martedì 10 settembre 2013

pc 10 settembre - GOLDEN LADY LA FABBRICA CHE FALLI' DUE VOLTE

di Alessio di Florio*

Quattrocento operai abbandonati per delocalizzare in Serbia. E traditi da una riconversione ormai fallita

La Golden Lady di Gissi è stata considerata per decenni una delle eccellenze dell'industria abruzzese, una fabbrica dell'alta moda italiana, ma oggi è senza più futuro in Abruzzo. Dopo aver prodotto per anni, il proprietario Nerino Grassi negli anni scorsi cominciò a seminare dubbi sulle prospettive future dell'impianto, facendo balenare sempre più l'ipotesi (mese dopo mese sempre meno ipotesi e sempre più realtà) di una delocalizzazione in Serbia.
Come poi è accaduto. Il 25 novembre 2011, durante il periodo di cassintegrazione degli operai e delle operaie e mentre si era aperto solo da due mesi un tavolo nazionale per la crisi "Golden Lady", Nerino Grassi sgombera lo stabilimento da ogni macchinario e se ne vola in Serbia, dove decide di aprire lo stabilimento che sostituirà quello chiuso a Gissi.
Nerino Grassi non chiude per la crisi, se ne va con un'azienda ben florida e dai conti solidi, perché in Serbia i salari e i diritti dei lavoratori e delle lavoratrici sono a livelli molto più bassi. Iniziano mesi difficilissimi e duri per gli ex operai e le ex operaie Golden Lady, mesi di proteste, sit in, lotta, ma anche timori e delusioni. A maggio 2012 sembra, finalmente, arrivare la notizia tanto attesa: la riconversione ci sarà. 250 lavoratori verranno riassunti dalla Silda SpA(che produce calzature) e 115 dalla New Trade(tessile). In un periodo di durissima crisi economica, e con la disoccupazione che aumenta esponenzialmente mese dopo mese, la vicenda della ex Golden Lady appare un raggio di speranza per tantissimi, appare la dimostrazione che è possibile non arrendersi al corso degli eventi: è possibile tutelare il lavoro di centinaia di persone. Appare appunto.

Nei primi dieci giorni di luglio la New Trade invia delle lettere di licenziamento dove, in anticipo rispetto ai tempi previsti (10 giorni, mentre il "periodo di prova" doveva durare 3 volte più, documenta una lavoratrice), viene comunicato il non superamento del "periodo di prova" e, quindi, il licenziamento. La speranza ancora una volta viene nuovamente sostituita da timori e incertezze. L'arrivo dell'autunno fa vacillare ogni residua speranza, e la speranza per la riconversione diventa definitivamente rabbia, indignazione e delusione per quello che comincia ad apparire come il
"secondo fallimento". Il Corpo Forestale dello Stato effettua un sequestro preventivo nello stabilimento della New Trade per carenze dell'autorizzazione. Recentemente il Corpo Forestale dello Stato è tornato nello stabilimento. Ed è notizia delle scorse settimane che la DDA di Firenze sta indagando sui fratelli Nicola e Franco Cozzolino, ipotizzando i reati di traffici illeciti di rifiuti plastici e abiti usati verso Cina e Tunisia. Secondo le indagini (condotte dal Corpo Forestale dello Stato su mandato della DDA di Firenze) gli abiti venivano rivenduti senza trattamenti igienico-sanitari in Africa, ma anche nei mercatini "vintage" italiani. Un'inchiesta ad ampio raggio che ha coinvolto decine di persone e ditte di varie parti d'Italia, nell'ambito della quale la DDA ha ipotizzato a carico di altri indagati anche "attività di usura ed estorsione", e sulla quale la stampa fiorentina riferisce aleggi l'ombra della camorra, con "base ad Ercolano".

La "Legge di stabilità", votata in Parlamento nel dicembre 2012 dalla maggioranza che sosteneva il Governo Monti, cancella la possibilità della "formazione on the job"(cioè una formazione che accompagna la produzione) per i neodipendenti della Silda Invest, l'altra industria coinvolta nella
riconversione. La fine anticipata della legislatura impedisce ogni possibilità di reintegrare il fondo per questa formazione. In pochi mesi la situazione torna drammatica e al punto di partenza della vertenza. Per gli ex operai e le ex operaie Golden Lady nessuna prospettiva appare all'orizzonte. Nelle ultime settimane un durissimo scontro ha visto da una parte la Silda Invest e dall'altra le dipendenti, che reclamano mesi di stipendi arretrati, da alcune settimane in presidio permanente davanti lo stabilimento per impedire che la Silda Invest porti via (come ha tentato varie volte di fare, anche con un blitz notturno fermato dal presidio con determinazione e frapponendo anche i propri corpi tra gli ingressi e il furgone della ditta) materiali e prodotti, fino a quando non saranno pagati gli arretrati loro dovuti. Il 18 luglio arriva al presidio permanente il Proprietario della MacSenior, azienda di Montecosaro Scalo (provincia di Macerata) che ha fornito oltre 700mila di macchinari alla Silda, con la notizia che la Silda Invest non ha mai liquidato quanto dovuto per
l'acquisto dei macchinari, che quindi sono ancora formalmente di sua proprietà, e chiedendo alle forze dell'ordine presenti che non escano "per nessun motivo" dallo stabilimento. Il 25 luglio, dopo aver disposto un accurato sopralluogo, il Tribunale di Vasto ha disposto un sequestro conservativo e "la conservazione dei beni e dei luoghi". La Silda Invest, anche tramite la garanzia di una fidejussione, ha annunciato che liquiderà ogni spettanza arretrata entro il 15 settembre gradualmente, ma il 31 luglio la prima tranche di pagamenti (relativa agli stipendi di maggio, giugno e luglio) non è stata versata ai lavoratori. E nelle stesse ore arriva la notizia che nei mesi scorsi la Silda non ha effettuato "il versamento della contribuzione relativa al primo trimestre 2013" (parole testualmente riportate dalla lettera che il fondo pensione Previmoda ha inviato alle ex e agli ex dipendenti della Silda Invest). Il 1° Agosto in un'infuocata assemblea davanti lo stabilimento i sindacati hanno annunciato che chiederanno istanza di fallimento ed a breve verrà presentato un esposto alla Procura.

Le operaie e gli operai attendono, senza mai abbassare la guardia e rimanendo in presidio permanente fino a quando non avranno nuove prospettive e non si garantirà alla ex Golden Lady una vera e reale riconversione, che non crolli in pochi mesi come accaduto con il fallimento della riconversione New Trade-Silda Invest.

