giovedì 10 aprile 2014
pc 10 aprile - Thissenkrupp - NOI NON DIMENTICHIAMO NULLA! 24 aprile presidio a Roma
APPELLO ALLA MOBILITAZIONE E PRESENZA,
24 APRILE ORE 10 PRESIDIO ASSEMBLEA
A PIAZZA CAVOUR IN CONCOMITANZA
SENTENZA CASSAZIONE THYSSENKRUPP...
promuove Rete Naz. salute e sicurezza sul lavoro e
sui territori e Comitato 5 Aprile di Roma
Roma, 10 aprile 2014
Comunicato
radio stampa – per pubblicazione, diffusione e divulgazione, grazie
24 APRILE DALLE ORE 10, A ROMA PRESIDIO A PIAZZA CAVOUR
(davanti alla Corte di Cassazione) IN CONCOMITANZA CON LA SENTENZA SUL CASO
THYSSENKRUPP, promosso da RETE NAZIONALE SALUTE E SICUREZZA SUL LAVORO E SUI
TERRITORI, dal COMITATO 5 APRILE di Roma e da ex lavoratori Thyssenkrupp.
APPELLO A DELEGATI-E DI POSTO DI LAVORO, RLS,
ASSOCIAZIONI DI GIURISTI, ASSOCIAZIONI E ORGANIZZAZIONI SINDACALI, FORZE
POLITICHE E MOVIMENTI DI LOTTA A PARTECIPARE AL PRESIDIO - ASSEMBLEA E A
SOSTENERE LE MOBILITAZIONI SU SALUTE E SICUREZZA.
Noi non dimentichiamo nulla, giustizia per le vittime della strage operaia della Thyssenkrupp di Torino e le loro famiglie.
Il Comitato 5 Aprile di Roma, nodo locale della Rete nazionale per la salute e la sicurezza sui posti di lavoro e sui territori, fa propria la necessità di un momento di presenza con un presidio , con riunione e “microfono aperto” per interventi e testimonianze, in occasione della sentenza della Corte di Cassazione sul caso della strage operaia con 7 morti della Thyssen di Torino,soprattutto per segnalare il forte rischio di un “colpo di spugna” degli effetti della sentenza di primo grado, già ridotta in appello, che potrebbe portare a conclusioni di parziale impunità per i reali responsabili di questa ennesima e grave strage sul lavoro e del lavoro
Il Comitato 5 aprile e la stessa Rete nazionale sostengono e fanno proprie gli appelli alla MOBILITAZIONE IL 24 APRILE A ROMA, lanciato dal comitato ex lavoratori della Thyssenkrupp, che in
molte occasioni assieme all’Associazione “Legami d’Acciaio” dei familiari della strage di Torino, hanno fermamente denunciato che in caso di ulteriore riduzione dei capi di imputazione nei gradi di merito di giudizio e di sentenza favorevole in Cassazione agli imputati, si creerebbe un pessimo precedente non
solo giudiziario, ma un rischio per altre sentenze rilevanti, come quella sempre in Cassazione sul caso ETERNIT di Casale Monferrato o come nei processi in corso per la strage ferroviaria di
VIAREGGIO o dell’ILVA di TARANTO…
PRETENDIAMO VERITA’ E GIUSTIZIA ANCHE NEI
PROCESSI, NESSUNA IMPUNITA’ PER I PADRONI ASSASSINI e chi protegge il profitto, sulla pelle di chi lavora e sulle loro famiglie.
La Rete nazionale e il Comitato 5 Aprile di Roma, continuano a battersi per ottenere la piena applicazione di tutte le disposizioni di tutela della salute e della sicurezza sui posti di lavoro e sui territori “inquinati”, per la corretta applicazione delle disposizioni comunitarie di miglior favore rispetto alle tante e troppe deroghe e
modifiche in materia, con lo svuotamento progressivo del decreto legislativo 81 del 2008
nei suoi effetti sostanziali di tutela e di deterrente da condotte e atti di inadempienza dei datori di lavoro pubblici e privati, per potenziare le agibilità, funzioni e ruolo dei rappresentanti dei lavoratori (e delle lavoratrici) per la sicurezza RLS, la cui attività è sempre più limitata e circoscritta rispetto
alla sua funzione originaria.
Il comitato 5 Aprile, esprime la sua piena solidarietà ai ferrovieri oggetto di continue contestazioni e sanzioni
disciplinari, ai licenziamenti effettuati dalle Ferrovie, la Rete nazionale prosegue la sua attività di informazione e segnalazione sulla IN-SICUREZZA NELLE SCUOLE e nei posti di lavoro, anche a seguito delle altre
2 morti sul lavoro a Molfetta e a Ravenna dei giorni scorsi.
Comitato 5 Aprile di Roma – nodo locale dellaRETE nazionale salute e sicurezza sul lavoro e sui territori
Riferimento
Comitato 5 aprile circolotlc@hotmail.com, usicons.roma@gmail.com,
sede presso Associazione Usicons onlus Largo G. Veratti 25 Roma fax 06 77201444
Email riferimento RETE NAZIONALE
bastamortesullavoro@gmail.com
mailing list
bastamortesullavoro@domeus.it,
blog
http://bastamortesullavoro.blogspot.com
24 APRILE ORE 10 PRESIDIO ASSEMBLEA
A PIAZZA CAVOUR IN CONCOMITANZA
SENTENZA CASSAZIONE THYSSENKRUPP...
promuove Rete Naz. salute e sicurezza sul lavoro e
sui territori e Comitato 5 Aprile di Roma
Roma, 10 aprile 2014
Comunicato
radio stampa – per pubblicazione, diffusione e divulgazione, grazie
24 APRILE DALLE ORE 10, A ROMA PRESIDIO A PIAZZA CAVOUR
(davanti alla Corte di Cassazione) IN CONCOMITANZA CON LA SENTENZA SUL CASO
THYSSENKRUPP, promosso da RETE NAZIONALE SALUTE E SICUREZZA SUL LAVORO E SUI
TERRITORI, dal COMITATO 5 APRILE di Roma e da ex lavoratori Thyssenkrupp.
APPELLO A DELEGATI-E DI POSTO DI LAVORO, RLS,
ASSOCIAZIONI DI GIURISTI, ASSOCIAZIONI E ORGANIZZAZIONI SINDACALI, FORZE
POLITICHE E MOVIMENTI DI LOTTA A PARTECIPARE AL PRESIDIO - ASSEMBLEA E A
SOSTENERE LE MOBILITAZIONI SU SALUTE E SICUREZZA.
Noi non dimentichiamo nulla, giustizia per le vittime della strage operaia della Thyssenkrupp di Torino e le loro famiglie.
Il Comitato 5 Aprile di Roma, nodo locale della Rete nazionale per la salute e la sicurezza sui posti di lavoro e sui territori, fa propria la necessità di un momento di presenza con un presidio , con riunione e “microfono aperto” per interventi e testimonianze, in occasione della sentenza della Corte di Cassazione sul caso della strage operaia con 7 morti della Thyssen di Torino,soprattutto per segnalare il forte rischio di un “colpo di spugna” degli effetti della sentenza di primo grado, già ridotta in appello, che potrebbe portare a conclusioni di parziale impunità per i reali responsabili di questa ennesima e grave strage sul lavoro e del lavoro
Il Comitato 5 aprile e la stessa Rete nazionale sostengono e fanno proprie gli appelli alla MOBILITAZIONE IL 24 APRILE A ROMA, lanciato dal comitato ex lavoratori della Thyssenkrupp, che in
molte occasioni assieme all’Associazione “Legami d’Acciaio” dei familiari della strage di Torino, hanno fermamente denunciato che in caso di ulteriore riduzione dei capi di imputazione nei gradi di merito di giudizio e di sentenza favorevole in Cassazione agli imputati, si creerebbe un pessimo precedente non
solo giudiziario, ma un rischio per altre sentenze rilevanti, come quella sempre in Cassazione sul caso ETERNIT di Casale Monferrato o come nei processi in corso per la strage ferroviaria di
VIAREGGIO o dell’ILVA di TARANTO…
PRETENDIAMO VERITA’ E GIUSTIZIA ANCHE NEI
PROCESSI, NESSUNA IMPUNITA’ PER I PADRONI ASSASSINI e chi protegge il profitto, sulla pelle di chi lavora e sulle loro famiglie.
La Rete nazionale e il Comitato 5 Aprile di Roma, continuano a battersi per ottenere la piena applicazione di tutte le disposizioni di tutela della salute e della sicurezza sui posti di lavoro e sui territori “inquinati”, per la corretta applicazione delle disposizioni comunitarie di miglior favore rispetto alle tante e troppe deroghe e
modifiche in materia, con lo svuotamento progressivo del decreto legislativo 81 del 2008
nei suoi effetti sostanziali di tutela e di deterrente da condotte e atti di inadempienza dei datori di lavoro pubblici e privati, per potenziare le agibilità, funzioni e ruolo dei rappresentanti dei lavoratori (e delle lavoratrici) per la sicurezza RLS, la cui attività è sempre più limitata e circoscritta rispetto
alla sua funzione originaria.
Il comitato 5 Aprile, esprime la sua piena solidarietà ai ferrovieri oggetto di continue contestazioni e sanzioni
disciplinari, ai licenziamenti effettuati dalle Ferrovie, la Rete nazionale prosegue la sua attività di informazione e segnalazione sulla IN-SICUREZZA NELLE SCUOLE e nei posti di lavoro, anche a seguito delle altre
2 morti sul lavoro a Molfetta e a Ravenna dei giorni scorsi.
Comitato 5 Aprile di Roma – nodo locale dellaRETE nazionale salute e sicurezza sul lavoro e sui territori
Riferimento
Comitato 5 aprile circolotlc@hotmail.com, usicons.roma@gmail.com,
sede presso Associazione Usicons onlus Largo G. Veratti 25 Roma fax 06 77201444
Email riferimento RETE NAZIONALE
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mercoledì 9 aprile 2014
pc 9 aprile - L'Aquila e il potere militar-padronale
Lacrime di coccodrillo dal comune di L'Aquila, che prima chiede più militarizzazione poi chiede il risarcimento ai corrotti dell'ES, come se questi fossero delle semplici mele marce.
Marcio è il sistema e quelli che ne stanno a capo, con tutti i loro servi.
Marcio è anche il Comune di L'Aquila e il sindaco che lo rappresenta, per il quale il Ministero della difesa ha autorizzato, solo per il 2013, una spesa fino a euro 2.200.000 per "servizi di vigilanza e protezione", nella disponibilità degli uffici speciali per la ricostruzione, alla voce "per la gestione dell'ordine pubblico".
L'ordine pubblico, evidentemente, sono i senza tetto e i senza reddito, che neanche potrebbero occupare i map inagibili perchè sotto sequestro!
Map scadenti, L'Aquila vuole il risarcimento danni
La giunta ha autorizzato la costituzione di parte civile contro gli imputati Le strutture di Cansatessa, San Vittorino e Collebrincioni furono evacuate
di Giampiero Giancarli
L’AQUILA. Il Comune chiede i danni agli imputati nel procedimento penale per la realizzazione di Map scadenti per il quale sono sotto accusa sette persone con udienza dal gup Marco Billi l’11 giugno.
Un’inchiesta che suscitò non poco clamore, visto che l’amministrazione comunale, sulla scorta di un atto del gip nel quale si assicurava la pericolosità delle strutture, fu costretta a trasferire altrove i residenti dei moduli abitativi provvisori in questione che erano localizzati in alcune frazioni: Cansatessa, San Vittorino e Collebrincioni, con comprensibili rimostranze di decine di famiglie costrette a traslochi tutt’altro che graditi.
