martedì 3 novembre 2026

pc 3 novembre-Ucraina: alla periferia di Kiev, una folla ha dato l'assalto a un edificio occupato dai nazisti del Battaglione Azov: segnali dell'inizio della fine del burattino servo imperialista Zelensky?

Le masse ucraine cominciano a protestare contro il reclutamento forzato dei militari dell'esercito nazista Azov. Il regime di Zelensky è sostenuto dagli imperialisti, gli Usa hanno appena approvato l'invio di missili Patriot per 2,1 miliardi di dollari, l'Europa imperialista ha superato i 200 miliardi di euro, in Italia il governo fascio-imperialista Meloni/Crosetto prepara un nuovo pacchetto di aiuti, Meloni ha detto che anche se sostenere l'Ucraina comporta un costo politico elevato, non ha alcuna intenzione di cambiare rotta: "non intendo cambiare la mia posizione. Sostengo l'Ucraina non solo per il bene degli ucraini, ma anche per il bene dell'Italia". 

Tajani: «Invieremo quanto prima il prossimo pacchetto a Kiev»

La cosiddetta "opposizione" parlamentare: Guerini (Pd), se al governo dovremmo dare più aiuti militari a Kiev di quelli di Meloni


Il ministro dell'Interno Ivan Vyhivskyi ha disposto l'avvio di un'indagine ufficiale sugli eventi accaduti a Petropavlivska Borshchahivka. In particolare, verranno verificate le condizioni di permanenza dei militari nell'edificio.




da insideover

Ucraina, la periferia di Kiev in rivolta contro la mobilitazione forzata, Zelensky manda Budanov

A Petropavlivska Borshchahivka, alla periferia di Kiev, una folla ha dato l'assalto a un edificio occupato da uomini del Battaglione Azov.


È comprensibile che i media ucraini “ufficiali” dedichino molto più spazio ai bombardamenti russi, che di giorno in giorno diventano più intensi e più spietati, per esempio a quello che ha colpito una scuola adibita a rifugio nella regione di Zaporizhzhia, che ha fatto decine di morti. Ma i social ucraini sono invece colmi di cronache più o meno attendibili dei fatti di Petropavlivska Borshchahivka, alla periferia di Kiev, dove una folla inferocita ha preso d’assalto un edificio occupato da uomini del famoso Battaglione Azov, da tempo inserito nei ranghi della Guardia Nazionale, che, secondo la versione che si è subito diffusa, avrebbero tenuto prigioniere quaranta persone e ne avrebbero uccisa una in quella che sarebbe stata una prigione segreta e un centro di tortura per renitenti alla leva e disertori. Le immagini diffuse in Rete sono in effetti impressionanti e non sono mancati colpi d’arma da fuoco, con ogni probabilità sparati in aria dai militari assediati, mentre fuori i dimostranti distruggevano auto della polizia e un autobus usato dalle pattuglie per la mobilitazione forzata.

In pochissimo tempo le due versioni – media “classici” contro social – si sono allontanate sempre più. La polizia ha smentito sia l’esistenza di una prigione segreta sia le torture, i portavoce del Battaglione Azov hanno invitato la popolazione a “non immischiarsi nel lavoro dei militari” e, com’era immaginabile, è riecheggiata qua e là la versione del complotto russo. Da segnalare, in proposito, la ricostruzione del sito di giornalismo investigativo Slidstvo, che qui riassumiamo: i primi accenni alla prigione segreta sarebbero comparsi su Facebook il primo novembre; poi sarebbe entrata in azione una certa Valentina Moloda, infermiera e giornalista, già titolare di una clinica di chirurgia estetica poi chiusa nel 2023, che si è presentata davanti all’edificio dell’Azov con un’ambulanza, chiedendo di poter entrare ad assistere, appunto, gli uomini ivi detenuti. Da lì si sarebbero poi sviluppati i disordini. E la Moloda avrebbe partecipato a una “marcia per la pace” a cui, scrivono alcuni, aveva messo mano la propaganda del Cremlino.

Tutto chiarito? Mica tanto. Alcuni fatti dimostrano che la cosa era seria e che nessuno, anche ai più alti livelli, pensava di prenderla sotto gamba. Intanto a parlare con la folla per calmarla si è presentato nientemeno che Kyrylo Budanov, generale, eroe dell’Ucraina, già capo del servizio segreto militare e ora capo dell’amministrazione presidenziale. In poche parole, l’uomo che in Ucraina è secondo solo al presidente Zelensky. Non poca cosa anche se Budanov, ovviamente, ha difeso l’operato dei militari. E poi il maggior generale Oleksandr Pivnenko, comandante della Guardia Nazionale, ha promesso un’indagine rigorosa sulle accusa agli Azov, dicendo: “Il Comando della Guardia Nazionale, in collaborazione con le forze dell’ordine, ha assunto il controllo delle indagini sulla situazione. Qualora venisse accertato il compimento di atti di violenza illegali all’interno della base militare, i responsabili andranno incontro alle debite sanzioni”.

