martedì 7 giugno 2011
pc 7 giugno 15 giugno tutti in tribunale a roma
Per Gigi, morto di carcere
Gigi è morto di carcere, luogo dove la violenza e il sopruso diventano norma.
Il carcere dove era rinchiuso Gigi è il famigerato Mammagialla di Viterbo dove in cinque stavano seguendo il processo a loro carico che si svolge al tribunale di Roma e dove non è disponibile una sezione AS2, il regime di alta sicurezza previsto per chi è accusato di associazione sovversiva.
Per questo erano detenuti in un reparto insieme ai comuni, ma senza poterli né incontrare e comunicarci, né accedere con loro agli spazi comuni. Secondo il regolamento carcerario, avrebbero quindi dovuto fare l’aria a turno, o i politici o gli altri; così, per evitare di gravare, loro cinque, su varie decine, ci hanno rinunciato, con il risultato che passavano le loro quattro ore quotidiane di socialità in un’unica cella, ma in quattro, escludendone uno a rotazione perché non è consentito, in ogni caso, starci in più di quattro alla volta.
In quello stesso carcere, il medico ha ritenuto che un infarto si curasse con un diuretico, un infarto, peraltro, dai sintomi tipici (dolori alla parte sinistra del petto e pressione arteriosa molto elevata)
Si potrebbero aggiungere al quadro molti altri elementi ed episodi quotidiani che fanno capire quanto il Mammagialla, come tutte le carceri, siano luoghi di tortura e che spesso non sono noti perché semplicemente compongono la materialità della vita dentro una prigione.
Per questo la morte di Gigi non è un fatto che interessa solo gli amici, ma colpisce tutti, consapevoli del fatto che il carcere, nato per nascondere alla società democratica le sue contraddizioni, è un luogo dove ogni giorno si perpetuano abusi e vessazioni, dove lo Stato esercita la sua violenza più pura, senza nemmeno tentare di nasconderla, annientando i pensieri e riducendo le volontà al silenzio, generando quell’abbrutimento per cui spesso nemmeno ci si batte di fronte alla bestialità.
Di tutto questo si nutrono quanti collaborano a questo sistema, di tutto questo sono complici.
E la nostra incapacità di reagire agli attacchi della repressione, non aiuta chi è dentro ed anzi ne facilita l’isolamento in cui la prevaricazione viene perpetrata senza conseguenze, se non per i detenuti.
Per Dino, Massimo, Gianfranco e Bruno, come per tutti coloro che devono passare una parte della loro vita rinchiusi, la condizione non è cambiata.
La scorsa udienza, i coimputati di Gigi non hanno voluto partecipare al rituale farsesco del processo, per protesta e per dolore.
La prossima si terrà il 15 giugno presso il tribunale di Roma in piazzale Clodio. Per chi volesse portare la propria solidarietà e la propria vicinanza con la presenza in aula, l’appuntamento è alle ore 9 davanti al tribunale.
Assemblea contro il carcere e la repressione
pc 7 giugno - 6 morti in un giorno per i profitti dei padroni
Da un lato padroni sempre più arroganti che arrivano ad applaudire gli stragisti della Thyssen, freschi di condanna dal Tribunale, e che l'unico "interesse" che hanno verso i lavoratori è avere mano libera per i licenziamenti e un governo che gli amministra gli affari fatti sul sangue operaio, i sindacati confederali e di base immobili assieme la stampa asservita che ripete la solita menzogna sulle morti sul lavoro che sarebbero diminuite, dall'altra continua senza tregua la strage quotidiana di lavoratori nei luoghi di lavoro.
L'Osservatorio indipendente di Bologna sui morti sul lavoro ne ha contate 266 dall'inizio dell'anno, includendo la morte di chi va o torna dal lavoro si arriva a 505. Gli operai immigrati morti sono l'11 per cento del totale e le statistiche non tengono conto di chi lavora in nero.
Solo ieri ne sono morti 6, di cui 3 operai erano immigrati rumeni.
Bassi salari, precarietà, lavoro nero, aumento dei ritmi di lavoro fanno aumentare il rischio di lasciarci la pelle nei luoghi di lavoro. E per un immigrato i rischi aumentano ancora di più.
Su questo fronte la Rete nazionale per la sicurezza sui luoghi di lavoro è l’unica realtà che insiste per l'organizzazione di un appuntamento nazionale a Roma che preveda uno o più presidi ai ministeri e un incontro nazionale per fare uscire dall'invisibilità e conquistare diritti.
Rete nazionale per la sicurezza sui posti di lavoro
bastamortesullavoro@gmail.com
347-1102638
lunedì 6 giugno 2011
pc 6 giugno - PROCESSO CONTRO STRAUSS-KAHN: "VERGOGNA!"

"Vergogna!", "Vergogna!". Così decine e decine di lavoratrici, cameriere, immigrate, oggi all'apertura del processo hanno gridato con forza contro Dominique Strauss-Kahn.
Questa dimostrazione segue di pochi giorni quella fatta in Francia da donne, lavoratrici che hanno detto: "siamo tutte lavoratrici delle pulizie!".
E' un buon e giusto inizio del processo!
Un processo che non deve mai svolgersi "tranquillamente".
Perchè se così fosse la sentenza è nota: Strauss-Kahn ne uscirebbe innocente e il processo si trasformerebbe in un violento tentativo di infangare la lavoratrice dell'albergo.
Ma la rabbia, la combattività delle cameriere di oggi, dà fiducia che non finirà così
pc 6 giugno - nuova rivolta al cie di bari
pc 6 giugno - per l'unità nella lotta dei disoccupati organizzati di taranto e di napoli
sindacato di classe lottano per un piano di raccolta differenziata porta a porta per tutta la città che dia occupazione a 200 disoccupati.
Questa lotta fatta di blocchi, occupazioni, scontri con la polizia si è imposta verso tutte le controparti: sono usciti fondi, corsi di formazione e nuovi posti di lavoro.
Siamo ancora lontani dalle nostre richieste, ma la strada si è aperta.
