mercoledì 12 gennaio 2011

pc quotidiano 12 gennaio - Fiat striscione del ccp aderente a proletari comunisti

il Collettivo Comunista Piemontese, che ha fissato uno striscione con su scritto "Fiat = sfruttatori e assassini rottamiamo Marchionne e i suoi scagnozzi",

un manifesto del collettivo comunista piemontese



oggi al cambio turno delle 14 alla porta 2 della FIAT Mirafiori a Torino almeno duecento tra compagni, studenti e operai della FIAT hanno manifestato, invitando a votare NO al referendum e ad allargare le lotte contro tutti i Marchionne e sovrastando la ventina di corrotti prezzolati di Uilm e Fismic che facevano propaganda per il SI

erano presenti anche i lavoratori della Ceva Logistics, che rifutano il trasferimento da None ad Assago

pc quotidiano 12 gennaio - Mirafiori ..il nuovo squadrismo del fascismo padronale

Tensione davanti ai cancelli della Fiat all'arrivo di Vendola


Vendola davanti ai cancelli della FIAT per spiegare le ragioni del NO

Questa mattina al cambio turno delle 14 Vendola viene contestato da un gruppo di lavoratori e militanti aderenti a FISMIC, intimandogli di andarsene, che alla FIAT non era gradito, ma soprattutto urlando che il Comunismo era morto e sepolto, in difesa di Vendola un gruppo aderente alla FIOM e ad altre organizzazioni della sinistra comunista Torinese, fra i due gruppi sono volati insulti e slogan, tutto è tornato alla calma poco dopo, ma resta sicuramente nell'aria un clima di alta tensione a Torino.

Al cancello 2 della Fiat per tutta la giornata sono andati avanti i volantinaggi a sostegno del SI da parte di FISMIC , e del NO da parte di altre organizzazioni di sinistra, tra queste quella del Collettivo Comunista Piemontese, che ha fissato uno striscione con su scritto "Fiat = sfruttatori e assassini rottamiamo Marchionne e i suoi scagnozzi", in netta maggioranza i sostenitori del NO.

pc quotidiano 12 gennaio - tunisi in rivolta



Il governo tunisino fatto ricorso a militari

Tunisi ha mobilitato oggi le truppe dell'esercito per affrontare le proteste popolari contro la politica economica. Colonne di soldati sono stati inviati per reprimere insieme alla polizia a Ettadhamoun, un sobborgo della capitale dove oggi ci sono stati scontri.

Tunisi ha mobilitato oggi le truppe dell'esercito per affrontare le proteste popolari contro la politica economica. Colonne di soldati sono stati inviati per reprimere insieme alla polizia a Ettadhamoun, un sobborgo della capitale dove oggi ci sono stati scontri.

Testimoni hanno detto che la polizia ha sparato direttamente contro il manifestanti. L’avvocatessa Salma Abbasi ha sostenuto che "si trattava di cittadini comuni disarmati che hanno trovato la morte sotto il fuoco dei cecchini ".

Gruppi di manifestanti hanno tagliato la circolazione in una strada di collegamento tra Biserta e Tunisi.

Nello stesso luogo, a 15 chilometri dalla capitale, hanno detto testimoni che la polizia ha sparato direttamente contro i manifestanti e non "in aria", come ha detto un comunicato ufficiale, quindi si temono altri morti e feriti.

Gruppi di cittadini inferociti hanno dato fuoco a edifici comunali.
Tutti i quartieri sono rimasti senza energia elettrica, mentre la polizia ha bloccato tutte le vie di entrata e di uscita della città.

Secondo il canale arabo cinque vittime, tra cui un insegnante universitario, sono state uccise durante gli scontri tra manifestanti e polizia.

L'esercito, ha aggiunto Al Jazeera, citando fonti ufficiali, è distribuito in varie parti del paese, ma non è coinvolto negli scontri. Altre fonti di attivisti aggiungono almeno due morti in più per armi da fuoco, e confermare che l'esercito stesso è coinvolto nella repressione.

Secondo la televisione di Stato Tunis7, che si distingue perché riduce in modo scandaloso le cifre di feriti e di morti, ci sono stati tre feriti a Sfax, dove c'è una manifestazione collegata allo sciopero generale.

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Almeno 50 persone sono morte durante il fine settimana a Tunisi

ANSA riporta che resta alta la tensione questo lunedi a causa delle proteste contro la disoccupazione. Un gruppo di persone ha dato fuoco a un veicolo della polizia la notte scorsa e ha preso d'assalto una farmacia di Jendouba, secondo quanto ha detto oggi la polizia.

Tre località -Kaserín, Thala e Regueb – sono stati teatro di pesanti sommosse lunedi, prova che le proteste continuano. A Kaserín, un uomo che è stato colpito più volte da colpi d’arma da fuoco ed è stato ricoverato domenica, Abdelbasset Kasmi, è morto lunedi per le ferite riportate, secondo Sadok Mahmoudi, dell’Unione Regionale dei lavoratori tunisini (UGTT, centrale sindacale).

Mahmoudi ha detto che un "gran numero" di persone ferite sono state in rianimazione presso l’ospedale di Kaserín posto sotto controllo militare.

Inoltre, per questo lunedì sono in programma proteste a Sfax e Regueb, secondo fonti del partito dell'opposizione Partito Progressista Democratico (PDP).

Fonti della polizia hanno dichiarato che i morti sono almeno 16 a Thala, 22 a Kasserine, 2 Meknassi, uno a Feriana e otto a Regueb.

