martedì 18 febbraio 2020
pc 18 febbraio - Il viscido revisionista Veltroni e la retorica delle vittime "tutte uguali". I compagni antifascisti caduti erano e sono al servizio della classe operaia e del popolo, i fasci sempre al guinzaglio dei padroni, c'è una bella differenza!
I cuori nerissimi di Walter Veltroni
Christian Raimo
jacobinitalia
17 Febbraio 2020
Per ricordare un giovane ucciso negli anni Settanta l'ex segretario del Pd equipara fascisti e antifascisti e riscrive una storia simile a quella che piace alle estreme destre
Ieri sul Corriere della sera Walter Veltroni, ex segretario della Fgci, ex militante del Pci, ex sindaco di Roma, ex segretario del Pd, ex ministro della cultura, ha scritto un lungo articolo su Sergio Ramelli, un giovanissimo militante neofascista massacrato barbaramente nel 1975 in un agguato, e morto dopo più di un mese di agonia.
La storia di Ramelli è nota a chiunque conosca un po’ delle vicende politiche degli ultimi quarant’anni italiani. Ramelli dal suo funerale è diventato, anche suo malgrado, un’icona del neofascismo: la sua storia è quella di un camerata martire, al quale ogni anno a Milano migliaia di
pc 18 febbraio - Vertenza Ilva/Mittal-contratto metalmeccanici-morti sul lavoro-300mila posti a rischio, ma cgil-cisl-uil invece che scioperare mandano una lettera per chiedere un'incontro al governo...
...e nell'attesa annunciano la manifestazione del 1° maggio a Padova
«Ci muove la volontà di ricercare soluzioni che nel difendere e creare posti di lavoro siano capaci di ricostruire quel clima di fiducia indispensabile per far crescere il nostro Paese, attraverso necessarie riforme ed aperture di cantieri», conclude la lettera.
sole24ore di Nicola Barone - I segretari generali di Cgil, Cisl e Uil, Maurizio Landini, Annamaria Furlan e Carmelo Barbagallo scrivono al presidente del Consiglio, Giuseppe Conte.
Nella lettera viene espressa «preoccupazione per i numerosi tavoli di crisi aziendali e settoriali»
«Ci muove la volontà di ricercare soluzioni che nel difendere e creare posti di lavoro siano capaci di ricostruire quel clima di fiducia indispensabile per far crescere il nostro Paese, attraverso necessarie riforme ed aperture di cantieri», conclude la lettera.
sole24ore di Nicola Barone - I segretari generali di Cgil, Cisl e Uil, Maurizio Landini, Annamaria Furlan e Carmelo Barbagallo scrivono al presidente del Consiglio, Giuseppe Conte.
Nella lettera viene espressa «preoccupazione per i numerosi tavoli di crisi aziendali e settoriali»
pc 18 febbraio - FANNO UN DESERTO E LO CHIAMANO CONAD - Un contributo dalla Sardegna
Fanno il deserto e lo chiamano Conad
17 Febbraio 2020 La Bottega del Barbieri
di Cristiano Sabino
Non è una grande consolazione ma oggi possiamo dirlo a gran voce: sulla grande distribuzione organizzata in questi anni partiti e sindacati, media e intellettuali da riporto, propagandisti del libero mercato drogato ed economisti infarciti di manualetti bocconiani hanno raccontato solo unu muntunazu de catzaras.
Per anni e anni, specialmente in Sardegna, una classe politica corrotta e servile ha concesso autorizzazioni, varianti ai piani urbanistici, ha moltiplicato volumetrie senza sosta e senza pudore: «ampliamo, concediamo, saniamo, aumentiamo, duplichiamo, avalliamo che i megamercati portano lavoro, portano finanziamenti, portano buste paga, portano circolazione economica, portano civiltà, portano controlli sui cibi, portano reddito procapite». Questo era il mantra, il nam myoho renge kyo sui giornali, alla TV, nei dibattiti alle elezioni comunali, provinciali, regionali, statali, europee. Ritornello suadente e cadenzato che arrivava come verità rivelata nei bar, nelle scuole, negli uffici, dal parrucchiere, all’autolavaggio, per strada, in casa. Perfino le vittime lo ripetevano accalorate, i
17 Febbraio 2020 La Bottega del Barbieri
di Cristiano Sabino
Non è una grande consolazione ma oggi possiamo dirlo a gran voce: sulla grande distribuzione organizzata in questi anni partiti e sindacati, media e intellettuali da riporto, propagandisti del libero mercato drogato ed economisti infarciti di manualetti bocconiani hanno raccontato solo unu muntunazu de catzaras.
