domenica 20 novembre 2016

pc 20 novembre - Processo da santa inquisizione con condanne per il movimento fiorentino - la solidarietà militante di proletari comunisti/PCm Italia

cbrhtyhe

Nella tarda serata di ieri il Tribunale di Firenze ha emesso la sentenza di primo grado per il processo contro il movimento fiorentino. I giudici hanno condannato 67 compagni* a pene tra i 6 mesi e i 2 anni, per un totale di oltre 60.

L’ASSOCIAZIONE A DELINQUERE
Tutta l’inchiesta è stata costruita e ruotava intorno a questo reato.
I giudici hanno assolto i compagni e le compagne imputati per associazione a delinquere che anche in questo caso non regge alla prova del primo grado se applicato alle lotte politiche e sociali.
In questo modo cade tutto il teorema giudiziario alla base del processo e montato dal PM Coletta e dal GIP Rocchi, e viene meno ad oggi la possibilità che si costituisca un precedente rispetto all’utilizzo di questo reato associativo.
Rimane però il fatto che questo reato abbia permesso la costruzione di un’inchiesta di questo tipo con intercettazioni e pedinamenti, che hanno riguardato un lasso di tempo molto lungo dando modo di monitorare e controllare l’attività politica dei compagni per due anni e giustificare pesanti misure cautelari.
CONDANNE E ALTRI REATI
I reati su cui sono state emesse le condanne riguardano fatti di piazza e avvenimenti specifici.
I giudici partivano dalle richieste del PM Coletta per un totale di quasi 72 anni: nonostante sia caduta

pc 20 novembre - La NATO non aspetta Trump, è già filonazista - Una nota, ma rimandiamo ancora una volta allo speciale proletari comunisti sul Vertice Nato di Varsavia

La Nato e i diritti umani dei nazisti



neonazibaltici
Per la tranquillità e la sicurezza dei “popoli liberi” dell'Europa dell'est, per renderli “liberi” da ogni timore di “attacco del potente vicino orientale”, seimila militari USA e Nato saranno presto dislocati in Polonia, secondo quanto stabilito al vertice di Varsavia dell'Alleanza atlantica. Lo ha confermato il Ministro della difesa polacco Anthoni Macierewicz, presentando la decisione come una delle conquiste del primo anno di vita del governo e attribuendo “significato storico” alla deliberazione della Nato.
 
In attesa dei seimila prodi, altri quattromila, da undici paesi della Nato, iniziano oggi le manovre “Iron Sword” in Lituania: parte delle esercitazioni si svolgeranno nell'area del poligono di Gaižiūnai, nella provincia di Jonavos, contea di Kaunas (dove nell'agosto scorso si era verificato l'ennesimo caso di peste africana suina…) e parte nell'area del poligono di Pabradė, nella provincia di Švenčionių, contea di Vilnius. "L'epoca pone di fronte alle forze armate nuove sfide che non esistevano in precedenza. È necessario preparare le unità e i comandi a una risposta efficace alle nuove minacce", ha detto il comandante delle forze di terra lituane Waldemar Rupšis. ....
A fronte degli sforzi Nato per rendere “liberi” i paesi del nordest europeo, ecco però che qualcuno decide di intralciare i loro piani e lanciare una sfida alla progettata prossima apertura (i piani risalgono in realtà al 2005) della base navale Nato di Liepāja, in Lettonia, all'estremità nord del tombolo che separa la laguna dal mar Baltico: la vecchia Libau teutonica e, poi, principale base navale zarista e, dai tempi dell'Urss, dotata anche di un attrezzato aeroporto. I passi decisivi verso l'apertura delle infrastrutture necessarie a ospitare naviglio statunitense sembrano esser stati compiuti lo scorso anno, con la visita dell'ex Segretario di stato USA alla marina Raymond Mabus; ma vi si oppongono i circa 40mila abitanti di lingua russa (russi, ucraini e bielorussi: 10mila di essi con cittadinanza russa), di una città che ne conta poco più del doppio. Essi temono che, una base Nato, con la quasi certa presenza di testate atomiche, esponga davvero a pericoli che, oggi, esistono solo nelle dichiarazioni dell'Alleanza atlantica. In ogni caso, già oggi il porto viene regolarmente utilizzato per lo scarico delle attrezzature e dei mezzi militari Nato, in occasione delle continue manovre militari in Estonia e Lituania.
In questo quadro, non può esser certo assente l'Ucraina golpista, in cui anche il Canada fa la propria parte, per addestrare i locali “combattenti per la libertà”: il proseguimento della missione canadese “Unifier” è stato confermato dalla vice premier ucraina per l'integrazione euroatlantica, Ivanna Klimpuš-Tsintsadze, ex direttrice della Open Ukraine Foundation dell'ex pupillo di Victoria Nuland, Arsenij Jatsenjuk.
Un'integrazione che spazia soprattutto sul terreno dei comuni sentimenti e che ha portato, lo scorso 17 novembre, Washington e Kiev a votare – insieme all'astensione dei “liberi” paesi UE – contro la risoluzione di condanna della glorificazione del nazismo, così di moda in Ucraina dopo il febbraio 2014. ...
Naturalmente, Washington e Kiev hanno motivato il voto contrario alla risoluzione, con il “meraviglioso diritto alla libertà di parola”, come se la lotta contro il nazismo e il neonazismo possa escludere la lotta contro la guerra che questi conducono per privare ogni loro oppositore del primario diritto all'esistenza.
Stranamente, nessun attentato alla libertà e ai diritti è visto nella progettata misura delle autorità di Kiev, di stampo autenticamente nazista, per deportare gli abitanti di alcune cittadine, situate nella parte della regione di Donetsk in mano alle forze di Kiev e vicine alla linea del fronte, a partire da Marjnka e Krasnogorovka, popolate rispettivamente da 10mila e 16mila abitanti. La scusa addotta è, ovviamente, il pericolo delle artiglierie della DNR: le decine di abitanti di DNR e LNR che tutt'oggi, a dispetto degli accordi di Minsk, continuano a morire o rimanere feriti per le cannonate ucraine, secondo Kiev, appartengono a una razza inferiore. ...


