mercoledì 6 aprile 2016

pc 6 aprile - Bagnoli "Non c’è trippa per ratti, Renzi torna nelle fogne” - la cronaca

Fin dalla mattina la città appariva completamente militarizzata. solo per garantire al “bugiardo Total” un palcoscenico il più possibile sgombro da contestazioni...Renzi doveva presenziare alla “cabina di regia” per l’area di Bagnoli, commissariata con un ukaze governativo ma contro cui tutte le forze locali – lobbisti e criminali a parte – sono contrarie. Il corteo, partito intorno alle 11,30 da Piazza Dante, si è dipanato inizialmente per le viuzze dei Quartieri Spagnoli, con la solidarietà della popolazione, per poi scendere verso il lungomare in direzione della Prefettura, teatro dell’invasione governativa.
Ad aprirlo il corteo uno striscione con la scritta: “Napoli sfiducia il Governo Renzi” e un grande pupazzo di Pinocchio che indossa una maglia con la scritta Pd. Tra i cartelli: “Napoli città ribelle”, “No al Governo delle lobby e degli speculatori”, “Non c’è trippa per ratti, Renzi torna nelle fogne”.
(da Contropiano)




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Guarda il video:
http://www.youreporter.it/video_Renzi_a_Napoli_scontri_tra_manifestanti_e_polizia

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Al grido di “Renzi statt’a cas!” migliaia
di persone hanno partecipato oggi alla
giornata di contestazione contro Matteo
Renzi e le politiche del suo governo,
sfidando in maniera frontale lo stato
d’assedio imposto dalla Questura nei
confronti della città. questo esecutivo...
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Partito da piazza Dante verso le 11, il corteo viene via via definito dalla presenza del mondo della formazione in lotta, dei centri sociali cittadini, del sindacalismo di base e di migliaia di cittadini e cittadine portati all’esasperazione dalla crisi, dalla disoccupazione e delle politiche di austerità. La piazza ha dovuto affrontare una Napoli completamente blindata  da polizia, carabinieri e guardia di finanza per evitare
che il premier venisse sorpreso dall’eterogeneo dispositivo di accoglienza messo in
campo dall’insieme delle realtà di lotta partenopee.

I continui blocchi polizieschi alle vie che portavano alla Prefettura e alla sede del
Mattino dove il premier aveva in programma un summit con la redazione del giornale
hanno portato il corteo ad attraversare i Quartieri Spagnoli, nel centro cittadino, per poi
dirigersi verso il lungomare.
Qui la volontà poliziesca di blindare la Prefettura ha portato all’utilizzo in serie di
lacrimogeni, manganelli ed idranti nei confronti dei manifestanti, che hanno risposto
 compatti difendendosi
dall'aggressione poliziesca anche attraverso fumogeni e grossi petardi.
Dopo le cariche, i manifestanti si sono ritrovati in assemblea alla Galleria Umberto per
fare il punto sulla giornata e rilanciare le prossime mobilitazioni, mentre Renzi
sorvolava in elicottero il cielo sopra Bagnoli per approdare al carcere minorile di Nisida,
in quell’area flegrea da sempre vittima di malagestione della politica e di clientelismo.

Dopo l'assemblea il corteo è ripartito per raggiungere la prefettura ma la strada è stata
bloccata da camionette e cordoni di polizia!
Altro che democrazia, è questo il vero volto del governo Renzi!

foto di CAU Napoli - Giulia Valle.

pc 6 aprile - Renzi a' carogna accolto da una dura manifestazione a Bagnoli - la polizia carica con idranti

 




pc 6 aprile - Milano: la campagna di solidarietà coi prigionieri politici indiani all'Università Statale

Volantinaggio e attacchinaggio agli studenti, docenti dell'università milanese

pc 6 aprile - Nella Fiom cacciato il capo dell'opposizione interna

Pubblichiamo questa breve nota di Sergio Bellavita, 

Il Sergio buono e quello cattivo.
Stamane mi è stato comunicato il licenziamento dalla fiom nazionale dopo 15 anni di impegno sindacale. Landini e la sua segreteria hanno deciso all’unanimità di darmi venti giorni di tempo per rientrare in fabbrica. Non vengo cacciato perché colto a rubare, non per aver fatto un accordo vergognoso. Non è in discussione la qualità del lavoro che faccio (di quello che mi hanno consentito di fare avendomi tolto quasi ogni incarico).Ho persino messaggini in cui Landini si complimenta per la gestione di alcune vertenze…Vengo cacciato solo perché rappresento l’opposizione interna alla cgil. Il dissenso che la fiom e la cgil hanno deciso di ridurre al silenzio, di espellere. Non possono più permettersi di misurarsi con la loro irrilevanza, con la loro crisi drammatica di risultati concreti. Nel 2012 cacciato dalla segreteria e oggi dalla fiom. Scriverò qualcosa di più meditato, tuttavia in pochi giorni Landini ha riabilitato Sergio Marchionne e licenziato Sergio Bellavita. Uno è diventato buono e l’altro è sempre stato cattivo. Anche questa è parte della pochezza di un segretario dispotico e arrogante che ha raccolto solo sconfitte e che lascerà solo macerie.

