Basta con il massacro israeliano a Gaza!
Basta morte di donne e bambini !
Terra , libertà e diritti al popolo palestinese!
Basta con il sostegno del governo italiano
Basta armi italiane allo Stato d'Israele
Sottoscriviamo in massa l'esposto denuncia!
ESPOSTO - DENUNCIA NEI CONFRONTI DEL GOVERNO ITALIANO
A fronte della gravità della situazione determinatasi a Gaza in Palestina, in seguito all'invasione ad opera dello stato di Israele, i sottoscritti firmatari fanno propri gli appelli provenienti dai sindacati europei, dai premi nobel, dai medici, scienziati, volti:
a richiedere la cessazione immediata degli attacchi aerei in corso contro il popolo palestinese e di qualsiasi operazione di terra e il ritiro dell'esercito di occupazione israeliano;
a mettere sotto accusa i crimini contro l'umanità commessi dallo stato di Israele nei confronti della popolazione palestinese e in particolare donne, bambini, in violazione della Convenzione di Ginevra, delle risoluzioni ONU, e dei diritti umani in generale.
E chiedono che il governo italiano metta fine al supporto diplomatico-politico-militare all'aggressione, e, di conseguenza, revochi il memorandum di intesa sulla cooperazione militare italo-istraeliana (legge 17 maggio 2005 n. 94) che prevede la cooperazione tra i ministeri della Difesa, Forze Armate di Italia e Israele, riguardanti l'importazione, esportazione e transito di materiali militari, l'organizzazione delle Forza Armate, l'organizzazione delle attività di addestramento e di esercitazione, la cooperazione nella ricerca, sviluppo e produzione di tecnologie militari, e che incoraggia le industrie italiane e israeliane nella ricerca di progetti e materiali di interesse comune.
Sulla base di questa legge il governo, anche in queste ore, sta sostenendo, l'invasione israeliana, i soldati italiani in Libano vengono coinvolti in attività volte a fermare i razzi di provenienza dalla striscia di Gaza, e Israele sta utilizzando materiale militare di provenienza italiana, attraverso la fornitura di 30 velivoli M36 da addestramento avanzato, costruiti da Alenia-Aermacchi.
Di conseguenza il governo nell'attuazione di questa politica, in spregio dello stesso parlamento che non ha mai esplicitamente approvato tale condotta, e in spregio ai sentimenti di pace e solidarietà con il popolo palestinese che caratterizzano gran parte della popolazione italiana, si sta rendendo complice di soffocare nel sangue la popolazione e il diritto dei palestinesi all'autodeterminazione nazionale.
CHIEDIAMO, QUINDI, L'IMMEDIATA CESSAZIONE DI QUESTA ATTIVITA' DEL GOVERNO E PRESENTIAMO IN QUESTO QUADRO UN ESPOSTO DENUNCIA ALLA MAGISTRATURA ITALIANA, ALLA CORTE DI GIUSTIZIA EUROPEA, E IN TUTTE LE SEDI E ISTITUZIONI VOLTE A TUTELARE I DIRITTI DEI POPOLI E I DIRITTI UMANI.
Chiediamo al Sig. Prefetto, di inoltrare tale protesta al governo e ai ministeri competenti e di attivarsi per una risposta positiva alle istanze di pace e solidarietà in essa contenute.
slai cobas per il sindacato di classe
taranto via rintone 22
slaicobasta@gmail.com
347-1102638
venerdì 8 agosto 2014
pc 8 agosto - Taranto a sostegno dell'esposto per la Palestina
pc 8 agosto - Operai lavoratori, precari, disoccupati a Taranto a sostegno della Palestina
mobilitazione slai cobas su tutti i posti di lavoro per organizzare una giornata di lotta
Facciamo
sentire la nostra voce e la nostra solidarietà al popolo palestinese
che ha visto cadere trucidati migliaia dei suoi figli e figlie, con
circa la metà di donne e bambini – muore un bambino ogni ora! -
per opera della barbara e criminale aggressione dello Stato di
Israele.
Israele
è uno Stato che in nome dell'ebraismo stermina e uccide come fecero
i nazisti con gli ebrei; uno Stato religioso, per cui per essere
cittadini bisogna essere ebrei, peggiore dei cosiddetti Stati
islamici. Uno Stato di ricchi e di privilegiati che si regge
sull'oppressione di un altro popolo, cui ha rubato la terra e ne ha
ucciso finora tante vite; uno Stato razzista e segregazionista come e
peggio di come era Stato famigerato dell'apartheid del Sud Africa.