Tra le contestazioni che il Comune muove in riferimento alla costituzione c’è soprattutto quella riguardante un falso. Si contesta, ma non è un’imputazione mossa a tutti, di avere predisposto una documentazione a supporto dell’ultimo Sal (stato di avanzamento lavori) in modo da permettere alla società mandataria di vedersi riconosciuto un ritardo nella consegna dei Map di soli tre giorni al posto dei venti effettivi evitando in tal modo alla medesima società di pagare consistenti penali. La costituzione di parte civile, oltre alla possibilità di partecipare all’udienza preliminare, è finalizzata, appunto, a chiedere i danni. Il Comune, dunque, su delibera di giunta immediatamente eseguibile, ha preso la decisione di entrare nel procedimento nei confronti dei seguenti accusati: Rocco Ragone, Luigi Giammarino, Maria Savini, Mauro Rinvenuto, Alvaro Tollis, Massimo Di Donato, Giancarlo Di Bartolomeo.
Il principale sospettato è l’ex maresciallo dell’Esercito Rocco Ragone, accusato di reati abbastanza pesanti compresa la corruzione.
L’AQUILA. Il Comune chiede i danni agli imputati nel procedimento penale per la realizzazione di Map scadenti per il quale sono sotto accusa sette persone con udienza dal gup Marco Billi l’11 giugno.
Un’inchiesta che suscitò non poco clamore, visto che l’amministrazione comunale, sulla scorta di un atto del gip nel quale si assicurava la pericolosità delle strutture, fu costretta a trasferire altrove i residenti dei moduli abitativi provvisori in questione che erano localizzati in alcune frazioni: Cansatessa, San Vittorino e Collebrincioni, con comprensibili rimostranze di decine di famiglie costrette a traslochi tutt’altro che graditi.
Tra le contestazioni che il Comune muove in riferimento alla costituzione c’è soprattutto quella riguardante un falso. Si contesta, ma non è un’imputazione mossa a tutti, di avere predisposto una documentazione a supporto dell’ultimo Sal (stato di avanzamento lavori) in modo da permettere alla società mandataria di vedersi riconosciuto un ritardo nella consegna dei Map di soli tre giorni al posto dei venti effettivi evitando in tal modo alla medesima società di pagare consistenti penali. La costituzione di parte civile, oltre alla possibilità di partecipare all’udienza preliminare, è finalizzata, appunto, a chiedere i danni. Il Comune, dunque, su delibera di giunta immediatamente eseguibile, ha preso la decisione di entrare nel procedimento nei confronti dei seguenti accusati: Rocco Ragone, Luigi Giammarino, Maria Savini, Mauro Rinvenuto, Alvaro Tollis, Massimo Di Donato, Giancarlo Di Bartolomeo.
Il principale sospettato è l’ex maresciallo dell’Esercito Rocco Ragone, accusato di reati abbastanza pesanti compresa la corruzione.
pc 9 aprile - Presidio al tribunale di Teramo per Chiara, per tutti i no tav
Chiara, Claudio, Niccolò e Mattia liberi!
LIBERI TUTTI!
Il vero terrorista è lo stato dei padroni, contro il suo terrore c'è una sola soluzione:
RIVOLUZIONE!
TERAMO. Tensione nel palazzo di giustizia di Teramo, presidiato già dalle prime ore di stamattina dalle forze dell’ordine perché si prevedeva potessero arrivare, in occasione di un processo che vede coinvolta l’attivista No Tav Chiara Zenobi, esponenti dell’area anarco-insurrezionalista. I quali – una ventina – sono puntualmente arrivati, inscenando una sorta di manifestazione davanti all’aula in cui era in corso l’udienza.
Urla, applausi e l’esposizione di striscioni No Tav: così gli “antagonisti” arrivati a Teramo da diverse regioni del centro-sud hanno manifestato la propria solidarietà a Chiara Zenobi, originaria di Tortoreto, arrestata l’anno scorso nell’ambito di un’operazione nazionale contro i No Tav. Zenobi è a processo insieme ad altri dieci esponenti dell’area anarco-insurrezionalista teramana che, nel maggio del 2011, impedirono con la forza una manifestazione organizzata in piazza dalla Lega Nord ad Alba Adriatica.
Urla, applausi e l’esposizione di striscioni No Tav: così gli “antagonisti” arrivati a Teramo da diverse regioni del centro-sud hanno manifestato la propria solidarietà a Chiara Zenobi, originaria di Tortoreto, arrestata l’anno scorso nell’ambito di un’operazione nazionale contro i No Tav. Zenobi è a processo insieme ad altri dieci esponenti dell’area anarco-insurrezionalista teramana che, nel maggio del 2011, impedirono con la forza una manifestazione organizzata in piazza dalla Lega Nord ad Alba Adriatica.
pc 9 aprile - GLI OPERAI CI SONO, ECCOME!
I pennivendoli al servizio dell'imperialismo hanno speso e spendono fiumi di parole, fanno interventi, per sostenere la scomparsa o riduzione ai minimi termini della classe operaia - o meglio degli “operai”, visto che la parola “classe” è proprio stata cancellata e guai a chi osa pronunciarla.
I
più “tattici”, fanno una operazione apparentemente inversa ma
che conduce allo stesso risultato, estendono a più non posso il
concetto di operai, li trasformano, li mischiano insieme ad altre
figure non proletarie di lavoratori, per affermare che “siamo tutti
genericamente lavoratori”, e quindi costoro di fatto giungono allo
stesso scopo di dire che la classe operaia non esiste più, è un
concetto che non corrisponderebbe più ad una realtà.
Questo
non ha solo conseguenza sul piano di una corretta analisi economica
marxista, ma anche e soprattutto sul piano politico: se la classe
operaia non ha più la centralità di prima, viene meno la strategia
rivoluzionaria basata sul ruolo centrale e dirigente della classe
operaia, così come la necessità del partito proletario, il partito
comunista marxista-leninista-maoista come reparto d'avanguardia della
classe operaia.
Questo
dimostra più di tante parole che la vulgata sulla scomparsa degli
operai è parte dell'azione della borghesia per “cancellare”
quello che resta nel 21° secolo il “becchino” del capitale. Ad
essa fa da “compagna di strada” l'ottica di intellettualini
borghesi che guardano alla realtà da e con una prospettiva
inevitabilmente imperialista, occidentale, di fatto ristretta che
guarda dal e nel “cortile” delle cittadelle imperialiste e non è
in grado di comprendere il nuovo immenso proletariato che è
cresciuto e cresce nel mondo, dal sud est asiatico, all'Africa, ecc;
pensa di guardare il mondo ma vede solo il proprio “buco”.
Mai
come oggi queste affermazioni secondo cui gli operai sono una classe
in calo sono false, sono totalmente arbitrarie, e si scontrano con
una realtà che invece mostra che non solo gli operai ci sono, sono
vivi e vegeti, ma essi a livello mondiale sono nettamente aumentati.


Nel 2012 gli operai stanno raggiungendo i 2 miliardi. C'è un continuo trasferimento dalle campagne alle città: “nella seconda metà del secolo scorso i flussi netti dalle campagne di tutto il mondo sono cresciuti anno dopo anno, dai 17 milioni/anno nel 1950 ai 35 milioni/anno del 2000, e nel 1° decennio del XXI secolo 40 milioni/anno. In questa urbanizzazione l'Asia copre quasi due terzi, mentre emerge l'Africa con un quarto del totale, e marginale è divenuto il contributo del vecchio mondo... se l'Europa delle città è raddoppiata, l'Asia è diventata 7 volte più urbana. ”
I capisaldi sono
rappresentati: dalla Cina che ha doppiato il capo del 50% di urbani,
Indonesia (44%), Pakistan (36%), India (30%), Bangladesh (28%);
mentre l'Africa nel suo complesso è attestata al 40%”.
“Dietro queste cifre
c'è la crescita del numero di fabbriche e degli stabilimenti e dei
connessi servizi, dei sistemi di trasporto, della produzione e
distribuzione di energia e tutto quanto di altro vi è strettamente
legato”.
(dal
libro: 'Due miliardi di salariati - la nostra classe nel mondo' di
Piermaria Davoli).
pc 9 aprile: Vogliono l'impunità per continuare ad avvelenare e minacciano di mettere il bavaglio alla stampa...
Bussi diffida del comune ai
giornali: “Vietato accostare il paese alla discarica”
Il consiglio comunale approva un ordine del giorno
proposto da un consigliere Pd che mira a tutelare il "buon nome"
della cittadina contro l'accostamento ai veleni della Montedison. Come se a
Taranto si dovesse parlare di Ilva senza nominare la città
Il Comune di
Bussi se la prende coi giornalisti. Con un ordine del giorno approvato ieri, il
consiglio comunale ha deciso di diffidare tutti i media nazionali
e locali dal pubblicare il nome del paese, Bussi appunto, insieme a
quello della megadiscarica Montedison che ha contaminato l’acqua bevuta
da 700mila persone in tutta la Valpescara. E’ un po’ come parlare
dell’Ilva di Taranto togliendo la parola Taranto. La proposta, appoggiata da
una decina di consiglieri, è partita da Luca Navarra del Pd e
presto la diffida dovrebbe raggiungere le redazioni di giornali e tv. Nelle
intenzione del sindaco Salvatore La Gatta (Prc) e dell’assise, sembra
esserci l’esigenza di tutelare il “buon nome” del paese. Il disastro ambientale
e la contaminazione delle falde acquifere, del fiume e dei terreni che lo
costeggiano scivolano così in secondo piano mentre uno studio della Regione
Abruzzo (rimasto per anni chiuso in un cassetto) scrive nero su bianco che a
Bussi c’è il 70% di frequenza di tumori in più rispetto alla media regionale (i
dati riguardano i due trienni 2006-2008 e 2009-2011). Per i consiglieri
proponenti, l’importante è “non associare la discarica a Bussi”, in quanto
“viene leso fortemente il buon nome del paese e si lascia intendere che la
discarica l’abbiano creata i bussesi e non la Montedison”. Eppure, il Sito
nazionale di bonifica, istituito nel 2008 per decreto approvato dall’allora
ministro Stefania Prestigiacomo, si chiama proprio “Bussi
sul Tirino”. E quel decreto lo approvarono tutti, Comune di Bussi compreso. Ma
la preoccupazione per l’immagine di Bussi e per il probabile calo del turismo
sembra avere il sopravvento. Un atteggiamento, quello nei confronti della stampa,
avallato da qualche tempo anche dalle dichiarazioni del presidente della
Regione Abruzzo Gianni Chiodi (recentemente al centro dello scandalo sui
rimborsi spese con soldi pubblici). Il governatore ha accusato i media,
affermando che “l’informazione ha fatto danni incredibili”, e ancora: “Credo
che si possa agire nei confronti di coloro che hanno fatto allarmismo”. C’è chi
si chiede allora, facendo riferimento ai veleni ammassati nelle discariche
Montedison, se “il prossimo passo sarà un cucchiaio di tetracloruro di carbonio
ai giornalisti”. A parlare è Augusto De Sanctis del Forum abruzzese dei
Movimenti per l’acqua, che in una nota stampa aggiunge: “In questi anni, in
tutti i siti nazionali di bonifica a nessuno è venuto in mente di criticare chi
parla dei luoghi concreti dove sono avvenuti i disastri. Gela, Priolo,
Brescia, Taranto: sono i luoghi fisici dove hanno avvelenato la Terra. Per
questo combattiamo per ottenere i nomi delle persone e delle aziende che sono
state responsabili dell’esposizione di centinaia di migliaia di persone a
sostanze cancerogene. Il Pd regionale e nazionale si affranchi da chi
nell’ultimo decennio ha sottovalutato o addirittura contribuito a peggiorare
tale situazione. La disinformazione (o la mancanza totale di trasparenza) è
stata una delle aggravanti del disastro ambientale tuttora in corso, che la
Procura di Pescara ha definito un cancro che sta rilasciando a valle attraverso
le vene le sue metastasi”.
pc 9 aprile - Ma quanta ipocrisia della Commissione 'diritti umani'. Chiudere i lager CIE - Rivolta a Bari
Questa notte all'interno del Centro di
identificazione ed espulsione al quartiere San Paolo di Bari, intorno alle due nel modulo 2, in cui sono detenuti 28 tra marocchini e tunisini, i
migranti hanno appiccato il fuoco a un materasso.