Sergio Bellavita

pc 6 aprile - REGENI: IL RACCONTO DI UN "ANONIMO" SU 'REPUBBLICA' CONFERMA QUELLO CHE E' SEMPRE STATO CHIARO DEL SUO ATROCE ASSASSINIO: IL LAVORO DI GIULIO VERSO LAVORATORI E ATTIVISTI SINDACALI - uno stralcio dal dossier dell'ultimo numero del giornale proletari comunisti


(da Repubblica) - C'è ora un Anonimo nel caso Regeni. E racconta una storia che ricostruisce cosa sarebbe accaduto a Giulio tra il 25 gennaio e il 3 febbraio. Una storia che porta dritta al cuore degli apparati di sicurezza egiziani, civili e militari, della polizia di Giza, del Ministero dell'Interno, della Presidenza... L'Anonimo svela almeno tre dettagli delle torture inflitte a Giulio Regeni mai resi pubblici e conosciuti solo dagli inquirenti italiani, perché corroborati dall'autopsia effettuata sul cadavere di Giulio nell'Istituto di medicina legale di Roma...
IL SEQUESTRO. "L'ordine di sequestrare Giulio Regeni - scrive l'Anonimo - è stato impartito dal generale Khaled Shalabi, capo della Polizia criminale e del Dipartimento investigativo di Giza", il distretto in cui Giulio scompare il 25 gennaio. Lo stesso ufficiale con alle spalle una condanna per torture che, dopo il ritrovamento del cadavere, accrediterà prima la tesi dell'incidente stradale e quindi quella del delitto a sfondo omosessuale. "Fu Shalabi, prima del sequestro, a mettere sotto controllo la casa e i movimenti di Regeni e a chiedere di perquisire il suo appartamento insieme ad ufficiali della Sicurezza Nazionale". E "fu Shalabi, il 25 gennaio, subito dopo il sequestro, a trattenere Regeni nella sede del distretto di sicurezza di Giza per ventiquattro ore".
"SCIOGLIETEGLI LA LINGUA". Nella caserma di Giza, Giulio "viene privato del cellulare e dei documenti e, di fronte al rifiuto di rispondere ad alcuna domanda in assenza di un traduttore e di un rappresentante dell'Ambasciata italiana", viene pestato una prima volta. Chi lo interroga "vuole conoscere la rete dei suoi contatti con i leader dei lavoratori egiziani e quali iniziative stessero preparando". Quindi, tra il 26 e il 27 gennaio, "per ordine del Ministero dell'Interno Magdy Abdel Ghaffar", viene trasferito "in una sede della Sicurezza Nazionale a Nasr City". Di fronte ai suoi nuovi aguzzini, Giulio continua a ripetere di non avere alcuna intenzione di parlare se non di fronte a un rappresentante della nostra ambasciata. "Viene avvertito il capo della Sicurezza Nazionale, Mohamed Sharawy, che chiede e ottiene direttive dal ministro dell'Interno su come sciogliergli la lingua.
E così cominciano 48 ore di torture progressive", durante le quali, per fortuna, Giulio comincia ad essere semi-incosciente. Viene "picchiato al volto", quindi "bastonato sotto la pianta dei piedi", "appeso a una porta" e "sottoposto a scariche elettriche in parti delicate", "privato di acqua, cibo, sonno", "lasciato nudo in piedi in una stanza dal pavimento coperto di acqua, che viene elettrificata ogni trenta minuti per alcuni secondi". "Bastonature sotto i piedi"... confermato dalle evidenze dell'autopsia effettuata in Italia...
NELLE MANI DEI MILITARI. Tre giorni di torture non vincono la resistenza di Giulio. Ed è allora - ricostruisce l'Anonimo - che il ministro dell'Interno decide di investire della questione "il consigliere del Presidente, il generale Ahmad Jamal ad-Din, che, informato Al Sisi, dispone l'ordine di trasferimento dello studente in una sede dei Servizi segreti militari, anche questa a Nasr city, perché venga interrogato da loro". È una decisione che segna la sorte di Giulio. "Perché i Servizi militari vogliono dimostrare al Presidente che sono più forti e duri della Sicurezza Nazionale ". Giulio "viene colpito con una sorta di baionetta" e "gli viene lasciato intendere che sarebbe stato sottoposto a waterboarding, che avrebbero usato cani addestrati" e non gli avrebbero risparmiato "violenze sessuali, senza pietà, coscienza, clemenza"...
L'orrore non ha fine. "Regeni entrò in uno stato di incoscienza. Quando si svegliava, minacciava gli ufficiali del Servizio militare dicendogli che l'Italia non lo avrebbe abbandonato. La cosa li fece infuriare e ripresero a picchiarlo ancora più violentemente". Gli stati di incoscienza di Regeni sono a questo punto sempre più lunghi. Come confermeranno i versamenti cerebrali riscontrati dall'autopsia. Ma la violenza non si interrompe. "Perché i medici militari visitano il ragazzo e sostengono che sta fingendo di star male. Che la tortura può continuare". Questa volta "con lo spegnimento di mozziconi di sigaretta sul collo e le orecchie". Finché Giulio non crolla "e a nulla valgono i tentativi dei medici militari di rianimarlo".
"I segni di sigaretta su collo e orecchie". È il terzo dettaglio, riscontrato dall'autopsia italiana...
IN UNA CELLA FRIGORIFERA. Dopo la sua morte, sempre secondo quello che sostiene l'anonimo, "Giulio viene messo in una cella frigorifera dell'ospedale militare di Kobri al Qubba, sotto stretta sorveglianza e in attesa che si decida che farne". La "decisione viene presa in una riunione tra Al Sisi, il ministro dell'Interno, i capi dei due Servizi segreti, il capo di gabinetto della Presidenza e la consigliera per la sicurezza nazionale Fayza Abu al Naja "... Il corpo fu quindi trasferito di notte dall'ospedale militare di
 Kobri a bordo di un'ambulanza scortata dai Servizi segreti e lasciato lungo la strada Cairo-Alessandria"...

