lunedì 26 gennaio 2026

pc 26 gennaio - A Valmontone scuola come zona occupata: il modello ICE e Israele entra nei parchi giochi...

 .....IL MOTTO FASCISTA "BIMBO E MOSCHETTO" IN SALSA MODERNO FASCISTA DEL GOVERNO MELONI

Osservatorio Repressione

Bambini di sei anni a lezione di irruzione militare: fucili, “elementi ostili” e propaganda armata. A MagicLand si normalizza la violenza delle forze di occupazione, travestita da didattica

Uomini in mimetica, caschi, armi spianate. Un’irruzione in un edificio, con “individuazione, immobilizzazione e trasporto di un elemento ostile”. Sopra la scena, colori accesi e slogan innocui: School Days – giocando s’impara”. È l’immagine disturbante dell’iniziativa promossa da MagicLand, a Valmontone, in collaborazione con le forze armate, rivolta a bambine e bambini della scuola primaria.

Qui non c’è educazione civica. C’è addestramento simbolico. Il lessico è quello delle operazioni militari, non della scuola: “centro abitato”, “elemento ostile”, “immobilizzazione”. È lo stesso linguaggio – e lo stesso immaginario – delle retate dell’ICE negli Stati Uniti e delle incursioni dell’esercito israeliano nei territori occupati: irrompere, neutralizzare, portare via. La violenza come procedura. Il nemico come categoria.

Presentare tutto questo a sei anni significa normalizzare la guerra prima ancora che il pensiero critico possa formarsi. Significa insegnare che la forza armata è uno strumento legittimo di gestione del sociale. È la pedagogia dell’occupazione: quella che trasforma quartieri in “zone”, persone in “bersagli”, corpi in “problemi di sicurezza”. Esattamente il modello ICE, esattamente il modello delle forze di occupazione israeliane.

Che ciò avvenga in un parco divertimenti rende la cosa ancora più grave. La guerra diventa spettacolo. Il fucile diventa scenografia. L’irruzione diventa attrazione. Non è “gioco”: è propaganda. Non è prevenzione: è abitudine alla violenza. Non è tutela dell’infanzia: è colonizzazione dell’immaginario.

Le proteste dei genitori e degli insegnanti colgono il punto. Qui si oltrepassa un confine etico elementare. Invece di educare alla convivenza, alla mediazione, al rispetto dei diritti, si inocula la logica amico/nemico. Invece di proteggere i più piccoli dalla brutalità del mondo, li si introduce a una sua versione militarizzata, autoritaria, disumanizzante.

In un tempo in cui vediamo bambini arrestati dall’ICE e minori schiacciati sotto le macerie a Gaza, portare le stesse pratiche – simboliche e operative – dentro la scuola è un atto irresponsabile. È l’anticamera di una società che accetta l’occupazione come normalità e la repressione come educazione.

La scuola pubblica non è un campo di addestramento. L’infanzia non è un target propagandistico.
Se questo è il “giocando s’impara”, allora stiamo insegnando ai bambini 
a obbedire, a temere, a colpire. E questo non è educare: è preparare il terreno alla violenza di domani.


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