È stato il fumo nero proveniente dal modulo ad allarmare il personale presente nel centro. Poliziotti e carabinieri in servizio nel Cie hanno subito chiamato i vigili del fuoco. A spegnere l'incendio però sono stati i dipendenti del centro con un estintore.
Stamattina è in programma, al Cie e al Cara la visita del presidente della commissione diritti umani di Camera e Senato, il senatore Luigi Manconi, dopo l'incontro dei qualche giorno fa all'interno del Cie grazie alla campagna "LasciateCientrare",

Alla
vigilia della decisione del tribunale sulla class action per la chiusura del
centro.
È stato il fumo nero proveniente dal modulo ad allarmare il personale presente nel centro. Poliziotti e carabinieri in servizio nel Cie hanno subito chiamato i vigili del fuoco. A spegnere l'incendio però sono stati i dipendenti del centro con un estintore.
Stamattina è in programma, al Cie e al Cara la visita del presidente della commissione diritti umani di Camera e Senato, il senatore Luigi Manconi, dopo l'incontro dei qualche giorno fa all'interno del Cie grazie alla campagna "LasciateCientrare",
pc 9 aprile - Molfetta - come alla truck center 4 anni fa - la nuova tragedia di molfetta nasconde i veri responsabili
DICIAMO BASTA con la lotta e l'organizzazione della Rete nazionale per la sicurezza e salute sui posti di lavoro e sul territorio, ovunque da Taranto a Molfetta!

pc 9 aprile - Siria - imperialismo Usa guerrafondaio e mandante dei crimini umanitari dei 'ribelli' al suo servizio
Su Repubblica l'inchiesta di Seymour Hersh:
"Siria, tutti i segreti della guerra chimica". Secondo il premio
Pulitzer l'attacco chimico del 21 agosto fu compiuto dai ribelli, ma fu
accusato Assad per provocare l'intervento americano. Per il giornalista "investigazione" era un complotto ordito in Turchia. Ma Obama si fermò
all'ultimo momento bloccando l'intervento militare.
pc 9 aprile - Marcegaglia - padroni assassini, sindacati confederali complici! Dalla Rete di Ravenna
ANCORA UN
OPERAIO MORTO SUL LAVORO ALLA MARCEGAGLIA
Ennesimo infortunio mortale nello
stabilimento Marcegaglia in cui e’ morto sul lavoro, schiacciato da un coils,
l’operaio Lorenzo Petronici dalla cooperativa di facchinaggio Co.Fa.Ri.
Ci stringiamo al dolore della sua
famiglia e vogliamo giustizia.
Le morti sul lavoro non sono una
tragica fatalità. La morte di Lorenzo è stata preannunciata dagli ultimi
infortuni che si sono verificati nello stabilimento negli ultimi giorni. I
continui infortuni sono dovuti dal continuo ricorso di appalti al ribasso, dove
per poter sfruttare e fare profitti, le aziende appaltanti non si fanno scrupolo
delle condizioni in cui gli operai sono costretti a lavorare.
Da anni come SLAI COBAS per il
sindacato di classe chiediamo l'istituzione di presidi permanenti
dell'Ispettorato del lavoro, sia in questa fabbrica che al Porto.
Non abbiamo bisogno delle lacrime di
coccodrillo dei politicanti istituzionali di turno e dei sindacati che hanno
cogestito lo sfruttamento in questa fabbrica, sempre “vicini” nelle disgrazie
alle famiglie e ai colleghi delle vittime, ma sempre più coesi e ben pronti a
difendere gli interessi padronali con le deregolamentazioni ed il precariato
“per legge”, gli accordi al massimo ribasso.
Il pacchetto Treu, la legge Biagi, il
jobs act renziano hanno dato come risultato più precarietà e più morti sul
lavoro. Tutto ciò è avvenuto nell'arco degli ultimi anni, e l'unica certezza che
abbiamo è che i luoghi di lavoro sono più insicuri.
A TUTTO QUESTO DICIAMO
BASTA
CHIEDIAMO
Istituzione delle postazioni fisse
dell'ispettorato del lavoro
Elezione degli rls svincolata dai
mandati sindacali confederali
L'abolizione totale degli appalti al
ribasso
Rete nazionale per la sicurezza e
salute sui posti di lavoro e territorio
nodo di Ravenna
pc 9 aprile - La Fiat "impacchetta" i lavoratori... un altro passo avanti del fascismo padronale!
Quanto più lo si lascia fare tanto più il fascismo padronale avanza,
meno ci si oppone e più osano; questa operazione di "marketing"
potrebbe sembrare una grossa americanata, come quella del balletto insieme ai
dirigenti, due risate sguaiate e via, e invece si tratta di un costante
"tastare il polso" alla classe nel suo complesso: risponderà oppure
no, alle provocazioni, ai continui attacchi al salario, alle condizioni di
lavoro e perfino alla dignità? Se non risponde allora possiamo andare avanti…
In particolare questa "novità" nel campo del marketing, e forse siamo in presenza di una iniziativa davvero unica e "innovativa" del padrone rispetto ai propri operai, è un modo per dichiarare, sulla scia di quello che ha detto la neo-ministra Guidi, che "La Fiat può fare quello che vuole"! E cioè, minacciare, in maniera subdola, i dipendenti.
Purtroppo, ancora una volta le dichiarazioni del responsabile Fiom,
sono davvero sconfortanti perché non si tratta di rispondere con lamentele o a
battute con battute: l'attacco è davvero pesante e inciderà sul futuro di tutta
la classe operaia e quindi la risposta deve essere adeguata. Il problema, infatti, non è che "Facendo
così non venderanno di sicuro più macchine." Perché Marchionne sa bene che
non arriverà mai a vendere 6 milioni di auto, forse solo se avesse 6 milioni di
dipendenti e a tutti ne imporrebbe l'acquisto! E nemmeno l'invito che "…sarebbe
meglio che a Pomigliano non si vadano a fare altri scherzi di dubbio
gusto". Abbiamo visto che non si tratta di scherzi di dubbio gusto! Questa
campagna tra l'altro al padrone costa un sacco di soldi e il padrone non butta
così i "suoi" soldi!
La campagna di "parking
marketing" voluta dal gruppo per incentivare l'acquisto delle
proprie vetture scatena polemiche e accuse di violazione della privacy. Ma dopo
Mirafiori domani si replica a Pomigliano. I sindacati:
"Inaccettabile"di GUIDO ANDRUETTO
TORINO - Non
erano opere di Christo, il famoso artista che impacchetta oggetti ed edifici,
quelle decine di automobili parcheggiate nell'area riservata ai dipendenti
della Fiat Mirafiori che pochi giorni fa sono state ricoperte con un telo. I
legittimi proprietari, impiegati dell'azienda, all'uscita dal lavoro se le sono
ritrovate nascoste sotto la coltre semitrasparente che ne celava parzialmente i
marchi, ovviamente della concorrenza.
Uno scherzo? Non esattamente. Per Fiat Group Automobiles si è trattato di "un'azione sui dipendenti che possiedono automobili di una marca concorrente, una campagna di marketing non convenzionale per stimolarli ad acquistare delle auto nuove del gruppo tramite un'esclusiva promozione".
Uno scherzo? Non esattamente. Per Fiat Group Automobiles si è trattato di "un'azione sui dipendenti che possiedono automobili di una marca concorrente, una campagna di marketing non convenzionale per stimolarli ad acquistare delle auto nuove del gruppo tramite un'esclusiva promozione".
E per metterla a
punto, il colosso automobilistico si è appoggiato all'agenzia creativa torinese
So Simple, una delle più quotate in Italia, che giovedì scorso ha realizzato un
blitz in contemporanea nei parcheggi aziendali all'esterno di Melfi e
Mirafiori, iniziativa che si replicherà domani pomeriggio a Pomigliano d'Arco.
Impreparati e ignari della sorpresa che li aspettava fuori dall'ufficio al termine
della giornata lavorativa, gli impiegati – davanti alle loro Toyota o Ford
impacchettate – hanno reagito con ironia ma anche con evidente imbarazzo.
Sulle auto, oltre al telo, era stato infatti apposto il disegno di un grande cuore spezzato, con la didascalia "Vederti con un'altra ci ha spezzato il cuore... Ma nonostante ciò continuiamo a pensare a te": una disperata "dichiarazione d'amore" accompagnata dall'intervento di due attori-performer che invitavano simpaticamente gli "infedeli" a convertirsi allo shopping targato Fiat, offrendo loro la tariffa scontata del 26 per cento su una nuova vettura del gruppo.
Un'operazione di "parking marketing", come la chiamano i pubblicitari di nuova generazione, per provare a fare ripartire le vendite dal parcheggio di casa propria. Secondo indiscrezioni Fiat l'avrebbe approvata dopo numerosi ripensamenti emersi nella fase di ideazione, legati alla delicatezza del tema e all'elevata possibilità di invadere la privacy dei propri dipendenti. Un rischio forse non calcolato abbastanza. "Identificare un lavoratore perché non possiede un'auto Fiat è un atto di forza e invadenza che supera ogni limite – commenta duramente Bruno Ieraci, funzionario della Fiom distaccato alla sede di Mirafiori – ma il fatto altrettanto grave è che siano stati presi di mira soltanto gli impiegati, perché Fiat da sempre è convinta di essere padrona anche delle loro vite e si permette di fare ciò che vuole nei loro confronti. È inaccettabile che ciò avvenga e in queste forme subdole. Facendo così non venderanno di sicuro più macchine. E sarebbe meglio che a Pomigliano non si vadano a fare altri scherzi di dubbio gusto".
Sulle auto, oltre al telo, era stato infatti apposto il disegno di un grande cuore spezzato, con la didascalia "Vederti con un'altra ci ha spezzato il cuore... Ma nonostante ciò continuiamo a pensare a te": una disperata "dichiarazione d'amore" accompagnata dall'intervento di due attori-performer che invitavano simpaticamente gli "infedeli" a convertirsi allo shopping targato Fiat, offrendo loro la tariffa scontata del 26 per cento su una nuova vettura del gruppo.
Un'operazione di "parking marketing", come la chiamano i pubblicitari di nuova generazione, per provare a fare ripartire le vendite dal parcheggio di casa propria. Secondo indiscrezioni Fiat l'avrebbe approvata dopo numerosi ripensamenti emersi nella fase di ideazione, legati alla delicatezza del tema e all'elevata possibilità di invadere la privacy dei propri dipendenti. Un rischio forse non calcolato abbastanza. "Identificare un lavoratore perché non possiede un'auto Fiat è un atto di forza e invadenza che supera ogni limite – commenta duramente Bruno Ieraci, funzionario della Fiom distaccato alla sede di Mirafiori – ma il fatto altrettanto grave è che siano stati presi di mira soltanto gli impiegati, perché Fiat da sempre è convinta di essere padrona anche delle loro vite e si permette di fare ciò che vuole nei loro confronti. È inaccettabile che ciò avvenga e in queste forme subdole. Facendo così non venderanno di sicuro più macchine. E sarebbe meglio che a Pomigliano non si vadano a fare altri scherzi di dubbio gusto".
La nuova campagna di
Fiat, sostengono i critici, metterebbe in primo luogo in discussione le scelte
private e individuali di ciascun lavoratore. "Facciamo molta attenzione –
continua Ieraci perché già nei parcheggi interni di Fiat non si può entrare con
auto di marca concorrente, a meno che tu non sia un portatore di handicap e
allora ti è consentito parcheggiare anche una Opel, per dire. Ma qui usciamo
fuori dalla fabbrica, non si può rimproverare seppure con tono scherzoso un
dipendente solo perché ha scelto un'auto straniera".
