Alla cerimonia di apertura del cosiddetto Consiglio per la Pace di Donald Trump a Davos, Jared Kushner ha svelato la “nuova Gaza”: grattacieli, complessi residenziali lussuosi etc. “Non c’erano palestinesi alla cerimonia, né nessuno dello stesso Board of peace. Nella fantasia di Kushner, i palestinesi appaiono in assenza, sepolti sotto le macerie della vera Gaza”. Così Medea Benjamin e Nicolas Davies su Antiwar.

“Ma, esattamente, come possono essere ‘smilitarizzati’ e pacificati i palestinesi per lasciare spazio a questa Riviera del Medio Oriente? L’assassinio del capo della polizia di Khan Younis, ucciso a gennaio a Gaza mentre si trovava in auto, è un indizio agghiacciante. Non si è trattato di un crimine isolato, ma di un segnale inquietante di ciò che si prospetta”.
“Mentre le milizie palestinesi sostenute da Israele si attribuiscono apertamente il merito di diversi omicidi
mirati, gli Stati Uniti stanno riproponendo un copione familiare […] sperimentato in Iraq e Afghanistan, dove squadroni della morte, raid notturni e missioni ‘uccidi o cattura’ sono stati cinicamente pubblicizzati come operazioni che avevano l’obiettivo di portare stabilità e pace”.Gaza sembra “il prossimo laboratorio di questo modello, sotto la bandiera del cosiddetto ‘piano di pace’ di Donald Trump, con conseguenze catastrofiche, come ha dimostrato la storia”.
Forse la prospettiva delineata dai cronisti è eccessivamente pessimista, ma il seguito dell’articolo non rassicura affatto. Non è solo il fatto che il capo della polizia di Khan Younis sia stato ucciso oltre la linea gialla, nella zona della Striscia occupata da Israele, con il capo di una milizia filo-israeliana che si è attribuito la responsabilità dell’omicidio; né che qualcosa di simile sia avvenuto a ottobre, quando un commando della milizia filo-israeliana comandata da Yasser Abu Shabab, collegato all’Isis, ha ucciso il giornalista Saleh Al-Jafarawi. Ma anche altro e più inquietante.
Infatti, a guidare la Forza di stabilizzazione di Gaza è stato chiamato il “generale statunitense Jasper Jeffers, che fino a poco tempo fa era a capo del Comando operazioni speciali degli Stati Uniti. Jeffers è un veterano delle ‘operazioni speciali’ condotte in Afghanistan e Iraq, dove l’occupazione statunitense ha risposto alla diffusa resistenza armata con gli squadroni della morte, migliaia di attacchi aerei e raid notturni delle forze speciali”.
Una metodologia applicata anche nell’Iraq occupato dagli Stati Uniti, ricordano i cronisti di Antiwar, con gli squadroni della morte guidati dal colonnello in pensione James Steele, veterano del programma Phoenix applicato in Vietnam e delle operazioni speciali in El Salvador, dove gli squadroni della morte hanno imperversato.
In Iraq Steele operava sotto la supervisione di Steven Casteel, “che ha diretto il Ministero degli Interni iracheno dopo l’invasione”. Quest’ultimo aveva collaborato con “lo squadrone della morte Los Pepes” in Colombia e ambedue “rispondevano direttamente all’ambasciatore statunitense John Negroponte, un altro veterano delle operazioni segrete degli Stati Uniti in Vietnam e America Latina”.
“Come John Negroponte, James Steele e Steven Casteel hanno portato in Iraq i metodi appresi e utilizzati in Vietnam e America Latina, Jasper Jeffers porta a Gaza la sua formazione e la sua esperienza in Iraq e Afghanistan e porterà chiaramente altri ufficiali delle operazioni speciali e della CIA con un background simile a gestire la cosiddetta Forza di stabilizzazione internazionale (ISF)”.
“Le Forze di Sicurezza Interne (ISF), come descritte nel ‘Piano di Pace’ di Trump, dovrebbero essere una forza internazionale chiamata a garantire la sicurezza, a supportare una nuova forza di polizia palestinese e a supervisionare la smilitarizzazione e la riqualificazione della Striscia di Gaza”.
“Ma i Paesi arabi e musulmani che inizialmente avevano mostrato interesse a contribuire con le loro forze alle ISF, hanno cambiato idea una volta capito che non si sarebbe trattato di una missione di pace, ma di una forza per dare la caccia e ‘disarmare’ Hamas e per imporre una nuova forma di occupazione straniera a Gaza”.
Ma anche se alcuni di essi alla fine si unissero all’ISF, “il compito più difficile e politicamente esplosivo di distruggere Hamas rimarrebbe molto probabilmente nelle mani dei comandanti delle forze speciali statunitensi e israeliane, dei mercenari che verranno arruolati e degli squadroni della morte che saranno reclutati”.
“C’è da aspettarsi che il generale Jeffers e il suo team incrementino l’addestramento e dirigano i palestinesi che già collaborano con Israele nelle operazioni proprie degli squadroni della morte e cerchino di reclutare altri miliziani dalle attuali ed ex forze di sicurezza dell’Autorità Nazionale Palestinese in Cisgiordania e nella diaspora palestinese”.
“È probabile che gli ufficiali della CIA e dello JSOC (Joint special operations command) con esperienze negli squadroni della morte di Iraq e Afghanistan supervisionino queste operazioni dall’ombra”, senza scoprirsi.
“Per ragioni politiche, Jeffers probabilmente impiegherà gli ufficiali del JSOC soprattutto per l’addestramento e la pianificazione e delegherà a compagnie militari private le incursioni notturne e altre operazioni” similari. Qualcosa già successo a Gaza, si legge su Antiwar, quando il compito di distribuire gli aiuti ai palestinesi fu affidato alla Gaza Humanitarian Foundation, che impiegò mercenari per garantire l’ordine, con il risultato di trasformare la ricerca di aiuti in una trappola mortale (oltre mille le vittime).
L’America ha a disposizione “decine di migliaia” di veterani che hanno preso parte a “raid notturni in Iraq o Afghanistan e a operazioni speciali in altre guerre”, una enorme “riserva di assassini esperti e truppe d’assalto su cui Jeffers può contare, con le compagnie militari e di ‘sicurezza’ a scopo di lucro a fare da intermediari” per evitare guai a chi decide veramente. Funzioni più di routine, – posti di blocco etc – “possono essere delegate ad altre forze”.
Quadro inquietante, si spera sia errato o che sia corretto in corso d’opera.
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