martedì 21 giugno 2011

pc 21 giugno - no alla repressione a napoli delle lotte dei precari-disoccupati

Ancora una volta i precari Bros al centro dell’ennesimo teorema mediatico-giudiziario… “Come cavalcavano la crisi” è il titolo del Mattino che forse confonde le lotte dei Precari con le trame di qualcuno dei potentati finanziari che da anni speculano sulla prosecuzione delle emergenze, sulle discariche e sull’incenerimento e che sono spesso prossimi anche al circuito di finanziamento del giornale..!

I movimenti dei precari bros hanno invece partecipato alle lotte e alla resistenza per un nuovo piano rifiuti ecologicamente sostenibile e in particolare per lo sviluppo della differenziata porta a porta, arrivando a organizzarla volontariamente a scopo politico e dimostrativo.

Ma si sà, lo spartito dell’emergenza vuole sempre un mostro da sbattere in prima pagina e non è la prima volta che punta dritto contro le lotte dei precari e dei disoccupati. Così come i cittadini che resistono alle discariche per i media sono sempre “prezzolati dalla camorra” salvo poi scoprire che la camorra siede tra i colletti bianchi e le discariche vuole aprirle e non chiuderle.

Ai precari Bros tutta la nostra solidarietà!

Centri sociali napoletani

pc 21 giugno - Milano .. gli immigrati protestano alla sede della lega Nord


Milano, immigrati si incatenano
davanti alla sede della Lega NordIl sit-in di protesta in piazza XXIV Maggio si è trasformata in uno sciopero della fame: chiedono
al governo di rispettare la sentenza del Consiglio di Stato sui permessi di soggiorno agli espulsi

Una protesta per ottenere il permesso di soggiorno da parte di un centinaio di stranieri, iniziata nel pomeriggio a Milano in piazza XXIV Maggio, si è trasformata in uno sciopero della fame. Alcuni extracomunitari si sono anche incatenati alla sede della Lega Nord che si trova nella stessa piazza. All'iniziativa prendono parte principalmente egiziani, senegalesi, pachistani e latinoamericano.

La protesta degli immigrati

"Chiediamo al governo - ha spiegato una portavoce dei manifestanti - di rispettare la sentenza del Consiglio di Stato che prevede che sia rilasciato il permesso di soggiorno a tutti gli immigrati che avevano avuto la doppia espulsione e che avevano fatto richiesta di soggiorno con la sanatoria". L'associazione 'Immigrati autorganizzati' chiede anche "l'apertura di un tavolo di trattativa con la prefettura e con la magistrature per le truffe durante la sanatoria".

pc 21 giugno - fascisti a bari.. ennesima aggressione

la polizia minimizzza

"A Bari la tensione è solo un effetto di quello che accade in altre parti d'Italia come Roma e Napoli, non c'è uno scontro politico vero e proprio". Eppure il pugno ricevuto da un militante di sinistra in piazza Mercantile sabato notte è reale. Otto giorni di prognosi con referto dei medici del pronto soccorso del Policlinico. Tutto sarebbe nato durante la notte bianca a Bari vecchia dove l'associazione Salamandra legata alla destra di Casapound avevano allestito un banchetto. Nel corso della serata ci sarebbero stati insulti e minacce tra i due gruppi di destra e di sinistra che sarebbero culminati in una discussione davanti ad un pub di strada Palazzo di Città. I militanti di Casapound, che erano seduti a bere una birra, sostengono di essere stati aggrediti da quattro - cinque ragazzi di sinistra che gli hanno lanciato contro birra e sgabelli. I ragazzi di sinistra invece parlano solo di una discussione con insulti e sfottò.

Poi alle 2,30 otto giovani di Casapound hanno incrociato nuovamente, ma questa volta solo con la sua fidanzata, uno dei militanti del Socrate occupato. In piazza Mercantile, all'angolo con via Re Manfredi, il compagno è stato colpito con un pugno violento in faccia. I neofascisti si difendono dicendo che a sferrare il pugno sarebbe stato un passante infastidito dagli schiamazzi, il militante di sinistra ferito invece sostiene che siano stati i ragazzi di estrema destra a colpirlo. La polizia, intervenuta sul posto, ha raccolto entrambe le testimonianze e ha identificato alcuni militanti di Casapound. Per il momento però sul tavolo della Questura c'è solo una querela contro ignoti. L'ennesima denuncia. A maggio infatti i ragazzi dei collettivi di sinistra che manifestavano contro la presentazione di un libro di Casapound sono stati identificati e denunciati per manifestazione non autorizzata: in tutto una trentina. A cui si aggiungono le denunce fatte dalla polizia municipale contro i giovani del mercato occupato di Poggiofranco. E un'altra contro ignoti per un'aggressione notturna subita dagli universitari di Link.
Le sigle antifasciste (Socrate Occupato, Cime di Queer, Studenti Baresi in Lotta, Collettivo di Lettere e Filosofia, Sinistra Critica, Rifondazione Comunista, Link, Uds e Zona Franka) chiedono le dimissioni del presidente della circoscrizione Murat Mario Ferorelli ritenuto il responsabile politico per aver concesso lo spazio espositivo a Salamandra. Il sindaco Michele Emiliano coglie la palla al balzo: su Facebook sottoscrive la richiesta dei giovani di sinistra e rincara la dose. "Non so che ci facesse il banchetto di Casapound. L'autorizzazione l'ha firmata la Circoscrizione. Le organizzazioni politiche non dovrebbe avere spazio durante le notti bianche". Da destra i giovani smentiscono "la nostra attività di volontariato infastidisce chi lotta in modo pregiudiziale, siamo estranei alla violenza". Ferorelli rispedisce le accuse al mittente: "Si tratta di tafferugli tra ragazzotti fanatici. Nella notte bianca abbiamo messo dentro tutti: anche la band di sinistra Municipale Balcanica. Casapound era lì per un torneo di calcetto contro la pedofilia".

pc 21 giugno - Genova 2001-2011: niente da commemorare


Avanti nella lotta contro lo stato di polizia, cuore del moderno fascismo

Il decennale del G8 di Genova è l'occasione per costruire una mobilitazione del movimento antagonista, rivoluzionario, antifascista nelle piazze e nei luoghi dei crimini degli assassini in divisa agli ordini di un governo che più di tutti ha riorganizzato l'apparato repressivo in funzione della costruzione di un regime.
Prima il centrosinistra a Napoli ha cercato di stroncare con la violenza il protagonismo delle masse popolari, in particolare giovanili, poi la destra di Berlusconi ha proseguito il lavoro sporco organizzando la violenza di stato in maniera sistematica contro l'opposizione sociale.
Al G8 di Genova la verità l'hanno vista tutti: violenze poliziesche dispiegate sull'enorme massa di manifestanti, Carlo Giuliani ucciso in piazza Alimonda, "macelleria messicana", abusi e torture, "una violazione di diritti umani di proporzioni mai viste in Europa nella storia recente" (amnesty international), tanto da far dire persino a giornalisti borghesi che si è trattato di "eclisse della democrazia" (come ha titolato il suo libro il giornalista del Carlino, Guadagnucci).
Commemorare senza comprendere la natura di questo salto di qualità dello stato di polizia iniziato a Genova serve solo al ceto politicante che dopo Genova ha costruito le sue fortune politiche, ma è totalmente inutile per chi in questi anni ha denunciato e lottato contro la repressione sistematica di stato contro studenti, lavoratori, immigrati, le masse popolari del nostro paese.
Per questo come antifascisti aderiamo all'appello lanciato al movimento da Red Block "E' troppo tardi per restare calmi. Verso una 3 giorni alternativa e di lotta per Genova 2011" perchè su posizioni alternative alla linea conciliatrice dei social forum e organizziamo la partecipazione a partire da un'assemblea a Ravenna.

Ora e sempre Resistenza

Ravenna Antifascista
cell. 338-8493093
e mail: ravred@inwind.it

pc 21 giugno - film denuncia sulla fincantieri

pc 21 giugno - processo fiat.. corrispondenza da Torino

TORINO, SABATO 18 GIUGNO: PROCESSO FIOM-FIAT

Si apre oggi il ricorso, nella stessa aula dove si celebra il processo contro l'Eternit, intentato dalla Fiom-Cgil nazionale contro la Fiat Group Automobiles S.p.A. per comportamento antisindacale (articolo 413 c.p.c.).
Il professor Piergiovanni Alleva e l'avvocata Elena Poli, difensori del ricorrente, illustrano i motivi per cui la maggiore organizzazione sindacale propone in giudizio l'azienda: in particolare l'Alleva pone l'accento sul fatto che l'infame extracomunitario canadese ed i suoi accoliti abbiano effettuato un'evidente forzatura rispetto alle leggi nazionali vigenti.
Per parte sua, la Poli sottolinea come il comportamento dei vertici aziendali esclude il ricorrente dalle possibilità offerte dallo Statuto dei Lavoratori: quindi ritiene che debba essere applicato quanto previsto dall'articolo 28 della Legge n. 300/70.
A seguire tocca alle controparti - oltre alla Fga anche Fim, Uilm, Fismic, e Ugl - che espongono le loro eccezioni, in base alle quali pretenderebbero di sospendere il procedimento per inammissibilità dello stesso.
I pretesti sono sempre gli stessi: difetto di competenza territoriale - secondo loro il procedimento si dovrebbe svolgere al tribunale di Nola, nella cui giurisdizione ricade Pomigliano d'Arco, o tutt'al più Napoli o Roma; carenza di legittimità attiva, in quanto sarebbero le strutture locali ad avere l'unica legittimazione a chiamare l'azienda in giudizio; mancanza dell'interesse del ricorrente ad agire.
Dopo una breve Camera di consiglio, il giudice del lavoro Vincenzo Ciocchetti riserva al definitivo la decisione riguardante le eccezioni presentate; successivamente accoglie le produzioni, dalle parti, di alcuni documenti: uno, consegnato dal ricorrente, riguarda l'accordo - siglato all'Unione industriali il 15 giugno - riguardante la cigs per la sostituzione degli impianti, l'altro è la lettera con cui la Uil disdice il protocollo del 23 luglio 1993.
A seguire si assiste all'interrogatorio libero della parte convenuta da parte del ricorrente: in particolare la Fiom vuole delle risposte circa le voci secondo le quali parti degli impianti sono stati smontati per essere revisionati, ma risulta che siano stati rimontati; la controparte risponde, ancorché a fatica (forse non si aspettava questo genere di domanda), esibendo - ma non producendo, per l'opposizione dell'Alleva - le fatture che proverebbero l'acquisto dei macchinari nuovi dalla Comau di Grugliasco.
Prossima udienza sabato 16 luglio; al termine potrebbe già esserci la sentenza.

