giovedì 10 aprile 2014

pc 10 aprile - precari della scuola in lotta - massimo sostegno di proletari comunisti


   




 

pc 10 aprile - Thissenkrupp - NOI NON DIMENTICHIAMO NULLA! 24 aprile presidio a Roma

APPELLO ALLA MOBILITAZIONE E PRESENZA, 
 24 APRILE ORE 10 PRESIDIO ASSEMBLEA 
A PIAZZA CAVOUR IN CONCOMITANZA
SENTENZA CASSAZIONE THYSSENKRUPP...

promuove Rete Naz. salute e sicurezza sul lavoro e
sui territori e Comitato 5 Aprile di Roma


Roma, 10 aprile 2014

Comunicato
radio stampa – per pubblicazione, diffusione e divulgazione, grazie


24 APRILE DALLE ORE 10, A ROMA PRESIDIO A PIAZZA CAVOUR
(davanti alla Corte di Cassazione) IN CONCOMITANZA CON LA SENTENZA SUL CASO
THYSSENKRUPP, promosso da RETE NAZIONALE SALUTE E SICUREZZA SUL LAVORO E SUI
TERRITORI, dal COMITATO 5 APRILE di Roma e da ex lavoratori Thyssenkrupp.
APPELLO A DELEGATI-E DI POSTO DI LAVORO, RLS,
ASSOCIAZIONI DI GIURISTI, ASSOCIAZIONI E ORGANIZZAZIONI SINDACALI, FORZE
POLITICHE E MOVIMENTI DI LOTTA A PARTECIPARE AL PRESIDIO - ASSEMBLEA E A
SOSTENERE LE MOBILITAZIONI SU SALUTE E SICUREZZA.


Noi non dimentichiamo nulla, giustizia per le vittime della strage operaia della Thyssenkrupp di Torino e le loro famiglie.
Il Comitato 5 Aprile di Roma, nodo locale della Rete nazionale per la salute e la sicurezza sui posti di lavoro e sui territori, fa propria la necessità di un momento di presenza con un presidio , con riunione e “microfono aperto” per interventi e testimonianze, in occasione della sentenza della Corte di Cassazione sul caso della strage operaia con 7 morti della Thyssen di Torino,soprattutto per segnalare il forte rischio di un “colpo di spugna” degli effetti della sentenza di primo grado, già ridotta in appello, che potrebbe portare a conclusioni di parziale impunità per i reali responsabili di questa ennesima e grave strage sul lavoro e del lavoro


Il Comitato 5 aprile e la stessa Rete nazionale sostengono e fanno proprie gli appelli alla MOBILITAZIONE IL 24 APRILE A ROMA, lanciato dal comitato ex lavoratori della Thyssenkrupp, che in
molte occasioni assieme all’Associazione “Legami d’Acciaio” dei familiari della strage di Torino, hanno fermamente denunciato che in caso di ulteriore riduzione dei capi di imputazione nei gradi di merito di giudizio e di sentenza favorevole in Cassazione agli imputati, si creerebbe un pessimo precedente non
solo giudiziario, ma un rischio per altre sentenze rilevanti, come quella sempre in Cassazione sul caso ETERNIT di Casale Monferrato o come nei processi in corso per la strage ferroviaria di
VIAREGGIO o dell’ILVA di TARANTO…


PRETENDIAMO VERITA’ E GIUSTIZIA ANCHE NEI
PROCESSI, NESSUNA IMPUNITA’ PER I PADRONI ASSASSINI e chi protegge il profitto,  sulla pelle di chi lavora e sulle loro famiglie.



La Rete nazionale e il Comitato 5 Aprile di Roma, continuano a battersi per ottenere la piena applicazione di tutte le disposizioni di tutela della salute e della sicurezza sui posti di lavoro e sui territori “inquinati”, per la corretta applicazione delle disposizioni comunitarie di miglior favore rispetto alle tante e troppe deroghe e
modifiche in materia, con lo svuotamento progressivo del decreto legislativo 81 del 2008
nei suoi effetti sostanziali di tutela e di deterrente da condotte e atti di inadempienza dei datori di lavoro pubblici e privati, per potenziare le agibilità, funzioni e ruolo dei rappresentanti dei lavoratori (e delle lavoratrici) per la sicurezza RLS, la cui attività è sempre più limitata e circoscritta rispetto
alla sua funzione originaria.
Il comitato 5 Aprile, esprime la sua piena solidarietà ai ferrovieri oggetto di continue contestazioni e sanzioni
disciplinari, ai licenziamenti effettuati dalle Ferrovie, la Rete nazionale prosegue la sua attività di informazione e segnalazione sulla IN-SICUREZZA NELLE SCUOLE e nei posti di lavoro, anche a seguito delle altre
2 morti sul lavoro a Molfetta e a Ravenna dei giorni scorsi.
Comitato 5 Aprile di Roma – nodo locale dellaRETE nazionale salute e sicurezza sul lavoro e sui territori
Riferimento
Comitato 5 aprile circolotlc@hotmail.com, usicons.roma@gmail.com,
sede presso Associazione Usicons onlus Largo G. Veratti 25 Roma fax 06 77201444
Email riferimento RETE NAZIONALE
bastamortesullavoro@gmail.com
mailing list
bastamortesullavoro@domeus.it,
blog
http://bastamortesullavoro.blogspot.com






















mercoledì 9 aprile 2014

pc 9 aprile - L'Aquila e il potere militar-padronale

Lacrime di coccodrillo dal comune di L'Aquila, che prima chiede più militarizzazione poi chiede il risarcimento ai corrotti dell'ES, come se questi fossero delle semplici mele marce.
Marcio è il sistema e quelli che ne stanno a capo, con tutti i loro servi.
Marcio è anche il Comune di L'Aquila e il sindaco che lo rappresenta, per il quale il Ministero della difesa ha autorizzato, solo per il 2013, una spesa fino a euro 2.200.000 per "servizi  di  vigilanza   e   protezione", nella disponibilità degli uffici speciali per la ricostruzione, alla voce   "per   la   gestione   dell'ordine   pubblico".

L'ordine pubblico, evidentemente, sono i senza tetto e i senza reddito, che neanche potrebbero occupare i map inagibili perchè sotto sequestro!

Map scadenti, L'Aquila vuole il risarcimento danni

La giunta ha autorizzato la costituzione di parte civile contro gli imputati Le strutture di Cansatessa, San Vittorino e Collebrincioni furono evacuate


di Giampiero Giancarli

L’AQUILA. Il Comune chiede i danni agli imputati nel procedimento penale per la realizzazione di Map scadenti per il quale sono sotto accusa sette persone con udienza dal gup Marco Billi l’11 giugno.

Un’inchiesta che suscitò non poco clamore, visto che l’amministrazione comunale, sulla scorta di un atto del gip nel quale si assicurava la pericolosità delle strutture, fu costretta a trasferire altrove i residenti dei moduli abitativi provvisori in questione che erano localizzati in alcune frazioni: Cansatessa, San Vittorino e Collebrincioni, con comprensibili rimostranze di decine di famiglie costrette a traslochi tutt’altro che graditi.

Tra le contestazioni che il Comune muove in riferimento alla costituzione c’è soprattutto quella riguardante un falso. Si contesta, ma non è un’imputazione mossa a tutti, di avere predisposto una documentazione a supporto dell’ultimo Sal (stato di avanzamento lavori) in modo da permettere alla società mandataria di vedersi riconosciuto un ritardo nella consegna dei Map di soli tre giorni al posto dei venti effettivi evitando in tal modo alla medesima società di pagare consistenti penali. La costituzione di parte civile, oltre alla possibilità di partecipare all’udienza preliminare, è finalizzata, appunto, a chiedere i danni. Il Comune, dunque, su delibera di giunta immediatamente eseguibile, ha preso la decisione di entrare nel procedimento nei confronti dei seguenti accusati: Rocco Ragone, Luigi Giammarino, Maria Savini, Mauro Rinvenuto, Alvaro Tollis, Massimo Di Donato, Giancarlo Di Bartolomeo.

Il principale sospettato è l’ex maresciallo dell’Esercito Rocco Ragone, accusato di reati abbastanza pesanti compresa la corruzione.

pc 9 aprile - Presidio al tribunale di Teramo per Chiara, per tutti i no tav

Chiara, Claudio, Niccolò e Mattia liberi!

LIBERI TUTTI!

Il vero terrorista è lo stato dei padroni, contro il suo terrore c'è una sola soluzione:

RIVOLUZIONE!

TERAMO. Tensione nel palazzo di giustizia di Teramo, presidiato già dalle prime ore di stamattina dalle forze dell’ordine perché si prevedeva potessero arrivare, in occasione di un processo che vede coinvolta l’attivista No Tav Chiara Zenobi, esponenti dell’area anarco-insurrezionalista. I quali – una ventina – sono puntualmente arrivati, inscenando una sorta di manifestazione davanti all’aula in cui era in corso l’udienza.

Urla, applausi e l’esposizione di striscioni No Tav: così gli “antagonisti” arrivati a Teramo da diverse regioni del centro-sud hanno manifestato la propria solidarietà a Chiara Zenobi, originaria di Tortoreto, arrestata l’anno scorso nell’ambito di un’operazione nazionale contro i No Tav. Zenobi è a processo insieme ad altri dieci esponenti dell’area anarco-insurrezionalista teramana che, nel maggio del 2011, impedirono con la forza una manifestazione organizzata in piazza dalla Lega Nord ad Alba Adriatica.

pc 9 aprile - GLI OPERAI CI SONO, ECCOME!