Testimoni oculari hanno parlato di "massacro civile" e hanno detto che la polizia ha aperto il fuoco domenica durante il funerale di un dimostrante ucciso, impedendone la sepoltura. Secondo la versione, la gente che partecipava al funerale è fuggita e la bara è rimasta in strada

Secondo notizie ufficiose, i tunisini sono stati uccisi da colpi sparati dalla polizia. Il governo tunisino continua nella sua politica di riduzione del numero di morti e feriti mentre dice che aumentano le vittime tra la polizia; aveva detto che erano morte solo 14 persone.

Il paese del Nord Africa è lo scenario fin dal 17 dicembre di gravi disordini di cui i giovani sono protagonisti che accusano le élite borghesi e il governo per la mancanza di lavoro e la povertà diffusa

pc quotidiano 12 gennaio - Iniziativa a Taranto a sostegno delle rivolte in Algeria e Tunisia

pc quotidiano 12 gennaio - Votare NO al referendum Marchionne-Fiat

pc quotidiano 12 gennaio - alla fiat, a tutte le fabbriche, no all'accordo

negli stabilimenti fiat torino e termini imerese
nelle fabbriche del nord e sud ove siamo presenti
diffusione straordinaria il 13 e 14 gennaio del depliant contro l'accordo

nei giorni successivi
fiat sata
pomigliano-napoli

il depliant si può richiedere in versione pdf
a ro.red@libero.it
o tel. 347-1102638

martedì 11 gennaio 2011

pc quotidiano 11 gennaio - referendum fiat ..il no, la lotta, l'esercizio della forza

comunicato stampa

stiamo assistendo a una sfrenata e truccata campagna fascista sul referendum
alla fiat, che peggiora le condizioni dei lavoratori, cancella diritti e
sindacati
fiat, governo, sindacati di regime ricattano in forme sguaiate volgari e
aggressive gli operai che cercano di difendere lavoro, diritti e libertà
qualunque sia il risultato del referendum si tratta di una violenza
antidemocratica, antisindacale antioperaia che vuole imporre una dittatura
padronale
rispondere a questa campagna significa contrastare sul campo questa azione e
questa violenza
votare no non è sufficiente- il fascismo padronale di marchionne deve essere
fermato con la forza e non certo solo degli operai fiat di mirafiori ma di
tutta la classe operaia e di tutte le forze che si dicono proletarie e
democratiche
al fascismo in azione non si risponde con il voto e con gli appelli, ma con
la lotta - questo vale sia se il no resiste, sia se passa al 99 per cento
il piano deve esswere fatto saltare nell'interesse della classe operaia
tutta, in questo senso la fiat non può essere lasciata fare, nè può essere
messa in grado di funzionare e attuare il suo piano
dopo il voto e sin dallo giusto e necessario sciopero del 28 gennaio,
bisogna fare come il 14 dicembre degli studenti assediare le fabbriche e i
padroni, assediare i palazzi del governo

slai cobas per il sindacato di classe
coordinamento nazionale
11 gennaio 2011

pc quotidiano 11 gennaio - napoli giusto assedio alla regione dei disoccupati organizzati

ASSEDIO al palazzo, tentata aggressione all’assessore regionale e a Clemente Mastella, scontro sfiorato con le forze dell’ordine. Sale di nuovo la tensione sul fronte dei disoccupati organizzati. Bros e non solo hanno di fatto circondato ieri la sede dell’assessorato regionale al lavoro al Centro direzionale. Oltre un migliaio di persone si sono presentate all’Isola A6, dove lo stesso assessore Severino Nappi li aveva convocati a seguito di una loro richiesta un paio di giorni fa. L’aria è parsa subito pesante. I disoccupati hanno inviato una ventina di loro rappresentanti a discutere con l’assessore. Che però aveva poco da offrire loro sul piano delle richieste avanzate. Il tema era il nuovo piano regionale per il lavoro, che chiama in causa vuoi il reclutamento di agenzie private vuoi l’impegno di singole aziende per garantire un periodo di formazione, coperto anche da fondi regionali, ai disoccupati di lunga durata, compresi i circa 3700 eredi del progetto Bros.

È la nuova filosofia di Nappi, che porta la formazione direttamente in azienda, sottraendola a situazioni assistenziali avallate dell’amministrazione. Una strada che evita gli sprechi del passato, ma non garantisce il futuro occupazionale, dato che il contributo è assegnato anche per rapporti di lavoro di tre mesi più altri sei di rinnovo. Lontanissima la «stabilizzazione», sempre richiesta dai disoccupati, come pure il loro impiego nel pubblico per la raccolta differenziata. Non garantito neanche il passato, visto che, a loro dire, non hanno più valore neanche i vecchi attestati rilasciati dalla Regione con i passati corsi. Sicchè ieri mattina, di fronte a un Nappi che ripeteva lo spirito del suo intervento, la stessa «delegazione» ha cominciato a inveire e dopo una mezzora un paio di loro hanno saltato il tavolo e si sono diretti minacciosi verso Nappi. La Digos ha trascinato via l’assessore da una uscita secondaria. La delegazione è però rimasta all’interno del palazzo, e i mille fuori hanno premuto a lungo per raggiungerli e occupare così l’edificio. Fronteggiati ovviamente da agenti in tenuta antisommossa. Si sono sentite anche un paio di violente detonazioni da bombe carta, poi l’assembramento si è disperso.

Il futuro però non si annuncia roseo. «É grave che un esponente delle istituzioni venga aggredito all’interno del proprio ufficio — dice Nappi, purtroppo non nuovo a tentativi di aggressione — C’è una componente violenta tra i cosiddetti Bros, dalla quale sono stato minacciato più volte, senza contare i tentativi di aggressione. Sono assessore al lavoro da maggio e dal 21 giugno sono scortato dalla polizia». La versione della controparte parla invece di «arroganza» dell’assessore.