Secondo i creativi
di So Simple, però, gli impiegati avrebbero risposto alla piccola azione
"con lo spirito giusto e senza mostrare il benché minimo segno di
imbarazzo". Qualche episodio è stato anche ripreso e immortalato dalle
videocamere e le immagini delle performance
dovrebbero essere presto montate e diffuse in Rete e sulle piattaforme social attraverso
clip virali, che prevedibilmente
totalizzeranno numeri considerevoli di visualizzazioni. Nel frattempo, in
attesa di vedere come reagiranno i dipendenti di Pomigliano, l'ambizione di
Marchionne di raggiungere entro cinque anni i 6 milioni di auto vendute, passa
anche da qui, da un parcheggio anonimo della periferia di Torino, dove l'opera
di convincimento e seduzione si esercita sui propri dipendenti affinché si
innamorino definitivamente della Fiat abbandonando le rivali. "E'
un'iniziativa che nasce dalla direzione della Comunicazione interna di Fiat –
precisa Dario Destefanis, responsabile dell'Ufficio Stampa Lifestyle di Fiat
Group Automobiles - quindi non è un'operazione di marketing in senso stretto e
non si rivolge all'esterno, ma esclusivamente ai propri dipendenti".
Non è però un caso
che in questa campagna, su cui è facile dividersi fra chi la considera geniale
e chi inopportuna, la nuova Fiat americana abbia evitato di usare la parola
tradimento, che poteva suonare troppo forte. "Fiat sa che alcuni dei suoi
dipendenti possiedono un'auto della concorrenza – si legge nel progetto della
campagna per Fiat – e per fargli sapere che li ama incondizionatamente
organizzerà questa azione di parking marketing".
La repubblica 9/4/14
pc 9 aprile - DALL'INTERVISTA SULLA LOTTA DI TREZZO - DAL GIORNALE PROLETARI COMUNISTI"
Riportiamo dal recente numero del giornale "Proletari comunisti" uno stralcio dell'intervista fatta al coordinatore dello Slai cobas per il sindacato di classe di Bergamo (operaio Dalmine) sulla fase della lotta degli operai della logistica di Vignate e Capriate, che ha preceduto il vigliacco attacco di autisti, capi delle cooperative del 4 aprile.
Per leggere tutta l'intervista e gli altri articoli si può richiedere il giornale a: pcro.red@gmail.com.
"Parlaci della lotta degli operai della logistica, delle varie sue fasi.
La lotta che dura da circa 3 mesi dei 160 operai immigrati della logistica della cooperativa Logic Service di Vignate e Capriate è interna alla battaglia – da noi già fatta nella primavera del 2012 – contro la politica dei cambi di appalto usata dalle ditte committenti e dalle cooperative per ridurre il numero dei lavoratori.
Questa volta al cambio di appalto si univa anche il trasferimento in altra sede, a Trezzo, con la volontà di eliminare per questa via operai che rivendicano e vogliono difendere i loro diritti.
Gli operai, infatti, erano già scesi in lotta nel maggio scorso, con uno sciopero interno durato 48 ore, contro le condizioni di lavoro semi-schiavistiche, per un giusto salario e per il riconoscimento dell Slai cobas per il sindacato di classe; questo aveva rafforzato il nucleo iniziale ancora piccolo degli operai dello Slai cobas per il sindacato di classe, e posto le condizioni perchè nella lotta attuale anche gli altri operai, compresi quelli iscritti alla Cgil, allora sindacato maggioritario, si unissero o seguissero gli operai Slai cobas.
La lotta è subito iniziata a gennaio in forma dura, con i blocchi allo stabilimento di Vignate; la prima risposta la Ditta committente, la LDD, è stata la lettera di disdetta dell'appalto alla Logic Service, in realtà già pronta, ma tirata fuori con il pretesto dei blocchi.
Questa fase è durata 4 giorni e ha costretto il prefetto ad aprire un Tavolo con tutte le parti.
Per la prima volta la Ldd, che fino ad allora non aveva mai incontrato i sindacati, neanche i confederali, si è dovuta sedere al Tavolo in prefettura con lo Slai cobas. Ma ugualmente in prefettura per la prima volta hanno partecipato ad un Tavolo i diretti operai.
Questo ha impedito che andasse avanti una linea da parte della Prefettura al ribasso in cui sono sempre i lavoratori la parte svantaggiata, e che puntava ad una mera gestione delle proposte vergognose delle cooperative di assumere solo 60 su 160 lavoratori in 5/6 mesi, mandando a casa tutti gli altri.
Contro questa inaccettabile proposta la lotta è ripresa, questa volta a Trezzo dove intanto le attività erano state trasferite e le cooperative subentranti stavano già procedendo ad assunzioni di lavoratori altri, addirittura alcuni fatti arrivare dal sud. Con la coscienza che questa volta doveva reggere più a lungo, si è assunta un'altra tattica della lotta per reggere almeno per due settimane. Gli operai dello Slai cobas per il sindacato di classe non hanno iniziato subito con il blocco totale, ma hanno portato avanti una “guerriglia”, via via crescente: blocchi ai cancelli ma di alcune ore, alternati con volantinaggi, blocchi stradali, presidio-volantinaggio agli ipermercati della Ldd della zona, presidi agli Uffici delle cooperative a Bergamo per stoppare subito i colloqui individuali che le ditte tentavano di fare, chiamando i lavoratori, per discriminarli, dividerli, bypassando le rappresentanze sindacali; fino al blocco totale, dalla mattina alla sera del magazzino di Trezzo, a fine febbraio.
Questo ha aperto un'altra fase, con una nuova convocazione del Tavolo in Prefettura...
Lo Slai cobas per il sindacato di classe ha posto subito sul Tavolo che la Ldd doveva farsi carico di tutti i 160 lavoratori..."
Per leggere tutta l'intervista e gli altri articoli si può richiedere il giornale a: pcro.red@gmail.com.
"Parlaci della lotta degli operai della logistica, delle varie sue fasi.
La lotta che dura da circa 3 mesi dei 160 operai immigrati della logistica della cooperativa Logic Service di Vignate e Capriate è interna alla battaglia – da noi già fatta nella primavera del 2012 – contro la politica dei cambi di appalto usata dalle ditte committenti e dalle cooperative per ridurre il numero dei lavoratori.
Questa volta al cambio di appalto si univa anche il trasferimento in altra sede, a Trezzo, con la volontà di eliminare per questa via operai che rivendicano e vogliono difendere i loro diritti.
Gli operai, infatti, erano già scesi in lotta nel maggio scorso, con uno sciopero interno durato 48 ore, contro le condizioni di lavoro semi-schiavistiche, per un giusto salario e per il riconoscimento dell Slai cobas per il sindacato di classe; questo aveva rafforzato il nucleo iniziale ancora piccolo degli operai dello Slai cobas per il sindacato di classe, e posto le condizioni perchè nella lotta attuale anche gli altri operai, compresi quelli iscritti alla Cgil, allora sindacato maggioritario, si unissero o seguissero gli operai Slai cobas.
La lotta è subito iniziata a gennaio in forma dura, con i blocchi allo stabilimento di Vignate; la prima risposta la Ditta committente, la LDD, è stata la lettera di disdetta dell'appalto alla Logic Service, in realtà già pronta, ma tirata fuori con il pretesto dei blocchi.
Questa fase è durata 4 giorni e ha costretto il prefetto ad aprire un Tavolo con tutte le parti.
Per la prima volta la Ldd, che fino ad allora non aveva mai incontrato i sindacati, neanche i confederali, si è dovuta sedere al Tavolo in prefettura con lo Slai cobas. Ma ugualmente in prefettura per la prima volta hanno partecipato ad un Tavolo i diretti operai.
Questo ha impedito che andasse avanti una linea da parte della Prefettura al ribasso in cui sono sempre i lavoratori la parte svantaggiata, e che puntava ad una mera gestione delle proposte vergognose delle cooperative di assumere solo 60 su 160 lavoratori in 5/6 mesi, mandando a casa tutti gli altri.
Contro questa inaccettabile proposta la lotta è ripresa, questa volta a Trezzo dove intanto le attività erano state trasferite e le cooperative subentranti stavano già procedendo ad assunzioni di lavoratori altri, addirittura alcuni fatti arrivare dal sud. Con la coscienza che questa volta doveva reggere più a lungo, si è assunta un'altra tattica della lotta per reggere almeno per due settimane. Gli operai dello Slai cobas per il sindacato di classe non hanno iniziato subito con il blocco totale, ma hanno portato avanti una “guerriglia”, via via crescente: blocchi ai cancelli ma di alcune ore, alternati con volantinaggi, blocchi stradali, presidio-volantinaggio agli ipermercati della Ldd della zona, presidi agli Uffici delle cooperative a Bergamo per stoppare subito i colloqui individuali che le ditte tentavano di fare, chiamando i lavoratori, per discriminarli, dividerli, bypassando le rappresentanze sindacali; fino al blocco totale, dalla mattina alla sera del magazzino di Trezzo, a fine febbraio.
Questo ha aperto un'altra fase, con una nuova convocazione del Tavolo in Prefettura...
Lo Slai cobas per il sindacato di classe ha posto subito sul Tavolo che la Ldd doveva farsi carico di tutti i 160 lavoratori..."
pc 9 aprile - importante editoriale del giornale proletari comunisti sul governo renzi!
Il nuovo governo del giovane Renzi
nasce nel solco di Berlusconi, Monti, Letta, al servizio dei padroni,
della grande finanza, nell'Europa del capitale, per proseguire e
intensificare nella crisi – e con la collaborazione di tutti i
partiti parlamentari, con diversi ruoli, e dei sindacati confederali,
anch'essi con diversi ruoli - l'attacco ai diritti, alle condizioni
di lavoro e di vita dei proletari e delle masse popolari, e per
realizzare, attraverso progressivi “colpi di mano”, un'ulteriore
riforma reazionaria dello Stato, del Parlamento, fuori dall'attuale
Costituzione, nel percorso di un regime moderno fascista; anche
questo con la collaborazione di tutti i partiti parlamentari e la
spinta
Come è nato questo governo.
Coniugando diversi aspetti: un colpo di Palazzo nel PD, partito con
le primarie e concluso con una manovra di stampo democristiano;
un'ancora di salvataggio offerta a Berlusconi per ridare al suo
governo una base parlamentare da “larghe intese” e che Berlusconi
ha prontamente raccolto come opportunità per ritornare a galla e
riaffermarsi; un passaggio dettato dalla borghesia imperialista
italiana o almeno dalla sua frazione industriale per rendere l'azione
del governo più corrispondente alle sue esigenze.
Da questo nasce il successo
dell'operazione “matteorenzi”, molto più che dall'operazione
immagine che pure ha contato, conta e conterà.
Nel giudicare i governi, infatti,
bisogna guardare tutti gli aspetti, gli interessi che stanno dietro,
le forme che assumono e, infine, cosa non secondaria, come vengono
fatti passare per ottenere il consenso delle masse.
Non è che Letta non stesse facendo
bene il suo lavoro, sostenuto dall'establishment del PD, bene accetto
all'Europa e agli Usa, voluto fortemente da Napolitano dopo l'impasse
post elettorale, capace di ottenere la maggioranza parlamentare nella
difficile congiuntura della decadenza di Berlusconi; operoso,
preparato e attivo nelle diverse materie di cui si è occupato. Ma
ciononostante non adatto a svolgere il ruolo, essendo troppo legato
all'entourage dei Palazzi, con un'immagine grigia, questa sì
puramente democristiana, troppo attento agli equilibri parlamentari e
con ministri via via screditati o autoscreditati.
Serviva quindi un cambio di cavallo e
un cambio di passo che fronteggiasse i lati deboli del governo Letta,
che rispondesse meglio ai padroni e che avesse un'immagine da
spendere nel marketing del “consenso popolare”, rispetto al crack
berlusconiano e a l'exploit
di Beppe Grillo.
Non c'era molta alternativa al
giovane avventuriero, partorito dall'odierna cloaca del PD, Matteo
Renzi.