I pennivendoli al servizio dell'imperialismo hanno speso e spendono fiumi di parole, fanno interventi, per sostenere la scomparsa o riduzione ai minimi termini della classe operaia - o meglio degli “operai”, visto che la parola “classe” è proprio stata cancellata e guai a chi osa pronunciarla.
I più “tattici”, fanno una operazione apparentemente inversa ma che conduce allo stesso risultato, estendono a più non posso il concetto di operai, li trasformano, li mischiano insieme ad altre figure non proletarie di lavoratori, per affermare che “siamo tutti genericamente lavoratori”, e quindi costoro di fatto giungono allo stesso scopo di dire che la classe operaia non esiste più, è un concetto che non corrisponderebbe più ad una realtà.
Questo non ha solo conseguenza sul piano di una corretta analisi economica marxista, ma anche e soprattutto sul piano politico: se la classe operaia non ha più la centralità di prima, viene meno la strategia rivoluzionaria basata sul ruolo centrale e dirigente della classe operaia, così come la necessità del partito proletario, il partito comunista marxista-leninista-maoista come reparto d'avanguardia della classe operaia.
Questo dimostra più di tante parole che la vulgata sulla scomparsa degli operai è parte dell'azione della borghesia per “cancellare” quello che resta nel 21° secolo il “becchino” del capitale. Ad essa fa da “compagna di strada” l'ottica di intellettualini borghesi che guardano alla realtà da e con una prospettiva inevitabilmente imperialista, occidentale, di fatto ristretta che guarda dal e nel “cortile” delle cittadelle imperialiste e non è in grado di comprendere il nuovo immenso proletariato che è cresciuto e cresce nel mondo, dal sud est asiatico, all'Africa, ecc; pensa di guardare il mondo ma vede solo il proprio “buco”.

Mai come oggi queste affermazioni secondo cui gli operai sono una classe in calo sono false, sono totalmente arbitrarie, e si scontrano con una realtà che invece mostra che non solo gli operai ci sono, sono vivi e vegeti, ma essi a livello mondiale sono nettamente aumentati.




Nel 2012 gli operai stanno raggiungendo i 2 miliardi. C'è un continuo trasferimento dalle campagne alle città: “nella seconda metà del secolo scorso i flussi netti dalle campagne di tutto il mondo sono cresciuti anno dopo anno, dai 17 milioni/anno nel 1950 ai 35 milioni/anno del 2000, e nel 1° decennio del XXI secolo 40 milioni/anno. In questa urbanizzazione l'Asia copre quasi due terzi, mentre emerge l'Africa con un quarto del totale, e marginale è divenuto il contributo del vecchio mondo... se l'Europa delle città è raddoppiata, l'Asia è diventata 7 volte più urbana. ”
I capisaldi sono rappresentati: dalla Cina che ha doppiato il capo del 50% di urbani, Indonesia (44%), Pakistan (36%), India (30%), Bangladesh (28%); mentre l'Africa nel suo complesso è attestata al 40%”.
“Dietro queste cifre c'è la crescita del numero di fabbriche e degli stabilimenti e dei connessi servizi, dei sistemi di trasporto, della produzione e distribuzione di energia e tutto quanto di altro vi è strettamente legato”.

(dal libro: 'Due miliardi di salariati - la nostra classe nel mondo' di Piermaria Davoli).

pc 9 aprile: Vogliono l'impunità per continuare ad avvelenare e minacciano di mettere il bavaglio alla stampa...

Bussi diffida del comune ai giornali: “Vietato accostare il paese alla discarica”
Il consiglio comunale approva un ordine del giorno proposto da un consigliere Pd che mira a tutelare il "buon nome" della cittadina contro l'accostamento ai veleni della Montedison. Come se a Taranto si dovesse parlare di Ilva senza nominare la città



Il Comune di Bussi se la prende coi giornalisti. Con un ordine del giorno approvato ieri, il consiglio comunale ha deciso di diffidare tutti i media nazionali e locali dal pubblicare il nome del paese, Bussi appunto, insieme a quello della megadiscarica Montedison che ha contaminato l’acqua bevuta da 700mila persone in tutta la Valpescara. E’ un po’ come parlare dell’Ilva di Taranto togliendo la parola Taranto. La proposta, appoggiata da una decina di consiglieri, è partita da Luca Navarra del Pd e presto la diffida dovrebbe raggiungere le redazioni di giornali e tv. Nelle intenzione del sindaco Salvatore La Gatta (Prc) e dell’assise, sembra esserci l’esigenza di tutelare il “buon nome” del paese. Il disastro ambientale e la contaminazione delle falde acquifere, del fiume e dei terreni che lo costeggiano scivolano così in secondo piano mentre uno studio della Regione Abruzzo (rimasto per anni chiuso in un cassetto) scrive nero su bianco che a Bussi c’è il 70% di frequenza di tumori in più rispetto alla media regionale (i dati riguardano i due trienni 2006-2008 e 2009-2011). Per i consiglieri proponenti, l’importante è “non associare la discarica a Bussi”, in quanto “viene leso fortemente il buon nome del paese e si lascia intendere che la discarica l’abbiano creata i bussesi e non la Montedison”. Eppure, il Sito nazionale di bonifica, istituito nel 2008 per decreto approvato dall’allora ministro Stefania Prestigiacomo, si chiama proprio “Bussi sul Tirino”. E quel decreto lo approvarono tutti, Comune di Bussi compreso. Ma la preoccupazione per l’immagine di Bussi e per il probabile calo del turismo sembra avere il sopravvento. Un atteggiamento, quello nei confronti della stampa, avallato da qualche tempo anche dalle dichiarazioni del presidente della Regione Abruzzo Gianni Chiodi (recentemente al centro dello scandalo sui rimborsi spese con soldi pubblici). Il governatore ha accusato i media, affermando che “l’informazione ha fatto danni incredibili”, e ancora: “Credo che si possa agire nei confronti di coloro che hanno fatto allarmismo”. C’è chi si chiede allora, facendo riferimento ai veleni ammassati nelle discariche Montedison, se “il prossimo passo sarà un cucchiaio di tetracloruro di carbonio ai giornalisti”. A parlare è Augusto De Sanctis del Forum abruzzese dei Movimenti per l’acqua, che in una nota stampa aggiunge: “In questi anni, in tutti i siti nazionali di bonifica a nessuno è venuto in mente di criticare chi parla dei luoghi concreti dove sono avvenuti i disastri. Gela, Priolo, Brescia, Taranto: sono i luoghi fisici dove hanno avvelenato la Terra. Per questo combattiamo per ottenere i nomi delle persone e delle aziende che sono state responsabili dell’esposizione di centinaia di migliaia di persone a sostanze cancerogene. Il Pd regionale e nazionale si affranchi da chi nell’ultimo decennio ha sottovalutato o addirittura contribuito a peggiorare tale situazione. La disinformazione (o la mancanza totale di trasparenza) è stata una delle aggravanti del disastro ambientale tuttora in corso, che la Procura di Pescara ha definito un cancro che sta rilasciando a valle attraverso le vene le sue metastasi”.

pc 9 aprile - Ma quanta ipocrisia della Commissione 'diritti umani'. Chiudere i lager CIE - Rivolta a Bari

Questa notte all'interno del Centro di identificazione ed espulsione al quartiere San Paolo di Bari, intorno alle due nel modulo 2, in cui sono detenuti 28 tra marocchini e tunisini, i migranti hanno appiccato il fuoco a un materasso.

È stato il fumo nero proveniente dal modulo ad allarmare il personale presente nel centro. Poliziotti e carabinieri in servizio nel Cie hanno subito chiamato i vigili del fuoco. A spegnere l'incendio però sono stati i dipendenti del centro con un estintore.
Stamattina è in programma, al Cie e al Cara la visita del presidente della commissione diritti umani di Camera e Senato, il senatore Luigi Manconi, dopo l'incontro dei qualche giorno fa all'interno del Cie grazie alla campagna "LasciateCientrare",

Alla vigilia della decisione del tribunale sulla class action per la chiusura del centro.

pc 9 aprile - Molfetta - come alla truck center 4 anni fa - la nuova tragedia di molfetta nasconde i veri responsabili


DICIAMO BASTA con la lotta e l'organizzazione della Rete nazionale per la sicurezza e salute sui posti di lavoro e sul territorio, ovunque da Taranto a Molfetta!

 

pc 9 aprile - Siria - imperialismo Usa guerrafondaio e mandante dei crimini umanitari dei 'ribelli' al suo servizio

Su Repubblica l'inchiesta di Seymour Hersh: "Siria, tutti i segreti della guerra chimica". Secondo il premio Pulitzer l'attacco chimico del 21 agosto fu compiuto dai ribelli, ma fu accusato Assad per provocare l'intervento americano. Per il giornalista "investigazione" era un complotto ordito in Turchia. Ma Obama si fermò all'ultimo momento bloccando l'intervento militare.

pc 9 aprile - Marcegaglia - padroni assassini, sindacati confederali complici! Dalla Rete di Ravenna

ANCORA UN OPERAIO MORTO SUL LAVORO ALLA MARCEGAGLIA

Ennesimo infortunio mortale nello stabilimento Marcegaglia in cui e’ morto sul lavoro, schiacciato da un coils, l’operaio Lorenzo Petronici dalla cooperativa di facchinaggio Co.Fa.Ri.
Ci stringiamo al dolore della sua famiglia e vogliamo giustizia.
Le morti sul lavoro non sono una tragica fatalità. La morte di Lorenzo è stata preannunciata dagli ultimi infortuni che si sono verificati nello stabilimento negli ultimi giorni. I continui infortuni sono dovuti dal continuo ricorso di appalti al ribasso, dove per poter sfruttare e fare profitti, le aziende appaltanti non si fanno scrupolo delle condizioni in cui gli operai sono costretti a lavorare.
Da anni come SLAI COBAS per il sindacato di classe chiediamo l'istituzione di presidi permanenti dell'Ispettorato del lavoro, sia in questa fabbrica che al Porto.
Non abbiamo bisogno delle lacrime di coccodrillo dei politicanti istituzionali di turno e dei sindacati che hanno cogestito lo sfruttamento in questa fabbrica, sempre “vicini” nelle disgrazie alle famiglie e ai colleghi delle vittime, ma sempre più coesi e ben pronti a difendere gli interessi padronali con le deregolamentazioni ed il precariato “per legge”, gli accordi al massimo ribasso.
Il pacchetto Treu, la legge Biagi, il jobs act renziano hanno dato come risultato più precarietà e più morti sul lavoro. Tutto ciò è avvenuto nell'arco degli ultimi anni, e l'unica certezza che abbiamo è che i luoghi di lavoro sono più insicuri.
A TUTTO QUESTO DICIAMO BASTA

CHIEDIAMO
Istituzione delle postazioni fisse dell'ispettorato del lavoro
Elezione degli rls svincolata dai mandati sindacali confederali
L'abolizione totale degli appalti al ribasso

Rete nazionale per la sicurezza e salute sui posti di lavoro e territorio 
nodo di Ravenna

pc 9 aprile - La Fiat "impacchetta" i lavoratori... un altro passo avanti del fascismo padronale!