pc 20 novembre - Il No di proletari comunisti alla riforma reazionaria della costituzione, portato agli studenti nelle scuole di Palermo




pc 20 novembre - Iniziative solidali e internazionaliste per l'India - il 24 novembre

comunicato stampa

Il 24 novembre in alcune città italiane 

- saranno posti striscioni, affissi manifesti, diffusi volantini, realizzate riunioni di informazioni, verso i lavoratori, lavoratrici, settori delle masse popolari

- diffusi comunicati e documenti provenienti dai compagni indiani

- saranno date informazioni sulle iniziative che si svolgono contemporaneamente in una ventina di paesi del mondo

- realizzato in serata uno streaming nazionale (orari e modalità comunicati in seguito).
Per denunciare massacri  contro i maoisti, contro le popolazioni adivasi in lotta;
denunciare l’infame operazione Green Hunt che colpisce ogni opposizione operaia, studentesca, contadina, femminile democatica e popolare;
chiedere la liberazione per i 10.000 prigionieri politici nelle carceri indiane - tra cui leader maoisti prestigiosi,  quali il compagno Ajith e Kobad Gandhi - sottoposti a torture e  verso le prigioniere e le combattenti stupri sistematici;
denunciare la politica globale al servizio dell’imperialismo e delle classi dominanti indiane del governo fascista indu Modi;
sostenere la guerra dei popolo guidata dai maoisti che, nonostante la feroce repressione, resiste e si estende in tanti stati indiani
Il comitato internazionale di sostegno in italia fa appello a tutte le forze comuniste, rivoluzionarie, democratiche e antimperialiste a prendere posizione e a scendere in campo.
info
comitato internazionale di sostegno alla guerra popolare – sede italia – csgpindia@gmail.com

leggi il blog guerre popolari
leggi il blog internazionale in inglese icspwindia

Questo è il comunicato ultimo del Partito Comunista dell’INDIA (Maoista) sul massacro di Malkangiri