DALL'ULTIMO NUMERO DEL GIORNALE PROLETARI COMUNISTI (si può richiedere on line a: pcro.red@gmail.com)

Ma quale verità cercate? Era tutto chiaro sin dal primo giorno. Chi dice il contrario o chi crede al contrario, mente sapendo di mentire

I medici evidenziano le prolungate torture che fanno intendere che il giovane è rimasto diversi giorni nelle mani dei suoi aguzzini. Le ragioni di questo vengono esposti in maniera lineare e semplice: Giulio aveva incontrato attivisti sindacali, partecipato a riunioni e assemblee di lavoratori; aveva resocontato nel quadro della sua ricerca tutto questo; aveva scritto articoli, sotto falso nome, per Il Manifesto; era stato individuato e sequestrato con l'obiettivo principale di ottenere attraverso la tortura la confessione e i nomi delle sue fonti per poterle perseguire e l'obiettivo secondario di impedire che potesse continuare a pubblicare articoli, comunque ritenuti dannosi per il regime...
E' possibile vedere Renzi tacere e i suoi Ministri blatelare sempre le stesse frasi fino ad oggi?
Su questo abbiamo letto una montagna di articoli e giornali, ma nessuno di essi, come pure varie realtà politiche e sociali che si sono mosse, hanno fatto il necessario per imporre questa verità e le necessarie conseguenze di essa...
abbiamo assistito, dopo i primi giorni, alle contro campagne che hanno dato spazio agli insulti e alla denigrazione di Giulio... Articoli anche lunghi e una montagna di particolari volti ad intorbidire più che a illuminare quello che è avvenuto.
Le uniche cose vere che abbiamo letto nei giorni successivi sono stati gli interessi economici dell'Italia in Egitto, il ruolo dell'Eni, i legami politici e militari tra Italia ed Egitto, il sostegno alla dittatura di al-Sisi e alla sua repressione di massa, compresa la sua guerra di classe nei confronti delle lotte operaie e dei sindacati indipendenti, che Giulio con la sua onesta ricerca aveva cercato di far conoscere.
Ebbene, sono queste seconde verità che hanno ucciso Giulio. E a queste ci dobbiamo attenere per pretendere che questa questione non cada nel dimenticatoio e che sia ben presente nella lotta contro l'imperialismo italiano, contro il regime del boia al-Sisi, contro il governo Renzi...

pc 6 aprile - INDIA: CAMPAGNA A SOSTEGNO DEI PRIGIONIERI POLITICI - PALERMO



Libertà per le prigioniere politiche in India e nel mondo
Viva la doppia lotta rivoluzionaria delle donne
MFPR



MFPR

pc 6 aprile - RENZI E GLI 80 EURO AI PENSIONATI... ASPETTA, ASPETTA, I PADRONI HANNO QUALCOSA DA DIRE (E NON SOLO LORO)

