Dalla parte dei popoli oppressi che resistono, sempre antisionisti, antifascisti, antiimperialisti.
Con questo spirito abbiamo partecipato alla contestazione studentesca fatta a Giorgio Gori, (della sinistra per Israele) e contro il suo appoggio all’ideologia sionista, con lo striscione ‘fuori i sionisti dall’università’.
Una iniziativa politica rivendicata da un comunicato letto (vedi allegato) durante l’iniziativa che ne spiegava i motivi e le ragioni, ma che volutamente i media come sempre hanno censurato.
Questo in sintonia con il clima squadrista fatto di campagne stampa che cercano di criminalizzare la solidarietà al popolo palestinese e la sua legittima resistenza, di cui Hamas è parte riconosciuta, per cercare di coprire la complicità e la responsabilità con il genocidio del popolo palestinese in primis del governo Meloni amico di Netanyahu.
Così come di tutte le istituzioni, tra cui non dimentichiamo le università che non sono neutre o un “luogo democratico di confronto e di crescita degli studenti”, come ipocritamente strillano anche in questi giorni politicanti di destra e di sinistra, ma strumenti funzionali alla crescita dell’apparato industriale militare e di consenso alla guerra imperialista che avanza oltre che strettamente legati da rapporti con lo stato nazisionista di israele.
Su questo basterebbe che i giornalisti provassero ad analizzare il movimento sviluppato in questi anni dall’intifada studentesca.
Invece ci provano ad accusare ‘voi state con Hamas’, ma mostrano solo odio e disprezzo verso la lotta di liberazione dei popoli oppressi e le legittime forme di organizzazione e di resistenza, che vengono scelte e sostenute.
Tutto questo per nascondere la realtà: che loro stanno con il genocidio e non con la resistenza, loro stanno con la violenza quotidiana contro la popolazione palestinese, loro stanno con l’estremismo religioso suprematista su cui si fonda lo stato di Israele, loro stanno con chi odia i palestinesi e li considera tutti animali o di Hamas…questo dovrebbe essere scioccante e non la risposta degli studenti “Non stiamo con Hamas, siamo con chiunque spara a un sionista” che è giusta e necessaria perché ieri come oggi il fascismo non è una opinione ma un crimine, perché tra “sionismo e fascismo nessuna differenza, ora e sempre resistenza”, e oggi nuova resistenza è la strada che rispecchia non solo un diritto ma un dovere per tutti quelli che vogliono un mondo senza oppressione, guerra, genocidio per fermare i nuovi mostri fascisti/nazi/reazionari in USA, in Europa, in Italia, con tutti i mezzi necessari.
E questo è quanto sta portando avanti anche il governo Meloni in marcia verso un regime di moderno fascismo dove si mette alla gogna personaggi come ad esempio l’incaricata dell’Onu Albanese che carte alla mano ha messo nero su bianco i rapporti tra Italia e Israele, dove si arriva ad arrestare chi è solidale con la Palestina dagli esponenti palestinesi agli studenti minorenni, dove si stravolge la realtà tra oppressi e oppressori, dove si paragona l’antisionismo all’antisemitismo.
Non a caso Gori oscenamente cita Napolitano ‘l’antisionismo nascondo l’antisemitismo’, non a caso prende il Napolitano che allo stesso modo legittimò i fascisti, perché è parte attiva della mistificazione dell’antisemitismo, stravolto, per chiudere una volta di più gli spazi della critica e del dissenso. Perché “il contrasto all’antisemitismo, appartenente allo spazio dell’antifascismo, diviene, con i disegni di legge in discussione in Senato (il riferimento in specie è al ddl Delrio, A.S. 1722, e al ddl Gasparri, A.S. 1627), strumento per una repressione fascista." (da un intervento di Alessandra Algostino docente universitaria di diritto costituzionale ).
Ora più che mai solidarietà alla lotta di liberazione del popolo palestinese
La Resistenza non è reato
Giu’ le mani dagli studenti, nessun provvedimento disciplinare, comunque illegittimo e repressivo
Con gli studenti e le iniziative che verranno prese per respingere questo nuovo attacco
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Segue il comunicato letto dagli studenti:
Le persone giovani non si sentono ascoltate quando portano le loro rivendicazioni, a scuola, in università e nemmeno sul posto di lavoro. L’ennesima prova di ciò è stato l’essere definite “squadriste” dal parlamentare europeo Giorgio Gori, qui presente oggi, per aver organizzato un presidio pacifico in occasione dell'incontro “La pace è possibile?”, organizzato a Bergamo il 24 novembre 2025 con la connivenza della giunta comunale. Ci siamo mobilitate come comunità studentesca insieme ad altre realtà bergamasche per esprimere il nostro dissenso, poiché il dibattito aveva come ospite principale Emanuele Fiano. L’evento è stato caratterizzato da una contraddizione che ci ha indignate; siamo convinte che gli ideali della “vera sinistra” non si sposino con l’ideologia del sionismo sulla quale si basa l’associazione “Sinistra per Israele” promotrice dell’evento. Associazione che si definisce di sinistra e che auspica la soluzione “due popoli due stati”, ovvero un sionismo moderato.
Nonostante i presupposti pacifici, ci è stato impossibile raggiungere la sede dell’evento a causa di un cordone di polizia schierato 100 metri più avanti, in linea con il clima repressivo di questo governo.
Le dure critiche di Gori sono invece andate nella direzione opposta alla nostra posizione e hanno evidenziato una volontà secondo la quale solo le sue convinzioni hanno evidentemente diritto di esistere e di manifestarsi. Un atteggiamento che stride col suo appartenere a un partito che sin dal nome si definisce democratico. Gori pretende di silenziare persino la sua giovanile in nome di una presunta libertà di coesistenza di pensieri differenti, mostrando però così di essere in contraddizione con la sua base. E attraverso la sua firma in calce al manifesto di Sinistra per Israele dimostra anche di essere un sionista.
La sua presenza oggi in Università non è certo una garanzia di dibattito libero e scevro da ideologie sioniste. Il nostro dissenso nasce da questi presupposti, noi non lasceremo che la nostra università sia il megafono dell’ideologia sionista.
L’evento di oggi dovrebbe parlare delle prospettive dei giovani e del perché abbandonino il paese, ma come si può parlare di futuro quando la nostra università ci prepara solo a diventare pedine della macchina imperialista bellica, tanto difesa dal Partito Democratico.
Questa situazione non si rispecchia solamente nell’organizzazione di appuntamenti e proposte quantomeno discutibili, ma soprattutto nei rapporti che l’Istituzione universitaria intrattiene con Israele e con le aziende dell’industria bellica.
Inoltre, in quanto realtà urbana l’università rispecchia quanto accade anche in città.
Le ultime due amministrazioni comunali, la precedente presidiata da Giorgio Gori, hanno sempre ospitato sui palchi ufficiali durante il 25 aprile la Brigata Ebraica, inquinata dal sionismo, mentre alle realtà Palestinesi non è stato offerto alcuno spazio e a volte addirittura negato anche in presenza di accordi già assunti.
Oggi come sempre continueremo a lottare per un’università e una città libere da dinamiche di oppressione dall’imperialismo e dal sionismo.
Palestina libera
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