lunedì 14 settembre 2026

pc 14 settembre - Palestina 36 - un film da vedere

il trailer

“Palestina 36”, leggere il conflitto israelo-palestinese con la lente della Storia

1936. Mentre i villaggi della Palestina si ribellano al dominio coloniale britanni Yusuf si divide tra la sua casa di campagna e Gerusalemme, dove si respira grande irrequietudine. Con il numero crescente di immigrati ebrei in fuga dall’antisemitismo in Europa e la popolazione palestinese che si unisce nella più grande rivolta contro il dominio britannico, tutte le parti precipitano verso un inevitabile scontro

Palestina 36 – Quando tutto ebbe inizio
Titolo originale: Palestine 36
Regia: Annemarie Jacir
Paese di produzione/anno/durata: Palestina, Regno Unito, Francia, Danimarca, Norvegia, Qatar, Arabia Saudita, Giordania, Emirati Arabi Uniti / 2025 / 119 min.
Sceneggiatura: Annemarie Jacir
Fotografia: Sarah Blum, Leandro Monti, Hélène Louvart, Tim Fleming
Montaggio: Tania Reddin
Musica: Ben Frost
Cast: Hiam Abbass, Kamel Al Basha, Yasmine Al Massri, Jalal Altawil, Robert Aramayo, Saleh Bakri, Yafa Bakri, Karim Daoud Anaya, Wardi Eilabouni, Ward Helou, Billy Howle, Dhafer L’Abidine, Liam Cunningham, Jeremy Irons
Produzione: Philistine Films, Autonomous Productions, Corniche Media, MK Productions, Watermelon Pictures, Snowglobe, Stær Film
Distribuzione: Wanted Cinema
Programmazione: Conca Verde Bergamo


Da sempre cronista, tra presente e passato, della vita palestinese, Jacir torna, nel suo ultimo lungometraggio, al 1936, anno della prima grande rivolta palestinese contro il dominio coloniale britannico e il movimento sionista. Ancor prima della Nakba, durante il Mandato britannico in Palestina, con gli immigrati ebrei, in fuga dall’antisemitismo, che bruciano terre e le assorbono senza diritto nelle proprie colonie. Importanti sono una serie di personaggi attraverso cui si cerca di tratteggiare, a diversi livelli, la società palestinese (con le sue contraddizioni interne), i dominatori britannici e i coloni israeliani. Yusuf (Karim Daoud Anaya) si divide tra la sua casa nel villaggio di Al-Basma e Gerusalemme, dove lavora come autista per il giornalista palestinese Amir Atef (Dhafer L’Abidine) e la moglie Khouloud (Yasmine Al Massri), anche lei giornalista, celebre per i suoi articoli-denuncia contro il dominio britannico. Il giovane autista vive a metà tra il mondo rurale, deciso a mantenere le proprie terre, e quello intellettuale della città, più legato al governo britannico ed agli interessi commerciali che ne derivano.

Con lui, altri personaggi, le cui vicende tratteggiano la tensione e il malcontento verso il numero crescente di immigrati ebrei e la repressione inglese, che diventa conflitto nel 1937, dopo la notizia della spartizione del paese tra ebrei e arabi. Evidenti, nel film, sono le responsabilità dell’impero britannico, durante il Mandato della Palestina, segnato dal lavoro della Commissione Peel e la conseguente repressione dei ribelli. A rappresentarlo, tre personaggi che ritraggono altrettante posizioni all’interno dell’impero: da un lato il crudele capitano Wingate (Robert Aramayo, un po’ troppo caricaturale nel ruolo), dall’altro un funzionario idealista filo-arabo (Billy Howle), tra loro, l’Alto Commissario Arthur Wauchope (un ottimo Jeremy Irons).

Oltre a questo, emerge anche, grazie sempre alla figura di Yusuf, un’evidente disparità tra classi sociali all’interno della società palestinese, divisa tra il mondo del lavoro (sempre più povero e costretto ad una convivenza forzata con gli ebrei) e l’ipocrisia dell’élite palestinese, formata da ricchi proprietari terrieri, occupata da litigi ed interessi economici.

Nonostante alcune parti schematiche ed altre più strettamente “didattiche”, oltre ad alcune contraddizioni non particolarmente sviluppate (per un’innegabile mancanza di tempo), “Palestina 36” riesce a dare forma alla Storia ed alle violenze verso le quali è impossibile restare indifferenti. Attraverso autentiche riprese nei luoghi descritti a cui vengono fatte combaciare immagini di repertorio a colori, si arriva a comprendere la disperazione di quei giorni, che rimane ancora oggi.

Annemarie Jacir riesce infatti in un’operazione non sicuramente perfetta, ma capace di recuperare memorie rimosse, rispetto ad uno degli eventi-cardine della storia della sua terra. Un’opera in cui si riflette sui coloni, ma anche sugli errori ed i personalismi che hanno caratterizzato le scelte dell’élite palestinese, miope rispetto agli eventi narrati. In “Palestina 36”, invece, lo sguardo prova a farsi di nuovo attento, per rileggere il nostro presente con la lente della Storia.

Oltre a questo, emerge anche, grazie sempre alla figura di Yusuf, un’evidente disparità tra classi sociali all’interno della società palestinese, divisa tra il mondo del lavoro (sempre più povero e costretto ad una convivenza forzata con gli ebrei) e l’ipocrisia dell’élite palestinese, formata da ricchi proprietari terrieri, occupata da litigi ed interessi economici.

Nonostante alcune parti schematiche ed altre più strettamente “didattiche”, oltre ad alcune contraddizioni non particolarmente sviluppate (per un’innegabile mancanza di tempo), “Palestina 36” riesce a dare forma alla Storia ed alle violenze verso le quali è impossibile restare indifferenti. Attraverso autentiche riprese nei luoghi descritti a cui vengono fatte combaciare immagini di repertorio a colori, si arriva a comprendere la disperazione di quei giorni, che rimane ancora oggi.

Annemarie Jacir riesce infatti in un’operazione non sicuramente perfetta, ma capace di recuperare memorie rimosse, rispetto ad uno degli eventi-cardine della storia della sua terra. Un’opera in cui si riflette sui coloni, ma anche sugli errori ed i personalismi che hanno caratterizzato le scelte dell’élite palestinese, miope rispetto agli eventi narrati. In “Palestina 36”, invece, lo sguardo prova a farsi di nuovo attento, per rileggere il nostro presente con la lente della Storia.

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