pc 10 settembre - ROSS@: UN NUOVO, VECCHIO, PROGETTO

ROSS@: UN NUOVO, VECCHIO, PROGETTO
Nel caso qualcuno avesse dei dubbi su chi siano i soggetti che promuovono l’operazione denominata Ross@, mi sembra il caso di fugare qualche perplessità.
Essa è, o almeno dovrebbe essere, il nuovo soggetto della cosiddetta sinistra radicale italiana: a quanto pare, buona parte di quell’area - che così veniva definita da politicanti e giornalisti borghesi - ha deciso di tentare un’operazione simile a quella attuata con successo nella vicina Grecia; dentro ci saranno spezzoni rifondaroli, i trotzko-opportunisti di Sinistra Anticapitalista, la cosiddetta ‘sinistra diffusa’, rappresentata da quello che resta degli orfani del collettivo del Manifesto, e da pezzi di ex gruppuscoli ormai morti o in via di premorienza.
Hanno persino messo in piedi un loro blog nazionale (
http://perunmovimentoanticapitalista.wordpress.com) affiancato da quelli di alcuni collettivi locali, con la speranza - neppure tanto celata - di tornare a fare politica nelle istituzioni, ed in particolare, come è reso evidente dal nome del blog del loro circolo ligure (http://sinistrainparlamento.blogspot.it), nel Parlamento borghese.
Certamente, visti i suoi contatti europei - ed in particolare quello con i greci di Syriza (
http://www.left.gr) - diventa facile scoprire quali sono i riferimenti ideologici di questo nuovo crocchio di riformisti: non sono niente di più che un’accozzaglia di trotzkisti ed opportunisti che cercano in tutti i modi di riciclarsi nuovamente, dopo il loro completo fallimento.
Se vi fosse bisogno di un’evidenza, questo è facilmente dimostrato persino dalla scelta del nome del contenitore: tra le tredici formazioni che hanno formato, accomunandosi e successivamente sciogliendosi all’interno del progetto, Syriza sono ben quattro quelle trotzkiste, ed addirittura una di esse si chiamava Kokkino (
http://www.kokkino.org), che in italiano si traduce in Rosso; è solo una coincidenza, oppure - nonostante la presenza della Rete dei Comunisti (http://www.retedeicomunisti.org) che trotzkista non è per niente - vi è corrispondenza di amorosi sensi tra i due progetti?
Genova, 08 settembre 2013



Stefano Ghio - Proletari Comunisti Genova
http://pennatagliente.wordpress.com


pc 10 settembre - Cile, scontri tra studenti e masse popolari e il governo reazionario

Decine di migliaia di manifestanti si sono dati appuntamento a Santiago del Cile: non solo studenti, ma anche lavoratori e disoccupati.


Nel giorno in cui l'associazione dei magistrati cileni ha chiesto pubblicamente scusa per le complicità con il regime di Augusto Pinochet, e a una settimana dall'anniversario del golpe militare che portò al regime, a Santiago del Cile decine di migliaia di manifestanti sono scesi in piazza. Come spiega Alessandro Guida dalla capitale cilena: “Agli studenti che da tempo in questo paese rivendicano il diritto ad una scuola pubblica e, più in generale, una riforma complessiva del sistema educativo creato negli anni della dittatura, si uniscono professori, operai, pensionati. Gli interventi dei rappresentanti dei movimenti presenti in piazza e lo scontro con le forze dell'ordine fotografano un paese caratterizzato da profonde disuguaglianze sociali, e che solo da poco ha iniziato a fare i conti con il suo recente passato”.

I manifestanti si sono dati appuntamento a Plaza Italia. Dopo dopo la partenza del corteo la polizia ha attaccato le frange più estreme del movimento di protesta. Gli organizzatori hanno parlato di 80mila partecipanti, mentre per le forze di polizia non erano più di 25mila.
214 le persone arrestate. 



lunedì 9 settembre 2013

pc 9 settembre - ESCE EDIZ. AGGIORNATA: "L'IMPERO ECONOMICO DI RIVA" - SETTEM. 2013

La “radiografia” che in questo scritto facciamo del gruppo Riva è per fornire agli operai armi di analisi perché si ragioni con la propria testa, da un punto di vista di classe; per mostrare, attraverso la famiglia Riva, il funzionamento proprio, “normale” di tutto il sistema capitalista e imperialista, in cui l’azione di padron Riva è pienamente interna, e, quindi, niente affatto una questione di “particolare padrone cattivo”, di “questione Taranto”, ecc., come politici, ambientalisti e liberi e pensanti dicono.
Senza linea e lotta politica, sociale anticapitalista, senza analisi di classe proletaria (marxista) non si può, sull’immediato, difendere lavoro e salute e puntare realmente a un futuro diverso e migliore per gli operai e le masse popolari.

Riva ha agito e agisce non solo violando le leggi, contando per questo sulla complicità/collusione delle Istituzioni locali e regionali, dei partiti, dei vertici sindacali, come di esponenti della Digos, della “benedizione” compiacente dei vertici della Chiesa; ma anche sulla base e l’osservanza delle stesse leggi del sistema attuale, di Stato e governi, fatte per difendere i profitti dei padroni. Senza, quindi, rovesciare questi governi e questo Stato non si può cambiare la situazione, perché solo con il potere operaio è possibile realmente cambiare la realtà.
Senza sindacato di classe gli operai non hanno una organizzazione di massa per difendersi e contrastare l’azione in corso di Riva e pesare sugli avvenimenti del prossimo futuro.
Senza politica di classe, partito di classe, gli operai non hanno un’organizzazione e una guida per rovesciare tutto il potere economico, politico dei padroni e costruire, con il potere nelle proprie mani, un futuro al servizio degli interessi dei proletari e delle masse popolari.

pc 9 settembre - dal Brasile - storica giornata di lotta dal Frente Revolucionario

BRASILE : Storico 7 Settembre di ribellione popolare


Cari compagni:

Durante il giorno 7 settembre, quando il vecchio stato brasiliano e le forze armate reazionarie celebrano una falsa indipendenza nazionale, il popolo brasiliano è sceso in piazza in tutto il paese, i grandi scontri con le forze di polizia hanno trasformato il 7 settembre in uno storico giorno rosso di ribellione popolare contro il vecchio stato del brasiliano, il fascismo , per la punizione dei torturatori del regime militare, contro il latifondismo e la dominazione imperialista.

A Belo Horizonte, Recife, Goiania, le manifestazioni portavano striscioni con slogan del FRDDP "Abbasso lo stato fascista, i suoi governi anti-popolari e vendipatria!" e "USA via gli artigli dalla Siria". I manifestanti chiedevano la punizione dei torturatori del regime militare, la bandiera yankee è stata bruciata in varie capitali in ripudio della dominazione imperialista e dei preparativi di aggressione yankee alla Siria.

A Rio de Janeiro, con un atto storico, un grande corteo organizzato dal Fronte Popolare Indipendente ha rotto l'assedio di 4000 poliziotti e militari e ha invaso la parata militare, gridando
slogan contro il fascismo per la punizione dei torturatori del regime militare e contro il governatoredi Stato Sérgio Cabral, costringendo le truppe delle forze armate e i carri armati a fermare la sfilata, trasformando tutto in un grande campo battaglia.

I manifestanti portavano davanti a sé scudi rossi con la foto dei rivoluzionari “desaparecidos”, fatti scomparire dal regime militare fascista nel paese (1964-1985) durante la Guerriglia di Araguaia e bandiere rosse del movimento rivoluzionario.

Le persone che seguivano la sfilata hanno fraternizzato con i manifestanti scandendo slogan e la polizia ha attaccato tutti, manifestanti, bambini e persone anziane con gas lacrimogeni e proiettili di gomma.

Durante tutta la giornata ci sono stati scontri in diverse parti della città, che hanno portato ad arresti di decine di persone, tra cui, arrestato arbitrariamente, il giornalista Patrick Granja, del periodico popolare e democratico "La Nuova Democrazia", oltre a centinaia feriti.

Gli eventi storici del 7 settembre sono la continuazione della rivolta popolare che ha avuto inizio nel mese di giugno e segnano la crescita dell'attivismo combattivo e rivoluzionario in varie parti del paese.

