mercoledì 21 ottobre 2026

pc 21 ottobre - Il 24 ottobre la manifestazione nazionale “No CPR né a Castel Volturno né altrove” - info solidale

estratti 

Sabato 24 ottobre, alle ore 13.00, Castel Volturno sarà il cuore di una grande mobilitazione nazionale, per dire “No CPR – né a Castel Volturno, né altrove!”

La protesta nasce da un appello, lanciato da Mons. Pietro Lagnese, che ha dato vita a una vasta alleanza, unita da un unico obiettivo: impedire che vengano spesi 43 milioni di euro per la costruzione di un Centro di Permanenza per il Rimpatrio (CPR), né sul territorio campano né da altre parti.

Castel Volturno è la lente d’ingrandimento capace di mostrare le conseguenze di decenni di politiche migratorie razziste e fallimentari; ma al tempo stesso è un baluardo di promozione umana e di resistenza. La richiesta è chiara: destinare le risorse pubbliche ai servizi, al sostegno al reddito, ai trasporti e alle fasce più fragili della popolazione.

La manifestazione non si ferma alla sola questione migratoria. Al centro dell’agenda ci sono anche la bonifica dei territori, la tutela dei fiumi, la difesa dei litorali, il contrasto agli sversamenti illeciti e all’abusivismo, oltre alla restituzione alla collettività degli spazi sottratti alla criminalità organizzata.

L’appello alla partecipazione è aperto a tutti

pc 21 ottobre - La rivolta della gioventù indiana spaventa il regime fascista di MODI che reagisce con la repressione

 

Una manifestante viene arrestata durante una protesta a Nuova Delhi

COMITATO DI SOSTEGNO ALLA GUERRA POPOLARE IN INDIA

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  • pc 21 ottobre - Dalla parte della rivolta in Albania contro il governo/regime Rama, contro l'imperialismo USA/ITALIA

     estratti

    un contributo di Silvia Marzoli

    Nell’ottobre 2026 migliaia di persone sono scese in piazza a Tirana, con una partecipazione significativa di giovani e studenti, chiedendo le dimissioni di Edi Rama. Le mobilitazioni sono il punto di arrivo di un malcontento maturato nel tempo: corruzione, costo della vita, difficoltà economiche, prospettive occupazionali incerte e un sistema educativo che non risponde alle aspettative di chi vorrebbe costruirsi un futuro nel proprio Paese.

    Come riportato da Reuters il 15 e 16 ottobre, le manifestazioni sono state precedute da mesi di mobilitazioni, inizialmente perlopiù pacifiche, nelle quali gli studenti denunciavano l’indifferenza del governo. Tra le contestazioni figurano il costo dell’istruzione, la percezione di una corruzione diffusa e i progetti di sviluppo turistico di lusso lungo la costa.

    La questione è più profonda della richiesta di dimissioni di un primo ministro: quale futuro può immaginare una generazione quando studiare diventa oneroso, trovare un lavoro stabile è difficile e il costo della vita riduce gli spazi di autonomia? E quale fiducia può conservare nelle istituzioni quando le decisioni che riguardano il territorio e le risorse collettive sembrano privilegiare interessi economici concentrati?....

    Territorio, capitali e potere politico

    Per comprendere gli interessi in gioco occorre partire da un dato concreto: l’Albania è diventata un

    pc 21 ottobre - La rivolta della gioventù proletaria - Interventi

    Abbiamo chiarito in questo blog, con editoriale, con ORE 12 controinformazione rossoperaia, con il manifesto nazionale qual è la nostra posizione e quale la nostra azione conseguente là dove possiamo esserci, dove possiamo arrivare e alle fabbriche e posti di lavoro dove ci siamo e interveniamo. 

    Di conseguenza nel blog ospitiamo i materiali del movimento in corso, senza per questo condividerne tutto, e ospitiamo note e posizioni  che condividiamo sia pur parzialmente di altre realtà organizzate nelle file operaie, proletarie, studentesche

    *****

      Da operai contro - articoli vari

    IL CONTO DELLE PERIFERIE

    La società dei benpensanti è scatenata, i capi politici fanno a gara fra chi condanna i giovani ribelli con più forza, devono prendere i voti della borghesia del centro città. Più uomini in divisa ed armati per le strade, lo shopping militarizzato per Natale è la loro soluzione. Non basterà, la vita negata nelle miserie delle periferie sta presentando comunque il conto.