Le dichiarazioni rilasciate finora dagli ufficiali di polizia sull'attacco congiunto delle polizie di Andhra Pradesh e Odisha contro un nostro campo presso il villaggio di Ramaguda nel distretto di Malkangiri in Odisha il 24 ottobre e il massacro di 31 dei nostri compagni sono ingannevoli e molto distanti da quanto effettivamente accaduto. Il ritardo da parte nostra nel rendere noto al popolo i fatti è dovuto al fatto che siamo completamente circondati dalla polizia.
Ciò che è realmente accaduto è che una nostra squadra ha raggiunto villaggio di Ramaguda il 23 ottobre mattina e vi si è accampata. Hanno dormito nei pressi del villaggio quella notte. all’alba del

pc 20 dicembre - INTERVISTA AL PROF. DI MARCO: perchè il libro di Engels "Dialettica della natura" è attuale


pc 20 novembre - ALLE DONNE MIGRANTI: UNIAMO IL 25 NOV. LE NOSTRE RIBELLIONI

Alle donne migranti,

voi subite una doppia, tripla violenza, dai vostri Stati, regimi, come dal nostro Stato, governo 
imperialista; dagli schiavisti e oppressori dei vostri paesi, come dai moderni schiavisti in giacca e 
cravatta dei padroni italiani; dalla mentalità, pratiche patriarcali come dai nostri moderni uomini che 
stuprano e uccidono le donne. 
Qui in Italia abbiamo gli stessi nemici, padroni, governo, Stato, uomini razzisti e fascisti. 
Uniamo le nostre mani, le nostre voci, le nostre ribellioni!

Il 25 novembre manifestazione nazionale delle lavoratrici, disoccupate, immigrate a Roma – dalle 
ore 9,30 a p.zza Montecitorio – assediamo i Palazzi del potere, portiamo con forza i nostri bi/sogni.

DA ALCUNE DENUNCE che porteremo il 25 in piazza e nei Palazzi: 

Nei centri di raccolta nel deserto ai confini con la Libia, in attesa del viaggio a Lampedusa dove la 
maggiorparte troverà la morte, tante donne vengono stuprate.
Ma i responsabili di questi orrori non sono solo gli aguzzini che gestiscono le tratte, i centri di raccolta 
e i viaggi dei migranti, i responsabili sono, anche e di più, gli Stati imperialisti, l'Italia che 
sanno e non fanno nulla, che stabiliscono accordi con i governi reazionari; è lo Stato italiano che, prima 
ha fatto la guerra, e ora ha il compito di addestrare l'esercito fascista della Libia, che è fino in fondo 
colpevole dell'orrore che le donne, gli uomini devono subire per poter venire in Italia e in Europa.

Dalle migranti che lavorano nei rifiuti: «Potevamo mangiare soltanto al cesso. Un quarto d’ora di 
pausa. 
Con la puzza di escrementi sotto il naso. Poi bisognava di nuovo tornare a lavorare, sempre a testa 
bassa sui rifiuti».

L'attacco alla loro salute e vita delle lavoratrici immigrate. Vengono nascosti – anzi “non esistono” - 
gli infortuni, le malattie, mentre molto elevati sono gli infortuni per le donne “provenienti da Ucraina 
(51%), Polonia (41,8%) e Ecuador (37,9%), occupate prevalentemente nei servizi alle imprese e alle 
famiglie (pulizie, badanti, colf, ecc.)”.
Per le badanti, costrette, come sono, a stare chiuse in case per lunghe ore con un rapporto solo con 
l’assistito, a badare spesso ad anziani malati anche di notte, il lavoro è anche usurante sia fisicamente 
che mentalmente.
Tra le immigrate, le lavoratrici del sesso, perseguitate, offese, cacciate, come “portatrici” di malattie, 
sono invece quelle che si prendono le peggiori malattie dagli uomini-clienti per la loro concezione di 
uso/abuso del corpo delle prostitute.

Per la casa, contro gli sfratti. Nei quartieri a Roma, come a Milano, ecc. sul fronte degli sgomberi, 
continua lo stillicidio, con la novità che vengono effettuati a qualsiasi ora: “nella notte tra venerdì e 
sabato scorsi uno sgombero è stato effettuato, quando nonna e nipote di soli tre anni erano soli in casa. 
Ma qui donne immigrate e italiane spesso sono unite nella lotta per il diritto alla casa e contro gli 
sfratti.