E nel pomeriggio ci è andato di mezzo anche l’ex ministro oggi europarlamentare Clemente Mastella, in giro per Spaccanapoli. All’altezza di piazzetta Nilo, Mastella e alcuni amici sono stati avvicinati da un gruppetto di Bros. Stretto contro un muro, Mastella ha avviato una discussione che però è presto degenerata perché, come racconta lui stesso, «sono volate minacce e insulti» per indurlo a intervenire presso l’assessore Nappi, che fa parte del suo stesso partito, Popolari per il Sud. Mastella ha informato dei fatti Prefetto e Questore.

pc quotidiano 11 gennaio - la rivolta di algeri e tunisi



dallo spagnolo, direttamente dai luoghi della rivolta - traduzione a breve


Zehira Houfani

Scendendo in piazza per manifestare violentemente contro i suoi oppressi, i giovani magrebini esprimono il loro risentimento contro governi e opposizioni.

Questo inizio 2011 restrerà segnato dal movimento delle rivolte popolari che sta scuotendo in Magreb. Rivolte della fame, le chiamano alcuni, ma sicuramente per la giustizia e la fine delle dittature e dei regimi mafiosi che governano questi paesi con la forza e la repressione. mentre a Tunisi i disordini durano da alcune settimane, in Algeria i quartieri popolari della capitale e delle grandi città si sono incendiati mercoledì 5 gennaio per l'esplosione di rabbia dei giovani alimentata da una quotidiana tra più assurde, di un paese che affonda sotto il peso di petrodollari, di cui però da decenni si appropriano solo i despoti al potere.

Si calcola che oltre il 70% della popolazione algerina sia formata da giovani cui le politiche non danno nulla né su occupano seriamente dei milioni di giovani abbandonati al loro destino senza speranze. Sono condannati a una disoccupazione endemica, alla tossicodipendenza, alla prostituzione, all'ingiustizia e ai tentativi disperati di emigrare clandestinamente, spesso suicida, all'indigenza e al desolidarizzato vuoto culturale e politico di un paese che ha perso senso comune e sale della vita asfissiato dalle leggi dello stato di emergenza, distrutto dalla corruzione dei governanti e sottomesso all'ignoranza e al suo più fedele compagni: l'intolleranza.

Scendendo in piazza per manifestare violentemente contro i loro oppressori i giovani magrebini si propongono al mondo come testimoni della loro disperazione, ma indicano anche il loro risentimento contro le élite al potere o all'opposizione. Questo è ancor più vero in Algeria, dove i giovani si sentono lasciati al loro destino dalle generazioni precedenti, l'Algeria della rivoluzione, che fu gloria del paese, e dell'indipendenza, che mai seppe assumere il ruolo che le era proprio, cioè realizzare lo Stato di diritto, obiettivo ultimo della rivoluzione algerina.
Dalla violazione della costituzione da parte del presidente Buteflika per assicurarsi il terzo mandato, nonostante i due precedenti fossero stati i peggiori sia per il paese, consegnato ai diktat dei mercati nazionale e internazionale spesso e senza scrupoli, sia per il popolo che subisce condizioni di vita spaventose e lotta duramente per sopravvivere mentre è oltraggiato dal lusso indecente esibito apertamente da chi detiene il potere, la situazione è andata ancora peggiorando negli anni. si deve oggi constatare che, per continuato a umiliare e disprezzare il popolo, reprimendo le libertà di espressione, proibendo ogni apertura nel campo politico e dell'informazione, garantendo l'impunità dei grandi criminali e corrotti noti all'opinione pubblica e denunciati per ripetute prevaricazioni e tradimento, il regime di Buteflika è il responsabile di ogni tragedia che minaccia l'Algeria.

Il presidente ha tradito tutte le sue promesse elettorali, ha mentito agli algerini e, ancora peggio, ha dato nuovo corso al malgoverno circondendosi di 13 o 14 ministri provenienti dal suo stesso villaggio, riportando in voga il potere dei clan invece di moralizzare i costumi politici iniziando e realizzando il buon governo, preludio dello stato di diritto che aveva promesso. l'unico impegno che sembra importare al presidente, insieme alla megalomania e vanità che caratterizzano i leader arabi, l'impegno che mantenuto fin dalla salita al potere, è quello di pompare più petrolio affinché il bottino da spartire tra il suo clan e i militari sia sempre più grosso e garante di una clientela totalmente votata alla sua presidenza. Una clientela che ha scelto di vivere lontano da dalla miseria, in fortezze signorili, cittadelle inaccessibili con verdi parchi e piazze pubbliche privatizzate per decreto, sottraendole al patrimonio pubblico. Con denaro pubblico hanno edificato piccoli paradisi riservati ai più fortunati tra i milionari. Diversamente dai ricconi occidentali, che spesso hanno tribolato per costruire le loro fortune, ai dittatori, e tra questi i dirigenti algerini, basta ricorrere al patrimonio pubblico dei loro paesi per saziare ogni desiderio. una situazione che il popolo algerino non può più sopportare, rivendica la dignità umana che il potere totalitario gli ha confiscato, privandolo del minimo per vivere decentemente, il sapere, una distribuzione perequativa delle risorse nazionali, il diritto a un lavoro giustamente retribuito, un tetto per formare una famiglia e, ovviamente, la libertà di pensare e svilupparsi serenamente. Tali rivendicazioni non si conciliano con una dittatura ma anzi esigono l'instaurazione di uno Stato di diritto.

