lunedì 14 marzo 2011

pc quotidiano 14 marzo - 100 milioni per sopravvivere, Cammarata chiede aiuto a Tremonti

Un sindaco elemosinante da cacciare

IL SINDACO di Palermo Diego Cammarata è volato a Roma per chiedere cento milioni di euro al governo nazionale. Ha chiesto un contributo una tantum per salvare il Comune dallo spettro del crac: un viaggio avvenuto la settimana scorsa (il sindaco è rientrato venerdì) ma che non ha prodotto i risultati sperati. Cammarata avrebbe ricevuto un diniego dal ministero dell'Economia: Giulio Tremonti avrebbe fatto capire di aver dato già abbastanza a Palermo. L'amministrazione, infatti, ha già ricevuto negli anni scorsi 230 milioni. I primi 80 sono stati inghiottiti dall'Amia, poi travolta dal fallimento. Gli altri 150 milioni sono invece i fondi Cipe: la prima tranche, arrivata ai primi di gennaio nelle casse dell'amministrazione, è stata stornata per pagare gli stipendi dei dipendenti comunali e delle società Amat, Amia e Gesip.

Ma le risorse Cipe - che Cammarata ottenne nonostante l'ostilità dell'ex mentore Gianfranco Miccichè - non bastano a salvare un'amministrazione che dal 1° maggio non ha più un euro in bilancio per pagare il corrispettivo mensile alla Gesip né fondi per fare fronte ai tagli dei trasferimenti regionali che, al momento, sembra supereranno i 30 milioni.

Il treno che Cammarata attende con ansia non è passato: a Roma le elezioni sembrano più lontane e il primo cittadino si trova costretto a governare ancora. Ma come? Senza le risorse - e con i dipendenti Gesip senza stipendio - si rischia che la tensione sociale salga alle stelle.

L'annunciato rientro in giunta di Miccichè sarebbe utile a Cammarata anche per avere un alleato per far pressione su Berlusconi e Tremonti. «Se Gianfranco entra nell'esecutivo deve darsi da fare», ha detto Cammarata ai suoi al rientro da Roma.

Ma pare che dietro lo stop del sottosegretario, che ha deciso di posticipare un matrimonio che sembrava già cosa fatta, ci siano proprio i dubbi suscitati dal no del governo all'ultima richiesta di aiuto del sindaco. «Perché Miccichè dovrebbe entrare dentro un esecutivo che rischia di trovarsi a governare una città in rivolta? - si chiede un esponente della maggioranza- Forza del Sud ha capito che è bene valutare prima di fare una scelta così impegnativa».

E Cammarata? I suoi lo definiscono «sereno». «A Roma ha avviato una trattativa - dicono dalla sua corrente - per ora gli hanno detto di no, ma lui è fiducioso». Di milioni al Comune ne servirebbero almeno 140: questo è il conto preparato dagli uffici al sindaco prima che lui partisse. Cammarata, però, ne ha chiesti 100. E, almeno finora, ne ha incassati zero.

12 marzo 2011

la republica palermo

pc quotidiano 14 marzo - Io non pago..forme di lotta nuove in grecia

“IO NON PAGHERÒ” IMPAZZA IN GRECIA
5 marzo 2011, di E. Becatoros -Traduzione di Anticorpi –
[http://informarexresistere.fr/io-non-paghero-impazza-in-grecia.html]
Bloccano i caselli autostradali per consentire agli automobilisti di viaggiare gratis. Coprono con sacchetti di plastica le biglietterie automatiche della metropolitana impedendo ai pendolari
di pagare. Anche alcuni medici si sono uniti a loro, impedendo ai pazienti di pagare i ticket presso gli ospedali statali.
Alcuni la chiamano disobbedienza civile. Altri mentalità ‘anarcoide.’ Comunque lo si voglia definire, il movimento ‘I Won’t Pay’ (Io Non Pagherò) ha scatenato un acceso dibattito
in una Grecia ferita dalla crisi del debito, per far fronte alla quale il governo è stato costretto ad adottare drastiche misure di austerity – tra maggiori imposte, tagli salariali e pensionistici e picchi al rialzo nei prezzi dei servizi pubblici.
Ciò che era iniziato sotto forma di protesta attuata da un minuscolo gruppo di cittadini pendolari imbestialiti per l’aumento dei pedaggi autostradali si è sviluppato in un vasto movimento che sta interessando sempre più settori della società – secondo molti manovrato dai partiti di sinistra, desiderosi di cavalcare il malcontento popolare.
Una valanga di scandali politici scoppiati negli ultimi anni – tra cui una dubbia partita di scambio di terreni e le presunte tangenti negli appalti statali – ha alimentato questo vento di ribellione.
All’alba di venerdì scorso circa 100 attivisti appartenenti ad un gruppo sindacale comunista hanno coperto con sacchetti di plastica i distributori automatici delle stazioni della metropolitana di Atene, impedendo ai passeggeri di pagare le tariffe, per protestare contro gli aumenti nei trasporti pubblici.
Altri attivisti hanno danneggiato diversi distributori automatici di biglietti per autobus e tram. E migliaia di persone semplicemente non si preoccupano più di convalidare i loro biglietti in autobus e metropolitana.
“La gente ha già ampiamente pagato attraverso le tasse, quindi adesso dovrebbe avere il diritto di viaggiare gratuitamente” ha dichiarato Konstantinos Thimianos, 36 anni, impegnato nel picchettaggio della stazione della metropolitana di Piazza Syntagma.
In una delle recenti occupazioni dei caselli presso la periferia nord di Atene i manifestanti indossavano magliette colorate con la scritta “Total Disobedience”, e cantavano: “Non pagheremo la vostra crisi.”
Il movimento ha preso piede anche nel settore sanitario, con diversi medici ospedalieri impegnati a presidiare le macchinette dei ticket per impedire ai pazienti di pagare i 5 euro di tariffa flat per le visite generiche.
I detrattori accusano i manifestanti di rappresentare l’ennesimo esempio della mentalità anarcoide che ha contribuito a far scivolare il paese nel caos finanziario.
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“Questa esplosione della illegalità è come un cancro che si sparge,” ha scritto Dionysis Gousetis in un recente articolo apparso sulle colonne del quotidiano Kathimerini.
“Grazie all’alibi della crisi gli scrocconi hanno smesso di nascondersi. Fanno orgogliosamente bella mostra di sé ed agiscono come eroi della disobbedienza civile. Una via di mezzo tra Rosa Parks e il Mahatma Gandhi”, ha proseguito Gousetis. “Ma il non pagare in prima persona per loro non è abbastanza; devono anche costringere il prossimo a fare lo stesso.”
Molti accusano i partiti di sinistra ed i sindacati di cavalcare l’onda del movimento popolare per i propri fini politici. “Pensate che l’illegalità sia qualcosa di rivoluzionario, in grado di aiutare il popolo greco” – ha detto di recente il primo ministro Papandreou criticando in Parlamento Alexis Tsipras, capogruppo della sinistra – “ma il popolo oggi sta pagando proprio la diffusa illegalità del nostro paese.”
Il movimento “I Won’t Pay” testimonia tuttavia un aspetto radicato nella società greca: la propensione a piegare le regole, a ribellarsi all’autorità, in particolare quella dello Stato. Si tratta di una mentalità così radicata che molti greci a malapena si rendono conto della miriade di piccole trasgressioni commesse quotidianamente: la moto sul marciapiede, la vettura che passa con il rosso, la violazione della ennesimo tentativo da parte del governo di vietare il fumo nei bar e ristoranti.
Meno innocua è la diffusa e persistente tendenza alla evasione fiscale, nonostante le misure sempre più disperate attuate dal governo. “Si tratta di una generica cultura della illegalità, ad iniziare dalle cose più banali fino alla frode o alla evasione fiscale; una cosa che esiste fin dalla notte dei tempi”, ha affermato il commentatore Nikos Dimou.
Tuttavia molti vedono il movimento “I Won’t Pay” come qualcosa di molto più semplice: il rifiuto da parte del popolo di pagare per gli errori commessi da una serie di governi accusati di avere sperperato il futuro della nazione con la corruzione e il clientelismo.
“Non credo faccia parte del carattere greco. I greci quando constatano che la legge viene realmente rispettata in ogni ambito, sono portati ad applicarla”, ha detto Nikos Louvros fumando una sigaretta in una piazza ateniese, e facendosi beffe del divieto di fumo.
“Ma quando da alcuni non viene rispettata, ad esempio quando si ha a che fare con ministri che rubano … beh, se le leggi non vengono rispettate in alto, anchetutti gli altri finiscono per non rispettarle.”

pc quotidiano 14 marzo - massacri in Perù del regime Garcia reazionario e asservito all'imperialismo - contro di esso attacca la guerra popolare!

in perù si avvicinano le elezioni il regime di Alan Garcia è un regime antipopolare e massacratore




abbattuto un elicottero dalla guerra popolare guidata dal partito Comunista del Perù

Ejército resultaron heridos luego que los guerrilleros derribaran el helicóptero de la FAP.