Quanto più lo si lascia fare tanto più il fascismo padronale avanza, meno ci si oppone e più osano; questa operazione di "marketing" potrebbe sembrare una grossa americanata, come quella del balletto insieme ai dirigenti, due risate sguaiate e via, e invece si tratta di un costante "tastare il polso" alla classe nel suo complesso: risponderà oppure no, alle provocazioni, ai continui attacchi al salario, alle condizioni di lavoro e perfino alla dignità? Se non risponde allora possiamo andare avanti…

In particolare questa "novità" nel campo del marketing, e forse siamo in presenza di una iniziativa davvero unica e "innovativa" del padrone rispetto ai propri operai, è un modo per dichiarare, sulla scia di quello che ha detto la neo-ministra Guidi, che "La Fiat può fare quello che vuole"! E cioè, minacciare, in maniera subdola, i dipendenti.
Purtroppo, ancora una volta le dichiarazioni del responsabile Fiom, sono davvero sconfortanti perché non si tratta di rispondere con lamentele o a battute con battute: l'attacco è davvero pesante e inciderà sul futuro di tutta la classe operaia e quindi la risposta deve essere adeguata. Il problema, infatti, non è che "Facendo così non venderanno di sicuro più macchine." Perché Marchionne sa bene che non arriverà mai a vendere 6 milioni di auto, forse solo se avesse 6 milioni di dipendenti e a tutti ne imporrebbe l'acquisto! E nemmeno l'invito che "…sarebbe meglio che a Pomigliano non si vadano a fare altri scherzi di dubbio gusto". Abbiamo visto che non si tratta di scherzi di dubbio gusto! Questa campagna tra l'altro al padrone costa un sacco di soldi e il padrone non butta così i "suoi" soldi!

 ***

La campagna di "parking marketing" voluta  dal gruppo per incentivare l'acquisto delle proprie vetture scatena polemiche e accuse di violazione della privacy. Ma dopo Mirafiori domani si replica a Pomigliano. I sindacati: "Inaccettabile"di GUIDO ANDRUETTO


TORINO - Non erano opere di Christo, il famoso artista che impacchetta oggetti ed edifici, quelle decine di automobili parcheggiate nell'area riservata ai dipendenti della Fiat Mirafiori che pochi giorni fa sono state ricoperte con un telo. I legittimi proprietari, impiegati dell'azienda, all'uscita dal lavoro se le sono ritrovate nascoste sotto la coltre semitrasparente che ne celava parzialmente i marchi, ovviamente della concorrenza.
Uno scherzo? Non esattamente. Per Fiat Group Automobiles si è trattato di "un'azione sui dipendenti che possiedono automobili di una marca concorrente, una campagna di marketing non convenzionale per stimolarli ad acquistare delle auto nuove del gruppo tramite un'esclusiva promozione". 
E per metterla a punto, il colosso automobilistico si è appoggiato all'agenzia creativa torinese So Simple, una delle più quotate in Italia, che giovedì scorso ha realizzato un blitz in contemporanea nei parcheggi aziendali all'esterno di Melfi e Mirafiori, iniziativa che si replicherà domani pomeriggio a Pomigliano d'Arco. Impreparati e ignari della sorpresa che li aspettava fuori dall'ufficio al termine della giornata lavorativa, gli impiegati – davanti alle loro Toyota o Ford impacchettate – hanno reagito con ironia ma anche con evidente imbarazzo.
Sulle auto, oltre al telo, era stato infatti apposto il disegno di un grande cuore spezzato, con la didascalia "Vederti con un'altra ci ha spezzato il cuore... Ma nonostante ciò continuiamo a pensare a te": una disperata "dichiarazione d'amore" accompagnata dall'intervento di due attori-performer che invitavano simpaticamente gli "infedeli" a convertirsi allo shopping targato Fiat, offrendo loro la tariffa scontata del 26 per cento su una nuova vettura del gruppo.
Un'operazione di "parking marketing", come la chiamano i pubblicitari di nuova generazione, per provare a fare ripartire le vendite dal parcheggio di casa propria. Secondo indiscrezioni Fiat l'avrebbe approvata dopo numerosi ripensamenti emersi nella fase di ideazione, legati alla delicatezza del tema e all'elevata possibilità di invadere la privacy dei propri dipendenti. Un rischio forse non calcolato abbastanza. "Identificare un lavoratore perché non possiede un'auto Fiat è un atto di forza e invadenza che supera ogni limite – commenta duramente Bruno Ieraci, funzionario della Fiom distaccato alla sede di Mirafiori – ma il fatto altrettanto grave è che siano stati presi di  mira soltanto gli impiegati, perché Fiat da sempre è convinta di essere padrona anche delle loro vite e si permette di fare ciò che vuole nei loro confronti. È inaccettabile che ciò avvenga e in queste forme subdole. Facendo così non venderanno di sicuro più macchine. E sarebbe meglio che a Pomigliano non si vadano a fare altri scherzi di dubbio gusto".
La nuova campagna di Fiat, sostengono i critici, metterebbe in primo luogo in discussione le scelte private e individuali di ciascun lavoratore. "Facciamo molta attenzione – continua Ieraci perché già nei parcheggi interni di Fiat non si può entrare con auto di marca concorrente, a meno che tu non sia un portatore di handicap e allora ti è consentito parcheggiare anche una Opel, per dire. Ma qui usciamo fuori dalla fabbrica, non si può rimproverare seppure con tono scherzoso un dipendente solo perché ha scelto un'auto straniera".

Secondo i creativi di So Simple, però, gli impiegati avrebbero risposto alla piccola azione "con lo spirito giusto e senza mostrare il benché minimo segno di imbarazzo". Qualche episodio è stato anche ripreso e immortalato dalle videocamere e le immagini delle performance dovrebbero essere presto montate e diffuse in Rete e sulle piattaforme social attraverso clip virali, che prevedibilmente totalizzeranno numeri considerevoli di visualizzazioni. Nel frattempo, in attesa di vedere come reagiranno i dipendenti di Pomigliano, l'ambizione di Marchionne di raggiungere entro cinque anni i 6 milioni di auto vendute, passa anche da qui, da un parcheggio anonimo della periferia di Torino, dove l'opera di convincimento e seduzione si esercita sui propri dipendenti affinché si innamorino definitivamente della Fiat abbandonando le rivali. "E' un'iniziativa che nasce dalla direzione della Comunicazione interna di Fiat – precisa Dario Destefanis, responsabile dell'Ufficio Stampa Lifestyle di Fiat Group Automobiles - quindi non è un'operazione di marketing in senso stretto e non si rivolge all'esterno, ma esclusivamente ai propri dipendenti".

Non è però un caso che in questa campagna, su cui è facile dividersi fra chi la considera geniale e chi inopportuna, la nuova Fiat americana abbia evitato di usare la parola tradimento, che poteva suonare troppo forte. "Fiat sa che alcuni dei suoi dipendenti possiedono un'auto della concorrenza – si legge nel progetto della campagna per Fiat – e per fargli sapere che li ama incondizionatamente organizzerà questa azione di parking marketing".

La repubblica 9/4/14

pc 9 aprile - DALL'INTERVISTA SULLA LOTTA DI TREZZO - DAL GIORNALE PROLETARI COMUNISTI"

Riportiamo dal recente numero del giornale "Proletari comunisti" uno stralcio dell'intervista fatta al coordinatore dello Slai cobas per il sindacato di classe di Bergamo (operaio Dalmine) sulla fase della lotta degli operai della logistica di Vignate e Capriate, che ha preceduto il vigliacco attacco di autisti, capi delle cooperative del 4 aprile. 
Per leggere tutta l'intervista e gli altri articoli si può richiedere il giornale a: pcro.red@gmail.com.