E' questo l'inizio della fine delle dittature nel Magreb? La palla è nel campo delle élite e del politici onesti di questi paesi, che devono non solo assumere le rivendicazioni dei loro popoli ma anche far sì che esse siano ascoltate non solo nelle tribune locali ma anche sulla scena internazionale, in modo da mostrare le responsabilità grandi potenze che appoggiano le dittature, disprezzando tanti popoli del pianeta. Non può ancora continuare la negazione dei diritti umani , né nel Magreb, né in Africa, né in America Latina. I governi hanno stretto accordi per promuovere, perfino imporre la globalizzazione dei mercati e oggi, 2011, i popoli si sollevano per la globalizzazione della democrazia.

pc quotidiano 11 gennaio - Milano criminalizzazione del movimento degli studenti .. a proposito della solidarietà della cgil

una ondata di denunce e intimidazioni a milano contro il movimento studentesco
proletari comunisti fa appello a una immediata mobilitazione di tutte le forze
comuniste, proletarie, rivoluzionarie, antagoniste e democrtiche a scendere in lotta
con gli studenti contro la criminalizzazzione del movimento
proponiamo da subito una mobilitazione al tribunale e al comune di milano a fronte
delle dichiarazioni di Di Corato che vuole portare il comune a costituirsi parte civile contro il movimento degli studenti
il movimento degli studenti non si ferma certo con la repressione

proletari comunisti - circolo di milano

a proposito della solidarietà espressa dalla CGIL milano



La Cgil milanese, per mano del suo segretario Rosati, ha scritto
una lettera agli studenti per dire che è al loro fianco contro le
“possibili azioni legali” avviate per le mobilitazioni studentesche.

Nella lettera Rosati scrive: “viste le notizie apparse sui giornali
relative a possibili azioni penali nei confronti delle mobilitazioni
studentesche, riteniamo politicamente indispensabile dare vita a
iniziative di sostegno alle mobilitazioni democratiche in difesa della
cultura e del diritto all’istruzione”. Bene che vuol dire? Che la Cgil
è incondizionatamente dalla parte degli studenti? Nemmeno per sogno. Da
un lato la Cgil “percepisce” il discredito che hanno le forze
politiche, della cosiddetta opposizione, agli occhi degli studenti dopo
che la battaglia degli studenti e il 14 dicembre hanno smascherato l'oscena rappresentazione e la convergenza tra governo e falsa opposizione nel criminalizzare il movimento e nel testativo di dividerlo in buoni e cattivi, e quindi scende in campo “proponendosi” come alternativa credibile. Ma credibile ‘nde cché,
direbbero a Roma. Proprio quel 14 dicembre la Cgil,non solo non era in
piazza ma avevaisolato la stessa Fiom che a quella manifestazione aveva aderito, pur non portando gli operai. La Cgil-in particolare quella del “nuovo corso”, quello della signora Camusso - ha risposto negativamente all'appello proveniente dal movimento studentesco e dagli operai scesi in piazza con la fiom il 16 ottobre.
La cgil ha sempre sconfessato e contrastato le forme di lotta con le quali si è
espresso il movimento degli studenti – radicalità-assedio dei palazzi-
scontro frontale- ponendosi, loro si, come esempio e riferimento anche
per gli operai, di ciò che è necessario fare.
come può quindi seriamente essere solidale a fronte di denunce e criminalizzione proprio di quelle forme di lotte ?
Qual è la dote di credibilità che la Cgil può vantare? Anche guardando allo scontro e al referendum alla fiat la cgil esorta” democraticamente ad accettare l’esito del voto truccato imposta dal fascismo padronale di marchionne...

comunque c'è un solo modo per chiamare la cgil allo scoperto su questo
rilanciamo il movimento
organizziamo iniziative contro la repressione