Esto sucedió el viernes 11 de marzo al promediar las 3 de la tarde, cuando el helicóptero de matrícula F 604 de las fuerzas combinadas de la Marina, el Ejército y la FAP, realizaba una operación de rastrillaje en las alturas del paraje Huachocolpa, en plena ceja de selva, exactamente, en el límite entre las regiones de Ayacucho, Huancavelica y Junín.

Los dos militares que resultaron heridos son el contralmirante AP Carlos Tello Aliaga, quien presenta heridas por esquirlas en el abdomen; y el oficial artillero EP Juan Pérez Inga, con herida en el hombro.

pc quotidiano 14 marzo - editoriale - contro il governo Berlusconi serve la rivolta popolare

La scorsa settimana è stata importante, per comprendere la dinamica della lotta di classe in corso nel nostro paese.
Il governo Berlusconi ha retto per ora alla bufera Ruby, per l'insipienza dell'opposizione parlamentare, per il mancato intervento, nella contesa contro il governo, della classe operaia e le masse popolari attraverso lo sciopero generale - occasione mancata il 16 ottobre, il 14 dicembre e il 28 gennaio.
Fatto in quelle date e combinato con le diffuse proteste popolari- inclusa la più importante di tutte.. la rivolta studentesca contro la riforma Gelmini - lo sciopero generale avrebbe fatto precipitare la situazione e avrebbe permesso di ottenere un vero risultato.
Ora Berlusconi può passare all'offensiva con la riforma reazionaria della giustizia volta a stroncare una volte per tutte la logica dei processi per corruzione, ruby, controllo monopolistico dei mass media, P3-P4 varie ecc, con un nuovo e più stretto controllo dei mezzi di comunicazione di massa, con la repressione poliziesca contro le opposizioni ecc e avanzare verso il regime moderno fascista.
Questo governo in quanto moderno-fascista reagisce all'attacco e ai moti popolari, non concedendo, mediando, arretrando ma rilanciando verso la dittatura e il regime.
Dittatura e regime che possono essere ostacolati, fermati, rovesciati solo con la rivolta popolare.. le rivolte in Maghreb sono un esempio di questo, fatte le debite differenze.
Invece questa settimana dimostra che anche chi ha consapevolezza della natura antioperaia e antipopolare del governo e della sua natura moderno fascista di attacco alla costituzione e alla scuola pubblica ecc non ha consapevolezza di come si può realmente combattere per vincere contro questo governo.
Con le forme tradizionali di lotta - lo sciopero e la manifestazione della USB del 25, la manifestazioni del 26 a difesa della costituzione e scuola pubblica, fusa quest'ultima con la grottesca apologia dell'unità d'Italia che l'ha fatta diventare a misura di una alleanza elettorale che va da sinistra parlamentare e parlamentarista a futuro e libertà. ali sinistre di questo sono disobbedienti,.. Carc ecc. - non si ostacola la marcia del governo e meno che mai lo si rovescia.
La classe operaia, le masse popolari, i comunisti, i rivoluzionari, le componenti proletarie e sociali di reale opposizione, devono muoversi su una strada alternativa che è quella della rivolta popolare - trasformando in questo senso la battaglia per lo sciopero generale e le diverse manifestazioni di massa in corso e in preparazione - del fronte unito per realizzarla, della costruzione di una direzione antielettoralista, rivoluzionara e comunista necessaria per combattere e vincere.


proletari comunisti
14 marzo 2011

domenica 13 marzo 2011

pc quotidiano 12-13 marzo - IL “NODO SICUREZZA” COME LO DECLINA IL PRODE -SCERIFFO- DE CORATO

L’ultima, in ordine di tempo, è la “sperimentazione” di dotare i ghisa(vezzeggiativo milanese per definire il corpo dei Vigili Urbani) di “spray urticante”. De Corato ha dichiarato: «Entro una decina di giorni arriveranno 26 dispositivi già ordinati, che verranno dati in uso a vigili istruttori di difesa personale e tecniche operative. Se il test si rivelerà positivo verrà presa in considerazione l'estensione della fornitura a tutti gli agenti che effettueranno servizi esterni sia per la sicurezza sia per la mobilita». L’uomo di punta della “Sicurezza” della giunta Moratti si è premunito nel sottolineare che lo spray e del tipo “key defender”, ovvero a getto conico e non di tipo a getto balistico, vietati, che esporrebbero i vigili a denunce per “porto abusivo di arma impropria”, tenendo a precisare che l’uso sarà di “difesa dell’incolumità dei vigili e non di offesa”.
La scusante trovata da De Corato è un eufemismo visto che il governo Berlusconi, e tutti i governi che l’hanno preceduto, se ne sono bellamente fregati della normativa internazionale sull’uso, da parte delle forze del dis/ordine, di armi improprie come ampiamente documentato, per fare un esempio, nell’operato delle giornate del 20/21 luglio 2001 a Genova.

Questa “trovata” è stata subito bollata da esponenti dell’opposizione, dal candidato a Sindaco –Pisapia- e dal capogruppo comunale del PD – Majorino, come “militarizzazione” e “fesserie”. Pisapia ha detto: «I cittadini hanno bisogno di istituzioni che comunichino serenità, e non di un vicesindaco che agita continuamente gli spettri della paura perché non ha altre idee da proporre alla città»; «Il vicesindaco De Corato descrive una città perennemente sull'orlo della violenza ha un'idea cupa di Milano, ma la realtà è diversa: Milano non è una città pericolosa, e per questo ci sono già polizia e carabinieri che svolgono bene il loro lavoro»; «Questo costante tentativo di militarizzare il corpo dei vigili urbani è sbagliato gli stessi vigili hanno spesso manifestato perplessità e imbarazzo al riguardo. I vigili hanno molti compiti da svolgere, l'ordine pubblico è solo un aspetto». Majorino ha detto: «Invece di dare gli spray ai vigili, la Giunta Moratti pensi a dare le divise ai vigili, visto che il centrodestra ha proposto di tagliarle dal bilancio»; «Sono le solite fesserie di De Corato che dovrebbe spiegarci perché lui e il sindaco Moratti hanno tagliato in questi anni 480 uomini della polizia locale rispetto ai tempi della Giunta Albertini». I “paladini” della legalità dimenticano che polizia e carabinieri “svolgono bene il loro lavoro, stuprando nei CIE, nelle Caserme, nell’Esercito”, così come sempre più spesso emergono notizie di collusione delle stesse con le organizzazioni criminali.
A queste “critiche” De Corato ha replicato così: - «Pisapia e Majorino hanno come sempre perso una buona occasione per fare silenzio» - «Mentre bocciano senza appello gli spray al peperoncino, la rossa Genova, dopo una sperimentazione di sei mesi, ha intenzione di estenderne l’uso a tutto il Corpo dei vigili, visti gli ottimi risultati. E un’altra amministrazione di centrosinistra, Modena, lo usa da tempo. Se queste sono fesserie allora sono in buona compagnia» - «Lo spray al peperoncino è uno strumento di difesa personale, non certo di offesa. Strumento che viene sperimentato proprio per garantire ulteriore sicurezza ai vigili e alle vigilesse, che rappresentano il 30% del Corpo. Un dispositivo che ci è stato chiesto, tra l’altro, anche da una delle più rappresentative sigle sindacali di categoria. Tutto il resto è chiacchiera elettorale». Hai proprio “ragione” De Corato fate chiacchiere elettorali, l’unico interesse è quello di difendere gli interessi di questo sistema di sfruttamento, corruzione, moderno fascismo e lo fate manu militari.

Le sigle sindacali dei vigili “chiamate in causa” così si sono espresse: Daniele Vincini (rappresentante del sindacato autonomo –Sulpm- che aveva fatto richiesta degli spray): «Finalmente sono arrivati gli spray sono lo strumento principe per la tutela personale degli agenti: in combinata con il distanziatore lo spray evita il contatto fisico con l'aggressore e scongiura situazioni di maggiore pericolo»; Corrado Sciamanna della Cgil: «Lo spray è solo un palliativo la tutela degli agenti si persegue con la formazione del personale, con l'invio di un maggior numero di uomini nei servizi più delicati e soprattutto evitando di farci svolgere compiti di pubblica sicurezza che toccherebbero ad altri»; Alfredo Masucci (Cisl): «Credo che ogni strumento di difesa sia utile considerando anche che noi agenti siamo chiamati a svolgere mansioni sempre più variegate. Credo che lo spray possa essere un deterrente in più contro le aggressioni». Queste posizioni mostrano qual è il ruolo dei sindacati confederali e di quelli “gialli”: difendere/condividere gli interessi padronali ed essere i primi controllori e oppressori dei lavoratori...

