lunedì 26 gennaio 2026

pc 26 gennaio - Delazione in cattedra. La destra vuole schedare i professori....

...la cosiddetta "provocazione" dell'organizzazione giovanile di FdI  va nella direzione di attaccare i valori dell'antifascismo, di criminalizzazione delle rivolte studentesche/operaie degli anni 68/69 e la messa al bando dei comunisti, per affermare il motto "credere, obbedire, combattere" piegare insegnanti  e studenti al servizio degli interessi dell'imperialismo/fascista del governo Meloni

La schedatura dei docenti, l’antifascismo e il tarlo della scuola del ’68

Ha fatto, e giustamente, scalpore l’iniziativa di Azione studentesca di Pordenone che ha proposto una schedatura (nelle loro intenzioni su base nazionale, cosa che pare stia avvenendo considerato il clamore generato) dei/delle docenti di sinistra; in pratica si invitano gli studenti e le studentesse a segnalare i docenti di sinistra che fanno propaganda e a indicare qualche esempio particolarmente eclatante.

Siamo riusciti a visionare direttamente il questionario, accedendo dal QRcode del volantino diffuso dalla stessa organizzazione (clicca qui per il volantino e il QRcode) e, tuttavia, anche quanto apparso sui quotidiani nazionali è sufficiente per inquadrare questa iniziativa di uno dei bracci giovanili di Fratelli d’Italia, il partito che è al governo del nostro Paese. La stessa organizzazione che ritiene che durante le lezioni di educazione civica non si debba parlare di Antifascismo, come risulta dalla locandina allegata in basso.

La questione dei “docenti di sinistra” da attenzionare non è cosa solo degli ultimi mesi; già Salvini alcuni anni fa aveva tuonato contro i/le docenti e i libri scolastici di sinistra e negli ultimi mesi direttamente il Ministro dell’Istruzione e del merito Giuseppe Valditara è intervenuto a più riprese, con atti anche molto gravi come quello delle ispezioni sul caso di Francesca Albanese.

Si tratta di attacchi pesanti alla libertà di insegnamento e al pluralismo che la stessa Costituzione (memore della fascistizzazione della scuola anche attraverso il “Testo unico di Stato”) assegna alla scuola pubblica italiana.

Le destre, in tutte le sue articolazioni, dal ministro giù giù fino alle sue organizzazioni giovanili, hanno dichiarato da tempo guerra a quelli che chiamano i cattivi maestri” che avrebbero indebolito l’autorevolezza e la disciplina della scuola. Si tratta di un attacco che fa il paio con quello agli organi collegiali democratici che guidano (o dovrebbero guidare) la scuola, è lo stesso attacco che porta a fare della scuola insieme formazione del capitale umano e bacino di reclutamento anche ideologico verso la militarizzazione della società. L’intento, esplicito ed esplicitato, è farla finita con la scuola uscita dalla grande stagione del ’68, una stagione che ha democraticizzato la scuola e ha cercato di assegnarle pienamente il ruolo stabilito dalla Costituzione.

Quella che è sotto attacco complessivo (e non da oggi) è la scuola come luogo di formazione del sapere critico, la scuola concepita come formazione di cittadini consapevoli perché sì, lo confessiamo, nelle scuole si continua a parlare di accoglienza e si lavora per decostruire la paura del diverso e il razzismo.

Nelle scuole si parla di pace tra i popoli e non di patrie e di interessi nazionali da difendere con le armi; a scuola si parla delle guerre in corso e persino delle responsabilità delle multinazionali nel disastro climatico; nelle scuole, mentre la Lega e altre forze politiche cercano il consenso urlando contro le moschee e la loro costruzione, si continua a parlare di dialogo tra le diverse culture e le diverse religioni.

E informiamo il ministro e Azione studentesca che per raggiungere il loro scopo dovrebbero modificare in profondità tutte le antologie scolastiche, che sono invece tutte impostate su un taglio di vera educazione alla cittadinanza; dovrebbero poi intervenire ancora più pesantemente di quanto fatto fino ad oggi sui libri di storia, magari edulcorando il ventennio (come già hanno pesantemente semplificato e distorto altri passaggi storici).

E questo ovviamente non lo possono fare. Che fanno allora? Usano l’arma dell’intimidazione e della schedatura. Dopo le ispezioni di Valditara molti e molte più docenti italiani/e avranno timore di affrontare la questione del genocidio a Gaza e lo stesso può dirsi della schedatura di Azione studentesca, che spingerà i/le docenti più timorosi/e ad astenersi dall’affrontare temi di attualità, così necessari invece per fornire agli studenti e alle studentesse strumenti di comprensione del mondo.

