domenica 15 marzo 2020

pc 15 marzo - Rivolta nelle carceri, Opera: la rappresaglia sui carcerati raccontata dai loro familiari

La rappresaglia fascista sui detenuti del carcere speciale di Opera urla vendetta
«Anche oggi un gruppo di solidali ha raggiunto le mura del carcere di Opera. Dopo alcuni fuochi d'artificio si è riusciti a scambiare qualche parola con i detenuti che urlavano chiedendo aiuto, dicendo di avere fame e paura. Inoltre hanno ribadito di non avere televisione, cibo, di non ricevere i pacchi, la posta, le telefonate e di essere massacrati di botte.
La volante della penitenziaria che si trovava davanti al carcere ha azionato la sirena per bloccare la conversazione.
Abbiamo anche saputo che uno dei ragazzi identificato come uno dei responsabili della rivolta verrà trasferito.
Seguiranno aggiornamenti.»
Dal carcere di Opera, la corrispondenza di un compagno solidale su una radio locale

Lettere dei familiari:
Buongiorno 
Scrivo da Milano riguardo il carcere di Opera e da domenica che non ho più notizie di mio fratello detenuto a Opera.
Lunedì 9 è scoppiato un incendio. Ci siamo recati al carcere dove abbiamo travato un muro di polizia penitenziaria carabinieri polizia che nn ci facevano passare alle nostre richieste di sapere cosa fosse successo alzavano fucili e bastoni.

Siamo disperati per favore aiutateci.
Sono arrivate poche chiamate e quelle arrivate parlano di botte in testa hai detenuti mani rotte.
Entravano in tre nelle celle e picchiavano abbiamo foto di una tuta ritirata da una ragazza nel pacco dove si vedono impronte di stivale e poco dopo ha ricevuto la chiamata del compagno dove spiega che lo hanno buttato a terra e gli hanno messo piedi sulla schiena e picchiato in testa con manganello.
Ed è dovuto rimanere a letto perché aveva svenimenti e con  la mano che molto probabilmente ha una frattura al mignolo. Aiutateci dai campi dietro si vede la parte bruciata. Ad oggi non hanno neanche il vitto.
Vi scrivo tutto ciò che abbiamo appreso

Familiare di un detenuto del secondo reparto: 
“Mi ha appena chiamato mio marito e mi ha detto che lui non è stato picchiato
ma sono stati picchiati tutti i detenuti del dove c’è stato casino nel padiglione di fronte a lui, che è vero che lì sono entrati gli antisommossa che hanno spento le luci e li hanno picchiati tutti quanti, ma non mi ha saputo dire altro ma è vero che alcuni detenuti sono finiti al pronto soccorso”.
“Ho appena sentito un familiare che non riesce nemmeno a parlare, è stata chiamata dalla cognata che le ha detto che i suoi nipoti sono stati picchiati a Opera e che certi ragazzi avevano addirittura gli occhi di fuori dalle botte che hanno preso”.

Familiare di un detenuto del primo reparto: “Mi ha appena chiamato, mi ha raccontato tutto, che lo hanno picchiato in tre e lo hanno spaccato, che ha le mani rotte ma sta bene, che hanno picchiato tutti perché nella confusione non hanno guardato chi c’era e chi non c’era, hanno spento le luci e hanno picchiato tutti. Lo hanno tenuto a terra coi piedi e lo hanno picchiato con i manganelli. Dopo che lo hanno picchiato per riportarlo nella cella lo hanno dovuto trascinare perché non stava in piedi e per due giorni non riusciva ad alzarsi perché si sentiva svenire. Dopo quando hanno capito che non c’entrava e gli hanno chiesto scusa. Ha detto di portare da mangiare perché sono tutti alla fame”.

Familiare di un detenuto del primo reparto: “Ha detto che sono in una situazione di merda. Passano solo acqua e sigarette. Hanno tolto i fornelli. Oggi doveva arrivare la spesa ma non è arrivata. Oggi sono andati all’aria un’ora, meno male. Gli ho detto ‘finalmente hai chiamato, è una settimana che non dormo’ e lui mi fa ‘tu non dormi? Io ancora oggi dove guardo trovo lividi nuovi’.
Mi ha detto che c’è un ragazzo che i segni delle manganellate sulla schiena e li ha fatti vedere al direttore che gli ha risposto ‘quelle manganellate che tu hai sulla schiena io le ho nel cuore per tutto quello che vi è successo’”»

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