martedì 8 settembre 2026

Il cinema e la musica contro il genocidio


Testo e firmatari della lettera aperta promossa dal collettivo Venice4Palestine (V4P), sottoscritta da Roger Waters, Guy Pearce, Annie Ernaux e altri +200 esponenti del cinema e della cultura internazionale per esortare il Festival di Venezia ad intraprendere “azioni concrete” per la Palestina.

È emersa una nuova normalità… in parte grazie a un falso cessate il fuoco. Israele non solo non si è fermato, ma ha continuato le sue atrocità, estendendo la sua potenza di fuoco verso la Cisgiordania, la Siria, il Libano e l’Iran. Per il popolo palestinese, nulla è cambiato e le lacrime non bastano ad assolverci: al contrario, dimostrano che non siamo in grado di attingere a sufficienza al nostro potere d’azione collettivo“.

L’appello chiede inoltre a Venezia di “esporre la bandiera palestinese per tutta la durata del festival, insieme a tutte le altre bandiere che rappresentano i film presenti nella selezione ufficiale, come da prassi e come già riconosciuto dalle fonti di informazione ufficiali del festival“.

I rappresentanti di Venice4Palestine parteciperanno a un dibattito che si terrà l’8 settembre al Lido di Venezia, dal titolo “Eppure Gaza continua a bruciare“.

Di seguito è riportata la lettera aperta integrale e l’elenco completo dei firmatari.

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Eppure Gaza continua a bruciare

È passato un anno…

Un anno fa, migliaia di persone hanno aderito all’appello Venice4Palestine per portare la Palestina sotto

i riflettori della Mostra del Cinema di Venezia e la resistenza del popolo palestinese al centro del dibattito pubblico: finalmente, si parlava apertamente di genocidio anziché di guerra.

Mentre chiedevamo alla Biennale e alla Mostra del Cinema di Venezia di prendere una posizione chiara e agli operatori del settore cinematografico di esprimere la loro solidarietà, la proiezione di Sawt Hind Rajab (La voce di Hind Rajab), durante il festival, è sembrata improvvisamente farsi portavoce di queste richieste, generando un’emozione e un’indignazione collettive.

Nei giorni e nelle settimane successive, nell’ambito di quel flusso di coscienza popolare che si era creato, milioni di noi sono scesi in piazza e si sono diretti al mare in segno di solidarietà con il popolo palestinese.

Un’ondata di partecipazione ci ha dato la speranza che insieme avremmo potuto contribuire a fermare il genocidio.

È emersa una nuova normalità, tuttavia, in parte grazie a un falso cessate il fuoco.

Israele non solo non si è fermato, ma ha continuato le sue atrocità, estendendo la sua potenza di fuoco verso la Cisgiordania, la Siria, il Libano e l’Iran.

Per il popolo palestinese, nulla è cambiato e le lacrime non bastano ad assolverci: sono piuttosto la prova della nostra incapacità di attingere a sufficienza al nostro potere d’azione collettivo.

La Palestina ci ricorda che “un altro mondo è possibile”. Venticinque anni fa, abbiamo vissuto il trauma collettivo di Genova 2001. Abbiamo assistito a una delle più gravi sospensioni della democrazia.

Le espressioni di dissenso sono state messe a tacere con una violenza indicibile. Un mattatoio deliberatamente esposto come manifestazione, per imporre alla memoria collettiva un ordine preciso per il futuro: ricordare il sangue e dimenticare le idee che una comunità aveva espresso per cambiare il mondo.

Questo enorme laboratorio di repressione viene oggi applicato con sempre maggiore frequenza in Italia e in molti altri Stati che si definiscono democratici.

Le prepotenze oppressive dei nostri governi, le azioni repressive delle loro forze armate, le leggi liberticide, le narrazioni mistificanti diffuse da media compiacenti rappresentano un muro contro cui si infrangono le richieste di giustizia, equità e reciprocità.

Per quanto tragico e amaro possa sembrare, tuttavia, la resistenza palestinese ci ha riconnessi all’idea che “un altro mondo è possibile”.

Il popolo palestinese continua a resistere e a creare, a narrare la realtà presente a rischio della propria vita, a preservare la memoria e a coltivare la possibilità di un domani diverso e più giusto: abbiamo il dovere di accogliere e mettere in pratica questo insegnamento.