DALLA PIATTAFORMA PER IL 25 NOVEMBRE

- Diritto di residenza, cittadinanza, casa, reddito per tutte le migranti
- uguali diritti lavorativi, salariali e normativi per le immigrate che lavorano
- NO alla detenzione nei Cie, hotspot luoghi di violenza, stupri da parte delle forze dell'ordine

sabato 19 novembre 2016

pc 19 novembre - All'ombra del governo Siryza/Tsipras odioso e criminale attacco di Alba dorata al campo rifugiati di Chios

Grecia, attaccato il campo profughi di Chios



CHIOS, 19 NOVEMBRE - Un violento attacco xenofobo, che ha visto il lancio di molotov, petardi e sassi, è avvenuto al campo di rifugiati sull'isola greca di Chios, dove da venerdì ci sono forti proteste nei confronti dei migranti.

Secondo i media greci, dietro all'attacco ci sarebbe l'estrema destra ellenica. L'episodio viene messo in relazione con un episodio in cui sarebbero coinvolti quattro migranti,che ieri avrebbero svaligiato un negozio di fuochi d'artificio e lanciato petardi in giro per l'isola.

pc 19 novembre - IMPORTANTE PRESIDIO FEMMINISTA SOLIDALE A L'AQUILA - un report dalla compagna del Mfpr de L'Aquila denunciata

Una bella e divertente giornata di lotta femminista oggi a L’Aquila, che ha visto la presenza, combattiva e radicale, di almeno una cinquantina di donne provenienti da Roma, Bologna, Fano, Pescara, Bari, a cui le donne dell’Aquila hanno offerto la calda accoglienza della solidarietà femminista con uno striscione, appeso giorni prima in Piazza D’Armi, con su scritto “Se toccano una toccano tutte”.


Con i nostri striscioni, abbiamo colorato le grigie sbarre del tribunale, con i nostri interventi al
megafono abbiamo ribadito quanto scritto nella lettera incriminata, abbiamo rotto il tabù, l’abbiamo

pc 19 novembre - NO, ALLA RIFORMA REAZIONARIA DELLA COSTITUZIONE - LAVORARE PER UNA NUOVA RESISTENZA

(Dal n. 8 del giornale proletari comunisti)
In un clima da contesa epocale, tutta nel chiuso del Palazzo però, il governo Renzi ha imposto e fatto approvare un pezzo della riforma costituzionale che porta alla cancellazione del Senato così come lo è stato fino ad adesso.
Il governo Renzi ha spianato l'opposizione interna del PD che come sempre per ragioni di poltrone non voleva altro che farsi spianare, e sotto la regia del risuscitato Napolitano ha portato a casa il

pc 19 novembre - Speciale ANTI/TRUMP - 3

Il cosiddetto voto operaio a TRUMP

Uno dei cavalli di battaglia dei “cantori a sinistra” della vittoria di Trump è il cosiddetto “voto operaio” a Trump.
La crisi economica che anche negli Usa ha portato a fabbriche chiuse e impoverimento ha senz'altro creato un forte divario tra le dichiarazioni dell'amministrazione Obama e della sua continuità peggiorata, la candidatura Clinton ,e la condizione dei settori colpiti dalla crisi nel mondo operaio. 
Ed è senz'altro vero che una parte di questo voto è andato a Trump.
Ma innanzitutto nessun numero dimostra che si tratti di una parte maggioritaria, anche questa volta vi è stata una forte astensione operaia, anche negli stati dove esiste questa situazione; poi, non è affatto vero che numericamente Trump ha vinto, il sistema elettorale americano non è fatto perchè vinca chi prende più voti. Quindi, è sicuramente una parte minoritaria di questo settori operai e di chi ha perso il lavoro, si è impoverita, che ha votato Trump.
Una parte di essa però non aveva votato Obama neanche alle precedenti elezioni, per le stesse ragioni per cui oggi ha votato Trump: perchè nelle sue fila storicamente, e in questa congiuntura di crisi ancor più, sono ben radicate il razzismo, l'odio antimmigrati e il rigetto delle battaglie democratiche delle donne, dei giovani, ecc., a cui va legato il forte impatto del cosiddetto “problema delle armi”.
Quindi è evidente che il voto a Trump ha dato a quest'ala una cristallizzazione, un punto di riferimento, esattamente come è avvenuto nei paesi europei, col voto a Le Pen ecc.
Ma questo è il tradizionale e rinnovato meccanismo del fascismo e del nazismo.
Quindi, questo dato conferma la forma fascista del voto a Trump.
A questo contribuisce il sindacalismo collaborazionista, da sempre sostenitore del protezionismo e del corporativismo, e questo ha costituito sempre un elemento della debolezza storica del movimento operaio degli Usa, dell'essere da sempre la cosiddetta “classe operaia bianca” una forma di aristocrazia operaia nell'impero.
Come si può sostenere, quindi, che il fatto che Trump avrebbe preso un rilevante numero di voti delle “tute blu” in alcuni Stati importanti, come una ragione per oscurare il segno, il cammino e il significato dell'elezione a Trump?