Circolo proletari comunisti Milano

pc quotidiano 12-13 marzo - in preparazione il nuovo numero di proletari comunisti

uscirà nell'ultima settimana di marzo il numero2 nuova serie di proletari comunisti
- in questo numero torneremo sulla questione dello sciopero generale dopo l'annuncio della cgil di dichiararlo di 4 ore per il 6 maggio e esprimerno la nostra valutazione critica degli scioperi in corso
- riproporremo la linea che 'serve una rivolta popolare per rovesciare realmente il governo berlusconi' contro le posizioni ormai tutte devote alle elezioni
dalla pseudo opposizione parlamentare, a chi in questo parlamento vuole ritornare.. fino alle mosche cocchiere del riformismo disobbedienti e .. Carc-nPCI
- ampio spazio per la libia e il dibattito su di essa nel movimento comunista
- resoconti delle lotte sociali per il lavoro al sud e lotte e vertenze operaie da marghera alla fiat
- l'8 marzo proletario e la propaganda della campagna di sostegno alla gp in India
dal 2 al 9 aprile

proletari comunisti

pc quotidiano 12-13 marzo - processo Thyssen udienza del 25 febbraio

(ricevo, e pubblico, per gentile concessione di Elena di Agenda Rossa)

Torino 25 febbraio 2011 -
Chiesta l'assoluzione degli imputati ...
Ore 9.40 entra la Corte... il Presidente fa l'appello e alle 9.45 l'Avvocato Audisio inizia...
I volti delle vittime della tragedia
Ricapitola a grandi linee tutta la situazione:
* Lo stabilimento di Torino non veniva dismesso MA trasferito a Terni (n.d.r.: differenza ?)
* L'imputato Herald Hestenhan al momento del fatto era il Datore di Lavoro
* L'imputato aveva delegato il direttore di Stabilimento di Torino in materia di sicurezza
* L'imputato aveva l'obbligo della corretta valutazione del Rischio
Si domanda se la valutazione sia stata fatta correttamente e, in base a quanto da lui detto nell'udienza precedente si risponde di Si, sia per lo stabilimento di Terni che per quello di Torino.
Ricorda tutta la mole di Documenti/Rapporti/Valutazioni sia interni sia di Organi Istituzionali Esterni Competenti e preposti alla sicurezza, (Asl, Regione) Studi di Consulenza compresi ... che è stata prodotta. Che la sola ''mole'' dimostra quanta attenzione fosse posta al problema! (n.d.r.. sulla carta... si in effetti ... intanto però sono morti in 7 e nonostante la mole di carta il certificato OBBLIGATORIO dei Vigili del Fuoco la Multinazione Thyssen, NON LO AVEVA ... ma di carta tanta... tantissima!)
Insiste sul fatto che la linea 5 fosse una lavorazione a ''freddo'' e che quindi non ci fossero fonti di calore tali da presupporre la necessità di un impianto di rilevazione/spegnimento automatico.
Ricorda che la linea era semiautomatica e che la centratura del nastro per evitare gli sfregamenti era manuale. C'erano 5 operai sull'impianto... dovevano controllare! Ammette, bontà sua, che avrebbero potuto esserci anche altre fonti di innesco...
Fa l'esempio dell'aula ... e dice che, nonostante il materiale elettrico presente, si riferisce al microfono in cui parla, non c'è l'impianto di rilevazione/spegnimento automatico di incendio. (A me sembra di averlo visto l'impianto di rilevazione fumi... ma sono solo una mamma, magari mi sbaglio!)
Dice che vorrebbe che tutti entrassero anche solo virtualmente nello stabilimento e sostiene che sarebbe impossibile mettere l'impianto di spegnimento ovunque!
Ribadisce per l'ennesima volta che nessuno voleva rottamare la linea 5 ma che sarebbe stata trasferita a Terni! (n.d.r.: non capisco il motivo per cui insista su una cosa simile? Ma chi lo ha mai messo in dubbio? Certo che la linea doveva arrivare integra a Terni e chi dice il contrario? I PM sostengono che certe ''accortezze'' a Torino non si sono nemmeno prese in considerazione in funzione del fatto che la linea andava a Terni! Di questo stiamo parlando... mica di ''rottamare'' la linea? Mah...)
Ricorda che i sindacati presenti non hanno mai segnalato anomalie, ma che erano interessati solo a tenere il posti di lavoro! (n.d.r.: che strano vero? Data la situazione avrebbero dovuto fare gli schizzinosi invece! Dire che c'era un casino di carta e di olio per terra ad esempio?) Parla di una documentazione ASL, requisita dai PM, in cui si parla di rischio esplosione ma che detta documentazione NON è stata mai inoltrata all'Amministratore Delegato, ma solo a Salerno e ai suoi diretti collaboratori.
E continua a parlare di carte... carte che giustificano... carte che provano... carte che dimostrano.... (n.d.r.: grrr ma qualcuno è mai andato a lavorare? Le ''carte''... contro qualcuno che il coil lo caricava a mano? Le ''carte'' ... contro qualcuno che spegneva quasi giornalmente un incendio? Le ''carte''... contro qualcuno che faceva un turno dietro l'altro... alla ''faccia del personale'' in numero più che sufficiente!)
Parla delle ultime ispezioni ASL in cui si evince un difetto della valutazione del rischio ma che viene inviata ad Estenhan solo a dicembre del 2007! Parla di errore macroscopico della valutazione in quanto nel verbale ASL si parla carta intrisa di Kerosene! Materiale altamente infiammabile!
(n.d.r.: Ma chi cavolo assumono all'ASL? Chi è il pirla che afferma che gli olii di laminazione sono Kerosene? Gli olii di laminazione SONO altamente infiammabili, MA dire che è Kerosene equivale a fornire su di un piatto d'argento una motivazione per la difesa! Che paese di incompetenti!)
Se non altro ammette che i PM hanno ''cassato'' l'errore e hanno parlato giustamente di olii di laminazione... ma intanto il ''tarlo'' è seminato!
(n.d.r.: devo dire, con rammarico, che l'avvocato Audisio è molto bravo nel suo ''mestiere''! Lo preferirei stipendiato dallo Stato... detto tra noi... mi darebbe più sicurezza per quanto riguarda il pagamento delle tasse!)
Riferendosi all'incendio del 2006 a Krepheld in Germania, vengono stanziati 46,5 mio di Euro per la prevenzione, di cui 16,7 mio tra Terni e Torino spalmati su tre anni.
La parte spettante a Torino è di 1,5 mio di euro che si decide verranno utilizzati per le modifiche necessarie per ottenere il Certificato Anti incendio dei Vigili del Fuoco! (n.d.r.: mai avuto!) Aggiunge che l'importo di 1,5 Mio viene aumentato a 2,3 Mio, nel dettaglio 800 mila per la linea di decapaggio della linea 5. (Sostituzione dei coperchi di plastica contenenti l'acido) detto miglioramento avrebbe ridotto le franchigie assicurative!
Poi aggiunge... ammesso che si fosse fatto... avrebbe cambiato qualche cosa? Non ha nulla a che vedere con l'incidente! (n.d.r.: infatti! Se invece di pensare a ridurre le franchigie assicurative avessero fatto qualche cosa per salvaguardare la vita degli operai, forse sarebbe stato meglio!)
Ricapitolando Herald Esenhan non è responsabile perchè ha delegato Salerno.
Per quanto riguarda poi gli imputati Prignitz e Pucci, ritiene che non siano assolutamente responsabili della sicurezza in quanto si occupano uno della Direzione Commerciale e l'altro della Direzione Finanza.
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Audisio chiede una pausa, sono le 11,45
In aula durante la pausa
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Ore 12,45 l'udienza riprende. Audisio esordisce ringraziando la Corte per l'attenzione con cui segue il suo lavoro. Lavoro che gli è costato molta fatica... e che l'attenzione costante della corte lo premia! (n.d.r.: bene siamo tutti contenti che Audisio sia felice!)
Ricorda che la contestata omissione di apparecchiatura per rilevare e spegnere l'incendio non esiste in quanto nessuno lo aveva chiesto per la zona di imbocco... La legge impone di intervenire sulle cause e non sugli effetti! Quindi nessuno ha violato nulla! (n.d.r.: mi sembra di impazzire!)
L'imputazione contestata ad Estenhan di Omicidio e incendio doloso
in quanto:
* accusato di non aver valutato correttamente il rischio
* non aver addestrato correttamente il personale
* non aver fatto installare l'impianto di rilevazione/spegnimento
in quanto la linea doveva essere trasferita.
Ribadisce che Estenhan non sapeva... che aveva delegato... e che in base ai costi di pulizia (aumentati rispetto al passato) il carico fuoco secondo lui era eliminato regolarmente! (n.d.r.: - le imprese appaltatrici della pulizia - rimozione olio/carta - costavano, ma non per questo, venivano tutti i giorni - non c'era più personale Thyssen pagato per le pulizia in loco durante la lavorazione, dovevano farla gli operai stessi).
Parla ancora citando la bellissima lezione magistrale dell'Avvocato Coppi inerente alla giurisdizione del dolo... ma alla fine conclude che qui non ci sono responsabili alla fin dei fini... e tirando le fila chiede, ben conscio che quanto sta per dire non riscuoterà la simpatia dei parenti delle vittime, l'assoluzione dell'imputato in quanto ha adempiuto correttamente a tutti gli obblighi previsti dalla legge!
Come pronuncia queste parole la mamma di Santino sbotta con un: ''proprio per niente''!
Audisio prosegue augurandosi che la corte non tenga conto del dolore ma delle risultanze probatorie, si lamenta di un dolore espresso in modo a volte scorretto!
(n.d.r.: mi domando se c'è un modo ''corretto'' per esprimere lo strazio di una mamma che ha perso il proprio ''bambino'' bruciato vivo in una multinazionale dell'acciaio! )
Audisio chiede l'assoluzione anche per Prignitz e Pucci in quanto non hanno commesso il fatto. (Non avevano obblighi)
Tornando alla responsabilità dell'A.D. si augura che la Corte applichi la giustizia con buon senso, e anche ammesso che l'A.D. abbia peccato di troppa fiducia nel delegato, la Corte tenga presente la sua buona fede.
Per quanto riguarda il danno che alcuni dipendenti Thyssen dicono di aver subito chiede che ci sia la prova documentata di tali danni.
Per la Regione Piemonte che ha chiesto il danno di 6 mio di Euro, ricorda il Mulino Cordero... e dice che un caso molto simile a questo il Comune e la provincia hanno chiesto un euro simbolico! Non vuole dare suggerimenti alla Corte ma si chiede il motivo di tale discrepanza! Torna ovviamente a parlare di processo mediatico!
(n.d.r.: mentre parla io lo guardo e tra me penso... ce ne fossero di più di processi mediatici... starebbero tutti più attenti! Ma che la ''gente'' si stia finalmente svegliando? Speriamo in bene!)
Torna a buttare il ''tarlo'' sui sindacati, dice che sia Fiom, Fim e Uil erano in Thyssen... come mai non erano attenti alla sicurezza... ma si occupavano solo di tenere i posti di lavoro? (n.d.r.: vorrei rispondergli urlando: ''Ma pensa un pò come mai pirla''? Ma non posso, in compenso la caramella alla menta che ho in bocca mi va di traverso e mi vengono le lacrime agli occhi!)
Parla di Medicina Democratica che chiede dei danni e Audisio ribadisce che questi danni devono essere dimostrati.
Per quanto riguarda i parenti congiunti delle vittime chiede che il danno venga quantificato in separata sede e non in questo processo.
Conclude chiedendo l'assoluzione per Estenhan in quanto il fatto non costituisce reato e per Prignz e Pucci in quanto il fatto non sussiste.
Il PM Laura Longo consegna alla Corte due memorie.
La Corte fissa le prossime udienze:
* 8 aprile per i PM e le parti civili - con l'obbligo di esaurire in questa sede
* 13 aprile per la Difesa
* 15 conclusioni
Date ravvicinate in modo da consentire alla Corte di potersi riunire in Camera di Consiglio non troppo avanti nel tempo.
Ore 14.30 l'udienza viene tolta.