  "Parlaci della lotta degli operai della logistica, delle varie sue fasi.
La lotta che dura da circa 3 mesi dei 160 operai immigrati della logistica della cooperativa Logic Service di Vignate e Capriate è interna alla battaglia – da noi già fatta nella primavera del 2012 – contro la politica dei cambi di appalto usata dalle ditte committenti e dalle cooperative per ridurre il numero dei lavoratori.
Questa volta al cambio di appalto si univa anche il trasferimento in altra sede, a Trezzo, con la volontà di eliminare per questa via operai che rivendicano e vogliono difendere i loro diritti.
Gli operai, infatti, erano già scesi in lotta nel maggio scorso, con uno sciopero interno durato 48 ore, contro le condizioni di lavoro semi-schiavistiche, per un giusto salario e per il riconoscimento dell Slai cobas per il sindacato di classe; questo aveva rafforzato il nucleo iniziale ancora piccolo degli operai dello Slai cobas per il sindacato di classe, e posto le condizioni perchè nella lotta attuale anche gli altri operai, compresi quelli iscritti alla Cgil, allora sindacato maggioritario, si unissero o seguissero gli operai Slai cobas.
La lotta è subito iniziata a gennaio in forma dura, con i blocchi allo stabilimento di Vignate; la prima risposta la Ditta committente, la LDD, è stata la lettera di disdetta dell'appalto alla Logic Service, in realtà già pronta, ma tirata fuori con il pretesto dei blocchi.
Questa fase è durata 4 giorni e ha costretto il prefetto ad aprire un Tavolo con tutte le parti.
Per la prima volta la Ldd, che fino ad allora non aveva mai incontrato i sindacati, neanche i confederali, si è dovuta sedere al Tavolo in prefettura con lo Slai cobas. Ma ugualmente in prefettura per la prima volta hanno partecipato ad un Tavolo i diretti operai.
Questo ha impedito che andasse avanti una linea da parte della Prefettura al ribasso in cui sono sempre i lavoratori la parte svantaggiata, e che puntava ad una mera gestione delle proposte vergognose delle cooperative di assumere solo 60 su 160 lavoratori in 5/6 mesi, mandando a casa tutti gli altri.
Contro questa inaccettabile proposta la lotta è ripresa, questa volta a Trezzo dove intanto le attività erano state trasferite e le cooperative subentranti stavano già procedendo ad assunzioni di lavoratori altri, addirittura alcuni fatti arrivare dal sud. Con la coscienza che questa volta doveva reggere più a lungo, si è assunta un'altra tattica della lotta per reggere almeno per due settimane. Gli operai dello Slai cobas per il sindacato di classe non hanno iniziato subito con il blocco totale, ma hanno portato avanti una “guerriglia”, via via crescente: blocchi ai cancelli ma di alcune ore, alternati con volantinaggi, blocchi stradali, presidio-volantinaggio agli ipermercati della Ldd della zona, presidi agli Uffici delle cooperative a Bergamo per stoppare subito i colloqui individuali che le ditte tentavano di fare, chiamando i lavoratori, per discriminarli, dividerli, bypassando le rappresentanze sindacali; fino al blocco totale, dalla mattina alla sera del magazzino di Trezzo, a fine febbraio.
Questo ha aperto un'altra fase, con una nuova convocazione del Tavolo in Prefettura...
Lo Slai cobas per il sindacato di classe ha posto subito sul Tavolo che la Ldd doveva farsi carico di tutti i 160 lavoratori..."

pc 9 aprile - importante editoriale del giornale proletari comunisti sul governo renzi!

Il nuovo governo del giovane Renzi nasce nel solco di Berlusconi, Monti, Letta, al servizio dei padroni, della grande finanza, nell'Europa del capitale, per proseguire e intensificare nella crisi – e con la collaborazione di tutti i partiti parlamentari, con diversi ruoli, e dei sindacati confederali, anch'essi con diversi ruoli - l'attacco ai diritti, alle condizioni di lavoro e di vita dei proletari e delle masse popolari, e per realizzare, attraverso progressivi “colpi di mano”, un'ulteriore riforma reazionaria dello Stato, del Parlamento, fuori dall'attuale Costituzione, nel percorso di un regime moderno fascista; anche questo con la collaborazione di tutti i partiti parlamentari e la spinta
dei poteri forti nazionali e internazionali del capitale.

Come è nato questo governo. Coniugando diversi aspetti: un colpo di Palazzo nel PD, partito con le primarie e concluso con una manovra di stampo democristiano; un'ancora di salvataggio offerta a Berlusconi per ridare al suo governo una base parlamentare da “larghe intese” e che Berlusconi ha prontamente raccolto come opportunità per ritornare a galla e riaffermarsi; un passaggio dettato dalla borghesia imperialista italiana o almeno dalla sua frazione industriale per rendere l'azione del governo più corrispondente alle sue esigenze.
Da questo nasce il successo dell'operazione “matteorenzi”, molto più che dall'operazione immagine che pure ha contato, conta e conterà.
Nel giudicare i governi, infatti, bisogna guardare tutti gli aspetti, gli interessi che stanno dietro, le forme che assumono e, infine, cosa non secondaria, come vengono fatti passare per ottenere il consenso delle masse.
Non è che Letta non stesse facendo bene il suo lavoro, sostenuto dall'establishment del PD, bene accetto all'Europa e agli Usa, voluto fortemente da Napolitano dopo l'impasse post elettorale, capace di ottenere la maggioranza parlamentare nella difficile congiuntura della decadenza di Berlusconi; operoso, preparato e attivo nelle diverse materie di cui si è occupato. Ma ciononostante non adatto a svolgere il ruolo, essendo troppo legato all'entourage dei Palazzi, con un'immagine grigia, questa sì puramente democristiana, troppo attento agli equilibri parlamentari e con ministri via via screditati o autoscreditati.
Serviva quindi un cambio di cavallo e un cambio di passo che fronteggiasse i lati deboli del governo Letta, che rispondesse meglio ai padroni e che avesse un'immagine da spendere nel marketing del “consenso popolare”, rispetto al crack berlusconiano e a l'exploit di Beppe Grillo.
Non c'era molta alternativa al giovane avventuriero, partorito dall'odierna cloaca del PD, Matteo Renzi.
Ma Renzi non avrebbe vinto la sua partita senza il socio occulto, poi divenuto non tanto occulto, Berlusconi, che aveva bisogno di un punto di appoggio, intanto per uscire dal buco nero in cui era caduto, per poi pensare ad una sorta di oscena resurrezione. Berlusconi ha trovato più in Renzi che in Alfano il suo “delfino”, una specie di scimmietta delle sue performance, e ne ha sostenuto l'ascesa sui mass media e perfino nelle primarie - è spudoratamente vero che in diverse città gente di centro destra ha votato in esse per gonfiare il risultato peraltro scontato che ha portato al successo di Renzi. Ma il sostegno di Berlusconi non è soltanto un'ancora di salvataggio e una manovra politica, è l'ennesima dimostrazione della convergenza di valori e scopi che unisce i partiti parlamentari e i suoi uomini, quello che noi chiamiamo moderno fascismo in formazione; non tanto e non solo come fenomeno politico ma come fenomeno globale a 360°, che tanti osservatori intelligenti – certo più intelligenti di tanti che nel campo della sinistra, anche di orientamento comunista, esistono – hanno vivisezionato per comporre il mosaico o meglio il puzzle con cui il moderno fascismo si impone e purtroppo continuerà ad imporsi.
Certo Renzi “berlusconi giovane” è un po' esagerato. Berlusconi è un protagonista effettivo, una frazione impersonata del capitale, non nata direttamente dal mondo industriale, di ideologia ben definita. Renzi non può essere questo ma semplicemente una figura animata dello stesso processo.

Ma Renzi non ci sarebbe stato se i padroni, quelli veri, non l'avessero preteso. Il 'padrone dei padroni', il portavoce Squinzi, a un certo punto si è messo a urlarlo quasi; tutto ciò che gli andava benino il giorno prima con Letta all'improvviso non gli stava più bene e Letta è sembrato improvvisamente figlio di nessuno, nessuno più lo difendeva, ad eccezione quasi solo degli alfaniani. I padroni volevano uno giovane e veloce, uno che sembrasse intelligente ma fosse esclusivamente e innanzitutto un loro “puledro da corsa coi paraocchi”.
Questo ultimo aspetto è il più importante nella fase della nascita del governo Renzi. E deve interessare e preoccupare la classe operaia, i proletari e le masse popolari.
I padroni si sono preoccupati della continuità del discredito del potere politico che li rappresenta e della necessità di “fare cassa” e di avere un servizio efficiente per mantenere i profitti, che per buona parte di loro sono continuati nella crisi; si sono preoccupati di stare in Europa e non solo sotto processo, ma ancor più di stare nel mondo dove la contesa è forte e, nonostante tutto, una certa ripresa c'è. E, quindi, avere un fronte interno efficiente e “veloce” è importante.
Sono gli industriali i veri azionisti di maggioranza del nuovo governo, quelli della grande industria ma anche della media e piccola industria, dell'industria privata come dell'industria “pubblica”, dell'industria operante sul mercato mondiale ma anche piccola industria “schiacciata, come dicono loro, da tasse e sindacati”. Un governo chiamato quindi a fare fatti concreti, immediati, liberato in una certa misura da mediazioni parlamentari – ma questo non è così facile attualmente – e da mediazioni sindacali – e questo invece sembra un'autostrada, vista la tragicommedia che arriva a Camusso-Landini.
Non si possono capire i provvedimenti e l'azione del governo se non si coglie qual'è l'azionista di maggioranza effettivo di questo governo, fuori dai Palazzi della politica e in una certa misura fuori dall'entourage tecnocratico che imbriglia e che ormai ha già rotto i c...

Chiariti gli interessi di fondo, occorre però dire che Renzi ci ha messo del suo, la scena aveva bisogno di un simile attore, c'era da riprendere il controllo del mass media dopo l'esaurimento della sbornia berlusconiana, c'era da contendere, col sorriso ma a muso d'uro, l'antipolitica dilagante impersonata nel teatro della politica dal Grillo parlante.
Renzi ha messo in campo subito un gruppo di ministri e in particolare di ministre, che sembrano dei replicanti delle operazioni “Forza Italia” di Berlusconi e nello stesso tempo una variante più studiosa e costruita da “laboratori” più solidi dei grillini della rete.
E questo è farina del suo sacco, è polizza di assicurazione di una certa durata e di una certa tenuta.
Gli interessi forti degli industriali e la compagine renziana non sono quindi da sottovalutare e domandano ai proletari e alle masse popolari, alle loro organizzazioni politiche e sociali che ne esprimono interessi e capacità di lotta, un adeguamento di analisi e linea di condotta per fronteggiare questo nuovo governo.

Partiamo però da alcuni punti fermi. Il tentativo di Renzi non ha futuro. Non basta né può bastare al capitale un “renziveloce” per dare una svolta nell'economia e nello Stato che permetta ai padroni italiani di conquistare nuove posizioni nella contesa mondiale. Così come la compagine renziana è sempre dentro una gabbia politica di rinnovamento della casta in seno alla casta e di ministri copia o fotocopia non certo in grado di sostituire gli originali, Berlusconi-Grillo, che affondano le loro radici nella ben più torbida società e situazione nazionale e internazionale.