La Rete dei comunisti è arrivata a dare spazio ad un articolo di Famiglia cristiana in cui si dice che le proteste delle giornate dopo il voto contro Trump, sarebbero proteste finanziate da Soros e dai miliardari globalizzati, ai quali il neo protezionismo aggressivo della nuova amministrazione – ammesso che ci sarà – può ostacolare i propri affari, e che quindi certamente hanno una reazione immediata di contestazione a Trump.

Nella sostanza i populisti di sinistra sostengono che i proletari sono con Trump e i borghesi con la Clinton. Esattamente come hanno fatto col voto Brexit, esattamente come vanno facendo con la copertura a sinistra di Grillo, i suoi sindaci, ecc.
Quindi, i comunisti si trovano di fronte non ad uno ma a due problemi: quello di analizzare con molta chiarezza la penetrazione e la cristallizzazione reazionaria nelle fila operaie e popolari, che sicuramente è un problema importante e che domanda una strenua difesa degli interessi classisti che sindacati e forze democratiche all'americana o alla falsa sinistra non fanno, e il problema di quelle componenti dell'”estrema sinistra” che anche in nome di questa situazione dipingono come proletario, popolare il voto a forze reazionarie che nelle crisi dentro i paesi imperialisti si vanno costruendo come forze moderno fasciste in ascesa.

Trump ha avuto un'estrema minoranza del voto operaio. In questa minoranza una parte reazionaria e fascista c'era, c'è sempre stata. Dentro i paesi imperialisti esiste comunque un'aristocrazia operaia che è puntello dell'imperialismo e quindi ne segue le sue evoluzioni.
Anche in seno al movimento operaio è la 'guerra civile' il punto tra posizione classista e organizzazione classista (sindacato di classe, partito) e la base per la conquista della maggioranza, per ridare un ruolo centrale alla classe operaia nella lotta di classe, nella lotta rivoluzionaria, nella lotta per il potere.
Negli Usa oggi la presidenza Trump offre una nuova opportunità alle forze comuniste e rivoluzionarie, che pure negli Usa esistono, di diventare un punto di riferimento e il fulcro della nuova sinistra negli Usa, che evidentemente non può trovare in questa fase la sua base di massa principalmente nella classe operaia, bensì fondendosi con la dinamica della lotta contro il fascio-imperialismo.
In questo senso, le rivolte afroamericane sono un brodo di coltura.

venerdì 18 novembre 2016

pc 18 novembre - LA "DIALETTICA DELLA NATURA" SPIEGATA AI LAVORATORI, LAVORATRICI DI TARANTO

Una nuova, inedita, interessante "lezione" si è svolta il 17 novembre alla Biblioteca comunale di Taranto.
E' stato un incontro tra il professore di filosofia dell'Università di Napoli "Federico II", Giuseppe Di Marco, e operai dell'Ilva e dell'appalto, lavoratori cimiteriali, lavoratori della Pasquinelli, lavoratrici degli asili, delle pulizie nelle scuole, disoccupati, cittadini, insegnanti, ecc.
Il professore ha spiegato, attraverso uno dei testi più importanti di Engels, "capo" insieme a Marx del movimento operaio, "Dialettica della natura", le leggi che regolano i movimenti della natura come i movimenti nella società, e che spiegano il perchè di ciò che accade in una grande fabbrica come l'Ilva e in una città come Taranto; gli operai, soprattutto dell'Ilva, hanno spiegato al professore che cosa è la fabbrica, che succede nella grande industria, ecc.

Un incontro che alla fine è stato festeggiato con una torta, anche questa "nuova", portata da una lavoratrice, con sopra l'immagine di Marx. Un incontro che ha già un suo futuro...
Pubblicheremo nei prossimi giorni la video registrazione di questa importante "lezione".