Ma Renzi non avrebbe vinto la sua
partita senza il socio occulto, poi divenuto non tanto occulto,
Berlusconi, che aveva bisogno di un punto di appoggio, intanto per
uscire dal buco nero in cui era caduto, per poi pensare ad una sorta
di oscena resurrezione. Berlusconi ha trovato più in Renzi che in
Alfano il suo “delfino”, una specie di scimmietta delle sue
performance, e ne ha sostenuto l'ascesa sui mass media e perfino
nelle primarie - è spudoratamente vero che in diverse città gente
di centro destra ha votato in esse per gonfiare il risultato peraltro
scontato che ha portato al successo di Renzi. Ma il sostegno di
Berlusconi non è soltanto un'ancora di salvataggio e una manovra
politica, è l'ennesima dimostrazione della convergenza di valori e
scopi che unisce i partiti parlamentari e i suoi uomini, quello che
noi chiamiamo moderno fascismo in formazione; non tanto e non solo
come fenomeno politico ma come fenomeno globale a 360°, che tanti
osservatori intelligenti – certo più intelligenti di tanti che nel
campo della sinistra, anche di orientamento comunista, esistono –
hanno vivisezionato per comporre il mosaico o meglio il puzzle con
cui il moderno fascismo si impone e purtroppo continuerà ad imporsi.
Certo Renzi “berlusconi giovane” è
un po' esagerato. Berlusconi è un protagonista effettivo, una
frazione impersonata del capitale, non nata direttamente dal mondo
industriale, di ideologia ben definita. Renzi non può essere questo
ma semplicemente una figura animata dello stesso processo.
Ma Renzi non ci sarebbe stato se i
padroni, quelli veri, non l'avessero preteso. Il 'padrone dei
padroni', il portavoce Squinzi, a un certo punto si è messo a
urlarlo quasi; tutto ciò che gli andava benino il giorno prima con
Letta all'improvviso non gli stava più bene e Letta è sembrato
improvvisamente figlio di nessuno, nessuno più lo difendeva, ad
eccezione quasi solo degli alfaniani. I padroni volevano uno giovane
e veloce, uno che sembrasse intelligente ma fosse esclusivamente e
innanzitutto un loro “puledro da corsa coi paraocchi”.
Questo ultimo aspetto è il più
importante nella fase della nascita del governo Renzi. E deve
interessare e preoccupare la classe operaia, i proletari e le masse
popolari.
I padroni si sono preoccupati della
continuità del discredito del potere politico che li rappresenta e
della necessità di “fare cassa” e di avere un servizio
efficiente per mantenere i profitti, che per buona parte di loro sono
continuati nella crisi; si sono preoccupati di stare in Europa e non
solo sotto processo, ma ancor più di stare nel mondo dove la contesa
è forte e, nonostante tutto, una certa ripresa c'è. E, quindi,
avere un fronte interno efficiente e “veloce” è importante.
Sono gli industriali i veri
azionisti di maggioranza del nuovo governo, quelli della grande
industria ma anche della media e piccola industria, dell'industria
privata come dell'industria “pubblica”, dell'industria operante
sul mercato mondiale ma anche piccola industria “schiacciata, come
dicono loro, da tasse e sindacati”. Un governo chiamato quindi a
fare fatti concreti, immediati, liberato in una certa misura da
mediazioni parlamentari – ma questo non è così facile attualmente
– e da mediazioni sindacali – e questo invece sembra
un'autostrada, vista la tragicommedia che arriva a Camusso-Landini.
Non si possono capire i
provvedimenti e l'azione del governo se non si coglie qual'è
l'azionista di maggioranza effettivo di questo governo, fuori dai
Palazzi della politica e in una certa misura fuori dall'entourage
tecnocratico che imbriglia e che ormai ha già rotto i c...
Chiariti gli interessi di fondo,
occorre però dire che Renzi ci ha messo del suo, la scena aveva
bisogno di un simile attore, c'era da riprendere il controllo del
mass media dopo l'esaurimento della sbornia berlusconiana, c'era da
contendere, col sorriso ma a muso d'uro, l'antipolitica dilagante
impersonata nel teatro della politica dal Grillo parlante.
Renzi ha messo in campo subito un
gruppo di ministri e in particolare di ministre, che sembrano dei
replicanti delle operazioni “Forza Italia” di Berlusconi e nello
stesso tempo una variante più studiosa e costruita da “laboratori”
più solidi dei grillini della rete.
E questo è farina del suo sacco, è
polizza di assicurazione di una certa durata e di una certa tenuta.
Gli interessi forti degli industriali e
la compagine renziana non sono quindi da sottovalutare e domandano ai
proletari e alle masse popolari, alle loro organizzazioni politiche e
sociali che ne esprimono interessi e capacità di lotta, un
adeguamento di analisi e linea di condotta per fronteggiare questo
nuovo governo.
Partiamo però da alcuni punti fermi.
Il tentativo di Renzi non ha futuro. Non basta né può
bastare al capitale un “renziveloce” per dare una svolta
nell'economia e nello Stato che permetta ai padroni italiani di
conquistare nuove posizioni nella contesa mondiale. Così come la
compagine renziana è sempre dentro una gabbia politica di
rinnovamento della casta in seno alla casta e di ministri
copia o fotocopia non certo in grado di sostituire gli originali,
Berlusconi-Grillo, che affondano le loro radici nella ben più
torbida società e situazione nazionale e internazionale.
Ma quello che avviene nell'altra
“collina” è solo parte del problema, il problema che abbiamo
noi proletari comunisti è nella nostra “collina”.
Il movimento sindacale, a guida
maggioritaria confederale, continua il suo processo di liquefazione
nella difesa degli interessi dei lavoratori e delle masse popolari;
l'inamovibile casta sindacale cambia governi come cambia d'abito e
nella Cgil si celebra la parodia della lotta di linea, dalle finte
espulsione alle reali convergenze Camusso-Landini, alle cose un po'
più serie come la cacciata di Cremaschi e le uova al congresso di
Bergamo. Nella Cgil si passa dalla propria delegittimazione per
le scelte politico-sindacali di collusione, convergenza,
collaborazione con padroni, governi, Stato, all'autodelegittimazione.
Questo lascia comunque un vuoto di rappresentanza e di capacità di
lotta generale che non è riempito, e in una certa misura non può
essere riempito, dai sindacati di base.
La crisi, le convulsioni della
borghesia e dei suoi governi non possono essere adeguatamente
sfruttate dai proletari per difendersi realmente nella crisi, per
costruire la propria capacità di attacco, per cambiare i rapporti di
forza.
La politica borghese si riempie di
personaggi vuoti che trasformano i problemi reali del paese in
slogan, nomi, spot, ma essa fronteggia un vuoto del movimento
reale della classe operaia e delle masse popolari. Le lotte degli
operai e dei lavoratori sono piccole e inadeguate; le lotte dei
movimenti sono più significative ma anch'esse sulle spalle fragili
degli attuali leader di essi.
Nei prossimi mesi a questo si aggiunge
il fumo delle elezioni europee, che segnano un ulteriore degrado
della politica anche perchè parte di chi lotta o vuole fare le lotte
viene attratto dalla battaglia elettorale, perfino in elezioni che
non contano nulla. Le elezioni europee sono poco più che un
sondaggio politico, ma l'attrazione che esercitano verso le
avanguardie e settori del movimento di opposizione politico e sociale
influisce negativamente nello sviluppo di lotte effettive politiche e
sociali.
Al fumo delle elezioni e delle promesse
di Renzi corrisponde l'arrosto di provvedimenti effettivamente
pesanti, come il Jobs act con la precarizzazione selvaggia e a
vita, con la porta chiusa a milioni di precari e disoccupati, mentre
si cerca di comprare ad 80 euro al mese l'alleanza neocorporativa
degli operai e dei lavoratori stabili; l'arrosto della ulteriore
trasformazione del parlamento in una serra di nominati, delle
elezioni stesse in plebisciti con premi di maggioranza che cancellino
ogni simulacro di democrazia e di opposizione e trasformino sempre
più la Costituzione antifascista, nata dalla Resistenza, in una
cornice di un quadro moderno fascista.
Le stesse elezioni europee, al fumo
dell'Europa da cambiare fanno emergere l'arrosto del vero cambiamento
in atto, quello dell'ascesa della nuova destra fascista e nazista
che attraverso le elezioni e con la complicità di Stato,
padroni, governi, trova una legittimità e una credibilità politica
che si sposa non solo con gli effetti della crisi nei paesi europei
ma anche con la contesa interimperialista foriera di guerra che
colpisce oggi l'Ucraina ma è pronta a contagiare tutto l'Est Europa.
Il governo Renzi anche su questo si
presenta come un governo spugna che assorbe il vento di
estrema destra e i venti di guerra per legittimarsi come governo
adeguato.
Un governo, quindi, moderno fascista,
della precarizzazione e della disoccupazione, e necessariamente della
repressione, perchè per quanto debole sia ancora il movimento
proletario e di massa, esso comunque lotta e combatte e focolai di
ribellione, di rivolta esistono e sono ancor più necessari e
inevitabili.
Analizzare il nemico anche nei suoi
aspetti più truci e consistenti non serve per farne un'apologia
della sua forza né per far diventare il nano Renzi un gigante, ma
per capire esattamente su cosa e come lottare.
Se è giusto analizzare gli elementi
forti del governo Renzi per combatterli, occorre innanzitutto dire
che è una forma di combattimento quella di demitizzarlo,
di dire che Renzi è effettivamente un buffone, un buffone “di
corte”, cioè della corte dei padroni, che i suoi ministri e in
particolare le sue ministre sono
delle “mezze calzette”, facenti parte di quella cerchia di
persone che non ha mai lavorato, figlie di “gente bene” che
trovano nella politica il “bel mestiere” e che sono espressione
non certo di giovinezza ma di corruzione ideologica banale; ministri
e ministre che nel loro apparire come zelanti esecutori fanno
sicuramente più danno dei precedenti ministri e ministre; una
compagine non qualificata né legittimata a stare lì, un'oscena
ingiustizia verso tanti giovani, ragazzi, ragazze costretti invece a
consumare la loro vita in call center lager o ad elemosinare in tutti
i modi lavori precari e dequalificati.
Questo governo dimostra come la
borghesia è sempre più incapace in realtà di dare una faccia
rispettabile al suo potere e che proprio facendo ministri e
ministre certe persone dimostra tutto il suo profondo disprezzo verso
le masse. Un governo di una classe dominante che butta nel cesso la
democrazia anche quella parlamentare, le elezioni come fatto
democratico, della cui santificazione si era beata la borghesia per
nascondere sotto il manto del sistema parlamentare la dittatura di
classe.
Un governo quindi illegittimo che
non ha ragione di essere rispettato e riconosciuto, i cui
provvedimenti dal fiscal drag, al jobs act, ecc. o le sue soluzioni
per la scuola, la casa, la burocrazia, non solo sono dannosi alle
masse ma sono aria fritta. Un governo che non si occupa delle domande
espresse dalle lotte sociali perchè verso di esse ha una sola
risposta la repressione, usando il monopolio della forza di polizia,
apparati militari, dediti all'arbitrio garantito dall'impunità . Un
governo che all'insegna della 'velocità' dà segnali pericolosi,
perchè lascia mano libera agli apparati di Stato dell'ordine
pubblico e si occupa poco e male di problemi internazionali perchè
per essi delega gli imperialismi più forti, principalmente USA, al
cui carro opera con soldati per far la guerra o per cosiddette
“missioni di pace” o anti pirateria, riducendoli perfino a
mercenari di cause perse e luridi assassini, come i marò.
A questo governo, ai suoi
provvedimenti, alle sue dannose e false ricette dobbiamo opporre da
subito - senza farsi prendere, come purtroppo avviene anche tra le
masse, dallo sguardo e dall'attesa ebete - l'opposizione rigida al
Jobs act, la denuncia della falsa restituzione delle 80 euro,
data se maiin cambio della rapina che continua in materia di tasse,
tariffe e balzelli vari; dobbiamo dare nuovo fuoco alle lotte in
corso, da Termini Imerese all'Ilva, all'Electrolux, dal Gruppo
Fiat - con Marchionne grande sponsor di Renzi che se ne va lasciando
sul terreno fabbriche e operai - alla nuova rivolta necessaria dei
disoccupati, dei precari che ha già i suoi focolai accesi, a
Taranto, a Palermo, a Napoli, ecc., dalla lotta contro il nuovo
schiavismo nella logistica, al movimento No Tav, No Muos contro le
devastazioni ambientali e territoriali che diventano sempre più
stragi in intere zone nel nostro paese...