Per anni e anni, specialmente in Sardegna, una classe politica corrotta e servile ha concesso autorizzazioni, varianti ai piani urbanistici, ha moltiplicato volumetrie senza sosta e senza pudore: «ampliamo, concediamo, saniamo, aumentiamo, duplichiamo, avalliamo che i megamercati portano lavoro, portano finanziamenti, portano buste paga, portano circolazione economica, portano civiltà, portano controlli sui cibi, portano reddito procapite». Questo era il mantra, il nam myoho renge kyo sui giornali, alla TV, nei dibattiti alle elezioni comunali, provinciali, regionali, statali, europee. Ritornello suadente e cadenzato che arrivava come verità rivelata nei bar, nelle scuole, negli uffici, dal parrucchiere, all’autolavaggio, per strada, in casa. Perfino le vittime lo ripetevano accalorate, i
pc 18 febbraio - La cultura di morte fascista sdoganata nelle scuole
Riteniamo pericolose le dichiarazioni dell’assessora regionale del Veneto Elena Donazzan e della consigliera regionale della Lombardia Barbara Mazzali che propongono l’insegnamento della caccia a scuola, da entrambe definita ‘arte venatoria’, manifestando appoggio e vicinanza al mondo della caccia.
Le loro proposte, ammantate da parole come ‘caccia sostenibile’, sono espedienti ignobili per apparire ambientaliste, ora che ‘va di moda’, e distogliere l’attenzione da quello che sono realmente: la promozione della morte.
L’idea di istituire un concorso pubblico per le scuole elementari sull’argomento, con un premio di 4.000 euro, gentilmente offerto da un’associazione di cacciatori, è semplicemente vergognosa, così come lo sono le espressioni di rammarico per l’arrivo della primavera e il termine della stagione venatoria.
Pubblicare foto di sé con un fucile in mano, pensando di poter portare questo triste insegnamento nelle scuole, educando i ragazzi a uccidere gli animali e diffondendo la cultura della morte è quanto di più lontano ci sia dalla protezione del pianeta che ci ospita e dell’ambiente in cui viviamo...
pc 18 febbraio - Bergamo nazista arrestato e poi rilasciato...
secondo il vice-sindaco Sergio Gandi assessore alla sicurezza conosciuto come lo sceriffo del PD per le sue politiche di controllo del territorio: "l'episodio non merita nemmeno commenti per quanto è grave", secondo noi queste azioni non sono casi isolati ma il frutto delle politiche securitarie e razziste propagandate a piene mani dalla Lega di Salvini e in altre forme dalla giunta del sindaco Gori

pc 18 febbraio - AUCHAN-CONAD - ATTACCATE SOPRATUTTO LE DONNE - RISPONDIAMO: INIZIATIVE E SCIOPERO 8/9 MARZO
Sui circa due milioni di lavoratori del
commercio quasi l’80% sono donne. La maggiorparte a part time, che
non è quasi mai una libera scelta della lavoratrice ma l’unica
possibilità che ci viene offerta per essere assunte. Chi fa il
part-time spesso ha bisogno di svolgere una seconda occupazione per
mettere insieme un salario appena sufficiente. Ma questo è reso
impossibile dall’organizzazione del lavoro messa in atto dalle
aziende. I turni delle lavoratrici variano in continuazione a
seconda delle esigenze commerciali. A volte, sempre per le esigenze
dell'impresa, i turni vengono cambiati per telefono nella stessa
giornata, ecc. Le donne del commercio, come le donne
di tutti gli altri settori, lavorano di più per guadagnare di meno.
Ma c'è anche di peggio. Molte
lavoratrici del commercio lamentano di subire molestie sessuali e
atteggiamenti vessatori da parte dei “capi”, che spesso sono
maschi.
Oggi, però, sta andando avanti un attacco ancora più pesante per la vita di queste lavoratrici.
All'Auchan, nel passaggio a Conad, vogliono mettere fuori il 60% dei lavoratori, 8873, di cui la maggioranza sono donne.
Conad dovrebbe cambiare il suo slogan; quello vero è: "I profitti, oltre le persone!".
pc 18 febbraio - Indotto FCA - sempre e solo esuberi: 250 alla Lear Grugliasco TO
Lear Corporation | A rischio 250 posti di lavoro
„
Erano tanti i lavoratori della Lear Corporation di Grugliasco che questa mattina - lunedì 17 febbraio 2020 - si sono radunati davanti all'Unione Industriale di Torino per manifestare la propria rabbia. Il 30 marzo scadrà per loro la cassa integrazione e a quel punto non ci saranno più per loro ammortizzatori sociali.
L'azienda ha dichiarato 250 esuberi, persone che se non si troverà una soluzione rimarranno senza un lavoro. Molti di questi hanno superato i 50anni e difficilmente potranno trovare un'altra occupazione.