Quando è in difficoltà politiche serie, Renzi tira fuori la più classica delle promesse, gli 80 euro. Chissà chi gli avrà suggerito che questa sarebbe una cifra accettabile, prima per i lavoratori sotto i 1.500 euro e adesso pure per i pensionati al minino (501 euro mensili)? Ma una cosa è certa Renzi non ha nessuna paura del ridicolo… In vista delle amministrative infatti, tra i mille problemi seri che gli si sono scaricati addosso in queste ore, la promessa per i pensionati dovrebbe garantirgli i voti necessari a non perdere tutte le maggiori città dove si vota: Roma, Torino, Milano, Bologna, Napoli... 
In casi come questo, Renzi si “ricorda” che lavoratori e pensionati non stanno bene in questo paese: stiamo parlando, solo in questo ambito, di circa 30 milioni di persone!

In questo tipo di cose è in ottima compagnia perché anche i sindacalisti, sempre dopo che qualcuno accende l’attenzione, si mettono a ripetere peggio dei peggiori pappagalli che è vero, c’è la povertà, i contratti non si fanno ecc. ecc. e provano anche a dare le risposte alle domande che vengono

pc 6 aprile - Migranti: L’Unione europea è illegale e lo sa! Dal 4 aprile in vigore l’accordo della vergogna! Grecia e Turchia fanno letteralmente carte false per coprire la moderna tratta degli schiavi…

Per i soldi, miliardi di euro, che arriveranno nelle casse della Grecia e della Turchia, questi paesi insieme alle decisioni della Commissione dell’Unione europea hanno cominciato ad applicare l’accordo che prevede dal 20 marzo il trasferimento dei migranti che sbarcano in Grecia, alla Turchia. Un accordo assurdo e illegale come viene ricordato perfino da un articolo del Sole 24 Ore di ieri che parla di “dubbi” sulla legittimità ma poi... Altro che dubbi! 

Contro i meschini tentativi di giustificazione della Commissione europea che dice che queste operazioni stanno avvenendo “nel pieno rispetto delle regole internazionali” il giornalista del Sole ricorda che “La Grecia ha modificato le sue norme in modo da considerare la Turchia un Paese sicuro in cui rimandare i richiedenti asilo.” Mentre tutti gli organismi internazionali, compresa l’Unione europea ripetono costantemente che la Turchia non può essere considerato un paese sicuro (tecnicamente “nazione terza sicura”) “dal punto di vista dei diritti umani e tanto meno dal punto di

pc 6 aprile - ILVA - RENZI: "A UN PASSO DALLA SVOLTA". MA GLI OPERAI QUESTA SVOLTA NON LA VEDONO AFFATTO. L'ATTACCO ALLA SALUTE E ALLA VITA È SEMPRE LO STESSO!



Dopo gli altri due infortuni di qualche settimana fa, ancora ieri, altri due infortuni sul lavoro si sono verificati nel pomeriggio all’interno dell'Ilva. Un operaio impegnato nella zona Cco5 del reparto Acciaieria 1 ha riportato una contusione alla gamba in seguito al ribaltamento del mezzo su cui stava trasportando una trave. L’altro incidente ha riguardato un dipendente di una ditta dell’appalto che operava nell’Acciaieria 2, il quale è stato colpito al volto da un tubo e ha riportato la frattura del setto nasale. Personale dello Spesal (Servizio di prevenzione e sicurezza negli ambienti di lavoro) dell’Asl è intervenuto per appurare la dinamica degli infortuni e verificare il rispetto delle norme sulla sicurezza.

E che siano società straniere o cordate italiane, la situazione nella fabbrica, senza la ribellione degli operai, peggiorerà sia in termini di posti di lavoro, contratti, sia in termini di sicurezza e salute.
A QUANDO LA SVOLTA VERA DEGLI OPERAI?
 

martedì 5 aprile 2016

pc 5 aprile - ALMAVIVA: i lavoratori in assemblea si preparano allo sciopero e all’incontro del 13 aprile a Roma

Infine abbiamo le date importanti dei prossimi giorni: il 13 aprile sciopero nazionale e “tavolo di crisi per questa società”. Il 18 un altro incontro con il ministro Poletti su tutto il settore dei call center.
“Il Governo porta in sede ministeriale due difficili partite riguardanti il settore dei call center. La più scottante è sicuramente (dati i numeri) quella di Almaviva Contact, società del gruppo Almaviva leader nei call center che ha aperto una procedura di licenziamento per 2.990 lavoratori nelle sedi di Roma (fino a 920), Napoli (fino a 400) e Palermo (fino a 1.670 persone).” E poi c’è la “Gepin: altro call center alle prese con una procedura di licenziamento collettivo per 352 unità dopo la perdita della commessa di Poste.” Come ci ricorda il Sole 24 Ore di oggi.
Le posizioni dell’azienda le abbiamo analizzate e criticate in articoli precedenti, sintetizzandoli così: Almaviva conferma i licenziamenti per avere soldi e leggi a suo favore; i sindacati sono oggettivamente dalla parte di Almaviva; i lavoratori si devono organizzare e lottare in maniera indipendente.

