I dati delle Nazioni Unite e dell’Istat certificano un’impennata delle importazioni di detriti e rottami da Tel Aviv concentrata negli ultimi tre anni. Un fatto commerciale che diventa un’urgenza politica dato che fonti internazionali segnalano il “saccheggio” di questi materiali dalla Striscia di Gaza e dai Territori occupati. Dove arrivano e come si comportano le Dogane e le autorità portuali. La nostra inchiesta
Dal 2025 il nostro Paese è diventato il principale importatore di rottami ferrosi da Israele superando e sostituendosi alla Turchia che dal maggio 2024 ha annunciato l’interruzione dei rapporti commerciali con Tel Aviv (circostanza peraltro smentita dai transiti di greggio diretti in Israele con scalo nei porti turchi di cui abbiamo scritto qui).
I dati evidenziano un’impennata delle importazioni di detriti e rottami da Israele: crescita che risulta particolarmente critica soprattutto perché fonti internazionali hanno segnalato il “saccheggio” di questi materiali dalla Striscia di Gaza da parte dell’esercito israeliano (Idf) e di imprese israeliane.
Stando a Un comtrade, il database sul commercio internazionale di beni e servizi gestito dall’Ufficio statistico delle Nazioni Unite, nel 2023 Israele esportava in totale 393mila tonnellate di rottami ferrosi (codice HS 7204), la maggior parte verso la Turchia (poco più di 340mila) e, a seguire ma molto distanziate, verso Grecia e India, mentre l’Italia restava al diciottesimo posto con poche decine di tonnellate (73) importate in un anno.
Dal maggio 2024, a causa del presunto blocco commerciale imposto dalla Turchia a Israele, il commercio di rottami israeliano ha subito una battuta d’arresto. L’export è sceso a 244mila tonnellate in un anno, di cui 98mila verso la Grecia e 93mila verso la Turchia (che ha importato solo nei primi mesi del 2024), mentre l’Italia ha iniziato a risalire la classifica arrivando al quinto posto con circa 3.800 tonnellate. Nel 2025 il nostro Paese aumenta ancora di più le importazioni e arriva al primo posto con 99mila tonnellate importate (questa volta i dati sono dell’Istat), sostituendo di fatto la Turchia che esce dalla classifica. I numeri confermano che il trend è stato registrato anche nei primi sei mesi del 2026 (ultimi dati disponibili): da gennaio a giugno il nostro Paese ha importato 125mila tonnellate di rottami ferrosi da Israele.










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