Stralci
Sta vivendo un’accelerazione il percorso verso l’approvazione del cosiddetto DDL Antisemitismo, il DDL 1004 “Disposizioni per il contrasto all’antisemitismo e per l’adozione della definizione operativa di antisemitismo”.L’orientamento dell’opposizione al governo non è unanime: se M5s e AVS hanno espresso con chiarezza il loro NO, il Partito democratico sembra orientato all’astensione, dopo che al Senato una fronda, capitanata da Graziano Del Rio, aveva votato addirittura Sì.
Il testo di legge al Senato ha accorpato una quantità di proposte differenti alcune delle quali avevano un carattere esplicitamente liberticida – dal profilo chiaramente incostituzionale.
Non per il contrasto all’antisemitismo, ma per la promozione del sionismo e delle condotte di Israele
Adottando la definizione operativa dell’IHRA con i suoi indicatori, la legge opera una sovrapposizione fra odio nei confronti degli ebrei in quanto popolo e religione, e contrarietà allo Stato di Israele come entità politica. La definizione di antisemitismo dell’IHRA è infatti tutta costruita su questa – indebita – sovrapposizione di piani: i suoi indicatori operativi censurano critiche di squisita natura politica, come per esempio paragoni fra le condotte dello Stato di Israele e quelle naziste.
Ma la gravità della legge sta non tanto in quello che proibisce o censura. Quanto nel tipo di “strategie di contrasto” che adotta. La “Strategia nazionale per la lotta all’antisemitismo” varata dal governo nel 2025, infatti, è stata interamente costruita attraverso un tavolo di lavoro che vede coinvolte personalità delle principali comunità ebraiche italiane legate a doppio filo allo Stato di Israele e
alla cieca fedeltà alle sue politiche. Interessante notare che oltre a studiosi e rappresentanti istituzionali, a questo tavolo troviamo anche il giornalista Paolo Mieli.Le associazioni parte del tavolo sono l’UCEI (Unione Comunità ebraiche italiane), l’UGEI (Unione Giovani Ebrei d’Italia), il CDEC (Fondazione Centro di documentazione ebraica contemporanea) e l’IHRA stessa (International Holocaust Remembrance Alliance).
Si tratta di realtà istituzionalizzate innanzitutto nel loro rapporto con Israele, e quindi con la dottrina sionista come collante ideologico sia del progetto statale israeliano, sia della diaspora che di questo progetto si fa promotrice all’estero.
Non rappresentano in alcun modo l’interezza della popolazione ebraica sul territorio nazionale, basti pensare a realtà più recenti come il Laboratorio Ebraico Antirazzista o la rete Mai Indifferenti, che il governo si è ben guardato dal coinvolgere al tavolo di lavoro per elaborare qualsiasi strategia di contrasto. Così come si è ben guardato da coinvolgere personalità ebraiche di spicco dalle posizioni antisioniste o anche semplicemente critiche verso Israele, quali Ariel Toaff, Anna Foa o Moni Ovadia.
La principale strategia di contrasto all’antisemitismo, per queste associazioni e per il governo italiano, non solo quello attualmente in carica, è il sostegno a Israele e alla dottrina sionista come base dell’esistenza di Israele in quanto Stato. Uno Stato nato da un progetto coloniale, suprematista e razzista, e in quanto tale criticabile sul piano squisitamente politico, proprio come è criticabile la nascita e l’esistenza stessa, su basi peraltro assai simili, degli Stati Uniti o del Regno Unito e di tante altre entità statali e politiche.
La legge 1004 non impedisce queste critiche, ma prevede una serie articolata di interventi per rendere il sostegno al sionismo parte dell’educazione istituzionale nelle scuole, nelle Università e nei corpi di polizia. E non prevede alcuna possibilità di rifiutare tale educazione.
Criticare Israele continuerà a essere possibile. Rifiutare il sionismo, invece, no.
Quando la legge si propone di “promuovere la conoscenza, il rispetto e la valorizzazione della storia, della cultura e della vita ebraiche”, è del sionismo che si sta parlando, non dell’ebraismo. Quando si propone di proteggere le comunità ebraiche, è delle comunità sioniste che stanno parlando, non di tutte le collettività che si definiscono ebraiche. Il potere che viene conferito alle comunità ebraiche filosioniste di definire a partire dai loro criteri, e non dai criteri costituzionali e universali, cosa rappresenta “contrasto all’antisemitismo” è fra gli aspetti più controversi della legge.
Il bavaglio alla libertà di opinione
Il testo, oltretutto, prevede alcune forme di contrasto all’antisemitismo in tutta evidenza impraticabili, particolarmente una: “prevedere, nell’ambito delle risorse previste a legislazione vigente e senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, apposite misure per contrastare la diffusione del linguaggio d’odio antisemita sulla rete internet, sentita l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni”. Difficile davvero immaginarsi come si possa setacciare internet alla ricerca di linguaggio antisemita senza impiegare risorse economiche allo scopo, e ferme restando “la libertà di critica politica e di espressione del pensiero e la libertà di riunione e di associazione, nel rispetto dei princìpi costituzionali”.
Anche per questa ragione, i suoi aspetti più insidiosi sono in verità quelli proattivi, più che quelli repressivi.
“Facilitare, nel rispetto dell’autonomia delle istituzioni scolastiche e nei limiti delle risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente, la promozione di azioni formative rivolte a docenti e attività didattiche rivolte agli studenti”, significa far entrare il sionismo, incontrastato, nelle scuole. La propaganda e l’indottrinamento.
“La realizzazione di attività di ricerca, seminari e incontri in collaborazione con istituzioni universitarie nazionali e internazionali” è la realizzazione di attività di propaganda filosionista nelle Università.
“Potenziare, nell’ambito delle risorse previste a legislazione vigente e senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, specifiche iniziative di formazione e aggiornamento rivolte alle Forze armate, alle Forze dell’ordine e al personale della carriera prefettizia e della magistratura sul fenomeno dell’antisemitismo” significa far entrare l’indottrinamento filosionista direttamente tra le forze dell’ordine;
“Promuovere, sui canali del servizio pubblico radiofonico, televisivo e multimediale, campagne di informazione finalizzate alla conoscenza del fenomeno dell’antisemitismo” significa sionizzare i mezzi di comunicazione italiani.
Tutto questo con la attiva collaborazione dell’articolato, nonché molto ben finanziato, sistema di hasbara israeliano, che fin dalla nascita dello Stato ne rappresenta l’ossatura ideologica e propagandistica, necessaria a israelizzare anche gli abitanti stessi della colonia originaria, dai primi ebrei che si trasferirono in Palestina fino all’intera diaspora internazionale come mostra in modo inequivocabile l’imperdibile docufilm Israelism.
Non esiste sionismo, infatti, senza indottrinamento al sionismo stesso. Non esiste sionismo senza riscrittura della realtà della storia riguardo al modo di esistere di Israele in Palestina. Senza cancellazione della verità storica del colonialismo, della pulizia etnica, della Nakba, dell’apartheid, e senza negazione del genocidio.
Come dimostra l’adesione a Israele da parte di tutte le formazioni neonaziste e di estrema destra a livello internazionale, il sionismo è più che compatibile con l’antisemitismo.
Lo scopo vero della legge è fomentare il sionismo. Questo è quello che farà.

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