da Ore12/Controinformazione rossoperaia dell'11.09
A Torino, davanti al carcere delle Vallette, l’11 settembre c’è stato un presidio di compagni e realtà del movimento di solidarietà ai due giovani compagni tedeschi che sono in carcere dal giorno successivo agli scontri avvenuti in Val Susa, scontri molto duri, dopo che il Movimento Notav, proseguendo nella sua legittima protesta, aveva invaso il cantiere Notav. La polizia, in assetto di guerra, aveva scatenato la repressione verso i compagni del movimento, contro una manifestazione molto grossa, con una partecipazione popolare e con presenze provenienti da altri paesi di realtà solidali con il movimento Notav o impegnati direttamente contro la TAV, vedi il caso della Francia.
In questi scontri, che la polizia aveva ampiamente preparato per infliggere un pesante attacco al movimento, i giovani si sono difesi con mezzi notevolmente creativi per difendere il diritto di continuare a fare la loro battaglia e di ostacolare la realizzazione della grande opera parassitaria capitalistica che viene rigettata da buona parte della popolazione (anche se non siamo più nei tempi in cui tutta la popolazione della Valsusa si mobilitava).
Nella caccia alle streghe e nella criminalizzazione del movimento, sopraggiunto a quella giornata e a quella battaglia che sul campo è stata vincente per il Movimento, sono caduti nella rete degli arresti due giovani compagni, difesi dagli Avvocati Vitale e da un'altra collega di Torino che da sempre sono in prima fila per difendere - a Torino e in tutta Italia - gli oppressi, gli sfruttati, i repressi di ogni forma, in particolare i migranti, i lavoratori e la realtà di Movimento studentesco e popolare che cadono nelle mani della repressione di Stato. Da allora questi due giovani compagni tedeschi sono tenuti in ostaggio dallo Stato come monito e minaccia verso l'intero Movimento mentre proseguono inchieste che hanno lo scopo di colpire a tappeto il Movimento stesso.
Lo Stato borghese e il suo governo e tutti coloro che sono in questa occasione al suo fianco, le istituzioni, la cosiddetta "sinistra" dell'opposizione parlamentare, non ci stanno a subire i colpi del movimento quando il Movimento resiste effettivamente allo Stato di Polizia, ai decreti sicurezza, alla volontà del governo e dei padroni di soffocare con la repressione le giuste lotte popolari di cui la lotta a Notav è un esempio.
Questi due compagni vengono tenuti in prigione, noi siamo solidali con loro e combattiamo tutte le campagne anche che il Giornalaccio o la stampa sta facendo per descriverli come terroristi o come turisti sbandati che vanno a fare gli scontri dove capita. Si tratta di campagne fondate su nulla, se non sull'odio che lo Stato e i suoi servi hanno verso coloro che li combattono.
Ma il caso Torino è inserito nel più ampio spettro dell'azione repressiva, nel nostro Paese come nel mondo.
Per rimanere al nostro Paese è in via di approvazione alla Camera un disegno di legge del governo, un decreto, una nuova legge chiamata “antisemitismo” ma in realtà volta a reprimere il movimento Propal e le realtà palestinesi che nel nostro Paese lottano contro il genocidio e le complicità del governo col genocidio israeliano.
Anche qui con questo decreto si vuole ulteriormente appesantire il carico e gli strumenti di repressione di Stato nei confronti del movimento di solidarietà alla Palestina ed è chiaro che quindi è necessario opporsi a questo decreto ed è giusto manifestare contro di esso.
Ma occorre dire che anche in questa occasione la cosiddetta "sinistra parlamentare" che pure si oppone in parte al decreto, in realtà lo fa in maniera che il decreto venga un pò smussato e possa passare. Innanzitutto il decreto su cui si vuole votare è stato presentato da un gruppo di deputati e di appartenenti al PD, una forza per così dire di “opposizione” che su questo terreno si è fatto invece cinghia di trasmissione della volontà repressiva del governo nei confronti del movimento Propal. Per cui quale fiducia bisogna avere nell'opposizione parlamentare?