    Quelle vetrine andate in frantumi, quei brand la cui merce è stata saccheggiata descrivono la geografia urbana della società dei ricchi, da cui sono esclusi loro: i giovani che stanno attraversando le strade di Milano, Torino, Bologna.
    Nelle loro azioni istintive, e perciò fulminee, non programmate, si ribellano contro la società che non ha niente da dargli se non la miseria. Vivono nelle periferie inquinate e degradate, frequentano scuole che cadono a pezzi, vivono nelle famiglie dove si fanno sacrifici impossibili per sopravvivere giorno per giorno. Le loro sono azioni di ri-appropriazione simbolica di ciò che gli viene costantemente precluso. I figli della classe operaia di oggi, dei ceti subalterni, dei quartieri poveri delle città, rappresentano una generazione che non ha niente da perdere, perché quel poco che c’era l’hanno già perso le loro madri e i loro padri. Che piaccia o no, questa è la loro rivolta contro l’attuale società, come si presenta ai loro occhi, nel modo in cui essa agisce su di loro.

    A tanti conviene descriverli quotidianamente come gli indiziati, i protagonisti della cronaca nera: il

    pc 21 ottobre - In Tunisia si è svolta la più grande protesta degli ultimi anni contro il governo - info in attesa di corrispondenze dirette

    Anche in Tunisia il vento delle proteste scuote la politica istituzionale. Nella giornata di sabato 17 ottobre, migliaia di persone nella capitale Tunisi hanno preso parte ad una delle manifestazioni più partecipate degli ultimi anni. Il corteo, convocato dall’Unione Generale dei Lavoratori Tunisini (UGTT) ha radunato varie organizzazioni della società civile, la classe lavoratrice, fino ad esponenti dell’opposizione per reclamare a gran voce soluzioni contro una crisi economica che non fa altro che peggiorare. A questo si aggiunge una condizione critica dal punto di vista delle libertà personali ed associative: i manifestanti hanno denunciato una situazione di forte controllo sociale e limitazioni dei diritti democratici e sindacali. Inoltre hanno richiesto la scarcerazione delle figure politiche che hanno espresso nel corso degli ultimi anni critiche contro il governo.

    Sebbene la manifestazione abbia visto una partecipazione massiva, nonostante le stime probabilmente a ribasso delle agenzie di stampa nazionali che limitano il numero dei presenti a 3.000 persone, quest’evento non è stato un caso isolato. Solo due mesi fa, il 20 agosto, fu organizzato un altro corteo per denunciare l’aumento insostenibile dei prezzi e le difficoltà nell’accesso ai beni di prima necessità. Un mese dopo, in Tunisia il settore delle persone impiegate nel trasporto di carburante ha scioperato per due giorni per reclamare salari più alti e condizioni lavorative più dignitose. Anche in questo caso, coadiuvati da una sezione dell’UGTT. Le migliaia di persone presenti sabato a Tunisi sono partite da piazza Mohamed Alì, sede del sindacato, e si sono dirette verso Viale Habib Bourguiba, luogo simbolo delle manifestazioni svolte durante la Primavera Araba di quindici anni fa. Al corteo, inoltre, hanno partecipato anche settori impegnati direttamente nella difesa delle libertà democratiche, come la Lega per i Diritti Umani, l’Ordine degli Avvocati e il Sindacato dei Giornalisti.

    La protesta a Tunisi convocata dall’Unione Generale dei Lavoratori Tunisini

    La situazione economica e sociale in Tunisia degenera di mese in mese. Dall’inizio dell’anno, l’inflazione è cresciuta dello 0,8%, raggiungendo il 5,6% nel settembre del 2026. I prezzi di alimenti

    martedì 20 ottobre 2026

    pc 20 ottobre - COMUNICATO del Movimento 17 Ottobre - info

     Movimento 17 Ottobre:

    1° COMUNICATO del Movimento 17 Ottobre

    NON CI RAPPRESENTA NESSUNO. CI RAPPRESENTIAMO DA SOLI.

