venerdì 30 ottobre 2026

pc 30 ottobre - Due introduzioni alla 10° lezione della Formazione marxista fatta a Taranto il16 ottobre

1) E' la necessità storica di rinnovare le stagioni del '68, degli anni '70, adeguate ad oggi che ci permette effettivamente di far paura al nemico e di ipotizzare un processo rivoluzionario del cambiamento del mondo. 

Però il processo rivoluzionario per noi coincide da sempre con la centralità della classe operaia nel mondo. La formazione marxista che stiamo facendo lo dimostra. Anche in città come Taranto che nei giorni passati ha vissuto un'esplosione, e chi è stato ai blocchi e alle assemblee l'ha potuta toccare con mano, appaiono delle avvisaglie. Toccare con mano non significa che ci siano già le condizioni per un cambiamento di coscienza e di trasformazione generale, ma per chi ha vissuto i movimenti operai sa bene che è così che possono cominciare. 

Noi abbiamo due riferimenti nella formazione: la classe operaia e gli studenti, come gioventù, come detonatore sociale e storico di ogni trasformazione; chiaramente ponendo l'obiettivo finale: utilizzare le armi della critica per la critica delle armi. Perché non c'è stata nessuna trasformazione sociale nel mondo, quasi dai tempi della nascita dell'umanità fino ai giorni nostri che non sia passata attraverso una rivoluzione che come dice Mao "non è un pranzo di gala". Noi facciamo questa formazione marxista perché abbiamo l'obiettivo di trasmetterla nei movimenti reali della classe e del processo di trasformazione sociale generale, innescato da vicende come il maggio francese, l'autunno caldo, avendo chiaro che il fine di tutto questo è la rivoluzione. 

Quindi in queste lezioni noi continuiamo, ma in un certo senso è come se ogni volta ricominciassimo e ricominciamo anche perché il Prof. Di Marco fa così, cioè continuamente ritorna sui suoi passi perché i concetti si sviluppino con basi sempre solide, organiche che ci permettano di trasmettere scienza e non fantascienza e ne fantasie, un male che ammorba il movimento di cui noi stessi facciamo parte.

Noi stiamo "formando i formatori" perché siamo noi poi che nelle file della classe, delle masse dobbiamo trovare le forme con cui da una formazione centrale si arrivi a un'effettiva formazione di base che permetta alle masse di impadronirsi della teoria, perchè senza teoria non vi è movimento rivoluzionario e quindi non vi è rivoluzione. 


2) In questi giorni eravamo un pò preoccupati perché c'era lo sciopero, i blocchi degli operai dell'Ilva, in cui ci siamo stati, e quindi non sapevamo oggi che cosa succedeva, se continuavano anche nel pomeriggio; questo inoltre ci ha impedito di fare una propaganda, un'informazione più accurata. Però poi mi sono resa conto che invece questa lezione di Formazione marxista avveniva proprio al momento giusto; perché era in sintonia con quello che sta avvenendo, che stanno facendo gli operai in questi giorni, con le discussioni che via via si sono elevate, a dimostrazione che è la lotta che fa crescere, che la lotta educa la coscienza e che si cambia nella lotta. Cioè se con gli operai ci parli individualmente o al di fuori della lotta sembrano arretrati, invece se con gli stessi operai che abbiamo visto in questi giorni parli durante la lotta, dicono cose diverse, giuste, utili.

D'altra parte questa lezione sulla giornata lavorativa, sulla lotta per ridurre l'orario di lavoro era in sintonia anche perché una delle cose che in questi giorni si è posta nelle discussioni con i capannelli di operai che abbiamo fatto, è la questione di "lavorare meno lavorare tutti", cioè della riduzione dell'orario di lavoro a parità di salario. Questa cosa qualche mese fa sembrava una bella teoria, mentre ora tra gli operai viene vista come giusta, come necessaria per lottare per difendere il lavoro. Diceva un operaio, perché il governo, lo Stato devono mettere soldi soprattutto per dare sgravi, incentivi alle aziende per assumere per un massimo due anni qualche operaio esubero dell'Ilva; perchè lo Stato mette soldi per la cassa integrazione, invece di usare quei soldi per ridurre l'orario; perchè non lottare per imporre una legge sulla riduzione dell'orario di lavoro? 

Chiaramente qui si pone il problema: i padroni quale riduzione vogliono nell'orario? Vogliono la riduzione della parte di lavoro necessaria, e invece non vogliono ridurre la parte di plus lavoro, da lì traggono il profitto. 

Quindi questa diventa una lotta di classe, in cui da un lato stanno i capitalisti i padroni che vogliono al massimo ridurre la parte di lavoro necessaria, e mantenere, anzi aumentare, la parte di lavoro gratis, mentre gli operai vogliono il contrario. 

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