Durante gli scontri in tutto il paese oltre 500 attivisti sono stati arrestati. Una grande campagna per la liberazione di tutti gli arrestati politici sta crescendo in tutto il paese. Invitiamo il movimento rivoluzionario e tutti i democratici del mondo a solidarizzare e ripudiare il crescente fascismo dello Stato brasiliano contro il movimento popolare e rivoluzionario.

Di seguito, video e foto.

Punizione per i torturatori del regime militare!
Abbasso lo stato fascista e i suoi governi antipopolari e vendipatria!

Viva la Rivoluzione di Nuova Democrazia!
Abbasso la guerra imperialista! Viva la guerra popolare!








Rio de Janneiro:


Belo Horizonte:




Goiânia:


Recife:


Presos políticos:

Mais informações :




pc 9 settembre - infoaut ricorda l'anniversario della morte di Mao Tse Tung - pubblichiamo stralci

a
Lunedì 09 Settembre 2013 05:57

9 settembre 1976: muore Mao Tse Tung

"Un comunista deve essere di ampie vedute, sincero, leale e attivo, deve mettere gli interessi della rivoluzione al di sopra della 9 settembresua stessa vita e subordinare gli interessi personali a quelli della rivoluzione; sempre ed ovunque, deve essere fedele ai principi giusti e condurre una lotta instancabile contro ogni idea e azione errata ; deve pensare più al Partito e alle masse che agli individui, più agli altri che a se stesso . Solo così può essere considerato un comunista. Noi comunisti siamo come i semi e il popolo è come la terra. Ovunque andiamo, dobbiamo unirci al popolo, mettere radici e fiorire in mezzo al popolo"
Il 9 settembre 1976 morì Mao Tse-Tung, presidente del Partito Comunista Cinese nonché fondatore e presidente della Repubblica Popolare Cinese.

In un documento pubblicato il giorno stesso della morte di Mao Tse-Tung, i "quattro" dichiaravano:
(...)Dobbiamo continuare a portare avanti il lavoro di Mao Zedong, persistendo nella linea politica e diplomatica rivoluzionaria. Dobbiamo persistere nell'internazionalismo del proletariato e rafforzare l'unione tra i partiti e le organizzazioni politiche marxiste-leniniste in tutto il mondo, e rafforzare l'unione tra il popolo cinese, i popoli di tutti i paesi e in particolare di quelli del terzo mondo, unendo tutte le forze possibili a livello internazionale e portare avanti fino alla fine la lotta contro l'imperialismo, l'imperialismo socialista e il revisionismo moderno.
Non saremo mai alla ricerca dell'egemonia né ci comporteremo da super-potenza.
Dobbiamo portare avanti il lavoro di Mao Zedong, studiare diligentemente il pensiero di Marx, Lenin e Mao Zedong, studiare assiduamente le loro opere e lottare per rovesciare completamente la classe borghese e sfruttatrice, utilizzando la dittatura del proletariato per sostituire la dittatura della borghesia e il socialismo per sconfiggere il capitalismo, per far sì che la Cina diventi un grande paese socialista, facendo il possibile per ottenere grandi risultati per le masse e infine per realizzare il comunismo.

pc 9 settembre - IRIBUS di avellino .. invece che lavoro AVVISI DI GARANZIA ! - la solidarietà di proletari comunisti -PCm Italia

Avellino. Avvisi di garanzia agli operai Irisbus

Avellino. Avvisi di garanzia agli operai Irisbus

La Procura della Repubblica di Ariano Irpino (Avellino) ha inviato alcuni avvisi di garanzia ad un gruppo di operai dell'Irisbus che, il 15 ottobre 2011, presidiavano i cancelli della fabbrica per impedirne lo smantellamento dopo l'annucio della Fiat che intendeva dismettere lo storico stabilimento di autobus.

Si tratta di una vera e propria vendetta postuma contro un gruppo di lavoratori combattivi che nel corso del tempo sono stati in prima fila nella Vertenza contro la desertificazione produttiva operata dalla Fiat e contro i vari tentativi di speculazione finanziaria e produttiva nella Valle Ufita.

pc 9 settembre - all'ilva taranto si accende uno scontro importante operai-padroni - Marco deve rientrare in fabbrica- Bondi se ne deve andare- mobilitazione nazionale



Bondi, per conto di Riva Governo e Stato dei padroni, mentre altri arresti eccellenti vengono fatti del comando occulto in fabbrica, vuole riprendere il pieno controllo della situazione e ristabilire il comando di fabbrica per attuare ristrutturazione e tagli, senza una reale messa a norma. 
Questo licenziamento è un segnale e un primo passo in questa direzione. Per questo deve essere contrastato da tutti nell'interesse di tutti
in  fabbrica, a Taranto, a livello nazionale

Proletari Comunisti
PCm Italia
9 settembre 2013

pc 9 settembre - licenziamento di Marco: Operai ilva sul tetto della direzione

Questa mattina sciopero alla port. A indetto dall'Usb contro il licenziamento di Marco Zanframundo. Dopo gli operai partecipanti allo sciopero si sono recati alla direzione, dove, come negli ultimi tempi, i cancelli erano sbarrati e dopo presidiati dai carabinieri.
Verso le 8 Marco, il segretario e vari operai ilva dell'Usb sono saliti sui tetti della direzione. 
Tuttora sono sui tetti, mentre altre decine di operai sono davanti alla direzione.

Lo Slai cobas Ilva aderisce e partecipa allo sciopero e alla protesta. 
A parte iniziative che saranno decise in giornata unitariamente, lo Slai cobas Ilva farà queste iniziative: 
Domani, martedì alle ore 6 volantinaggio alla port. D (non coperta questa mattina);
Marcoledì, in occasione del sit in di Proletari comunisti contro la guerra vicino al ponte girevole, farà un banchetto, striscione e volantinaggio;
Giovedì alla port. A dell'Ilva ore 14/16 delegazione per il lavoro, presidio e comizio. 

SEGUE IL COMUNICATO DI OGGI DELLO SLAI COBAS ILVA per il sindacato di classe

Marco Zanframundo, operaio Ilva del reparto MOF attivista del USB è stato licenziato, dopo una catena di contestazioni e provvedimenti disciplinari mirati, allo scopo di arrivare al licenziamento.

Al MOF, dopo la morte di Claudio Marsella, la battaglia per la sicurezza non si è mai fermata, con varie forme di resistenza degli operai; ma azienda, capi, sindacati confederali hanno fatto muro per lasciare le cose come stavano.
Capi di questo reparto sono inquisiti ma restano al loro posto e INVECE MARCO VIENE LICENZIATO!

L'azienda con questo licenziamento vuole dare un segnale di intimidazione a tutti gli operai. Per questo il rientro di Marco è interesse di tutti gli operai per difendere il loro diritto di alzare la testa e il diritto alla sicurezza sul lavoro.

A fronte di questo licenziamento tutte le OO.SS., se fossero tali, dovevano chiamare allo sciopero indipendentemente dalla tessera sindacale; invece oggi non lo hanno fatto e, anzi, hanno fortemente dissuaso gli operai dallo sciopero. Questo è vergognoso! Così come è stato ed è complice il loro atteggiamento sulla sicurezza.

La la lotta per il rientro di Marco è appena cominciata e deve continuare.
Tutti gli operai devono insistere perchè tutte le OO.SS. prendano posizione e sostengano la lotta.

