venerdì 30 gennaio 2026

pc 30 gennaio - La delegazione internazionalista al parlamento di Bruxelles per l’India

La controinformazione del 27 gennaio non si è tenuta perché alcuni dei compagni impegnati nel realizzarla erano a Bruxelles per un presidio al Parlamento europeo. Il presidio era nella forma di un sit-in per sollecitare la Commissione europea nella sezione diritti umani e sezioni esteri a prendere posizione e intervenire per fermare in India il regime fascista hindutva di Modi che con una operazione repressiva chiamata “operazione Kagaar” in diverse regioni e Stati, in un’area di 50 milioni di abitanti, conduce una repressione senza limiti con massacri, arresti di massa, bombardamenti, deportazioni, in particolare nei confronti delle popolazioni indigene delle foreste, gli adivasi e le altre realtà indigene, in nome della lotta al "terrorismo maoista", responsabile per il regime di aver organizzato la lotta di liberazione di queste popolazioni, lotta di liberazione nella forma di guerra di popolo in queste regioni con l'aspirazione di realizzarla nell'intera India.

Questo ha dato il pretesto al governo Modi per procedere in questa politica che perfino le realtà palestinesi non esitano a dichiarare essere simile a quella in atto a Gaza e quindi inserita in un vero genocidio verso queste popolazioni.

Il regime Modi sta perseguendo in questa maniera i guerriglieri maoisti e le popolazioni adivasi perché esso è al servizio delle grandi multinazionali indiane che si insediano con la forza delle polizie, gruppi paramilitari e dello stesso esercito per appropriarsi del territorio, abbattere foreste, distruggere la fauna,

per realizzare insediamenti industriali di ogni genere tipo, spesso gravemente inquinanti di proprio, a servizio della crescita dell'India ma dell'India capitalista, dell'India dei ricchi, dell'India legata alle grandi multinazionali americane, europee, russe. Per questo in India il "progresso" coincide con la povertà, lo sfruttamento e il peggioramento della condizione di milioni di masse povere, tenendo conto che l'India è ora il paese più popoloso del mondo con più di 1.400.000 abitanti di cui la gran parte vive in condizioni di estrema povertà.

Ma non è solo in queste zone che il regime indiano sta perpetrando la sua azione, lo sta perpetrando anche nelle regioni abitate dalle minoranze nazionali Kashmir - un esempio tra le altre minoranze religiose - perché questo regime è un regime fascista di tipo particolare, è fascismo hindutva, cioè ideologicamente integralista, del genere del regime di Netanyhau e del sionismo. In India l'induismo hindutva viene affermato come modalità di governo, come cultura e come discriminazione di massa di interi settori dei popoli.

Naturalmente questa repressione colpisce anche studenti, intellettuali, artisti, giornalisti, avvocati, giuristi, democratici. Per il fatto che denunciano ciò che il governo Modi sta facendo e si schierano con le popolazioni vengono accusati di essere vicini ai guerriglieri maoisti. Così come vengono colpiti il movimento delle donne, il movimento degli studenti, le organizzazioni sindacali dei lavoratori e le lotte dei lavoratori. Su questo informiamo che il 12 febbraio ci sarà un gigantesco sciopero dei lavoratori in India che toccherà 250 milioni di lavoratori, il più grande sciopero possibile nel mondo d'oggi non solo all'interno di un paese ma all'interno di un continente, sciopero che è fatto con le stesse rivendicazioni di salario, lavoro, diritti, soprattutto diritti, contro il supersfruttamento che si fanno in tante altre parti del mondo e per cui i lavoratori, compreso in Italia, lottano.

La delegazione di diversi paesi europei ha realizzato il 27/1 il presidio multinazionale al Parlamento europeo. Oltre le realtà italiane erano particolarmente presenti i turchi delle realtà politiche organizzate che in questo momento stanno combattendo a fianco dei curdi del Rojava nelle zone della Siria contro la politica di bombardamenti, massacri, espulsione, cancellazione delle loro realtà organizzate, delle loro istituzioni dal basso costituite in Nord kurdistan e in Siria.
Vi erano realtà europee impegnate da tempo nella solidarietà ai prigionieri politici, dato che l’India è la più grande galera che ci sia attualmente al mondo con 10 mila prigionieri politici appartenenti a tutte le realtà che si oppongono a regime di Modi.
Vi erano i giovani rivoluzionari maoisti dall'Olanda ed altre realtà.
Vi erano rappresentanti delle comunità indiane in Belgio, parte delle comunità indiane che esistono in tutti i paesi del mondo.