    Siamo il Movimento 17 Ottobre. Non abbiamo un presidente, un segretario, un portavoce da invitare in tv, una sede da perquisire o una tessera da vendere. Siamo giovani che hanno deciso di smettere di aspettare. Il nostro nome è una data, non un organigramma, perché una data appartiene a tutte e tutti e nessuno può farne la propria proprietà.

    Non siamo una sigla. Siamo un processo: un movimento non strutturato nato per prendere iniziativa e far avanzare la coscienza politica collettiva dei giovani in Italia. Prima di chiederci cosa chiedere, vogliamo capire insieme perché ci è stato tolto tutto, chi ce l’ha tolto e come riprendercelo.

    Abbiamo scelto di organizzarci così, e rivendichiamo che questa scelta è politica e non un’assenza di politica. Le ragioni sono tre.

    1. NON CI FIDIAMO DELLE ISTITUZIONI E DI QUESTO GOVERNO.

    Reputiamo il governo di orientamento autoritario: leggi che restringono lo spazio del dissenso, il conflitto trattato come problema di ordine pubblico, il disagio giovanile risolto con un manganello e un decreto. Chi governa così non ha bisogno di ascoltarci, ha bisogno che stiamo zitti. Ci rifiutiamo di essere interlocutori di chi ci considera una minaccia.

    2. NON CI FIDIAMO DELLE STRUTTURE POLITICHE CLASSICHE.

    Partiti e sindacati istituzionali sono parte dello Stato che contestiamo, e li trattiamo di conseguenza. Quelli extraistituzionali, a partire dalle realtà di movimento che da decenni cercano di lucrare sulle lotte e di monopolizzarle, per noi non sono all’altezza della causa. Non è un’abiura: è una condizione. Devono dimostrarlo, nei fatti, mettendosi al servizio delle lotte invece di mettere le lotte al servizio della propria sopravvivenza, delle proprie sigle, dei propri bandi e delle proprie carriere. Fino ad allora nessuno parla a nome nostro e nessuno mette il cappello sulle nostre piazze.

    3. CI TUTELIAMO DALLA REPRESSIONE DELLO STATO E DEI FASCISTI.

    La repressione non arriva più solo dopo: è diventata preventiva e penetrativa. Schedature, fogli di via, denunce a pioggia, infiltrazioni, pressioni su chi si espone. Si colpisce prima che un movimento nasca e si entra nei collettivi per svuotarli dall’interno. A questo si aggiunge l’aggressione dei fascisti, tollerata, quando non coperta, da chi dovrebbe garantire l’agibilità politica. Un movimento con un capo ha un bersaglio. Un movimento con un indirizzo ha un’irruzione. Un movimento con un elenco di iscritti ha un fascicolo. Noi non offriamo bersagli.

    LA FLUIDITÀ È UNA STRATEGIA, E LA FACCIAMO NOSTRA

    Non l’abbiamo inventata. Abbiamo studiato chi prima di noi ha fatto tremare il potere senza lasciargli un volto da colpire: l’Egitto del 2011, dove una piazza senza leader ha messo in crisi un regime trentennale; la Tunisia, dove tutto è cominciato; Hong Kong 2019 e il suo «be water», organizzarsi in modo decentrato, adattivo, imprendibile; il Sudan, con i comitati di resistenza di quartiere; Algeria e Libano, dove le piazze hanno rifiutato di farsi rappresentare dai vecchi equilibri; il Cile del 2019, esploso dal basso; gli Indignados e Occupy, con le assemblee permanenti; gli studenti serbi, con i loro plenum orizzontali; la Gen Z in Marocco, coordinata senza capi attraverso canali digitali. Ognuna di queste esperienze ha avuto i suoi limiti e le sue sconfitte, e proprio per questo le abbiamo studiate: per imparare da ciò che ha funzionato e da ciò che è stato schiacciato.

    COSA VOGLIAMO DALLE PIAZZE.

    Non ci basta che la piazza sia solo protesta. La protesta da sola si consuma. Vogliamo che ogni momento di piazza sia anche discussione, dibattito, crescita politica. Che si formi una dialettica viva, spontanea e forte, dal basso, tra persone diverse che si ascoltano, si scontrano sulle idee e si trasformano a vicenda. Non cerchiamo l’unanimità, cerchiamo la maturazione collettiva. Vogliamo piazze che siano scuole di politica, e giovani che ne escano più consapevoli di come sono entrati.