OPERAI, Bondi, per conto di Riva e governo, mentre altri arresti eccellenti vengono fatti del comando occulto in fabbrica, vuole riprendere il pieno controllo della situazione e ristabilire il comando di fabbrica per attuare ristrutturazione e tagli, e senza una reale messa a norma. 
Questo licenziamento è un primo passo in questa direzione. Per questo deve essere contrastato da tutti nell'interesse di tutti.
9.9.13
SLAI COBAS ILVA per il sindacato di classe – 
v. Rintone, 22 TA – slaicobasta@gmail.com – 
3475301704 – T/F 0994792086 – blog: http://tarantocontro.blogspot.it/

pc 9 settembre - Immigrati in rivolta fuggono dai nuovi lager

Pozzallo, sommossa al centro di accoglienza
un centinaio di migranti fuggono per le campagne

La situazione al centro di accoglienza di Pozzallo era critica da ieri pomeriggio, con l'arrivo di circa 200 persone
 

Sarebbero circa un centinaio gli immigrati che, dopo quella che potrebbe essere definita come una vera e propria sommossa, sono riusciti a fuggire dal Centro di prima accoglienza di Pozzallo (Ragusa). L'arrivo dei 208 migranti di ieri pomeriggio aveva reso la situazione al limite del sopportabile: a fronte di una capienza massima di 130 posti, il Centro ne ospitava quasi 500. Così, prima piccole scaramucce fra uomini di religioni ed etnie diverse, poi vere e proprie risse avrebbero permesso a più di cento immigrati di darsi alla fuga e diventare a tutti gli effetti clandestini.

Niente hanno potuto le forze dell'ordine che presidiavano il Centro, a causa appunto, dell'altissimo numero di ospiti. Da subito sono state avviate le ricerche per rintracciare i fuggitivi, ma per ora soltanto in pochissimi sarebbero stati rintracciati. Si sospetta che, divisi in gruppi, siano già in fuga verso il nord Italia, per raggiungere le loro mete definitive in altri Stati Europei


pc 9 settembre - Ecco il piano della Fiat per Mirafiori

Con questo titolo il sole 24 ore non ci dice altro che nella sostanza prosegue la marcia di Marchionne per riorganizzare la Fiat attraverso l'attacco alle condizioni e ai diritti degli operai, il ricatto del fascismo padronale atraverso gli accordi separati, negazione della libera rappresentanza, gli operai ricattati come schiavi ad accettare il lavoro in qualsiasi condizioni: "Certo, non basterà il suv «Levante» a togliere dalle secche Mirafiori: nonostante la complessità delle lavorazioni richiederà maggiore intensità lavorativa pur in presenza di minori volumi di produzione. Lo sanno bene i sindacati e lo sa pure il Lingotto. ".Cosi come continua il servilismo di fim-uilm-ugl parte integrante del fascismo padronale e della inconsistenza della linea Fiom che punta sulla democrazia e sui tribunali per contrastare un fenomeno eversivo interpretato dal piano Marchionne, 


Ecco il piano della Fiat per Mirafiori

La Fiat non abbandona Mirafiori, anzi. Ci investe un miliardo di euro. Una scelta definita «un atto di coraggio contro il declino e un gesto di fiducia verso il futuro», spiegata nella lettera firmata da Sergio Marchionne e destinata «a tutte le persone dello stabilimento Mirafiori». Un atto di coraggio fatto a Pomigliano, aggiunge il top manager italo-canadese, a Grugliasco, Melfi e in Sevel: «Possiamo fare lo stesso anche a Mirafiori».

Il nodo sul futuro dello stabilimento simbolo del Lingotto, con una produzione al lumicino nel corso del 2013, si scioglie nell'incontro a Roma, ieri mattina, tra l'amministratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne, i sindacati metalmeccanici e i confederali firmatari del contratto collettivo di lavoro Fiat. Fiom e Cgil esclusi, dunque. L'impegno è di poco meno di un miliardo di investimenti per l'avvio della produzione del suv della Maserati, «Levante», sul mercato nella prima parte del 2015, con l'assicurazione che un secondo modello arriverà, a data però da destinarsi.
Sergio Marchionne ha confermato che l'azienda «darà inizio immediatamente al piano di investimenti necessario ad assicurare il futuro produttivo ed occupazionale dello stabilimento di Mirafiori». Nel comunicato congiunto Fiat-sindacati, il contrato collettivo di lavoro in Fiat è definito come «uno strumento determinante per il rilancio qualitativo e produttivo degli stabilimenti Fiat in Italia. Anche grazie a una piena applicazione delle regole innovative dell'accordo è stato possibile portare gli stabilimenti italiani, come Pomigliano d'Arco, Grugliasco, Melfi e Sevel a un livello di eccellenza nel panorama automobilistico internazionale». Nonostante, come Marchionne dice nella lettera agli addetti Mirafiori, «la mancanza di certezze normative che si è creata a seguito della recente pronuncia della Consulta. Abbiamo invocato a lungo quelle certezze ma ci siamo resi conto che purtroppo non sembrano destinate ad arrivare in tempi brevi». Dunque, si va avanti lo stesso.
Certo, non basterà il suv «Levante» a togliere dalle secche Mirafiori: nonostante la complessità delle lavorazioni richiederà maggiore intensità lavorativa pur in presenza di minori volumi di produzione. Lo sanno bene i sindacati e lo sa pure il Lingotto. Tanto che anche di questo si è parlato nell'incontro di ieri, con le rappresentanze sindacali che hanno intascato l'impegno a definire, nei mesi prossimi, un secondo modello da produrre a Mirafiori. Raffaele Bonanni, segretario generale della Cisl, ha parlato di una giornata importante «per i lavoratori di Mirafiori e di tutta la Fiat, frutto degli accordi e di positive relazioni sindacali». Luigi Angeletti, segretario della Uil, sottolinea che si tratta di un «ottimo risultato». La Fiom, pur giudicando «positivamente la decisione di investire a Mirafiori», aggiunge con Michele De Palma, responsabile Auto, che la scelta arriva con tre anni di ritardo.
Le risorse su Mirafiori rappresentano una boccata d'ossigeno anche per l'indotto, secondo Giovanni Centrella dell'Ugl. Gli accordi che reggono la contrattualistica in Fiat, ha aggiunto il segretario generale Fismic, Roberto Di Maulo, «sono considerati dalle parti il presidio che garantisce la permanenza industriale e occupazionale della Fiat in Italia». Non mancano i toni polemici all'indirizzo della Fiom. «La Fiom Cgil con i tribunali riporta i delegati Fiom negli stabilimenti, la Fim Cisl insieme agli altri sindacati, con i buoni accordi sindacali porta investimenti e lavoro», dice Giuseppe Farina, segretario Fim Cisl.
Dopo l'annuncio del rientro delle Rsa Fiom in Fiat, resta di fatto il nodo della spaccatura sul contratto aziendale. Nel comunicato congiunto diffuso alla fine dell'incontro, Fiat e sindacati rivolgono un appello alla Fiom-Cgil, «ad accettare le regole basilari della democrazia industriale, aderendo ad un contratto firmato dalle organizzazioni sindacali largamente maggioritarie in Fiat». Un appello a cui Maurizio Landini potrebbe rispondere oggi, nella conferenza stampa indetta a Torino. Nelle prossime ore la Fiat potrebbe comunicare ai sindacati la richiesta di un nuova cig per i 5.300 addetti delle Carrozzerie di Mirafiori: l'ipotesi è di un primo periodo di 12 mesi seguito da altri 12. È allo studio la possibilità di riunire in un unico ramo d'azienda le Officine Maserati di Grugliasco e il plant di Mirafiori.

pc 9 settembre - la politica reazionaria della repressione

ANCORA L'UTILIZZO POLITICO DELLA MAGISTRATURA DA PARTE DELLA BORGHESIA PER COLPIRE CHI LOTTA: ANCORA UNA VOLTA SI STRAVOLGONO LE QUESTIONI E I REATI COMUNI (come nell'ultimo caso di Scienze politiche a Milano)VENGONO  GIUDICATI COME POLITICI (e viceversa), CON IL FINE DI ATTACCARE UN MOVIMENTO sociale e politico FACENDOLO PASSARE PER BESTIE CRIMINALI etc., dal COMMENTO DEI 2 AVVOCATI CHE DIFENDONO I 2 GIOVANI, EMERGE CHIARAMENTE LA POLITICA REAZIONARIA CHE AVANZA, UTILIZZANDO ANCHE LA "GIUSTIZIA", I TRIBUNALI....