Torino, 18 giugno 2011
Stefano Ghio - Rete sicurezza Torino

pc 21 giugno - Pitelli.. giustizia negata

Pitelli è una collina che sovrasta la città
della Spezia, famosa per essere uno dei luoghi più inquinati d'Italia, tanto
da essersi meritata il titolo, assai poco glorioso, di collina dei veleni.
Nel marzo scorso si è concluso, dopo sette anni di dibattito, il processo
per disastro ambientale contro un losco figuro di nome Orazio Duvia; questo
personaggio, indicato come la figura chiave del sistema di gestione delle
scorie nel nord Italia, è stato assolto - con formula dubitativa - dalle
accuse mossegli: a causa di tutti i veleni interrati malamente, ed alla
rinfusa, gli stessi hanno inquinato la falda acquifera, provocando nella
popolazione un aumento spropositato dei casi di tumore.
Secondo i giudici, che hanno appena depositato le motivazioni della
sentenza, mancherebbe la prova definitiva che siano stati i rifiuti tossici
ad inquinare le falde; sarà, ma appare piuttosto inverosimile il contrario,
a leggere l'infinito elenco - pubblicato dal Manifesto, a pagina 5
dell'edizione di domenica 19 giugno, in un articolo firmato Andrea
Palladino - dei materiali rinvenuti nella discarica.
Il pezzo termina con: "Se vivi accanto alla discarica dove finiscono i
rifiuti della Union Carbide - tanto per citare un nome noto - non è detto
che alla fine il tumore ti colga per questo motivo. E se ti ammali
difficilmente qualcuno potrà fare giustizia".
Tutto vero e tutto giusto; ma manca la soluzione: una rivoluzione
proletaria, con alla testa il Partito Comunista rivoluzionario, che la
faccia finita definitivamente con questo sistema di sfruttamento senza
limiti dell'uomo sull'uomo e sull'ambiente.Pitelli (SP), 19 giugno 2011
Stefano Ghio - Rete sicurezza Torino

pc 21 giugno - PROCESSO ETERNIT: Udienza del 20 giugno

La seduta odierna inizia alle ore 9:30, e prevede la seconda parte della requisitoria del pm Raffaele Guariniello.
Il procuratore della Repubblica elenca gli elementi soggettivi e quelli oggettivi dei reati contestati: disastro doloso (articolo 434 c.p.) ed omissione dolosa di cautele antinfortunistiche (articolo 437 c.p.).
Cita decine di sentenze di condanna, emesse dalla suprema Corte di Cassazione, contro padroni accusati dei medesimi delitti.
Ricorda che il reato di cui all'articolo 437 del c.p. si configura anche in caso di pericolo anche solo presunto per l'incolumità pubblica: non c'è bisogno che l'evento si verifichi - il che è soltanto un'aggravante - è sufficiente che il reo abbia accettato il rischio che, a causa del suo comportamento, possa verificarsi una situazione pericolosa; inoltre è ininfluente se vi fosse o meno l'intenzione di arrecare un danno.
Dopo una breve pausa, la parola passa al sostituto pm Gianfranco Colace: questi si occupa di ricostruire minuziosamente - citando le testimonianze ascoltate nel corso del dibattimento - il ciclo produttivo degli stabilimenti italiani, e le condizioni nelle quali veniva svolto dai lavoratori.
Questo per dimostrare che i reati contestati sono riferiti ad eventi non sporadici, ed a carenze strutturali di cautele antinfortunistiche; inoltre, si intende palesare come essi non fossero addebitabili ai dirigenti italiani, in quanto questi erano in sotanza meri esecutori di ordini che venivano loro impartiti dalla direzione belga prima, svizzera dopo.
Alle ore 15:10, il giudice Giuseppe Casalbore sospende la seduta e la rinvia a lunedì 27 giugno, a cui ne farà seguito un'altra il giorno successivo.

Torino, 20 giugno 2011


Stefano Ghio - Rete sicurezza Torino

pc 21 giugno - Per Scapagnini ex sindaco di Catania e medico personale di Berlusconi, chiesti 2 anni e 4 mesi di galera...

Scapagnini, il medico personale di Berlusconi, ha già due condanne alle spalle, una a 2 anni e 6 mesi per irregolarità nella concessione di contributi ai dipendenti e un’altra a quattro mesi per abuso in atti d’ufficio.

***

Pm chiede condanna a due anni e 4 mesi per l'ex sindaco di Catania Scapagnini

Il processo riguarda il buco nel bilancio del Comune prodottosi durante l'amministrazione guidata dal medico del premier Silvio Berlusconi. Il reato contestato è quello di falso in bilancio

La condanna a 2 anni e 4 mesi per falso in bilancio dell'ex sindaco di Catania Umberto Scapagnini, dell'ex ragioniere del Comune Vincenzo Castorina e dell'ex assessore al Bilancio Francesco Caruso è stata richiesta dal Pm Andrea Ursino al termine della requisitoria tenuta questa mattina dinanzi alla prima sezione del Tribunale di Catania.

Il processo riguarda il buco nel bilancio del Comune prodottosi durante l'amministrazione guidata da Scapagnini. I conti comunali furono ripianati da un intervento del governo centrale che stanziò 140 milioni di euro.

Il pubblico ministero Ursino ha chiesto la condanna a 2 anni anche per gli altri componenti della giunta Scapagnini. Sono Giuseppe Arena, Mario De Felice, Filippo Drago, Stefania Gulino, Santo Lo Presti, Giuseppe Maimone, Mimmo Rotella, Salvatore Santamaria, Giuseppe Siciliano, Nino Strano, Gianni Vasta e Giuseppe Zappalà. La parola è poi passata alle parti civili, che sono l'associazione di volontari Città Insieme e il Comune di Catania.

L'ex sindaco di Catania Scapagnini è coinvolto anche nell'inchiesta sui risarcimenti ai dipendenti del Comune per i danni subiti dalle polveri del vulcano Etna. Scapagnini è accusato di abuso d'ufficio.

(20 giugno 2011)

Da Larepubblica online

pc 21 giugno - Tre anni di galera per il sindaco Cammarata e due per il presidente della provincia Avanti per inquinamento...

Le amministrazioni pubbliche sono praticamente in mano a delinquenti che se ne fregano della salute pubblica, e non solo!

Mentre sui giornali ogni giorno vengono sbattute notizie di giovani e meno giovani, persone che cercano di guadagnare qualcosa invece di andare a rubare, che vengono arrestati perché "trasportavano rottami senza autorizzazione"!!!...

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da LaRepubblica online

Smog, chiesti 2 anni e 10 mesi per il sindaco Cammarata

Coinvolti anche due assessori. Per la Procura non furono adottati provvedimenti, così come impone la legge, per contrastare lo smog in citta'.

Le accuse sono di omissione di atti d'ufficio e getto pericoloso di cose

Quasi tre anni di reclusione nell'ambito dell'inchiesta sull'inquinamento. E' questo quanto ha chiesto il pm Geri Ferrara ha chiesto la condanna del sindaco di Palermo Diego Cammarata a due anni e 10 mesi di reclusione e degli ex assessori comunali all'Ambiente Lorenzo Ceraulo e Giovanni Avanti a 2 anni ciascuno. Per tutti le accuse sono di omissione di atti d'ufficio e getto pericoloso di cose. Il processo, in corso davanti alla terza sezione del tribunale, nasce da un'inchiesta sull'inquinamento nel capoluogo siciliano.

Per la Procura, né il sindaco né gli assessori al ramo adottarono provvedimenti, così come impone la legge, per contrastare lo smog in città. Il pm, invocando la gravità delle accuse contestate agli imputati e la pericolosità degli effetti delle omissioni, ha chiesto al tribunale di non concedere agli imputati le circostanze attenuanti generiche nonostante siano tutti e tre incensurati.

Al processo erano costituiti parte civile Legambiente e Wwf, che hanno chiesto la condanna degli imputati in solido a 50 mila euro di risarcimento per ciascuna associazione, e 31 vigili urbani che sarebbero stati danneggiati dalle emissioni inquinanti. Per i vigili gli avvocati Fabio Lanfranca e Davide Martorana hanno chiesto complessivamente 465mila euro di risarcimento (15 mila ciascuno). La sentenza sarà emessa il 14 luglio.

(20 giugno 2011)

pc 20 giugno - INDIA: Fermare il fascismo del governo subito

Partito Comunista dell'India (Maoista)

COMMISSIONE SPECIALE di ZONA Dandakaranya
Comunicato Stampa - 10 Giugno 2011


Il governo fascista di Raman Singh e la sua brutale oppressione sono responsabili dei recenti contro-attacchi del PLGA [Esercito Guerrigliero di Liberazione del Popolo]!


Fermare l’Operazione Green Hunt subito!


Resistere al dispiegamento dell’Esercito in Bastar! Opporsi al tentativo di enorme furto di terra nel nome delle scuole di addestramento dell’esercito!


Le classi dominanti sfruttatrici sono state colpite dalle continue contro-offensive tattiche effettuate dal PLGA soprattutto a partire dal mese di maggio nel Dandakaranya. I rappresentanti dei media delle multinazionali si sono uniti in coro e si messi a gridare che gli “attacchi maoisti sono aumentati improvvisamente” esprimendo “preoccupazione”! Prakash Singh, Arnab Goswami, Shekhar Gupta, Chandan Mitra, PV Ramana e tutti gli altri intellettuali falliti stanno urlando nei canali TV. Qualcuno sta dicendo che il governo non ha una politica efficace contro i maoisti e un altro dice che il governo non ha la volontà. Ma, naturalmente, nessuno di questi è pronto ad accettare il fatto che si tratta della logica conseguenza di politiche repressive del governo.