Questo presidio era gemellato con un altro presidio che avveniva in Inghilterra e che vedeva una partecipazione ancora più significativa di realtà solidali della Gran Bretagna, dell'Irlanda e della grande associazione dei lavoratori indiani che si trova in Inghilterra.

Da tutte le parti del mondo, dall'Asia, come dal nord Africa, dalla Tunisia, come dall'America Latina, come dagli Stati Uniti, dalla stessa India naturalmente sono venute attestazioni di solidarietà a questa iniziativa. 

Durante la manifestazione sono state distribuite lettere ai parlamentari ed è stato consegnato un dossier per la Commissione europea sezione dei diritti umani. C'è stato, quindi, stati un incontro con alcuni parlamentari italiani, segnatamente del gruppo del Movimento Cinque Stelle, che hanno ascoltato le ragioni della nostra presenza e si sono impegnati a portarla all'interno del Parlamento europeo per sollecitare la Commissione europea - sotto sezione diritti umani - ad occuparsi attivamente di questo.

Questo presidio lo abbiamo fatto in un giorno particolare per l'India e per l'Europa, quello in cui si sono firmati accordi commerciali di grandissime dimensioni tra la comunità europea e il governo indiano; accordi commerciali delle grandi multinazionali europee e delle multinazionali indiane che hanno lo scopo di costruire mercati e di continuare nella produzione per il profitto in una fase di crisi mondiale delle relazioni tra Stati Uniti e l'Europa, originate dalla politica del “prima di tutto l'America”, dei dazi utilizzata dalla presidenza Trump. L'Europa cerca nuovi mercati e nuove realtà economiche con accordi in altre zone del mondo di cui l'India è la principale ma comprende anche gli accordi del Metcosur.
Da questi accordi i padroni traggono vantaggi, in particolare le grandi multinazionali e l'industria bellica traggono vantaggi, non certo i proletari, i contadini, le masse dei paesi europei e del nostro Paese.
Per questo la nostra iniziativa era anche volta a denunciare con forza che questi rapporti economici sono a servizio dello sfruttamento dell'imperialismo e della guerra, nella contesa mondiale di guerra commerciale e della marcia verso la guerra imperialista delle grandi potenze e dei governi e degli Stati imperialisti ad essi legati.

Questa delegazione quindi ha svolto una funzione importante, di rilievo internazionale, ed è proseguita con un presidio all'ambasciata indiana, simbolicamente all'ambasciata di Bruxelles - ma analoghe iniziative si stanno realizzando e si realizzeranno nei prossimi mesi presso tutte le ambasciate indiane nel maggior numero dei paesi del mondo, e certamente anche all'ambasciata indiana in Italia dato il ruolo particolare del nostro governo pro-Trump e i legami con il regime fascista, sfruttatore e affamatore dei popoli di Modi.

All'ambasciata indiana si sono incontrate le realtà dei proletari, dei contadini, le popolazioni adivasi che combattono il regime fascista hindutva con le popolazioni del Kashmir oppresse, sfruttate, perseguitate; anch’esse avevano una delegazione di protesta davanti all'ambasciata indiana e queste due delegazioni si sono unite nel nome della solidarietà internazionale del comune nemico dell'imperialismo e dei regimi oppressori dei loro popoli, che uccidono i loro popoli mentre si dichiarano rappresentanti di esso.
Quindi è stato anche un momento importante di solidarietà internazionalista, di unità di popoli, per contribuire all'unità dei proletari e delle masse indiane con le masse e le popolazioni del Kashmir e delle altre realtà nazionali che costituiscono questo gigantesco paese; e, nello stesso tempo, di unità al di là delle diverse fedi religiose che esistono in un Paese così grande come l'India. 

Una giornata di ricca mobilitazione, nell'interesse dell'internazionalismo proletario, nell'interesse dei proletari italiani e del movimento che in Italia combatte l'imperialismo ed è solidale con i popoli oppressi.

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