Siccome da neofascisti di governo non possono operare in profondità sulla censura, da fascisti intimidiscono per attivare l’autocensura, molto più sostenibile politicamente e però altrettanto pericolosa.

Serena Tusini, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università 

Osservatorio Repressione

La destra non vuole “migliorare” la scuola: vuole domarla. Vuole trasformarla da spazio pubblico di formazione critica a dispositivo di selezione, propaganda e controllo. Quello che sta accadendo in queste settimane con la campagna di Azione Studentesca non è una provocazione isolata né una bravata studentesca: è un tassello coerente di un progetto politico preciso.

«Segnala i professori di sinistra nella tua scuola». È difficile trovare una formula più esplicita. Manifesti, striscioni, QR code sui muri degli istituti da Palermo a Pordenone invitano studenti e studentesse a compilare questionari per denunciare i docenti “colpevoli” di fare propaganda. L’obiettivo dichiarato è un “report nazionale”. L’obiettivo reale è un altro: intimidirecensurarenormalizzare la delazione come pratica legittima dentro la scuola pubblica.

Le domande sono volutamente vaghe, arbitrarie, tossiche: “Hai professori di sinistra?”, “Descrivi i casi più eclatanti”. Nessuna definizione, nessuna tutela, nessun contraddittorio. Basta una percezione, un fastidio, una lezione sull’antifascismo, una parola su diritti, Palestina, clima o disuguaglianze per finire nella lista. È la logica della schedatura politica applicata all’istruzione. Una logica che in Italia ha un nome e una storia, e che non ha nulla a che fare con la libertà.

Non è un caso che il titolo della campagna sia La nostra scuola. Nostra di chi? Non certo della comunità scolastica nel suo insieme. “Nostra” nel senso proprietario, identitario, escludente. La scuola, per questa destra, non è un bene comune ma un territorio da conquistare. E chi non si allinea diventa un nemico interno.

Le reazioni degli insegnanti parlano chiaro: paura, rabbia, senso di isolamento. «Come si fa a insegnare qualunque cosa così?», chiedono. È esattamente il punto. Questo clima non serve a “difendere la neutralità”, ma a produrre autocensura. A spingere i docenti a evitare temi scomodi, a smussare il pensiero critico, a rinunciare al proprio ruolo costituzionale. La libertà d’insegnamento non viene abolita per legge: viene soffocata per pressione.

E mentre Azione Studentesca raccoglie nomi e alimenta il sospetto, attacca apertamente le scuole che fanno educazione civica sull’antifascismo, definendola “catechismo politico forzato”. L’antifascismo, che è fondamento costituzionale della Repubblica, viene dipinto come propaganda di parte. Al suo posto si invoca una generica “voglia di Nazione”, una retorica identitaria che svuota la scuola di contenuti critici e la riempie di lealtà astratta.

L’ipocrisia è totale. Da un lato si grida allo scandalo per una lezione sull’antifascismo, dall’altro si spalancano le porte delle scuole a eventi apertamente politici, come quelli promossi dalle Camere Penali a sostegno del Sì al referendum sulla riforma della giustizia, nel silenzio complice del ministero. Il “contraddittorio” invocato da Valditara funziona solo a senso unico.

Questa non è difesa della pluralità. È ingegneria culturale. È l’idea che la scuola debba smettere di essere uno spazio di conflitto democratico e diventare un luogo addestrativo: obbedienza, identità, ordine. Se necessario, con metal detector, zone rosse simboliche e sorveglianza ideologica. Ma più che metal detector, servirebbero davvero fascism detector: strumenti per riconoscere e respingere pratiche di intimidazione, delazione e autoritarismo.

Chi oggi minimizza, dicendo che “sono solo manifesti”, sbaglia gravemente. Le liste di proscrizione non nascono mai già armate: nascono come moduli online, come segnalazioni anonime, come campagne “studentesche”. Poi diventano dossier, pressioni, provvedimenti. La storia italiana lo insegna.

Difendere la scuola pubblica oggi significa difendere l’autonomiala libertà di insegnamentoil diritto al pensiero critico. Significa dire chiaramente che la scuola non è “di qualcuno”, non è della destra, non è del governo di turno. È di tutte e tutti. E proprio per questo è intollerabile che venga trasformata in un laboratorio di censura e propaganda.

Chi ama davvero la scuola non chiede denunce, ma più risorse. Non schedature, ma spazi di confronto. Non silenzio, ma conflitto democratico. Il resto è solo paura del pensiero libero.

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