Ora, riportiamo alcuni stralci tratti dal libro di Engels, dati ieri ai partecipanti nelle cartellette:

"...l'animale si limita a usufruire della natura esterna, e apporta ad essa modificazioni solo con la sua presenza; l'uomo la rende utilizzabile per i suoi scopi modificandola: la domina. Questa è l'ultima,

pc 18 novembre - PRESIDIO DELLE DONNE A L'AQUILA CONTRO UNO STATO CHE DENUNCIA CHI LOTTA CONTRO GLI STUPRATORI E I LORO AVVOCATI


(Il volantino del Mfpr -L'Aquila)
Dall'Aquila alla Val Susa lo Stato arresta e stupra

Novembre 2015: al convegno organizzato presso la Casa Internazionale delle Donne di Roma dall’associazione Ilaria Rambaldi Onlus di Lanciano, viene invitato a parlare l’avvocato aquilano del militare stupratore, quasi assassino di “Rosa”. Si attiva la rete di solidarietà femminista per ricordare che la casa delle donne non è un luogo neutro e che maschi del genere non devono entrarvi.
Dall’Aquila a Roma, due donne vengono querelate, perquisite e private di computer e cellulari per aver diffuso una lettera in cui si denunciava la condotta provocatoria del penalista, tutta tesa a screditare la parte lesa, il pesante clima di ostilità nei confronti della solidarietà femminista, la responsabilità di uno Stato che, con misure emergenziali e non preventive del sisma del 2009 e la militarizzazione del territorio, si è reso complice della strage dell’Aquila prima e dello stupro poi.
Novembre 2016: Lo stupro, il processo per stupro, la nostra criminalizzazione sono avvenuti a L’Aquila ed è per questo che vogliamo esserci in tante il 18 novembre con un presidio davanti al tribunale per ripetere che “se toccano una, toccano tutte!”

Coi nostri corpi e le nostre voci abbiamo accompagnato Rosa, che con coraggio affrontava il girone infernale di un processo per stupro
Con una mail abbiamo respinto dalla Casa Internazionale delle donne di Roma il degno avvocato del suo stupratore
Su mandato della Procura dell’Aquila, costui è entrato in casa nostra con i carabinieri
Questa è la “sicurezza” agita da questo Stato borghese!

Le atrocità commesse sul corpo di Rosa da militari impiegati nell’operazione “Strade sicure”, rendono questa vicenda emblematica di quale “sicurezza” questo Stato parli.
·   quella delle aule di tribunale, dove la donna viene stuprata e offesa una seconda volta con affermazioni del tipo “se succede le donne se la sono cercata", "si è trattato di un rapporto amoroso consensuale”;
·   delle questure, dove le donne vengono scoraggiate a denunciare i loro stupratori, soprattutto se appartenenti alle forze dell’ordine;
·   delle caserme, delle carceri, dei cie e hotspot, dove sempre più donne vengono ricattate, stuprate impunemente, “punite” perché ribelli
·   delle procure, dove gli stupri restano per lo più impuniti e dove ad essere represse sono la solidarietà femminista, sono le donne che lottano e si ribellano a questo sistema capitalistico, imperialista e patriarcale.
Un sistema che antepone il profitto alla vita di tutte e tutti e devasta il territorio. Anziché metterlo in sicurezza avanza con le grandi opere di devastazione e saccheggio. Avanza con la TAV, avanza con la SNAM e reprime chi resiste.

Noi stiamo con chi a tutto questo resiste, NOI STIAMO CON LE DONNE CHE RESISTONO

Stiamo con Nicoletta Dosio, non accettiamo l’ingiusta repressione di questo Stato borghese, non abbiamo nulla da cui difenderci, ma abbiamo da attaccare sempre di più.

Alla violenza sistemica contro le donne opponiamo la lotta generale delle donne. Oggi all’Aquila davanti al tribunale, contro gli stupratori e chi li difende, il 25 novembre a Roma davanti ai palazzi del potere, contro tutte le violenze sulle donne, per un nuovo sciopero delle donne. Perché noi donne non dobbiamo avere paura, la lotta delle donne deve far paura!