Abbiamo ottenuto attraverso i corsi di formazione un riconoscimento di fatto della lista di lotta e ora un tavolo con tutti Regione, Provincia, Comune si appresta a varare un piano che deve andare nella direzione delle nostre richieste.
Ora in particolare il Comune del Sindaco populista a parole, ma incapace nei fatti, Stefàno, i dirigenti della municipalizzata AMIU, i sindacati corporativi di questa capeggiati dalla CGIL vogliono ostacolare questa strada.
Vogliono i soldi per la raccolta differenziata ma non i disoccupati organizzati da occupare.
I Disoccupati Organizzati che in questi ultimi due mesi hanno raddoppiato gli iscritti, e ora affluiscono anche diversi giovani, sono pronti a scendere in una nuova fase di lotta dura e ce ne sarà per tutti.. sindaco, dirigenti amiu e sindacalisti confederali..
Nel frattempo a Napoli è su questa strada che si incanala la nuova fase della lotta dei disoccupati organizzati, precari Bros ecc tenendo conto delle promesse elettorali
del nuovo Sindaco De Magistris.
Questa situazione rilancia in condizioni migliori la battaglia comune almeno in tutto il sud per legare lavoro a raccolta differenziata porta a porta e a bonifiche ambientali.
E' stata questa battaglia parte importante della linea classista, combattiva, unitaria che Taranto ha proposto e che in una certa fase, con una grossa assemblea nazionale il 21 maggio 2010 a Napoli, fortemente partecipata anche da Palermo ed altre realtà della campania, è stata assunta unitariamente con Banchi Nuovi, con la formazione del coordinamento precari-disoccupati per il lavoro e il salario garantito.
Purtroppo questa linea è stata ad un certo punto rallentata dalla posizione dei dirigenti di banchi nuovi, che pur proseguendo a livello napoletano la lotta e fronteggiando una forte repressione, a livello nazionale si sono messi a cercare interlocutori improponibili e disparati con iniziative inutili, finite nel parlarsi addosso e nel nulla politico-organizzativo.
Ma la vertenza per il lavoro e salario garantito non può certo fermarsi e si imporrà sempre di più.
Nel mese di giugno da Taranto e Palermo sarà rilanciata anche a Napoli la battaglia nazionale, perchè evidentemente senza il movimento che lotta per il lavoro e salario garantito a napoli, non vi può essere un movimento nazionale; ma è altrettanto evidente che senza un movimento nazionale, fondato sulla lotta e le posizioni classiste, i precari e disoccupati non diventano la seconda gamba obbligata del movimento proletario nella crisi contro padroni, governo, stato dei padroni.
disoccupati organizzati
slai cobas per il sindacato di classe
6 giugno 2011
pc 6 maggio - parla il ragazzo afgano ferito dal carabiniere nel Panjshir
La testimonianza: “Io ed un mio amico stavamo salendo dal bazar alla montagna con un asino carico di cibo. Il sentiero era stretto e dalla montagna al bazar stavano scendendo il carabiniere italiano e una donna. Quando ci siamo incrociati l’asino ha urtato la donna e ho tentato di spostare l’asino. Immediatamente l’ italiano ha tirato fuori la pistola. Quando ho visto l’ arma pensavo stesse scherzando… Invece mi ha sparato. l mio compagno è scappato ed è andato al bazar ad avvisare gli abitanti dell’accaduto. Dopo un po’ di tempo sono tornate altre persone che prima hanno picchiato con bastoni e pietre l’italiano, poi gli hanno sparato e se ne sono andati”.
La testimonianza l’ha resa Mohtaudin, 24 anni, ricoverato e operato di urgenza venerdì 3 giugno all’ospedale di Emergency di Anabah, nella valle del Panjshir, per lesioni di arma da fuoco al fegato e a un rene, che gli è stato asportato E’ lui il giovane afgano a cui Cristiano Congiu ha sparato.
Numerosi altri testimoni hanno raccontato che l’italiano e la cittadina statunitense erano andati a visitare le miniere di smeraldi della zona di Khinch, nel Panjshir .
pc 6 giugno - solidarietà con gli immigrati in lotta a Mineo-catania
Il traffico è stato bloccato nelle due direzioni di marcia e si sono formate lunghe code di veicoli. Sul posto polizia e carabinieri. Il Villaggio della solidarietà di Mineo ospita circa 2.000 migranti, la maggior parte dei quali sono dei richiedenti asilo e diversi di questi ultimi contestano la lentezza con cui procede l'iter burocratico per la concessione dello status di rifugiato politico. Alcuni maghrebini sostengono che aspettano da mesi. Il soggetto attuatore è la Protezione civile regionale siciliana.
"Il fatto che sia arrivato un decreto di riconoscimento Cara, non significa che il ministero dell'Interno abbia attivato tutte le procedure in ordine alla gestione del Centro. In questo mese questo centro dovrebbe passare sotto l'egida della protezione civile nazionale, ma ciò non è ancora avvenuto". Lo ha detto il sindaco di Caltagirone Pippo Pignataro, a proposito della protesta dei migranti ospitati a Mineo. "La protezione civile nazionale - ha aggiunto Pignataro - dovrebbe decidere se gestire direttamente o avviare una procedura di gara per affidarlo a soggetti terzi che realizzino tutte quelle attività che sono previste nei protocolli per un Cara.
Parliamo di formazione, attività di animazione, collegamenti viari, ovvero, tutta una serie di servizi che in qualche modo rendano sostenibile la vita all'interno del villaggio". Pignataro ha espresso "massima solidarietà ai migranti che non solo non intravedono una stabilità della loro posizione a causa dei ritardi e delle lungaggini burocratiche, ma devono anche fare i conti con l'assoluta insensibilità di coloro che ne hanno la responsabilità in ordine a servizi che erano stati promessi e ad attività che non si sono mai svolte".