Ma quello che avviene nell'altra “collina” è solo parte del problema, il problema che abbiamo noi proletari comunisti è nella nostra “collina”.
Il movimento sindacale, a guida maggioritaria confederale, continua il suo processo di liquefazione nella difesa degli interessi dei lavoratori e delle masse popolari; l'inamovibile casta sindacale cambia governi come cambia d'abito e nella Cgil si celebra la parodia della lotta di linea, dalle finte espulsione alle reali convergenze Camusso-Landini, alle cose un po' più serie come la cacciata di Cremaschi e le uova al congresso di Bergamo. Nella Cgil si passa dalla propria delegittimazione per le scelte politico-sindacali di collusione, convergenza, collaborazione con padroni, governi, Stato, all'autodelegittimazione. Questo lascia comunque un vuoto di rappresentanza e di capacità di lotta generale che non è riempito, e in una certa misura non può essere riempito, dai sindacati di base.
La crisi, le convulsioni della borghesia e dei suoi governi non possono essere adeguatamente sfruttate dai proletari per difendersi realmente nella crisi, per costruire la propria capacità di attacco, per cambiare i rapporti di forza.
La politica borghese si riempie di personaggi vuoti che trasformano i problemi reali del paese in slogan, nomi, spot, ma essa fronteggia un vuoto del movimento reale della classe operaia e delle masse popolari. Le lotte degli operai e dei lavoratori sono piccole e inadeguate; le lotte dei movimenti sono più significative ma anch'esse sulle spalle fragili degli attuali leader di essi.
Nei prossimi mesi a questo si aggiunge il fumo delle elezioni europee, che segnano un ulteriore degrado della politica anche perchè parte di chi lotta o vuole fare le lotte viene attratto dalla battaglia elettorale, perfino in elezioni che non contano nulla. Le elezioni europee sono poco più che un sondaggio politico, ma l'attrazione che esercitano verso le avanguardie e settori del movimento di opposizione politico e sociale influisce negativamente nello sviluppo di lotte effettive politiche e sociali.

Al fumo delle elezioni e delle promesse di Renzi corrisponde l'arrosto di provvedimenti effettivamente pesanti, come il Jobs act con la precarizzazione selvaggia e a vita, con la porta chiusa a milioni di precari e disoccupati, mentre si cerca di comprare ad 80 euro al mese l'alleanza neocorporativa degli operai e dei lavoratori stabili; l'arrosto della ulteriore trasformazione del parlamento in una serra di nominati, delle elezioni stesse in plebisciti con premi di maggioranza che cancellino ogni simulacro di democrazia e di opposizione e trasformino sempre più la Costituzione antifascista, nata dalla Resistenza, in una cornice di un quadro moderno fascista.
Le stesse elezioni europee, al fumo dell'Europa da cambiare fanno emergere l'arrosto del vero cambiamento in atto, quello dell'ascesa della nuova destra fascista e nazista che attraverso le elezioni e con la complicità di Stato, padroni, governi, trova una legittimità e una credibilità politica che si sposa non solo con gli effetti della crisi nei paesi europei ma anche con la contesa interimperialista foriera di guerra che colpisce oggi l'Ucraina ma è pronta a contagiare tutto l'Est Europa.
Il governo Renzi anche su questo si presenta come un governo spugna che assorbe il vento di estrema destra e i venti di guerra per legittimarsi come governo adeguato.

Un governo, quindi, moderno fascista, della precarizzazione e della disoccupazione, e necessariamente della repressione, perchè per quanto debole sia ancora il movimento proletario e di massa, esso comunque lotta e combatte e focolai di ribellione, di rivolta esistono e sono ancor più necessari e inevitabili.
Analizzare il nemico anche nei suoi aspetti più truci e consistenti non serve per farne un'apologia della sua forza né per far diventare il nano Renzi un gigante, ma per capire esattamente su cosa e come lottare.
Se è giusto analizzare gli elementi forti del governo Renzi per combatterli, occorre innanzitutto dire che è una forma di combattimento quella di demitizzarlo, di dire che Renzi è effettivamente un buffone, un buffone “di corte”, cioè della corte dei padroni, che i suoi ministri e in particolare le sue ministre sono delle “mezze calzette”, facenti parte di quella cerchia di persone che non ha mai lavorato, figlie di “gente bene” che trovano nella politica il “bel mestiere” e che sono espressione non certo di giovinezza ma di corruzione ideologica banale; ministri e ministre che nel loro apparire come zelanti esecutori fanno sicuramente più danno dei precedenti ministri e ministre; una compagine non qualificata né legittimata a stare lì, un'oscena ingiustizia verso tanti giovani, ragazzi, ragazze costretti invece a consumare la loro vita in call center lager o ad elemosinare in tutti i modi lavori precari e dequalificati.
Questo governo dimostra come la borghesia è sempre più incapace in realtà di dare una faccia rispettabile al suo potere e che proprio facendo ministri e ministre certe persone dimostra tutto il suo profondo disprezzo verso le masse. Un governo di una classe dominante che butta nel cesso la democrazia anche quella parlamentare, le elezioni come fatto democratico, della cui santificazione si era beata la borghesia per nascondere sotto il manto del sistema parlamentare la dittatura di classe.
Un governo quindi illegittimo che non ha ragione di essere rispettato e riconosciuto, i cui provvedimenti dal fiscal drag, al jobs act, ecc. o le sue soluzioni per la scuola, la casa, la burocrazia, non solo sono dannosi alle masse ma sono aria fritta. Un governo che non si occupa delle domande espresse dalle lotte sociali perchè verso di esse ha una sola risposta la repressione, usando il monopolio della forza di polizia, apparati militari, dediti all'arbitrio garantito dall'impunità . Un governo che all'insegna della 'velocità' dà segnali pericolosi, perchè lascia mano libera agli apparati di Stato dell'ordine pubblico e si occupa poco e male di problemi internazionali perchè per essi delega gli imperialismi più forti, principalmente USA, al cui carro opera con soldati per far la guerra o per cosiddette “missioni di pace” o anti pirateria, riducendoli perfino a mercenari di cause perse e luridi assassini, come i marò.

A questo governo, ai suoi provvedimenti, alle sue dannose e false ricette dobbiamo opporre da subito - senza farsi prendere, come purtroppo avviene anche tra le masse, dallo sguardo e dall'attesa ebete - l'opposizione rigida al Jobs act, la denuncia della falsa restituzione delle 80 euro, data se maiin cambio della rapina che continua in materia di tasse, tariffe e balzelli vari; dobbiamo dare nuovo fuoco alle lotte in corso, da Termini Imerese all'Ilva, all'Electrolux, dal Gruppo Fiat - con Marchionne grande sponsor di Renzi che se ne va lasciando sul terreno fabbriche e operai - alla nuova rivolta necessaria dei disoccupati, dei precari che ha già i suoi focolai accesi, a Taranto, a Palermo, a Napoli, ecc., dalla lotta contro il nuovo schiavismo nella logistica, al movimento No Tav, No Muos contro le devastazioni ambientali e territoriali che diventano sempre più stragi in intere zone nel nostro paese...
Affermare con forza che la lotta e non il voto ci serve per combattere l'Europa della Troika, i suoi governi e i fascisti e neonazisti che quest'Europa cova e alimenta. Dobbiamo dare continuità e contribuire a unire il movimento di lotta contro la repressione, rispondere colpo su colpo, elevando strumenti e forme di combattimento per fermare la violenza poliziesca, i processi persecutori, il carcere che questo Stato, qualunque sia il suo governo, riserva a chi si ribella e oppone. Dire un chiaro NO e lottare contro ogni partecipazione italiana ai focolai di guerra imperialista, agli F35 come agli Eurofigter, al Muos e ai nuovi armamenti.

PCm – Italia
marzo 2014




pc 9 aprile - AGLI OPERAI DELLA LOGISTICA DI VIGNATE E CAPRIATE in lotta

Il coordinamento nazionale dello Slai cobas per il sindacato di classe vi manda un forte saluto. Saluta la vostra forza, determinazione, il vostro coraggio, che si alzano alti di fronte alla infame azione squadrista, ai vigliacchi mazzieri.

Il coordinamento nazionale è impegnato a dare la massima diffusione e sostegno a livello nazionale della gravissima aggressione fascista fatta all'alba del 4 aprile a Trezzo dalla squadraccia di 150 autisti, con altri servi senza dignità, cooptati a Trezzo da altri magazzini, al comando di capi e capetti delle cooperative, e a invitare tutti, lavoratori, sindacati di base, realtà di lotta alla solidarietà verso i lavoratori di Vignate e Capriate perchè, come voi dite, se si perde perdono tutti, se si vince questa giusta lotta si vince tutti.
Facciamo appello alle altre realtà della logistica della zona, ma non solo, ad unirsi ora agli operai di Vignate e Capriate, per rispondere insieme e mostrare che l'attacco padronal fascista, fatto sotto lo sguardo passivo e complice delle forze dell'ordine, non ci fa arretrare, ma allarga il fronte della lotta.

Dobbiamo respingere con la nostra risposta la repressione e dobbiamo vincere la battaglia per la difesa del lavoro.

- Ai cancelli di Trezzo dobbiamo tornare, per mostrare che ci siamo ancora e più di prima, che non hanno vinto loro.
- La trattativa si deve riaprire, perchè i lavoratori dello slai cobas sono nel giusto nelle loro richieste, perchè vincere questa lotta aiuta altre realtà e lotte della logistica.

Il coordinamento nazionale slai cobas sostiene la decisione di organizzare nei prossimi giorni una mobilitazione (manifestazione, giornata di lotta, sciopero territoriale della logistica, o altro che voi decidete) unitaria e di massa, impegnandosi a dare il proprio contributo nazionale alla sua realizzazione.

Occorre nello stesso tempo ridare continuità alla lotta per l'assunzione di tutti i 160 lavoratori, con iniziative sia a Trezzo che alla Prefettura perchè si riapra e si chiuda positivamente la vertenza. La Prefettura è tenuta a convocare le parti perchè non i lavoratori ma le cooperative hanno fatto saltare la trattativa, venendo meno agli impegni assunti al tavolo della prefettura.

