Da un testo di 'proletari comunisti'
contro il sistema del capitale, con padroni, governo, Stato, partiti parlamentari, sindacati collusi e corrotti che con lo sfruttamento sulla pelle e il sangue dei lavoratori e dei cittadini fa dell'Ilva una fabbrica della morte per la produzione per il profitto, serve l'analisi e la posizione di classe, l'organizzazione sindacale e politica di classe.
Dalla stampa su ILVA NOVI LIGURE
Firmato il decreto del governo e la vendita che dovrebbe avvenire entro la metà del 2016; i potenziali acquirenti e la trasformazione dell’intera industria siderurgica; la bonifica ambientale del sito pugliese di Taranto; il processo in corso alla famiglia Riva. Con tutti questi punti interrogativi che pendono sui capi dei commissari straordinari Gnudi, Laghi e Carrubba, non si può certo dire che per l’Ilva sia stato un anno tranquillo, né che lo sarà il 2016.
La situazione di stallo in cui si trova Taranto, che sta lavorando al 50 per cento della capacità produttiva, si riflette chiaramente sugli altri stabilimenti, Cornigliano e Novi Ligure in primis.
La vendita nel 2016
All’inizio di dicembre, in consiglio dei ministri, il governo ha approvato un decreto legge che, nella parole di Claudio De Vincenti, sottosegretario alla presidenza del consiglio, "fissa al 30 giugno 2016 il termine per il completamento del trasferimento a terzi che consenta di dare un futuro stabile, definitivo, di prospettiva industriale e risanamento ambientale dell’Ilva". Con l’ennesimo atto del
Scioperi come quelli dei giorni scorsi alla Sevel di Atessa non si vedevano da anni. Nello stabilimento del gruppo Fca che fa record di produzione di veicoli commerciali ed impiega oltre 6.000 lavoratori in provincia di Chieti, è stato deciso di tagliare la pausa di 10 minuti. La decisione si inserisce nell’ambito dell’applicazione dell’Ergo-Uas, la metrica del lavoro prevista nel contratto collettivo specifico Fiat. Il sistema, perciò, è applicato già in altri stabilimenti Fca, mentre in Sevel è in fase di sperimentazione dal 2011; ma solo lo scorso settembre l’accordo è stato ratificato “senza il coinvolgimento dei lavoratori nella decisione ed escludendo la Fiom dal percorso”, afferma Michele De Palma, responsabile Fiom del settore auto, ma per decisione di “direzione aziendale e sindacati firmatari il 'contratto Fiat'”; “senza neanche un'attenta discussione con i rappresentanti della sicurezza”, aggiunge il segretario provinciale Fiom, Davide Labbrozzi.
L’aumento dei ritmi di lavoro, gli
straordinari comandati, il taglio della pausa, la turnistica passata a
18 turni settimanali e oltre, sono tratti comuni degli stabilimenti del
gruppo Fca. Saturazione degli impianti e riempimento di ogni porosità
del ciclo produttivo è la filosofia applicata in Fca anche