Si tratta di personale specializzato che fino a oggi si è occupato di realizzare i sedili per le Maserati che vengono prodotte a Mirafiori e a Grugliasco: "Il problema è che la produzione è crollata. Lavoriamo pochi giorni al mese. Inoltre FCA ha indetto un bando per la produzione dei sedili per la 500 elettrica, ma il lavoro è stato assegnato a un'azienda che produce sedili per FCA in Turchia e che si è insediata in uno stabilimento torinese dove assemblano solamente i sedili. Li presellano in Turchia e questo ha fatto sì che loro abbiano un costo molto inferiore rispetto al nostro",
“
Potrebbe interessarti: http://www.torinotoday.it/video/lear-corporation-licenziamenti.html
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„
Erano tanti i lavoratori della Lear Corporation di Grugliasco che questa mattina - lunedì 17 febbraio 2020 - si sono radunati davanti all'Unione Industriale di Torino per manifestare la propria rabbia. Il 30 marzo scadrà per loro la cassa integrazione e a quel punto non ci saranno più per loro ammortizzatori sociali.
L'azienda ha dichiarato 250 esuberi, persone che se non si troverà una soluzione rimarranno senza un lavoro. Molti di questi hanno superato i 50anni e difficilmente potranno trovare un'altra occupazione.
Si tratta di personale specializzato che fino a oggi si è occupato di realizzare i sedili per le Maserati che vengono prodotte a Mirafiori e a Grugliasco: "Il problema è che la produzione è crollata. Lavoriamo pochi giorni al mese. Inoltre FCA ha indetto un bando per la produzione dei sedili per la 500 elettrica, ma il lavoro è stato assegnato a un'azienda che produce sedili per FCA in Turchia e che si è insediata in uno stabilimento torinese dove assemblano solamente i sedili. Li presellano in Turchia e questo ha fatto sì che loro abbiano un costo molto inferiore rispetto al nostro",
“
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pc 18 febbraio - Scarcerati i 3 compagni antifascisti a Torino, ma la repressione continua!
Sono fuori dal carcere i tre studenti arrestati per gli scontri con la polizia di giovedì scorso al Campus Einaudi, durante il volontinaggio del Fuan. Questa mattina il giudice ha convalidato l’arresto ma ha disposto la scarcerazione per Maya Bosser Peverelli, 23 anni del centro sociale Askatasuna di Torino (per la quale è stato stabilito il divieto di dimora a Torino), Samuele Cattino, compagno anarchico milanese già tra i denunciati per la manifestazione del 30 marzo contro lo sgombero dell’Asilo di via Alessandria (per lui obbligo quotidiano di firma) e Carola Grechi, 27 anni.
Mercoledì alle 18,30 nella main hall del campus Einaudi assemblea
Ad
attendere i tre fuori dal carcere delle Vallette c’erano questa mattina
gli studenti dei collettivi che già ieri hanno manifestato per chiedere
la loro libertà. “Siamo felici di poterli riabbracciare tutti e tre e
di saperli sorridenti e tranquilli - scrivono dal collettivo studentesco
autonomo - ma apprendiamo con rabbia che sono state disposte per
Samuele le firme quotidiane e per Maya il divieto di dimora dalla città
di Torino, il che le impedirà di frequentare l'università e di lavorare e
la obbligherà ad interrompere i rapporti quotidiani con i suoi
compagni, amici e colleghi”. Lanciano una nuova assemblea per mercoledì
alle 18,30 nella main hall del campus Einaudi “Perchè vengano tolte le
misure cautelari a due studenti che si sono spesi per cacciare i
fascisti dalla loro università, perché ai fascisti venga negato
qualsiasi spazio per propagandare odio, razzismo e sessismo”.
pc 18 febbraio - Dare voce agli operai e operaie - lavorare per l'unità di classe e il sindacalismo di classe e di massa
Inform a cura dello slai cobas per sindacato di classe - coordinamento nazionale
Comunicato stampa
Pomigliano
d’Arco, 8 febbraio 2020
DIRETTIVO PROVINCIALE DI SLAI COBAS:
RIPORTEREMO LA DEMOCRAZIA IN
FABBRICA !
Lavoratori come nuovi pària sociali del terzo millennio impediti
all’esercizio della democrazia nei luoghi di lavoro, alla libertà
di opinione ed ideologica ed all’iscrizione ai sindacati non
graditi alle aziende?