VOI AVETE RAGIONE, LORO HANNO TORTO MARCIO
PER QUESTO DOBBIAMO VINCERE!

Per il Coordinamento nazionale Slai cobas per il sindacato di classe
Margherita Calderazzi

8.4.14

martedì 8 aprile 2014

pc 8 aprile - dagli operai Ilva agli operai della logistica in lotta a TREZZO

I lavoratori Slai Cobas per il sindacato di classe Ilva-Ta appoggiano la lotta dei compagni di Trezzo  ed esprimono, inoltre, tutta la loro solidarietà nei loro confronti.
Condannano assolutamente gli attacchi di chiaro stampo fascista subiti, attacchi sullo stile dei militanti di Casa Pound, non a caso anche loro compagni di merende delle Forze dell'Ordine.


Non mollate ragazzi!!!

pc 8 aprile - ancora morti operaie - alla Marcegaglia..come all'ILVA/ a Molfetta come il 3 marzo 2008

a Molfetta ancora morte nelle cisterne assassine dopo la strage della Truck center... le cui responsabilità tenute al riparo erano di una catena che faceva capo all'ENI di Taranto.. per questa chi sono i veri responsabili?

rete nazionale per la sicurezza e salute sui posti di lavoro e sul
territorio  taranto-puglia


Molfetta due morti come nella strage del 3 marzo 2008 alla Truck center


Incidenti sul lavoro: padre e figlio morti a Molfetta, pulivano una cisterna Due operai sono morti stamane, probabilmente annegati, all'interno di una vasca per la raccolta dei liquami in Puglia. Una terza persona, fratello e figlio delle vittime, è ricoverata in ospedale.
Le vittime sono Nicola Rizzi, di 50 anni, e suo figlio Vincenzo, di 28. Un secondo fratello, Alessio, 21 anni, è sopravvissuto ed è ora ricoverato a
Corato con riserva di prognosi.

Stando ad una prima ricostruzione dei fatti i tre, titolari della ditta 'Ecologia Rizzi' di Bitonto (Bari) dovevano svuotare con il loro camion-autospurgo un tombino per la raccolta della acque reflue dell'azienda
ittica 'Di Dio' in via Olivetti nella zona industriale di Molfetta. Alessio ha sollevato il coperchio del tombino che è precipitato all'interno della cisterna sottostante profonda circa tre metri. Nel tentativo di recuperare
il pesante coperchio Alessio è caduto nella cisterna. Il padre, per tirare fuori il figlio è quindi caduto a sua volta, e così anche Vincenzo nel disperato tentativo di salvare il padre e il fratello. Nicola e Vincenzo
Rizzi - stando a questa ricostruzione al vaglio dei carabinieri - sono probabilmente morti per annegamento, mentre Alessio è riuscito ad uscire dal tombino e si è quindi salvato.
Il sindaco di Molfetta, Paola Natalicchio, ha proclamato il lutto cittadino per la morte dei due operai.  "Ci sentiamo addosso l'orrore della TruckCenter - ha detto - sgomento, senso di ingiustizia, fragilita'".

L'incidente ricorda - come sottolineato dalla Natalicchio - un altro infortunio mortale avvenuto sempre a Molfetta sei anni fa. Era il tre marzo 2008 quando cinque operai dell'azienda "Truck center" morirono soffocatidall'acido solfidrico che inalarono all'interno di una cisterna in cui si calarono per tentare di salvare i colleghi rimasti vittime dello stesso acido.

alla Marcegaglia di ravenna, operaio muore travolto da un coil - padroni assassini!

rete nazionale per la sicurezza e salute sui posti di lavoro e territorio sede di ravenna

Tragedia nella notte alla Marcegaglia, operaio muore travolto da un coil

La tragedia si è consumata intorno alle 3. Soccorso dai sanitari del "118", intervenuti con un'ambulanza e l'auto col medico a bordo, è stato rianimatoa lungo sul posto ...
manifestazione degli operai

Dramma nel cuore della nottata tra lunedì e martedì allo stabilimento della Marcegaglia di via Baiona, a Ravenna. Lorenzo Petronici, un operaio di 58 anni dell'impresa di facchinaggio Cofari ha perso la vita dopo esser travolto da un coil. La tragedia si è consumata intorno alle 3. Soccorso dai sanitari del "118", intervenuti con un'ambulanza e l'auto col medico a bordo, è stato rianimato a lungo sul posto. Ma il cuore del paziente si è spento durante la disperata corsa all'ospedale.

La dinamica dell'incidente mortale è al vaglio alla Polizia, che ha proceduto ai rilievi di legge. Secondo una prima ricostruzione dei fatti, la vittima stava movimentando i coils con il carroponte. Improvvisamente uno di
questi l'ha colpito in pieno, scaraventandolo con violenza per terra.
Nell'impatto il sessantenne ha riportato numerosi traumi, che si sono rivelati poi mortali. La vittima, che lascia la moglie e due figli, tra un anno sarebbe dovuta andare in pensione. Petronici da anni lavorava per la
Cofari e operava da oltre dieci anni all'interno della Marcegaglia. Viene ricordato come "operatore esperto ed attento nello svolgimento della propria mansione".
 "Nella nostra Regione nonostante i proclami trionfalistici della classe politica di governo, in materia di sicurezza sul lavoro non facciamo grandi progressi, anzi. Soltanto nei primi tre mesi del 2014, rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, il numero delle morti bianche in Italia ha registrato un aumento del 25%, come riportano i dati raccolti dall'Osservatorio indipendente di Bologna. In Emilia-Romagna siamo
già a quota 10 morti sul lavoro dall'inizio dell'anno".
......Tra venti giorni, il 28 aprile, è in programma la Giornata mondiale per la salute e la sicurezza sul
lavoro. Sono certo che assisteremmo anche quest'anno ai soliti toni trionfalistici da parte della Giunta"."Spero che almeno questa volta  - conclude Favia - qualcuno in Regione rifletta e prenda in seria considerazione i dati dell'Osservatorio indipendente di Bologna, una voce indipendente che riesce ad elaborare
statistiche in tempo praticamente reale sugli incidenti e sulle morti sul lavoro, mentre la Regio ne, nonostante l'imponente piattaforma informatica e statistica, dispone solo di dati a distanza di un anno".

pc 8 aprile - India - Boicottare le false elezioni parlamentari e locali! - Comitato Centrale del Partito Comunista dell'India (maoista)

PARTITO COMUNISTADELL’INDIA (MAOISTA)
COMITATO CENTRALE
Comunicato Stampa
24 marzo 2014
Boicottare le false elezioni parlamentari e locali!
Facciamo vincere la Rivoluzione di Nuova Democrazia!
La costruzione di una repubblica democratica federale del popolo dell’India basata su una vera democrazia e indipendenza è l’unica alternativa