Ma come ci si prepara allo sciopero e all’incontro del 13 aprile a Roma? A Palermo, tra giovedì e venerdì, le organizzazioni sindacali confederali terranno diverse assemblee con le lavoratrici e i lavoratori. Per decidere cosa? Visto che le posizioni dell’azienda sono abbastanza nette e anche quelle del governo messe giù in “cinque punti”, e le une e le altre prevedono al massimo una estensione di ammortizzatori in attesa di chissà cosa, o meglio sono solo l’anticipo del peggio, visto “che i 1.670 licenziamenti a Palermo potrebbero essere soltanto una tappa per la chiusura del sito”?, perché è questo il sentore che “aveva avuto anche l’assessore alle Attività produttive Mariella Lo Bello, che nei giorni scorsi ha parlato con la famiglia Tripi, i patron del gruppo” (La Repubblica Palermo 3/4/16).
È lo stesso sentore che tiene banco tra diversi lavoratori che dimostrano in tanto in tanto il loro dissenso nei confronti dei sindacalisti che, soprattutto in certi momenti caldi e davanti a proposte di lotte più conseguenti invitano i lavoratori alla moderazione all’incirca così “non mettiamo in crisi ancor più l’azienda che è già messa male!”

pc 5 aprile - Chi controlla il mondo oggi - "Oligarchia finanziaria...", dice Lenin ne L'imperialismo

Sede del Deutsche Bank en Frankfurt
articolo in spagnolo chiaramente comprensibile in via di traduzione per il corso di formazione on line sull'imperialismo - che puoi seguire su questo blog ogni giovedi

Por Narciso Pizarro
DIAGONAL

146 accionistas controlan el 40% del valor total de las empresas
737 accionistas, el 0,123% del total, controlan el 80% del valor de las más de 43.000 compañías multinacionales.
En 2011, S. Vitali, J.B. Glattfelder, and S. Battiston, publicaron un artículo de gran importancia, no sólo muy citado, sino muy leído: The network of global corporate control (PLOS ONE, 26 de octubre de 2011) donde expusieron los resultados de una investigación gigantesca, realizada en la Escuela Politécnica de Zúrich, sobre la relación entre los propietarios de las mayores empresas del mundo.

Esta investigación examina las relaciones de propiedad existentes entre las 43.060 mayores empresas multinacionales del mundo, con datos procedentes de la base de datos Orbis en 2007. Esas relaciones

pc 5 aprile - Come sempre solidali con Mimmo Mignano e gli operai licenziati della Fiat Pomigliano - ma non pensiamo che la costruzione di eventi mediatici clamorosi sia la via permanente per condurre la lotta di classe

Bagnoli. Licenziato Fiat arrampicato sulla ciminiera dell’ex Italsider


Napoli cassaintegrati
Mimmo Mignano, uno dei cinque operai dello stabilimento Fca di Pomigliano, licenziato due anni fa per una protesta davanti alla fabbrica ritenuta offensiva dalla direzione, si è arrampicato oggi su una ciminiera dell’ex Italsider di Bagnoli, in attesa del riesame di domani sul ricorso presentato dagli ex lavoratori al Tribunale di Nola. Mimmo Mignano, lo scorso anno rimase per quasi una settimana su una gru del cantiere di piazza Municipio a Napoli, e negli anni precedenti si era arrampicato su tralicci per ripetitori telefonici davanti allo stabilimento automobilistico di Pomigliano. Sotto la ciminiera si sono radunati gli altri licenziati ed alcuni attivisti del Comitato «Licenziati e cassaintegrati Fiat di Pomigliano», per un presidio di protesta

pc 5 aprile - 'Un sindacato “vero” si misura con la realtà' - Caro Sergio Cararo lo abbiamo già sentito questo discorso, ogni sindacato che fa il passo decisivo per il cambio di natura... comincia sempre così - Firmare l'accordo fascista sulla rappresentanza è il primo passo del cambio di natura. I fatti sono duri a morire e la verifica sta e starà nei fatti