Perché Zelensky si preoccupa

La preoccupazione delle massime autorità ucraine si spiega con due considerazioni. Le proteste contro la mobilitazione forzata stanno diventando sempre più frequenti, e sempre più spesso tinte di violenza. Nel febbraio 2026, il Commissario ucraino per i diritti umani, Dmytro Lubinets (protagonista della recente tregua di Oleshki), ha riferito che il suo ufficio ha ricevuto 6.127 denunce riguardanti presunte violazioni commesse dal personale dei TCC (Centri di reclutamento territoriale) nel corso del 2025. Nel 2024 le denunce erano state 3.312, nel 2023 514 e nel 2022 appena 18. Nell’arco di quattro anni, il numero è aumentato di oltre 300 volte. Ed è chiaro che la realtà è più negativa, perché molti non denunciano. Le indagini condotte dall’ufficio del Commissario hanno fatto emergere restrizioni illegittime della libertà personale, percosse, detenzioni coatte, confische di telefoni e negazione del contatto con gli avvocati. Ma il problema nasce prima: i militari dei TCC operano con il volto mascherato, spesso in abiti civili, senza identificarsi. E non c’è legge che autorizzi i Centri di reclutamento a trattenere, per decisione propria, le persone contro la loro volontà. Sono temi di cui abbiamo parlato spesso nella nostra newsletter settimanale e gratuita: per iscriversi e riceverla ogni settimana basta cliccare qui.

Ovviamente lo Stato può pretendere dai cittadini l’adempimento degli obblighi militari, ma ciò non gli conferisce un’autorità illimitata sulla loro libertà personale. Tanto meno delegare un’autorità che non ha a pattuglie che operano, di fatto, come banditi. Attività in cui gli uomini del Battaglione Azov peraltro si distinguono. La questione è destinata ad aggravarsi perché, di fronte al prolungamento della guerra, il Governo ucraino sta pensando di ridurre qualità e quantità delle esenzioni dal servizio militare, anche tra il personale dell’industria della Difesa. Per non parlare del Parlamento, dove giace una proposta di legge per riservare l’esenzione ai soli membri del Governo e del Parlamento stesso. È stato lo stesso Budanov a dire, poco tempo fa, che all’Ucraina occorrono 30 mila nuovi soldati al mese.

La seconda considerazione è che, anche se tutte le ricerche e i sondaggi dicono che le forze armate restano l’istituzione più stimata dagli ucraini, negli ultimi tempi si sono moltiplicate le denunce di violenze all’interno dei reparti, ai danni di coscritti o di soldati riottosi a obbedire agli ordini. Ne ha scritto in queste pagine Polo Mossetti ricostruendo il caso del Reggimento Skala, il cui comandante è stato rimosso, ma è solo uno dei diversi esempi possibili. Problema di difficile soluzione: come intervenire, ed eventualmente “punire”, sugli uomini che reggono in prima persona l’urto russo? Soprattutto dopo la svolta “militare” dell’ultimo rimpasto operato da Zelensky, che ha portato un generale come Budanov alla guida dell’amministrazione dello Stato e un altro generale, Jevhen Chmara, al ministero della Difesa?

Questo è il quadro che spiega perché Zelensky si sia sbrigato a mandare Budanov a gestire la crisi di Petropavlivska Borshchahivka, e perché, sempre ammesso che abbiano ragione le autorità e nell’edificio gestito dall’Azov non sia successo niente, la gente della periferia di Kiev possa credere all’esistenza di prigioni segrete e di camere di tortura. Anche perché, in Ucraina come ovunque, al fronte ci finiscono per primi i ragazzi dei quartieri poveri o non ricchi. Che non ce la fanno più.


Riferimenti


Per le immagini dei disordini: https://t.me/letteradamosca/39305


Per la ricostruzione di Slidstvo: https://www.slidstvo.info/news/niiakykh-mists-katuvan-tam-ne-bulo-shcho-vidbuvalosia-v-budynku-u-petropavlivskiy-borshchahivtsi-i-zvidky-vzialysia-zaiavy-pro-kativniu/


Per la mobilitazione e l’Azov: https://www.aljazeera.com/news/2026/2/27/how-ukrainian-military-units-compete-for-recruits


Per la dichiarazione di budanov: https://www.agenzianova.com/a/6a919f9a71f241.30527261/7729534/2026-08-28/ucraina-budanov-necessario-mobilitare-almeno-30-mila-cittadini-al-mese


Per il caso Skala: https://it.insideover.com/guerra/ucraina-gli-orrori-del-reggimento-skala-violenze-torture-morti-sospette-e-il-comandante-sotto-inchiesta.html#google_vignette

Nessun commento:

Posta un commento