Dal 7 aprile al l2 maggio 2014 si tengono le elezioni del 16° Loksabha e dei parlamenti di Telangana, Seemandhra, Odisha, Sikkim e Arunachal Pradesh. Per queste elezioni le classi dominanti sfruttatrici del nostro paese stanno per caricare sulle spalle del popolo un altro enorme costo finanziario, spendendo miliardi di rupie. In questa occasione, i maggiori partiti parlamentari, il Congresso e il BJP, sono in competizione estrema tra loro per il potere ma sono uniti nell’ingannare ancora una volta il popolo, dicendo che solo loro possono sviluppare il nostro paese. Molto prima delle elezioni erano già cominciate, ad ogni livello, defezioni dalle alleanze opportunistiche, dalla UPA guidata dal Congresso e dalla NDA guidata dal BJP, verso gli altri partiti e viceversa e, con l’approssimarsi del voto, queste accelerano e si intensificano.
Da ultimo si è presentato alla ribalta con gran clamore un Terzo Fronte, di undici partiti. Come tutti si aspettavano, ci si azzuffa per la partizione dei seggi. L’accordo nel Terzo Fronte tra Fronte di Sinistra e AIADMK è stato annullato prima ancora che si asciugasse l’inchiostro, per le dispute sulla spartizione dei posti. I partiti di sinistra, tra cui PCI (marxista) non si sono ancora ripresi dall’umiliante sconfitta subita nelle elezioni in West Bengala. Partiti come SP, BSP, DMK, AIADMK, Biju Janata Dal, Janata Dal (U), Trinamool, AGP, TDP, TRS, YSRCP ecc., temendo la disfatta con l’UPA o la NDA, hanno aderito al Terzo Fronte o concorrono da soli con slogan che si richiamano alla giustizia sociale, emancipazione dei dalit e Bahujans, sviluppo regionale, ecc. Sia i partiti del Terzo Fronte che quelli che corrono da soli seguono la politica di ‘stare a guardare’ per poi aderire all’ alleanza che salirà al potere per effetto dei risultati delle elezioni. Se il Lok Jansakti è entrato nella NDA, in quanto riteneva certa la sconfitta se fosse rimasto nell’UPA, il RJD resta nell’UPA sperando di mantenere accesa in qualche modo la sua luce. Politici di diversi partiti, ne sono usciti dalla sera alla mattina, con nuove bandiere e nuovi programmi, per paura della sconfitta a causa della rabbia popolare o perché non hanno ottenuto un posto dai loro vecchi partiti, e ora gettano quanto più fango possibile gli uni sugli altri nella corsa alle poltrone. Arrivati al potere, lasciando da parte ogni regola e morale per l’unico fine di ottenere potere grazie al denaro, denaro grazie al potere e ancora potere grazie al denaro, dopo aver sfruttato, oppresso e torturato senza tregua il popolo e averne perso la fiducia, ricorrono a ogni spudorata mossa opportunista, avendo perso ogni speranza di vincere in queste elezioni.
Il Partito Aadmi Aam (AAP) si è gettato nell’arena elettorale con l’obiettivo di beneficiare delle illusioni con cui ancora una volta sta sommergendo il popolo, cercando di catturarne l’attenzione con una retorica rivoluzionaria avvolta da un eclettismo ideologico fatto di gandhiana “Ahimsa e Swaraj” e della politica “socialista” di Jayaprakash Narain e la sua “democrazia diretta partecipativa” delle ONG.
Nonostante che nei 65 anni di “indipendenza” si siano svolte tante elezioni e diversi governi si sono avvicendati, la realtà è che ancora oggi i bisogni fondamentali del popolo, come cibo, vestiario, alloggio, istruzione e assistenza sanitaria, sono inaccessibili. Le masse oppresse, che sono il 95% della popolazione, vivono quotidianamente povertà, analfabetismo, disoccupazione, aumento dei prezzi, malattie, morte per fame, corruzione ecc.. Il 77 % della popolazione vive con meno di 20 rupie al giorno. Dall’altra parte, la grande borghesia e i grandi proprietari terrieri godono enormi quantità di ricchezze. Le cento aziende più grandi, di proprietà di vampiri quali Ambani, Tata, Birla, Mittal, Jindal ecc., assommano il 25% del PIL del nostro paese. Il divario tra ricchi e poveri è aumentato oltre ogni immaginazione. La corruzione e malaffare sono cresciute a passo forzato. Le leggi scritte per attenuare e prevenire queste differenze sociali e non sono applicate sulle classi ricche. Il risultato è la crescita delle turbolenze sociali. L’oppressione dello sciovinismo religioso della Hindutva Sangh Parivar sulle altre minoranze religiose e l’ oppressione delle caste superiori Hindutva braminiche sui dalit di tutto il paese si sono accentuate. La repressione delle lotte di liberazione nazionali, in Kashmir, Asom e Manipur aumenta di giorno in giorno. Come risultato di decenni di lotte del popolo Telangana, il parlamento ha dovuto dare la sua approvazione alla formazione di uno stato separato del Telangana. Ma si reprimono ancora senza pietà le aspirazioni a stati separati di Bodoland, Gorkhaland ecc. Agli adivasi continuano a essere negati i diritti a Jal-Jungle-Zameen-Adhikar!. Le donne continuano a essere calpestate da una feroce cultura imperialista e feudale.
Mentre il governo UPA guidato dal Congresso nei cinque anni del suo mandato ha attuato a ritmo accelerato la seconda fase delle riforme economiche, a continuazione delle politiche di liberalizzazione, privatizzazione e globalizzazione (LPG), su pressione degli imperialisti e dei grandi capitalisti del nostro paese, impantanati nella crisi economica mondiale, la situazione di tutti i settori del nostro paese è peggiorata. Sono stati firmati innumerevoli protocolli d’intesa con le multinazionali e le grandi aziende nazionali, aprendo le porte allo sfruttamento indiscriminato e consegnando loro le ricchezze naturali del nostro paese. In palese violazione del 5° Piano, del PESA ecc., della Costituzione nelle aree adivasi, in diverse aree del paese vengono imposti in punta di fucile i gram sabha (forme tradizionali di governo locale, ndt) con contadini e adivasi costretti a dare il loro consenso all’acquisto delle loro terre e a subire giganteschi piani di evacuazione di massa. A causa delle politiche fallimentari del governo, la produzione industriale nel nostro paese è in sofferenza e centinaia di migliaia di lavoratori sono gettati sul lastrico. Il carico di lavoro sui lavoratori è aumentato. I salari reali sono precipitati. Il numero di lavoratori informali, fuori della protezione del diritto del lavoro, è aumentato. Sono state decise politiche che hanno consegnato il piccolo commercio alle imprese imperialiste. Il settore agricolo è stato gradualmente consegnato alle grandi imprese, che hanno fatto sprofondare l’agricoltura in una grave crisi. Aumento dei costi di produzione, assenza di aiuti pubblici in forma di prestiti, ecc. e mancata garanzia di un prezzo minimo, hanno portato a suicidi di contadini su scala di massa. La vita del popolo è diventata insopportabile, per i prezzi alle stelle dei beni di consumo e i ripetuti aumenti dei prezzi di benzina e gasolio. La privatizzazione dell’istruzione e della sanità le ha rese una chimera per la gente comune. La corruzione ha raggiunto i massimi livelli di sempre, con i grandi scandali 2G spectrum, Giochi del Commonwealth, Coal-gate ecc. Diversi politici della classe dominati, comitati di affari, funzionari governativi e militari hanno divorato miliardi di rupie di proprietà del popolo. Questi banditi hanno spudoratamente ammassato miliardi di dollari nelle banche svizzere.
I piani adottati dal governo UPA e osannati come la realizzazione da parte di Sonia Gandhi del sogno del “Garibi Hatao” (abolire la povertà, ndt) di Indira Gandhi, sono caduti nel ridicolo, con forte puzza di corruzione. In realtà, lo slogan dello scorso anno delle riforme agrarie è scomparso completamente. Causati da politiche anti-ecologiche, si ripetono disastri naturali, come quello in Uttarakhand, piogge e cicloni fuori stagione che provocano pesanti perdite per il popolo. Le ultime leggi approvate in materia di “acquisizione di suoli”, “sicurezza alimentare” e “Nirbhaya” (il nome fittizio dato pubblicamente alla studentessa stuprata in autobus a Dheli, ndt), servono sia a ricucire gli interessi di imperialisti e classi dominanti sfruttatrici, sia a gettare fumo negli occhi.
Il governo UPA ha contato su militari, paramilitari, polizia e commando speciali e sulle agenzie di intelligence come IB, NIA e SIB, per reprimere le masse che si ribellano contro le politiche antipopolari e per consolidare il suo potere lanciando attacchi con metodi fascisti. Si restringono i diritti civili e lo stesso diritto alla vita. Le forze nemiche perpetrano massacri di centinaia di adivasi, dalit, altre masse oppresse e di attivisti rivoluzionari, nelle zone in cui esiste un movimento rivoluzionario guidato dal nostro partito. In applicazione della “sicurezza a tappeto”, tutte le aree dei diversi stati in cui c’è movimento sono state trasformate in campi militari delle truppe nemiche. Migliaia di persone innocenti, attivisti e dirigenti rivoluzionari sono messi in carcere. Da un lato strillano: “i guerriglieri maoisti che esercitano la violenza nelle foreste non hanno nessuna ideologia”, dall’altro cercano di tenere sotto controllo gli intellettuali, dicendo: “gli ideologi maoisti nelle città, che continuano ad alimentare l’ideologia maoista, sono più pericolosi dei guerriglieri”. Cercano così di isolare gli intellettuali progressisti, gli scrittori, i giovani e gli studenti del movimento rivoluzionario e di metterli contro di essa. In questo, anche i governi del BJP, del fronte della sinistra e gli altri governi statali collaborano con il governo dell’UPA. Negli ultimi dieci anni il BJP ha sostenuto il governo UPA su tutte le principali politiche da esso attuate. L’unica differenza era nei seggi che occupavano, al governo o all’opposizione. Tutte le loro accuse e contro-accuse che si lanciano hanno lo scopo di ingannare il popolo. Quale che sia il partito al potere, non c’è stata molta differenza tra i governi centrali e statali in questa materia. La repressione non è limitata alle regioni in cui c’è il movimento maoista. Le lotte anti-POSCO, contro la centrale nucleare di Kudamkulam, ne sono vivi esempi. Sotto il governo UPA è cresciuta l’egemonia degli imperialisti americani nella sfera economica, politica, militare e culturale e l’intervento delle loro agenzie di intelligence. Le rivelazioni di Wikileaks hanno fatto sapere che quasi centomila soldati e ufficiali americani stanziano clandestinamente nel nostro paese e forniscono ogni tipo di supporto e aiuto diretto e indiretto per imporre il fascismo sul popolo.