Sergio Cararo
Sull'assemblea nazionale della USB

Milano. Centinaia di delegati, attivisti e lavoratori aderenti all’Usb, hanno affollato domenica mattina il tendone installato nella zona di Porta Romana-Vigentina. Il “benvenuto” che la federazione lombarda della Usb  riserva ai, lavoratori giunti da tutta Italia per la loro assemblea nazionale, non è affatto di circostanza. “Benvenuti nella ex Stalingrado d’Italia” oggi diventata altro. Le grandi fabbriche come la Tbb che ancora da il nome alla fermata della metropolitana, sono chiuse da anni. Il loro posto è stato preso da centri commerciali, uffici e talvolta dall’abbandono e dal degrado, magari rimpiazzato da spazi sociali occupati e poi sgomberati dalle autorità per tornare ad essere abbandonati. Il benvenuto della Usb lombarda sottolinea l’importanza di uno dei passaggi che hanno

pc 5 aprile - Nagorno-Karabagh un nuovo focolaio di guerra - in campo le potenze imperialiste direttamente e per interposta persona



info marco santopadre contropianokarabakh

Continuano gli scontri armati tra azeri e armeni nel Nagorno-Karabakh; nelle ultime ore si segnalano almeno 13 morti tra i militari di entrambe le parti. Fino a ieri, dalla ripresa delle ostilità il primo aprile scorso, i violenti scontri avevano causato già 40 vittime militari e sei civili, oltre a più di 200 feriti. Erevan (capitale dell’Armenia) accusa Baku (capitale dell’Azerbaigian) di continuare a martellare le posizioni avversarie con i razzi Smerč e i droni da bombardamento. Da parte sua Baku ha ordinato la mobilitazione generale di tutte le sue

pc 5 aprile - Info - contro i provvedimenti disciplinari di FIOM-CGIL contro gli operai della FCA SATA Melfi e TERMOLI - un appello dal mondo della cultura

Appello del mondo della cultura e dei movimenti italiani e internazionali per i delegati FCA
per inviare ulteriori adesioni scrivere a: sindacatounaltracosa@gmail.com con oggetto “appello contro i provvedimenti”.

Il Comitato Centrale della FIOM, il 7 marzo 2016, ha deciso a maggioranza di comminare un pesante provvedimento disciplinare nei confronti di 16 propri iscritti, lavoratrici e lavoratori negli stabilimenti FCA (ex FIAT). Con una prassi inedita, è stato deciso di farli decadere dai ruoli di direzione (Direttivi e Assemblee Generali) e di rappresentanza (RSA o RLS) dell’organizzazione (leggi).
Questa scelta è stata compiuta sulla base di una risoluzione del Collegio Statutario CGIL, interpellato dalla Fiom della Basilicata e del Molise. Ascoltando solo le argomentazioni avanzate da queste strutture (senza possibilità di difesa degli interessati), quel collegio ha infatti deliberato, a maggioranza, l’incompatibilità tra la CGIL e un coordinamento di lavoratori (leggi). Questo coordinamento si era formato quasi un anno fa e comprendeva lavoratori e lavoratrici di Cassino, Melfi, Termoli e Atessa, tra cui delegati e dirigenti di diverse organizzazioni sindacali. Come riporta il breve documento costitutivo, “la finalità di tale iniziativa è esclusivamente quella di riunire i lavoratori/ci, marciando uniti contro le divisioni promosse dai vertici aziendali, condividendo iniziative di lotta e conflitto, le uniche indispensabili al ripristino di condizioni di lavoro ed economiche migliori all’interno delle fabbriche FCA”. Questo coordinamento, infatti, non ha mai avviato una contrattazione o dichiarato scioperi: era semplicemente un luogo di condivisione delle iniziative, una delle tante e diverse coalizioni che coinvolgono, o hanno coinvolto nel passato, delegati o strutture CGIL del nostro paese (dalle diverse esperienze di autoconvocati, ai tanti coordinamenti aziendali e settoriali, sino alla stesa coalizione sociale promossa dalla FIOM).

pc 5 aprile - Solidali con i migranti accampati a Ventimiglia

Migranti a Ventimiglia, l'appello del sindaco: “Regione e prefetto non ci lascino soli”

Migranti a Ventimiglia, l'appello del sindaco: “Regione e prefetto non ci lascino soli”

Un centinaio di migranti al campo di accoglienza della Croce Rossa, e a pochi passi, sulle scale della stazione di Ventimiglia, altri 30 o 40 per strada, all’addiaccio. E poi, il movimento No Borders che parallelamente torna a farsi sentire, organizzando pranzi con i migranti. Riecco l’emergenza — che non è più emergenza ma quotidianità — di Ventimiglia, l’altra Lampedusa, l’altro Brennero. Ovvero, la nostra terra di confine, di migranti in viaggio, in fuga dall’Italia ma respinti dalla Francia.
Come l’estate scorsa, quando un gruppo di giovani eritrei e sudanesi si accampò all’improvviso sugli scogli dei Balzi rossi, con una protesta che conquistò le prime pagine e dove nacque il movimento No Borders contrario alla chiusura dei confini: con gli attivisti No Borders. 