Le città militarizzate e le leggi incostituzionali che criminalizzano il dissenso tradiscono la paura di un sistema disumanizzante contrapposto alla forza di una comunità consapevole e determinata.

Non dobbiamo permettere che queste rappresaglie ci paralizzino e ci dividano.

L’intensificarsi della repressione è la prova che le nostre azioni stanno avendo un impatto.

Dobbiamo quindi continuare a perseverare.

I lavoratori portuali stanno bloccando le spedizioni di armi, rivendicando il diritto all’obiezione di coscienza come mezzo di protezione da accuse ingiustificate e provvedimenti disciplinari.

Alla Biennale d’Arte di Venezia, anche grazie all’azione di ANGA (Art Not Genocide Alliance), la giuria internazionale si è dimessa in massa e i lavoratori hanno protestato contro l’apertura del padiglione israeliano, scioperando per la prima volta nella storia dell’istituzione.

Nelle acque internazionali, la Global Sumud Flotilla ha sfidato l’assedio israeliano, trasformando la solidarietà in azione concreta e svelando il vero volto di uno stato criminale.

Sono tutte lotte che si muovono nella stessa direzione: rifiutarsi di essere un ingranaggio nella macchina della normalizzazione.

Come lavoratori dei settori cinematografico, audiovisivo e culturale, crediamo sia giunto il momento di organizzarci in un’azione collettiva per avere un impatto concreto sui meccanismi di complicità e normalizzazione.

1- Tracciare la catena di approvvigionamento, rompere la complicità

Il cinema, come molti altri settori dell’arte e della cultura, si basa su catene di approvvigionamento: finanziamenti, coproduzioni, accordi di distribuzione, vendite, festival ed eventi, partnership con festival e sponsor. Ciascuno di questi passaggi può contribuire alla normalizzazione della barbarie in atto o, al contrario, contrastarla e arrestarla.

È quindi necessario esigere trasparenza in ogni fase della catena di approvvigionamento, sospendendo tutti gli accordi con entità e istituzioni legate al governo israeliano. La natura eccezionale del momento storico che viviamo ci impone di isolare Israele diplomaticamente, culturalmente ed economicamente.

Il boicottaggio, come strumento di pressione sulle istituzioni e come forma di resistenza (in risposta all’appello lanciato nel 2005 dalla società civile palestinese attraverso PACBI e BDS*), non prende di mira l’identità in quanto tale, ma agisce precisamente sui meccanismi di complicità.

Questo continuerà finché il governo israeliano non si conformerà al diritto internazionale e non accetterà almeno le tre condizioni principali espresse nell’appello originale del BDS:

porre fine all’occupazione e alla colonizzazione della Palestina;

riconoscere i diritti fondamentali dei cittadini arabi palestinesi di Israele;

rispettare il diritto dei rifugiati palestinesi a tornare alle proprie case, come stabilito dalla Risoluzione 194 delle Nazioni Unite.

2- Dalla consapevolezza alla pratica condivisa

Ci appelliamo a tutti gli attori e le associazioni dei settori cinematografico, dell’informazione e della cultura affinché si uniscano per costruire una struttura di protezione che difenda i lavoratori del settore dai rischi professionali derivanti da un impegno concreto contro il genocidio, spezzando così il ricatto lavorativo che attualmente scoraggia la disobbedienza.

Dalla necessità di un’azione congiunta, abbiamo sviluppato, insieme a un team legale, un primo strumento che permette a ogni lavoratore del settore cinematografico di dissociarsi dalla complicità nei crimini che Israele continua a commettere impunemente.

Questo documento coniuga la Costituzione italiana, il diritto internazionale e il diritto d’autore, in risposta alla recente controversia relativa alla retrospettiva del cinema italiano in Israele e al senso di impotenza espresso dagli autori coinvolti riguardo alla gestione e allo sfruttamento delle loro opere e della loro immagine.

3- La Palestina non è dimenticata

Per onorare la presenza dei due film palestinesi, Al Mowaten Osama di Ahmed Hassouna e Hiwar ma’ albahr di Muayad Alayan, chiediamo al Festival di issare anche la bandiera palestinese per tutta la durata del festival, insieme a tutte le altre bandiere che rappresentano i film presenti nella selezione ufficiale, come da prassi e come già confermato dalle fonti di informazione ufficiali del Festival.

Lo scorso anno, abbiamo espresso la necessità di dare risalto alle voci degli artisti palestinesi durante le cerimonie di apertura e chiusura della Mostra.

