venerdì 30 gennaio 2026

pc 30 gennaio - DIRITTO ALL'ABITARE E LE RISPOSTE DEL GOVERNO FASCISTA MELONI: I CASI DI MILANO E PISA

 Una pratica al tempo del war welfare che è fatta di sgomberi che colpiscono i proletari e, in particolare, si accaniscono contro le donne sole con figli e in difficoltà economica e dall'altro lato, in nome di una maggior sicurezza (sic!... quella degli speculatori, dei ricchi, delle forze del dis/ordine) assegna gli alloggi ai poliziotti

Milano, minaccia di sgombero per una donna e la figlia di 9 anni. Il quartiere protesta in difesa della famiglia

di Youssef Taby

Altre mamme hanno accompagnato a scuola la piccola per evitare che la donna uscisse di casa.

Ispezioni a sorpresa e sgomberi annunciati nel giro di poche ore”. Succede a Calvairate, quartiere popolare di Milano, dove il Comitato Inquilini denuncia che gli ispettori di Aler (Azienda Lombarda Edilizia Residenziale Milano) hanno effettuato controlli in diversi alloggi occupati, “concentrandosi in particolare su donne sole con figli minori”. E “in almeno un caso, quello di una madre e di sua figlia, all’ispezione è seguito il distacco dell’energia elettrica e l’ordine di lasciare l’abitazione entro due o tre giorni”. La vicenda che sta sollevando maggiori polemiche riguarda una donna e la figlia, che vivevano da circa sei anni in un alloggio Aler di via Tommei 2. Secondo quanto riferito dal Comitato Inquilini Molise-Calvairate-Ponti, giovedì 22 gennaio gli ispettori si sono presentati nell’appartamento: nello stesso giorno il contatore della luce è stato rimosso e alla donna è stato comunicato che lo sgombero sarebbe avvenuto a breve. L’utenza elettrica era intestata al precedente inquilino, ma la donna si è difesa dicendo che la bolletta veniva regolarmente pagata: una condizione frequente per chi occupa senza titolo, dal momento che gli occupanti abusivi non possono intestarsi le forniture. Il caso di via Tommei non sarebbe isolato. Secondo il Comitato Inquilini Molise-Calvairate-Ponti, negli ultimi giorni situazioni simili stanno interessando diverse famiglie del quartiere, tutte composte da donne sole con bambini. “Gli ispettori stanno minacciando sgomberi senza rispettare i normali iter previsti dalla normativa”, spiega a ilfattoquotidiano.it Grazia Casagrande, del Comitato. “In alcuni casi si tratta di nuclei con minori con disabilità”. Tutte le famiglie coinvolte, sottolinea il Comitato, sono seguite da anni dai servizi sociali del Comune di Milano e dal Comitato. “Il problema è che gli sgomberi vengono annunciati all’improvviso e poi scaricati sui servizi sociali, che hanno tempi di intervento lunghi. In questi casi l’unica alternativa che riescono a proporre è l’accoglienza provvisoria alla Casa Jannacci, una soluzione che per un minore è insostenibile. Nel frattempo le persone restano senza casa o senza utenze essenziali” aggiunge Casagrande. Ispezioni a sorpresa e sgomberi annunciati nel giro di poche ore”. Succede a Calvairate, quartiere popolare di Milano, dove il Comitato Inquilini denuncia che gli ispettori di Aler (Azienda Lombarda Edilizia Residenziale Milano) hanno effettuato controlli in diversi alloggi occupati, “concentrandosi in particolare su donne sole con figli minori”. E “in almeno un caso, quello di una madre e di sua figlia, all’ispezione è seguito il distacco dell’energia elettrica e l’ordine di lasciare l’abitazione entro due o tre giorni”.

La vicenda che sta sollevando maggiori polemiche riguarda una donna e la figlia, che vivevano da circa sei anni in un alloggio Aler di via Tommei 2. Secondo quanto riferito dal Comitato Inquilini Molise-Calvairate-Ponti, giovedì 22 gennaio gli ispettori si sono presentati nell’appartamento: nello stesso giorno il contatore della luce è stato rimosso e alla donna è stato comunicato che lo sgombero sarebbe avvenuto a breve. L’utenza elettrica era intestata al precedente inquilino, ma la donna si è difesa dicendo che la bolletta veniva regolarmente pagata: una condizione frequente per chi occupa senza titolo, dal momento che gli occupanti abusivi non possono intestarsi le forniture. Il caso di via Tommei non sarebbe isolato. Secondo il Comitato Inquilini Molise-Calvairate-Ponti, negli ultimi giorni situazioni simili stanno interessando diverse famiglie del quartiere, tutte composte da donne sole con bambini. “Gli ispettori stanno minacciando sgomberi senza rispettare i normali iter previsti dalla normativa”, spiega a ilfattoquotidiano.it Grazia Casagrande, del Comitato. “In alcuni casi si tratta di nuclei con minori con disabilità”. Tutte le famiglie coinvolte, sottolinea il Comitato, sono seguite da anni dai servizi sociali del Comune di Milano e dal Comitato. “Il problema è che gli sgomberi vengono annunciati all’improvviso e poi scaricati sui servizi sociali, che hanno tempi di intervento lunghi. In questi casi l’unica alternativa che riescono a proporre è l’accoglienza provvisoria alla Casa Jannacci, una soluzione che per un minore è insostenibile. Nel frattempo le persone restano senza casa o senza utenze essenziali” aggiunge Casagrande.