Dopo mesi di silenzio — “forzato”, perché dopo aver messo su il campo autogestito e abusivo al confine molti erano stati denunciati o colpiti da “fogli di via” che li tenevano lontani dalla città — i ragazzi sono tornati a prendersi cura, a loro modo, dei migranti.

pc 5 aprile - Vengono allo scoperto tutti gli amici del regime dittatoriale assassino egiziano di al-SISI

Lega e FdI contro la solidarietà a Regeni: "L'Egitto è l'ultimo baluardo contro l'Is"

Lega e FdI contro la solidarietà  a Regeni:  "L'Egitto è l'ultimo baluardo contro l'Is"

Lega e Fratelli d'Italia escono dall'aula: "Era legato a un'agenzia di intelligence inglese?"
Lega Nord e Fratelli d'Italia escono dall'aula per non dover votare l'ordine del giorno, proposto dal sindaco Piero Fassino, che chiede “verità per Giulio Regeni”. È successo oggi pomeriggio in consiglio comunale a Torino, nel corso della seduta durante la quale Pd, Moderati e Sel, ma anche Ncd, Forza Italia e il Movimento 5 Stelle hanno approvato all'unanimità il documento che domanda "al ministero degli Esteri di attivare tutti i canali internazionali per chiedere al governo egiziano un'inchiesta approfondita, rapida e indipendente per far luce su quanto accaduto al giovane ricercatore italiano”.
Una presa di distanza che il consigliere di Fdi, Maurizio Marrone, ha spiegato così: “Ci sono molti elementi della vicenda da approfondire. Regeni è davvero vittima del governo egiziano? Era legato a un'agenzia di intelligence inglese? Non si può chiedere verità prima dell'approfondimento dei fatti”. Secondo l'esponente di Fdi, “l'Egitto di Al Sisi è l'unico baluardo laico contro l'avanzata del Califfato in tutto il nord Africa, non è uno stato canaglia, nè è paragonabile al Cile di Pinochet. C'è il rischio – ha aggiunto – di avere un intero continente islamizzato: serve cautela”.

pc 5 aprile - LIBERTA' PER LE PRIGIONIERE POLITICHE IN INDIA E IN TUTTO IL MONDO! da Mfpr

(Dal blog femminismorivoluzionario)


LIBERAZIONE DI TUTTI I PRIGIONIERI POLITICI IN INDIA!

BASTA CON LE TORTURE, LE VIOLENZE SESSUALI, GLI STUPRI
CONTRO LE PRIGIONIERE POLITICHE!

AL FIANCO DELLE COMPAGNE MAOISTE CUORE DELLA PIU' GRANDE
GUERRA POPOLARE IN INDIA

In India, considerata “la più grande democrazia nel mondo” dagli Stati e governi imperialisti, compreso il nostro, e il governo Renzi, in Italia, è dove viene portata avanti la più feroce, vasta repressione verso il popolo, in particolare adivasi, per imporre gli interessi delle grandi multinazionali e della casta dei ricchi dominante.
Verso le donne questa repressione si accanisce in maniera atroce, unendo la violenza delle armi della polizia e dell'esercito a quella delle violenze sessuali, degli stupri, usati come armi di guerra.

Ma a questa brutale repressione, agli stupri, uccisioni nei villaggi, come nelle città, che restano volutamente impuniti, alle tante oppressioni che subiscono - imperialista, dello Stato Indiano, feudale/patriarcale, di casta - le donne sempre più stanno rispondendo in maniera massiccia, con oceaniche manifestazioni e proteste.
Ma soprattutto, le donne in India sono diventate il cuore e la forza più determinata della più grande guerra di popolo nel mondo condotta dal Partito Comunista Maoista dell'India, rendendo effettivamente la guerra popolare una guerra di massa.

Questo fa paura allo Stato indiano e al governo fascista di Modi che risponde incarcerando centinaia di donne e accanendosi, con i suoi aguzzini nelle carceri, in particolare contro le prigioniere politiche, contro le comuniste maoiste, usando verso di esse torture sessuali, stupri della polizia, bestiali mutilazioni sessuali, nel tentativo inutile e disperante di colpirle come donne e come combattenti rivoluzionarie.
Ma si illudono! Il ruolo e la forza delle donne nella guerra popolare diventa ogni giorno più grande e determinante per la liberazione di tutto il popolo e di tutte le catene, attraverso una rivoluzione nella rivoluzione.
Esse sono un riferimento per le lotte di tutte le donne oppresse nel mondo!

