata ed è riuscita a fare da scudo all'ingresso, pur non facendo ricorso ai manganelli, perché i migranti hanno deciso di non forzare la situazione e preferendo spostarsi in corteo verso il mercato di piazza della Loggia, dove hanno informato i passanti della situazione.
«Siamo all'ottusità istituzionale - ha commentato Fiorenzo Bertocchi segretario di Rifondazione Comunista nell'accompagnare il corteo -: la Prefettura dovrebbe far applicare la legge e invece rifiuta i suoi compiti in spregio delle altre istituzioni e delle normative italiane e europee».
DAI VICOLETTI adiacenti a piazza Loggia i migranti sono arrivati fino a piazza Rovetta dove, in Italiano, Arabo e Urdo, hanno annunciato «la ripresa anche eclatante della lotta» dando appuntamento per giovedì alle 20.30 al centro sociale Magazzino 47 per un'assemblea organizzativa dalla quale usciranno le modalità, che si preannunciano eclatanti, delle prossime iniziative.
radio onda d'urto Notizia scritta il 05/02/11 alle 16:13. Ultimo aggiornamento: 06/02/11 alle: 09:46
BRESCIA: LA PREFETTURA SI SCHIERA CON LA LEGA E MARONI E CONTRO I DIRITTI DEI MIGRANTI
Centinaia di antirazzisti e migranti hanno partecipato questa mattina a un presidio all’esterno della prefettura di Brescia per chiedere il blocco delle espulsioni e dei rigetti delle domande di sanatoria 2009. In piazza gli stessi protagonisti della lotta di fine 2010, che ha avuto il suo culmine con l’occupazione della gru in Piazzale Cesare Battisti. Una lotta che sta dando sta dando i primi, seppur parziali, risultati.
Alla luce infatti dei recenti pronunciamenti del Consiglio di Stato, che ha accolto i ricorsi dei migranti contro l’impedimento per ottenere la sanatoria perchè colpiti in precedenza del cosiddetto reato di “clandestinità” (smentendo quindi anche il TAR di Brescia) i manifestanti hanno chiesto che le domande vengano riconsiderate e i permessi quindi concessi. A fronte poi della volontà della Procura di Brescia di applicare la direttiva europea in materia di espulsioni, che contraddice le legge Bossi-Fini, la piazza ha chiesto che si rivaluti anche tutta l’attuale politica in tema di immigrazione in Italia.
“Vogliamo per permesso di soggiorno” Senza giustizia nessuna pace” “lotta dura senza paura” “basta espulsioni basta rigetti” “siamo scesi dalla gru la nlotta non è finita” “il consiglio di stato ci da ragione” alcuni dei cartelli innalzati dai manifestanti. La corrispondenza da Palazzo Broletto con Gaetano della redazione
Una delegazione ha poi incontrato funzionari della prefettura per esporre le istanze dei manifestanti , che però non sono state accolte, confermando la sudditanza della più alta istituzione bresciana (come più volte denunciato dal movimento di migranti e antirazzisti) alla politica di governo e lega . A questo punto i migranti e gli antirazzisti hanno fatto irruzione nel cortile della prefettura al grido di “vergogna” , occupando il cortile per alcuni minuti. Alcuni momenti di tensione per l’arrivo di poliziotti a guardia del palazzo. Poco dopo i manifestanti sono partiti per un corteo spontaneo in centro città, come raccontiamo nella corripondenza realizzata ancora con Gaetano della redazione
In colclusione si è lanciata una assemblea per decidere le prossime iniziative di lotta. L’appuntamento è per giovedì 10 febbraio alle 20.30 al centro sociale Magazzino47 di via industriale 10 a Brescia.