Alla luce della recente e rilevante sentenza della Corte Cassazione
(n.00001/20) ottenuta da Slai cobas contro FCA possiamo ben dire oggi
che, in FCA e nell’insieme dei luoghi di lavoro italiani sia
privati che pubblici ci troviamo di fronte ad un vero e proprio
‘attentato eversivo’ contro i
pc 18 febbraio - Torniamo sul patto d'azione e l'assemblea di Roma dell'8 febbraio
Il nostro comunicato resoconto
L'assemblea nazionale dell'8 febbraio promossa dal Si.Cobas con la
proposta di un “Patto d'azione” unitario contro la repressione ha
visto una buona partecipazione di oltre un centinaio di compagni di
diverse realtà, sindacali, movimenti di lotta, organizzazioni
politiche, provenienti da varie città.
Nell'introduzione è
stata spiegata la ragione dell'assemblea e le proposte in
discussione. Si sono poi aperti subito gli interventi che in generale
hanno raccontato la repressione in corso, con numerosi esempi, hanno
raccontato le lotte che l'hanno originata e hanno segnalato il ruolo
e l'incidenza dei Decreti sicurezza, individuandoli, in generale,
come un salto di qualità diretti a colpire le avanguardie e
attivisti di lotte innanzitutto, ma estesa a tutti i lavoratori, i
migranti, le donne, i precari, disoccupati in lotta.
In particolare vanno
segnalati gli interventi dei disoccupati napoletani, dei
rappresentanti del Si.cobas, delle varie anime del movimento di lotta
per la casa di Roma, Bologna, dello Slai cobas per il sindacato di
classe di Taranto, di realtà di lotta della Toscana e delle
organizzazioni politiche di opposizione (Pap, Pcl, ecc.)
Tra questi interventi,
importanti e seguiti con grande partecipazione sono stati quelli dei
braccianti migranti, sostenuti da Campagne in lotta, provenienti dal
foggiano, che hanno illustrato la loro lotta dura e prolungata e la
forte repressione individuale e collettiva, negazione dei documenti,
con tutto quello che ne consegue per perdita e ricatti sul lavoro,
allontanamenti, ostacoli per casa, permessi di soggiorno, ecc. Negli
interventi hanno però espresso una forte determinazione a continuare
la lotta.
Così come è stata
sentita la voce e l'appello dell'organizzazione di Soccorso rosso
proletario ad
pc 18 febbraio - Scuola: L'ora dello studente-guerriero. I percorsi di alternanza scuola-forze armate
un contributo importante
Antonio Mazzeo * | antoniomazzeoblog.blogspot.com
Bunker e depositi dove sono stoccate le testate nucleari della superpotenza a stelle e strisce. Gli scali aerei da dove decollano quotidianamente cacciabombardieri e droni per sorvegliare e colpire. Gli approdi dove sostano le portaerei e i sottomarini zeppi di armi e reattori atomici. Le caserme dove si formano i professionisti della guerra globale e permanente. I poligoni devastati da mezzo secolo di test dei più spregiudicati sistemi di morte. Sono i luoghi più gettonati da dirigenti scolastici e insegnanti per i Percorsi per le Competenze Trasversali e l'Orientamento dei propri studenti, così come si chiama oggi la squalificata e mortificante Alternanza scuola-lavoro (ASL), o forse meglio, dato il contesto, alternanza scuole-caserme per gli studenti-soldato.
Da qualche anno a questa parte, licei e istituti tecnici e professionali sono divenuti terra di caccia e propaganda delle forze armate. Comandi, generali e ammiragli offrono opportunità "formative" di ogni tipo: alcune sono mere duplicazioni di quanto potrebbe essere proposto dagli stessi insegnanti o da enti e associazioni no profit "civili"; altre hanno solo lo scopo di ottenere manodopera a costo zero
Bunker e depositi dove sono stoccate le testate nucleari della superpotenza a stelle e strisce. Gli scali aerei da dove decollano quotidianamente cacciabombardieri e droni per sorvegliare e colpire. Gli approdi dove sostano le portaerei e i sottomarini zeppi di armi e reattori atomici. Le caserme dove si formano i professionisti della guerra globale e permanente. I poligoni devastati da mezzo secolo di test dei più spregiudicati sistemi di morte. Sono i luoghi più gettonati da dirigenti scolastici e insegnanti per i Percorsi per le Competenze Trasversali e l'Orientamento dei propri studenti, così come si chiama oggi la squalificata e mortificante Alternanza scuola-lavoro (ASL), o forse meglio, dato il contesto, alternanza scuole-caserme per gli studenti-soldato.
Da qualche anno a questa parte, licei e istituti tecnici e professionali sono divenuti terra di caccia e propaganda delle forze armate. Comandi, generali e ammiragli offrono opportunità "formative" di ogni tipo: alcune sono mere duplicazioni di quanto potrebbe essere proposto dagli stessi insegnanti o da enti e associazioni no profit "civili"; altre hanno solo lo scopo di ottenere manodopera a costo zero
pc 18 febbraio - La protesta dei portuali di Genova: BASTA AI TRAFFICI DI ARMI NEL PORTO DI GENOVA.