Il 26 inonderemo di nuovo le strade di Roma e riempiremo il deserto in cui lo Stato le ha cacciate, militarizzandole, con la nostra lotta.
FIP L’Aquila, 18/11/16
 
Movimento femminista proletario rivoluzionario - L’Aquila

pc 18 novembre - I GIORNALI, ANCHE QUELLI CHE DENUNCIANO LE MORTI, LE CONDIZIONI IN ITALIA DEI MIGRANTI, NESSUN RIGO HANNO SCRITTO SULLA MANIFESTAZIONE DI LOTTA DEI MIGRANTI DEL 12 NOVEMBRE

I migranti e le migranti vanno bene quando si può "parlare di loro, su di loro", quando permettono ad alcuni giornalisti di mostrare la loro anima "solidale", "democratica"; mentre spariscono quando prendono la lotta nelle loro mani, quando fanno sentire con forza e orgoglio la loro voce di protesta, quando sbattono in faccia a tutti i reazionari, razzisti, ma anche agli ipocriti, la loro dignità e mostrano che "gratta gratta" sotto tanti "democratici" si nasconde una vena di razzismo imperialista.

Questo assordante silenzio c'è stato sulla recente manifestazione nazionale a Roma dei migranti del 12 novembre scorso. 
Una manifestazione che ha denunciato le condizioni in Italia dei migranti che riescono ad arrivare vivi nel nostro paese, dallo schiavismo nelle campagne nel sud, allo sfruttamento razzista nei magazzini della logistica del nord, fino alle violenze e torture negli hotspot, come quello di Taranto; una manifestazione che nelle richieste ha posto anche soluzioni ai tanti drammi dei migranti, dal permesso di soggiorno umanitario al diritto d'asilo per tutti, ecc., ha mostrato l'abisso tra la civiltà, l'umanità dei migranti, contro l'inciviltà, la barbarie di uno Stato, come il nostro, che sta sulla riva del mare a contare i morti.

NON FAR MORIRE UNA SECONDA VOLTA I MIGRANTI, RENDERE GIUSTIZIA AI LORO FRATELLI E SORELLE MORTE E' ANCHE, PER I GIORNALI, DARE VOCE ALLA LORO LOTTA!

pc 18 novembre - 340 MIGRANTI MORTI NELLE ULTIME 48 ORE... MA L'IMPERIALISMO CON FRONTEX PENSA SOLO AD ADDESTRARE MILITARI LIBICI PER FERMARE I VIAGGI

(Da Il Manifesto) - Almeno cento dispersi, sette corpi recuperati e 27 superstiti. È il bilancio dell’ultimo naufragio di migranti avvenuto ieri in acque libiche. A darne notizia è l’organizzazione Medici senza frontiere dopo aver preso a bordo della sua nave «Argos» i profughi sopravvissuti e tratti in salvo da una unità britannica in servizio ne mediterraneo centrale...
La barca affondata ieri era partita dalla Libia carica di 130 persone. I migranti sopravvissuti sono tutti uomini, originaria di Senegal, Nuova Guinea e Gambia. Si tratta del secondo naufragio in pochi giorni. Il 14 novembre era affondato un gommone a 30 miglia dalla Libia. Stando al racconto dei 15 sopravvissuti, trasportati a Catania, a bordo dell’imbarcazione ci sarebbero state non meno di 150 persone. «Tragedie che si ripetono in modo quotidiano, è inaccettabile», ha commentato Medici senza frontiere.
Nel tentativo di mettere fine ai naufragi da alcune settimane la missione navale europea Sophia ha cominciato l’addestramento della nuova Guardia costiera libica, operazione alla quale da ieri partecipa anche Frontex. Il primo gruppo di 78 militari libici si trova a bordo di due navi, una italiana e una olandese, dove apprendono i compiti di salvataggio e di contrasto al contrabbando della Guardia costiera...
Intanto è previsto per questa mattina l’approdo nel porto di a Reggio Calabria della nave «Aquarius» di »Sos mediterranee», con 404 migranti a bordo...Sulla «Aquarius» si trovano anche le salme di nove migranti recuperate in mare nei giorni scorsi. Il gruppo di migranti che arriverà a Reggio è composto da 345 uomini e 59 donne. Ottantasette i minori, 75 dei quali non accompagnati, e tre i bambini sotto i 5 anni.

