Tutele crescenti, ma solo per i padroni - cancellazione dell'art. 18
...il
“Contratto a tutele crescenti”, in realtà, non è un contratto,
né prevede tutele crescenti per i lavoratori. Si tratta, invece, di
un'abrogazione camuffata dell'art. 18 dello Statuto dei lavoratori... L'unica
cosa che sarà, quindi, effettivamente crescente nel tempo è il
numero di lavoratori esclusi dalla tutela dell'art. 18. Ma forse si
intendevano “tutele crescenti per i datori di lavoro”. Allora
l'espressione è giusta... la reintegrazione nel posto di lavoro si potrà
ottenere solo nei residuali casi di licenziamento orale, nullo o
discriminatorio, sempre che si riesca a darne la difficile prova in
giudizio. Negli altri casi si avrà diritto solo ad un'indennità che
non sarà più “risarcitoria” (come invece prevede l'art. 18) in
quanto
non legata al danno subito dal lavoratore, ma semplicemente
alla sua anzianità di servizio: due mensilità dell'ultima
retribuzione per ogni anno di servizio, con un minimo di quattro e un
massimo di ventiquattro mensilità (art. 3, comma 1). Per poter
arrivare ad una somma di 24 mensilità, il lavoratore dovrà avere
un'anzianità di servizio di almeno 12 anni...
Peraltro, sarà più facile licenziare perché per rendere effettiva
l'estinzione del rapporto di lavoro, grazie al Jobs Act (rectius,
decreto legislativo n. 23/2015), basta imputare al lavoratore un
fatto qualsiasi, purché sussistente, non importa se non così grave
da giustificare un licenziamento. La riforma, infatti, preclude al
giudice l'indagine sulla proporzionalità tra fatto commesso dal
lavoratore e recesso del datore. È quindi possibile che si perda il
posto di lavoro, ad esempio, per essere arrivati al lavoro in
ritardo.
Altra novità dal sapore ottocentesco è il venir meno della
previsione (contenuta, invece, nell'art. 18) del diritto alla
reintegra nel caso di illegittimo licenziamento del lavoratore in
malattia o infortunio (senza superamento del periodo tutelato, così
detto di comporto), con il rischio che, persino in questi casi, il
licenziamento, seppure illegittimo, resti efficace.
Il datore di lavoro che licenza ingiustamente viene, dalla
riforma, persino premiato, come risulta dalla disposizione che
concede allo stesso la possibilità di evitare il giudizio offrendo
al lavoratore una somma non solo dimezzata nell'importo, ma anche
depurata da oneri contributivi. Per consentire tale “tutela” del
datore che licenzia ingiustamente si dovranno accantonare importi
crescenti negli anni (ecco le tutele crescenti!) di risorse
pubbliche: 2 milioni di euro per l'anno 2015, 7,9 milioni di euro per
l'anno 2016, 13,8 milioni di euro per l'anno 2017, 17,5 milioni di
euro per l'anno 2018, 21,2 milioni di euro per l'anno 2019, 24,4
milioni di euro per l'anno 2020, 27,6 milioni di euro per l'anno
2021, 30,8 milioni di euro per l'anno 2022, 34,0 milioni di euro per
l'anno 2023 e 37,2 milioni di euro annui a decorrere dall'anno 2024.
Si noti, infine, che tali risorse verranno attinte da quelle
riservate, tra l'altro, agli ammortizzatori sociali, ai servizi per
il lavoro e le politiche attive.
In altri termini, mentre i datori di
lavoro scorretti vengono premiati, i lavoratori licenziati
ingiustamente vengono penalizzati due volte: prima riducendone la
tutela contro l'ingiusto licenziamento, poi riducendo la tutela per
la consequenziale disoccupazione.
...il diritto viene capovolto...il
legislatore si preoccupa di tutelare non è più quello debole ma
quello forte, in cui la libertà sindacale ed il controllo
giudiziario, invece che garanzia di uguaglianza e democrazia vengono
ridotti a fastidiosa limitazione della discrezionalità imprenditoriale...
Nuove regole, così si trasforma il
precariato e si bluffa sulle assunzioni
...I nuovi
licenziamenti facili senza articolo 18 hanno provocato come
primissimo effetto, guarda caso, un’ondata di licenziamenti
collettivi in uno dei settori più fragili del mercato del lavoro,
che già aveva un costo del lavoro più basso degli altri e
un’occupazione temporanea più alta: nei call-center Almaviva sono
stati messi a rischio 7mila posti di lavoro per poterli sostituire
con nuove assunzioni meno tutelate.
Ora Tito Boeri, dal suo nuovo
seggio dell’INPS, dice che 76mila aziende hanno fatto domanda a
febbraio di accedere alla decontribuzione per le nuove assunzioni.... ma nell’80% dei casi si tratta di regolarizzazioni di collaborazioni a
progetto, partite Iva e altra varia precarietà e solo nel restante
20% di nuove assunzioni...
Per agevolare le assunzioni con quello che dallo scorso 7 marzo si
propone come il nuovo contratto standard, il governo, tramite la
legge di Stabilità, ha messo sul tavolo un favoloso pacchetto di
decontribuzione che arriva ad un massimale di 8.060 euro a persona... con
valutazioni ottimistiche del ministro Poletti: avrebbe portato
all’inserimento lavorativo di 900mila giovani tra i 15 e i 29 anni
che non studiano e non lavorano nel giro di 24 mesi. Secondo il
centro studi Adapt... su un bacino potenziale di 2.254 mila giovani Neet, gli
iscritti al piano sono soltanto 435.729. Il flop non si ferma qui.
Solo il 48% degli iscritti ha ottenuto un primo colloquio di lavoro e
solo l’8,1% ha avuto una qualche proposta di lavoro, spesso
assolutamente generica e senza alcuna formazione o apprendistato. Del
resto, per “avvicinare i giovani al lavoro”, durante l’Expo si
farà ampio ricorso a stage gratuiti o “pagati” con qualche
ticket-restaurant. Per i non più tanto giovani e già specializzati
invece si farà ampio uso di voucher, strumento che si delinea come
nuovo salario d’ingresso.
I buoni-lavoro, concepiti inizialmente come forma di emersione
puntiforme del lavoro nero accessorio – baby-sittering e altri
“lavoretti” - ormai sono utilizzati
in quasi ogni settore, dal turismo all’agricoltura stagionale,
dalle aziende familiari alle imprese con fini di lucro e perfino
nelle amministrazioni pubbliche e nei tribunali. Ogni ticket da 10
euro incorpora una minima contribuzione Inps e Inail e nelle
indicazioni si riferisce a una paga oraria, ma il voucher è un
pagamento a prestazione, perciò troppo spesso viene usato per pagare
una attività giornaliera, non necessariamente di otto ore. Non
prevede malattia o nessuna altra indennità,
è una specie di gratta
e vinci del lavoro, acquistabile e riscotibile anche nelle
tabaccherie autorizzate oltre che online grazie a una apposita carta
Poste-pay...
Nel frattempo si sono
perse le tracce del decreto che dovrebbe eliminare i cococo (sempre
possibili tramite accordo aziendale) e sfoltire la giungla
contrattuale di altre due tipologie, il job-sharing e il lavoro a
somministrazione. Tra tagli all’Irap e decontribuzione fiscale pare
manchino le coperture...
...dal punto di
vista di chi cerca un lavoro, dai tirocini gratuiti fino al punto
d’arrivo del contratto unico a fantomatiche tutele crescenti,
passando per i voucher, si vede solo una trappola infinita della
precarietà legalizzata.