    L'OBIETTIVO È UNO SOLO.

    Prendere in mano il nostro futuro. Non lasciarlo nelle mani di questi cleptocrati che lo hanno ipotecato, venduto e svuotato prima ancora che potessimo viverlo. Non vogliamo un posto al tavolo di chi ci ha tolto la sedia: vogliamo costruire un altro tavolo, tutti insieme, dal basso.

    17 OTTOBRE: UN MOVIMENTO, NESSUN PADRONE.

    M1710

    pc 20 ottobre - Dall'India all'Albania, dalla Francia alla Spagna - dal blog Maoistroad lotte e internazionalismo in azione

       October (51)

    pc 20 ottobre - Il movimento degli studenti contro il carovita si estende al sud...

    Cosenza, esplode la protesta: da piazza Europa centinaia di studenti in corteo contro il caro vita

    I giovani di diversi istituti superiori sono scesi in piazza Europa per manifestare solidarietà ad autotrasportatori e agricoltori. Al centro della mobilitazione il caro carburante, l’aumento dei costi energetici e le difficoltà economiche delle famiglie.

    Studenti in piazza, cresce il corteo

    La manifestazione si svolge pacificamente, tra cartelli, striscioni e slogan contro il caro vita e l’impennata dei costi energetici. I ragazzi hanno voluto esprimere la propria solidarietà alle categorie in protesta, portando all’attenzione anche le difficoltà che riguardano direttamente il mondo della scuola:. A pesare sono soprattutto l’aumento del costo del carburante e le spese necessarie per raggiungere gli istituti, in particolare per chi ogni giorno deve affidarsi agli autobus per andare a lezione.

    Vogliamo scuole vivibili

    “Siamo qui perchè vogliamo delle cose ben precise: scuole sicure e aule vivibili, riscaldate in inverno

    pc 20 ottobre - ORE 12 Controinformazione rossoperaia - Giù le mani dai nostri ragazzi! La repressione non ferma la ribellione. In piazza con loro per la caduta del governo Meloni

     

    pc 20 ottobre - Milano - adulti e ragazzi...

    pc 20 ottobre – Ribellarsi è giusto! Dalla Francia all'Albania, al Bangladesh, dall’India all’Italia… la gioventù ribelle è in rivolta

    Che nel mondo i giovani si stanno ribellando contro la miseria di questo sistema sociale che si chiama capitalismo-imperialismo se ne stanno accorgendo benissimo tutti e in particolare la borghesia al potere che fa leggi e decreti d’urgenza!

    E naturalmente anche i mezzi di comunicazione, dagli Stati Uniti all’Italia. Il fascista Trump non perde occasione per accusare i governi europei di debolezza contro l’immigrazione mentre con l'Ice continua ad ucciderli, arrestarli e deportarli, in Francia comincia il coprifuoco mentre in Italia si prepara l’ennesimo decreto repressivo!

    Ma la repressione alimenta la ribellione.

    Ribellione che si allarga a tanti paesi del mondo, in questo senso riportiamo parte di un articolo del New York Times che definisce questi giovani “una formidabile forza politica” e mette in fila una serie di manifestazioni della “Generazione Z” che ha “rovesciato governi in Bangladesh, Nepal, Perù e Madagascar.” E ancora: “Sono alla guida delle più grandi proteste in India degli ultimi anni, che

    pc 20 ottobre - Dichiarazione di Hamas - info

    🟢 Hamas ha dichiarato che una delegazione guidata da Zaher Jabarin ha concluso i colloqui del dialogo nazionale tenutisi al Cairo negli ultimi giorni, ai quali hanno partecipato i membri del comitato politico Husam Badran e Ghazi Hamad. La delegazione ha tenuto discussioni con Fatah sui requisiti per un dialogo nazionale di successo, seguite da un incontro allargato con il Jihad Islamico Palestinese, il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina e il Blocco Democratico di Riforma di Fatah per affrontare gli ostacoli del passato.

