mercoledì 28 ottobre 2026

pc 28 ottobre - La repressione non spegne la ribellione


Il Governo, per reprimere la rivolta della gioventù proletaria di Milano e delle altre città, la rivolta di sabato 17 e domenica 18 ottobre, ha scelto la via della repressione di massa con un nuovo decreto volto a colpire non solo chi si ribella nelle forme in cui è avvenuto a Milano, ma tutti coloro che si ribellano effettivamente in tutte le forme possibili al Governo Meloni, allo Stato, su temi fondamentali che sono il carovita innanzitutto, che colpisce massicciamente le masse popolari in questo Paese, ma anche tutto il resto, le condizioni delle scuole, le condizioni delle città, il lavoro, la Sanità.

Nello stesso tempo questa rivolta è contro la repressione dei decreti di sicurezza, lo Stato di Polizia, il moderno fascismo e contro la guerra, contro le spese indirizzate verso il riarmo e la guerra, mentre la gente sta male, mentre le masse non hanno redditi, salari, condizioni di vita, lavoro garantito, non hanno Sanità.

Una rivolta della gioventù proletaria che ha fatto paura e a questa paura il Governo, lo Stato e tutte le forze politiche ad esso collegate hanno risposto con la repressione di massa.

A dire la verità questa repressione di massa non ha pagato, perché se è vero che sono riusciti a impedire che i giovani si concentrassero nuovamente in piazza Duomo per poter andare avanti nella loro rivolta, è anche vero che in piazza Duomo stessa hanno trovato la posizione aperta di operai e di cittadini uniti, alcuni operai nostri, di proletari comunisti, dello Slai Cobas, che hanno sfidato in piazza le forze dell'ordine, hanno denunciato quello che stavano facendo e questo lo si può vedere nel blog “proletari comunisti” che ha pubblicato queste fasi dello scontro tra i nostri compagni operai e la polizia in piazza Duomo. Ma questa è stata solo una delle proteste che si sono sviluppate a Milano con cortei che sono ingrossati e che hanno fortemente denunciato l'azione del governo e, nello stesso tempo, hanno portato il sostegno di fatto ai giovani ribelli.

Lo Stato ha reagito cercando di inventarsi un'associazione volta all'insurrezione, alla rivoluzione, alla generalizzazione della rivolta, concentrando la repressione verso Siher, un giovane impegnato nella solidarietà alla Palestina, rivendicato apertamente dalle organizzazioni palestinesi in Italia come loro militante, dai giovani palestinesi, da UDAP e, in generale, da tutti coloro che hanno partecipato in questi mesi alle manifestazioni per la Palestina. Le accuse dello Stato verso questo compagno, questo militante, sono di aver voluto organizzare la continuità del movimento di ribellione di sabato e domenica, ma questa non è un'accusa!

Sul piano legale non tiene assolutamente, perché aprire un blog o un sito in cui si incita a continuare in questa lotta, non è affatto reato, non lo riconosciamo neanche come reato. Noi stessi attraverso i nostri strumenti di massa incitiamo alla lotta, alla rivolta sociale, noi stessi incitiamo alla rivoluzione e riteniamo di avere pienamente il diritto di farlo attraverso il blog, lo facciamo spesso e volentieri attraverso ORE12.

Costruire intorno a questa attività telematica, a questo tipo di iniziative, l'esistenza di un'organizzazione volta a terrorizzare la popolazione dimostra che sono loro che vogliono terrorizzare la popolazione, sono loro che vogliono terrorizzare i giovani che stanno in piazza e mentre a questo cosiddetto “appello” non risponde niente che si possa definire, anche dal loro punto di vista, come realtà organizzata - e la rivolta di sabato e domenica a Milano lo ha dimostrato - invece al loro terrore verso le masse corrisponde un'azione diretta, come quella di portare i parà, fare leggi per colpire qualsiasi forma di dissenso, utilizzare all'ombra di questa campagna tutte le forme di sopruso, basti pensare a Roma dove hanno portato tutti gli studenti di un liceo in questura perché volevano fare occupazioni identificandoli.