Principio di rivolta, con lanci di bottiglie e atti di autolesionismo, ieri sera all'ex caserma "Barone" di Pantelleria dove sono ospitati, in padiglioni diversi, circa sessanta migranti tunisini, tra cui una donna e una decina di minorenni. Sei adulti, poi trasferiti all'ospedale "Bernardo Nagar", hanno dato vita a gesti di autolesionismo e si sono feriti al torace e alle braccia con i cocci di bottiglia. Gli immigrati arrivati sull'isola tra il 27 e il 28 maggio scorsi, chiedono di essere trasferiti a Trapani. La protesta è stata subito sedata dai carabinieri e dai finanzieri attualmente in servizio di vigilanza sul posto. Cinque tunisini sabato erano stati arrestati dalla guardia di finanza perché a loro carico è risultato un decreto di espulsione dal territorio italiano non ottemperato.
E l'emergenza sbarchi non si ferma. Quattordici tunisini, fra i quali una donna, sono stati sorpresi all'alba, in via Re Umberto, sull'isola di Linosa. Gli immigrati si aggiravano per il centro urbano quando sono stati bloccati dai carabinieri. Per il gruppo previsto l'imbarco sul traghetto di linea per raggiungere Porto Empedocle.
(06 giugno 2011)
pc 6 giugno - dichiarazione comune contro il vertice del World Economic Forum a Vienna, Austria, giugno 2011!
Schiacciare l'imperialismo e tutte le sue istituzioni!
Dall'8 al 9 giugno il vertice del World Economic Forum (WEF) si terrà a Vienna, Austria. Qui più di 1000 rappresentanti di vari governi e aziende si incontreranno per coordinarsi su "aspetti economici, politici e accademici" e disegnare progetti comuni su questo. Già dalla lettura dell'autodefinizione di "appartenenza" al WEF si vede chiaramente chi incontra chi a questo vertice e quali sono le forze che vi convengono: "Una tipica società aderente è un'azienda globale, con un giro di affari di oltre 5 miliardi di dollari." Il vertice WEF è più di una semplice conferenza per la discussione, si tratta di un importante consiglio di coordinamento delle più grandi imprese monopolistiche (banche e fondi comuni) nel mondo che condividono i loro piani per ottimizzare sempre più i loro profitti. I governi dei paesi imperialisti così come i governi fantoccio installati dagli stessi nei paesi dipendenti partecipano alla riunione per garantirsi la traduzione dei loro piani in azione. Il contenuto dei loro piani coordinati sono i loro attacchi contro le masse dei popoli e la classe operaia. Si tratta degli interessi di chi produce programmi di austerità, tagli salariali, più ore di lavoro, abolendo i diritti politici e molto di più contro i lavoratori per creare condizioni migliori per i capitalisti. Si tratta dell'interesse di coloro che hanno de-industrializzato i Balcani e vi hanno distrutto i diritti sociali, che hanno trasformato la Grecia in una semplice colonia dell’imperialismo UE-USA. Si tratta dell'interesse di coloro che hanno distrutto l'ambiente facendo esaurire rovinosamente il suolo o con le centrali nucleari "gestite con profitto" (come in Giappone). Si tratta degli interessi di coloro che reprimono i popoli in tutto il mondo e istigano guerre imperialiste, per consentire loro di creare le condizioni utili al loro interesse di lucro.
Non è solo il WEF, ma una lunga serie di diverse organizzazioni internazionali e di cooperazione (es. Fondo Monetario Internazionale - FMI, Banca Mondiale, Accordo generale sul commercio e i servizi - AGCS, ecc) che sono molto importanti per l'interesse del capitale dei paesi imperialisti e sindacati e le Unioni (USA, UE, Russia, ...). Anche se il WEF non è il più importante incontro internazionale, non deve tuttavia essere sottovalutato. Dato che le sfere di sfruttamento e di influenza sono già state distribuite su scala globale i ladri imperialisti inevitabilmente entrano in conflitto tra di loro durante la loro caccia ai profitti. Queste contraddizioni che emergono dalla lotta per il massimo profitto portano a conflitti che arrivano fino alle guerre tra gli Stati contendenti per il dominio del mondo. Nel tentativo di rallentare l'ulteriore aggravamento di questi conflitti tra gli stati imperialisti, almeno per qualche tempo e per avere più spazio per le loro proprie manovre i rappresentanti del capitale sono portati ad un certo coordinamento internazionale. È transitorio perché i conflitti tra di loro si aggravano prima o poi ad un punto che per loro il coordinamento internazionale diventa più un ostacolo che un mezzo di vantaggio tattico. Dato che il WEF e altre istituzioni internazionali del capitale sono basate su tali fondamenti non può essere combattuto senza lottare allo stesso tempo contro l'imperialismo. Per i comunisti nei paesi imperialisti il nemico principale è sempre nel loro “proprio” paese e loro "propria" borghesia imperialista, ed è il loro "proprio" stato che deve essere combattuto in primo luogo. Per coloro che vivono nei paesi dipendenti, la lotta contro l’oppressione da parte delle potenze imperialiste e le rispettive marionette dei governi installati da loro, è il compito più importante. In un modo o nell’altro il punto è che le forze rivoluzionarie possono vincere soltanto se il movimento della classe operaia dei paesi imperialisti si lega strettamente e si unisce con il movimento dei lavoratori e dei popoli dei paesi dipendenti. Questa unità si esprime politicamente nell’internazionalismo proletario, la salda unità rivoluzionaria della classe operaia e dei popoli che viene costruita contro l'ordine mondiale imperialista con gli elementi certi che attualmente stanno lavorando insieme a livello tattico o meno.
Attualmente i governi imperialisti riescono a calmare la classe operaia dei paesi imperialisti in larga misura per mezzo di extra-profitti spremuti dalle neocolonie, ma soprattutto le rivolte nelle periferie (Francia 2006), il movimento rivoluzionario nel Paese Basco, i movimenti militanti operai in Francia, Italia e altrove mostrano i rudimenti di una militante, radicale resistenza contro il capitalismo. I lavoratori e il movimento dei popoli dei paesi dipendenti però vanno oltre. Il proletariato greco che ancora resiste al deterioramento dettato dall'imperialismo, i lavoratori dell'Europa dell'Est, che resistono alla distruzione dei loro diritti sociali e politici, le guerre popolari rivoluzionarie dei popoli in India, Perù, Filippine, Turchia ..., le ribellioni popolari democratiche dei paesi arabi, ... – tutto ciò testimonia chiaro che i piani degli imperialisti, come quelli coordinati al vertice WEF e altrove trovano risposta da parte dei popoli, si scontrano con la resistenza rivoluzionaria.