Ma d'altra parte ... il popolo del Dandakaranya dà il benvenuto alle contro-offensive del PLGA. Soprattutto coloro, le cui case sono state bruciate, i cui familiari sono stati uccisi, che sono stati saccheggiati di tutto, le cui madri e sorelle sono state insultate, i cui bambini sono diventati vittime della brutalità della polizia, i cui cari sono rimasti a languire nelle carceri in particolare durante questi due anni di operazione Green Hunt, tutti questi hanno espresso la loro felicità su questi contro-attacchi.

Il 17 del mese scorso nel distretto di Dantewada durante la notte, una delle nostre squadre ha fatto saltare in aria un veicolo della CRPF con una mina vicino a Borgudem. Sette mercenari sono stati uccisi e uno ferito in quella esplosione.

Il 19 maggio, il nostro PLGA ha effettuato un eroico agguato vicino al villaggio di Nargonda nel distretto di Gadchiroli (Maharashtra). Chinna Venta, una bestia selvaggia (comandante della squadra del commando C-60) è stato ucciso e altri due feriti in questo incidente. Anche se in questi agguati due dei nostri valorosi compagni hanno dovuto immolare le loro vite. Lo stesso giorno altri 3 mercenari furono annientati dal PLGA vicino al villaggio di Tadigaon nello stesso distretto. Chinna Venta era sinonimo di terrore e quasi nessun villaggio o famiglia nel distretto di Gadchiroli è sfuggita come vittima della sua tirannia. Dalle percosse alla violenza sessuale sulle donne, falsi scontri, corruzione e saccheggi, tutti questi tipi di atti odiosi erano una routine quotidiana per lui. Dopo aver sentito la notizia dell’uccisione di Chinna, un clima di festa si è diffuso in tutto il distretto.

Il 23 maggio - il giorno del 44° anniversario della grande insurrezione Naxalbari - nel distretto di Raipur (distretto di polizia di Gariaband), il nostro PLGA ha assaltato eroicamente una riunione di agenti di polizia al confine con l’Odisha uccidendo nove poliziotti, tra cui un ASP (Assistente Sovrintendente di Polizia) Rajesh Pawar. L’ASP ucciso era solito sviare e corrompere i giovani tribali per trasformarli in informatori e per raccogliere informazioni da queste persone. Il suo modo da congiura era tale che, sulla base di informazioni specifiche riusciva a sferrare attacchi a danno del movimento rivoluzionario. Il popolo non perdonerà mai queste persone che attaccano e cospirano contro un movimento giusto.


Ieri, il 9 giugno, alle sette del mattino i combattenti rossi del PLGA hanno teso un'imboscata ad una riunione che si teneva vicino al campo della polizia CAF (Chhattisgarh Armed Force) del villaggio di Jharaghati nel distretto di Narayanpur in cui cinque mercenari sono morti. Due armi sofisticate sono stati portate via. È degno di nota che questo campo era stato istituito molto di recente nell'ambito della seconda fase dell'operazione Green Hunt. E la scorsa notte nella zona Katekalyan del distretto di Dantewada, i nostri guerrieri rossi del PLGA hanno fatto saltare in aria un MPV (veicolo a prova di mina) della polizia in cui complessivamente sono stati uccisi 10 addetti di polizia, di cui 7 SPOS (funzionari di polizia speciale) e altri 3 sono stati feriti. Alcune armi sono state portate via.


Anche nei giorni scorsi, a Chhindgarh, Tongpal, Bande, Gudse e in alcuni altri luoghi il PLGA ha effettuato alcune piccole e medie azioni di annientamento di alcuni famigerati SPOS e poliziotti.

Perché si stanno verificando queste contro-offensive?


In realtà, la banda Sonia-Manmohan Singh-Chidambaram e i governanti dello sfruttamento come Raman Singh, Shekhar Dutt, sonoi responsabili di questi attacchi, perché stanno conducendo una guerra ingiusta – l’Operazione Green Hunt - contro il popolo del paese di cui si dice che ora è nella seconda fase. Come parte di ciò nella regione indivisa del Bastar, sono aumentate enormemente le atrocità e la brutale oppressione da parte della polizia, paramilitari, STF, Cobra, commando Koya e SPOS. La campagna di terrore scatenata in quattro villaggi della zona Chintalnar - Morpalli, Timmapuram, Pulanpad e Tadimetla - da parte delle forze armate governative ne è un esempio recente. In questo atto barbarico effettuate dall’11 al 16 marzo, quasi 300 case sono state bruciate, tre abitanti del villaggio sono stati uccisi, sei donne sono state violentate, due persone sono disperse, migliaia di quintali di cereali sono stati bruciati dalle cosiddette forze di sicurezza. La vera misura di questa distruzione è semplicemente impossibile.


Nel distretto di Narayanpur, il 19 aprile, nel villaggio di Chinari, un ragazzo di quattordici anni di nome Rajnu Salam è stato prelevato e ucciso dalla polizia e le forze paramilitari e annunciato come uno scontro. Prima di questo, il 23 marzo, nello stesso distretto, dopo un scontro avvenuto nel villaggio di Kullenar, due compagni del PLGA, Ramesh e Prabhakar, sono stati catturati vivi e sono stati uccisi dopo essere stati sottoposti a brutali torture. Nei villaggi di Bellamnendra e Vimlaguda del Sud Bastar, le forze del governo hanno creato scompiglio. In questa vasta regione del Dandakaranya, che si estende da Rajnandgaon e i distretti di Kanker a nord fino al distretto di Dantewada nell'estremo sud, centinaia di adivasi sono stati arrestati e torturati. Sono stati lasciati a languire nelle carceri con false accuse. Per dirla in poche parole, in tutto il Dandakaranya, le forze armate governative hanno continuato la loro campagna di oppressione e di terrore senza tregua. I recenti controattacchi dovrebbero essere considerati in questo contesto.


In realtà, l'unico obiettivo dell'operazione Green Hunt in corso in molte parti del paese, soprattutto nelle aree tribali, è quello di annientare il movimento maoista per convertire queste aree in pascoli per i predatori - i capitalisti compradori e le multinazionali. Specialmente nelle aree forestali di Jharkhand, Bihar, Chhattisgarh, Odisha, Andhra Pradesh e Bengala occidentale i governi hanno firmato centinaia di protocolli di intesa con le aziende multinazionali. Di recente, il governo ha annunciato la privatizzazione delle miniere Raoghat e ha invitato le imprese straniere a razziare il prezioso bottino delle riserve di minerale di ferro. Poiché il movimento maoista si pone come il principale ostacolo sulla loro strada, essi stanno conducendo questa guerra per eliminarli. Ora il processo di dispiegamento dell’esercito è stato avviato. Anche se l'esercito è stato portato nel nome dell’addestramento anche i bambini delle elementari possono intenderlo come parte di una cospirazione per schiacciare il giusto movimento di massa.


Da un lato, il governo del Bjp di Raman Singh, nel Chhattisgarh è ben deciso a portare avanti la repressione su larga scala del popolo in lotta e, dall'altro, sta sopprimendo ogni voce che si leva contro di esso. L’Attivista per i diritti umani Dr. Binayak Sen è stato arrestato con l’accusa di tradimento e condannato al carcere a vita solo per aver parlato contro le atrocità delle forze governative e il terrore del Salwa Judum. Il 'Vanavasi Chetana Ashram' di Himanshu Kumar è stato demolito con la stessa ragione e il governo di Raman lo ha spinto lontano non solo da Bastar, ma anche dal Chhattisgarh. Ogni squadra venuta per accertamento dei fatti sulle stragi di adivasi effettuate nell'ambito dell'operazione Green Hunt è stata impedita dall’ingresso nel Bastar. Anche una squadra di donne è stata gravemente molestata e costretta ad uscire dalla regione del Bastar. Recentemente, Swami Agnivesh è stato anche picchiato e costretto a lasciare il Bastar mentre stava cercando di raggiungere l’area di Chintalnar per incontrare le vittime del terrorismo di stato. Il ministro dell’interno del Chhattisgarh, Nankiram, spudoratamente ha annunciato che il suo governo sta per imporre il divieto al PUCL e che anche ad Swami Agnivesh sarà vietato entrare nella regione di Bastar. Per comprendere la natura fascista della 'polizia Raj' nel Chhattisgarh l’esempio di Kalluri, il famigerato ex-SSP del Dantewada sarà più che sufficiente. In una conferenza stampa Kalluri ha apertamente dichiarato un premio in denaro di un migliaio di rupie ad un comandante del commando Koya che aveva ucciso un abitante del villaggio con il nome di maoista. E ha sorpreso tutti dicendo che avrebbe continuato a dare premi in denaro allo stesso modo per la morte di ogni maoista. Egli ha anche promesso che non avrebbe messo sale nel cibo fino a quando almeno 12 maoisti non fossero stati uccisi!


Ciò che la polizia racconta è la legge qui! Ciò che dice il ministro dell’interno o il ministro in capo è la Costituzione nel Chhattisgarh! La "Democrazia" è stata ridotta ad uno scherzo lascivo qui. Il PESA Act [Legge sul censimento e salvaguardia delle tribù], il quinto censimento ecc sono diventati una beffa. In queste circostanze ili popolo non ha scelta se non quella di resistere nella propria auto-difesa.


Facciamo appello alle forze di polizia, forze paramilitari e SPOS che non sono nostri nemici. Questa battaglia non è rivolta contro di voi. Le classi dominanti che sfruttano vi hanno spinto in questa guerra ingiusta contro il popolo. Quindi, non prendere parte a operazioni contro il popolo e non perpetrare atti di terrore contro di esso. Individuate i veri nemici del paese - i corrotti, scamsters, gangsters e compradores che governano il nostro paese in nome della democrazia.


Il Partito Comunista dell'India (maoista) Comitato speciale di zona del Dandakaranya fa appello all'intero popolo lavoratore del paese e ai democratici a chiedere di:


Fermare immediatamente l’Operazione Green Hunt!