Pur essendo noi favorevoli a qualsiasi opposizione che in Parlamento voglia ostacolare il decreto, non possiamo non partire dal fatto che questo decreto ha già la complicità di parte del PD e per non dire altri partiti che si dicono contro il governo Meloni, come Italia Viva etc., e che il PD non è assolutamente in grado di prendere una posizione netta e chiara su questo, anzi sono i deputati che stanno opponendosi a questo decreto che prima o poi finiranno nel mirino del PD e della sua direzione.
Non solo, ma in occasione della manifestazione davanti al Parlamento, proprio questi pretendevano che non ci fossero le bandiere che rappresentano le organizzazioni della resistenza palestinese e libanese. Ma questo non esiste! Se il movimento viene colpito per la sua solidarietà al popolo palestinese e alla sua resistenza, così come vengono colpiti i palestinesi nel nostro Paese perché ritenuti dallo Stato imperialista italiano, alleato del sionismo, come appartenenti alla resistenza, allora è ben chiaro che un decreto di questo genere deve trovare l'opposizione visibile di tutto il movimento di solidarietà. E si tratta di una solidarietà non astratta, generica e puramente umanitaria nei confronti del popolo palestinese, ma alla sua resistenza che ne costituisce il nerbo fondamentale dell'opposizione sul campo al genocidio.
Ma non lo Stato, non la polizia si sono scagliati contro una parte di quei manifestanti che a Roma portavano le bandiere di Hamas ed Hezbollah, ma parte rilevante della sinistra parlamentare presente alla manifestazione. Questo ci dice chiaro che se si vuole combattere la repressione, in questo caso il decreto, occorre avere una opposizione chiara e non cadere nelle trappole ambigue di un fronte che comprende la sinistra parlamentare, che si è dimostrato arnese inservibile a fermare i decreti sicurezza e a fermare anche questo nuovo provvedimento di legge forcaiolo.
Un’ altra parte della repressione colpisce i lavoratori: il 19 vi sarà una manifestazione contro gli attacchi alle libertà sindacali, al diritto di sciopero e alle lavoratrici e ai lavoratori che nel posto di lavoro difendono i diritti dei lavoratori e denunciano le malefatte di aziende e padroni - come il caso di una sindacalista della Cub, Margherita, che all'ospedale San Raffaele denuncia ciò che avviene e viene licenziata per questo, così come sono diversi i provvedimenti repressivi che colpiscono attivisti sindacali.
Il fascismo padronale sia nelle fabbriche, sia sui posti di lavoro, sia nello Stato, è parte integrante del moderno fascismo che questo governo, questo sistema e i padroni vogliono attaccando i diritti dei lavoratori, i diritti di tutti e violando la stessa Costituzione, che diventa sempre più, in mano a questo governo, uno strumento da sfogliare come un carciofo, capitolo per capitolo.
Contro la repressione occorre un fronte di lotta e noi siamo per un fronte di lotta, ma questo fronte di lotta deve essere ben distinto dalla sinistra parlamentare, questo è il primo problema; deve essere autonomo e rappresentare le realtà di movimento che vengono effettivamente colpite nei posti di lavoro e nelle manifestazioni e deve essere una parte di quel fronte anticapitalista, antifascista e antimperialista che è necessario per combattere questo governo, questo Stato e, in parte, questo sistema.
La lotta contro la repressione è materia di fronte, ma il fronte non può essere “largo”, non perché non raccogliamo e appoggiamo tutti coloro che si oppongono, ma perché la chiarezza sulla natura di questa repressione, gli scopi e la mobilitazione dei soggetti che ne vengono colpiti, difendendo identità, parole d'ordine e prospettive, sono l'aspetto principale oggi di questa battaglia.

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