Uno Stato super armato, militarizzato, con a disposizione armi
nucleari, che si fa forte dell'appoggio che gli viene
dall'imperialismo guerrafondaio americano, dei governi europei e che
è finanziato dalle potenti lobby affaristiche di religione ebraica.
Uno Stato che strumentalizza volgarmente il più atroce crimine della
storia dell'umanità, l'olocausto nazista, per fare nuovi crimini
contro l'umanità.
Uno
Stato che ha violato tutte le risoluzioni dell'ONU che lo obbligavano
a non procedere come ha proceduto finora, ma non ha ricevuto alcuna
sanzione, dimostrando che anche l'Onu non considera i popoli tutti
sullo stesso piano. Uno Stato che non ha mai nascosto, nei suoi
teorici e nei suoi governanti, l'idea di costruire una 'Grande
Israele' e di costruire un impero minore nella zona; uno Stato che
strangola da anni la popolazione di Gaza e il popolo palestinese, con
un blocco che la affama e che ha prodotto già più morti di quanti
ne producono le aggressioni, l'invasione e l'occupazione.
Il popolo palestinese è un popolo che resiste, con le donne in prima fila, che combatte e non può accettare per sempre una vita sotto occupazione che non è vita.
Il popolo palestinese è un popolo che resiste, con le donne in prima fila, che combatte e non può accettare per sempre una vita sotto occupazione che non è vita.
Quale
lavoratore, quale giovane, quale donna in Italia accetterebbe una
situazione del genere senza ribellarsi e reagire?
Il popolo palestinese ha cercato sempre di costruire proprie organizzazioni della resistenza, proprie autorità, sempre non riconosciute, calpestate e combattute dallo Stato di Israele. Il popolo palestinese, come tutti i popoli, ha diritto di scegliere liberamente le sue rappresentanze e di usare le armi per difendersi. La Resistenza, il ruolo di Hamas sono attualmente una libera scelta del popolo palestinese, e ad esso deve andare il sostegno di tutti.
La stampa dei padroni, la stampa dell'imperialismo, la stampa dei governi come quello di Renzi e di tutti i governi di centrodestra o di centrosinistra in Europa, insieme ad articoli compassionevoli verso il popolo palestinese, ci vorrebbe convincere che lì il problema sarebbero i missili di Hamas che finora hanno colpito solo due civili o le pietre dei ragazzi palestinesi, e non l'esercito di Israele che usa anche nuove armi distruttive contro ospedali, scuole, case, parchi, mercati – hanno bombardato la centrale elettrica che fornisce energia per 100mila persone, mettendone a rischio la vita!
Sono gli stessi governi che tutti i giorni, come in Italia, vomitano che la crisi va scaricata sui lavoratori, sulle masse popolari, tagliando salari, posti di lavoro, diritti e pensioni; che riducono il nostro paese in una gigantesca terra di disoccupati; che ci tolgono la sanità, la scuola, ci negano le case e una vita e un futuro decente; che usano la polizia contro chi lotta e si ribella; che armano e considerano un buon affare armare Israele per fare profitti. Questi sono dalla parte di Israele, questi spargono infamia sul popolo palestinese.
Le masse popolari del nostro paese devono essere dalla parte del popolo palestinese, e considerare la loro lotta come la nostra lotta, contro nemici comuni. Partiti parlamentari, sindacati confederali tacciono, come sempre sono dalla parte del più forte e non dei poveri, dei diritti, della libertà, della democrazia, della pace vera che non può essere quella ottenuta su un cimitero di morti.
SLAI COBAS per il sindacato di classe
slaicobasta@gmail.com – 3475301704 - agosto 2014
Il popolo palestinese ha cercato sempre di costruire proprie organizzazioni della resistenza, proprie autorità, sempre non riconosciute, calpestate e combattute dallo Stato di Israele. Il popolo palestinese, come tutti i popoli, ha diritto di scegliere liberamente le sue rappresentanze e di usare le armi per difendersi. La Resistenza, il ruolo di Hamas sono attualmente una libera scelta del popolo palestinese, e ad esso deve andare il sostegno di tutti.