Opporsi al dispiegamento dell’esercito nella regione del Bastar e resistere alla proposta di acquisizione di 750 chilometri quadrati di terreno in nome dell’addestramento dell’esercito!


Richiedere punizioni severe per tutti gli agenti di polizia compreso l’SSP Kalluri, IG Langkumer e DGP Viswaranjan e tutti gli altri dei commandos COBRA e Koya coinvolti nelle atrocità e gli atti di terrorismo commessi contro il popolo della zona di Chintalnar!


Richiedere il rilascio incondizionato di tutti gli adivasi imprigionati!


(Gudsa Usendi)

Portavoce
Dandakaranya Comitato speciale di zona

PCI (Maoista)

lunedì 20 giugno 2011

pc 20 giugno - Il governo Berlusconi e Cgil Cisl Uil condannati dalla Corte europea dei diritti dell'uomo

.

Si tratta della vertenza dei circa 80.000 lavoratori delle scuole dipendenti
degli enti locali trasferiti allo Stato nel 2000 con perdita di salario e
diritti (vertenza i cui strascichi legali continuano ancora oggi!).

Allora solo noi ci opponemmo per diversi mesi attivamente al passaggio (a
parte qualche gruppo di lavoratori non organizzato ma con le vertenze legali);
il cobas scuola “non capiva” questa nostra incazzatura (mentre un professore
loro iscritto, consigliere comunale di Rifondazione Comunista, prendeva
posizione contro i lavoratori), mentre Cgil-Cisl-Uil volevano convincere i
lavoratori che si sarebbero trovati meglio… ma non contenti nell’estate del
2000 firmarono un accordo con l’Aran con il quale si negava il riconoscimento
dell’anzianità.

Ma l’illegalità era così palese che le vertenze legali per il riconoscimento
dell’anzianità in tribunale si vincevano tutte e il governo Berlusconi, con il
beneplacito dei sindacati confederali, “corse ai ripari”: nella finanziaria per
il 2006 iscrisse un comma, il 218, che bloccava di fatto i giudici.

Adesso questa sentenza europea che accusa Berlusconi e i sindacati
confederali… ma la sfacciataggine non ha limiti! La Cgil ha inserito la
sentenza nel suo sito e per mano addirittura del Segretario Generale FLC CGIL
Domenico Pantaleo ha scritto una lettera ai ministeri parlando di “macroscopica
ingiustizia” e della necessità di intervenire “al fine di ripristinare una
situazione di legalità e legittimità”.

Riportiamo l’articolo di Italia Oggi che non riporta però questa posizione
della Corte sull’accordo tra sindacati e governo:

“33. Il 20 luglio 2000, l’Agenzia per la rappresentanza Negoziale delle
Pubbliche Amministrazioni (ARAN) concludeva un accordo con i sindacati per
derogare al principio di conservazione dell’anzianità. Tale accordo veniva
successivamente cristallizzato in un decreto ministeriale del 5 aprile 2001.”

***
Gli ATA hanno diritto alla carriera
La Corte dei diritti dell'uomo condanna l'Italia per lo stop inferto con la
Finanziaria 2006
14/06/2011

ItaliaOggi
di Carlo Forte
Precludere agli Ata ex enti locali il diritto alla ricostruzione di carriera
viola la Convenzione europea per i diritti dell'uomo e il Protocollo n. 1. Cosi
ha deciso la Corte europea dei diritti dell'uomo che ha condannato l'Italia con
una sentenza depositata il 7 giugno scorso (reperibile in lingua originale su
questo sito).
La Corte di Strasburgo ha censurato una norma contenuta nella Finanziaria del
2006, con la quale il governo aveva sbarrato il passo ai giudici. Che all'epoca
dei fatti condannavano sistematicamente l'amministrazione a pagare le
ricostruzioni di carriera degli Ata passati dagli enti locali allo stato. La
sentenza potrebbe riaprire il contenzioso in Italia.
Il fatto
Il caso riguardava un gruppo di lavoratori appartenenti al personale Ata
(amministrativi, tecnici e ausiliari) transitati dagli enti locali allo stato,
per effetto di un'apposita previsione contenuta nella legge 124/99. A seguito
dell'inquadramento nell'amministrazione statali, però, a questi lavoratori era
stato negato il riconoscimento dell'anzianità di servizio ai fini retribuitivi.
L'inquadramento, infatti era avvenuto con il cosiddetto meccanismo della
temporizzazione. In buona sostanza, dunque, ai lavoratori era stata
riconosciuta la classe stipendiale coincidente con l'importo della retribuzione
in godimento all'atto del transito dagli enti locali e non la ricostruzione di
carriera. E siccome il trattamento contrattuale presso gli enti locali faceva
riferimento ad importi inferiori, i ricorrenti, pur avendo svolto le stesse
mansioni dei loro colleghi inquadrati come dipendenti dello stato fin dall'atto
dell'assunzione, si erano trovati nella condizione di essere pagati di meno.
Tale trattamento deteriore aveva indotto i dipendenti a rivolgersi al giudice
ottenendo in I e II grado il riconoscimento pieno del diritto a far valere
l'anzianità di servizio al pari degli altri colleghi già dipendenti dello
stato. Il ministero, però, aveva impugnato anche la sentenza d'appello e la
Cassazione dopo circa 3 anni, aveva capovolto la situazione, disponendo anche
la restituzione degli emolumenti retributivi già versati ai lavoratori per
effetto delle sentenze di merito. La sentenza della cassazione, peraltro, era
intervenuta dopo che il legislatore, con una norma di interpretazione autentica
(art. 1, c. 218 legge 266/2005) aveva disposto che agli Ata provenienti dagli
enti locali non dovesse essere riconosciuto il periodo di servizio pregresso,
ma solo la retribuzione in godimento all'atto del passaggio. In altre parole,
la norma di interpretazione autentica aveva disposto la preclusione del diritto
alla ricostruzione di carriera, in favore del mero riconoscimento della
retribuzione in godimento secondo il meccanismo della cosiddetta
temporizzazione. Di qui il ricorso alla Corte europea dei diritti dell'uomo e
la pronuncia favorevole ai ricorrenti.
Violato il Protocollo
La Corte sovranazionale ha accertato in particolare due violazioni. La prima
riguarda l'art. 6 della Convenzione, perché il governo, con l'art. 1, comma
218, della legge 266/2005, secondo i giudici, ha violato il principio del
giusto processo. Ciò in quanto, attraverso un intervento legislativo ad hoc, ha
capovolto le sorti di un contenzioso sfavorevole allo stato, pur in presenza di
un orientamento ormai consolidato. E soprattutto in assenza di motivi di
interesse generale. Presupposto, questo, che costituisce l'unica eccezione
ammissibile alla regola del divieto di interferenza con l'amministrazione della
giustizia. E in più secondo i giudici europei, il governo ha anche violato il
Protocollo n. 1 , perché ha privato alcuni cittadini di loro diritti
patrimoniali già acquisiti. Insomma, secondo il supremo collegio europeo, il
governo ha sbagliato.
Il no della Consulta
E quindi, di rimbalzo, avrebbe sbagliato anche la Corte costituzionale, che
nel 2009, con la sentenza 311, aveva conferito alla norma censurata da
Strasburgo il crisma di costituzionalità. Il tutto nonostante la Corte di
cassazione, facendo riferimento all'art. 117 della Costituzione, avesse
avanzato dubbi proprio in riferimento alla compatibilità con gli obblighi
internazionali riguardanti il rispetto dei diritti umani previsti dalla
Convenzione.
Gli effetti
Resta il fatto, però, che siccome l'art.46 della Convenzione dispone appunto
che le sentenze della Corte di Strasburgo assumano carattere obbligatorio per
gli stati, il mutato quadro giurisprudenziale potrebbe ingenerare una
riapertura del contenzioso in questa materia.

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pc 20 giugno - LEGA: a Pontida con i nazisti verdi ci sta anche la Cisl

dopo aver fatto il consiglio generale a pontida il 16 giugno


Mentre il pd vergognosamente apre verso Bossi, nel raduno leghista Bossi fa leva sulla sua base sociale originaria la piccola borghesia pidocchiosa ladra e reazionaria inneggiando al federalismo fiscale a tutto vantaggio dei padroncini ladri di lavoro nero evasione fiscali etc,e non certo per i lavoratori e pensionati e in sintonia anche il segr regionale della cisl il bergamasco Petteni, dopo aver fatto il consiglio generale a pontida il 16 giugno, partecipa al raduno padano perchè lui dice: "sta dove c'è la gente" (o meglio i razzisti), ma sarebbe meglio che, gettasse la maschera populista, e dicesse la verità che sta con i padroni e vuol fare la sua parte per marciare al moderno neocorporativismo attraverso il federalismo contrattuale......

La Cisl “richiede l’introduzione e lo sviluppo di una prassi di accordi integrativi di azienda, perché ciò
[…] esprime l’indispensabilità dell’apporto dei lavoratori agli sforzi diretti ad accrescere la produttività delle
aziende”. Se vi sembrano parole un po’ consunte, è perché sono le parole del documento conclusivo del
Consiglio Generale di Ladispoli , nell’anno 1953.Dobbiamo infatti evitare il fantasma che si aggira in questo genere si discorsi. Sono ormai due
decenni che ogni tentativo di modifica degli assetti contrattuali è sabotato con gli argomenti dei differenziali
territoriali.
Vero è che con la recente riforma del modello contrattuale abbiamo chiuso il fantasma in un solo
locale della casa, eppure seguita a ululare e qualcuno ancora si spaventa: “Le gabbie, le gabbie salariali...”
Le gabbie ci sono già. E i ricercatori meno ideologici se ne sono accorti da un po’.
Qualche esempio audace può aiutarci a comprendere la situazione. Proviamo a seguire il filo logico
del saggio “Il sacco del Nord” di Luca Ricolfi: se calcoliamo il rapporto tra consumo pro-capite totale di un
territorio e l’ammontare totale delle ore di lavoro sul medesimo territorio scopriamo che il potere di acquisto
effettivo di un’ora di lavoro è di 23,6 euro al Nord e di 30 euro al Sud. Ciò non significa che i lavoratori del
Sud sono pagati il 28% in più di quelli del Nord, ma che i redditi totali disponibili al Sud – incluse pensioni,
sussidi, stipendi pubblici, rendite e profitti – sono di circa il 30% più alti di quelli del Nord se commisurati alle
ore complessivamente lavorate.
Non è un dato carico di conseguenze importanti, questo?