Il tema del vertice WEF di Vienna è "l'Europa orientale e l’Asia centrale". Non è un caso che questo vertice si svolge a Vienna, se si tiene conto del ruolo dell'imperialismo austriaco soprattutto in Europa orientale e nei Balcani dove è pesante la sua influenza economica e politica. Fin dagli anni dopo la caduta del socialimperialismo russo nel 1991 il WEF si è regolarmente riunito a Vienna per coordinare lo sfruttamento imperialista dei Balcani. Questo punto focale del summit WEF è inoltre importante per il progetto imperialista dell'Unione europea di oggi, poiché stanno accordando il loro intervento politico, militare ed economico di questa regione con le più grandi società monopolistiche a livello mondiale, vale a dire niente altro che discutere fra imperialisti sulla questione di guadagnare più profitti provenienti dall'Europa dell'Est o dai Balcani, come spremere ancora di più i popoli sotto il tallone dell'imperialismo. È una situazione simile a quella dell’Asia centrale, dove la battaglia per le zone di influenza e dei mercati si aggrava tra gli imperialisti della Russia, UE, USA e Cina e gli interessi del capitale del gruppo di Shanghai 5. Lì però gli imperialisti si scontrano con ampi movimenti popolari e guerre popolari guidate dai maoisti mentre la resistenza dei popoli dei Balcani è ancora debole.
Sappiamo bene che sconvolgimenti radicali che portano alle rivoluzioni proletarie si sviluppano nel quadro delle nazioni, che le contraddizioni si sviluppano in modo ineguale e che quindi le forze rivoluzionarie si confrontano con le loro rispettive prossime fasi per risolvere i loro problemi, ma per andare oltre però deve avanzare e si deve rafforzare la cooperazione delle forze comuniste rivoluzionarie nelle nostre lotte. Riferendoci a questa occasione noi diciamo che il WEF è una espressione di obbiettiva necessità imperialista e di conseguenza dei loro interessi. Pertanto facciamo appello ad attivarsi contro di loro partecipando alle azioni contro il vertice del World Economic Forum nel giugno 2011 a Vienna. Vogliamo sviluppare la resistenza su un livello internazionalista e rivoluzionaria intendendo che anche una liquidazione del WEF non cambierebbe molto – dato che il capitalismo non fa errori, ma è l'errore! Né le organizzazioni e i forum internazionali del capitale, né il sistema imperialista globale può essere riformato o modellato secondo l'interesse delle masse. L'obiettivo non è una “più equa” distribuzione dei beni esistenti, ma portare la produzione e il potere politico nelle mani della classe operaia e delle masse popolari, e il primo passo per questo deve essere quello di spezzare l'apparato statale borghese. Contro l'imperialismo e tutte le sue istituzioni noi ci mettiamo in collegamento con la resistenza della classe operaia e le masse popolari contro le condizioni di vita prodotte dall’imperialismo e costruiamo la lotta contro il sistema capitalista-imperialista nel suo complesso, la lotta per la rivoluzione proletaria, per il comunismo.
Abbasso l'imperialismo e tutte le sue istituzioni!
Avanti con le rivoluzioni antimperialiste e democratiche popolari!
Avanti con la rivoluzione proletaria!
Red Action (Croatia)
Party of Labour (Serbia)
Communist Party of Greece (marxist-leninist)
maoist Communist Party (Italy)
Red Block (Youth League of the maoist Comunist Party of Italy)
Workers and Peastants Party Bulgaria
Maoist Communist Party - Turkey/Northern Kurdistan
Partizan (Turkey)
New-Democratic Youth
Serve the People – Communist League of Norway
Initiative for the Construction of a Revolutionary-Communist Party (Austria)
Revolutionary-Communist Youth League (Austria)
pc 6 giugno - Marlane: padroni assassini come alla Thyssen
Le motivazioni dell'istanza sono state illustrate stamane a Catanzaro nel corso di una conferenza stampa alla quale hanno partecipato tutti i legali di parte civile. Il processo per la morte degli operai è in corso dinanzi ai giudici del tribunale di Paola e proseguirà il 24 giugno prossimo.
I 13 imputati sono accusati a vario titolo di omicidio colposo, lesioni colpose e disastro ambientale, sia per la morte di una cinquantina di operai sia per le patologie tumorali che hanno colpito un'altra cinquantina di ex dipendenti dello stabilimento.
"Esistono - hanno detto gli avvocati Lucio Conte e Salvatore Staiano - degli elementi pregnanti dai quali emerge che i dirigenti della Marzotto sin dal 1970 sapevano che l'uso delle sostanze tossiche avrebbe portato alla morte per tumore. Quindi c'é un comportamento doloso e per questo motivo riteniamo che il capo d'imputazione debba essere modificato da omicidio colposo plurimo ad omicidio volontario con dolo eventuale.
Gli operai di Praia a Mare, dunque, sono stati uccisi come quelli dello stabilimento della Thyssen Group di Torino".
http://www.nuovacosenza.com/
pc 6 giugno - continua la guerra di 'bassa intensità' alla fiat sata Melfi...ma scioperi operai rispondono a questa guerra
E' sempre più insistente la voce che dallo stabilimento della Fiat di Melfi vorrebbero trasferire centinaia di operai presso lo stabilimento ex Itca.
Si dice che gli operai che verrebbero trasferiti sono quelli ammalati a causa dei continui aumenti dei ritmi e dei carichi di lavoro. La Fiat per il momento ha trasferito in realtà pochi di loro.
Nello stabilimento ex Itca, in realtà per il momento sono stati trasferiti alcuni attivisti sindacali, fra cui Donato Auria e Nicola Galasso.
Gli operai in forza presso lo stabilimento ex Itca nella notte fra Giovedì e Venerdì 3 giugno hanno scioperato per alcune ore proprio per protestare contro i trasferimenti attuati e che si vorrebbero porre in essere nei prossimi giorni dalla Fiat.
Lo sciopero indetto dai delegati della Fiom, ha avuto un consenso massiccio dei lavoratori.