Alcuni ragazzi si sono picchiati ad una festa di carnevale in università. Sfortunatamente, uno di loro si è fatto male. Un fatto serio, certo, ma uguale a mille altri che succedono e succederanno, a un

concerto, in discoteca, per strada.
Reati comuni, si chiamano. E se i due studenti arrestati ne risulteranno giuridicamente responsabili – se, perché per ora si dovrebbe ancora presumere che non lo siano -, ne risponderanno. Ma non è questo il punto.
Il punto è: se di reati comuni si tratta, perché allora le indagini sono condotte dalle sezioni antiterrorismo dei carabinieri e della procura? Perché avrebbero cominciato a litigare per un manifestino politico? E se avessero discusso per questioni di tifo calcistico, cosa sarebbe successo, sarebbe intervenuto il Coni?
Quel che è certo è che intanto sui quotidiani si sprecano i ragionamenti che partono dalla militanza politica degli arrestati e arrivano a giudicare, col metro del litigio alla festa dell’università, la lotta no tav o l’esperienza dell’ex-Cuem alla statale.
Ma fare ragionamenti basati sul presunto incipit del litigio per condannare esperienze del tutto estranee, questo si, è politico.
E lo è in un senso ben preciso. E’ reazionario.
Si vuole discutere di Tav? Bene, lo si faccia, ma allora si parli di infiltrazioni mafiose, di costi, di utilità, del diritto di decidere del proprio futuro.
Si vuole discutere dell’ex-Cuem? Bene, si parli di università, di baronaggio, di università azienda, degli effetti della riforma Gelmini.
Si vuole parlare di politica? Lo si faccia in termini di onestà intellettuale e di verità.
Questo se qualcuno spera ancora di cambiare qualcosa. Se no, andiamo pure avanti così, con buona pace di chi ancora ne ha.
Un tempo si diceva che solo la verità è rivoluzionaria.


 Avv.ti Eugenio Losco e Mauro Straini (difensori degli indagati)

pc 9 settembre - M5S: un'offerta di soluzione per la borghesia

approfondimenti sul movimento 5 stelle : 

Casaleggio a Cernobbio spiega il M5S
Cernobbio (Como) - Il fondatore del MoVimento 5 Stelle, Gianroberto Casaleggio, è a Cernobbio, per il forum Ambrosetti dove parlerà sui nuovi media e sulla politica del futuro. «Sono qui per esporre le idee del movimento e per spiegare le evoluzioni delle reti e della politica», ha dichiarato ai cronisti.
Poi però ha chiesto che in sala dove avrebbe parlato,nessuno facesse fotografie. Normalmente, anche se le sessioni sono a porte chiuse, fotografi e telecamere possono fare un breve “giro di tavolo”. La decisione ha suscitato, ovviamente, le proteste dei fotografi e degli operatori presenti e anche un contrordine: l’accesso alla sala viene aperto, per un giro di tavolo.
Il “guru” del MoVimento 5 Stelle, apre i lavori dell’ultima giornata del forum Ambrosetti. E in sala ad ascoltarlo c’è il presidente del Consiglio, Enrico Letta, ma anche l’ex premier Mario Monti.Gianroberto Casaleggio spiega che «Internet non è solo un altro mediaè un processo di trasformazione» e aggiunge che siamo a un «tipping point», dunque un punto critico, di non ritorno. Negli Stati Uniti il tempo medio passato su Internet ha superato quello trascorso davanti alla tv. Secondo Casaleggio, «giornali e tv - riportano tweet di persone presenti - sono lo strumento del potere, ma per fortuna declinano davanti al web».
«Un discorso tecnico che credo possa essere stato educativo per altri politici in sala». Così Tommaso Enrico Cucchiani, l’ad di Intesa Sanpaolo, ha commentato l’intervento di Gianroberto Casaleggio.
«Molti politici - ha aggiunto - non sono così esperti e non capiscono così bene le potenzialità di internet. Lui sì ed è stata una specie di consulenza. Credo che sia stato apprezzato dai suoi competitori». Cucchiani non si è trattenuto dall’aggiungere di invidiargli «molto i suoi capelli».  secoloIX


pc 21 febbraio - l'indecente apologia di (n)PCI-Carc di grillo e della lista Grillo è una vergognosa manifestazione di cretinismo elettorale e di debacle ideologica e politica !

Assistiamo in tutta la campagna elettorale alla spudorata campagna pro Grillo di un gruppo che si definisce di sinistra, addirittura maoista, vale a dire i Carc-(n)pci, che come una piccola pulce salita sull'elefante -  il movimento populista reazionario capeggiato da Grillo che con il 'tutti a casa' trova facile consenso e riempie le piazze - strilla e sbraita come fosse l'elefante e si sente alla vigilia della presa del potere.
Chiunque operaio dotato di coscienza di classe, militante nella sinistra di classe, sa bene che Grillo è un reazionario che apre e sdogana i fascisti di Casa pound, parla di abolizione dei sindacati, cavalca sentimenti razzisti antimmigrati, utilizza internet con il suo guru al servizio della più becera personalizzazione della politica da far impallidire Berlusconi, ha in odio quasi viscerale le donne e in particolare il movimento delle donne - chi lo conosce bene ne potrà raccontare a iosa esempi.
Grillo è un nuovo giullare del capitale utile in questa fase verso i politici al potere per segnalare loro che così non si può andare avanti e favorire il ricambio reazionario della classe dirigente.
I grillini sono piccole persone della piccola e media borghesia, presi dalla società civile e impregnate di quella piccola amministrazione moderata che ne fa dei compagni di strada dei veri padroni del potere.
Gli elettori di grillo sono invece masse che protestano e giustamente non ne possono più della casta dei politici corrotti che ci governa, ma senza comprendere l'essenza della questione, che questi politici sono l'espressione del capitale e dei padroni, verso cui Grillo non leverà mai la voce in quanto sostenitore di un capitalismo 'pulito'.
Si potrebbe parlare a lungo di questo e sarà necessario farlo dopo il clamoroso risultato elettorale che Grillo si appresta a cogliere, ma il tema di questo articolo non è il fenomeno Grillo, ma la vergogna Carc-(n)PCI che nè è l'apologeta...

proletari comunisti - PCmItalia
21 febbraio 2013

domenica 8 settembre 2013

pc 8 settembre - LA CONTRADDIZIONE SESSUALE LEVA PODEROSA PER LA RIVOLUZIONE

La questione della contraddizione sessuale è oggi drammaticamente sotto gli occhi di tutti, essa si manifesta essenzialmente con e ha al centro l'accentuarsi della violenza sessuale contro le donne.
Questa guerra di bassa intensità contro le donne sul piano strategico è la punta di iceberg dell'inarrestabile accentuarsi del groviglio di contraddizioni di classe e sociali prodotte e in cui “precipita” questo sistema capitalista e che noi poniamo a ragione della rivoluzione come unica soluzione. Questa “guerra contro le donne” è diventata una delle manifestazioni più evidenti della dialettica barbarie o socialismo.
Ma proprio per questo la contraddizione sessuale da uno dei principali terreni di manifestazione dell'imbarbarimento, anche ideologico, umano, a cui è giunto il sistema capitalista/imperialista, deve diventare una leva poderosa della rivoluzione proletaria per rovesciare dalla terra al cielo questo sistema.