Affermare con forza che la lotta e
non il voto ci serve per combattere l'Europa della Troika, i suoi
governi e i fascisti e neonazisti che quest'Europa cova e alimenta.
Dobbiamo dare continuità e contribuire a unire il movimento di
lotta contro la repressione, rispondere colpo su colpo, elevando
strumenti e forme di combattimento per fermare la violenza
poliziesca, i processi persecutori, il carcere che questo Stato,
qualunque sia il suo governo, riserva a chi si ribella e oppone. Dire
un chiaro NO e lottare contro ogni partecipazione italiana ai
focolai di guerra imperialista, agli F35 come agli Eurofigter, al
Muos e ai nuovi armamenti.
PCm – Italia
marzo 2014
pc 9 aprile - AGLI OPERAI DELLA LOGISTICA DI VIGNATE E CAPRIATE in lotta
Il coordinamento nazionale dello Slai cobas per il sindacato di classe vi manda un forte saluto. Saluta la vostra forza, determinazione, il vostro coraggio, che si alzano alti di fronte alla infame azione squadrista, ai vigliacchi mazzieri.
Il coordinamento nazionale è impegnato
a dare la massima diffusione e sostegno a livello nazionale della
gravissima aggressione fascista fatta all'alba del 4 aprile a Trezzo
dalla squadraccia
di 150 autisti, con altri servi senza dignità, cooptati a Trezzo da
altri magazzini, al comando di capi e capetti delle cooperative, e a
invitare tutti, lavoratori, sindacati di base, realtà di lotta alla
solidarietà verso i lavoratori di Vignate e Capriate perchè, come
voi dite, se si perde perdono tutti, se si vince questa giusta lotta
si vince tutti.
Facciamo
appello alle altre realtà della logistica della zona, ma non solo,
ad unirsi ora agli operai di Vignate e Capriate, per rispondere
insieme e mostrare che l'attacco padronal fascista, fatto sotto lo
sguardo passivo e complice delle forze dell'ordine, non ci fa
arretrare, ma allarga il fronte della lotta.
Dobbiamo
respingere con la nostra risposta la repressione e dobbiamo vincere
la battaglia per la difesa del lavoro.
-
Ai cancelli di Trezzo dobbiamo tornare, per mostrare che ci siamo
ancora e più di prima, che non hanno vinto loro.
-
La trattativa si deve riaprire, perchè i lavoratori dello slai cobas
sono nel giusto nelle loro richieste, perchè vincere questa lotta
aiuta altre realtà e lotte della logistica.
Il
coordinamento nazionale slai cobas sostiene la decisione di
organizzare nei prossimi giorni una mobilitazione (manifestazione,
giornata di lotta, sciopero territoriale della logistica, o altro che
voi decidete) unitaria e di massa, impegnandosi a dare il proprio
contributo nazionale alla sua realizzazione.
Occorre
nello stesso tempo ridare continuità alla lotta per l'assunzione di
tutti i 160 lavoratori, con iniziative sia a Trezzo che alla
Prefettura perchè si riapra e si chiuda positivamente la vertenza.
La Prefettura è tenuta a convocare le parti perchè non i lavoratori
ma le cooperative hanno fatto saltare la trattativa, venendo meno
agli impegni assunti al tavolo della prefettura.
VOI
AVETE RAGIONE, LORO HANNO TORTO MARCIO
PER
QUESTO DOBBIAMO VINCERE!
Per
il Coordinamento nazionale Slai cobas per il sindacato di classe
Margherita
Calderazzi
8.4.14
martedì 8 aprile 2014
pc 8 aprile - dagli operai Ilva agli operai della logistica in lotta a TREZZO
I lavoratori Slai Cobas per il sindacato di classe Ilva-Ta appoggiano la lotta dei compagni di Trezzo ed esprimono, inoltre, tutta la loro solidarietà nei loro confronti.
Condannano assolutamente gli attacchi di chiaro stampo fascista subiti, attacchi sullo stile dei militanti di Casa Pound, non a caso anche loro compagni di merende delle Forze dell'Ordine.
Non mollate ragazzi!!!
pc 8 aprile - ancora morti operaie - alla Marcegaglia..come all'ILVA/ a Molfetta come il 3 marzo 2008
a Molfetta ancora morte nelle cisterne assassine dopo la strage della Truck center... le cui responsabilità tenute al riparo erano di una catena che faceva capo all'ENI di Taranto.. per questa chi sono i veri responsabili?
rete nazionale per la sicurezza e salute sui posti di lavoro e
sul
territorio taranto-puglia
Molfetta due morti come nella strage del 3 marzo 2008 alla Truck center
Incidenti sul lavoro: padre e figlio morti a Molfetta, pulivano una cisterna Due operai sono morti stamane, probabilmente annegati, all'interno di una vasca per la raccolta dei liquami in Puglia. Una terza persona, fratello e figlio delle vittime, è ricoverata in ospedale.
Le vittime sono Nicola Rizzi, di 50 anni, e suo figlio Vincenzo, di 28. Un secondo fratello, Alessio, 21 anni, è sopravvissuto ed è ora ricoverato a
Corato con riserva di prognosi.
Stando ad una prima ricostruzione dei fatti i tre, titolari della ditta 'Ecologia Rizzi' di Bitonto (Bari) dovevano svuotare con il loro camion-autospurgo un tombino per la raccolta della acque reflue dell'azienda
ittica 'Di Dio' in via Olivetti nella zona industriale di Molfetta. Alessio ha sollevato il coperchio del tombino che è precipitato all'interno della cisterna sottostante profonda circa tre metri. Nel tentativo di recuperare
il pesante coperchio Alessio è caduto nella cisterna. Il padre, per tirare fuori il figlio è quindi caduto a sua volta, e così anche Vincenzo nel disperato tentativo di salvare il padre e il fratello. Nicola e Vincenzo
Rizzi - stando a questa ricostruzione al vaglio dei carabinieri - sono probabilmente morti per annegamento, mentre Alessio è riuscito ad uscire dal tombino e si è quindi salvato.
Il sindaco di Molfetta, Paola Natalicchio, ha proclamato il lutto cittadino per la morte dei due operai. "Ci sentiamo addosso l'orrore della TruckCenter - ha detto - sgomento, senso di ingiustizia, fragilita'".
L'incidente ricorda - come sottolineato dalla Natalicchio - un altro infortunio mortale avvenuto sempre a Molfetta sei anni fa. Era il tre marzo 2008 quando cinque operai dell'azienda "Truck center" morirono soffocatidall'acido solfidrico che inalarono all'interno di una cisterna in cui si calarono per tentare di salvare i colleghi rimasti vittime dello stesso acido.
territorio taranto-puglia
Molfetta due morti come nella strage del 3 marzo 2008 alla Truck center
Incidenti sul lavoro: padre e figlio morti a Molfetta, pulivano una cisterna Due operai sono morti stamane, probabilmente annegati, all'interno di una vasca per la raccolta dei liquami in Puglia. Una terza persona, fratello e figlio delle vittime, è ricoverata in ospedale.
Le vittime sono Nicola Rizzi, di 50 anni, e suo figlio Vincenzo, di 28. Un secondo fratello, Alessio, 21 anni, è sopravvissuto ed è ora ricoverato a
Corato con riserva di prognosi.
Stando ad una prima ricostruzione dei fatti i tre, titolari della ditta 'Ecologia Rizzi' di Bitonto (Bari) dovevano svuotare con il loro camion-autospurgo un tombino per la raccolta della acque reflue dell'azienda
ittica 'Di Dio' in via Olivetti nella zona industriale di Molfetta. Alessio ha sollevato il coperchio del tombino che è precipitato all'interno della cisterna sottostante profonda circa tre metri. Nel tentativo di recuperare
il pesante coperchio Alessio è caduto nella cisterna. Il padre, per tirare fuori il figlio è quindi caduto a sua volta, e così anche Vincenzo nel disperato tentativo di salvare il padre e il fratello. Nicola e Vincenzo
Rizzi - stando a questa ricostruzione al vaglio dei carabinieri - sono probabilmente morti per annegamento, mentre Alessio è riuscito ad uscire dal tombino e si è quindi salvato.
Il sindaco di Molfetta, Paola Natalicchio, ha proclamato il lutto cittadino per la morte dei due operai. "Ci sentiamo addosso l'orrore della TruckCenter - ha detto - sgomento, senso di ingiustizia, fragilita'".
L'incidente ricorda - come sottolineato dalla Natalicchio - un altro infortunio mortale avvenuto sempre a Molfetta sei anni fa. Era il tre marzo 2008 quando cinque operai dell'azienda "Truck center" morirono soffocatidall'acido solfidrico che inalarono all'interno di una cisterna in cui si calarono per tentare di salvare i colleghi rimasti vittime dello stesso acido.
alla Marcegaglia di ravenna, operaio muore travolto da un coil - padroni assassini!
Tragedia nella notte alla Marcegaglia, operaio muore travolto da un coil
La tragedia si è consumata intorno alle 3. Soccorso dai sanitari del "118", intervenuti con un'ambulanza e l'auto col medico a bordo, è stato rianimatoa lungo sul posto ...
manifestazione degli operai
Dramma nel cuore della nottata tra lunedì e martedì allo stabilimento della Marcegaglia di via Baiona, a Ravenna. Lorenzo Petronici, un operaio di 58 anni dell'impresa di facchinaggio Cofari ha perso la vita dopo esser travolto da un coil. La tragedia si è consumata intorno alle 3. Soccorso dai sanitari del "118", intervenuti con un'ambulanza e l'auto col medico a bordo, è stato rianimato a lungo sul posto. Ma il cuore del paziente si è spento durante la disperata corsa all'ospedale.
La dinamica dell'incidente mortale è al vaglio alla Polizia, che ha proceduto ai rilievi di legge. Secondo una prima ricostruzione dei fatti, la vittima stava movimentando i coils con il carroponte. Improvvisamente uno di
questi l'ha colpito in pieno, scaraventandolo con violenza per terra.
Nell'impatto il sessantenne ha riportato numerosi traumi, che si sono rivelati poi mortali. La vittima, che lascia la moglie e due figli, tra un anno sarebbe dovuta andare in pensione. Petronici da anni lavorava per la
Cofari e operava da oltre dieci anni all'interno della Marcegaglia. Viene ricordato come "operatore esperto ed attento nello svolgimento della propria mansione".
"Nella nostra Regione nonostante i proclami trionfalistici della classe politica di governo, in materia di sicurezza sul lavoro non facciamo grandi progressi, anzi. Soltanto nei primi tre mesi del 2014, rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, il numero delle morti bianche in Italia ha registrato un aumento del 25%, come riportano i dati raccolti dall'Osservatorio indipendente di Bologna. In Emilia-Romagna siamo
già a quota 10 morti sul lavoro dall'inizio dell'anno".
......Tra venti giorni, il 28 aprile, è in programma la Giornata mondiale per la salute e la sicurezza sul
lavoro. Sono certo che assisteremmo anche quest'anno ai soliti toni trionfalistici da parte della Giunta"."Spero che almeno questa volta - conclude Favia - qualcuno in Regione rifletta e prenda in seria considerazione i dati dell'Osservatorio indipendente di Bologna, una voce indipendente che riesce ad elaborare
statistiche in tempo praticamente reale sugli incidenti e sulle morti sul lavoro, mentre la Regio ne, nonostante l'imponente piattaforma informatica e statistica, dispone solo di dati a distanza di un anno".
pc 8 aprile - India - Boicottare le false elezioni parlamentari e locali! - Comitato Centrale del Partito Comunista dell'India (maoista)
COMITATO
CENTRALE
Comunicato
Stampa
24 marzo 2014
Boicottare
le false elezioni parlamentari e locali!