Torino, 25 febbraio 2011

Stefano Ghio - Rete sicurezza Torino

pc quotidiano 12-13 marzo - Palestina 15 marzo ..una manifestazione ambigua, ma da verificare alla prova dei fatti

Palestina: su Facebook, un movimento d’opinione ha indetto una giornata di protesta per il 15 marzo, non solo a Gaza ma anche nelle principali città della Cisgiordania amministrate dall’ANP. Il Manifesto che indice la manifestazione si intitola “Il Popolo vuole la fine della divisione”, esso chiede in altri termini la cessazione delle ostilità tra al-Fatah e HAMAS, le dimissioni sia del governo di Haniyeh che di quello di Fayyad e, la fine di ogni collaborazione coi sionisti ed infine, e questo è davvero decisivo, di rimettere in piedi l’OLP, col sottinteso che l’ANP deve ubbidire a tutta l’OLP unita, compresa HAMAS.

Un manifesto di alto profilo politico. Un Manifesto da cui traspare l’imprinting del Fronte Popolare di Liberazione della Palestina, che infatti è il movimento che più di tutti appoggia e sponsorizza la manifestazione del 15 marzo. Anche HAMAS ha lasciato capire che vede di buon occhio la manifestazione del 15 marzo. Il portavoce, Fawzi Barhoum ha assicurato ufficialmente l’adesione di HAMAS.

C’è chi si stupisce di quest’adesione. Ma chi si stupisce forse non sa che proprio HAMAS, tre anni fa, lanciò la proposta, proprio allo scopo di porre fine allo scontro con al-Fatah, di ricostruire l’OLP, e quindi che l’ANP si sottomettesse alla direttive dell’OLP ricostruita e riunificata. HAMAS si spinse a chiedere di riunire a Damasco entro il 2009 la nuova OLP. Non se ne fece nulla, proprio a causa del netto rifiuto di al-Fatah, che non poteva accettare di perdere il controllo dell’ANP e il monopolio dei negoziati (e dei finanziamenti internazionali).

Per concludere: ben venga l’unità di tutte le forze palestinesi e la ricostruzione dell’OLP, HAMAS compresa (che non ne ha mai fatto parte), a patto che questa “riconciliazione” si fondi su un bilancio, da Oslo in poi, della strategia negoziale coi sionisti (fallita), e che indichi che solo la Resistenza potrà portare alla liberazione di tutta la Palestina.

pc quotidiano 12-13 marzo Milano verso il corteo del 25 marzo degli studenti

Comunicato degli studenti di Milano sul 12 marzo, verso il corteo del 25 e lo sciopero generale!

Siamo le studentesse e gli studenti milanesi del movimento che quest’autunno ha scosso l’Italia, invadendo ogni piazza del paese e raggiungendo i mezzi di comunicazione di ogni parte del mondo. Siamo gli studenti del movimento che si è opposto e continua a opporsi alla privatizzazione dei beni comuni, alla mercificazione dei saperi, alla volontà di piegare ogni aspetto dell’esistenza alla logica del profitto. Siamo gli studenti che hanno lottato e lottano per il futuro, per le possibilità di progresso sociale, e di sviluppo sostenibile. Per il futuro dei giovani che non vedono nessun’altra forma di occupazione se non precaria, per il presente degli operai e di tutti i lavoratori che si vedono sottrarre, sotto ricatto, i posti di lavoro e i diritti inalienabili di tutti i lavoratori.
Crediamo di aver perseguito, nel nostro agire, un’idea e un progetto reale di alternativa alle politiche liberiste e autoritarie, proprie non solo dell’attuale governo italiano, ma di una tendenza generalizzata assoggettata agli interessi dell’economia globale.
Abbiamo sempre rivendicato, e rivendichiamo tutt’ora, la nostra autonomia e indipendenza dalle dinamiche di palazzo, e su queste basi abbiamo costruito la nostra alternativa di scuola e di società, nelle pratiche, nei metodi, nelle idee, nel modo di concepire noi stessi e gli altri.
Per questo motivo non aderiamo alla manifestazione del 12 Marzo, che riteniamo un vano tentativo , da parte di forze politiche ormai incapaci di costruire un proprio percorso di opposizione, di cavalcare il consenso che siamo riusciti a costruire attorno al movimento studentesco e alle tematiche riguardanti la scuola pubblica.
Non condividiamo una mobilitazione senza piattaforma, promossa da soggetti politici che non si sono mai opposti al processo di demolizione della scuola pubblica, da esponenti di centro destra e centro sinistra che hanno condiviso e sostenuto i tagli alle scuole statali a favore delle private.
Non abbiamo bisogno dell’ennesima dichiarazione estemporanea di un premier in decadenza per invocare una piazza e una sollevazione di popolo. Il nostro impegno parte dalle scuole che ci cadono addosso ogni giorno, dalle difficoltà per un numero sempre maggiore di studenti di accedere ai livelli più alti di istruzione, dalle aspettative occupazionali sempre più ristrette, dai ricatti dei padroni e dagli attacchi ai diritti fondamentali degli studenti, dei lavoratori e di ogni individuo.
Tuttavia crediamo sia fondamentale rialzare i toni delle nostre mobilitazioni, per evitare il reflusso che segue ad ogni grande movimento ed, anzi, consolidando il nostro ruolo nelle dinamiche di mobilitazione globale, in ogni ambito della società. Per questo motivo siamo scesi in piazza con i metalmeccanici della Fiom, il 28 gennaio, e per questo motivo saremo di nuovo in agitazione il 25 marzo. Vogliamo che la mentalità dell’opposizione propositiva e dell’alternativa reale investa le coscienze dell’intera popolazione, e che tutti gli studenti di ogni ordine e grado siano attivamente partecipi del processo di costruzione di una scuola realmente formativa e accessibile senza limitazioni di base economica. Continuiamo a costruire l’AltraRiforma dal basso, dalle scuole che già la stanno applicando, dall’approvazione del primo Statuto delle studentesse e degli studenti in stage all’alberghiero Berghese di Genova, continuiamo a rivendicare un welfare di cittadinanza e un fondo nazionale per il diritto allo studio.
La nostra azione non si limita agli ambiti prettamente scolastici, ma rientra in un percorso di riflessione e analisi su tematiche generali di rapporti economici e produttivi. Sappiamo che i provvedimenti che hanno colpito l’istruzione e la ricerca non sono atti isolati, ma rientrano in un programma complessivo di privatizzazione dei beni comuni e riduzione sempre più drastica dei diritti fondamentali. In tal senso abbiamo già avviato, assieme a tutte le forze sociali in mobilitazione, un ampio percorso di costruzione e preparazione allo sciopero generale del 6 maggio, da noi studenti invocato a lungo durante le mobilitazioni dell’autunno e dei mesi successivi.
Abbiamo portato e porteremo in piazza e ai sordi luoghi della politica l’urlo generazionale di chi vive nelle scuole. Il tema non è, quindi, se gli studenti si mobiliteranno il 12 Marzo, ma se il 12 Marzo la scuola pubblica sarà oggetto di difesa costituzionale o sarà, come noi crediamo, un feticcio, un’ulteriore chiave per parlare di quanto la figura personale di Berlusconi sia in grado di governare o meno. Gli studenti continueranno in autonomia la propria mobilitazione nelle prossime settimane nella speranza che si parli di scuola e di formazione, non con la retorica e la strumentalità del momento e sfruttando le uscite indegne di Berlusconi, ma con un’idea chiara su come si vuole costruire una scuola pubblica di tutti e per tutti su cui bisogna aprire un vero dibattito pubblico e politico nel Paese.