Cisl - Nel popolo di Pontida si è scorto a sorpresa anche il segretario regionale della Cisl Gigi Petteni.
Petteni a Pontida: "Vado dove c'è la gente"
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Nel popolo di Pontida si è scorto a sorpresa anche il segretario regionale della Cisl Gigi Petteni. Con una camicia a quadri scozzese non poteva mimetizzarsi meglio, anche se molti militanti bergamaschi lo hanno notato e gli hanno chiesto cosa facesse sul sacro suolo padano. “Semplice, io vado dove c’è la gente – ha spiegato il segretario regionale -, Non vado perché per farmi vedere, ma solo per capire gli umori delle persone. Noi della Cisl in questi giorni stiamo ponendo temi sensibili alla politica, partiremo in modo deciso per con un’iniziativa forte per far abbassare i costi della politica. Ora vedo che lo dicono tutti, anche Umberto Bossi, ma lo devono fare sul serio, non sempre a parole. E’ giunto il momento dei fatti, cose concrete, non sono più tollerabili le promesse non mantenute”. E da Pontida Petteni non sembra aver tratto lezioni, solo la soddisfazione di una curiosità personale. “Io credo che tutta questa gente abbia tgrande passione e militanza politica – commenta – ma mi sembra di cogliere che anche loro siano stanchi delle parole e vogliono i fatti”.

pc 20 giugno - report sull'importante meeting di londra del 12 giugno con Arundhati Roy

rapporto a cura del comitato internazionale di sostegno alla guerra popolare in India - Italia

Domenica 12 giugno si è tenuta a Londra un'importane e affollata iniziativa del Comitato Internazionale contro la guerra al popolo indiano (ICAWPI).

Circa 500 persone hanno gremito la sala della Friends House del Quaker Centre di Londra e seguito con grande attenzione e partecipazione, anche emotiva, il programma.
Sulle pareti della sala campeggiavano due grandi striscioni firmati ICAWPI con immagini delle lotte del popolo adivasi, della feroce guerra contro il popolo che scatenata dal regime indiano, delle tante iniziative di solidarietà tenutesi in tutto il mondo. C’erano affissi anche il manifesto della campagna “settimana di solidarietà”che il Comitato Internazionale di Sostegno alla guerra popolare in India ha affisso in Europa e nel mondo e la mostra che nella stessa settimana è stata utilizzata nelle iniziative in Italia.

Il video
Il programma si è aperto con la proiezione di un video realizzato con la collaborazione di A. Roy e altri intellettuali, cineasti e musicisti. Immagini, note, canti e voci che hanno bene illustrato le ragioni e la barbarie dell'assalto contro i popoli delle foreste in India e dato voce al loro grido di resistenza a difesa della loro terra, per rivendicare un futuro di dignità e liberazione per sé e tutti i popoli dell’India, contro un sistema fondato sull’annientamento e sfrutta,mento di uomini donne e natura in nome del profitto e di uno “sviluppo” che garantisce vantaggi a pochi, e perpetua dipendenza semicoloniale e oppressione di casta.

La presentazione
A nome degli organizzatori, un rappresentante dell’ICAWPI ha presentato i relatori e gli scopi del lavoro del comitato di cui il programma di Londra era parte e seguiva una miriade di iniziative grandi e piccole realizzate in tanti paesi dei quattro continenti per fermare una guerra contro il popolo in India che dura ormai dal 2009, con ingente impiego di truppe, armi, ferocia e vittime senza precedenti.
Un vero genocidio perpetrato con l’appoggio politico di USA e potenze europee, a difesa degli interessi dei grandi monopoli che hanno investito milioni nei progetti di sfruttamento delle risorse naturali delle foreste indiane. Contro questa guerra l’ICAWPI scende in campo per sostenere l’irriducibile resistenza opposta dai popoli adivasi ma anche da tutta la parte progressista e autenticamente democratica della società indiana.
Sul terreno dei media, la battaglia da combattere è per rompere il silenzio e che copre l’operazione Green Hunt, nascondendo al mondo una situazione di occupazione militare di vaste aree del paese, guerra e deportazioni genocide e guerra civile.

La relazione di Jan Myrdal
È poi seguita la relazione dello scrittore svedese Jan Myrdal, autore di un'intervistata al segretario del PCI(maoista) realizzata nelle zone guerrigliere e pubblicata riportata nel libro "Stella rossa sull'India".
Myrdal ha definito quella in corso in questi anni in India come la più grande rivolta e massacro di popoli nativi dai tempi di Cristoforo Colombo. Infatti, l’assalto scatenato per depredare le risorse delle foreste si profila come una vera e propria ricolonizzazione da parte dello stato nato dalla formale indipendenza dal colonialismo britannico nell’interesse dei grandi monopoli e potenze capitaliste straniere e i grandi cartelli monopolisti nazionali.
Contro tutto ciò è urgente che si levi e mobiliti una grande solidarietà internazionale, che già si sta facendo avanti in tanti paesi e il seguito della relazione ha voluto dare un contributo con una testimonianza diretta delle rivendicazioni e delle realizzazioni che vanno avanti nelle zone guerrigliere per costruire delle “infrastrutture verdi”, rispettose e degli equilibri della terra e degli interessi dei popoli che la abitano, ben diverse da quelle che vogliono imporre relazioni di sfruttamento neocoloniali, come pure di esperienze di solidarietà che si vanno sviluppando nel mondo.

La relazione del Forum Solidarietà Nepal
Il compagno Kolash, rappresentante dei nepalesi in Europa, ha indicato come l’espressione massima di democrazia siano popoli in lotta di tutto il mondo contro i regimi che li opprimono, anche se formalmente letti da una maggioranza di votanti. E questa solidarietà e lotta uniscono i popoli di India e Nepal. La relazione ha poi ripercorso brevemente la lunga storia di trattati iniqui, sostegno a monarchie e regimi oppressori del popolo con cui lo stato indiano ha imposto il suo espansionismo al Nepal come a tutti gli altri paesi della regione, dove nessun regime potrebbe in realtà mantenersi senza essere spalleggiato dal potente vicino indiano.

Saluti e messaggi
Tra una relazione e l’altra si sono susseguiti messaggi di saluto all’assemblea provenienti da varie parti del mondo, in particolare quello del compagno Basanta, esponente del Partito Comunista Unito del Nepal (maoista), invitato come relatore ma impossibilitato a raggiungere Londra. Nel suo messaggio Basanta ha ricordato come il popolo e solo il popolo dell’India sia il vero proprietario di quei territori e risorse che lo stato indiano vuole svendere all’imperialismo e ai grandi cartelli della borghesia indiana. Per questo la campagna internazionale di solidarietà deve assumere un carattere antimperialista, antireazionario, antiespansionista che possono unire i popoli in india e nel mondo contro i nemici comuni.
Altri messaggi sono arrivati dalla Atik, organizzazione dei lavoratori turchi emigrati in Europa, Dal comitato di solidarietà con i popoli dell’india Orientale del Canada, dalle organizzazioni italiane che sostengono l’ICAWPI, partito dei Carc, ASP e Campo Antimperialista.

La relazione di Arundhati Roy
Chi ha partecipato alle iniziative in Italia della settimana di mobilitazione a sostegno della guerra popolare, ha avuto modo di seguire le interviste televisive rilasciate dalla scrittrice, e apprezzare la forza umana e intellettuale della sua testimonianza, il modo semplice e affascinante con cui rende le ragioni e l'importanza per tutti di prendere posizione e a difesa delle popolazioni indiane in lotta.
Dal vivo, nell’empatia di un'assemblea solidale, questa forza si è moltiplicata.
Con lo sguardo suo acuto che sembrava voler incrociare quello di ognuno dei presenti, Arundhati Roy ha smascherato con semplicità, acume e anche ironia, quella che le potenze occidentali considerano ed esibiscono come la loro “bambolina dagli occhi azzurri”, la “più grande democrazia del mondo”, l’India.
Certo, ha detto, se, come oggi si vede, complemento delle grandi democrazie occidentali sono guerre di aggressione e occupazione per esportare democrazia, allora l’India, con l’occupazione del Kashmir, il silenzio complice nel genocidio dei Tamil, i crimini genocidi della Operazione Green Hunt, è una democrazia davvero grande …
La realtà è che in India c’è democrazia, diritti, privilegi di casta per una ristrettissima élite, crescita e benessere economico per una ridotta classe media e per tutto il resto del popolo, negazione di qualsiasi diritto, perfino quello alla vita o alla stessa identità per una massa sterminata di poveri, intoccabili, adivasi.
Più che una bambolina dagli occhi azzurri, A. Roy ha disegnato l’immagine di un bicchiere di latte lasciato a decantare: in superficie un sottilissimo strato di schiuma che sa di rancido – le élite – poi un dito di panna densa e grassa – le classi medie –tutto il resto del bicchiere è acqua – i senza niente. Dei circa un miliardo di indiani, sono 830 milioni quelli che vivono di niente, meno di 50 centesimi al giorno.
Hai poi raccontato quanto sia difficile sradicare il pregiudizio positivo sull’India. Una volta in una conferenza una donna le si rivolse contro: “Parli male del tuo paese, un paese che rispetta la tua libertà, in cui scrivi e giri liberamente… ma lo sai che se fossi in Cina non potresti scrivere nulla e saresti già in prigione?” Arundhathi Roy le rispose: “È vero che se fossi in Cina non avrei potuto scrivere un libro come Broken Republic. Ma in India, se non mi chiamassi Arundhati Roy, se non fossi la vincitrice del premio Booker che venduto sei milioni di copie nel mondo, sarei certamente già in prigione…”
Molte volte ha ripreso brani del suo reportage “camminando con i compagni”, completando la citazione col racconto dei i particolari di vita dei momenti in cui li ha scritti le considerazioni da trarne, il modo in cui quell’esperienza ha cambiato lei stessa e il modo di vedere le cose.
Dei maoisti ha detto: “Distinguerli dagli adivasi è impossibile: il 90% dei guerriglieri maoisti sono adivasi, la loro resistenza è più antica del movimento maoista, ma sarebbe quella che è oggi senza l’azione dei maoisti, né i maoisti sono quelli di 40 anni fa, non sarebbero quello che sono oggi senza gli adivasi”.
Sulla lotta che attraversa tutta l’India nel “corridoio rosso”: “La lotta armata si sviluppa nelle foreste, principalmente come resistenza armata alle incursioni che distruggono villaggi e deportano gli abitanti, ma anche nelle città del paese c’è ribellione. Non lotta armata, se i maoisti facessero azioni armate nelle città sarebbero cancellati, nel senso fisico della parola, ma ribellione sì.
Concludendo, l’ha definita come una battaglia che “va al cuore del mondo”, a suo modo uno “scontro di civiltà” che vede da una parte una “civiltà” che nega al popolo il diritto ad esistere in nome dello “sviluppo”, dall’altra quella di un popolo antico che però “possiede la chiave che apre il futuro”