proletari comunisti - circolo milano

pc quotidiano 11 gennaio - continua la lotta dei disoccupati a napoli

Dopo mesi di attesa stamattina i disoccupati organizzati del progetto BROS hanno incontrato l’Assessore Nappi. Aria di tensione e di preoccupazione, si respirava già tra le fila del lungo corteo partito da Piazza Nazionale, che con determinazione si dirigeva presso la sede dell’Assessorato al Lavoro nel centro direzionale, dove centinaia e centinaia di disoccupati hanno urlato e rivendicato il proprio diritto al lavoro e ad una vita dignitosa negataci nel corso di questi lunghi anni di lotta e che purtroppo ancora oggi dobbiamo dire vediamo esserci negata.
Una vasta delegazione dei rappresentanti dei vari spezzoni del movimento BROS è stata ricevuta dall’Assessore al Lavoro Nappi che non ha mancato anche in questa occasione di manifestare tutta la sua arroganza e la completa non curanza della problematica che affligge questo bacino.
L’assessore, dopo aver incensato se stesso per la svolta, a suo dire, impressa alla questione del lavoro in questa città ed in particolare per quanto ha prodotto in questi mesi per dare soluzione alle nostre istanze, non è andato oltre l’illustrazione di quanto già sapevamo del suo fantomatico piano straordinario per il lavoro. Benchè l’incontro di questa mattina dovesse servire a chiarire i risvolti
occupazionali per i precari Bros, l’assessore si è limitato a chiarire cos’è in sostanza l’avviso pubblico apparso sul sito regionale lo scorso 27 dicembre 2010, spiegando in che modo questa platea, insieme alle altre migliaia di disoccupati campani, dovrebbe avere la possibilità di accedere al mondo del lavoro.
Purtroppo a chiare domande, come quella per sapere in che modo e dove la platea degli organizzati sarebbe stata collocata lavorativamente, se si trattasse di una vera stabilizzazione o solo di contratti precari, se fosse previsto il ripristino del sussidio economico anche con l’avvio di lavori socialmente utili fino all’avverarsi di uno sbocco lavorativo, i movimenti presenti hanno avuto risposte incongruenti e quindi non soddisfacenti. L’Assessore non solo ha sviato sul nocciolo della questione, ma è stato incapace di spiegarci la non fattibilità delle proposte da noi messe sul tavolo per far partire, proprio con i fondi stanziati per il piano e quelli disponibili per l’impiantistica sui rifiuti, gli investimenti per la creazione di nuova occupazione. Alla fine, incalzato dalla delegazione per avere risposte, si è sottratto del tutto alla discussione dando palesemente ragione alla nostre preoccupazioni, e cioè che il tanto decantato piano della giunta Caldoro non è altro che l’ennesimo fallimento della politica Campana che ancora oggi, dopo 14 anni di lotta e sacrifici, non sa e non vuole dare soluzioni concrete a questo bacino di disoccupati. La delegazione a questo punto ha provveduto a chiarire all’Assessore che i movimenti non sono disposti a rimanere con un pugno di mosche. Proprio mentre si continua a procedere ad assunzioni clientelari nelle società del comune e mentre i volontari della protezione civile, nuovo bacino elettorale per politici come Nappi e soci, grazie alla politica dell’emergenza, si avviano ad essere assunti come guardie ambientali (parliamo di ben 1500 assunzioni), è inaccettabile che ai precari BROS si proponga di aspettare ed avere fede nel miracolo che chissà quali aziende (se ci saranno) possano chiamare 50/100 di loro nell’arco di tutto l’anno per contratti di somministrazione che nella migliore delle ipotesi arrivano a 9 mesi. Dopo 14 anni di lotta pretendiamo un percorso specifico per tutti noi, che dia finalmente una svolta concreta alla nostra vertenza. Messo alle strette e non avendo soluzioni chiare e concrete l’Assessore ancora una volta è scappato a gambe levate facendosi scudo di circa 20 funzionari digos, per poi fare anche stavolta la parte della vittima dichiarando ai mass-media di essere stato aggredito dai precari BROS.
Come Movimento di Lotta per il Lavoro crediamo e invitiamo tutti i precari a non
mollare la presa, ma anzi ad unire le forze per fare fronte comune, per abbattere il muro che le istituzione hanno costruito per farsi scudo e non dare soluzione alla nostra vertenza. Solo con la lotta possiamo vincere e raggiungere l’obbiettivo prefissatoci ben 14 anni fa e cioè il lavoro stabile e sicuro.

Movimenti di Lotta per il Lavoro Banchi Nuovi - M.D.A.Acerra (b. buozzi)
M.D.A. Acerra (ex macello) - Zona Orientale - M.C.I. Scampia -Idea Nord

pc quotidiano 11 gennaio - volantino alla fiat mirafiori

lunedì 10 gennaio 2011

pc quotidiano 10 gennaio - Pd va a casa pound in campania

Esponente del Pd ospite a Casa Pound
L'Anpi protesta: ''Un gravissimo errore"
Valerio Pisaniello (Pd) ha partecipato a un convegno organizzato dai neofascisti a Cervinara (Avellino) lo scorso 4 gennaio. Mauriello (Sel) nega di esserci andato. Il segretario regionale dell'associazione partigiani: "Offesi i sentimenti antifascisti degli iscritti a Pd e Sel"
di MATTEO PUCCIARELLI


NAPOLI - Casa Pound torna a far parlare di sé e ad agitare gli animi a sinistra. L'associazione, legata a un centro sociale di estrema destra della Capitale e che si ramifica un po' in tutta Italia, promuove spesso incontri su temi "eretici" per essere un'organizzazione neofascista: le figure di Che Guevara, di Bettino Craxi, di Rino Gaetano e così via. E talvolta invita a partecipare rappresentanti del mondo della sinistra. Il dilemma è sempre lo stesso, per chi riceve l'invito: dialogarci con questi ragazzi oppure no? Avrà pensato di sì il dirigente regionale dei Giovani Democratici ed ex Sinistra Giovanile Valerio Pisaniello, che ha partecipato ad un incontro che si è tenuto a Cervinara (Avellino) lo scorso martedì 4 gennaio. Altre voci - poi smentite - avevano dato per certa anche la presenza di Pino Mauriello, esponente di Sinistra Ecologia e Libertà. Che poi ha parlato di "banale equivoco". Insomma, fatto sta che l'Anpi non l'ha presa bene ed era partita in quarta contro i due.

L'attacco dell'Anpi - Il segretario regionale campano, Daniele Maffione, spiegava che "con la loro disponibilità Pisaniello e Mauriello hanno pesantemente offeso i sentimenti antifascisti degli iscritti ai rispettivi partiti, compromettendo anche la propria dignità di rappresentanti democratici. E’ noto infatti - prosegue la nota - che organizzazioni come Casa Pound, che agiscono impunenemente alla luce del sole, facciano esplicito richiamo al 'fascismo del III millennio' inneggiando alla soppressione della Costituzione della Repubblica, dei diritti civili e delle libertà politiche e sociali conquistate dalla Resistenza". Secondo Maffione "questa organizzazione squadristica anima strutture collaterali, che si presentano sottoforma di associazioni culturali, che tentano d’ingannare le nuove generazioni con un finto radicalismo, che cela in realtà violenza e revisionismo storico. Casa Pound è protagonista di aggressioni a sedi politiche e sindacali in tutto il Paese, persegue la violenza a danno di immigrati, studenti e militanti antifascisti. Viene foraggiata da finanziamenti leciti ed illeciti di noti esponenti politici, legati al Pdl ed altre formazioni politiche minori, da tempo insediati in enti locali ed attività commericali di vario tipo. Molti degli ispiratori degli odierni gruppi neofascisti - continuava il dirigente campano dell'Anpi - sono stati implicati in azioni terroristiche negli anni’70 ed ’80, dove sono rimaste vittime centinaia di persone".