La stampa dei padroni, la stampa dell'imperialismo, la stampa dei governi come quello di Renzi e di tutti i governi di centrodestra o di centrosinistra in Europa, insieme ad articoli compassionevoli verso il popolo palestinese, ci vorrebbe convincere che lì il problema sarebbero i missili di Hamas che finora hanno colpito solo due civili o le pietre dei ragazzi palestinesi, e non l'esercito di Israele che usa anche nuove armi distruttive contro ospedali, scuole, case, parchi, mercati – hanno bombardato la centrale elettrica che fornisce energia per 100mila persone, mettendone a rischio la vita!
Sono gli stessi governi che tutti i giorni, come in Italia, vomitano che la crisi va scaricata sui lavoratori, sulle masse popolari, tagliando salari, posti di lavoro, diritti e pensioni; che riducono il nostro paese in una gigantesca terra di disoccupati; che ci tolgono la sanità, la scuola, ci negano le case e una vita e un futuro decente; che usano la polizia contro chi lotta e si ribella; che armano e considerano un buon affare armare Israele per fare profitti. Questi sono dalla parte di Israele, questi spargono infamia sul popolo palestinese.
Le masse popolari del nostro paese devono essere dalla parte del popolo palestinese, e considerare la loro lotta come la nostra lotta, contro nemici comuni. Partiti parlamentari, sindacati confederali tacciono, come sempre sono dalla parte del più forte e non dei poveri, dei diritti, della libertà, della democrazia, della pace vera che non può essere quella ottenuta su un cimitero di morti.
SLAI COBAS per il sindacato di classe
slaicobasta@gmail.com – 3475301704 - agosto 2014
pc 8 agosto - Costruire ovunque il Soccorso rosso proletario.
Noi esprimiamo la nostra solidarietà a
tutti i prigionieri politici, comunisti,rivoluzionari,
antimperialisti che sono nelle carceri.
Noi siamo contro tutte le montature
poliziesche e giudiziarie che vedono processati compagni, proletari,
organizzazioni proletarie e antagoniste.
- Soccorso Rosso Proletario; lavora per la massima unità dei comunisti e di tutti i solidali contro la repressione e le carceri per un organismo unitario generale nel nostro paese
- Chiamiamo tutti i compagni proletari ,comunisti, rivoluzionari e tutte le realtà politiche e sociali di lotta autorganizzata a dare vita in ogni città a una struttura comune di Soccorso rosso proletario aperta e attiva e a marciare insieme verso una Assemblea nazionale in autunno
- Soccorso Rosso Proletario – – Italia
- agosto 2014
giovedì 7 agosto 2014
pc 7 agosto - 66 anni di silenzio- OMAGGIO A GAZA E AI PALESTINESI, una poesia di Mahmoud Darwish
Silenzio per Gaza
Mahmoud
Darwish *
Non si
tratta di morte, non si tratta di suicidio.
E' il modo
in cui Gaza dichiara che merita di vivere.
Da quattro
anni, la carne di Gaza schizza schegge di granate da ogni direzione.
Non si
tratta di magia, non si tratta di prodigio.
E' l'arma
con cui Gaza difende il diritto a restare e snerva il nemico.
Da quattro
anni, il nemico esulta per aver coronato i propri sogni, sedotto dal filtrare
col tempo, eccetto a Gaza.
Perché Gaza
è lontana dai suoi cari e attaccata ai suoi nemici, perché Gaza è un'isola.
Ogni volta
che esplode, e non smette mai di farlo, sfregia il volto del nemico, spezza i
suoi sogni
e ne
interrompe l'idillio con il tempo.
Perché il
tempo a Gaza è un'altra cosa, perché il tempo a Gaza non è un elemento
neutrale.
Non spinge
la gente alla fredda contemplazione, ma piuttosto a esplodere e a cozzare
contro la realtà.
Il tempo
laggiù non porta i bambini dall'infanzia immediatamente alla vecchiaia, ma li
rende uomini al primo incontro con il nemico.
Il tempo a
Gaza non è relax, ma un assalto di calura cocente.
Perché i
valori a Gaza sono diversi, completamente diversi.
L'unico
valore di chi vive sotto occupazione è il grado di resistenza all'occupante.
Questa è
l'unica competizione in corso laggiù.
