venerdì 18 settembre 2026

pc 18 settembre - Tunisia - Dopo le manifestazioni per l'acqua riprende anche il movimento dei "laureati disoccupati".

 Ritorna lo slogan della Rivolta Popolare del 2011: "Lavoro, Libertà, Dignità nazionale"!

L'estate particolarmente calda di quest'anno in Tunisia non sembra voler cedere il passo e non ci riferiamo (solo) alle alte temperature sopra la media, complice il cambiamento climatico, che hanno raggiunto anche i 50 gradi, ma alle proteste sociali.

È pur vero che le alte temperature hanno innescato una maggiore domanda di energia a cui l'obsoleto e dipendente sistema energetico tunisino non è riuscito a far fronte dando vita ad una serie di blackout che hanno paralizzato il paese ed il sistema industriale creando una penuria di alcuni beni di prima necessità a partire da uova e pollame (che sono alla base dell'alimentazione locale complice i prezzi proibitivi di altri tipi di carne) con migliaia di unità andate perdute e conseguente aumento dei prezzi.

Ma su tutti è venuto a mancare un bene che proprio nel periodo estivo è quantomai necessario ovvero l'acqua minerale...

In Tunisia vi è un gran consumo di acqua in bottiglia che è preferita a quella del rubinetto ritenuta non potabile dalla popolazione (nonostante la Sonede, la compagnia statale monopolistica che distribuisce l'acqua, assicuri che lo sia...), in particolare nelle grandi città dove le infrastrutture sono anche qui obsolete.

In ogni caso mentre i blackout paralizzavano le fabbriche, allo stesso tempo mancando la corrente elettrica per 7-8 ore al giorno, anche dal rubinetto di casa non arrivava l'acqua dato che le pompe elettriche erano in panne.

Questa crisi iniziata al principio di luglio è esplosa verso la metà di quel mese con una prima grande manifestazione contro il regime ed il suo presidente, Kais Saied, ed è proseguita con una seconda manifestazione a inizio agosto.

Entrambe hanno visto la partecipazione di migliaia di persone in una mobilitazione inedita contro il regime che fino ad ora godeva, quanto meno sulla carta, di un elevato sostegno che i sondaggi indicano intorno al 60% (seppur con un'inflessione del 20% rispetto all'indomani dell'autogolpe presidenziale con assunzione di pieni poteri e redazione di una nuova costituzione che ha segnato una svolta ultrapresidenziale).

Il presidente ha costruito la propria immagine intorno al mito della "Rivoluzione tradita", il cui filo sarebbe stato oggi ripreso dal suo regime sotto forma di una "lotta di liberazione nazionale" contro i nemici interni identificati inizialmente con gli islamisti di Ennahdha e con i partiti eredi del vecchio regime (che effettivamente hanno governato ora in coalizione ora alternandosi dal 2012 al  25 luglio 2021 - data dell'autogolpe presidenziale -) e con una generica rete di speculatori e corrotti ad essi legati mai identificati precisamente. Anche per quanto concerne i nemici esterni vengono agitati genericamente senza mai riferirsi ad uno Stato straniero in particolare o ad organizzazioni precise, in occasione delle proteste di luglio e di agosto il presidente ha additato il "sionismo internazionale" nonostante in piazza fossero presenti organizzazioni e militanti che hanno animato le manifestazioni di solidarietà con la Palestina all'indomani del 7 ottobre 2023...

 

Kais Saied sin dal 2022 pretende di governare il paese solo con l'ausilio delle forze repressive, in particolare polizia e guardia nazionale, rifiutando il sostegno di partiti politici, del sindacato e di altri soggetti della società, alcuni dei quali avevano avanzato proposte di sostegno nei primi mesi dopo il colpo di stato che effettivamente aveva generato un certo fervore popolare con masse di giovani che diedero alle fiamme le sedi del partito islamista in tutto il paese.

L'illusione che si trattasse di un colpo di stato progressista è durata solo un trimestre, dal novembre 2022 è diventato chiaro che il sistema è stato riorganizzato in chiave ultrapresidenziale basandosi su un ultrapopulismo, è ormai diventato un disco rotto l'incipit di ogni discorso presidenziale: "il popolo vuole".

Kais Saied pretende di farsi interprete della volontà popolare sfiorando il ridicolo, sostituendosi a governatori di regioni, sindaci, amministratori di aziende di stato, precipitandosi in ogni angolo del paese pretendendo di risolvere problemi di ordinaria amministrazione.

Se i trasporti pubblici non funzionano si reca presso la sede dell'azienda strigliando le orecchie al dirigente di turno e gridando al complotto e cosi via.