La notizia su Internet - Nel giro di un paio di giorni la cosa ha fatto il giro di numerosi siti legati alla sinistra. Riaprendo la discussione, sempre molto animata, circa Casa Pound e l'opportunità o meno di "parlarci". Solo poco tempo fa l'ex direttore di Liberazione (quotidiano di Rifondazione Comunista) Piero Sansonetti aveva deciso di partecipare a uno degli incontri del centro sociale di estrema destra. Vista la reazione sdegnata di associazioni, movimenti e 'opinion leaders' della sinistra antagonista il giornalista - adesso vicino a Sinistra e Libertà - aveva dato forfait all'ultimo minuto.

Il dietrofront di Mauriello - Dopo l'alzata di scudi, è arrivata la precisazione dell'esponente vendoliano: "Solo un difetto di comunicazione e un banale equivoco hanno permesso che il mio nome e quello del mio partito potessero figurare nel manifesto di presentazione dell’evento. Tranquilli 'compagni', non vi è stata nessuna commistione tra Sel e Casa Pound".

L'Anpi rilancia - Comunque sia, l'associazione dei partigiani è decisa a portare avanti la propria battaglia contro il centro sociale neofascista: "Chiediamo l’applicazione della XII Disposizione transitoria e definitiva della Costituzione, della Legge Scelba del 1952 e della Legge Mancino del 1993, che sanciscono il reato di apologia di fascismo. Chiediamo che Casa Pound e tutte le organizzazioni neofasciste che agiscono impunemente nel nostro Paese e nelle nostre città vengano immediatamente disciolte, i capi processati ed i patrimoni immobiliari e finanziari restituiti allo Stato italiano".

pc quotidiano 10 gennaio - solidarietà e sostegno alla rivolta proletaria in corso in Tunisia e Algeria


proletari comunisti esprime il massimo sostegno alle masse proletarie e popolari di algeria e tunisia che sono in rivolta per il pane e il lavoro contro i regimi reazionari, asserviti alla borghesia algerina e all'imperialismo francese ed occidentale in genere
la polizia e l'esercito sparano e uccidono a tunisi e algeri, ma la rivolta non si arresta
serve la solidarietà e il sostegno proletario e internazionalista in tutte le forme
esso deve partire dalle fabbriche e quartieri popolari del nostro paese e deve puntare a mobilitare gli immigrati del maghreb
il movimento degli studenti deve scendere in campo a sostegno dei tanti giovani studenti e giovani proletari in lotta che pagano con il sangue la loro ribellione
partecipiamo a tutte le iniziative, organizziamole là dove siamo presenti

proletari comunisti
10- gennaio 2011

pc quotidiano 10 maggio - NO al referendum di marchionne - ma il problema chiave è la lotta autonoma degli operai

proletari comunisti sostiene con forza il NO alla fiat al referendum del 13-14 gennaio
il referendum è illegittimo e truccato, fondato sul ricatto
il no operaio quanto più sarà alto, tanto più incoraggerà la lotta dei lavoratori
marchionne conta sull'appoggio esplicito dei sindacati dei padroni e di tutti i partiti parlamentari dalla lega a pd chiamparino fassino
conta sul partito della conciliazione rappresentato dalla cgil della camusso

è quest'ultimo il problema principale per gli operai contro quest'iltimo che si deve dirigere l'azione di classe degli operai avanzati

chi dice no a marchionne ma appoggia in qualsiasi forma la cgil di camusso
fa il gioco della fiat ed è dannoso alla lotta di classe

la lotta alla fiat deve muoversi lungo la linea dello scontro frontale e del braccio di ferro contando sulle masse e contribuendo mad organizzarle per la lotta, su basi autonome
ogni altra linea e attività non serve ai lavoratori

proletari comunisti
11-1-2011

pc quotidiano 10 gennaio - lo sciopero del 28 gennaio

proletari comunisti fa appello alla massima partecipazione allo sciopero generale del 28 gennaio indetto dalla fiom
in ogni fabbrica in cui siamo presenti o arriviamo vi deve essere il volantino e le bandiere di proletari comunisti
parteciperemo alle principali manifestazioni nelle città ove sono presenti gli stabilimenti fiat
in particolare
palermo, fiat sata melfi, napoli, torino

proletari comunisti
10 gennaio 2011

pc quotidiano 10 gennaio - Fiat, la Camusso ricompatta il Pd bresciano. il solco con la fiom

Da Paolo Pagani (che voterebbe per il no) a Luigi Gaffurini (sì senza dubbi), tutti sposano la linea della leader Cgil: «Il referendum si rispetta»
Rebecchi: «Senza unità d'azione non si va lontano» Gaffurini: «La Fiom ha tirato la corda per vent'anni» Pagani: «Regole, sì a un accordo interconfederale»