Questa richiesta è stata accolta dalla presidenza della Biennale e dalla direzione artistica della Mostra, non dando spazio alle voci palestinesi, ma invitando coloro che hanno lavorato in Palestina e hanno assistito agli eventi.

Le recenti dichiarazioni del Cardinale Pizzaballa, che già un anno fa era intervenuto sul palco della Mostra, ci inducono a chiedere, oggi con ancora maggiore urgenza, di rinnovare quella testimonianza nella stessa occasione, dando voce a coloro che resistono al fianco del popolo palestinese e continuano a denunciare l’incessante distruzione che l’Unione Europea e i suoi Stati membri non hanno ancora intenzione di contrastare.

Infine, esortiamo tutti gli operatori del cinema e della cultura a continuare a portare la Palestina sotto i riflettori del Festival e al centro del dibattito pubblico, utilizzando ogni mezzo a loro disposizione.

Invitiamo tutti al panel “Eppure Gaza continua a bruciare”, che si terrà martedì 8 settembre alle 17:30 presso la Casa degli Autori, Via Pietro Buratti 1, Lido di Venezia.

Saremo ospiti delle Giornate di Venezia, dove saremo presenti con il nostro team legale per illustrare il documento su cui stiamo lavorando e per discuterne con attivisti di PACBI, BDS, Global Sumud Flotilla, CALP USB, ANGA, CRED, Artisti #NoBavaglio e Gaza International Festival for Women’s Cinema, per costruire insieme nuove strade per un’azione concreta.

 FIRMATARI 

Annie Ernaux – scrittrice premio Nobel (Francia)

Roger Waters – musicista (Regno Unito)

Saleh Bakri – attore (Palestina)

Yanis Varoufakis – economista e professore, ex ministro (Grecia)

Matteo Garrone – regista (Italia)

Fabrizio Gifuni – attore e regista teatrale (Italia)

Anna Foglietta – attrice e regista (Italia)

Laura Morante – attrice e regista (Italia)

Luigi Lo Cascio – attore (Italia)

Sergio Rubini – attore e regista (Italia)

Greta Scarano – attrice, regista, madrina dell’83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia (Italia)

Moni Ovadia – attore, autore, cantautore (Italia)

Tomaso Montanari – storico dell’arte, saggista, rettore dell’Università per Stranieri di Siena (Italia)

Ascanio Celestini – attore, regista e drammaturgo (Italia)

Guy Pearce – attore (Regno Unito)

Jasmine Trinca – attrice (Italia)

Céline Sciamma – regista, sceneggiatrice (Francia)

Andrea Occhipinti – produttore e distributore (Italia)

Lino Musella – attore, regista (Italia)

Tecla Insolia – attrice (Italia)

Nan Goldin – artista, fotografa e attivista (USA)

Isabel Coixet – regista e sceneggiatrice (Spagna)

Paul Laverty – sceneggiatore (Regno Unito)

Adèle Haenel – attrice, autrice (Francia)

Teona Strugar Mitevska – regista (Macedonia del Nord)

Benedikt Erlingsson – regista, sceneggiatore (Islanda)

Igor Bezinović regista (Croazia)

Sonia Bergamasco – attrice e regista (Italia)

Alessio Boni – attore e regista teatrale (Italia)

Antonietta De Lillo – regista (Italia)

Pino Arlacchi – sociologo – ex sottosegretario ONU (Italia)

Silvia Scola – autrice e sceneggiatrice (Italia)

Arab Nasser – regista (Palestina)

Tarzan Nasser – regista (Palestina)

Eyal Sivan – regista (Israele – Francia)

Motaz Malhees, attore (Palestina)

Dalia Ismail – giornalista (Palestina)

Indya Moore – attrice e attivista (USA)

Paola Caridi – saggista e giornalista (Italia)

Raffaele Oriani – giornalista, scrittore (Italia)

Giacomo Durzi – sceneggiatore (Italia)

Giulia Minoli – scrittrice e attivista una nessuna centomila (Italia)

Monica Maurer – regista (Italia)

Vincenzo Vita – presidente Aamod (Italia)

Stefania Brai – giornalista (Italia)

Insaf Rezagui – ricercatrice associata presso l’Institut français du Proche-Orient (Algeria-Francia)

Sbeih Sbeih – sociologo (Palestina-Francia)

Paolo Briguglia – attore (Italia)