Laboratorio di Partecipazione Studentesca
Rete Studenti Milano
Assemblea dei collettivi

sabato 12 marzo 2011

pc quotidiano 12-13 marzo con la rivolta antigheddafi, servo dell'imperialismo italiano, contro ogni intervento e ingerenza imperialista in libia

pc quotidiano 12-13 marzo - la lotta dei disoccupati organizzati -slai cobas sindacato di classe trova ampio spazio sulla stampa

pc quotidiano 12-13 marzo - Occupazione di scienze politiche pisa

Come Collettivo Aula R e come Assemblea delle studentesse e degli studenti dell'Aula R abbiamo deciso di occupare per due giorni la facoltà di Scienze Politiche.

Abbiamo preso questa decisione per lanciare un forte segnale di opposizione all'applicazione della riforma Gelmini che, approvata lo scorso dicembre, costituisce il coronamento delle politiche di distruzione dell'università pubblica portate avante dai vari governi che si sono succeduti negli ultimi 15 anni.

La facoltà di Scienze Politiche sarà duramente colpita dagli effetti della riforma. Drastica riduzione della didattica, accorpamento, scomparsa di corsi di laurea, chiusura della facoltà. Non sono solo voci. Anche se non ci sono notizie ufficiali sulle sorti dei nostri studi, sicuramente il peso degli effetti della riforma ricadrà sugli studenti e sui lavoratori dell'università.
A fronte di una trasparenza di facciata, costruita con la Commissione Statuto, la dura realtà con la quale gli studenti si devono confrontare, è quella della disinformazione.
E' chiaro che la Commissione Statuto, incaricata di modificare lo statuto dell'ateneo per permettere l'applicazione della riforma, non solo non permette margini reali di intervento per "addolcire" gli effetti delle politiche governative, ma non garantisce neanche quella trasparenza che avrebbe dovuto caratterizzarla.

E' quindi necessario mantenere alta la guardia, senza aspettare le decisioni di una commissione che, se anche dovesse ridurre gli effetti negativi della riforma, lo farebbe nell'ottica della conservazione degli interessi baronali.
Con questa occupazione intendiamo quindi gettare le basi per una nuova mobilitazione, ma anche affermare pratiche di lotta radicali come quella dell'occupazione e della riappropriazione degli spazi.

Venerdì alle 15:30 parleremo proprio di questo a Scienze Politiche, all'assemblea aperta "Percorsi di lotta dentro e fuori l'università", alla quale parteciperanno anche altre realtà studentesche autoorganizzate toscane.
Sabato 12 invece con un'iniziativa sulla situazione in nord africa porteremo la nostra solidarietà ai popoli in rivolta nel mediterraneo: alle 16:30 "Dalla Tunisia all'Italia, la via è breve, interverrà un compagno tunisino e ci saranno collegamenti Skype dalla Tunisia.

Auspichiamo che quest'occupazione possa essere utile per aprire spazi di confronto, per dare una scossa all'intero ateneo, per costruire nuove scadenze di lotta.

Collettivo Aula R
Assemblea delle Studentesse e degli Studenti dell'Aula R

Scienze Politiche-Pisa
11/03/11

venerdì 11 marzo 2011

pc quotidiano 11 marzo - tortura nei paesi baschi..«Tiran una manta al suelo. 'El Comisario' grita y me dice que me va a violar»


Quando si parla di torture, di violenze fisiche e psicologiche ai danni dei detenuti si è sempre portati a pensare a luoghi lontani, geograficamente e non solo.

Dici tortura e pensi a Guantanamo, ad Abu Ghraib, alle dittature che hanno insanguinato l’America Latina nel corso degli anni Settanta o ai regimi fascisti del Novecento. Eppure, nel cuore dell’Europa la tortura continua ad essere praticata. La Spagna, uno degli stati che viene posto come esempio di transizione riuscita dal fascismo franchista ad una compiuta democrazia liberale, si rende ogni giorno autore di atroci crimini contro i prigionieri politici baschi. Al momento in galera ce ne sono quasi 800.

La testimonianza che segue è solo l’ultima in ordine di tempo. Beatriz Etxebarria è stata arrestata insieme ad altri tre compagni lo scorso 1 marzo. Lo stato spagnolo li accusa di essere membri dell’ETA e di aver dato vita ad una serie di azioni di stampo terrorista tra il 2006 ed il 2009. Nel testo che ha scritto una volta che è stata trasferita in carcere, riporta le torture subite durante i cinque giorni in cui è stata sottoposta al regime di isolamento. Si tratta di abusi terribili che non possono non far stringere il cuore e suscitare indignazione. Ma questa da sola non serve a far cambiare le cose. Occorre capire, interrogarsi, denunciare, affinché lo stato spagnolo metta fine a questa guerra sporca contro il popolo basco, affinché raccolga la sfida lanciata dalla sinistra abertzale (indipendentista) basca di risoluzione pacifica e democratica del conflitto.


fonte: kaosenlared.net

La detenzione

Intorno alle 4 del mattino dell’1 marzo del 2011 fecero saltare la mia porta. Mi afferrarono per i capelli e mi trascinarono di fretta nel salone. Avevo solo il reggiseno e mi impedirono di indossare dei vestiti durante la perquisizione.

Nel salone, mi fecero sedere con violenza sul divano, cercando di mettermi le manette. Si arrabbiarono perché mi stavano piccole. E mentre ero ancora seduta sul divano mi dissero: “Vedrai cosa ti aspetta in questi 5 giorni” (si tratta del periodo di “incomunicación”, cioè di isolamento, cui sono sottoposti i prigionieri politici, NdT).

Durante la perquisizione c’erano molti poliziotti (Guardia Civil). Ad un certo punto, durante la perquisizione, uno di loro mi disse di aver trovato delle targhe della Guardia Civil. Erano le sue.

Durante la perquisizione dello stanzino, mi sentii svenire. Mi afferrarono forte il braccio, lasciandomi dei segni. Mi misero delle manette di corda che mi stringevano sempre di più.

Quando uscimmo di casa, mi minacciarono affinché non guardassi né parlassi con il mio compagno. Mi portarono alla macchina, impedendomi di assistere al resto della perquisizione.

Fui portata dinnanzi al giudice (forense) di Bilbo (Bilbao), lì mi osservarono per bene. Avevo dei segni sui polsi causati dalle manette, vene gonfie, graffi, le braccia rosse e irrigidite.


Il viaggio

Mi fecero entrare nella volante. Mi obbligarono a chiudere gli occhi, coprendoli con una mano. Li sentii parlare di un incontro con le altre auto. Si fermarono. Uno di loro, che si faceva chiamare il “commissario”, mi fece scendere dalla volante per entrare in una macchina normale. Subito iniziò ad urlarmi all’orecchio e a minacciarmi: “Sono un militare e sono addestrato per uccidere”. Mi disse che avevo solo due opzioni: parlare subito o meno. Poi prese un sacchetto e me lo mise in testa (si tratta di uno dei metodi di tortura più usati dai poliziotti spagnoli: al detenuto\a viene chiusa intorno alla testa una busta di plastica. Quando il detenuto perde conoscenza viene tolta la busta. La sensazione che provoca nel detenuto è stata descritta come “quello che c’è di più vicino alla morte”, NdT).

Durante il viaggio verso Madrid, mi picchiarono, mi diedero degli schiaffi sulla testa, mi minacciarono costantemente. Mi dissero: “ti faccio spogliare e rotolare nella neve. Ti scavo la fossa”, arrestando la macchina con questo proposito. Il commissario si tolse la giacca, iniziando a sfregarsi contro il mio corpo. L’altro poliziotto, che stava al suo fianco, cercò di “placare” il “commissario”, che comunque mi minacciò. Durante il viaggio verso Madrid, mi avvolsero due volte la testa nella busta, continuando ad urlarmi nelle orecchie e a minacciarmi su quello che avrei passato a Madrid.