Già il movimento femminista nelle sue fasi alte di lotta (come negli anni ‘70) aveva svelato il ruolo fondante nel capitalismo dell’oppressione sessuale, la natura, quindi, maschilista e sessista della società e il ruolo della famiglia come cellula fondante la subalternità femminile. Ciò aveva già portato ad una rottura con la prassi riformista e revisionista di “emancipazione” in questo stesso sistema sociale, di cui faceva e fa parte il femminismo piccolo borghese, ma senza lotta radicale e di massa delle donne queste pratiche e idee ritornano, insieme ad altre più subdole e devianti.
 
In questi anni la condizione di oppressione delle donne, del 50% dell’umanità, è stata sempre più appesantita e resa insopportabile con forme nuove e ritorno di vecchie forme di sfruttamento e oppressione sessuale, con pesanti attacchi sia alle condizioni di vita che ideologici.
La società capitalista, nella sua fase finale, di crisi, produce una trasformazione anche soggettiva delle persone, per le fondamentali ragioni di classe ma con processi omogenei che toccano tutte le classi e che dato il dominio di classe si irradiano anche nel proletariato e nelle classi oppresse.
E la violenza sessuale contro le donne è fino in fondo espressione e manifestazione delle contraddizioni laceranti e irrisolvibili che vive questo sistema:
alla possibilità concreta di formazione di un’umanità ricca, corrisponde un’ignoranza diffusa, neo-analfabetismo, perfino la retrocessione dei livelli di intelligenza degli individui, la riduzione dell’umanità a soggetti chiusi, ottusi, sino a forme di neo-bestialismo dilagante. Alla possibilità di un’umanità padrona di sé, corrisponde lo sviluppo di una umanità inebetita, schiava di mode e di personaggi, di religioni, dei padri e padroni.
Alla possibilità di trattazione della contraddizione sessuale, con sviluppo qualitativo delle relazioni uomo-donna, di liberazione sessuale connessa al protagonismo delle donne, corrisponde invece una nuova e più aggressiva oppressione sessuale, che noi oggi sintetizziamo con l'espressione “gli uomini che odiano le donne”.

Quest'inevitabile declino, putrefazione del sistema capitalista era stato delineato da Marx:
“… Ai nostri giorni ogni cosa sembra portare in sé stessa la sua contraddizione.... le nuove fonti di ricchezza si trasformano per strana magia in fondi di miseria. Le conquiste della scienza sembrano ottenute a prezzo della loro stessa natura. Sembra che l'uomo nella misura in cui assoggetta la natura, si assoggetti ad altri uomini o alla propria abiezione. Persino la pura luce della scienza sembra poter risplendere soltanto sullo sfondo tenebroso dell'ignoranza. Tutte le nostre scoperte, tutto il nostro progresso sembrano far sì che le forze materiali acquistino vita spirituale e che la vita umana si riduca ad una forza materiale istupidita... (da Critica al programma di Gotha).


Tutto questo mostra che la violenza sessuale contro le donne, con gli stupri, i femminicidi ma anche con le forme più subdole, di molestie, discriminazioni sessuali, suicidi delle donne, ecc., è espressione non di residui di un sistema patriarcale – che pur sono presenti soprattutto nella sovrastruttura – ma della fase moderna, attuale del sistema capitalista; quindi non espressione del passato, di una fase arretrata, ma dello sviluppo di una società che per le sue stesse contraddizioni non può che generare marciume e morte, concezioni da moderno fascismo (con tutto il loro carico di maschilismo, sessismo, di odio “a prescindere” verso le donne in quanto donne), concezioni trasversali, presenti a “destra”, come a “sinistra”, tra la borghesia (dove le idee sono organiche alla realtà di classe) come in strati del proletariato e dei settori oppressi (dove avviene una separazione tra struttura di classe e sovrastruttura); come presenti, anche, tra alcune donne della borghesia.
Quindi, non di lotta al patriarcato si tratta, che inevitabilmente copre la realtà e che ha come risultato solo una lotta per eliminare gli aspetti patriarcali della società, conservandola (con il corrispettivo a livello di leggi, di interventi che, bene che vada, sono basati sull'idea di repressione, controllo delle manifestazioni più brutali e di messa sotto tutela delle donne; non dimenticando, d'altra parte che oggi una maggiore attenzione politica su femminicidi, stupri, stalking, viene usata anche come deviazione: quando c'è “grossa crisi” bisogna spostare l'attenzione...); ma di rivoluzione per rovesciare questo sistema sociale che non può che produrre solo intensificazione della violenza e oppressione delle donne – è chiaro che questo sistema utilizza tutte le armi, comprese le forme di patriarcalismo, ma non dobbiamo cadere nell'imbroglio, di scambiare per “arretrato” ciò che è “moderno”, pur presentandosi non come sviluppo ma come un “moderno medioevo”.
Nell'opuscolo “Uccisioni delle donne, oggi” abbiamo scritto: “Uomini che odiano le donne” parla “di uccisioni che avvengono nelle società capitaliste più avanzate... che mostrano il marciume di un imperialismo arrivato alla frutta, che non può portare nulla di progressivo, ma solo ad un moderno medioevo... Oggi c'è una sorta di “odio” verso le donne (come verso gli immigrati, gli omosessuali, ecc.) Questo odio tout court verso le donne, in quanto donne che pensano, che agiscono, che decidono è fascista. Questo odio fa alzare il tiro, mette in moto la violenza. “Gli uomini che odiano le donne” esprime l'immagine del sistema capitalista nella sua fase di crisi, di putrefazione imperialista, di un sistema che non ha più nulla di costruttivo, ma è solo distruzione”.

Ma, tornando all'inizio del discorso. Proprio perchè la contraddizione sessuale è uno dei principali terreni di manifestazione dello stadio del sistema capitalista, proprio perchè il cuore dell'oppressione delle donne è quello sessuale che mette a fuoco tutte le altre forme di oppressione che la maggioranza delle donne subisce, essa può e deve diventare uno dei principali terreni per mettere fine a questo sistema capitalista, una leva poderosa per la rivoluzione.
Una rivoluzione sicuramente di classe, che ha le ragioni nello scontro generale di classe proletariato/borghesia, ma, contro un discorso meccanicista, noi diciamo che la contraddizione di classe è la base ma essa non spiega tutto in maniera deterministica; occorre una rivoluzione radicale che non si fermi al rovesciamento dei rapporti di produzione, alle questioni economiche/politiche del potere del proletariato, ma che intacchi tutti gli aspetti strutturali e sovrastrutturali (questi ultimi i più resistenti e insidiosi, pericolosi – come la rivoluzione culturale proletaria in Cina negli anni 65/75 ci ha mostrato).
E come non vedere che questa dell'oppressione sessuale è uno degli aspetti più decisivi e con possibilità di permanenza? Per questo parliamo di “rivoluzione nella rivoluzione”, in cui il ruolo centrale, prima, durante e dopo, è costituito dalla doppia forza delle donne. La condizione di doppio sfruttamento e oppressione sessuale delle donne, da condizione di inferiorità, subordinazione, deve essere a base di una radicalità di lotta e di una determinazione rivoluzionaria delle donne per rompere non solo una catena, ma le doppie catene e tutte le catene del sistema sociale borghese.