Claudio Noce – regista (Italia)

Manuela Mandracchia – attrice (Italia)

Paola Freddi – montatrice (Italia)

Sara Petraglia – regista (Italia)

Stefano Sardo – produttore, regista e sceneggiatore (Italia)

Francesca Fornario – giornalista (Italia)

Fausto Paravidino – attore, drammaturgo (Italia)

Pietro Sermonti – attore (Italia)

Maria Grazia Calandrone – scrittrice (Italia)

Paola Minaccioni – attrice (Italia)

Dalal Suleiman – attrice (Italia)

Veronica Pivetti – attrice (Italia)

Michela Occhipinti – regista (Italia)

Céline Salette – attrice, regista (Francia)

Marco Simon Puccioni – regista (Italia)

Anna Di Francisca – regista (Italia)

Paolo Spina – produttore (Italia)

Christian Carmosino Mereu – regista (Italia)

Mariano Lamberti – regista (Italia)

Daniela Giordano – attrice (Italia)

Marco Bonini – attore (Italia)

Daniela Poggi – attrice (Italia)

Gabriella Gallozzi – redattrice Bookciak Magazine (Italia)

Carmine Amoroso – regista e sceneggiatore (Italia)

Daniele Coluccini – regista e produttore (Italia)

Alessio Maria Federici – regista (Italia)

Federico Greco – regista (Italia)

Emanuele Gerosa – regista (Italia)

Ivan Gergolet – regista (Italia)

Raquel Schefer – programmatrice, filmmaker e ricercatrice (Portogallo)

Agata Iacono – sociologa, antropologa, giornalista (Italia)

Gabriele Guzzi – professore universitario e presidente de L’Indispensabile (Italia)

Paolo Cornetti – direttore de La Fionda (Italia)

Nello Preterossi – professore di Filosofia del diritto (Italia)

Alessandro Somma – professore di Diritto comparato (Italia)

Giulio Di Donato – caporedattore de La fionda (Italia)

Thomas Fazi – giornalista e saggista (Italia)

Francesco Bolo Rossini – attore (Italia)

Deborah Zuin – attrice (Italia)

Stefano Scherini – attore (Italia)

Sonia Barbadoro – attrice (Italia)

Giorgio Lupano – attore (Italia)

Francesca Ciocchetti – attrice (Italia)

Laura Nardi – attrice (Italia)

Marina Remi – attrice (Italia)

Cristian Giammarini – attore (Italia)

Aurora Palandrani – regista Premio Zavattini (Italia)

Benedetta Buccellato – attrice (Italia)

Diego De Santis – tecnico del suono (Italia)

Nan van Houte – Cultural Boycott Israel (Paesi Bassi / Belgio)

Sruti Bala – Cultural Boycott Israel (Paesi Bassi / Belgio)

Giovanna Scardoni – drammaturga e regista teatrale (Italia)

Tony Allotta – performer e mediatore (Italia)

Milena Fiore – responsabile tecnico e montatrice Aamod (Italia)

Marco Dentici – regista e scenografo (Italia)

Alia Shawkat – attrice (USA)

Ezzadeen Shalh – presidente Gaza International Festival for Women’s cinema (Palestina)

Marco Pozzi – regista (Italia)

Cristina Pasqua – scrittrice (Italia)

Dror Warschawski – ricercatore Sorbonne Université (Francia)

Giovanni Greco – autore e regista (Italia)

Mirco Rocchi – scenografo (Italia)

Andrea Gropplero di Troppenburg – regista (Italia)

Giovanni Alfieri – attore (Italia)

Federica Alderighi – produttrice (Italia)

Maria Teresa De Vito – regista (Italia)

Maud Wyler – attrice (Francia)

Hervé Loichemol – regista (Francia)

Livia Bonifazi – attrice (Italia)

Franco Angeli – regista (Italia)

Khalil Cherti – regista (Francia)

Claudio Casazza – regista (Italia)

Beppe Leonetti – montatore (Italia)

Fabiomassimo Lozzi – regista e sceneggiatore (Italia)

Mazzino Montinari – selezionatore e critico di festival (Italia)

Valentina Pellitteri – filmmaker (Italia)

Patrizia Roletti – produttrice (Italia)

Marisella Rossetti-festival (Belgio)

Silvia Pegah Scaglione – attrice e regista teatrale (Italia)

Giorgia Villa – montatrice (Italia)

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