Lunedì ci sarà un incontro con la Fiat, l'oggetto di discussione: il piano ferie di Agosto, la probabile chiusura collettiva dello stabilimento Fiat-SATA in corrispondenza dei referendum.
I delegati della Fiom sicuramente chiederanno chiarimenti circa gli eventuali spostamenti di operai dallo stabilimento Fiat-SATA allo stabilimento ex Itca ai confini della zona industriale di S. Nicola di Melfi.
Sono sempre più insistenti le voci di una probabile terziarizzazione degli operai che lavorano presso lo stabilimento ex Itca. La Fiat nella riunione sicuramente assicurerà i delegati RSU. Dirà loro che gli spostamenti sono dovuti solo a esigenze tecnico-organizzative. In alternativa potrà dire che la questione non è oggetto di discussione. Gli operai in verità potranno sapere quello che la Fiat sta pianificando solo nei prossimi mesi.
Toccherà a loro farsi sentire quando eventualmente le voci prenderanno forma.
notizie tratte da 'Operai contro'
domenica 5 giugno 2011
pc 4-5 giugno - la farsa elettorale in Perù nello scontro tra un candidato di ultra destra la Fujimori e l'ambiguo Humala


....Popolo peruviano, facciamo appello a boicottare queste elezioni che sono solo per cambiare chi deve sfruttare di più il popolo, chi deve opprimere e che sono una necessità del capitalismo burocratico che ci dice che ci sarà cambiamento, onestà, ecc. per nascondere i loro veri interessi di classe, di come impiantano il loro monopolio di generi alimentari, mantenere i suoi SERVISces per mantenere i bassi salari e una contesa tra borghesia compradora e burocratica e una lotta per chi deve opprimere il popolo, mascherandosi da difensori de popolo.
Diciamo basta.
ELEZIONI NO! GUERRA POPOLARE SI!
PCP – Comitato Centrale – Maggio 2011
pc 4-5 giugno - legami nucleare-ndrangheta nella denuncia di un giornalista su youtube
Da inoltrare a chi conoscete prima che lo oscurino.
Hanno oscurato il sito e il blog ma non il video. (per ora)
Accendere l'audio.
http://www.youtube.com/watch?v=qqQ0IqHrzII
pc 4-5 giugno - la morte del carabiniere in Afghanistan sembra davvero molto oscura
per comprendere meglio è bene partire non dal racconto fantastico offerto dalle gerarchie militari alla stampa ma dalla biografia del suddetto ufficiale:
cacciatore di chi fumava spinelli, compiaciuto dal soprannome 'rambo' guarda caso muore in un conflitto con giovani afghani, dopo che ne ha aggredito uno..
per salvare una sua amica americana.., peraltro trattenuta dall'autorità afgane dopo il fatto..
anche le amiche americane non mancano nella biografia di Congiu.
in un trafiletto del Messaggero, si legge:
'negli anni 90, nel ruolo di comandante della compagnia del Rione Traiano a Napoli
viene trasferito, perchè risulta avere una love story con una soldatessa americana alla base Usa.. che frequentava anche Francesco Sandokan, boss dei casalesi e capo
del narcotraffico camorristico della zona...
tutte queste notizie non possono dare un a luce diversa a tutta la vicenda ?
proletari comunisti
5 giugno 2011
pc 4-5 giugno - Egitto: "stato di emergenza" contro le donne
Leggi anche: http://www.amnesty.it/generale-egiziano-ammette-17-donne-costrette-a-test-verginita
Amnesty International ha chiesto alle autorità egiziane di portare davanti alla giustizia coloro che hanno ordinato o eseguito "test di verginità" forzati, dopo che un generale egiziano ha riferito alla Cnn che 17 donne arrestate il 9 marzo in piazza Tahrir, al Cairo,erano state costrette a sottoporsi a "test di verginità"; il governo aveva precedentemente negato. [...] Amnesty International teme che gli atteggiamenti discriminatori e maschilisti nei confronti delle donne in Egitto ostacolino la piena partecipazione delle donne alle riforme.
Sebbene siano state in prima linea nelle proteste di massa che hanno portato alle dimissioni del presidente Hosni Mubarak, le donne sono assenti nel comitato per la riforma costituzionale e scarsamente rappresentate nel nuovo governo.
"Il governo egiziano deve sostenere i diritti di tutte le donne egiziane, che così tanto sono impegnate per le libertà del paese, e stare dalla parte di coloro che lottano per l'uguaglianza di genere e per i diritti delle donne" - ha concluso Amnesty International
pc 4-5 giugno - Grecia ..ATENE:RISOLUZIONE DELL’ASSEMBLEA POPOLARE DI PIAZZA DELLA COSTITUZIONE
Per lungo tempo sono state prese senza di noi le decisioni su di noi.
Siamo lavoratori, disoccupati, pensionati, giovani e veniamo in Piazza della Costituzione a lottare per la nostra vita e per il nostro futuro.
Siamo qui perché sappiamo che qualsiasi soluzione ai nostri problemi può arrivare soltanto da noi.
Invitiamo tutti gli ateniesi, i lavoratori, i disoccupati, i giovani in Piazza della Costituzione e la società intera a riempire ogni piazza e a prendere la loro vita nelle loro mani.
Lì, nelle piazze, daremo forma a tutte le nostre richieste e pretese.
Esortiamo tutti i lavoratori che saranno in sciopero nei prossimi giorni a venire e a rimanere in Piazza della Costituzione.
Non lasceremo le piazze finché non se ne vanno: i governi, i direttori di UE/FMI, le banche e tutti coloro che ci sfruttano. Mandiamo loro un messaggio: questo debito non è il nostro.
DEMOCRAZIA DIRETTA ORA!
UGUAGLIANZA-GIUSTIZIA-DIGNITA’!
