martedì 27 gennaio 2026

pc 27 gennaio - Accordo Mercosur - Brasile neocolonialismo Lula style

 un contributo 

Mercosur: l'agrobusiness brasiliano, il grande vincitore dell'accordo

Sacha Cavrois * | reporterre.net
Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

13/01/2026

«Un giorno storico per il multilateralismo». L'accordo tra l'Unione Europea e il Mercosur non era ancora stato ufficialmente ratificato, il 9 gennaio, che il presidente brasiliano Lula da Silva, grande sostenitore del trattato, già esultava. A sua volta, sono seguite altre dichiarazioni entusiastiche, come quella dell'Associazione brasiliana dei produttori di soia (Aprosoja), che ha salutato «un grande passo avanti per il Mercosur» (Brasile, Argentina, Bolivia, Paraguay e Uruguay). Infatti, oltreoceano, il grande vincitore di questo accordo, che dovrebbe essere ratificato il 17 gennaio [ora sospeso in attesa del parere della Corte di giustizia Ue. N.d.T. ] dopo oltre venticinque anni di negoziati, è proprio l'agroindustria brasiliana, alla quale il gigante sudamericano deve il suo status di primo esportatore mondiale di soia, carne bovina e succo d'arancia.

Una vera e propria manna finanziaria, ottenuta al prezzo di innumerevoli sacrifici ecologici: secondo la rete Mapbiomas il settore è il principale emettitore di gas serra del Brasile ed è stato anche responsabile di quasi il 97% della deforestazione registrata nel Paese tra il 2019 e il 2024. Mentre l'Istituto di insegnamento e ricerca (Insper) di San Paolo stima che, grazie all'accordo, le esportazioni agricole verso l'Europa dovrebbero aumentare dal 2 al 7%, il rischio ambientale appare evidente.

"La firma di questo accordo provoca una domanda verso attività storicamente legate alla deforestazione", afferma Priscilla Papagiannis, coordinatrice del gruppo di lavoro sul clima e l'ambiente della Rete brasiliana per l'integrazione dei popoli (Rebrip).

Nel 2020, un rapporto presentato al governo francese stimava che l'aumento della produzione di carne bovina nella regione avrebbe causato la perdita di circa 700.000 ettari di foresta, pari all'emissione di 471 milioni di tonnellate di CO2 in sei anni - cifre probabilmente minimizzate, poiché non includono le superfici necessarie per l'alimentazione di questi animali, né l'aumento dei trasporti internazionali che l'accordo comporta.

Grandi proprietari e pesticidi

Tra i principali prodotti alimentari favoriti dal testo figurano la soia, lo zucchero e la carne bovina brasiliani, i cui dazi doganali saranno aboliti o ridotti entro i limiti delle quote fissate dal trattato. Si tratta di prodotti coltivati principalmente dai grandi proprietari terrieri, che dovrebbero quindi vedere rafforzata la loro posizione grazie all'accordo, in un paese in cui l'1% delle proprietà agricole occupa già il 47,6% dei terreni coltivati.

Numerose organizzazioni di difesa dei piccoli agricoltori, come il Movimento dei senza terra (MST), pur essendo storicamente sostenitori di Lula, denunciano da diversi anni un testo che «riproduce asimmetrie storiche»"Favorendo i grandi proprietari, si indebolisce l'agricoltura familiare ed ecologica brasiliana. Si rafforza anche una struttura neocoloniale, che consolida il nostro ruolo di esportatori di prodotti primari e importatori di beni manifatturieri, il che non incoraggia il nostro sviluppo industriale e tecnologico", deplora Priscilla Papagiannis.

«Si rafforza una struttura neocoloniale»

Questo sistema non solo è dannoso dal punto di vista economico, ma è anche responsabile di conseguenze deleterie dal punto di vista umano ed ecologico: da soli, soia, zucchero e mais rappresentano oltre l'80% del consumo di pesticidi in Brasile, il più grande consumatore al mondo. Una situazione che dovrebbe continuare a peggiorare, a vantaggio dell'industria chimica europea che, nel 2024, ha esportato quasi 20.000 tonnellate di pesticidi vietati nell'UE verso il Mercosur, di cui oltre 14,6 tonnellate verso il Brasile, secondo le ONG Public Eye e Unearthed.

Una "terziarizzazione dei danni" per la geografa Larissa Bombardi, che ricorda nei suoi lavori che il Ministero della Salute brasiliano ha registrato oltre 56.000 casi di intossicazione da pesticidi. Una cifra probabilmente sottostimata, dato che lo stesso ministero ritiene che solo un caso su 50 venga effettivamente segnalato.

Esportazioni prima della conservazione

A livello nazionale, l'accordo mette ancora una volta in luce le contraddizioni di Lula, che nonostante il suo impegno contro la deforestazione, continua a privilegiare lo sviluppo economico rispetto all'ecologia... proprio come i governi europei, secondo Priscilla Papagiannis.

La ricercatrice cita in particolare le "clausole di riequilibrio", che consentiranno a un paese di richiedere consultazioni e mediazioni; di attivare un tribunale arbitrale; e come ultima risorsa, di ridurre le tariffe doganali o aumentare le quote di importazione, se ritiene che le normative ambientali introdotte da un altro Stato possano danneggiare le sue esportazioni. Secondo lei, "con questo accordo, sarà il commercio a condizionare le politiche ambientali e non il contrario".

*) Corrispondenza da Rio de Janeiro



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