In commissariato

C’erano diverse stanze: una da cui provenivano le urla degli altri detenuti e un’altra, situata al piano inferiore, che sembrava isolata e con un trattamento più duro. La prima la chiamerò la “stanza dura”, la seconda la “più dura”.

Seguirono le minacce e il “commissario” mi mise in una cella, dicendomi che avrei dovuto pensare molto bene a quello che avrei fatto. Mi fecero uscire dalla cella e mi portarono davanti al “forense”. Erano circa le 20:30 del martedì. Denunciai la tortura e mi riportarono in cella.
Mi portarono nella “stanza dura”. Lì sentii le grida degli altri detenuti e delle altre detenute. Mi fecero sedere su una sedia e mi bagnarono le mani, intanto sentivo i rumori di qualcosa che mi sembravano elettrodi. Sentivo gli stessi rumori anche dalla cella. Mi dissero che dovevo parlare e iniziarono a togliermi i vestiti fino a lasciarmi completamente nuda. E mentre ero nuda mi tirarono acqua fredda addosso. Mi rimisero la busta in testa per tre volte consecutivamente. Minacciarono di sottopormi alla bañera (altra tecnica di asfissia. La testa del detenuto viene introdotta a forza in un recipiente pieno d’acqua, a volte il water. Spesso i detenuti, dopo essere svenuti si sono risvegliati a terra, in stato di semincoscienza, NdT). Mentre ero nuda, mi misero carponi su una sorta di sgabello. Applicarono della vaselina nell’ano e nella vagina, introducendovi un oggetto. Mi lasciarono nuda, mi avvolsero in una coperta e iniziarono a colpirmi. Mi afferrarono, mi schiaffeggiarono e poi mi alzarono di peso dal suolo.

Mi riportarono in cella dove rimasi fino alla mattina del mercoledì, quando tornai dal forense. Gli raccontai quello che stavo subendo ma la sua reazione non fu per niente positiva. Ritornai in cella dove tentai di “riposare”. Ma dopo poco, arrivò il “commissario”, mi fece uscire dalla cella e mi riportò nella “stanza più dura”. Mi spogliò di nuovo. Mi prese per i capelli, mi picchiò e mi urlò all’orecchio che era un militare addestrato per uccidere, aggiunse che avrebbe “distrutto tutto ciò che avevo dentro affinché io non potessi mai avere dei piccoli etarras (militanti di ETA, NdT)”.

Mi riportò in cella e, poi, di nuovo, dal forense (terza visita). Non gli dissi niente, vista la reazione dell’ultima visita in cui gli avevo parlato delle torture.

Durante gli interrogatori c’era sempre molta gente, una volta contai più di 7 voci differenti. Mi minacciavano costantemente sul mio compagno (mi dicevano che mi avrebbero fatto sentire come lo torturavano). Minacciavano di detenere anche mio fratello. Mi dicevano che non lo avrebbero preso solo ma con la mia famiglia, che avrebbero preso anche mia nonna “in mutande e che l’avrebbero scopata”.

Il penultimo giorno “il commissario” mi spogliò di nuovo. Mise una coperta a terra e disse che mi avrebbe violentata un’altra volta. Ebbi l’impressione che si stesse spogliando, lo sentii togliersi la cintura. A questo punto, quello che chiamano Garmendia cercò di tranquillizzarlo, lo fece uscire dalla stanza, li sentii parlare. Garmendia entrò di nuovo nella stanza e mi disse che gli aveva promesso che avrei parlato. L’ultimo giorno ebbi sei interrogatori. La seconda dichiarazione alla polizia la feci il sabato alle 5:40. Dopo questa non mi fecero più spogliare.
Dopo le dichiarazioni erano meno aggressivi e mi chiesero addirittura se volevo incontrare Iñigo (il compagno di Beatriz, arrestato nel corso della stessa operazione della Guardia Civil, NdT).

Le minacce non cessarono fino all’Audiencia Nacional, e, anche nel furgone che mi trasportava al tribunale, il “commissario”, che stava seduto al mio fianco, continuava a dirmi che avrei dovuto confermare la mia dichiarazione davanti al giudice.

Durante l’intero periodo di “incomunicación”, ad eccezione degli incontri con il forense, ebbi sempre gli occhi tappati con più maschere. Alcune erano di lattice e avevano una polverina che dicevano che se avessi aperto gli occhi mi avrebbe reso cieca. Io notavo che quando me la toglievano, per andare dal forense, mi bruciavano gli occhi per un po’. Quando stavo con il “commissario” mi mettevano un’altra maschera che era simile al velluto.

Durante la “incomunicación” stetti soprattutto con tre poliziotti, anche se durante gli interrogatori c’era sempre molta gente nella stanza. Da una parte, i due che si facevano chiamare il “commissario” e l’“ispettore”. C’era una sorte di competizione tra i due, per chi riusciva ad ottenere più informazioni. Dall’altro “Garmendia”, meno selvaggio, che però ugualmente mi minacciava e mi faceva pressioni affinché dichiarassi quello che mi dicevano.

In uno degli interrogatori il “commissario” mi chiese quale corpo militare (Guardia Civil, polizia spagnola o Ertzaintza) torturasse meglio. Ripeteva sempre che era un militare e che era addestrato per uccidere.

Davanti al giudice negai la dichiarazione rilasciata alla polizia e denunciai le torture.

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pc quotidiano 11 marzo - LA CGIL (E LA FIOM?) CONTRO LO SCIOPERO DELLE DONNE


Alla Fiat Sata di Melfi l'8 marzo vi è stato un riuscito presidio delle lavoratrici, disoccupate di Taranto del Mfpr, con volantinaggio, megafono, raccolta firme, con importanti discussioni con le operaie - alcune hanno portato anche all'interno i moduli per firmare l'appello per uno sciopero delle donne. Una iniziativa assolutamente nuova, in netta contrapposizione al silenzio o alle ipocrite mimose, e importante soprattutto in questa fase di attacco pesante ai diritti e alle dignità delle operaie da parte del piano Marchionne, che si prepara in questo mese a ridurre le pause e aumentare i ritmi, e da parte del governo del magnaccia Berlusconi. Ma importante anche per affermare il punto di vista, il protagonismo delle donne, la ricchezza della lotta delle donne contro e all'interno della sottovalutazione operaista, economicista e di fatto maschilista presente anche nel movimento sindacale e operaio.
Ma l'8 è avvenuto anche altro. Nei giorni precedenti alcune operaie della Fiom avevano chiesto alla segreteria di organizzare insieme alle lavoratrici del Mfpr il presidio dell'8 marzo. La risposta è stata: NO. Con motivazioni insussistenti: “tra le operaie c'è paura per il clima alla Fiat, c'è sfiducia” (diventando di fatto, la stessa Fiom, un fattore di cristallizzazione della paura, e non di contrasto del ricatto seminato da azienda, capi e sindacati padronali); “parlare di sciopero non è opportuno” (benchè fosse chiaro che non di sciopero l'8 marzo o il giorno dopo si trattava); fino a dire che “le operaie si disinteressano delle questioni legate alla loro doppia condizione di operaie/donne” (fatto assolutamente non vero, bastava sentire quello che hanno raccontato e denunciato le operaie).
Poi a fronte del fatto che il presidio del MFPR si faceva comunque, la Cgil è intervenuta direttamente, per fare un'azione preventiva di contrapposizione, di dissuasione tra le operaie, dando un suo volantino, e mandando una funzionaria che in maniera burocratica ha detto alle lavoratrici del Mfpr che era contrarissima allo sciopero delle donne perchè divideva le forze degli operai... e la mobilitazione generale (!?). Ma di quale divisione parlasse ce lo hanno spiegato alcune operaie: il problema era l'unità dei sindacati, non l'unità tra lavoratrici e tra lavoratori (vale a dire l'unità con cisl, uil, fismic, discorso che sempre sposta a destra le posizioni della Fiom).
Una manovra preventiva, però, non riuscita, visto che mentre tutte le operaie si conservavano il volantino sullo “sciopero delle donne”, molte hanno lasciato a terra quello della Cgil, e decine di operaie sono venute a firmare l'appello per lo sciopero delle donne.
Lo stesso volantino della Cgil - all'insegna dello spirito nazional/patriottico (“nell'anno in cui si celebra il 150esimo anniversario dell'unità d'Italia....” ) era di fatto una vergognosa contrapposizione al protagonismo di lotta delle lavoratrici per affermare una ennesima delega/richiesta alle Istituzioni di alcune rivendicazioni su occupazione femminile (= incentivi alle imprese), maternità, conciliazione famiglia-lavoro; rivendicazioni che, così come sono presentate dalla Cgil, le istituzioni e lo stesso governo non hanno grandi difficoltà a mettere in cantiere (vedi l'accordo comune firmato al Ministero del lavoro e sottoscritto anche dalla Cgil), mentre contemporaneamente padroni, governo, Stato peggiorano la condizione generale di doppio sfruttamento e oppressione delle donne.