Domande e risposte e l’intervento del Comitato Internazionale
Il programma è terminato con una serie di domande da parte del pubblico. Tante domande su come si può concretamente aiutare a fermare il genocidio, sui rapporti tra i maoisti e le altre forze della “sinistra”, ancora sull’esperienza vissuta nelle zone guerrigliere, sui maoisti, sul ruolo delle donne nella guerriglia: “tra le file dei guerriglieri ho visto tante donne combattenti e con ruoli di responsabilità e comando”. Si stima siano 90.000 le donne militanti organizzate con i maoisti, ma le ‘femministe di professione’ nel mio paese salutano con entusiasmo il lavoro delle ONG e i progetti per trasformare le donne in imprenditrici che competono nel mercato semplicemente ignorano quella che può definirsi la più forte organizzazione femminista nel paese (le maoiste) e tacciono della licenza di ucciderle, torturarle, stuprarle che l’operazione Green Hunt ha scatenato contro di loro.
Tra e le domande e risposte ha trovato posto anche l’intervento del rappresentante italiano del Comitato di Internazionale di sostegno alla guerra popolare in India, che ha raccontato il successo, superiore a ogni attesa, della settimana internazionale, ha ringraziato A. Roy per il grande contributo dato alla campagna, attraverso le sue video-interviste e l’ha invitata in Italia per un giro di incontri da tenere nel prossimo autunno.
Nell’intervento è stato chiarito: abbiamo sempre sostenuto e propagato le iniziative dell’ICAWPI, tradotto diffuso i materiali ma, da maoisti presenti in diversi paesi, abbiamo sentito l’esigenza di fare qualcosa in più, andare oltre la denuncia dei crimini della operazione Green Hunt – la guerra al popolo – per mettere in luce la rivoluzione che in India avanza – guerra di popolo – la cui vittoria può cambiare i rapporti di forza e aprire una pagina nuova nella storia del mondo, dando un’indicazione per tutti i popoli che lottano, anche nei paesi imperialisti.
Infine, sono state presentate le iniziative future del Comitato Internazionale: una nuova campagna a difesa dei compagni del CC del PCI(M) incarcerati e una grande conferenza internazionale di sostegno in preparazione per i prossimi mesi.

comitato di sostegno internazionale alla guerra popolare in india
italia


il comunicato resoconto di Democracy and Class - londra

Il 12 giugno 2011 alla Friends House di Londra Arundhati Roy ha parlato a una platea di circa 500 persone sulla guerra dello Stato indiano contro popolo dell'India.
La mia impressione sulla riunione è molto positiva. La resistenza di Arundhati contro le attività assassine dello Stato indiano è fonte d'ispirazione e ascoltarla dà carica di energia per lottare ancora.
Ha raccontato di una recente conferenza alla Scuola di Studi Orientali e Africani, quando un interlocutore ostile le ha detto che dovrebbe essere grata al cielo per essere nata in India, la più grande democrazia del mondo, perché se fosse nata in Cina, sarebbe in prigione.
Arundhati le ha risposto che se non fosse stata la scrittrice indiana famosa in tutto il mondo di nome Roy Arundhati, vincitrice del premio Booker, si troverebbe in prigione indiano insieme a migliaia di altre persone ingiustamente imprigionate in India per essersi opposte ai crimini dello Stato indiano, smascherando l'ipocrisia della democrazia indiana.
Arundhati ha spiegato chiaramente che esistono due Indie, quella della classe media, tanto amata dai media occidentali e l'India poveri, ma il cuore e la mente di Arundhati sono dalla parte di quei 850 milioni di indiani che vivono con 50 centesimi al giorno. Ha spiegato come le regioni abitate dalle popolazioni tribali sono anche le più ricche di minerali e che lo Stato indiano ha un piano di urbanizzazione per deportare 500 milioni di persone del paese verso le città. Perciò sta impiegando ogni mezzo di guerra, compreso l’assedio per fame, per deportare il popolo tribale dalle loro terre nell’interesse delle grandi multinazionali, e della loro fame di materie prime dell'India.
Ha poi letto la definizione di genocidio secondo le Nazioni Unite, che descrive esattamente le attività dello Stato indiano contro 100 milioni di adivasi in India, ma che le è capitato di parlarne al rappresentante dell’ONU questi ha dichiarato che ciò che l'India faceva entro suoi confini è affar suo, vale a dire che l'India è il ragazzo dagli occhi azzurri della comunità internazionale del capitale mondiale.
Mi ha fatto anche piacere che Arundhati Roy abbia detto che aveva chiesto agli organizzatori dell’iniziativa che ci fosse stati anche un relatore dallo Sri Lanka (tuttavia non era presente) perché aveva constatato che lo Sri Lanka è il laboratorio per gli assassinii "invisibili" che le élite dell’Asia meridionale vorrebbero perpetrare.
Arundhati ha criticato anche le forze di “sinistra” e progressiste in India e anche i politici tamil per non aver abbandonato il popolo dello Sri Lanka - la sua critica si potrebbe estendere al silenzio dei media di tutto il mondo che ha coperto i massacri in Sri Lanka che non sono stati denunciati in Occidente, fatto che rende le potenze occidentali profondamente complici dei massacri di tamil.
Il cuore del suo del rappresentante dei nepalesi in Europa, compagno Kolash è stato sottolineare i rapporti tra il Nepal e l'India, in particolare i trattati iniqui che hanno dato vantaggi capitalisti indiani su quelli nepalesi negli scambi tra i due paesi. Inoltre ha ricordato l'interferenza dello Stato indiano negli affari nepalesi, soprattutto sostenendo l'esercito nepalese e altri reazionari contro i rivoluzionari maoisti. Ha sottolineato che il futuro delle lotte rivoluzionarie nei due paesi sono strettamente legati.
Jan Myrdal ha affrontato la questione della costruzione di un movimento internazionale di solidarietà con i popoli dell'India e ha citato esempi di movimenti di solidarietà efficaci e altri meno efficaci.
La domanda che sorge dall'incontro con Arundhati Roy è, se la sua visita a Londra ha reso la lotta dei popoli in India visibile, che cosa accadrà quando tornerà in India e queste lotte torneranno invisibili?
Affinché tutto questo non torni invisibile e resti accesa la luce della denuncia occorre che in tante città britanniche il prossimo anno si tengano iniziative sull’India e notizie sui media che denuncino i crimini dello Stato indiano.

Democracy and Class Struggle sarà promotore e sosterrà queste iniziative

domenica 19 giugno 2011

pc 18-19 giugno - Milano.. che succede al CIE di via corelli ?

Il testo di un volantino che sta girando nei quartieri di Milano per raccontare cosa succede nel Centro di Identificazione e Espulsione di via Corelli.

«Un gruppo di solidali si è incontrato al CIE di via Corelli, per fare volantinaggio ai parenti dei detenuti. Prima grande novità è il numero consistente di parenti, con i quali si è potuto fare qualche chiacchiera, nelle lunghe ore di attesa, tra l’ingresso del primo e l’uscita dell’ultimo di loro.
I prigionieri ci raccontano che:
- attualmente, all’interno di una delle sezioni, ci sono 28 detenuti. Non sappiamo il numero dei detenuti nelle altre sezioni, che sono in totale 5.
- i detenuti non possono tenere il proprio cellulare.
- ogni tre giorni, ognuno di loro avrebbe il diritto a un pacchetto di sigarette e a una scheda telefonica da 5 euro, da utilizzare nella cabina interna. Ma sono costretti a scegliere tra uno o l’altro. Questi sono i ricatti che continuano a subire.
- i detenuti non hanno più la possibilità di uscire in cortile tutti insieme, devono rimanere ognuno all’interno della propria sezione. Prima potevano uscire pomeriggio e sera, ora gli hanno tolto anche questo.
- una deportazione è avvenuta con avvolgimento del prigioniero in una coperta, chiuso dentro con lo scotch e caricato con violenza nel bagagliaio di una jeep della polizia.
- un prigioniero è stato portato a Corelli con l’inganno: è stato chiamato in questura per controllare alcuni documenti, con la garanzia espressa al telefono che nulla gli sarebbe capitato. Da lì è stato condotto al Cie, dove è ora recluso.
Tanti detenuti ci raccontano che:
- dopo aver scontato la pena in carcere, vengono trasferiti al Cie.
- le persone malate non sono seguite dai medici e non ricevono i medicinali essenziali, nemmeno per le patologie croniche e gravi.

I detenuti di via Corelli hanno recentemente deciso di iniziare uno sciopero della fame. La risposta delle guardie è stata una devastante perquisizione. Questa è solo una minima parte degli abusi subiti dagli immigrati detenuti nel Cie di via Corelli! Questi sono lager che vanno chiusi subito! Basta CIE, basta torture!

Vogliamo inoltre informare tutti gli immigrati senza documenti di fare attenzione se devono andare in Questura, in quanto abbiamo saputo che molti vengono chiamati con l’inganno e quindi portati nei Cie. Tutto questo è già accaduto a molte persone, a Milano come a Torino, ma sicuramente è una manovra che viene effettuata in tutta Italia. Non fidatevi mai!»

pc 18-19 giugno - ma a che P.. appartiene Don verzè ?