Il Congresso, ininterrottamente al potere da dieci anni, ha seguito la sua politiche filo-imperialista, pro borghesia compradora e burocratica e pro latifondisti ed è responsabile delle condizioni di vita strazianti del popolo, del disastro economico del paese e dei massacri di migliaia di attivisti dei vari movimenti popolari democratici e rivoluzionari, della persecuzione delle minoranze religiose marchiate come “terroristi”. Detiene il triste primato di essere stato protagonista del più alto numero di truffe per corruzione nella storia parlamentare del nostro paese. Si conseguenza, si è guadagnato il profondo odio del popolo. Per sfuggire a questo e ingannare il popolo, il Congresso agita il suo slogan principale, il “Bharat Nirman” (piano di sviluppo delle infrastrutture rurali, ndt), indicando lo “sviluppo” realizzato nei dieci anni di governo e le leggi anti-corruzione, sull’acquisizione dei suoli, la sicurezza alimentare e Nirbhaya, e i piani di assistenza sociale adottati. Il Congresso ha detenuto il potere centrale e nella maggior parte degli stati per la maggior parte tempo dal 1947 a oggi. Essendo stato al potere per così tanto tempo, è stato il principale responsabile delle politiche antipopolari che sono state formulate ed attuate. Sotto il suo governo hanno avuto luogo massacri delle minoranze religiose, in particolare quello dei sikh nel 1984. Anche se fu il Sangh Parivar direttamente responsabile della distruzione della Babri Masjid, fu il Congresso, dal governo centrale, a tirare le fila di quella tragedia. È stato il principale responsabile della repressione delle giuste lotte di liberazione nazionale in Kashmir e di quella attuale nel Nord Est, massacrando decine di migliaia di giovani per mano delle sue forze militari. Ha applicato tutte queste politiche antipopolari con l’aiuto degli altri partiti parlamentari, quando era al governo, e in collusione con le altre coalizioni di governo, quando non lo era. Chi altri, se non il Congresso, sarebbe il principale responsabile per le condizioni insopportabili degli operai, dei contadini, dei settori piccolo-borghesi, delle nazionalità oppresse, dei dalit, degli adivasi, delle minoranze religiose, delle donne, dei piccoli e medi capitalisti nel nostro paese? Il popolo non è tanto ingenuo da credere al suo “Bharat Nirman”, ai cosiddetti piani di welfare, alle finte mosse anticorruzione.
L’attacco principale del BJP è sulla corruzione del governo del Congresso. È ben chiaro che su nessuno dei principali problemi del popolo e del paese ha politiche fondamentalmente diverse da quelle del Congresso e che in ogni campo applica le stesse prassi di corruzione, tradimento e dittatura. Dopo il direttivo RSS, BJP ha presentato il fondamentalista indù e genocida Narendra Modi come suo candidato premier. Dietro il modello di “Gujarat Vikas” (sviluppo Gujarat, lo stato di cui Modi e capo del governo) nasconde un programma nazionalista indù e schiera intorno Modi tutta la macchina del partito per riconquistare il governo centrale. Modello “Gujarat Vikas” significa terrorizzare le minoranze musulmana e cristiana, derubandole delle loro proprietà, cacciandole dalle loro case o sottomettendole attraverso massacri e le innumerevoli atrocità commesse contro le minoranze religiose musulmane insieme cui si aggiungono le atrocità contro le minoranze religiose cristiane; significa trasformare l’intero stato in una piattaforma per gli investimenti delle multinazionali, della grande borghesia, e aprire le porte allo sfruttamento e oppressione senza fine. Conquistando il potere in queste elezioni, Sangh Parivar e BJP mirano a imporre in tutto il paese questo modello hitleriano travestito da “Vikas” (sviluppo). Il Congresso ha già ottenuto il potere nelle due tornate precedenti e si è guadagnato la profonda ira del popolo. Perciò le classi dominanti e gli imperialisti americani stanno sostenendo apertamente la candidatura di Modi alla carica di primo ministro, il quale imporrà senza pietà il loro programma. Di conseguenza, i principali media fanno propaganda per Modi su vasta scala. Il suo tentativo di vincere alle elezioni a Delhi portandovi la divisione religiosa attraverso gli scontri religiosi di Muzaffarnagar indica il suo vero volto fascista. La dichiarazione di Rajnath Singh, a pochi giorni delle date elettorali, in cui ha annunciato ai musulmani le sue scuse “se in qualche luogo è stato fatto loro qualcosa di sbagliato” non è che una trucco per nascondere il massacro di musulmani perpetrato da Modi in Gujarat e guadagnare il loro voto. Ma come possono le minoranze religiose musulmane e cristiane dimenticare i massacri, le discriminazioni, la repressione e il nazionalismo che hanno subito per mano del Sangh Parivar dal 1947 fino alla recente strage di Muzaffarnagar? I pogrom e le persecuzioni delle minoranze religiose perpetrate sotto Modi in Gujarat hanno incontrato opposizione e proteste senza precedenti, non solo in Gujarat ma in tutto il nostro paese. Anche se saliranno al potere, i fascisti indù dovranno affrontare a livello nazionale la resistenza attiva delle minoranze musulmane e cristiane, e delle forze democratiche rivoluzionarie. Questo sarebbe il compito principale di queste forze in quel caso.
L’AAP che è nata e cresciuta sul retroterra delle ONG e coi fondi e il sostegno di imperialisti e NRI (indiani all’estero), non mette in discussione le radici di questo sistema e dei i problemi fondamentali del popolo ma evoca le gesta di Gandhi come soluzioni dei problemi della gente. Non porta alcuna soluzione ai problemi di fondo delle classi oppresse, del popolo e dei settori schiacciati da sfruttamento e oppressione. Funge da valvola di sicurezza per deviare la rabbia del popolo in eruzione verso soluzioni pacifiche e parlamentari e cerca di speculare su questo.
I problemi reali del popolo non entrano mai nelle discussioni in parlamento e nelle altre assemblee elettive, che sono controllate da imperialisti, borghesia compradora e burocratica e grandi proprietari terrieri. Qual è lo spazio per la democrazia in questo sistema, dove i voti si possono comprare con denaro, liquori, solleticando sentimenti religiosi e di casta? È ridicolo chiamare questa democrazia, quando criminali, banditi e politici notoriamente corrotti vincono le elezioni. In realtà, se guardiamo alla storia, vediamo che i problemi del popolo sono sempre stati risolti grazie alle lotte de popolo, con la lotta do classe e la guerra popolare di lunga durata, non attraverso le assemblee parlamentari.
Dato che ogni volta le elezioni finiscono in farsa, la Commissione elettorale indiana ha promesso di rafforzare la democrazia in queste elezioni e sta cercando di attuare varie riforme, secondo gli orientamenti espressi dalla Corte Suprema. Come parte di questo rafforzamento della democrazia, la Corte suprema ha emesso disposizioni per dare agli elettori il “diritto al rifiuto”. In seguito a ciò, nelle elezioni alle assemblee statali del 2013 in cinque stati è stata introdotta per la prima volta l’opzione NOTA (nessuno di questi). Ora, per queste elezioni Loksabha, questa opzione è stata introdotta in tutto il paese. In realtà, l’opzione NOTA sopprime il “diritto di revoca” dei rappresentanti eletti che il popolo dovrebbe legittimamente avere. Se davvero vogliono riconoscere il “diritto al rifiuto”, allora perché stanno distribuendo centinaia di migliaia di truppe armate governative nelle aree in cui il nostro partito ha fatto appello a boicottare le urne e, col preteso di svolgere “elezioni libere e corrette”, realizzano attacchi, perquisizioni, arresti, falsi scontri e stragi?
Il grande maestro marxista Lenin, nel suo Stato e Rivoluzione, ha scritto: “Le elezioni si tengono per decidere una volta ogni tanti anni quale membro della classe dominante sarà quello che reprimerà e schiaccerà il popolo attraverso il Parlamento, questa è la vera essenza del parlamentarismo borghese, non solo nelle monarchie parlamentari-costituzionali, anche nelle repubbliche più democratiche” Ciò vale ancor di più per il nostro paese semi-coloniale, semi-feudale, che pretende di essere “la più grande democrazia del mondo”. Ecco perché nessuno tra le masse oppresse crede che la sua vita possa cambiare o che ci possa essere cambiamento fondamentale in questo sistema attraverso queste elezioni. In tutte le elezioni svoltesi finora nel nostro paese, un numero considerevole di elettori si è andato allontanando dal voto. I partiti più forti occupano con la forza i seggi elettorali coi loro scagnozzi e fanno brogli. Anche quelli che votano non lo fanno nella convinzione che queste elezioni possa giovare loro. Votano solo per questioni locali o per pressioni o allettati dalla casta, religione, regionalismo, denaro, liquori, minacce ecc. In questo sistema parlamentare farsa non c’è alternativa per il popolo.
Tutti i maggiori partiti che si presentano alle elezioni sono asserviti agli imperialisti e rappresentano classi dominanti sfruttatrici indiane. Tutti questi partiti sono per natura antipopolari, infidi, corrotti, oppressori, reazionari e fascista. Servono gli interessi dell’imperialismo, della borghesia compradora e burocratica, della classe grandi latifondisti. L’obiettivo di questi partiti è mantenere intatto il sistema semi-feudale semi-coloniale indiano e schiacciare tutti i movimenti democratici e rivoluzionari. Si uniscono per sopprimere il nostro partito, il PCI (maoista), che sta emergendo come alternativa a tutto questo, la rivoluzione di nuova democrazia che esso guida e gli organi embrionali del nuovo potere politico che rappresentano la Repubblica Federale Democratica del popolo indiano, basata sulla vera democrazia e indipendenza. Anche se questi partiti compradori si dimenano per il potere nel porcile del parlamento e si azzannano l’un l’altro come cani da combattimento per la loro parte di bottino, quando si tratta di schiacciare il movimento rivoluzionario, etichettandolo come la “minaccia più grave per la sicurezza interna” del nostro paese, sono d’accordo. Seguendo la strategia e tattica della guerra a bassa intensità dettata dagli USA, hanno scatenato una feroce offensiva su più fronti. Le loro subdole proposte di colloqui di pace e piani di riforme hanno lo scopo a distogliere il popolo e i democratici e proseguire con un’ulteriore pesante offensiva contro movimento rivoluzionario. L’offensiva nazionale su più fronti scatenata a metà del 2009 dal governo centrale in combutta col BJP e insieme ai diversi governi statali col nome di Operazione Green Hunt - guerra al popolo - è parte di questo. Attraverso la repressione, cercano, senza riuscirci, di preservare questo marcio sistema di sfruttamento. Ma, in una situazione in cui le condizioni rivoluzionarie stanno maturando giorno dopo giorno, sono condannati ad essere spazzati via dal popolo.
L’attuale sistema di sfruttamento non può essere trasformato con le elezioni. Né queste possono risolvere i problemi fondamentali del popolo. Non possono soddisfatte neanche i loro bisogni elementari. Tutti i partiti elettorali sono morti per la vera democrazia, l’autonomia e la sovranità del nostro paese. Nessuno di loro ha la qualità morale per chiedere al nostro popolo di votare per loro. Ecco perché il nostro partito fa appello a tutto il popolo dell’India a boicottare queste false elezioni parlamentari e delle assemblee statali e ad avanzare lungo la via della guerra popolare di lunga durata per la vittoria della rivoluzione di nuova democrazia, combattuta sull’ asse della rivoluzione agraria, sulla base di “la terra a chi la lavora”, per la costruzione della repubblica federale democratica del popolo indiano. Questo nuovo stato democratico sarà la dittatura democratica del popolo, esercitata dal fronte unito che comprende il proletariato, i contadini, la piccola borghesia e la borghesia nazionale, sotto la direzione del proletariato basata sull’alleanza operai-contadini per liberare il nostro paese dalle grinfie degli imperialisti, della borghesia compradora e burocratica e dei grandi proprietari terrieri.

(Abhay)
Portavoce,

Comitato Centrale, PCI (maoista)