Le donne, come è stato nei momenti alti del movimento di lotta, dal proprio personale non traggono una ragione di freno, di debolezza, ma semmai una ragione in più per fare questa rivoluzione; questa ragione in più la devono portare con forza dentro il movimento rivoluzionario, portando un contributo di critica ideologica, la necessità della lotta anche nel campo della sovrastruttura.
Ma oggi le donne possono e devono essere avanguardia - la “sinistra della sinistra” - anche nella battaglia per un partito comunista di tipo nuovo, realmente rivoluzionario, che ha nei suoi principi costitutivi, nella sua ideologia, nella sua politica e azione, nella sua organizzazione la centralità della questione e del ruolo delle donne. Anche su questo non vogliamo delegare.
Le donne possono e devono assumersi la responsabilità nella battaglia rivoluzionaria di essere una forza trainante della continua distruzione delle pratiche e idee borghesi, della lotta alla permanenza di tali idee, di rompere ogni aspetto di mistificazione, conciliazione, permanenza di concezioni e aspetti maschilisti, sessisti, ma anche le forme nuove che in mancanza di lotta continuamente si riproducono anche nel movimento e nel partito rivoluzionario. L'esperienza passata con le sue lezioni positive e negative, così come le rivoluzioni, guerre popolari in corso, soprattutto oggi in India, dimostrano ancora una volta che i grandi cambiamenti sociali sono impossibili senza il fermento delle donne e che l’esito della rivoluzione dipende dal grado di partecipazione delle donne.

MC

pc 8 settembre - Turchia, ritornano gli scontri di piazza

Manifestazioni e scontri ad Ankara e Istanbul 

altLa polizia ha attaccato diverse migliaia di manifestanti che questo pomeriggio stavano marciando in direzione della Middle East Technical University (ODTÜ nella sigla turca), ad Ankara. I manifestanti, che si oppongono alla costruzione dell' autostrada ad 8 corsie che significherebbe la distruzione di migliaia di alberi nel campus e nel quartiere limitrofo, sono stati inizialmente respinti dalla polizia con uso di proiettili di gomma, lanci di lacrimogeni e getti d'acqua. Attualmente stanno avvenendo scontri in tutto il quartiere nei pressi del Campus Universitario, dopo che già ieri notte gli studenti avevano fatto pressione intorno alla zona dove sono partiti i lavori, con sassaiole e mortaretti a fronte dell'ingente uso di gas lacrimogeni da parte della polizia.

Il Rettore della METU, intanto, si è espresso stamattina invocando una soluzione democratica che ponga fine al conflitto e metta d'acccordo gli schieramenti politici in campo. In solidarietà con il movimento ad Ankara, anche a Istanbul molte persone stanno scendendo in strada. In Via Istiklal la polizia ha creato uno sbarramento artificiale per impedire l'accesso ai manifestanti, diretti manco a dirlo verso Piazza Taksim.

La nottata tra oggi e domani si preannuncia all'insegna del conflitto sociale anche in altre città della Turchia.

pc 8 settembre - libertà per i compagni arrestati - presidio al carcere a Torino

Torino, centinaia in presidio sotto il carcere per Forgi e Paolo

altCentinaia di persone hanno partecipato questo pomeriggio al presidio indetto sotto il carcere delle Vallette di Torino per portare solidarietà a Forgi e Paolo, i due giovani No Tav arrestati una settimana fa mentre si dirigevano verso la Clarea per un'iniziativa di lotta assieme a decine di altri giovani universitari arrivati da tutta Italia per la settimana 'Valsusa, l'Università delle lotte'.
Dopo la convalida della detenzione in carcere avvenuta martedì per mano del Gip (che ha deciso di avallare l'impianto accusatorio messo in piedi dai Pm Padalino e Rinaudo, ormai protagonisti immancabili di tutte le ultime vicende giudiziarie contro i No Tav), subito era stato lanciato un appuntamento per non lasciare soli i No Tav e chiederne l'immediata liberazione.
Intorno alle 18 circa 300 persone si sono radunate nei pressi delle Vallette per poi spostarsi nel prato antistante il carcere, dal quale era possibile far arrivare la voce del presidio oltre le mura e raggiungere i No Tav arrestati.
Tanti gli interventi che si sono susseguiti da parte di amici, parenti e compagni di lotta di Paolo e Forgi, dai No Tav valsusini ai ragazzi e le ragazze della Verdi 15 Occupata, esperienze nelle quali entrambi si spendono attivamente da tempo; dal microfono sono stati lanciati messaggi di solidarietà e supporto non solo ai due No Tav ma anche agli altri detenuti del carcere. Calorosa e immediata la risposta dei detenuti che in tanti si sono sporti dalle inferriate delle finestre e hanno accolto con gioia la presenza delle centinaia di persone solidali presenti sul posto.
Nervoso e spropositato, invece, l'atteggiamento delle forze dell'ordine, che dall'inizio del presidio erano presenti in forza attorno al carcere; quando i No Tav hanno tentato di avvicinarsi alle inferriate per iniziare una battitura, hanno trovato l'intero perimetro della cancellata protetto da decine di metri di filo spinato, inserito probabilmente ad hoc dopo i recenti e numerosi presidi sotto le Vallette. Nonostante questo i celerini si sono immediatamente mossi continuando a spostarsi per impedire ai No Tav di avvicinarsi e rimanendo poi a presidiare l'area per tutto il tempo.
Intorno alle 20 il presidio si è sciolto con l'augurio di vedere presto i No Tav liberi; nel frattempo in tutta Italia si moltiplicano gli striscioni e le iniziative di solidarietà a Forgi e Paolo, a ribadire quanto la lotta No Tav abbia ormai da tempo oltrepassato i confini valsusini per diventare battaglia in difesa del futuro di tutti e tutte.

pc 8 settembre - gli scioperi della fame e le preghiere del Papa oscena ipocrisia di chi è sempre e solo dalla parte dell'imperialismo


Lungo il tragitto, francesco ha incontrato un gruppo di fedeli, ha "rubato" il microfono del Tg5 e ha improvvisato: "'Oggi è una giornata bella perchè dobbiamo pregare tanto per la pace, dobbiamo pregare il rosario. Adesso lasciatemi andare perchè devo salutare gli altri. Si vede che voi non avete passaporti in regola, adesso vi do la benedizione. A presto, se non ci vediamo più qui, ci troveremo in Purgatorio".