Stesso atteggiamento ha avuto la Cgil a Palermo, dove al mattino vi è stata una combattiva manifestazione di precarie, lavoratrici della scuola, disoccupate, delle compagne del Mfpr, che ha trovato un larghissimo sostegno tra le donne dei quartieri popolari attraversati, proprio sulla questione della ribellione e lotta delle donne e della necessità di uno sciopero totale delle donne .
Qui donne della Cgil, insieme ad altri collettivi femministi hanno fatto una iniziativa serale all'insegna, invece, di una sorta di parola d'ordine: manifestare “per” e non “contro”; “battere le mani, non lottare contro Berlusconi, maschilismo, ecc.”. Con una esaltazione esistenziale assolutamente fuori luogo. Riportiamo dal volantino distribuito, perchè dice più di tante nostre parole : “... ogni manifestazione riempie i partecipanti di un’energia che solo tutti uniti si può provare. Quest’energia è straordinariamente potente, in grado di distruggere come di creare: noi vorremmo inondare noi stessi e tutti quanti di un’emozione che ormai si prova raramente, quella di riconoscere di essere vivi e vitali. Ognuno di noi sa che battere le mani insieme ad altri procura un senso di esaltazione che si accresce via via: batterle per strada, senza gridare nulla, in nome della Pace, senza distinzioni sessiste, susciterà un’immensa emozione, un’onda di bellezza contagiosa.
Non vogliamo contaminare la nostra energia gridando slogan contro Berlusconi, né contro il maschilismo o qualunque altra cosa ci imprigioni. L’idea è quella di proporre una visione pulita, nuova, aperta al cambiamento, alle immense potenzialità che in ognuno sono sul punto di tracimare..” - No comment!
Che bisogno c'è di uno sciopero delle donne? Nessuno! Basta per le donne della Cgil e qualche femminista “inondare di emozioni”...

Ma per concludere in bellezza, l'8 marzo non poteva mancare la segretaria della Cgil, Camusso, che in sintonia con i suoi compagni Fassino, parlamentari del PD, e in perfetta sintonia con il Presidente della Repubblica, chiede “alla politica il 50% della rappresentanza per le donne”, mostrando ancora una volta dove vuole far andare a parare anche la grande mobilitazione delle donne del 13 febbraio, con le manifestazioni dell'8 marzo, per non parlare delle lotte delle operaie Fiat, delle lavoratrici, dall'Omsa alla Tacconi Sud (per citare quelle più recenti), delle proteste delle tante lavoratrici precarie, delle disoccupate del sud, delle donne dei quartieri a rischio, ecc., delle insegnanti, delle studentesse, ecc.:
una bella rappresentanza delle donne alle elezioni per dare qualche posto di potere, in imprese, parlamento, istituzioni, ad alcune, pochissime donne in questo sistema sociale, mentre la maggioranza delle donne continua come e peggio di prima.
Per questo le donne stanno lottando?!
E' chiaro che per questa prospettiva, non solo non serve uno sciopero delle donne, ma va contrastato, perchè rischia di mobilitare le donne più sfruttate e oppresse che per la doppie catene e la doppia determinazione che hanno, si sa quando cominciano ma non si sa come continuano...

pc quotidiano 11 marzo - I DISOCCUPATI ORGANIZZATI A TARANTO INTERROMPONO IL CONSIGLIO COMUNALE


QUESTA MATTINA INVASIONE E INTERRUZIONE DEL CONSIGLIO COMUNALE DI TARANTO DEI DISOCCUPATI ORGANIZZATI dello Slai cobas per il sindacato di classe, con la presenza all'inizio anche del Comitato contro le Discariche.
Hanno protestato con forza perchè ancora una volta il Comune è venuto meno al suo impegno di fare un consiglio monotematico su raccolta differenziata lavoro, discariche.
La protesta ha “convinto” alcuni consiglieri comunali a presentare loro la richiesta di consiglio monotematico.

Ma la prossima settimana sono già in programma nuove iniziative:
il 15 MARZO manifestazione a BARI dove ci sarà un incontro con gli assessori e forse Vendola;
16 MARZO MANIFESTAZIONE alla struttura dell'Amiu dove si fa la selezione dei rifiuti.

I Disoccupati Organizzati denunciano: Siamo già a più di metà della durata dei corsi di formazione sulla raccolta differenziata a cui stanno partecipando circa 60 disoccupati, in maggioranza i Disoccupati Organizzati dello Slai Cobas per il sindacato di classe, corsi che devono essere finalizzati al lavoro, e a tutt’oggi invece le prospettive di impiego nella raccolta differenziata sono molto scarse:
nella gara d’appalto in corso per un area di 50 mila abitanti – per cui il prossimo 14 marzo scadono i termini per le ditte per la presentazione delle offerte, i posti di lavoro previsti sono attualmente appena 18, tra autisti e operatori per la raccolta porta a porta – troppo pochi anche rispetto alle prospettive iniziali che parlavano di circa 30;

mentre siamo ancora a zero per quanto riguarda l’estensione della raccolta differenziata ad altri quartieri con l’impiego dei nuovi fondi regionali di circa 2 milioni di euro; su questo dai recenti incontri con il Comune (destinatario ed utilizzatore diretto in questo caso dei fondi della regione) da un lato abbiamo appreso di tempi ancora molto lunghi; dall’altro viene confermata la volontà di affidare questo nuova raccolta all’Amiu, che in concreto vorrà dire: 0 nuove assunzioni!
Quindi niente posti di lavoro e contemporaneamente uno spreco di soldi per le nuove gare d’appalto che invece potrebbero essere superate con un’estensione della gara in corso, i cui mezzi possono essere impiegati anche in altre zone della città.

NOI VOGLIAMO CHE A FINE CORSI CORRISPONDA INIZIO DELLE ATTIVITA’ LAVORATIVE PER TUTTI I DISOCCUPATI CHE LI STANNO FREQUENTANDO!

DISOCCUPATI ORGANIZZATI
SLAI COBAS per il sindacato di classe

pc quotidiano 11 marzo - LA MAFIA IN PROVINCIA DI IMPERIA, FEUDO DI SCAJOLA

LA MAFIA IN PROVINCIA DI IMPERIA, FEUDO DI SCAJOLA

Giovedì 10 marzo il Governo vara la controriforma della giustizia, che distrugge totalmente uno dei capisaldi del regime democratico borghese, per salvare il c... al Padrino di Arcore ed i suoi tirapiedi.
Le dichiarazioni del Padrino lombardo non lasciano spazio all'immaginazione: con questa nuova schifezza, che Al Pappone - parole sue - aspettava sin dal 1994, non ci sarebbe stata Tangentopoli; già, fosse per lui ci sarebbero ancora Craxi, Andreotti, Forlani, e tutti i ladroni della politica che infestavano le istituzioni in quegli anni: se questo infame provvedimento fosse stato in vigore allora, nessun Tribunale li avrebbe mai potuti processare.
Contemporaneamente (che tempismo!) il ministro dell'Interno, il legaiolo Roberto Scassamaroni, scioglie il Consiglio comunale di Bordighera (IM) - in pieno feudo elettorale dell'ex ministro dello Sviluppo economico, proprietario di un appartamento romano con vista sul Colosseo del quale non conosce l'identità di chi glielo abbia regalato e perché, Claudio Scajola - per infiltrazioni mafiose.
Riesce difficile credere che il 'signor' Scajola possa essere estraneo ai fatti testé richiamati: egli è il plenipotenziario forzitaliota della provincia più occidentale della Liguria, ed il presidente di questa - l'ex sindaco di Imperia Luigi Sappa, inquisito per le faccende per nulla chiare riguardanti il porto del capoluogo (vedasi mio articolo del 4 febbraio scorso, dal titolo: "Ce l'hanno tutti con lui! Chissà perché!") - è un suo tirapiedi.

Genova, 10 marzo 2011




Stefano Ghio - Comitato promotore Circolo Proletari Comunisti Genova

pc quotidiano 11 marzo - gli sbirri stupratori di roma non voglio proteste .. ancora repressione

la nostra solidarietà al compagno

Da informa-azione.info A seguito di un presidio davanti alla caserma dei carabinieri del quartiere Quadraro di Roma, tenutosi dopo la notizia di uno stupro al suo interno da parte degli sbirri, un nostro amico e compagno è stato arrestato in serata con l'accusa di fabbricazione, detenzione e trasporto di materiale sospetto, per loro. A lui tutta la nostra vicinanza. E' ancora rinchiuso nel carcere di Regina Coeli e domani mattina alle 9,30 ci sarà un'udienza alla IX sez. collegiale. Andiamo a portare la nostra solidarietà DOMANI 10 MARZO H.9,30 a piazzale Clodio.