I manifestanti, un centinaio, hanno bloccato il varco Etiopia, che consente di accedere al terminal Gmt dove alle 11 è attraccato il cargo saudita.
La nave, dopo le proteste dello scorso maggio, carica a Genova solo materiali civili. Ma il problema, secondo gli organizzatori è un altro: anche se dopo la mobilitazione di maggio la Bahri a Genova non carica più armi, nella sua pancia ci sono armamenti ed esplosivi destinati alla guerra in Yemen che da anni sta facendo strage di migliaia civili.Non solo: la legge 185/1990 vieta espressamente non solo il traffico di armi verso i Paesi che come l’Arabia Saudita in Yemen non rispetta i diritti umani ed anche il transito di questi armamenti.
Al momento dell’attracco della nave sono stati accesi alcuni fumogeni e lanciati in cielo razzi di segnalazione ma il presidio si è svolto senza tensione. A fine mattinata una delegazione di lavoratori e sindacalisti ha incontrato al terminal Gmt. il responsabile sindacale per la sicurezza del terminal Gmt per chiedere se i lavoratori siano stati informati rispetto al tipo di carico della nave e sui rischi per la sicurezza. La richiesta di proporre ai marittimi di astenersi dalla prestazione lavorativa a bordo della nave invece, dopo un momento in cui sembrava potesse essere accolta, è caduta nel vuoto. Poco dopo il presidio è stato sciolto. “Per oggi abbiamo fatto ciò che ci eravamo ripromessi – spiega Riccardo Rudino del Calp – purtroppo rispetto all’obiezione di coscienza hanno prevalso alla fine le ragioni del terminal e la nave ha imbarcato quello che doveva imbarcare. Ora ragioneremo sul futuro, è una battaglia complicata ma che intendiamo portare avanti
pc 18 febbraio - Palermo - intervento alla Fincantieri
Con
gli operai di Genova che bloccano le navi delle armi
Solidarizziamo con questi lavoratori che si mobilitano per impedire l’attracco di una nave dell’Arabia Saudita che trasporta armi nelle zone di guerra e in particolare oggi armi turche e americane che vanno alle fazioni libiche per conto e interesse delle multinazionali dei padroni, anche italiane come l’ENI, che sulle guerre fanno profitti
Mentre il governo italiano che dovrebbe rispettare l’articolo 11 della Costituzione, e la legge 185 del 1990, fa finta di non vedere, questo appello dei portuali di Genova vale anche in particolare per la Sicilia che è diventata una enorme portaerei e base militare al centro del Mediterraneo, a disposizione degli imperialisti Usa/Nato verso cui è netto e chiaro il servilismo del governo italiano, e dalla quale partono manovre e missioni di guerra che producono distruzioni, miseria e morte, e spingono alla fuga migliaia di migranti che approdano alle nostre coste, e che costano milioni di euro che vengono sottratti alle reali necessità di vita degli operai, dei lavoratori, dei giovani, delle masse popolari.
Servono lavoro, servizi, scuole e ospedali
pubblici… lottare contro le politiche guerrafondaie con ingenti spese militari del
governo, al servizio del Capitale, è giusto e necessario!
****
Le
lotte degli operai, dei lavoratori non si reprimono e non si processano
In tutta Italia sempre più operai,
lavoratori che combattono per non perdere il posto di lavoro, studenti, masse
popolari che vogliono migliori le condizioni di vita sono sotto attacco da
parte dei governi soprattutto con i disumani e fascio-razzisti decreti
sicurezza dell’ex ministro Salvini, ma che sono mantenuti dall’attuale governo
Pd/M5S.
L’assoluzione degli operai della
Fincantieri di Palermo è un’ottima notizia, ma il pericolo non è affatto
passato perché con i decreti sicurezza agli operai si vorrebbe di fatto
impedire di protestare per i propri diritti!
Organizziamo tutti insieme una campagna per
abolire i decreti sicurezza e contro la repressione, come deciso anche all’assemblea
nazionale di Roma dell’8 febbraio promossa da Si.Cobas.
Vi invitiamo a
partecipare all’incontro di
Mercoledì 19
febbraio alle ore 17
presso la sede di
via del duca 4 Palermo
(accanto ai Cantieri culturali alla
Zisa)
****
Che
fine ha fatto il contratto dei metalmeccanici?
Il 4 settembre 2019 i sindacati confederali hanno
presentato la piattaforma per il rinnovo del contratto dei metalmeccanici…
I padroni si dicono disponibili a parole ma attualmente “… le
distanze sono molto ampie su diversi temi e in particolare sulla richiesta
salariale.” (da un comunicato della Fiom del 23 gennaio!). Non è
necessario a questo punto riprendere la lotta?
