giovedì 5 novembre 2026

pc 5 novembre - La sconfitta elettorale di Trump incoraggia la lotta antimperialista nel mondo


Sono usciti i risultati elettorali delle elezioni americane: Trump ha perso sonoramente, i democratici hanno conquistato sia la Camera che il Senato.

Naturalmente è una buona notizia, in tutto il mondo i proletari, le masse popolari - e non solo - sono contro Trump e l'hanno espresso in tante forme e in tante manifestazioni. E quindi è molto positivo che anche sul piano elettorale Trump abbia avuto una battuta d'arresto.

Trump è portatore del neonazismo imperialista, della guerra imperialista, dell'oppressione dei popoli, del genocidio della Palestina, dove “portatore” significa che non è lui, evidentemente, come persona, l'unico responsabile di tutto questo, ma dietro Trump ci sono le grandi multinazionali, la borghesia imperialista europea e gli interessi dell'imperialismo americano che sono difesi da tutti i capi di Stato in America Latina. Non stiamo qui in questa occasione a fare l'elenco delle guerre, delle aggressioni imperialiste.

L'imperialismo per sua natura è guerra, fascismo, miseria e oppressione dei popoli. Questo sistema definito e analizzato in maniera scientifica innanzitutto dal grande Lenin sulla base del marxismo è ulteriormente sviluppato in quest'analisi grazie alla mobilitazione enorme dei popoli nell'arco della storia.

Mao Tze Tung dice che l'imperialismo è una tigre di carta, definendo strategicamente come esso non possa vincere sul lungo periodo e che ai popoli spetta l'ultima parola e l'ultima parola dei popoli è liberarsi dall'imperialismo, dal capitalismo, con tutte le sue conseguenze.

Però, tornando a noi, Trump rappresenta in questo momento la faccia peggiore dell'imperialismo, la faccia più truce e, quindi, è evidentemente in grado di fare sfracelli come già li sta facendo. Qualsiasi battuta d’arresto è positiva. Solidarizziamo con tutte le masse che negli Stati Uniti e in ogni Stato stanno inneggiando a questa sconfitta e stanno salutando alcuni candidati di natura progressista che sarebbero stati eletti. Si sa che per tutti c'è la prova dei fatti e quindi staremo a vedere quello che questa vittoria elettorale produrrà sul piano dei fatti, i fatti che contano: la guerra, la Palestina, i migranti, la condizione delle masse più sfruttate in questo paese.

Nei confronti di Trump si esprime anche una parte rilevante delle borghesie imperialiste europee e dei rivali imperialisti come la Russia, la Cina. Occorre dire però, proprio a proposito della Russia e della Cina, che Russia e Cina sono stati dei puntelli della presidenza Trump, i loro interessi imperiali vanno al di là delle amministrazioni e aggli Stati Uniti non gli è parso vero trattare con la Russia la spartizione dell'Ucraina e con la Cina l'immaginaria possibilità di un nuovo equilibrio tra le due superpotenze che permetta ai reciproci interessi di convivere.

La sconfitta di Trump è anche una sconfitta di Putin e di Xi Ping, oltre che chiaramente di tutti i governi che hanno fatto parte della sua orbita, e l'Italia della Meloni in primo luogo.

Nel nostro paese una buona notizia, certo Meloni era recentemente caduta in disgrazia, ma questo non toglie che essa facesse parte del fronte fascista e reazionario, della parte più reazionaria dei paesi imperialisti e quindi evidentemente saremmo i primi a essere contenti se la sconfitta elettorale di Trump aprisse la strada anche nel nostro paese alla sconfitta elettorale della Meloni.

Ma a questo punto è importante vedere quali ragioni da parte nostra hanno hanno anche contribuito a questa sconfitta di Trump: in primo luogo, su scala mondiale, il gigantesco movimento di solidarietà con la Palestina.

La Palestina non ha vinto a casa sua e la situazione resta molto difficile, questa guerra di lunga durata pagata così caramente ancora non ha raggiunto risultati per il popolo palestinese, lo stato di Palestina dal fiume al mare, la fine dell'oppressione sionista e imperialista. Però la Palestina ha fatto vincere tutti coloro che si sono opposti alle forze che hanno principalmente attuato il genocidio del popolo palestinese. La Palestina ha risvegliato le anime di milioni e milioni di giovani in tutto il mondo che oggi stanno caratterizzando i movimenti di lotta nel cuore stesso dei paesi imperialisti, dalla Francia all'Italia del 30 ottobre, e così via.

Quindi la Palestina ha vinto a livello internazionale e contribuisce oggi apertamente ad essere la spinta necessaria per sconfiggere l'imperialismo.

Chiaramente va dato onore all'Iran di aver resistito all'aggressione, di aver inferto dei colpi e di essere stata l'ultima - decisiva - anche per la sconfitta di Trump sul piano elettorale perché è da questa resistenza che ha opposto l'Iran di fronte all'aggressione imperialista e sionista che ha provocato il rialzo dei prezzi di energia che sono stati l'elemento - alla fine anche decisivo - in questa contesa elettorale americana, cioè la benzina a 4 dollari evidentemente è stata una visione palpabile di dove porta la politica imperialista aggressiva nel Medio Oriente di Trump.

Ci sono tante tante questioni che questa situazione comporta e che vanno analizzate uno per uno.

Noi traiamo l'elemento che ci interessa di più: l'imperialismo è una tigra di carta e comunque è destinata a morire, a perdere la battaglia con i proletari e i popoli del mondo.

La seconda questione è che solo intensificando la lotta dei proletari e dei popoli del mondo possiamo far sì che queste “vittorie elettorali” (per modo di dire) alimentino il moto dei popoli, il moto rivoluzionario dei proletari, dei popoli oppressi del mondo che sono le due forze in grado di sconfiggere non solo di Trump ma tutti i regimi e i governi della borghesia imperialista, non solo negli USA ma in tutto il mondo.


 

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