pc quotidiano 5-6 febbraio - la rete per la sicurezza sui posti di lavoro per il 1° marzo
nelle iniziative di lotta e nelle manifestazioni degli immigrati per la giornata del 1à marzo
iniziative previste a milano- paderno dugnano - ravenna - roma
rete nazionale per la sicurezza sui posti di lavoro
bastamortesullavoro@gmail.com
a paderno dugnano - una strage infinita
riportiamo inoltre
articolo dal manifesto del 5 febbraio dedicato alla morte dell'operaio albanese
leonard Shepu
L'agonia DEL MORTO BIANCO
Leonard Shepu, operaio albanese, 37 anni, è morto dopo tre mesi di agonia. E' il quarto operaio che ha perso la vita per l'esplosione della Eureco di Paderno Dugnano, la strage sul lavoro che non interessa a nessuno
Le morti bianche non esistono, sono un trucco di cattivo gusto. Però la definizione aiuta a capire fino a che punto l'eliminazione dell'idea della morte possa spingersi attraverso la rimozione del morire e a volte persino del moribondo - forse perchè è un fastidio che prima o poi tocca ognuno di noi. Prendiamo Leonard Shepu, un trentottene albanese, forse il morto bianco più trasparente di tutti, scomparso definitivamente l'altro giorno dopo essere morto per tre mesi di fila, con un piede nelle statistiche del 2010 (è uno dei 1.080 lavoratori morti l'anno scorso, perchè la «sua» fabbrica è esplosa il 4 novembre), e un altro in quelle del 2011 (ufficialmente è lui il 64esimo morto dal primo gennaio, e per le statistiche che impongono almeno una qualche ipocrita «vicinanza» con le vittime significa un + 57,8% rispetto ai primi 33 giorni dell'anno precedente).
Nella fase acuta di un grande ustionato - sono le ferite più dolorose che il nostro corpo può subire, spiega l'Ospedale Niguarda di Milano che lo aveva in cura - si rimuove chirurgicamente il tessuto necrotico e in un secondo tempo si procede all'impianto di cute per ricostruire la parte lesa. Con questa tecnica l'ospedale ha salvato la vita all'unico superstite dell'incidente aereo di Linate, quasi dieci anni fa. Molti ancora ricordano. Leonard Shepu, invece, non ce l'ha fatta e con lui nemmeno gli altri tre suoi colleghi che erano già morti in seguito all'esplosione della Eureco di Paderno Dugnano. Una strage sul lavoro, la più rimossa della storia d'Italia, con quattro morti bruciati che hanno avuto la presunzione di spegnersi poco alla volta, col contagocce, e due di questi erano pure albanesi, gli ultimi degli ultimi, un'aggravante che in casi come questi aiuta a dimenticare in fretta - secondo dati Inail, gli incidenti mortali dei lavoratori stranieri sono aumentati del 15% negli ultimi cinque anni. E dire che l'«incidente» di Paderno Dugnano (altra definizione di pessimo gusto) avrebbe potuto avere conseguenze incalcolabili, per l'ambiente e per i cittadini dell'hinterland milanese: l'Eureco smaltiva rifiuti tossici pericolosi. L'impianto è sotto sequestro e sta indagando la procura di Monza.
L'operaio è morto dopo novanta giorni di agonia e, secondo il referto medico dell'ospedale, «nonostante l'intenso periodo di cure, i numerosi interventi effettuati, una media di due alla settimana, e il massimo impegno dell'équipe di rianimazione e del centro Grandi Ustionati». L'hanno operato più di venti volte in tre mesi, e questa non è una morte bianca. Sono stati mangiati dal fuoco anche Harun Zeqiri, albanese di 44 anni, il 63enne Sergio Crapolan e tre settimane fa (il 18 gennaio, due mesi e mezzo dopo l'esplosione) anche Salvatore Catalano, 55 anni, l'unico dei quattro lavoratori cui almeno è stato concesso un profilo più umano, perchè per le cronache non era solo un operaio ma anche un futuro sposo: avrebbe dovuto convolare a nozze con la sua compagna sedici giorni dopo l'esplosione che gli ha provocato il 90% di ustioni su tutto corpo. Lei avrebbe voluto sposarlo lo stesso. Questa è stata l'unica storia che i giornalisti hanno provato a raccontare, almeno un pochino, perchè la rimozione di queste morti, le morti sul lavoro, è un meccanismo di autodifesa (anche professionale) che viene applicato su larga scala: volendo, ci sarebbero tre storie, tre morti ogni giorno, da raccontare, da qui alla fine dell'anno - vogliamo parlare di quell'operaio italiano di 50 anni - «le sue generalità non sono ancora conosciute», recitano le agenzie - morto proprio ieri mattina in un'azienda vicino a Pavia?