****
Slai cobas per il sindacato di classe
– v. del Duca 4 Palermo – 338.7708110
pc 18 febbraio - SUL CORONAVIRUS - un contributo
La pandemia del tardo capitalismo
Luca De Crescenzo
Ciò che sta succedendo sul Coronavirus mostra come anche il più «naturale» dei fenomeni fa i conti con i rapporti politico-economici globali. Il rischio è che nel tentativo di mettere delle toppe si moltiplichino soltanto le emergenze
Secondo i dati più recenti dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms), a livello globale quasi un decesso su cinque è dovuto a una malattia infettiva. Che diventa un decesso su due se si considera solo la metà del mondo più povera. Si tratta di malattie per lo più curabili – polmoniti, bronchiti, dissenterie. E spesso orribili. Quelle che non uccidono debilitano, invalidano e possono trascinarsi in lunghe paralizzanti agonie (cercate su google «elefantiasi» per capire di cosa stiamo parlando). Molte fanno parte delle cosiddette «malattie tropicali dimenticate». «Tropicali», anche se si concentrano dall’equatore in giù dove vive la maggior parte dei poveri del mondo. «Dimenticate», perché notoriamente dei poveri è facile disinteressarsi. Forse sarebbe più appropriato chiamarle «malattie banali poco lucrative». Al momento colpiscono più di un miliardo di persone, con danni che dalla salute arrivano all’economia, tornando nuovamente alla salute, in una classica trappola del sottosviluppo.
Di fronte a questi dati il clamore mediatico per il Coronavirus – con le poche centinaia di vittime a fronte dello straordinario dispendio di risorse ed energie che sta mobilitando – sembra ipocrita quanto ridicole appaiono le scene di panico che ne derivano. Ma non c’è alcuna contraddizione. Il panico porta all’estremo il timore di finire in quelle stesse condizioni di morte e malattia lontane ma presenti,
Luca De Crescenzo
Ciò che sta succedendo sul Coronavirus mostra come anche il più «naturale» dei fenomeni fa i conti con i rapporti politico-economici globali. Il rischio è che nel tentativo di mettere delle toppe si moltiplichino soltanto le emergenze
Secondo i dati più recenti dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms), a livello globale quasi un decesso su cinque è dovuto a una malattia infettiva. Che diventa un decesso su due se si considera solo la metà del mondo più povera. Si tratta di malattie per lo più curabili – polmoniti, bronchiti, dissenterie. E spesso orribili. Quelle che non uccidono debilitano, invalidano e possono trascinarsi in lunghe paralizzanti agonie (cercate su google «elefantiasi» per capire di cosa stiamo parlando). Molte fanno parte delle cosiddette «malattie tropicali dimenticate». «Tropicali», anche se si concentrano dall’equatore in giù dove vive la maggior parte dei poveri del mondo. «Dimenticate», perché notoriamente dei poveri è facile disinteressarsi. Forse sarebbe più appropriato chiamarle «malattie banali poco lucrative». Al momento colpiscono più di un miliardo di persone, con danni che dalla salute arrivano all’economia, tornando nuovamente alla salute, in una classica trappola del sottosviluppo.
Di fronte a questi dati il clamore mediatico per il Coronavirus – con le poche centinaia di vittime a fronte dello straordinario dispendio di risorse ed energie che sta mobilitando – sembra ipocrita quanto ridicole appaiono le scene di panico che ne derivano. Ma non c’è alcuna contraddizione. Il panico porta all’estremo il timore di finire in quelle stesse condizioni di morte e malattia lontane ma presenti,
pc 18 febbraio - Verso l'8/9 marzo... con lo sciopero delle donne
Palermo: portiamo nei posti di lavoro, nelle scuole/Università, nei quartieri popolari il messaggio dello sciopero delle donne del 9 marzo, in collegamento con la giornata internazionale delle donne dell'8 marzo,
Tante sono le ragioni per scioperare e per mobilitarsi perchè l'attacco alla condizione di vita della maggioranza delle donne, e in particolare delle donne proletarie, da parte dei governi borghesi, dei padroni, di questo Stato, di questa società capitalista è ampio, a 360°... La risposta di noi donne non può che essere di lotta ampia, a 360° e lo sciopero delle donne è un'arma/sfida da impugnare in questa lotta...
Mfpr
lunedì 17 febbraio 2020
pc 17 febbraio - ARCELORMITTAL - I PUNTI DEL NUOVO ACCORDO: AM OTTIENE QUELLO CHE CHIEDE...
Riportiamo di seguito i punti di questo nuovo accordo che si
dovrebbe chiudere entro il 28 febbraio, ma che ha l'esplicito scopo di
ottenere un altro rinvio.
