Questo è il “il succo delle motivazioni depositate ieri dal tribunale del riesame di Genova” e quindi Hannoun dovrebbe essere liberato subito, ma i giudici di Genova continuano con l’accanimento giudiziario arrampicandosi sugli specchi, o meglio fregandosene volutamente di ogni “logica” perché il loro impianto persecutorio deve essere portato avanti ad ogni costo: «emergono solidi elementi indizianti per ritenere che Hannoun sia a capo di una cellula italiana dell’associazione Hamas», così dicono, ma da dove “emergono” gli “elementi” che poi sarebbero “indizianti”?
Per l’informazione
sulla decisione del tribunale riportiamo l’articolo del manifesto di oggi,
mentre ribadiamo che Hannoun deve essere liberato, tutti i prigionieri politici
che solidarizzano con la Palestina devono essere liberati!
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Hannoun, illegali le
prove fornite da Israele
Le motivazioni del
riesame Per i giudici l’impianto accusatorio resta comunque «solido».
Gli avvocati difensori annunciano ricorso in Cassazione
Un momento del presidio davanti al palazzo di Giustizia di
Genova – Ansa/Luca Zennaro
Le prove offerte all’Italia dalle autorità israeliane non sono utilizzabili e vanno scartate, ma l’impianto accusatorio contro Mohammad Hannoun è comunque «solido». È il succo delle motivazioni depositate ieri dal tribunale del riesame di Genova, che il 18 gennaio aveva confermato il carcere preventivo per il presidente dell’Associazione benefica di solidarietà con il popolo palestinese (Abspp) e per altri tre indagati nell’inchiesta sui presunti finanziamenti ad Hamas. Tutti finiti dietro le sbarre con l’accusa di associazione terroristica il 27 dicembre scorso su ordine del gip del capoluogo ligure. Con loro altre quattro persone che il riesame ha invece liberato. Altri due uomini restano tuttora ricercati.
L’ESCLUSIONE delle
prove israeliane era stata richiesta dagli avvocati difensori con diverse
motivazioni. Il tribunale si è concentrato sul fatto che l’ufficiale di Tel
Aviv che le ha fornite, il «mister Avi» delle carte, è una fonte anonima. Si
tratta quindi di «atti probatori assunti contra legem, la cui
utilizzazione è vietata in modo assoluto non solo nel dibattimento, ma in tutte
le fasi del procedimento». I giudici non hanno invece trattato le altre ragioni
sostenute dalle difese, per esempio che quel materiale è stato raccolto durante
un conflitto militare in cui secondo la Corte penale internazionale si
sarebbero consumati crimini di guerra e contro l’umanità.
D’altro canto, continua l’ordinanza del tribunale di Genova,
«emergono solidi elementi indizianti per ritenere che Hannoun sia a capo di una
cellula italiana dell’associazione Hamas». L’insieme di elementi raccolti
dall’accusa dimostrerebbe «sia la partecipazione dell’indagato all’associazione
terroristica sia il suo stabile contributo al suo finanziamento». I giudici
hanno adottato la ricostruzione del gip che ritiene Hamas un’unica
organizzazione, senza distinzione tra ala militare e governo della Striscia, e
sottolineato le frequentazioni di Hannoun con i vertici del movimento
islamista. L’accento è sul contenuto di alcune intercettazioni e sulla presenza
di un flusso di denaro liquido verso Gaza che precede il blocco dei conti
bancari delle associazioni palestinesi dopo il 7 ottobre 2023.
LE TOGHE tracciano
anche un distinguo rispetto al provvedimento di archiviazione di un’indagine
contro Hannoun analoga a quella corrente ma chiusa nel 2003. Ci sarebbero due
differenze. Una oggettiva: il concetto del finanziamento a un’associazione
terroristica è stato nel frattempo allargato con una modifica normativa. Una
soggettiva: a quell’altezza temporale mancavano elementi per ritenere gli
indagati parte di Hamas e non era stato tracciato il flusso di denaro.
«Riteniamo corretto aver cassato il materiale israeliano –
afferma Fabio Sommovigo, uno dei difensori di Hannoun – ma dissentiamo sulla
sostanza dell’impianto accusatorio, ovvero che aiutare chi si trova a Gaza
favorisca la sopravvivenza di Hamas e dunque che gli aiuti umanitari possano
costituire in sé la struttura del reato contestato». Per i legali alcuni indizi
sono stati travisati, mentre altri elementi – per esempio le intercettazioni in
cui si parla di viveri, farina, polli – sottovalutati. Presenteranno ricorso
per Cassazione entro dieci giorni. Poi l’udienza dovrebbe essere convocata in
un paio di mesi.
NEL FRATTEMPO
HANNOUN, come gli altri tre indagati, resterà in carcere nel circuito
di alta sorveglianza. Secondo il tribunale concorrono pericolo di fuga, rischio
di inquinamento delle prove e reiterazione del reato.
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