Facciamo
vincere la Rivoluzione di Nuova Democrazia!
La
costruzione di una repubblica democratica federale del popolo
dell’India basata su una vera democrazia e indipendenza è l’unica
alternativa
Dal 7
aprile al l2 maggio 2014 si tengono le elezioni del 16° Loksabha e
dei parlamenti di Telangana, Seemandhra, Odisha, Sikkim e Arunachal
Pradesh. Per queste elezioni le classi dominanti sfruttatrici del
nostro paese stanno per caricare sulle spalle del popolo un altro
enorme costo finanziario, spendendo miliardi di rupie. In questa
occasione, i maggiori partiti parlamentari, il Congresso e il BJP,
sono in competizione estrema tra loro per il potere ma sono uniti
nell’ingannare ancora una volta il popolo, dicendo che solo loro
possono sviluppare il nostro paese. Molto prima delle elezioni erano
già cominciate, ad ogni livello, defezioni dalle alleanze
opportunistiche, dalla UPA guidata dal Congresso e dalla NDA guidata
dal BJP, verso gli altri partiti e viceversa e, con l’approssimarsi
del voto, queste accelerano e si intensificano.
Da
ultimo si è presentato alla ribalta con gran clamore un Terzo
Fronte, di undici partiti. Come tutti si aspettavano, ci si azzuffa
per la partizione dei seggi. L’accordo nel Terzo Fronte tra Fronte
di Sinistra e AIADMK è stato annullato prima ancora che si
asciugasse l’inchiostro, per le dispute sulla spartizione dei
posti. I partiti di sinistra, tra cui PCI (marxista) non si sono
ancora ripresi dall’umiliante sconfitta subita nelle elezioni in
West Bengala. Partiti come SP, BSP, DMK, AIADMK, Biju Janata Dal,
Janata Dal (U), Trinamool, AGP, TDP, TRS, YSRCP ecc., temendo la
disfatta con l’UPA o la NDA, hanno aderito al Terzo Fronte o
concorrono da soli con slogan che si richiamano alla giustizia
sociale, emancipazione dei dalit e Bahujans, sviluppo regionale, ecc.
Sia i partiti del Terzo Fronte che quelli che corrono da soli seguono
la politica di ‘stare a guardare’ per poi aderire all’ alleanza
che salirà al potere per effetto dei risultati delle elezioni. Se il
Lok Jansakti è entrato nella NDA, in quanto riteneva certa la
sconfitta se fosse rimasto nell’UPA, il RJD resta nell’UPA
sperando di mantenere accesa in qualche modo la sua luce. Politici di
diversi partiti, ne sono usciti dalla sera alla mattina, con nuove
bandiere e nuovi programmi, per paura della sconfitta a causa della
rabbia popolare o perché non hanno ottenuto un posto dai loro vecchi
partiti, e ora gettano quanto più fango possibile gli uni sugli
altri nella corsa alle poltrone. Arrivati al potere, lasciando da
parte ogni regola e morale per l’unico fine di ottenere potere
grazie al denaro, denaro grazie al potere e ancora potere grazie al
denaro, dopo aver sfruttato, oppresso e torturato senza tregua il
popolo e averne perso la fiducia, ricorrono a ogni spudorata mossa
opportunista, avendo perso ogni speranza di vincere in queste
elezioni.
Il
Partito Aadmi Aam (AAP) si è gettato nell’arena elettorale con
l’obiettivo di beneficiare delle illusioni con cui ancora una volta
sta sommergendo il popolo, cercando di catturarne l’attenzione con
una retorica rivoluzionaria avvolta da un eclettismo ideologico fatto
di gandhiana “Ahimsa e Swaraj” e della politica “socialista”
di Jayaprakash Narain e la sua “democrazia diretta partecipativa”
delle ONG.
Nonostante
che nei 65 anni di “indipendenza” si siano svolte tante elezioni
e diversi governi si sono avvicendati, la realtà è che ancora oggi
i bisogni fondamentali del popolo, come cibo, vestiario, alloggio,
istruzione e assistenza sanitaria, sono inaccessibili. Le masse
oppresse, che sono il 95% della popolazione, vivono quotidianamente
povertà, analfabetismo, disoccupazione, aumento dei prezzi,
malattie, morte per fame, corruzione ecc.. Il 77 % della popolazione
vive con meno di 20 rupie al giorno. Dall’altra parte, la grande
borghesia e i grandi proprietari terrieri godono enormi quantità di
ricchezze. Le cento aziende più grandi, di proprietà di vampiri
quali Ambani, Tata, Birla, Mittal, Jindal ecc., assommano il 25% del
PIL del nostro paese. Il divario tra ricchi e poveri è aumentato
oltre ogni immaginazione. La corruzione e malaffare sono cresciute a
passo forzato. Le leggi scritte per attenuare e prevenire queste
differenze sociali e non sono applicate sulle classi ricche. Il
risultato è la crescita delle turbolenze sociali. L’oppressione
dello sciovinismo religioso della Hindutva Sangh Parivar sulle altre
minoranze religiose e l’ oppressione delle caste superiori Hindutva
braminiche sui dalit di tutto il paese si sono accentuate. La
repressione delle lotte di liberazione nazionali, in Kashmir, Asom e
Manipur aumenta di giorno in giorno. Come risultato di decenni di
lotte del popolo Telangana, il parlamento ha dovuto dare la sua
approvazione alla formazione di uno stato separato del Telangana. Ma
si reprimono ancora senza pietà le aspirazioni a stati separati di
Bodoland, Gorkhaland ecc. Agli adivasi continuano a essere negati i
diritti a Jal-Jungle-Zameen-Adhikar!. Le donne continuano a
essere calpestate da una feroce cultura imperialista e feudale.
Mentre
il governo UPA guidato dal Congresso nei cinque anni del suo mandato
ha attuato a ritmo accelerato la seconda fase delle riforme
economiche, a continuazione delle politiche di liberalizzazione,
privatizzazione e globalizzazione (LPG), su pressione degli
imperialisti e dei grandi capitalisti del nostro paese, impantanati
nella crisi economica mondiale, la situazione di tutti i settori del
nostro paese è peggiorata. Sono stati firmati innumerevoli
protocolli d’intesa con le multinazionali e le grandi aziende
nazionali, aprendo le porte allo sfruttamento indiscriminato e
consegnando loro le ricchezze naturali del nostro paese. In palese
violazione del 5° Piano, del PESA ecc., della Costituzione nelle
aree adivasi, in diverse aree del paese vengono imposti in punta di
fucile i gram sabha (forme tradizionali di governo locale, ndt) con
contadini e adivasi costretti a dare il loro consenso all’acquisto
delle loro terre e a subire giganteschi piani di evacuazione di
massa. A causa delle politiche fallimentari del governo, la
produzione industriale nel nostro paese è in sofferenza e centinaia
di migliaia di lavoratori sono gettati sul lastrico. Il carico di
lavoro sui lavoratori è aumentato. I salari reali sono precipitati.
Il numero di lavoratori informali, fuori della protezione del diritto
del lavoro, è aumentato. Sono state decise politiche che hanno
consegnato il piccolo commercio alle imprese imperialiste. Il settore
agricolo è stato gradualmente consegnato alle grandi imprese, che
hanno fatto sprofondare l’agricoltura in una grave crisi. Aumento
dei costi di produzione, assenza di aiuti pubblici in forma di
prestiti, ecc. e mancata garanzia di un prezzo minimo, hanno portato
a suicidi di contadini su scala di massa. La vita del popolo è
diventata insopportabile, per i prezzi alle stelle dei beni di
consumo e i ripetuti aumenti dei prezzi di benzina e gasolio. La
privatizzazione dell’istruzione e della sanità le ha rese una
chimera per la gente comune. La corruzione ha raggiunto i massimi
livelli di sempre, con i grandi scandali 2G spectrum, Giochi del
Commonwealth, Coal-gate ecc. Diversi politici della classe dominati,
comitati di affari, funzionari governativi e militari hanno divorato
miliardi di rupie di proprietà del popolo. Questi banditi hanno
spudoratamente ammassato miliardi di dollari nelle banche svizzere.
I
piani adottati dal governo UPA e osannati come la realizzazione da
parte di Sonia Gandhi del sogno del “Garibi Hatao”
(abolire la povertà, ndt) di Indira Gandhi, sono caduti nel
ridicolo, con forte puzza di corruzione. In realtà, lo slogan dello
scorso anno delle riforme agrarie è scomparso completamente. Causati
da politiche anti-ecologiche, si ripetono disastri naturali, come
quello in Uttarakhand, piogge e cicloni fuori stagione che provocano
pesanti perdite per il popolo. Le ultime leggi approvate in materia
di “acquisizione di suoli”, “sicurezza alimentare” e
“Nirbhaya” (il nome fittizio dato pubblicamente alla studentessa
stuprata in autobus a Dheli, ndt), servono sia a ricucire gli
interessi di imperialisti e classi dominanti sfruttatrici, sia a
gettare fumo negli occhi.
Il
governo UPA ha contato su militari, paramilitari, polizia e commando
speciali e sulle agenzie di intelligence come IB, NIA e SIB, per
reprimere le masse che si ribellano contro le politiche antipopolari
e per consolidare il suo potere lanciando attacchi con metodi
fascisti. Si restringono i diritti civili e lo stesso diritto alla
vita. Le forze nemiche perpetrano massacri di centinaia di adivasi,
dalit, altre masse oppresse e di attivisti rivoluzionari, nelle zone
in cui esiste un movimento rivoluzionario guidato dal nostro partito.
In applicazione della “sicurezza a tappeto”, tutte le aree dei
diversi stati in cui c’è movimento sono state trasformate in campi
militari delle truppe nemiche. Migliaia di persone innocenti,
attivisti e dirigenti rivoluzionari sono messi in carcere. Da un lato
strillano: “i guerriglieri maoisti che esercitano la violenza nelle
foreste non hanno nessuna ideologia”, dall’altro cercano di
tenere sotto controllo gli intellettuali, dicendo: “gli ideologi
maoisti nelle città, che continuano ad alimentare l’ideologia
maoista, sono più pericolosi dei guerriglieri”. Cercano così di
isolare gli intellettuali progressisti, gli scrittori, i giovani e
gli studenti del movimento rivoluzionario e di metterli contro di
essa. In questo, anche i governi del BJP, del fronte della sinistra e
gli altri governi statali collaborano con il governo dell’UPA.
Negli ultimi dieci anni il BJP ha sostenuto il governo UPA su tutte
le principali politiche da esso attuate. L’unica differenza era nei
seggi che occupavano, al governo o all’opposizione. Tutte le loro
accuse e contro-accuse che si lanciano hanno lo scopo di ingannare il
popolo. Quale che sia il partito al potere, non c’è stata molta
differenza tra i governi centrali e statali in questa materia. La
repressione non è limitata alle regioni in cui c’è il movimento
maoista. Le lotte anti-POSCO, contro la centrale nucleare di
Kudamkulam, ne sono vivi esempi. Sotto il governo UPA è cresciuta
l’egemonia degli imperialisti americani nella sfera economica,
politica, militare e culturale e l’intervento delle loro agenzie di
intelligence. Le rivelazioni di Wikileaks hanno fatto sapere che
quasi centomila soldati e ufficiali americani stanziano
clandestinamente nel nostro paese e forniscono ogni tipo di supporto
e aiuto diretto e indiretto per imporre il fascismo sul popolo.