Berlusconi, Rotelli e Moratti
piano per salvare don Verzè

A Milano spunta una grande alleanza per evitare il crac del San Raffaele Don Luigi Verzè
"Pensavano di prendersi il San Raffaele con due lire". Invece, uno scatto d'orgoglio e gli amici giusti, e don Luigi Verzè, dinamico nonostante i 92 anni, ha fatto capire che in cima al cupolone della clinica milanese c'è ancora lui. Nel suo ufficio piazzato nel mezzo del giardino pensile della clinica San Raffaele, all'ombra della statua dell'arcangelo costata ben 2,5 milioni di euro, sono giorni di duro lavoro. La corsa è contro il tempo, l'ultima data disponibile per salvare l'ospedale dal crac è il consiglio di amministrazione del 27 giugno, dopo di che per la Fondazione azionista del San Raffaele si aprirà il baratro. I debiti hanno superato il miliardo, non ci sono più soldi in cassa e già pendono in Tribunale alcuni decreti ingiuntivi: il più consistente è quello della Farma factoring che da solo vale oltre 5 milioni di euro.

Messi in un angolo i superconsulenti suggeriti dalle banche creditrici, il pivot del salvataggio è diventato Bruno Ermolli e gli assi messi sul tavolo dall'eminenza grigia berlusconiana escono da quella fitta rete di relazioni che il Gianni Letta di Milano tesse da decenni. Ovviamente la famiglia Berlusconi, da sempre vicina a Don Verzè, già presente nel capitale della Molmed, la società specializzata nella ricerca del San Raffaele e quotata in Borsa, e la famiglia Moratti, ramo Gian Marco e Letizia. Entrambe si candidano a essere soci finanziari del San Raffaele, mentre la parte industriale sarebbe stata opzionata da Giuseppe Rotelli, il re (berlusconiano pure lui) delle cliniche lombarde. Si parla di un impegno di 75 milioni di euro che verrà trasformato in azioni della nuova società che gestirà l'ospedale.

Non sono nomi usciti a caso. Ermolli è da tempo consigliere del premier, siede nei consigli di Fininvest, Mediaset e Mondadori e ha saldato stretti legami con Letizia Moratti, grazie all'Expo, alla Scala e al suo ruolo nell'advisory board del Comune di Milano. Del teatro meneghino, di cui la Moratti come sindaco è stata presidente, Ermolli è vicepresidente, mentre nell'Expo è entrato come rappresentante della Camera di Commercio. Ermolli è membro del collegio di sorveglianza della Fondazione Expo, un organismo di cui fanno parte Gian Marco Moratti e che è presieduto da Diana Bracco. Non appare nemmeno un caso, quindi, che anche l'ex presidente di Assolombarda, di stretta osservanza berlusconiana e a capo dell'omonimo gruppo attivo nella farmaceutica, sia stata chiamata a intervenire nel salvataggio del San Raffaele. Secondo il piano di Ermolli, toccherebbe proprio al gruppo Bracco, proprietario del Centro diagnostico lombardo, rilevare la divisione del San Raffaele (la Resnati) che si occupa dello stesso business.

Il vero partner industriale del San Raffaele sarebbe però Giuseppe Rotelli, patron del gruppo San Donato, vera potenza in Lombardia, già capace di mettere sul tavolo, dopo l'estate dei furbetti del quartierino, i milioni necessari per rilevare il 10% della Rcs, l'editore che pubblica Il Corriere della Sera, dalle mani, allora bucate, di Stefano Ricucci. E proprio la contiguità con Berlusconi ha finora tenuto Rotelli fuori del salotto della Rcs, governato dai banchieri, soprattutto di Intesa e di Unicredit (attraverso Mediobanca), i principali finanziatori del San Raffaele. Dall'unione tra il gruppo Rotelli e il San Raffaele nascerebbe un colosso in grado di monopolizzare oltre un terzo della sanità lombarda e di costringere in un angolo concorrenti come lo Ieo di Umberto Veronesi e l'Humanitas della famiglia Rocca. La Regione Lombardia, che ogni anno versa 440 milioni al San Raffaele, vorrebbe fare la sua parte, ma possibili conflitti d'interesse la tengono per ora lontana. Su tutto veglierebbe ancora don Verzè, che grazie alla forma di salvataggio scelto, l'accordo di ristrutturazione del debito (art. 182 bis della legge fallimentare) eviterebbe gli eventuali i guai giudiziari legati a un concordato.

pc 18-19 giugno - bologna per i 110 anni della fiom.. la ricreazione è finita.. qualcuno glielo dica


la kermesse di bologna per i 110 anni della fiom.. un insieme di concioni noiosi e comici irrimediabilmente cristallizzati e ripetivi, uno buttare in farsa, ciò che ormai meriterebbe una vera rivolta sociale e popolare
un todo cambia con mezzi con i quali in realtà nulla può cambiare davvero
un landini che lancia un ennesimo referendum se il governo farà la legge per dare validità agli accordi separati quando lui per primo dovrebbe sapere che non è con firme e referendum che si può fermare il fascismo padronale
e infine un santoro ormai imbonitore in carriera.. dove poi...
ma basta....

pc 18 -19 giugno - palermo: avvisi di garanzia per la "squadretta" di vigili urbani razzisti e fascisti

Non abbiamo dimenticato la morte di Noureddine Adnane... contro razzismo e moderno fascismo ribellarsi è giusto

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Angherie e botte agli ambulanti: sotto inchiesta dieci vigili urbani.

Nel mirino la "squadretta" che terrorizzava Noureddine. I racconti degli extracomunitari convocati in Procura hanno aperto uno scenario inquietante, fatto di controlli esasperanti. E alcuni sequestri sarebbero stati abusivi, con tanto di verbali contraffatti

di SALVO PALAZZOLO

Gli ambulanti extracomunitari li chiamano "i vigili della squadretta": erano già finiti nel ciclone delle polemiche dopo la morte di Noureddine Adnane, il marocchino che a febbraio si è dato fuoco, esasperato dai continui controlli, nonostante avesse un regolare permesso di soggiorno e tutte le licenze in regola. Adesso, è la Procura di Palermo a mettere sotto accusa i vigili della squadra amministrativa, dopo aver raccolto le testimonianze di una decina di ambulanti che lavorano nel centro città. Venerdì, dieci fra agenti e ispettori della polizia municipale hanno ricevuto un avviso di garanzia, che è stato notificato dai carabinieri del nucleo Investigativo. Sono pesanti le accuse contestate dai pm Maurizio Agnello e Amelia Luise, nonché dal procuratore aggiunto Leonardo Agueci: calunnia, lesioni, abuso d'ufficio, falso ideologico e materiale. I racconti degli ambulanti convocati in Procura hanno aperto uno scenario inquietante, fatto di controlli esasperanti da parte dei vigili. E alcuni sequestri sarebbero stati abusivi, con tanto di verbali contraffatti. A denunciare non sono stati soltanto i connazionali marocchini di Noureddine, ma anche ambulanti che provengono da altre nazioni: Tunisia, Cina, Bangladesh. Nei mesi scorsi erano finiti loro sotto accusa, dopo alcuni blitz della Municipale. Qualcuno è anche imputato in tribunale, per aver venduto merce contraffatta. Ma adesso la Procura sospetta che alcune accuse nei confronti degli immigrati sarebbero state costruite ad arte. È il caso denunciato da un marocchino: "Non ho mai venduto orologi, lo sanno tutti in via Ruggero Settimo - ha raccontato ai carabinieri - vendo solo ombrelli, ma nel verbale di sequestro sono stati segnati anche orologi. Mi dissero che se non mi sbrigavo a firmare il verbale, avrebbero chiamato il magistrato e mi avrebbero fatto arrestare. Fra quei vigili c'erano anche quelli che hanno controllato Noureddine". Ma quale motivazione avrebbe spinto gli agenti accusati di essere infedeli? Di certo, anche solo un orologio patacca può trasformare il verbale da sanzione amministrativa ad imputazione di carattere penale. E in quest'ultimo caso, il cittadino straniero potrebbe pure rischiare l'espulsione. Forse, qualcuno mirava ad aumentare le statistiche della squadra, sperando di ottenere un premio dai superiori? O forse - ed è l'ipotesi più drammatica - qualcuno del gruppo sarebbe stato animato da motivazioni razziste? I pm hanno già acquisito numerosi verbali. Agli ambulanti sono state mostrate anche delle fotografie di vigili, e i racconti si sono arricchiti di nuovi particolari. Da qui la decisione di emettere gli avvisi di garanzia, che potrebbero preludere a interrogatori o ad altri provvedimenti. Al momento, l'inchiesta sulla morte di Noureddine resta in un altro fascicolo, "contro ignoti", ed è coordinata dal sostituto procuratore Gianluca De Leo e dall'aggiunto Maurizio Scalia, che procedono per l'ipotesi di istigazione al suicidio. Ma i punti di contatto fra i due filoni d'indagine sarebbero già diversi nel racconto di chi ha denunciato. Ecco perché la Procura sta facendo nuovi accertamenti. Nei giorni della tragedia di Noureddine era arrivato anche il monito del presidente del Senato: "Sono sconvolto - aveva detto Renato Schifani - il sindaco apra al più presto un'indagine amministrativa". Ma nessuna indagine amministrativa è stata mai aperta dal Comune per verificare il comportamento della "squadretta".

http://palermo.repubblica.it/ - 19 giugno 2011

pc 18-19 giugno - DOPO REFERENDUM: DEVIATORI E ILLUSIONISTI

Il vento di partecipazione, di democrazia, di affermazione dei bisogni vitali delle masse popolari, espressosi nell'ultima fase della battaglia elettorale di Milano e Napoli e soprattutto nell'esito del referendum, ha trovato nella scontro con Berlusconi e il governo tutta la sua contundenza, e nella denuncia della falsa, inesistente “opposizione” del PD, delle forze in parlamento la sua ragione di indipendenza.
Questo va riaffermato. Tutti coloro che anche nei giorni successivi al referendum, hanno cercato di separare il diritto e l'esigenza di affermare e conquistare un chiaro risultato, su acqua, nucleare e legittimo impedimento, dal contesto politico attuale e dalla necessaria battaglia per la caduta del governo Berlusconi, possibile solo con una forte e continua mobilitazione di rottura popolare, operano di fatto un'azione di deviazione, ammosciamento di questo “vento”.
Ma operano di fatto una deviazione, confusione, pure alcune posizioni espresse da promotori dei referendum quando nel movimento sociale separano le giuste battaglie per acqua, contro il nucleare dalla denuncia economico-politica del sistema, dal fatto che la legge del profitto di questo sistema capitalista investe ogni tipo di produzione, ogni segmento della società.
Su piano politico, poi, di lotta contro il moderno fascismo del governo e dell'insieme dell'apparato statale (compreso mass media), costoro operano poi per seminare illusioni e quindi per pacificare lo scontro, che invece, al di là degli esiti del voto (e in un certo senso anche per gli esiti del voto) diventa da parte di Berlusconi, dei suo Ministri, della Lega sempre più incalzante, provocatorio nella sua marcia verso un regime - e contro il quale, dopo il referendum, nessun osannatore del "nuovo vento di partecipazione" chiama a ridiscendere in piazza.