Ma ci sono altri silenzi che non hanno a che fare con l'imbarazzo della morte e che rendono esemplare questa storia. Va bene, l'Eureco non è la ThyssenKrupp di Torino (sette morti ustionati il 6 dicembre 2007), ma forse proprio per questo dà l'idea di una realtà ancora più diffusa che tutti conoscono ma nessuno vuole vedere. La mattina del 5 novembre scorso, poche ore dopo lo scoppio della bombola di gas acetilene che ha provocato la strage, davanti ai cancelli dell'Eureco non c'era quasi nessuno. Un'auto dei carabinieri, qualche curioso, un paio di sindacalisti con l'aria smarrita. Non un presidio, una diretta con Santoro, un'ora di sciopero. Una desolazione muta. Tutti e cinque gli operai albanesi rimasti feriti - tre si sono salvati - non erano assunti dal proprietario dell'Eureco, Giovanni Merlino, lavoravano in subappalto per la cooperativa Tnt; e queste sono realtà che sfuggono a qualsiasi controllo, figuriamoci al sindacato. «Non riusciamo ad esserci», ammettono i sindacalisti. A proposito di controlli. La Eureco, questa sconosciuta, non era nell'elenco delle aziende a rischio della «direttiva Seveso», eppure trattava rifiuti speciali pericolosi, nel cuore della Lombardia, la terra più produttiva e inquinata del capitalismo avanzato. E sapete quanto «pesano» ogni anno in Italia i rifiuti speciali «fantasma» come quelli che stavano trattando gli operai morti per uno stipendio da fame? 131 milioni di tonnellate, quattro volte il volume dei rifiuti solidi urbani trattati ogni anno.
Se questo è lo scenario, Leonard Shepu in fondo era solo una comparsa.
pc quotidiano 5-6 febbraio - avanzano nel mondo le guerre popolari.. India,Perù,Filippine...
India: incremento de ataques de la guerrilla maoísta
Coincidiendo con las jornadas de lucha convocadas por el PCI (Maoísta) para estos días se han incrementado los ataques de la guerrilla maoísta. El Partido Comunista de la India (Maoísta) ha realizado un llamamiento a organizar protestas por todo el país -del 4 al 6 de febrero- contra la subida de precios, la corrupción y el terror de Estado, y a la huelga general [Bharat Bandh, en hindi] el 7 de febrero de 2011
Seis policías resultaron heridos hoy en un encuentro con los maoístas en los bosques de Barangburu en el distrito de Jharkhand Khunti.Tres de los heridos pertenecían al Batallón Cobra mientras que el resto eran de la policía del distrito, dijeron las fuentes agregando que fueron trasladados a un hospital cercano, donde las autoridades dijeron que estaban fuera de peligro.
Perú: acciones de agitación y propaganda del PCP
02 de Febrero del 2011
Con un acto de agitación y propaganda, desarrollado en un extenso tramo de la carretera Fernando Belaúnde, el Partido Comunista del Perú nuevamente volvió a aparecer y colocó más de una treintena de banderas rojas con su característico símbolo de la hoz y el martillo, así como regó cientos de volantes en la carretera y en Aucayacu.
De acuerdo a las versiones de algunos pobladores, un grupo de más de treinta personas, con los rostros cubiertos con pasamontañas y fuertemente armado con fusiles de guerra, fue el que ejecutó la acción de agitación y propaganda.
Las banderas rojas fueron colocadas en las localidades de Pacae, Angashyacu, Nuevo Copal, Río Frío, San Francisco y a cincuenta metros antes del cementerio La Paz (de Aucayacu), asimismo Nuevo Chimbote, La Victoria, Cotomonillo, hasta el kilometro 19, la localidad de Nuevo Progreso y en varios lugares de la zona periférica de Aucayacu.
En la localidad de Nuevo Chimbote se registraron también pintas. Mientras tanto, los volantes fueron regados en parques, mercado y diversas calles de la zona urbana.
Filipinas: la guerrilla comunista aniquila a un empresario, su hijo y dos guardaespaldas
5 de febrero 2011
MANILA - Un empresario filipino y su hijo fueron ejecutados por la guerrilla comunista del Nuevo Ejército del Pueblo el viernes.
El empresario Federico Bico, de 56 años, un hijo y dos guardaespaldas fueron aniquilados por guerrilleros del Nuevo Ejército del Pueblo (NPA) que llegaron en su granja. El sangriento incidente ocurrió el viernes por la noche cerca de la ciudad de Libmanan, al sureste de Manila a 250 km.
Bico era un empresario reaccionario y se había negado a pagar el impuesto revolucionario que le exigio el NPA de 30.000 pesos y contrató a guardaespaldas