L’unica lotta perduta è quaella che non è mai stata combattuta!
pc 4-5 giugno - Genova 2001-2011.. Mortola massacratore..te lo facciamo noi un bel processo
Mortola promosso questore
Dieci anni dopo il G8, condannato a 3 anni e 8 mesi per i falsi verbali della Diaz. Il sindacato di polizia sulle barricate: "Siamo amareggiati e preoccupati"
di MARCO PREVE
Due condanne, una carriera Mortola promosso questore Spartaco Mortola
A dieci anni dal G8 di Genova viene promosso a questore il funzionario condannato in appello sia per la "macelleria messicana" della scuola Diaz che per la complicità con l'ex capo della Polizia Gianni De Gennaro nel falsare le deposizioni dei testi: Spartaco Mortola, dirigente Digos nel luglio 2001, è diventato questore. Il sindacato Silp-Cgil grida allo scandalo, ma la nomina rientra in una strategia ben precisa del Viminale e dei vertici della Ps.
Il messaggio che arriva da Roma, dal capo della polizia Antonio Manganelli in primis, è quello che conferma l'atteggiamento tenuto in questi dieci anni dai vertici del corpo, in barba al malessere di centinaia di funzionari e migliaia di agenti: "Quelli della Diaz non si toccano". Anche se si attende ancora il verdetto della Cassazione, le pesanti condanne di secondo grado (pene fino a 4 anni) non hanno mai, di fatto, interrotto la progressione delle carriere degli alti funzionari come Francesco Gratteri, Giovanni Luperi, Gilberto Caldarozzi, ai vertici dell'antiterrorismo e dell'antimafia.
Mortola fu condannato a tre anni e 8 mesi per i falsi dei verbali di arresto della scuola Diaz e a un anno e due mesi (due in meno di De Gennaro) per l'induzione alla falsa testimonianza dell'allora questore di Genova Francesco Colucci.
Roberto Traverso, segretario genovese del Silp Cgil firma un comunicato durissimo: "L'annuncio della nomina a Questore del dottor Mortola con decorrenza 1° gennaio 2011, non aiuta chi, come il Silp per la Cgil, si batte ogni giorno per l'immagine e i valori democratici della Polizia di Stato. Oggi siamo amareggiati e preoccupati, perché in un momento delicato e fondamentale per la nostra categoria, crediamo che il Dipartimento della Ps abbia perso un occasione per dare un segnale di rottura".
Traverso si fa portavoce del malessere di tanti poliziotti della truppa, di quelli che non appartengono ai gruppi di vertice e che anche nelle vicende G8 sono gli unici ad aver pagato un prezzo: "C'è una base che chiede finalmente tutela per coloro che appartengono alla "truppa" e che per responsabilità oggettive, sono stati abbandonati, parcheggiati in un "limbo" ammantato da una livida cappa a forma di "prescrizione" alla stessa stregua di chi di responsabilità, se non altro deontologiche, ne ha, eccome".
Sorprende il sindacato l'assoluta mancanza di senso dell'opportunità del Viminale: "Sarebbe stato importante attendere almeno l'esito della sentenza della Corte di Cassazione, visto che il dottor Mortola è stato condannato anche in appello all'interdizione dai pubblici uffici". Traverso, infine, auspica un ricongiungimento istituzionale tra Procura e Questura di Genova che certo non è avvenuto dopo le dichiarazioni del prefetto Manganelli improntate più alla rimozione che all'approfondimento. Infine una considerazione a pochi giorni dalle celebrazioni dei dieci anni dal G8 del 2001: "Scelte come questa non aiutano in particolare a Genova una città dove il tempo per certi argomenti sembra non voler scorrere e dove da tempo il Silp Cgil sta contribuendo con forza a prendere le distanze da chi non perde occasione per strumentalizzare e destabilizzare la piazza".
pc 4-5 giugno - nasce a firenze un comitato per '400 colpi'
A Firenze, alle Piagge il 5 giugno incontro e cena di solidarietà
«Sono la mamma di una delle ragazze del Gruppo 400 Colpi…» Così iniziava la lettera che qualche giorno fa annunciava alla nostra redazione la nascita del “Comitato Firenze 4 Maggio”. 4 maggio 2001, data in cui un blitz delle forze dell’ordine ha colpito duramente lo “Spazio liberato 400 colpi”, a Firenze, subito etichettato dai media locali e nazionali come un covo di pericolosi anarchici e potenziali criminali. A seguito dell’operazione, 78 persone, per la maggior parte studenti universitari, hanno subito accuse pesantissime e misure repressive o cautelari enormi rispetto all’entità dei fatti contestati.
Da subito il nostro giornale ha preso le distanze da certi toni trionfali, nutrendo qualche dubbio su operazioni di questo tipo, che vanno a colpire gli esponenti più giovani e forse più ingenui di un movimento di protesta ormai diffuso in tutto il paese. Come si legge nella lettera, «quei ragazzi, così criminalizzati su tanti giornali e televisioni, non si sono occupati solo della Riforma Universitaria, ma hanno cercato di sensibilizzare l’opinione pubblica su problematiche che spesso vengono ignorate: la casa, gli sfratti, l’apertura dei CIE, l’immigrazione, il lavoro precario…». In breve, potremmo dire, questi ragazzi fanno politica, dal basso, in autonomia, discutendo sui problemi e cercando soluzioni, «e probabilmente è stata proprio questa loro attività che si è cercato di fermare», conclude.
Perché allora un comitato? Il “Comitato Firenze 4 Maggio”, costituito da un gruppo di genitori dei ragazzi coinvolti, nasce con lo scopo di raccogliere fondi per sostenere le spese legali e processuali, ma potrà anche, come da statuto, “presentare denunce come parte offesa nonchè costituirsi parte civile nei procedimenti penali conseguenti alle accuse di presunta associazione a delinquere” verso gli inquisiti. Il Comitato si propone anche di promuovere “la riflessione e sensibilizzazione delle forze politiche e sociali cittadine sui temi oggetto delle manifestazioni politiche degli indagati” e “iniziative volte alla tutela delle vittime della repressione da parte di chicchessia nell’esercizio della manifestazione del pensiero”. Insomma, i genitori scendono in piazza a fianco dei figli in difesa del diritto al dissenso, perché credono in una società più giusta e nel dovere di lottare per costruirla. Importante ricordare l’articolo 3: “Il Comitato è contrario ad ogni forma di violenza nell’espressione del proprio pensiero politico e ritiene che le manifestazioni di dissenso debbano avvenire in forma non violenta”.