Un esempio di questo è l'articolo sull'analisi del voto di Alberto Lucarelli apparso ne Il Manifesto del 14 giugno, intitolato “Verso un manifesto dei beni comuni”.
In esso Lucarelli scrive: “Oggi si raccoglie il frutto di una semina che i più avvertiti avevano compreso che avrebbe determinato una inversione di rotta e spezzato quell'intreccio affaristico tra borghesia mafiosa, politica, economia e pezzi deviati dell'amministrazione pubblica”.
Basta guardare ad alcuni esempi per vedere che questo purtroppo non è affatto vero, non è vero per “l'intreccio affaristico...”, non è vero per la presunta separazione netta tra una “borghesia mafiosa... pezzi deviati dell'amministrazione pubblica” e, una borghesia e un'amministrazione pubblica “legale” (anzi, mai come oggi diremmo: chi è mafioso e chi no? Che si intende per borghesia mafiosa? Marchionne, Marcegaglia è una borghesia ufficialmente non mafiosa, ma è meno pericolosa? Per non parlare dell'amministrazione pubblica dove il confine tra “normale” e “deviato” è labilissimo), non è vero che l'eliminazione di questi intrecci consentirebbe, non mettendo in discussione il profitto capitalista e quindi tutto il sistema economico-politico necessario a produrlo, la difesa dell'"interesse comune".
Basta vedere la produzione lì dove viene fatta di energia eolica o del fotovoltaico. Essa è alternativa nella produzione energetica ma non negli effetti ambientali e di sfruttamento degli operai. In Puglia, per esempio, la costruzione di pale eoliche ed ora dai pannelli fotovoltaici ha portato alla distruzione di migliaia di ettari di campagne, parchi immensi sono stati tirati su nel giro di una notte, e le imprese addette attuano verso i lavoratori livelli di sfruttamento schiavistici. Il caso più recente è venuto fuori a Lecce a febbraio, in cui le ditte, attraverso una catena di appalto e subappalto e attraverso un caporalato mai debellato (e buono anche in questi lavori), regolavano i flussi di operai immigrati costretti a lavorare dodici ore di lavoro anche sotto le intemperie per 4 o 500 euro al mese, quando andava bene, o non pagati per mesi - tanto da aver scatenato una lotta dei lavoratori immigrati durata diversi giorni.
Quindi, larghi profitti dal redditizio business delle fonti rinnovabili.
Quindi la stessa legge del capitale che agisce nella produzione del nucleare, viene riciclata nelle produzioni alternative, trasformando anche queste in produzioni “pericolose” per gli operai, per l'ambiente e per la vivibilità delle popolazioni.

Dal nascondere questo viene la conclusione dell'articolo, demagogica quanto ingannevole: “La vittoria di oggi è la prova che partecipazione e beni comuni sono nuove categorie che stanno contribuendo alla nascita di nuove soggettività politiche fuori ed oltre il sistema dei partiti... i cittadini si riapproprieranno del diritto di esprimersi sui beni comuni... Sono avvertiti tutti quei comuni compiacenti che preferiscono fare affari con i privati piuttosto che difendere i beni della comunità... Da oggi obiettivo politico primario sarà la realizzazione di un governo pubblico e partecipato dei beni comuni, in una prospettiva di effettivo cambiamento”.
Basta un risultato referendario sia pur molto positivo per cambiare effettivamente il sistema politico, economico, istituzionale basato sulla difesa del profitto capitalista? Basta una grossa partecipazione delle masse perchè ci sia un cambio effettivo di un sistema politico- istituzionale, di un governo di Berlusconi o dei padroni che sia, che invece si radicalizza nella sua marcia reazionaria, apertamente antipopolare?
Avremmo trovato la via, referendaria/elettorale, per un governo in mano alle masse popolari!

Ecco, questo è un modo deviante di esaltare il cambiamento perchè “nulla effettivamente cambi”!
E questo, proprio quando c'è un'effettiva volontà di dire basta, di partecipazione alla mobilitazione, di cambiamento effettivo, è quanto di più negativo ci possa essere.

Ma nello stesso tempo queste posizioni sono utili a chiarire lo spartiacque di classe necessario che ci deve essere all'interno di un movimento, effettivo, di partecipazione, di opposizione, di affermazione dei diritti e bisogni popolari, come quello espressosi dalle elezioni al referendum; uno spartiacque tra le aspirazioni, le concezioni, la pratica di larghi settori della piccola e anche settori della media borghesia, di democratici, ecc., e gli interessi, la politica, la concezione e la prassi della lotta di classe del proletariato e delle masse più sfruttate e oppresse, che pur partecipando, sostenendo, incoraggiando i movimenti come quelli dei giorni scorsi, devono costruire la propria autonomia politica, ideologica, programmatica; e, soprattutto, guardandosi dagli elogiatori (per gli altri...) del "movimento è tutto" e del superamento dell'organizzazione politica/partitica, costruire la propria autonomia organizzativa.

pc 18-19 giugno - Fiat Pomigliano cassaintegrazione e licenziamenti - una denuncia e iniziativa

Fiat Pomigliano, azienda chiede cassintegrazione per cessazione attività.

CON UNA COMUNICAZIONE FORMALIZZATA AI SINDACATI LA FIAT PREANNUNCIA LA CESSAZIONE DI ATTIVITA' A POMIGLIANO ED AVVIA IL PIANO DI DISIMPEGNO IN ITALIA DALLE ATTIVITA' PRODUTTIVE ED ORGANIZZATIVE FUNZIONALI ALLA FABBRICAZIONE VEICOLISTICA: A RISCHIO I LIVELLI OCCUPAZIONALI A POMIGLIANO (3.600 IN G. B. VICO) E NEL GRUPPO

LA PREOCCUPANTE ELUSIVITA' DEL PIANO INDUSTRIALE, AD OLTRE DUE ANNI DAL SUO ANNUNCIO, CONSEGUE LA SCELTA DEL GRUPPO FIAT AUTOMOBILES DI ORGANIZZARE FORME
SOCIETARIE SEPARATE IN CUI, CON UN "CONTRATTO DI RETE" E A PARTIRE DA POMIGLIANO SI PROSPETTA LA PROGRAMMATA CESSAZIONE DELLE ATTIVITA' INDUSTRIALI DA AFFIDARE ALLE "NEWCO"COSTITUITE NEI VARI STABILIMENTI PREVEDENDO PER L'ATTUALE GRUPPO FIAT IL RUOLO DI "ATTIVITA' DI SERVIZIO E NON PRODUTTIVE" QUALI LA COMMERCIALIZZAZIONE.

E' questo, in sintesi, l'inquietante e vero "progetto", organizzativo e non industriale, in corso in questi anni e mirante innanzitutto alla trasformazione finanziaria e terziaria del Gruppo con l'affidamento delle attività di progettazione e costruzione automobilistica alle newco. Per questo ad oggi ancora manca un attendibile piano industriale per i vari stabilimenti italiani: competerà alle newco formularlo fabbrica per fabbrica man mano che si costituiranno col progredire del processo di ristrutturazione.
Intanto in questi due anni si è sempre parlato dell'attendibilità del fantomatico ed inesistente piano industriale di Marchionne sui cui si è avviato un pericoloso percorso di ristrutturazione basato sulla preventiva cannibalizzazione dei diritti dei lavoratori affidata alle costituende società mutuate dalle logiche off-shore (le newco) che, col ricatto occupazionale, pretendono le "mani libere" per imporre a sindacati ed istituzioni la regolamentazione contrattuale in peius per aggirare le normative di legge e contrattuali a tutela dei lavoratori.
Intanto, mentre a Pomigliano si avvia la cassa integrazione per cessazione di attività di Fiat Group col conseguente e grave rischio-licenziamento di migliaia di lavoratori in esubero entro due anni, ancora manca, come confessato dall'azienda a pg.6 della comunicazione ai sindacati “la definizione di un piano che consenta, nel prossimo biennio, il riassorbimento del personale eccedente, in relazione alla ("ipotetica") salita produttiva del modello Nuova Panda e all'andamento del mercato e comunque in misura di almeno il 40% nel corso del periodo da 15 luglio 2011 al 14 luglio 2012¦ Mentre l'azienda si impegna ad assumere solo 2400 lavoratori in relazione agli oltre 6.000 oggi in organico e comprensivi di Fiat ed ex Ergom non esiste ad oggi alcuna certezza occupazionale per i rimanenti 3.600 lavoratori in esubero.

Venerdì prossimo 24 giugno su tali problematiche ci sarà un coordinamento provinciale dello Slai cobas - h 10 sede Pomigliano - per presentare le necessarie iniziative a tutela dei livelli occupazionali, dei diritti dei lavoratori e di quelli sindacali.

Slai cobas fiat Alfa Romeo e terziarizzate - Pomigliano d'Arco, 17/6/2011