pc 18 novembre - De Luca a Napoli - l'interfaccia volgare di RENZI

de luca pp
Referendum Costituzionale

Hotel Ramada, Napoli, martedì 15 novembre. De Luca ha riunito 30 amministratori a lui vicini e provenienti da tutta la Campania. Il suo è un monologo di 25 minuti irresistibile e allucinante. Il propellente che lo scatena è questo: “Non ci sono giornalisti e possiamo parlare tra di noi”. In teoria, di fronte ci sono sindaci, assessori, consiglieri, tutti esponenti che, sempre in teoria, dovrebbero tutelare le loro comunità anziché fare campagna elettorale per il Sì. L’incipit è apocalittico: “Il 4 dicembre ci giochiamo l’Italia, se le cose vanno male l’esito sarà imprevedibile. A me interessa che manteniamo la Campania unita sugli interessi fondamentali”  di Fabrizio d’Esposito

pc 18 novembre - Studenti in lotta - Catania

Catania. Studenti in lotta, autogestione e ostacoli di polizia



corteo_studenti-535x300
A Catania, in occasione della Giornata internazionale degli studenti, per rivendicare il diritto allo studio e il diritto degli studenti a esprimersi, i Liberi Pensatori Studenteschi-LPS, organizzazione attivissima fra gli studenti medi catanesi, ha deciso di dare vita all'interno degli istituti scolastici ad una giornata di autogestione.
Particolarmente partecipate le iniziative svolte all' "Archimede" e al "Vaccarini", dove si

pc 18 novembre - Polizia contro gli operai in lotta a Castelnuovo Modena


da gazzetta di modena CASTELNUOVO Continua la tensione nel settore della macellazione delle carni con gli operai, in particolare quelle delle ditte esterne, che si mobilitano e alzano la tensione […]

da gazzetta di modena
CASTELNUOVO Continua la tensione nel settore della macellazione delle carni con gli operai, in particolare quelle delle ditte esterne, che si mobilitano e alzano la tensione per rivendicare i propri diritti.
Nella mattinata del 17 novembre, infatti, un centinaio di persone si è ritrovata davanti alla AlcarUno, azienda del gruppo Levoni che all’improvviso ha cambiato appalto mettendo a rischio 110 posti di lavoro tra Globalcarni e Alcaruno. Alla mobilitazione hanno preso parte anche operai della Bellentani.
La tensione è stata molto alta, la polizia in assetto antisommossa ha anche lanciato lacrimogeni per disperdere i manifestanti e negli incidenti è rimasta ferita una persona.

pc 18 novembre - Napoli - protesta 'dentro' la sede del PD


da liberopensiero.eu NAPOLI. Durante il corteo per il NO al referendum, i manifestanti hanno provato ad occupare la sede provinciale del Partito Democratico in Piazza Carità. Questi, però, sono stati […]


da liberopensiero.eu
NAPOLI. Durante il corteo per il NO al referendum, i manifestanti hanno provato ad occupare la sede provinciale del Partito Democratico in Piazza Carità.
Questi, però, sono stati fermati dai carabinieri in assetto antisommossa che hanno ritenuto opportuno chiudere i manifestanti all’intero del palazzo stesso, nell’androne delle scale. Le conseguenze di questo gesto sono state ritenute gravi dagli attivisti che, attraverso Facebook, hanno pubblicato foto e post:
“Piu di trenta agenti hanno spintonato, minacciato piu di sessanta persone, tra cui donne e bambini, mettendo in stato di fermo un attivista che si trovava pacificamente all’esterno, rilasciato subito dopo. Constatiamo ancora una volta una gestione autoritaria e repressiva dell’ordine pubblico non degna di un paese civile”.
napoli

pc 18 novembre - NO TAV la repressione non spegne ma alimenta la ribellione!


Sentenza Appello: 38 condanne per 84 anni di carcere. Una media di 2 anni e 3 mesi a testa, con condanne di 4 anni e 6 mesi, 7 superiori ai 3 anni
Un ultima udienza dell’appello del maxiprocesso contro i notav (la condanna in primo grado ha visto condannare 47 dei 53 No Tav a più di 140 anni complessivi di galera e ad un risarcimento che supera il centinaio di migliaia di euro) che ha incarnato tutto il pensiero che ha mosso (e muove tutt’ora) la procura di Torino nei confronti del movimento notav. Un movimento popolare che ha saputo da sempre rispedire al mittente ogni forma di accusa, politica o giudiziaria, di cui è

pc 18 novembre - India - manifesto nazionale