Il Movimento Femminista Proletario Rivoluzionario in Italia chiama le donne, che più subiscono anche nel nostro paese doppio sfruttamento e oppressione, le compagne rivoluzionarie, il movimento femminista sincero ad unirsi, in questa settimana (dal 2 al 9 aprile) di azione internazionale per la liberazione dei prigionieri politici, a mandare messaggi, fare iniziative per la liberazione di tutte le prigioniere politiche in India, per pretendere la fine delle torture sessuali, stupri contro le donne nelle carceri.

Nello stesso tempo, in questa campagna di solidarietà internazionale, vogliamo denunciare e chiamare alla mobilitazione per tutte le prigioniere politiche rivoluzionarie nelle carceri del mondo - dalla Turchia del fascista Erdogan, al Kurdistan, alla Palestina contro lo Stato sionista di Israele, alla stessa Italia, ecc. - considerate “pericolose” perchè sfidano gli Stati, i loro regimi sanguinari e oppressivi, le loro guerre, e indicano a tutte le donne la strada rivoluzionaria per la liberazione.
Vogliamo ricordare in particolare, le compagne turche e curde di Yeni Kadin-Atik arrestate per l'azione congiunta dello Stato turco e della “democratica” Germania della Merkel, per colpire chi lotta dalle piazze della Turchia, a Kobane, alle cittadelle imperialiste.
E nel nostro paese, le detenute politiche, come Nadia Lioce, rinchiuse col regime del 41bis, una tortura bianca, per punire chi non si è pentita a questo Stato infame.

LIBERTA' PER TUTTE LE PRIGIONIERE POLITICHE!
VIVA LA LOTTA RIVOLUZIONARIA DELLE DONNE IN TUTTO IL MONDO!

5 aprile 2016

Movimento Femminista Proletario Rivoluzionario
mfpr.naz@gmail.com – blog femminismorivoluzionario

pc 5 aprile - Libertà per il dr Saibaba, per gli studenti perseguitati, per tutti i prigionieri politici! Modi fascista servo dell'imperialismo!

Appoggiamo la campagna internazionale 
del comitato di sostegno alla guerra popolare in India
Oggi volantinaggio e affissione all'università La Sapienza a Roma


pc 5 aprile - Editoriale di proletari comunisti - leggi il numero nuovo integrale - richiedi a pcro.red@gmail.com

Bruxelles - la guerra continua a tornare a casa

Gli attentati indiscriminati di Bruxelles che hanno prodotto numerose vittime innocenti, come prima quelli di Parigi producono dolore e sgomento tra le masse popolari, ma non sono nulla di diabolico e inspiegabile. Sono le guerre scatenate dai governi imperialisti che “tornano a casa”.
Ormai da anni questi governi aggrediscono e bombardano le popolazioni di tutti i paesi del mondo arabo, producendo quotidianamente decine di migliaia di morti civili, tra cui tante donne e bambini; producono distruzione e devastazione di interi paesi, miseria e fame, che originano la fuga di centinaia di migliaia di persone.
Queste guerre sono fatte per i profitti, per il controllo delle zone del petrolio, per mantenere in piedi regimi sanguinari, come Israele, le monarchie saudite, l’odierno Egitto, che a loro volta producono massacri quotidiani delle popolazioni palestinesi, kurde, siriane, irakene, afghane, ecc.
Come si può pensare che questa azione quotidiana dei governi e degli Stati imperialisti, dei governi dei ricchi del mondo siano senza conseguenze, non “tornino a casa”?
Se non si vuole che la “guerra torni a casa” bisogna finirla con le guerre imperialiste, le guerre di aggressione in Medio Oriente. II primo terrorismo a cui mettere fine è quello delle bombe dell’imperialismo sui popoli oppressi.
Noi vogliamo un altro tipo di ritorno a casa della guerra che colpisca i governi e gli Stati imperialisti. Noi siamo dalla parte dei popoli oppressi dall’imperialismo. Noi siamo perchè siano i proletari e i popoli a condurre la loro giusta guerra popolare contro l’imperialismo, sia all’interno e nelle zone di guerra.

Isis è un gruppo reazionario, di ideologia e organizzazione feudale, nato e sostenuto dai governi imperialisti per farne una pedina dell’aggressione contro i popoli. L’Isis ammazza quotidianamente non le truppe e i soldati dell’imperialismo ma gli stessi popoli, e attacca soprattutto nelle zone di guerra i popoli che lottano e resistono, vedi nel nord Kurdistan.
La guerra dell’Isis non è la guerra dei popoli, e non ha nulla di “santo” se non la prospettiva di un nuovo inferno feudale.
Gli attentati vengono usati dagli Stati per continuare la loro guerra di aggressione e per fare una guerra anche all’interno dei paesi occidentali ai proletari, ai popoli

Proletari comunisti – Pcm Italia
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