di Lorenzo Di Muro
Il vertice Brics tenutosi nella capitale indiana ha dato al governo di Narendra Modi i frutti sperati.
Primo, evitare la progressiva trasfigurazione del forum – segnato da sostanziali faglie geopolitiche tra paesi membri – in un megafono anti-occidentale o anti-Usa. Secondo, proiettare l’immagine di un’India voce del “Sud Globale” e al contempo ponte con gli occidentali, alimentando la retorica del “mondo come una famiglia” (Vasudhaiva Kutumbakam) con Delhi quale suo guru. Terzo, “democratizzare” ovvero riformare – non rivoluzionare – l’ordine mondiale dominato dal Primo Mondo.
Delhi lo ha messo in chiaro in tutte le salse: l’India non è un paese occidentale, ma nemmeno anti-occidentale come, con gradazioni diverse, Cina e Russia. Certo è stato diramato un (corposo) comunicato congiunto e gli indiani sono riusciti a far sedere allo stesso tavolo i leader di Iran, Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita. Ma non sono andati oltre le “profonde preoccupazioni” per la guerra in
Medio Oriente e non è stato menzionato direttamente alcun attore coinvolto nel conflitto, mentre è stato ribadito il sostegno alla (oramai fantapolitica) “soluzione dei due Stati”.Analogamente, nonostante le critiche ai dazi e alle misure protezionistiche unilaterali di non meglio precisati paesi, cioè degli Stati Uniti, non è stato inserito alcun riferimento alla famigerata (o famosa, a seconda della longitudine) dedollarizzazione del sistema internazionale. Tradotto: Delhi è favorevole all’uso delle valute nazionali per le transazioni bilaterali, non a fare della moneta della sua principale minaccia strategica, la Cina, il nuovo biglietto verde. Il faccia a faccia tra Modi e Xi Jinping, che mancava in India da sette anni, da quando truppe indiane e cinesi si sono scontrate ai confini contesi, non cancella la rivalità strutturale tra i due giganti asiatici. Punta piuttosto a stabilizzare una relazione di cui gli indiani hanno bisogno in chiave anzitutto economica.
In sostanza: il vertice è servito a Modi per alimentare la sua geopolitica “multivettoriale” improntata alla diversificazione dei rapporti internazionali, evitare una deriva anti-occidentale dei Brics e acquisire potere negoziale nei riguardi degli Usa, che insieme al resto del Primo Mondo restano nevralgici per la rincorsa indiana.

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