Dal Corriere della sera. Redazione online. 05 marzo 2011

ROMA - E' finita con un arresto la protesta, culminata nel lancio di bombe carta, contro la caserma dei carabinieri del Quadraro alla periferia di Roma, dove una ragazza madre di 32 anni in stato di fermo sarebbe stata violentata nei giorni scorsi da tre carabinieri e un vigile urbano ora indagati. Sabato mattina, un improvvisato sit-in di attiviste dei centri sociali e dei collettivi femministi si è trasformato in una veemente protesta con lancio di uova contro la sede locale dell'Arma. Nel pomeriggio si è poi saputo dell'arresto di un uomo accusato di aver lanciato bombe carta.

giovedì 10 marzo 2011

pc quotidiano 10 marzo - a bologna corteo per Francesco Lorusso nonostante il divieto

Sabato pomeriggio alle 17, nell’ambito della due giorni organizzata per ricordare i giorni del marzo 1977 e l’uccisione di Francesco Lorusso da parte di un carabiniere, da piazza Verdi si muoverà un corteo diretto prima in via Mascarella (dove il giovane militante di Lotta Continua fu ucciso) e poi verso la “T”: sfidando, così, il divieto prefettizio di effettuare manifestazioni in centro nei fine settimana. Promuove l’iniziativa l’Aassociazione Lorusso insieme a “Reti invisibili”, all’Osservatorio contro la repressione e all’assocazione “La lotta continua”.

“Non e’ possibile che Bologna sia l’unica citta’ italiana dove non si puo’ manifestare per non disturbare il bottegaio”, spiegano dall’Associazione Lorusso, quindi “se ci dicono di no il corteo lo facciamo lo stesso”.

Il percorso prevede: piazza Verdi, largo Repighi, via Mascarella, via Irnerio, via Indipendenza, via Rizzoli e ritorno per via Zamboni in zona universi

pc quotidiano 10 marzo - napoli .. senza donne non c'è rivoluzione ...ma compagni quella delle donne o è una 'rivoluzione nella rivoluzione' o non è

Questa mattina, 8 Marzo, Napoli si è svegliata con un monito, scritto sulla pelle: "Senza donne non c'è rivoluzione". La scritta è apparsa a via Girolamo Santacroce, su un muretto oltre il quale si gode la vista della nostra bellissima città.

Riprendiamo e ripubblichiamo queste foto [1] [2] con piecere, per ricordare che la lotta per la liberazione dall'oppressione, dallo sfruttamento sul lavoro, dalla discrimninazione in nome del profitto, non è una lotta di genere, è una lotta dei generi che riconoscono il proprio ruolo nella società e imparano, insieme, a modificarlo, a stravolgerlo, a riconoscersi come la stessa parte.
Come i/le compagni/e che hanno lasciato questa scritta, riportiamo uno stralcio da "L’origine della famiglia, della proprietà privata e dello Stato" di Friedrich Engels, e un volantino, scritto per l'8 Marzo, dagli studenti del coordimento Studienti Autorganizzati Campani.

“Quello che noi oggi possiamo dunque presumere circa l’ordinamento dei rapporti sessuali, dopo che sarà spazzata via la produzione capitalistica, il che accadrà fra non molto, è principalmente di carattere negativo, e si limita per lo piú a quel che viene soppresso. Ma che cosa si aggiungerà? Questo si deciderà quando una nuova generazione sarà maturata. Una generazione d’uomini i quali, durante la loro vita, non si saranno mai trovati nella circostanza di comperarsi la concessione di una donna col danaro o mediante altra forza sociale; e una generazione di donne che non si saranno mai trovate nella circostanza né di concedersi a un uomo per qualsiasi motivo che non sia vero amore, né di rifiutare di concedersi all’uomo che amano per timore delle conseguenze economiche. E quando ci saranno questi uomini, non importerà loro un corno di ciò che secondo l’opinione d’oggi dovrebbero fare; essi si creeranno la loro prassi e la corrispondente opinione pubblica sulla prassi di ogni individuo.”

F. Engels, L’origine della famiglia, della proprietà privata e dello Stato

La lotta per la liberazione delle dobbe dovrebbe svilupparsi senza mai perdere di vista questo scopo preciso: le energie rese libere devono essere incanalate in un movimento di liberazine degli uomini e delle donne insieme e non trasformarsi in una specie di culto borghese...

Black PAnther Party



Riprendiamoci l’8 marzo, basta violenza sul corpo delle donne.

La data dell’8 marzo non significa solo mimose e regali, dietro c’è molto di più. La giornata internazionale della donna è, infatti, memoria delle conquiste sociali, politiche ed economiche delle donne, e di lotta sia contro le discriminazioni che le violenze cui esse sono ancora fatte oggetto.

La storia di questa giornata è lunga e complessa e fonda le sue radici nel 1908 quando, nel VII congresso della II internazionale socialista, si iniziò a trattare della questione femminile e della rivendicazione al voto, impegnandosi a lottare per l’introduzione delle donne ai seggi elettorali.

Il 28 febbraio 1909, negli Stati Uniti, si svolse per la prima volta la giornata della donna che, in seguito, si diffuse un po’ in tutte le altre parti del mondo.

Le celebrazioni di questa giornata, però, si interruppero nel corso della prima Guerra Mondiale fino a quando, le donne di San Pietroburgo, l’8 marzo del 1917, organizzarono una grande manifestazione per rivendicare la morte di oltre 2 milioni di soldati, caduti in guerra, e per chiedere la fine di questo massacro.
Una ricorrenza quella dell’8 marzo che non è nata in seguito alla morte delle 129 operaie nella fabbrica di Cotton, fabbrica probabilmente mai esistita, ma frutto solo di una storia romanzata di un gravissimo incidente realmente avvenuto ovvero l’incendio che nel 1911 colpì la Triangle Shirtwaist Company di New York.

L’8 marzo è una di quelle date che segnano la storia del mondo e quella dei diritti umani che, la retorica dell’apparato ideologico dominante, l’abitudine e l’usura, realizzata attraverso un uso smodato ed ipocrita di mimose da parte di capo uffici maschilisti e boriosi o di mariti, padri e fidanzati che portano la propria “donna” – considerata di loro proprietà – a cena solo perché è 8 marzo, quando magari già il giorno dopo tornano a picchiarla, a segregarla in casa, ad insultarla e sminuirla, hanno ridotto a semplice giornata di festa, rendendo di fatto questa data ridicola. Quella dell’8 marzo, invece, è una ricorrenza seria, un giorno di riflessione, un giorno che dovrebbe far pensare al cammino di lotta percorso: lo studio, il ’68, “le streghe son tornate”, i collettivi, il femminismo e, più indietro, George Sand, le suffragette, il diritto al voto, gli scioperi per il lavoro, i soprusi e le umiliazioni subiti.

Questo giorno dovrebbe, quindi, portare a riflettere sulla condizione della donna oggi che, ancora, è soggetta a violenze sessuali, come accaduto pochi giorni fa in un ospedale, dove una paziente è stata stuprata da un’infermiere, o come accaduto in una caserma dei carabinieri, dove una donna è stata stuprata, privata ancora una volta della sua libertà, imprigionata e violentata da tre uomini delle forze dell’ordine. Parimenti grave è la storia di una donna che, in preda al panico, si è inventata di essere stata stuprata solamente per avere la pillola del giorno dopo che, altrimenti, difficilmente avrebbe potuto ottenere. In Italia, infatti, qualche anno fa fu votata una legge secondo la quale è diritto, di ogni medico o farmacista di turno, scegliere se prescrivere o meno la pillola, in base alla loro coscienza (ossia se il soggetto in questione riterrebbe la somministrazione della pillola del giorno dopo causa della morte e, quindi, omicidio del feto oppure no!). La donna, quindi, come si può ben notare, non è nemmeno libera di decidere della propria vita e di tutto ciò che riguarda il proprio corpo ed allora ci sorge spontanea unaa domanda: la donna è realmente emancipata? La strada intrapresa fin’ora è di enorme rilevanza storica e ricca di rivendicazioni, ma di certo non è arrivata al suo termine; le donne dovranno ancora lottare, rendere prova del loro spirito e rendersi indipendenti e rispettate.

Ma la questione antisessista non è una questione che riguarda solamente le donne; è una lotta da affrontare uomini e donne gli uni al fianco degli altri; è una lotta che va al di là del sesso, è una lotta sociale e politica, che accomuna tutte le fasce disagiate della popolazione.

Per questo noi studenti, che sentiamo ancora viva la protesta di tutte quelle donne che negli anni si sono battute per cancellare i rapporti di potere tra sessi, vogliamo ricordare cosa vuol dire l’8 marzo, un giorno dedicato alla dignità ed alle vittorie passate e future delle donne.

Studenti Autorganizati Campani

pc quotidiano 10 marzo - Napoli .. quanta fretta di carc e disobbedienti per partecipare al teatrino della politica...

Il Partito dei CARC sostiene la candidatura di Luigi De Magistris a Sindaco
di Napoli
Il Partito dei CARC sostiene la candidatura di Luigi De Magistris a Sindaco
di Napoli con una lista civica e chiama tutte le organizzazioni operaie e
popolari a costruire la lista, il programma e a condurre la battaglia per un
governo di alternativa popolare che contribuisca alla rinascita della città
e del paese!


Subject: Insurgencia sostiene De Magistris alle elezioni comunali disobbedienti ala militante del riformismo


Insurgencia sostiene De Magistris alle elezioni comunali
Inserito il 8 marzo 2011 da anonimo
Antonio Musella, leader del centro sociale Insurgencia, appoggia la
candidatura di De Magistris a sindaco di Napoli durante l'inaugurazione
della campagna elettorale al cinema Modernissimo.