09/01/2011
da brescia oggi

I lavoratori della Fiat Mirafiori saranno chiamati a votare il referendum sull'accordo il 13 e 14 gennaio fra Pietro Ichino («la vittoria del no a Mirafiori sarebbe una catastrofe») e Sergio Cofferati («l'accordo di Mirafiori è una lesione democratica peggiore di quella di Pomigliano») il Pd bresciano sceglie Susanna Camusso. Ovvero la neo-leader Cgil che chiede di accettare il verdetto del referendum operaio del 13 e 14 gennaio e di ricorrere a una firma «tecnica» in caso di vittoria del «sì».
A una settimana dal voto che potrebbe ridisegnare le relazioni industriali in Italia il Pd mette la sordina alle bizantine discussioni interne e torna a occuparsi di una realtà ruvida ma decisiva: le vie d'uscite dalla crisi, la vocazione industriale del Paese, un nuovo modello di relazioni sindacali. Per scoprirsi meno disunito del previsto, a costo di aumentare le distanze dalla Camera del lavoro a trazione Fiom.
«L'ESITO del referendum va rispettato - sostiene Aldo Rebecchi - non puoi accettare il parere dei lavoratori un giorno sì e l'altro no». La tesi del voto invalidato dalla «pistola puntata alla tempia», per Rebecchi non regge: «Gli accordi si fanno sempre così. Se la produzione tira la pistola in pugno ce l'ha il sindacato. Oggi invece i rapporti di forza sono sfavorevoli al mondo del lavoro».
Rebecchi è preoccupato: «O si ritrova un minimo di unità d'azione sindacale - dice - o non si va da nessuna parte». Rebecchi giudica «responsabile» la linea scelta dalla Camusso. E la Fiom? «Non tiene conto dei rapporti di forza. Non dico che ha torto, dico che sbaglia politicamente. E dovrebbe spiegare perchè altre categorie firmano accordi unitari e i metalmeccanici no».
Il capogruppo del Pd in Loggia, Emilio Del Bono, ricorda la propria «storica» vicinanza a Ichino e Treu. E dunque: «Ci sono tutte le condizioni per approvare gli accordi che, dopo mesi di cassa integrazione, creano l'opportunità per tornare al lavoro e legare la Fiat a investimenti in Italia. Si tratta, sia chiaro, di scelte dolorose. Che tuttavia andrebbero fatte».
Memore dell'esperienza in commissione Lavoro alla Camera Del Bono rilancia - «anche a costo di scontrarmi con gli amici di Cisl e Uil» - la necessità di «una legge sulla rappresentanza sindacale». Del Bono non vede invece il «rischio» che la dottrina-Marchionne faccia scuola anche in provincia: «In realtà a Brescia, terra di piccole e medie imprese non sindacalizzate, la linea Marchionne non è di oggi. Si può dire l'abbiano inventata le Pmi bresciane». E la Fiom? «Con queste scelte è la Fiom che diventa eccentrica al quadro delle trattative. Auto-escludersi rende più debole la Fiom e chi resta a trattare».
Pierangelo Ferrari, deputato del Pd, si sofferma su un dato politico, il ruolo del governo. «I governi di Francia, Gran Bretagna, Germania - spiega - si sono posti il problema di mantenere impianti produttivi sui territori nazionali in condizioni di competitività. Lì la politica ha fatto scelte, agendo sulla leva fiscale in favore delle imprese e dei lavoratori». In Italia invece - è la tesi di Ferrari - «il governo è stato fuori dal campo della competitività mentre è intervenuto in quello improprio dei conflitti sindacali. Sacconi ha lavorato per la divisione dei sindacati e per favorire un quadro conflittuale, di scontro». D'accordo anche Ferrari con la Camusso: «Partecipare al referendum e prendere atto del suo esito».
Anche l'ala sinistra del Pd con Paolo Pagani (responsabile area del lavoro) non sposa le tesi della maggioranza della Fiom: «Piuttosto quelle della minoranza. Cioè al referendum voterei, e voterei no. Ma se vincesse il sì ne prenderei atto e - come propone la Camusso - opterei per la firma tecnica. Penso che la Fiom avrebbe dovuto fare come Trentin nel '92, quando firmò un accordo che non condivideva, subito dopo si dimise da segretario della Cgil ma così facendo creò le condizioni per l'accordo del '93». Alla Fiom Pagani attribuisce «troppi errori che l'hanno spinta nell'angolo, scegliendo sempre la via della protesta senza mai una proposta che scompaginasse il campo». Certo l'accordo di Mirafiori è in chiaroscuro: «Accettabile sull'uso degli impianti, non bene su malattia e diritto di sciopero, malissimo sulle Rsa nominate dai sindacati provinciali. Un vero e proprio porcellum». L'alternativa? «Un accordo interconfederale sulla rappresentanza sindacale, da incardinare poi in una legge».
LUIGI GAFFURINI (ex dipendente Iveco) non usa giri di parole: «Io l'accordo l'avrei firmato, pur sapendo che ci si trova in una situazione di fortissimo condizionamento. La Fiom per vent'anni in Fiat non ha firmato gli accordi e ha sempre attaccato chi li firmava. Adesso Marchionne gli presenta il conto: "Se dici di rappresentare i lavoratori ma non firmi mai, non ti siedi neppure al tavolo". Sia chiaro: io ho grande stima per gli iscritti Fiom che di solito si sacrificano di più, lottano di più, ma i loro dirigenti non trovano mai la capacità di una sintesi, rilanciano richieste massimaliste che alimentano divisioni. Ovvio che scatti lo spirito di rivalsa delle altre organizzazioni sindacali». Anche per Gaffurini, comunque, meglio la linea Camusso: «Se passa il referendum, l'accordo va firmato».