Ugualmente durante i blackout estivi, facilmente spiegabili dalla dipendenza energetica del paese (che importa il 66% del proprio fabbisogno) e con l'aumento della domanda, anche qui si è gridato al complotto, inoltre già nel settembre 2023 in seguito ad un blackout durato un giorno nella capitale, il presidente si era recato nella sede della STEG (Società Tunisina dell'Energia e del Gas) rimuovendo l'amministratore delegato e nominandone un altro.

Intanto al di là della retorica la Tunisia continua a essere subalterna dell'imperialismo continuando a stringere accordi di vario tipo con la Francia, l'Italia (vedi il progetto Elmed interno al Piano Mattei che avrà l'esito di rendere il paese ancora più dipendente dal punto di vista energetico), la Germania, essendo un partner privilegiato della Nato e allo stesso tempo strizzando l'occhio anche ai paesi del blocco imperialista concorrente ovvero Cina e Russia.

Alla faccia della lotta di liberazione nazionale!

E' inutile dire che in 5 anni di "pieni poteri" neanche un problema delle masse popolari è stato risolto: rimane un'elevata disoccupazione, l'inflazione seppur in maniera contenuta è aumentata con alcuni beni alimentari che risultano quasi un lusso (carni rosse, frutta e legumi), i giovani continuano a voler emigrare mentre le risorse del paese vengono svendute (il suolo alle aziende straniere per installare aziende agricole e impianti di produzione di energia pulita, il petrolio ecc.).

La repressione dopo aver colpito "a destra" nella fase iniziale di insediamento del regime (islamisti di Ennahdha e nostalgici del vecchio regime come il PDL) negli ultimi due anni, in seguito alle proteste generate dal malessere popolare, colpisce "a sinistra" tra i progressisti e i rivoluzionari.

Tale "modo di governare" tramite proclami, "sortite sul campo", nomine e sostituzioni, repressione, senza mai andare al cuore dei problemi, è tenuta da una cornice retorica che ha come fulcro la città di Sidi Bouzid da cui nel dicembre 2011 in seguito all'autoimmolazione dell'ambulante Mohamed Brahmi, scoppio' la Rivolta Popolare nel paese contagiando tutto il mondo arabo.

Spesso durante gli anniversari come quello dello scoppio della Rivolta  (17 dicembre) o della Festa della Repubblica (25 luglio) Kais Saied è solito "festeggiare" in questa città ricordando a tutti che adesso è in atto questa ipotetica "lotta di liberazione nazionale" contro i nemici della Tunisia sia interni che esterni, che non si farà mai un passo indietro perchè "il popolo vuole...".

Ma forse adesso il giocattolo sta iniziando a rompersi...

Il 10 settembre proprio da Sidi Bouzid, nella località di Menzel Bouzaien, Union des Diplômés Chômeurs (Unione dei Laureati disoccupati - storica organizzazione nazionale, N.d.a.) ha deciso un piano di mobilitazioni di protesta denunciando che da oltre 17 anni, per l'appunto dallo scoppio della rivolta, molti laureati sono rimasti disoccupati, inoltre nonostante all'inizio di quest'anno il regime abbia promulgato la "legge N.18" del 22/12/2025 che prevede l'assunzione nella pubblica amministrazione dei laureati disoccupati, fino ad oggi, come tutto il resto, è rimasta lettera morta.

Dopo le prime manifestazioni pacifiche e le assemblee, l'organizzazione ha deciso di intensificare la protesta e il 14 settembre i manifestanti hanno bloccato la strada nazionale 14 bruciando pneumatici, la polizia è intervenuta e ne sono nati dei tafferugli.

 




Cio' non ha fermato ma anzi amplificato il movimento, nella giornata del 15 settembre è stato stabilito un calendario di mobilitazione nazionale:

il 17 settembre in ben 13 governatorati da nord a sud ci sono state mobilitazioni nei rispettivi capoluoghi, ovvero a Kasserine, Ariana (un sobborgo della capitale), Tataouine, Kef, Bizerte, Jendouba, Sousse, Monastir, Mahdia, Gafsa, Tozeur, Sfax (2 manifestazioni nelle località di Redeyef e Bir Ali ben Khalifa) e Sidi Bouzid (2 manifestazioni nelle località di Meknes e Regueb).

Inoltre alcuni manifestanti nella capitale hanno tentato di avvicinarsi al palazzo presidenziale a Cartagine (vedi foto).


Il 18 settembre ci sarà invece una manifestazione anche nel governatorato di Nabeul. 

Durante le manifestazioni è stato ripreso lo storico slogan della Rivolta Popolare del 2010/2011: "Choghl, Hurria, Karama Watania" (Lavoro, libertà, dignità nazionale, N.d.a.)

video: https://www.facebook.com/reel/1113355381047579

Sembra che il tempo della retorica del regime stia volgendo al termine e che "il popolo vuole" riprendere il filo rosso della Rivoluzione abortita.

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