Come diceva un operaio: questa incertezza sulla situazione che permane ormai da anni, su cosa succederà domani è ciò che pesa di più e logora: è come se la controparte contro cui devi lottare rischia di cambiare continuamente...
Venendo sinteticamente a questo nuovo accordo. Non si tratta certamente di novità, bensì di una ulteriore conferma che "Mittal chiede e il governo dei padroni concede"; ciò che è sicuro (se l'accordo va avanti) è quello che viene dato a Mittal, mentre resta molto generico e aleatorio ciò che significherà in termini di effettivi attacchi a lavoro, salari, diritti contrattuali, come resta molto oscura la questione sicurezza, salute, bonifiche, ambiente.
Quello che comunque è chiaro che si va ad un accordo nettamente peggiorativo di quello del 6 settembre 2018 - che già ha permesso ad AM di liberarsi di 2600 operai, di interi reparti con la terziarizzazione, di stravolgere in alcuni casi mansioni, reparti, di ridurre i diritti salariali e contrattuali dei lavoratori assunti.
Su questo non si tratta di aspettare - o di esprimere le inutili e imbarazzanti lamentale dei sindacati confederali - ma di dire NO ora!
Rispetto ai punti:
- viene molto ridotto l'affitto che Mittal doveva pagare per l'acquisto dell'Ilva - i soldi in meno se li accolla lo Stato, che li fa rientrare nell'AM attraverso Cdp o Invitalia; Mittal quindi ci guadagna al doppio!
- Mittal può recedere tranquillamente dal contratto fino amaggio 2022 - pagando solo una "sanzione" pecuniaria;
- I lavoratori in cigs Ilva non metteranno mai piede nella società AM, al massimo entreranno in una newco;
- viene scaricato anche sullo Stato, quindi della collettività, anche il 50% della messa a norma degli Altoforni 1,3,4;
- i piani industriali e ambientali sono solo annunciati - mentre nell'accordo non si parla dei due altoforni elettrici
*****
Primo: un accordo di modifica del contratto con cui AM ha preso in affitto l’ex Ilva dovrà essere firmato entro il 28 febbraio (l’udienza è fissata il 6 marzo). Questo accordo deve contenere riferimenti indicativi al piano industriale, al piano ambientale, all’accordo sul personale ma soprattutto deve prevedere un accordo da stipulare entro il 30 novembre per l’ingresso di un partner
Come diceva un operaio: questa incertezza sulla situazione che permane ormai da anni, su cosa succederà domani è ciò che pesa di più e logora: è come se la controparte contro cui devi lottare rischia di cambiare continuamente...
Venendo sinteticamente a questo nuovo accordo. Non si tratta certamente di novità, bensì di una ulteriore conferma che "Mittal chiede e il governo dei padroni concede"; ciò che è sicuro (se l'accordo va avanti) è quello che viene dato a Mittal, mentre resta molto generico e aleatorio ciò che significherà in termini di effettivi attacchi a lavoro, salari, diritti contrattuali, come resta molto oscura la questione sicurezza, salute, bonifiche, ambiente.
Quello che comunque è chiaro che si va ad un accordo nettamente peggiorativo di quello del 6 settembre 2018 - che già ha permesso ad AM di liberarsi di 2600 operai, di interi reparti con la terziarizzazione, di stravolgere in alcuni casi mansioni, reparti, di ridurre i diritti salariali e contrattuali dei lavoratori assunti.
Su questo non si tratta di aspettare - o di esprimere le inutili e imbarazzanti lamentale dei sindacati confederali - ma di dire NO ora!
Rispetto ai punti:
- viene molto ridotto l'affitto che Mittal doveva pagare per l'acquisto dell'Ilva - i soldi in meno se li accolla lo Stato, che li fa rientrare nell'AM attraverso Cdp o Invitalia; Mittal quindi ci guadagna al doppio!
- Mittal può recedere tranquillamente dal contratto fino amaggio 2022 - pagando solo una "sanzione" pecuniaria;
- I lavoratori in cigs Ilva non metteranno mai piede nella società AM, al massimo entreranno in una newco;
- viene scaricato anche sullo Stato, quindi della collettività, anche il 50% della messa a norma degli Altoforni 1,3,4;
- i piani industriali e ambientali sono solo annunciati - mentre nell'accordo non si parla dei due altoforni elettrici
Primo: un accordo di modifica del contratto con cui AM ha preso in affitto l’ex Ilva dovrà essere firmato entro il 28 febbraio (l’udienza è fissata il 6 marzo). Questo accordo deve contenere riferimenti indicativi al piano industriale, al piano ambientale, all’accordo sul personale ma soprattutto deve prevedere un accordo da stipulare entro il 30 novembre per l’ingresso di un partner
pc 17 febbraio - LA MORTE OPERAIA NON VA IN PRESCRIZIONE. (in)giustizia borghese al servizio dell'impunità dei padroni assassini. L'unica giustizia è proletaria
A noi non interessa un
dibattito astratto sul funzionamento della giustizia, a noi interessa
concretamente dove e come, nei processi per le stragi operaie, la
prescrizione è stata utilizzata dai padroni per uscirne puliti.