Per conoscere il Comitato e contribuire al suo finanziamento, la prima occasione utile è domenica 5 giugno: al Centro sociale delle Piagge si terrà infatti un incontro di condivisione e riflessione sull’accaduto, seguito da una cena di solidarietà, a sottoscrizione. Per concludere, proiezione del bellissimo film di Truffaut “I 400 colpi”. Per informazioni e prenotazioni,
Centro sociale Il Pozzo 055 373737
pc 4-5 giugno - sciopero alla Fiat sata ...spostamenti sospetti e carichi di lavoro
Fiom Sciopera il reparto lastrature
- Stanchi degli atteggiamenti «unilaterali» della Fiat che «continuaad aumentare i ritmi di lavoro, a non dare risposte sui temi della sicurezza (come il rispetto delle pause), dei provvedimenti disciplinari, che si sottrae alle domande fatte dai lavoratori e dai loro rappresentanti e che soprattutto continua negli spostamenti
“anomali” di lavoratori che si stanno verificando negli ultimi
tempi». Per questi motivi - come spiegato in una nota della rsu Fiom Cgil - ieri i
lavoratori della lastratura e dello stampaggio della Sata di Melfi (circa
una trentina) con adesione totale hanno proclamato lo sciopero, «liberamente
». Alla protesta - spiegano i delegati sindacali Fiom - l’azienda ha reagito con la sostituzione degli scioperanti con i lavoratori di altri reparti. E questo ha determinato lo sciopero per solidarietà anche in altri reparti della lastrature.
«Non vorremmo - spiega la nota del sindacato - che dietro questi comportamenti
ci sia un piano che possa mettere a rischio il futuro dei lavoratori.
Pertanto invitiamo i lavoratori a essere uniti e a continuare
pc 4-5 giugno- marchionne e bombassei, fascismo padronale prende le redini del gioco e mette all'incasso dal suo punto di vista, la crisi berlusconi
ma l'Italia deve cambiare atteggiamento
VENEZIA
Malgrado le rassicurazioni sulla permanenza a Torino del quartier generale della Fiat, dal manager italo candaese non sono mancate comunque le stoccate all'Italia. "Quanto è avvenuto negli Usa deve essere letto in Italia in modo positivo. Se è possibile farlo là è possibile farlo anche qui. Deve cambiare però l'atteggiamento". "Ieri la gente ringraziava per quello che è stato fatto, invece di insultare", ha aggiunto Marchionne.
Marchionne ha anche annunciato che "la Fiat ha offerto giovedì scorso 125 milioni di dollari al Tesoro canadese per la quota di Chrysler". Si tratta dell'1,7 per cento della quota nella casa automobilistica americana. Il manager ha aggiunto che se sarà raggiunto un accordo con il fondo Veba, Chrysler potrebbe fare a meno di quotarsi in Borsa.
Parlando più in generale delle prospettive di lungo termine, il manager ha sottolineato che "il mercato non è sano, c'è una svolta tecnica, il sistema non poteva reggere. Il tubo degli incentivi s'è svuotato e la domanda è arrivata a livelli naturali: 1,75/1,8 mln di auto. E siamo ritornati ai livelli del 1996". Marchionne ha definito i nuovi dati sulla ripresa delle immatricolazioni a maggio come "un'inversione di tendenza".
Quanto alle recenti polemiche con Confindustria, Sergio Marchionne ha precisato: "Non c'è alcuna ostilità, nonostante alcune battute fatte di recente. Dobbiamo salvaguardare l'industria Fiat e assicurare che il piano industriale, incluse le norme contrattate con la maggioranza dei lavoratori, venga rispettato. Non posso - ha aggiunto - difendere ogni volta le scelte fatte con il consenso della maggioranza dei lavoratori. Non posso accettare che l'appartenenza a Confindustria indebolisca la Fiat. Capisco le ragioni storiche, ma la Fiat viene prima di tutto".
(04 giugno 2011)
ROMA - "Le scelte di Confindustria sono ispirate all'unico criterio di creare le migliori condizioni perchè le aziende possano essere competitive oggi, nell'attuale contesto globale. Per questo nel 2009 abbiamo firmato il Protocollo sui livelli contrattuali al costo di una non facile rottura con la Cgil. Per questo diciamo da tempo che laddove, come nel caso della Fiat, vi sia un contratto aziendale che ha il consenso della maggioranza dei lavoratori, tale contratto deve essere considerato valido per tutti e deve poter sostituire il Ccnl". Così Alberto Bombassei, vice presidente di Confindustria per le Relazioni Industriali.
"Condividiamo pienamente la richiesta di Fiat di avere un sistema in cui i contratti stipulati con una maggioranza dei lavoratori siano pienamente vincolanti per tutte le organizzazioni presenti in azienda. Come noto, siamo anzi pronti a definire un accordo in questo senso con le organizzazioni sindacali che possa essere poi recepito dal legislatore. Sarebbe un passaggio importante nella modernizzazione delle relazioni industriali, cui contiamo di lavorare in piena sintonia con Fiat", aggiunge il vice presidente.
"Alla luce di queste considerazioni, riteniamo che l'appartenenza a Confindustria non indebolisca Fiat, anzi la rafforzi. Non vediamo controindicazioni, nè sul piano delle strategie di fondo nè sotto il profilo strettamente tecnico-giuridico. Al riguardo, facciamo notare che la Fiat, come qualunque altra azienda, può essere associata a Confindustria pur avendo un proprio contratto aziendale sostitutivo rispetto al Contratto collettivo nazionale di lavoro. Non lo impedisce nessuna regola interna al sistema Confindustria. Nè lo può impedire - conclude Bombassei - la legge o la giurisprudenza, dal momento che Confindustria è un'associazione del tutto volontaria".