Vogliono terrorizzare i giovani perché hanno paura dei giovani, certo riempiono i loro giornali di articoli sociologici che vogliono comprendere i giovani, ascoltarli - dove la parola “ascoltarli” è quella più gettonata - ma nella sostanza li vogliono reprimere nelle scuole, sui posti di lavoro, nei quartieri, nelle piazze per impedirgli che siano il lievito della protesta e della ribellione proletaria e popolare perché questo è il punto, i giovani si ribellano, il movimento degli studenti è in lotta da settimane nelle piazze e continuerà a farlo anche nei prossimi giorni ma il timore principale è che alla gioventù si uniscano gli operai, i lavoratori, le masse popolari che non ne possono più. Ma è esattamente questo che noi vogliamo, noi vogliamo e andiamo organizzando le iniziative di lotta, partecipando agli scioperi, alle manifestazioni, vogliamo esattamente questo: trasformare il movimento di protesta con forma di ribellione in un movimento proletario che rovesci materialmente il governo, combatta lo Stato borghese e che aiuti a liberarci dei mostri fascisti, dello Stato di polizia, delle guerre, del genocidio nel nostro paese.

La giornata di sabato 24 ottobre - che doveva essere quella della restaurazione della sicurezza che poi è della dittatura poliziesca e della repressione dei movimenti a Milano e altrove - si è risolta con un boomerang per per lo Stato, per il governo e per la polizia che avranno evitato qualche vetrina rotta ma non hanno impedito che i giovani siano scesi in piazza in tante realtà, numerosi, combattivi, e che loro hanno dovuto ricorrere alle polizie, con le cariche e con forme di intimidazione, ma a cui i giovani hanno risposto, il movimento ha risposto e si prepara a dare un ulteriore scossone e a sviluppare questo movimento nella giornata del 30 ottobre entrando nella dinamica di uno sciopero indetto dall'USB che riguarda innanzitutto la protesta dei portuali contro la guerra, che è giusta e sacrosanta.

Ma qualsiasi canale come lo era la manifestazione di sabato della ribellione a Milano e in altre città, qualsiasi manifestazione si riempie dei contenuti materiali di questo scontro e mettono in luce le due colline della situazione, la collina dei padroni, della borghesia, dei ricchi, dei governi reazionari e di questo nostro di stampo fascista che vuole guerra, repressione, scaricare la crisi sui proletari e le masse popolari, e la collina della ribellione, in primo luogo della ribellione della gioventù, degli studenti che da sempre fa da detonatore dei grandi movimenti di ribellione sociale.

E non si tratta di un movimento isolato in questo paese, ma rispecchia il messaggio che viene dai movimenti in tanti paesi del mondo e in primis per noi dalla Francia. “Fare come in Francia” è un tam tam che ha colpito non solo la coscienza ma l'immaginario della gioventù e del movimento di lotta e come tale si cerca di incarnarlo - in condizioni che sono in parte diverse - nel nostro paese.

Proletari comunisti, lo Slai Cobas è con questo movimento, dentro questo movimento, con l'obiettivo di dare un contributo su tutti i campi a questo movimento, sia nella chiarezza politica, negli obiettivi, nelle rivendicazioni, sia per portare la voce dei lavoratori, sia per indicare le possibilità che ci sono in questo paese di aprire una nuova stagione di lotta che sia una stagione di lotta rivoluzionaria.

Chiaramente saremmo dei rivoluzionari del tutto parolai e inconseguenti se non partissimo dalla piena solidarietà con i due compagni arrestati per essere considerati gli animatori, gli organizzatori, gli ispiratori, la voce del movimento 17 ottobre. Chiaramente si tratta di una colossale montatura sul piano giudiziario, figuriamoci se i giovani stessero aspettando un blog che li incita alla ribellione e che da questo blog nascerebbe la loro azione e da cui sarebbe disciplinata questa loro azione. Si tratta di una favola inventata da magistrati corrotti che stravolgono i diritti e le leggi e che utilizzano come servi del governo e dello Stato - e di questo governo, di questo Stato, di questo ministro - per torcere la magistratura in organo di repressione aperta delle lotte e delle rivendicazioni del dissenso sociale, in particolare di irrigimentazione, per reprimere la gioventù che odia.

Noi dobbiamo insistere invece che “è giusto ribellarsi”, dobbiamo insistere che il movimento deve continuare a svolgere la funzione della scintilla che accende la prateria, deve continuare ad essere il lievito della scesa in campo della classe operaia, del proletariato, delle masse povere perché questo incendio dilaghi, si organizzi, si strutturi con un Partito della rivoluzione, con un fronte proletario e popolare e con gli strumenti e l'organizzazione necessaria per rispondere alla repressione borghese, di Stato, che è violenta, che è terroristica, che è fatta con lo scopo oggi di reprimere e di uccidere.


 

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