Massimo Tedeschi

domenica 9 gennaio 2011

pc quotidiano 9 gennaio - grande manifestazione a sostegno dei prigionieri politici baschi a Bilbao

pc quotidiano 9 gennaio - copycat alla fincantieri

COPYCAT

Copycat è il termine con cui, nei paesi anglosassoni, si designano gli emulatori: generalmente si tratta di coloro che commettono omicidi seguendo in tutto e per tutto lo stile di qualche famoso assassino, ma lo si può riferire anche ad altri ambiti.
Nel caso odierno si fa riferimento all'emulazione, da parte dell'ignobile ad di Fincantieri - Giuseppe Bono - di ciò che, poco tempo fa, fece l'extracomunitario canadese: in quel caso fu l'uscita della Fiat da Confindustria, in questo la medesima sorte è toccata agli stabilimenti liguri - Genova Sestri Ponente e Riva Trigoso - e a quello goriziano, sempre con l'intento di imporre un infame contratto che cancelli i diritti sindacali.
Che si tratti proprio di un caso di emulazione, nonostante i vari servi della famiglia dei Belanti vadano strombazzando che non c'è alcun rischio in tal senso - ma lo dicevano anche riguardo al ricatto di Pomigliano d'Arco che non avrebbe dovuto essere esteso alle altre fabbriche del gruppo, e abbiamo visto che l'infame nordamericano ne ha subito approfittato per riproporlo a Torino Mirafiori - lo si può vedere dalla reazione della stampa genovese.
Il Corriere Mercantile, che non a caso è veicolato con la busjarda, si affretta - si veda l'edizione di venerdì 7 gennaio, pagina 7, articolo a firma m.z. dal titolo "Fincantieri-Fiat, un parallelo azzardato" - a dar voce al segretario regionale della Fim-Cisl, tale Tiziano Roncone, per cercare di calmare le acque: il sindacato giallo guidato da Raffaele Bonanni è specializzato a dar voce ai voleri dei padroni, ed anche in questo caso si adopera alacremente per prendere in giro i lavoratori.
Ciò che suona strano, però, è che in questi giorni la Fiom-Cgil locale non abbia ritenuto di spendere neppure una parola sul rischio emulazione: e dire che il segretario genovese è Bruno Manganaro, esponente di primo piano di Rifondazione ed ex sodale del trotzkista Marco Ferrando.
Con queste credenziali ci si aspetterebbe che il leader della Fiom-Cgil genovese intervenisse pesantemente, denunciando i rischi che sono sotto gli occhi di tutti i lavoratori; se non lo fa occorre chiedersi il perché.

Genova, 07 gennaio 2011




Stefano Ghio - Slai Cobas per il sindacato di classe Genova

pc quotidiano 9 gennaio - a roma iniziativa importante il 22 gennaio della rete nazionale per la sicurezza sui posti di lavoro

COMUNICATO E INVITO A STRUTTURE DI POSTO DI LAVORO
COLLETTIVI STUDENTESCHI DELLA SAPIENZA, DI TOR VERGATA E DI ROMA 3
ASSEMBLEA E DELEGATI AUTOCONVOCATI-E DI ROMA
MOVIMENTI UNITI CONTRO LA CRISI
TUTTE LE OOSS DI CATEGORIA O CONFEDERALI INTERESSATE
LE STRUTTURE SOCIALI E "IN MOVIMENTO" DI ROMA, ANCHE PER IL DIRITTO
ALL'ABITARE
IL COMITATO IMMIGRATI DI ROMA E LE ASSOCIAZIONI ANTIRAZZISTE

PROSEGUIAMO IL PERCORSO SULLA SICUREZZA E LA SALUTE SUI
POSTI DI LAVORO NELLA CITTA' DI ROMA, PER MANTENERE VIVA
L'ATTENZIONE SULL'INCHIESTA DI MOHAMMED BANNOUR, OPERAIO
MORTO NEL CANTIERE VICINO A SCIENZE POLITICHE DE LA SAPIENZA
IL 22 DICEMBRE 2010

RIUNIONE PER PREPARARE L'INIZIATIVA DEL 22 GENANIO 2011, A UN MESE
DALLA MORTE DI MOHAMMED, LA MATTINA DEL 22 PRESSO LA SAPIENZA
FACOLTA' DI SCIENZE POLITICHE E VICINO AL CANTIERE
NON STIAMO PREPARANDO UNA FESTA....NON C'E' NULLA DA FESTEGGIARE
CASOMAI LA "FESTA" PREPARIAMOLA PER I PADRONI PUBBLICI E PRIVATI...

APPUNTAMENTO IL 10 GENNAIOORE 19 PRESSO SPAZIO
A VIA DEI RETI 25 A SAN LORENZO
PRESSO LOCALE "SOTTO CASA DI ANDREA"

TUTTE LE SITUAZIONI, STUDENTESCHE E NON, SONO FERMAMENTE INVITATE A
PARTECIPARE PER DARE IL LORO AIUTO E CONTRIBUTO CONCRETO PER LA
MIGLIORE RIUSCITA DI QUESTO PASSAGGIO,
SARA' PRESENTATO PER IL 22 GENNAIO IL "QUADERNO" DI IN/FORMAZIONE
SULL'EDILIZIA
DOPO IL DECRETO 81 DEL 2008 E IL TESTO DELL'ESPOSTO DENUNCIA PRESENTATO
DALLE SITUAZIONI ADERENTI AL COMITATO 5 APRILE DI ROMA

ORGANIZZA PROMUOVE E INVITA IL COMITATO 5 APRILE DI ROMA
ADERENTE ALLA RETE NAZIONALE SULLA SALUTE E SICUREZZA SUI LUOGHI
DI LAVORO info (e se volte mandate adesioni) e mail circolotlc@hotmail.com