Tra i tanti momenti straordinari, cristiani e musulmani insieme in preghiera in piazza San Pietro. I primi, sgranando il rosario. Gli altri, recitando il Corano. In piazza ci sono anche militanti siriani pro-Assad, diversi ambasciatori accreditati presso la Santa Sede (molti latino-americani) e politici italiani (Boldrini, Mauro, Casini, Bindi). Anche il presidente del Consiglio Enrico Letta, secondo l'Adnkronos, ha digiunato a pranzo. Ma la veglia resta un evento religioso. E la politica rimane sullo sfondo lontana. Anche troppo.

pc 8 settembre - operai contro la guerra - Stampate, richiedete e fate circolare sui posti di lavoro questa mozione

MOZIONE DEI LAVORATORI CONTRO LA GUERRA.

contro la guerra in Siria
contro la dittatura militare in Egitto
I lavoratori dello slai cobas per il sindacato di classe sono contrari alla guerra che si prepara da parte USA e altri paesi contro la Siria, perché è una guerra ingiusta, dato che serve alle potenze imperialiste, Usa in primis, per mantenere le proprie mani sul medio oriente e continuare a spartirsi il controllo delle risorse naturali di quei paesi come il petrolio.

Non sono le bombe dell'imperialismo che possono portare avanzamenti e progresso per i popoli,
basta vedere cosa è successo in Irak, in Afganistan, in Libia.
Ancora una volta in Siria come in tutto il mondo arabo sono solo la classe operaia e il popolo che possono cambiare e abbattere governi e regimi dittatoriali nei loro paesi, trovando l'unità di classe nella lotta, superando le divisioni religiose ed etniche.

Noi salutiamo e valutiamo importanti gli scioperi degli operai in Egitto che devono andare oltre la difesa delle condizioni di lavoro e devono schierarsi apertamente contro la dittatura militare neo-Mubarak, e contro la guerra imperialista alla Siria.

Anche in Italia è iniziata una campagna di manipolazione dell'informazione, a partire dal fatto che il min. Bonino ha detto che "senza l'Onu l'Italia non partecipa" alla guerra, dimenticando di dire che nel nostro paese sono presenti numerose basi USA che rispondono direttamente al governo statunitense e non al parlamento italiano.
Sempre durante le crisi cicliche del capitalismo i padroni usano la guerra per spartirsi nuovi mercati e continuare a fare profitti sulla pelle dei lavoratori e del popolo.
Questa ennesima guerra contro la Siria è quindi una guerra imperialista e reazionaria della borghesia e dei padroni di tutto il mondo, mentre la crisi taglieggia i salari e lavoro, crea fame, miseria, distruzione.
Gli operai sono con le masse povere in Siria, in Egitto e nel mondo ovunque combattono e lottano contro l'oppressione e lo sfruttamento imperialista per un mondo senza guerre e padroni.

Noi lavoratori non staremo a guardare, non vogliamo pagare le loro guerre, né vogliamo ch diventare carne da cannone e siamo pronti alla mobilitazione necessaria contro la guerra in caso di attacco contro la Siria.

pc 8 settembre - i ricatti e le indecenti manovre oscene di Berlusconi dovrebbero essere respinte... invece Napolitano, Letta, PD, Parlamento pronti ad offrire sponde






L'ultima offerta di Berlusconi:  "Aspettare Strasburgo o è crisi"
Il Cavaliere ricorre alla Corte europea dei diritti dell'uomo sulla retroattività della legge Severino. L'obiettivo è far slittare l'esame della sua decadenza da senatore. "Vedremo domani se i cosiddetti democratici puntano solo a eliminarmi politicamente"
"Offriamo a questi signori del Pd l'ultima chance per evitare la crisi". Prendere tempo, bloccare la clessidra che per lui inizierà a scorrere inesorabilmente da domani con l'esame in giunta sulla decadenza, tentare di far saltare la ghigliottina. Ecco cosa nasconde la carta jolly che dal fortino di Arcore decidono di piazzare in questo weekend di fine estate, col ricorso piuttosto annunciato alla Corte dei diritti umani di Strasburgo.

Altro che tentativo di portare su scala internazionale il "caso Berlusconi". La mossa quasi disperata è il Cavallo di Troia scagliato contro i portoni di Palazzo Madama per provare a condizionare i lavori della giunta presieduta da Stefàno e che ha ora in mano i destini del leader. Ottenere un rinvio in attesa che sia Strasburgo a pronunciarsi sull'esistenza o meno della presunta "persecuzione" ai danni del Cavaliere, nell'Italia delle "toghe rosse". Ingegneria legale messa a punto dal team Ghedini-Coppi-Longo. Ma mossa dal sapore e dalle finalità quasi esclusivamente politiche. "Vedremo a questo punto domani se i cosiddetti democratici hanno a cuore le ragioni del diritto o piuttosto puntano solo a eliminarmi politicamente, come hanno dimostrato finora", andava ripetendo Berlusconi a chi lo ha chiamato ieri. Dall'accelerazione o meno dei lavori in giunta farà dipendere l'accensione dell'interruttore di una crisi al buio, rischiosa innanzitutto per lui. E lo sa bene.

pc 8 settembre - ILVA TARANTO - sciopero contro il licenziamento di Marco Zanframundo

Lo slai cobas per il sindacato di classe Ilva Taranto aderisce allo sciopero indetto dalla USB per lunedì 9 settembre - nei giorni successivi lo slai cobas deciderà giorno per giorno le iniziative necessarie. Appuntamento alla port.A lunedì ore 6

slai cobas per il sindacato di classe ilva taranto
slaicobasta@gmail.com
3475301704

Sciopero contro il sistema ILVA!!!

Con un atto vile e infame l'azienda Ilva ha licenziato il lavoratore del mof Marco Zanframundo.  Per 12 anni lavoratore modello, Marco, negli ultimi 50 gg ha ricevuto 8 contestazioni , chiaramente strumentali e false, comminateda chi e' responsabile e per questo rinviato a giudizio, per la morte di Claudio Marsella.
Le colpe di Marco? Aver difeso il diritto alla vita, alla sicurezza aver protestato insieme ai colleghi del mof per chiedere giustizia per il caro Claudio, essere diventato un dirigente USB , il sindacato che ha denunciato
gli abusi , le collusioni, il sindacato che ha presentato l'esposto  sul "governo ombra" sui fiduciari di Riva che ieri sono stati arrestati.
Sapete qual'e' il rovescio della medaglia di questa situazione farsesca?  Il responsabile del rep. Mof all'epoca della morte di Claudio, pur essendo indagato per la stessa vicenda,  dopo qualche mese e' stato promosso capoarea, Marco invece e' stato licenziato.....
Analoga situazione per i 50 lavoratori della ditta Emmerre,  buttati fuori dall'ilva  all'indomani della tragedia di Ciro Moccia senza nessuna motivazione.
Parliamo di 50 famiglie ridotte alla disperazione , alla fame,  buttate in mezzo alla strada, da chi anche in questo caso e' stato rinviato a giudizio per il decesso del lavoratore e padre di famiglia  Ciro Moccia.
Questo e' il sistema ILVA............

TI AMMAZZA E TI LICENZIA!!!

LA USB PROCLAMA PER I LAVORATORI ILVA E APPALTO SCIOPERO CON PRESIDIO A
OLTRANZA A PARTIRE DALLE 07.00 DI LUNEDI' 9 SETTEMBRE DAVANTI LA PORTINERIA "A" , LO SCIOPERO PROSEGUIRA' FINO A QUANDO  MARCO E I 50 LAVORATORI EMMERRE NON VERRANNO REINTEGRATI, SCIOPERIAMO CONTRO GLI ESUBERI ANNUNCIATI, SCIOPERIAMO CONTRO LE DISCARICHE , SCIOPERIAMO CONTRO UN SISTEMA CHE CI UCCIDE E CHE CI LICENZIA!!!!!!

      TA  07 09 2013                                   COORD. USB TARANTO