domenica 25 gennaio 2026

pc 25 gennaio - Ciclone Harry: mentre il sud affoga, il governo fascista Meloni-Salvini vuole costruire ponti “strategici” per il profitto del Capitale e per la guerra

Sicilia, Calabria, Sardegna nei giorni scorsi sono state letteralmente devastate dal ciclone Harry che abitanti dei territori colpiti hanno definito come una sorta di maremoto, le onde del mare che si sono abbattute lungo le coste e i comuni e città costiere sono arrivate fino anche ai 16 metri, “non si era mai vista una cosa del genere”, non un’alluvione, non maltempo più forte ma un evento climatico estremo, comunque annunciato da giorni, che ha causato distruzione, allagamenti, frane, infrastrutture spezzate, blocco di strade e ferrovie, esercizi commerciali distrutti, pesanti danni alle case con abitanti evacuati, solo in Sicilia nel territorio messinese, catanese (ad Acireale, Riposto) e nel siracusano (a Pachino/Marzamemi), la fascia orientale della Sicilia letteralmente in ginocchio ma danni significativi ci sono stati anche lungo le coste nel territorio palermitano, nel trapanese, nell’agrigentino. Ancora una volta, a pagare il prezzo più alto sono state le popolazioni di territori già segnati, oltre che da precedenti disastri ambientali come la siccità, gli incendi… anche da precarietà, disoccupazione e carenza cronica di servizi, infrastrutture.


Dopo la devastazione, i pesantissimi danni, nella sola Sicilia la stima provvisoria supera il miliardo di euro, i gravi pericoli alla stessa vita che le popolazioni dei comuni costieri hanno rischiato, da parte del governo Meloni nessuna seria assunzione di responsabilità, nessuna autocritica sulle mancate politiche di prevenzione, e mentre dobbiamo oggi assistere ad ipocrite e vomitevoli passerelle condite da false parole di circostanza nei luoghi colpiti, dal Presidente della Regione Schifani al Presidente del Senato La Russa, questo governo con la sua arroganza fascista a cui non interessa nulla della condizione reale di vita delle popolazioni, non ha perso però tempo a chiarire come stanno realmente le cose:
dal vomitevole Salvini che mentre intere aree della Sicilia orientale e della Calabria ionica venivano sommerse dall’acqua e dal fango continuava a rilanciare il Ponte sullo Stretto come “opera strategica” dicendo che il Ponte comunque si farà, sottolineando come durante i cicloni e le mareggiate che bloccano i traghetti tra Sicilia e Calabria, l'opera garantirebbe la continuità territoriale “Pensiamo se lo avessimo avuto in queste ore di mare in tempesta con i traghetti fermi… “, mentre si è guardato bene dal dire che fine avrebbe fatto il ponte.
all’altrettanto osceno La Russa oggi in Sicilia che si è affrettato a dire che “bisogna fare presto, l’estate incombe e queste zone vivono di turismo”, chiaramente la garanzia dei profitti dei padroni deve venire prima di ogni cosa in territori sempre più sottoposti all’overturism per cui si utilizza in tantissimi casi anche manodopera sottopagata e sfruttata, in una regione in cui il tasso di disoccupazione è tra i più alti, mentre per le masse popolari ad oggi restano tutti i problemi dei servizi pubblici mancanti, degli ospedali insufficienti, delle scuole cadenti, delle infrastrutture più che carenti, dei trasporti inefficienti, delle reti idriche collassate che anche questo governo Meloni non ha affatto risolto.
Ma l’arroganza di questo governo e dei suoi rappresentanti non ha limiti, anche il La Russa infatti dietri le false lacrime di coccodrillo ha subito fatto riferimento al tema delle grandi infrastrutture e quindi al Ponte sullo Stretto. “Non lo metterei in discussione qui perché sarebbe un approccio quasi ideologico. Al contrario, opere come questa devono ricordarci che la Sicilia è culturalmente, politicamente e costituzionalmente parte dell’Italia, così come Calabria e Sardegna, e che presto, con il Ponte, lo sarà anche geograficamente”.

Per il governo Meloni quindi le priorità sono gli interessi del grande capitale, le grandi opere come il Ponte non rispondono ai bisogni reali delle masse popolari del Sud, non mettono in sicurezza il territorio, non prevengono alluvioni e frane, non migliorano i trasporti locali, ma servono a convogliare miliardi di euro verso grandi imprese, banche, usate come strumento di consenso elettorale di stampo anche mafioso/clientelare.


La devastazione del ciclone Harry smaschera poi un’altra verità: le risorse per questo governo guerrafondaio servono oggi anche e principalmente per l’aumento della spesa militare, per finanziare i piani di riarmo, la questione del ponte la si pone anche nella logica della guerra poichè serebbe in grado di rispondere anche ”alle esigenze connesse alla mobilità militare” ha detto Salvini.

Difesa del territori, prevenzione del dissesto idrogeologico, messa in sicurezza delle aree più fragili? la Finanziaria 2026 del governo prevede una riduzione di risorse per i territori, con un taglio di 300 milioni di euro al Fondo Sviluppo e Coesione (2021-2027) per il 2026 e ulteriori pressioni sui bilanci degli enti locali, questa è la vera azione del governo contro le masse proletarie e popolari la cui condizione vita vale meno che nulla.

A fronte di tutto questo, alle rivendicazioni e necessarie lotte immediate per la difesa del suolo dai rischi idrogeologici, per la messa in sicurezza dei territori, per la manutenzione e prevenzione, il ripristino e potenziamento delle strade e delle ferrovie, contro le grandi opere come il ponte, occorre intrecciare la lotta più generale contro il governo, la devastazione delle regioni del sud a causa del ciclone Harry, così come accadde per l’Emilia Romagna, non è stata una “fatalità” ma è il risultato della scellerata politica di governi borghesi sempre e solo al servizio degli interessi capitalisti/imperialisti che oggi il governo Meloni perpetua e potenzia, governo come si vede da cacciare prima possibile.


Nessun commento:

Posta un commento