A complicare ulteriormente il quadro è l’assenza di alternative. Gli occupanti abusivi, per normativa, non possono presentare domanda per una casa popolare né accedere a soluzioni abitative transitorie per cinque anni. “Si tratta di donne sole con figli a carico. Nel caso di questa famiglia il padre è scomparso durante la gravidanza e la madre ha potuto contare solo su lavori saltuari e irregolari. In un altro caso parliamo di una donna con quattro figli rimasta vedova dopo la morte del marito, avvenuta due o tre anni fa all’ortomercato, dove lavorava in nero. Oggi vive di lavoretti e uno sgombero sarebbe una tragedia. Ci sono anche due madri sole con figli con disabilità che, pur avendo un lavoro regolare, non riuscirebbero comunque a sostenere i costi degli affitti privati a Milano” aggiunge Casagrande.

Il Comitato denuncia come le case popolari rimangano vuote. Nel quartiere di Calvairate, secondo i dati raccolti, gli alloggi Aler sfitti sarebbero circa 300, chiusi con lastre di acciaio e inutilizzati. “Qui si riprendono le case e poi restano vuote, mentre famiglie fragili vengono allontanate senza preavviso. È questa la contraddizione” conclude Casagrande.

Welfare ed equità nelle politiche abitative: il caso della polizia a Pisa

Un sindacato di Polizia, sulle pagine di cronaca del quotidiano Il Tirreno uscito in edicola il 27 gennaio 2026, ha fatto appello al Comune di Pisa per costruire delle politiche abitative a favore degli agenti che opereranno nella città e provincia di Pisa.

Non si capisce la logica che spinge un sindacato a rivendicare una sorta di piano casa solo per alcune figure professionali, come se la carenza di alloggi riguardasse solo le forze dell’ordine. E non è umanamente comprensibile per quale ragione si rivendichi un trattamento privilegiato solo per le forze dell’ordine e non ai ricercatori, agli infermieri, ai docenti e a chiunque venga chiamato a lavorare da altre città.

Tuttavia, a pensarci bene, la richiesta (corporativa e divisiva) ha una logica ossia la pretesa che il pubblico debba restituire parte dei benefici recati ai quartieri dalla maggior presenza delle forze dell’ordine. Ma i benefici per la salute derivanti da medici, personale sanitario operante nei nostri ospedali?

Scambiare diritti sociali e collettivi per concessioni a pochi eletti lascia intendere la cultura corporativa, angusta e divisiva al fondo del soggetto sociale che per antonomasia dovrebbe unire la forza lavoro. Tuttavia, questo scenario dispotico ha una sua logica, visto che dal Governo si parla insistentemente di corsie preferenziali per i militari, un welfare apposito e delle norme previdenziali valide solo per loro con tanto di anticipo dell’età pensionabile mentre, per tutti gli altri, si allungano i tempi di lavoro applicando l’aumento della aspettativa di vita.

«L’innesto di famiglie di operatori della sicurezza rappresenterebbe infatti un fattore concreto di presidio sociale, di maggiore vivibilità e di aumento della percezione di sicurezza per i cittadini» – si afferma -, ma in un contesto di welfare e non di warfare le politiche abitative serie, dedicate e immediatamente attuabili vanno costruite siano a beneficio della totalità dei cittadini e della forza lavoro senza discriminazioni di sorta o corsie preferenziali rispondenti a logiche securitarie L’economia di guerra al traino della “cultura della sicurezza“, che è l’orizzonte storico che su cui si staglia l’attuale militarizzazione della società, ha bisogno di trattamenti diseguali tra lavoratori e lavoratrici e corsie preferenziali per uomini e donne in divisa, anzi una sorta di welfare potenziato a loro beneficio, mentre lo stato sociale valido erga omnes è sempre più vittima di logiche perdenti come i tagli di spesa.

Federico Giusti, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università

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