L’incontro
a roma del
19
giugno
che ha riguardato anche
la vertenza di Acciaierie d’Italia.ha
dimostrato che i padroni possono fare quello che vogliono e l'azione
del governo è di loro mero supporto.
Il
governo ha ripetuto le stesse cose di sempre. “Abbiamo
chiesto -
dice Urso
-
agli
investitori di scommettere sul rilancio industriale delle
Acciaierie”.
Ma il rilancio industriale delle Acciaierie di cui parlano e a cui
ArcelorMittal pensa è un rilancio
produttivo sulla pelle dei lavoratori,
un rilancio in cui i padroni avranno mano libera in materia di
condizioni di lavoro, di gestione della cassa integrazione, con tutti
gli effetti che questo ha sul salario e sui diritti dei lavoratori,
come sulle condizioni di salute e sicurezza.
I
piani di Acciaierie d'Italia sono tuttora sempre nelle mani di
ArcelorMittal, che ciò che vuole fare lo fa - con lo stile della Ad
Morselli -, vale a dire andando avanti per la sua strada, e questo
sul fronte della cassa integrazione si traduce in cassa integrazione
unilaterale, di cui strada facendo si cambiano anche le motivazioni
ma che hanno il solo scopo di permettere all'azienda di fare quello
che vuole.
L'alternativa
posta dai sindacati, che trova sponda in Federacciai e anche nello
stesso governo - almeno a parole - è quella che lo Stato vada avanti
nel cambio di una governance, con la salita al 60%. Ma lo stesso
governo chiarisce che si tratta di una salita solo temporanea per
poter riconsegnare l'intero stabilimento ai padroni. Se non sarà
ArcelorMittal - che però ha detto di essere già intenzionata ad
esercitare il suo diritto di prelazione - sarebbe un altro padrone
dell'acciaio.
Quindi
il passaggio nelle mani temporanee dello Stato attraverso la salita
al 60% da parte di Invitalia non avrebbe altro scopo che il solito:
socializzare
le perdite per permettere una piena ripresa della produzione per il
profitto dei padroni, chiunque siano.
Il governo mette i soldi pubblici e i privati dovrebbero continuare
ad esercitare il controllo effettivo dell'azienda.
Su
questo ArcelorMittal insiste, attraverso la questione della Morselli
che, peraltro, ha un buonissimo rapporto con il governo (ogni volta
che la Morselli ha occasione di parlare della Meloni ne fa un elogio
sperticato fino all'ammirazione e viceversa; tanto che – come
scrive la stampa – nel caso dovesse passare la mano nella gestione
delle Acciaierie d'Italia, sarebbe per incarichi superiori, sempre
all'interno dei piani dei padroni e governo).
Gli
effetti sui lavoratori continuano e continueranno ad essere gli
stessi:
una cassa integrazione unilaterale e permanente che taglia i salari,
con numeri che saranno i futuri esuberi.
Soprattutto
la
questione dei salari è grave.
Lo Slai Cobas psc fin dal primo momento, consapevole che questa è la
strada scelta da padrone, ha sostenuto la linea della difesa del
salario attraverso l'integrazione della cassa integrazione che
dovrebbe riguardare tutti i lavoratori in cigs, sia di Acciaierie sia
dell’Appalto.
Ma
solo lo Slai Cobas psc ha sostenuto questo!
Mai sui tavoli effettivi delle trattative questa rivendicazione è
stata posta, salvo poi lamentarsi che i salari sono scesi tra 900 e
1000 euro al mese.
A
fronte della drammaticità della situazione non c'è nessuna risposta
di lotta all'altezza. Anche quando viene alzata la voce sulla
denuncia di quello che avviene, vedi in questi ultimi giorni sulla
cassa integrazione, la risposta dei sindacati confederali - USB
compresa - non è mai lo sciopero, il blocco della produzione.
Il
grande sciopero, quello del 6 maggio dello scorso anno,
che si sviluppò con una forte partecipazione e soprattutto
contestazione diretta alla Morselli, è rimasto un fatto episodico.
Eppure lo sciopero del 6 maggio era la strada giusta, è la risposta
anche per oggi:
il blocco generale della produzione, effettivo, i cortei all'interno
all'esterno, il blocco delle strade, il blocco della città.
Ma
predichiamo nel deserto. Anche rispetto all'utilizzo della cassa
integrazione unilaterale, i sindacati parlano ancora - e solo - al
massimo di un'impugnativa legale per i giorni eventualmente scoperti
che ne rimangono tra la decisione del governo di estendere la cassa
integrazione fino a fine dicembre contenuta in un nuovo decreto - che
peraltro non è ancora effettivo - e la decisione dell'azienda di
procedere comunque alla cassa integrazione da subito anche senza il
provvedimento di copertura.
Quindi
che senso hanno rispetto a questa situazione gli scioperi pilotati
(del 7 e 10 luglio) dichiarati da Fim-Fiom-Uilm? Peraltro lasciati
all'autogestione delle organizzazioni sindacali territoriali che non
hanno pressoché mai dato dimostrazione di voler effettivamente una
lotta dura? Poi, di quale lotta si parla, quando nelle Acciaierie di
Taranto Fiom e Fim hanno firmato un accordo separato che dava questa
possibilità all'azienda, ma i sindacati che non l'hanno firmato non
sono stati conseguenti, non hanno aperto lo scontro, anzi hanno usato
le assemblee per cercare di ricucire, invece di chiamare i lavoratori
a scioperare, a isolare i sindacati che avevano firmato
l'accordo-bidone..
Nelle
fabbriche è evidente che conta solo riuscire a far ripartire gli
scioperi dal basso,
una strada difficile in una condizione di ricatto e di
disorganizzazione dei lavoratori. Ma se non si intraprende questa
strada, aumenterà il ricatto, aumenterà la disorganizzazione dei
lavoratori. Meglio uno sciopero dal basso minoritario che rompa la
pace sociale e apra una strada che gli scioperi pilotati su
piattaforme concertative di Fim-Fiom-Uilm.
Acciaieria,
Appalto, Stellantis ecc
contengono tutte le contraddizioni del sistema capitalista, dello
scontro tra padroni e classe operaia, tra classe e Stato del
Capitale. Questa è una prateria e questa prateria ha bisogno di una
scintilla che l'accenda. In questo senso gli scioperi come quelli
fatti a Pomigliano possono essere la scintilla che accenda la
prateria.
Noi
lavoriamo innanzitutto
per la scintilla che accenda tutta la prateria, non per accompagnare
con alte grida i piani dei padroni e il governo verso la fine che è
nota, ma per sviluppare una
nuova fase dello scontro di classe,
dell'organizzazione
degli operai adatta allo stadio attuale dello scontro di classe.
SLAI
COBAS per il sindacato di classe
27
giugno 2027