    Durante gli incontri, la delegazione ha affermato che il dialogo nazionale completo è l'unico percorso per affrontare le questioni nazionali e contrastare i piani "israeliani". Hamas ha sostenuto la riforma dell'Organizzazione per la Liberazione della Palestina per garantire la partnership tra tutte le fazioni, l'istituzione delle elezioni come meccanismo principale per la formazione delle istituzioni palestinesi ufficiali, il raggiungimento di un accordo su una strategia unificata e la continuazione dei colloqui fino al raggiungimento di intese comuni.

    https://t.me/Palresistmirror/97300

    
    

    pc 20 ottobre - L’Onu taglia gli aiuti a Gaza, niente più pasti per mezzo milione di palestinesi: “Da questo mese fondi non sufficienti”


    L’annuncio del Programma alimentare mondiale che denuncia un taglio dei fondi destinati all’organizzazione umanitaria Onu. Dimezzate anche le razioni alimentari e diminuiti i pasti caldi per singola famiglia.

    Oltre mezzo milione di palestinesi di Gaza sono rimasti senza aiuti umanitari a partire da questo mese a causa del taglio dei fondi destinati al Programma alimentare mondiale. Lo ha annunciato oggi la stessa agenzia Onu spiegando che a causa della carenza di mezzi e risorse, le proprie operazioni umanitarie nella striscia di Gaza sono state ridotte e il numero di persone assistite ogni mese è diminuito di 500mila unità, vale a dire circa un terzo in meno di quelle attuali.

    A causa di "carenze di finanziamenti, mezzo milione di persone ha perso l'accesso agli aiuti alimentari”  ha sottolineato il World Food Programme aggiungendo: "È una scelta che abbiamo dovuto compiere per garantire che le nostre risorse durino il più a lungo possibile". L’annuncio è stato accompagnato da un

    pc 20 ottobre - Francia - Le Pen per la volata verso l’Eliseo: “Noi il partito dell’ordine” contro il movimento della ribellione studentesca/proletaria che si estende ai lavoratori

    Le Pen cavalca i disordini per la volata verso l’Eliseo: “Noi il partito dell’ordine”
    La leader dell’estrema destra si presenta come l’unica in grado di affermare lo Stato. È sempre più favorita per le presidenziali

    pc 20 ottobre - Il decreto di Meloni: fermo e 500 militari (con poteri d’arresto) contro la gioventù proletaria che si ribella al carovita e allo Stato di polizia

    In Cdm. La norma ad hoc: misure preventive per i minori e l’esercito potrà trattenerli. Stretta degli 007 sui social network. Il Colle ora valuta
    Il decreto di Meloni: fermo  e 500 militari (con poteri d’arresto)

    “Risposta ferma dello Stato”. All’ora di pranzo, forse anche per evitare che si amplifichino le immagini degli scaffali vuoti nelle regioni del Sud per la protesta degli autotrasportatori, la premier Giorgia Meloni convoca i ministri a Palazzo Chigi per dare subito la linea dopo le violenze di sabato e domenica a Milano.

    pc 20 ottobre - Albania - rivolta giovanile e popolare - info

     Popular Protests in Albania Enters 6th Consecutive Night of Clashes with Police

    Student protests in Albania demanding affordable education and housing, and the resignation of Prime Minister Edi Rama are now entering their 6th consecutive night. The demonstrations developed from the so-called “Flamingo” movement, which has been ongoing for months against the encroachment of foreign luxury resorts on Albanian land, linked among others to son-in-law of US President Donald Trump.

    On Wednesday, tens of thousands joined the demonstrations. Parts of the Ministry of Education were lit on fire, and the Prime Minister’s office, as well as the Ministry of Finance, Ministry of Justice and the Ministry of Economy were attacked. According to reports, 29 police officers were injured, and 35 people were detained.

    On October 15, the protests forced the cancellation of the parliamentary plenary session on the third consecutive day of clashes with the police, A Nova Democracia (AND) reports.

    The protests continue, with attacks on government buildings and with clashes with the police. So far, reports are saying that 61 police officers have been injured, and around 180 have been either detained or arrested as part of the protests. As the people continue to voice their just demands, the government and Prime Minister Edi Rama, along with their reactionary apparatus, continue to entrench themselves as enemies of the people.

    pc 20 ottobre - Francia in rivolta - una indicazione