"Confindustria finalmente getta le maschera: vuole cancellare i contratti nazionali nel nostro paese, e chiede una legge per permettere ad un'azienda di farlo. Vuole insomma un regolamento delle libertà": è questo il commento del segretario generale della Fiom Maurizio Landini alle affermazioni di Bombassei,
"Bombassei sta offrendo a Marchionne una cosa che sa che non vale, e chiede addirittura una legge che ora non esiste. Quindi chiede in sostanza di non rispettare le leggi attuali", spiega Landini aggiungendo che "se Bombassei pensa che ognuno può fare come gli pare, mi sembra che vada contro gli interessi degli associati di Confindustria e anche contro gli interessi del Paese
pc 4-5 giugno - INDIA, L'ESERCITO ENTRA NELLE AREE DEI MAOISTI

India: l'esercito entra nell'area maoista del Chhattisgarh
[Sempre di più, l'Operazione Green Hunt ha provocato l'opposizione di molti settori della società indiana - e anche l'opposizione internazionale. (Vedi www.icawpi.org per informazioni). Così diventa più difficile per il governo ottenere sostegno per la sanguinosa campagna sulla gente tribale. Come dimostrano questi articoli, l'esercito indiano e i loro media che se ne fanno portavoce ritraggono il più recente dispiegamento non in termini militari, ma per ottenere un vantaggio psicologico nei confronti dell'"eccessiva sicurezza" o dell'"audacia" maoista, e descrivono il dispiegamento come la creazione di campi di "addestramento" veramente inoffensivi e benevoli che attaccheranno solo "per autodifesa". - Frontlines ndr].
NDTV Corrispondente, 3 Giugno 2011, The Economist Magazine
Raipur: Per la prima volta, una brigata dell'esercito si è trasferita nella zona dominata dai maoisti, del Chhattisgarh - una mossa che potrebbe essere un colpo psicologico per i ribelli.
La 71a Brigata dell'Esercito indiano sotto il comando centrale si è spostata a Narayanpur nel Chhattisgarh. Tuttavia, il dispiegamento, dice l'esercito, è esclusivamente per scopi di addestramento.
Narayanpur è adiacente all'area forestale di Amujhmarh ed è completamente dominata dai maoisti.
Il Ministero dell'Interno ha formalizzato le regole di ingaggio in cui all'esercito è stato chiesto di non impegnarsi in scontri con i maoisti; possono sparare solo per legittima difesa.
da http://www.ndtv.com/article/india/army-moves-into-maoist-area-in-chhattisgarh-110054
500 uomini dell'esercito da addestrare nella zona rossa del Chhattisgarh, nel tentativo di colpire il morale dei maoisti
Giovedi, Jun 2, 2011
Luogo: Raipur | Agenzia: IANS
Oltre 500 militari dell'esercito sono arrivati nel cuore di una zona di guerriglia maoista nella regione di Bastar nel Chhattisgarh per l'addestramento, una mossa che gli esperti della sicurezza sostengono psicologicamente può colpire i ribelli.
Il contingente del comando centrale dell'esercito a Lucknow si è inoltrato per la prima volta nel centro nevralgico maoista di Abujhmad, a circa 300 chilometri da Raipur. La maggior parte del territorio ricade nel distretto Narayanpur di Bastar.
Il governo del Chhattisgarh ha accettato di consegnare un terreno boscoso grande fino a 750 kmq per l'addestramento dell'esercito nella guerra nella giungla. Gli uomini dell'esercito sono arrivati martedì e mercoledì.
L'esercito ha messo in chiaro che è entrato nel territorio maoista solo per "l'addestramento nella guerra nella giungla e non per un'operazione anti-maoista".
Tuttavia, gli agenti di polizia e gli esperti dell'antiterrorismo dicono che avrà un grande impatto psicologico sui maoisti.
"I Maoisti risentiranno molto dell'entrata dell'esercito sul loro terreno, perché gli insorti avranno la sensazione che in ogni momento le tigri (gli uomini dell'esercito) sono posizionati appena fuori della loro tana", ha detto l'ufficiale di brigata in pensione BK Ponwar.
Ponwar è ora direttore del Counter Terrorism and Jungle Warfare College [Centro per la guerra nella giungla e l'antiterrorismo] nella regione di Bastar istituito dal governo del Chhattisgarh nel 2005 per addestrare i poliziotti a "combattere la guerriglia con i metodi della guerriglia".
"L'entrata dell'esercito nella zona rossa darà un grosso vantaggio psicologico sui maoisti che erano abituati a muoversi liberamente nella zona anche se il ruolo dell'esercito sarà limitata al Bastar," ha detto Ponwar all'agenzia IANS.
"La presenza dell'esercito sarà altamente significativa."
I soldati saranno sottoposti all'addestramento alla guerra nella giungla nel settore forestale di Abujhmad nella regione di Bastar, considerato un centro nevralgico di militanti maoisti dalla fine degli anni 1980.
"L'addestramento dei soldati si farà proprio sotto il naso dei maoisti. Gli uomini non effettueranno alcuna operazione anti-maoista, ma faranno fuoco contro i maoisti per legittima difesa in caso di attacco", ha affermato una fonte militare.
La base di addestramento dell'esercito sarà molto vicino alla zona dove si ritiene che i massimi dirigenti del Partito Comunista dell'India-maoista (CPI-maoista), messo al bando, siano stati rintanati per anni.
Il brigadiere Amrik Singh, comandante della sotto area del Chhattisgarh e Orissa, ha dichiarato a Raipur martedì che i soldati sono venuti a Bastar per ricevere l'addestramento in un terreno difficile come le foreste.
Questa è la stessa zona da dove i ribelli hanno effettuato una serie di attacchi alle forze di polizia, forze paramilitari e civili dal 2005, compreso il massacro di 76 poliziotti in un singolo attacco nel mese di aprile dello scorso anno.
"Loro (i maoisti) hanno commesso una serie di omicidi dal 2005 nel Bastar, hanno aumentato significativamente le loro aree di comando negli ultimi cinque-sei anni con il reclutamento di minori a migliaia oltre a combattenti pagati che hanno accesso ai lanciarazzi e mortai. Ma l'ingresso dell'esercito nella loro zona creerà un sacco di tensione per loro", ha detto un poliziotto di alto livello.
http://www.dnaindia.com/india/report_500-army-men-to-train-in-chhattisgarh-s-red-zone-in-a-bid-to-injure-maoists-morale_1550324