Il
Congresso, ininterrottamente al potere da dieci anni, ha seguito la
sua politiche filo-imperialista, pro borghesia compradora e
burocratica e pro latifondisti ed è responsabile delle condizioni di
vita strazianti del popolo, del disastro economico del paese e dei
massacri di migliaia di attivisti dei vari movimenti popolari
democratici e rivoluzionari, della persecuzione delle minoranze
religiose marchiate come “terroristi”. Detiene il triste primato
di essere stato protagonista del più alto numero di truffe per
corruzione nella storia parlamentare del nostro paese. Si
conseguenza, si è guadagnato il profondo odio del popolo. Per
sfuggire a questo e ingannare il popolo, il Congresso agita il suo
slogan principale, il “Bharat Nirman” (piano di sviluppo
delle infrastrutture rurali, ndt), indicando lo “sviluppo”
realizzato nei dieci anni di governo e le leggi anti-corruzione,
sull’acquisizione dei suoli, la sicurezza alimentare e Nirbhaya, e
i piani di assistenza sociale adottati. Il Congresso ha detenuto il
potere centrale e nella maggior parte degli stati per la maggior
parte tempo dal 1947 a oggi. Essendo stato al potere per così tanto
tempo, è stato il principale responsabile delle politiche
antipopolari che sono state formulate ed attuate. Sotto il suo
governo hanno avuto luogo massacri delle minoranze religiose, in
particolare quello dei sikh nel 1984. Anche se fu il Sangh Parivar
direttamente responsabile della distruzione della Babri Masjid, fu il
Congresso, dal governo centrale, a tirare le fila di quella tragedia.
È stato il principale responsabile della repressione delle giuste
lotte di liberazione nazionale in Kashmir e di quella attuale nel
Nord Est, massacrando decine di migliaia di giovani per mano delle
sue forze militari. Ha applicato tutte queste politiche antipopolari
con l’aiuto degli altri partiti parlamentari, quando era al
governo, e in collusione con le altre coalizioni di governo, quando
non lo era. Chi altri, se non il Congresso, sarebbe il principale
responsabile per le condizioni insopportabili degli operai, dei
contadini, dei settori piccolo-borghesi, delle nazionalità oppresse,
dei dalit, degli adivasi, delle minoranze religiose, delle donne, dei
piccoli e medi capitalisti nel nostro paese? Il popolo non è tanto
ingenuo da credere al suo “Bharat Nirman”, ai cosiddetti
piani di welfare, alle finte mosse anticorruzione.
L’attacco
principale del BJP è sulla corruzione del governo del Congresso. È
ben chiaro che su nessuno dei principali problemi del popolo e del
paese ha politiche fondamentalmente diverse da quelle del Congresso e
che in ogni campo applica le stesse prassi di corruzione, tradimento
e dittatura. Dopo il direttivo RSS, BJP ha presentato il
fondamentalista indù e genocida Narendra Modi come suo candidato
premier. Dietro il modello di “Gujarat Vikas” (sviluppo
Gujarat, lo stato di cui Modi e capo del governo) nasconde un
programma nazionalista indù e schiera intorno Modi tutta la macchina
del partito per riconquistare il governo centrale. Modello “Gujarat
Vikas” significa terrorizzare le minoranze musulmana e
cristiana, derubandole delle loro proprietà, cacciandole dalle loro
case o sottomettendole attraverso massacri e le innumerevoli atrocità
commesse contro le minoranze religiose musulmane insieme cui si
aggiungono le atrocità contro le minoranze religiose cristiane;
significa trasformare l’intero stato in una piattaforma per gli
investimenti delle multinazionali, della grande borghesia, e aprire
le porte allo sfruttamento e oppressione senza fine. Conquistando il
potere in queste elezioni, Sangh Parivar e BJP mirano a imporre in
tutto il paese questo modello hitleriano travestito da “Vikas”
(sviluppo). Il Congresso ha già ottenuto il potere nelle due tornate
precedenti e si è guadagnato la profonda ira del popolo. Perciò le
classi dominanti e gli imperialisti americani stanno sostenendo
apertamente la candidatura di Modi alla carica di primo ministro, il
quale imporrà senza pietà il loro programma. Di conseguenza, i
principali media fanno propaganda per Modi su vasta scala. Il suo
tentativo di vincere alle elezioni a Delhi portandovi la divisione
religiosa attraverso gli scontri religiosi di Muzaffarnagar indica il
suo vero volto fascista. La dichiarazione di Rajnath Singh, a pochi
giorni delle date elettorali, in cui ha annunciato ai musulmani le
sue scuse “se in qualche luogo è stato fatto loro qualcosa di
sbagliato” non è che una trucco per nascondere il massacro di
musulmani perpetrato da Modi in Gujarat e guadagnare il loro voto. Ma
come possono le minoranze religiose musulmane e cristiane dimenticare
i massacri, le discriminazioni, la repressione e il nazionalismo che
hanno subito per mano del Sangh Parivar dal 1947 fino alla recente
strage di Muzaffarnagar? I pogrom e le persecuzioni delle minoranze
religiose perpetrate sotto Modi in Gujarat hanno incontrato
opposizione e proteste senza precedenti, non solo in Gujarat ma in
tutto il nostro paese. Anche se saliranno al potere, i fascisti indù
dovranno affrontare a livello nazionale la resistenza attiva delle
minoranze musulmane e cristiane, e delle forze democratiche
rivoluzionarie. Questo sarebbe il compito principale di queste forze
in quel caso.
L’AAP
che è nata e cresciuta sul retroterra delle ONG e coi fondi e il
sostegno di imperialisti e NRI (indiani all’estero), non mette in
discussione le radici di questo sistema e dei i problemi fondamentali
del popolo ma evoca le gesta di Gandhi come soluzioni dei problemi
della gente. Non porta alcuna soluzione ai problemi di fondo delle
classi oppresse, del popolo e dei settori schiacciati da sfruttamento
e oppressione. Funge da valvola di sicurezza per deviare la rabbia
del popolo in eruzione verso soluzioni pacifiche e parlamentari e
cerca di speculare su questo.
I
problemi reali del popolo non entrano mai nelle discussioni in
parlamento e nelle altre assemblee elettive, che sono controllate da
imperialisti, borghesia compradora e burocratica e grandi proprietari
terrieri. Qual è lo spazio per la democrazia in questo sistema, dove
i voti si possono comprare con denaro, liquori, solleticando
sentimenti religiosi e di casta? È ridicolo chiamare questa
democrazia, quando criminali, banditi e politici notoriamente
corrotti vincono le elezioni. In realtà, se guardiamo alla storia,
vediamo che i problemi del popolo sono sempre stati risolti grazie
alle lotte de popolo, con la lotta do classe e la guerra popolare di
lunga durata, non attraverso le assemblee parlamentari.
Dato
che ogni volta le elezioni finiscono in farsa, la Commissione
elettorale indiana ha promesso di rafforzare la democrazia in queste
elezioni e sta cercando di attuare varie riforme, secondo gli
orientamenti espressi dalla Corte Suprema. Come parte di questo
rafforzamento della democrazia, la Corte suprema ha emesso
disposizioni per dare agli elettori il “diritto al rifiuto”. In
seguito a ciò, nelle elezioni alle assemblee statali del 2013 in
cinque stati è stata introdotta per la prima volta l’opzione NOTA
(nessuno di questi). Ora, per queste elezioni Loksabha, questa
opzione è stata introdotta in tutto il paese. In realtà, l’opzione
NOTA sopprime il “diritto di revoca” dei rappresentanti eletti
che il popolo dovrebbe legittimamente avere. Se davvero vogliono
riconoscere il “diritto al rifiuto”, allora perché stanno
distribuendo centinaia di migliaia di truppe armate governative nelle
aree in cui il nostro partito ha fatto appello a boicottare le urne
e, col preteso di svolgere “elezioni libere e corrette”,
realizzano attacchi, perquisizioni, arresti, falsi scontri e stragi?
Il
grande maestro marxista Lenin, nel suo Stato e Rivoluzione, ha
scritto: “Le elezioni si tengono per decidere una volta ogni
tanti anni quale membro della classe dominante sarà quello che
reprimerà e schiaccerà il popolo attraverso il Parlamento, questa
è la vera essenza del parlamentarismo borghese, non solo nelle
monarchie parlamentari-costituzionali, anche nelle repubbliche più
democratiche” Ciò vale ancor di più per il nostro paese
semi-coloniale, semi-feudale, che pretende di essere “la più
grande democrazia del mondo”. Ecco perché nessuno tra le masse
oppresse crede che la sua vita possa cambiare o che ci possa essere
cambiamento fondamentale in questo sistema attraverso queste
elezioni. In tutte le elezioni svoltesi finora nel nostro paese, un
numero considerevole di elettori si è andato allontanando dal voto.
I partiti più forti occupano con la forza i seggi elettorali coi
loro scagnozzi e fanno brogli. Anche quelli che votano non lo fanno
nella convinzione che queste elezioni possa giovare loro. Votano solo
per questioni locali o per pressioni o allettati dalla casta,
religione, regionalismo, denaro, liquori, minacce ecc. In questo
sistema parlamentare farsa non c’è alternativa per il popolo.
Tutti
i maggiori partiti che si presentano alle elezioni sono asserviti
agli imperialisti e rappresentano classi dominanti sfruttatrici
indiane. Tutti questi partiti sono per natura antipopolari, infidi,
corrotti, oppressori, reazionari e fascista. Servono gli interessi
dell’imperialismo, della borghesia compradora e burocratica, della
classe grandi latifondisti. L’obiettivo di questi partiti è
mantenere intatto il sistema semi-feudale semi-coloniale indiano e
schiacciare tutti i movimenti democratici e rivoluzionari. Si
uniscono per sopprimere il nostro partito, il PCI (maoista), che sta
emergendo come alternativa a tutto questo, la rivoluzione di nuova
democrazia che esso guida e gli organi embrionali del nuovo potere
politico che rappresentano la Repubblica Federale Democratica del
popolo indiano, basata sulla vera democrazia e indipendenza. Anche se
questi partiti compradori si dimenano per il potere nel porcile del
parlamento e si azzannano l’un l’altro come cani da combattimento
per la loro parte di bottino, quando si tratta di schiacciare il
movimento rivoluzionario, etichettandolo come la “minaccia più
grave per la sicurezza interna” del nostro paese, sono d’accordo.
Seguendo la strategia e tattica della guerra a bassa intensità
dettata dagli USA, hanno scatenato una feroce offensiva su più
fronti. Le loro subdole proposte di colloqui di pace e piani di
riforme hanno lo scopo a distogliere il popolo e i democratici e
proseguire con un’ulteriore pesante offensiva contro movimento
rivoluzionario. L’offensiva nazionale su più fronti scatenata a
metà del 2009 dal governo centrale in combutta col BJP e insieme ai
diversi governi statali col nome di Operazione Green Hunt - guerra al
popolo - è parte di questo. Attraverso la repressione, cercano,
senza riuscirci, di preservare questo marcio sistema di sfruttamento.
Ma, in una situazione in cui le condizioni rivoluzionarie stanno
maturando giorno dopo giorno, sono condannati ad essere spazzati via
dal popolo.
L’attuale
sistema di sfruttamento non può essere trasformato con le elezioni.
Né queste possono risolvere i problemi fondamentali del popolo. Non
possono soddisfatte neanche i loro bisogni elementari. Tutti i
partiti elettorali sono morti per la vera democrazia, l’autonomia e
la sovranità del nostro paese. Nessuno di loro ha la qualità morale
per chiedere al nostro popolo di votare per loro. Ecco perché il
nostro partito fa appello a tutto il popolo dell’India a boicottare
queste false elezioni parlamentari e delle assemblee statali e ad
avanzare lungo la via della guerra popolare di lunga durata per la
vittoria della rivoluzione di nuova democrazia, combattuta sull’
asse della rivoluzione agraria, sulla base di “la terra a chi la
lavora”, per la costruzione della repubblica federale democratica
del popolo indiano. Questo nuovo stato democratico sarà la dittatura
democratica del popolo, esercitata dal fronte unito che comprende il
proletariato, i contadini, la piccola borghesia e la borghesia
nazionale, sotto la direzione del proletariato basata sull’alleanza
operai-contadini per liberare il nostro paese dalle grinfie degli
imperialisti, della borghesia compradora e burocratica e dei grandi
proprietari terrieri.
(Abhay)
Portavoce,
Comitato
Centrale, PCI (maoista)
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