Caro Operai Contro,
Caro Operai Contro,
la prescrizione dei reati nei processi degli
operai morti sul lavoro ha come effetto la totale impunità penale
dei padroni chiamati in giudizio. Una prescrizione ben orchestrata
dai padroni che, attraverso i loro avvocati fanno rinviare
all’infinito le date dei processi, con pretestuosi espedienti
compreso quello di denunciare il giudice titolare del processo, per
creare caos e rallentarne l’iter. La strada per mettere in piedi
gli “inoppugnabili” cavilli legali per ritardare i processi,
conosce molte e sofisticate diramazioni, da alcuni avvocati dei
padroni, alla politica corrotta e magari, anche quel 6 – 7% di
magistrati corrotti, (stima del procuratore di Catanzaro N.
Gratteri). Solo nelle decine e decine di
pc 17 febbraio - Memoria di Classe (al servizio del presente): 17 febbraio 1977: Lama cacciato dalla Sapienza
E' il 17 febbraio 1977, il giorno scelto da Pci e sindacato per dare
una sferzata che lasci il segno a quel movimento di estremisti che ha
occupato la Sapienza di Roma.
Perché
questa scelta? Perché gridare in università che il movimento è
composto di fascisti, e sbandierare il vessillo "della politica
dei sacrifici" nella casa del "tutto e subito"?
Diverse sono le interpretazioni. Chi del Pci ricorda quell'evento,
parla di una leggerezza politica, di un errore di analisi, di non
aver compreso che in università non c'erano piccoli gruppi autonomi,
ma un movimento che già allora avrebbe salvato ben poco
dell'esperienza pcista. Ma forse è più saggio pensare che
all'interno della dirigenza si volesse cauterizzare quella ferita che
il movimento aveva aperto nella base sociale del partito, sospingendo
"quelli del '77" su posizioni radicali che ne limitassero
il contagio.
Ben prima di quel giorno si era cercato ghettizzare, isolare e
rinchiudere il movimento in università; poi di presentare il Pci
come il solo portatore reale dell'interesse di classe, e quindi
l'unico legittimato a rappresentarla; dopo la cacciata di Lama si
decide che nel movimento ci sono i buoni e gli autonomi.
La mattina del 17 febbraio, studenti e lavoratori
dei collettivi fronteggiano il servizio d'ordine di Lama. L'aria è
tesa, scandita dal coro "sa-cri-fi-ci!" degli indiani
metropolitani, che hanno issato un fantoccio del segretario della
CGIL con scritto "nessuno lama". E poi succede, anche se
nessuno nell'assemblea del giorno prima se lo sarebbe potuto
aspettare. "Ci fu uno sciocco servitore del servizio d'ordine
del Pci [...] che brandiva un estintore enorme e stupidamente
cominciò a scaricarlo sugli studenti... Quello fu il segnale per
mandarli affanculo definitivamente." (V. Miliucci in
un'intervista a C. Del Bello).
Succede che Lama è costretto a correre giù dal furgone e darsela a gambe, incalzato dall'attacco dei compagni. C'è chi se lo ricorda sconvolto e sudato, preoccupato di venire catturato dagli autonomi.
Il capo delle "giubbe blu", del legittimo e regolare esercito di classe, messo in fuga dagli "indiani", dai dissidenti, dalla classe.
Succede che Lama è costretto a correre giù dal furgone e darsela a gambe, incalzato dall'attacco dei compagni. C'è chi se lo ricorda sconvolto e sudato, preoccupato di venire catturato dagli autonomi.
Il capo delle "giubbe blu", del legittimo e regolare esercito di classe, messo in fuga dagli "indiani", dai dissidenti, dalla classe.
pc 17 febbraio - Addio a Piera Vitali, la 'biondina della Val Taleggio': morta a 96 anni la partigiana-staffetta. Piera - PARTIGIANA COMBATTENTE - Ci ha lasciati ma ci ha consegnato il suo fulgido esempio di lotta contro il nazi/fascismo
A 20 anni entrò nella Resistenza: arrestata e torturata a San Vittore, non fece i nomi dei suoi compagni. Riuscì a fuggire durante il trasferimento nei campi di concentramento in Germania. Faceva parte della presidenza onoraria dell'Anpi Bergamo
Aveva 96
anni, da ragazza era conosciuta come "la biondina della Val
Taleggio": un nome di
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