E Gaza è
dedita all'esercizio di questo insigne e crudele valore che non ha imparato dai
libri
o dai corsi
accelerati per corrispondenza, né dalle fanfare spiegate della propaganda
o dalle
canzoni patriottiche.
L'ha
imparato soltanto dall'esperienza e dal duro lavoro che non è svolto in
funzione della pubblicità
o del
ritorno d'immagine.
Gaza non si
vanta delle sue armi, né del suo spirito rivoluzionario, né del suo bilancio.
Lei offre la
sua pellaccia dura, agisce di spontanea volontà e offre il suo sangue.
Gaza non è
un fine oratore, non ha gola.
E' la sua
pelle a parlare attraverso il sangue, il sudore, le fiamme.
Per questo,
il nemico la odia fino alla morte, la teme fino al punto di commettere crimini
e cerca di affogarla nel mare, nel deserto, nel sangue.
Per questo,
gli amici e i suoi cari la amano con un pudore che sfiora quasi la gelosia e
talvolta la paura, perché Gaza è barbara lezione e luminoso esempio sia per i
nemici che per gli amici.
Gaza non è
la città più bella.
Il suo
litorale non è più blu di quello di altre città arabe.
Le sue
arance non sono le migliori del bacino del Mediterraneo.
Gaza non è
la città più ricca.
(Pesce,
arance, sabbia, tende abbandonate al vento, merce di contrabbando,
braccia a
noleggio.)
Non è la
città più raffinata, né la più grande, ma equivale alla storia di una nazione.
Perché, agli
occhi dei nemici, è la più ripugnante, la più povera, la più disgraziata,
la più
feroce di tutti noi.
Perché è la
più abile a guastare l'umore e il riposo del nemico ed è il suo incubo.
Perché è
arance esplosive, bambini senza infanzia, vecchi senza vecchiaia, donne senza
desideri.
Proprio
perché è tutte queste cose, lei è la più bella, la più pura, la più ricca, la
più degna d'amore tra tutti noi.
Facciamo
torto a Gaza quando cerchiamo le sue poesie.
Non
sfiguriamone la bellezza che risiede nel suo essere priva di poesia.
Al
contrario, noi abbiamo cercato di sconfiggere il nemico con le poesie, abbiamo
creduto in noi
e ci siamo
rallegrati vedendo che il nemico ci lasciava cantare e noi lo lasciavamo
vincere.
Nel mentre
che le poesie si seccavano sulle nostre labbra, il nemico aveva già finito di
costruire strade, città, fortificazioni.
Facciamo
torto a Gaza quando la trasformiamo in un mito perché potremmo odiarla
scoprendo che non è niente più di una piccola e povera città che resiste.
Quando ci
chiediamo cos'è che l'ha resa un mito, dovremmo mandare in pezzi tutti i nostri
specchi e piangere se avessimo un po' di dignità, o dovremmo maledirla se
rifiutassimo di ribellarci contro noi stessi.
Faremmo
torto a Gaza se la glorificassimo.
Perché la
nostra fascinazione per lei ci porterà ad aspettarla.
Ma Gaza non
verrà da noi, non ci libererà.
Non ha
cavalleria, né aeronautica, né bacchetta magica, né uffici di rappresentanza
nelle capitali straniere.
In un colpo
solo, Gaza si scrolla di dosso i nostri attributi, la nostra lingua e i suoi
invasori.
Se la
incontrassimo in sogno forse non ci riconoscerebbe, perché lei ha natali di
fuoco e noi natali d'attesa e di pianti per le case perdute.
Vero, Gaza
ha circostanze particolari e tradizioni rivoluzionarie particolari.
(Diciamo
così non per giustificarci, ma per liberarcene.)
Ma il suo
segreto non è un mistero: la sua coesa resistenza popolare sa benissimo cosa
vuole (vuole scrollarsi il nemico di dosso).
A Gaza il
rapporto della resistenza con le masse è lo stesso della pelle con l'osso e non
quello dell'insegnante con gli allievi.
La
resistenza a Gaza non si è trasformata in una professione.
La
resistenza a Gaza non si è trasformata in un'istituzione.
Non ha
accettato ordini da nessuno, non ha affidato il proprio destino alla firma né
al marchio di nessuno.
Non le
importa affatto se ne conosciamo o meno il nome, l'immagine, l'eloquenza.
Non ha mai
creduto di essere fotogenica, né tantomeno di essere un evento mediatico.
Non si è mai
messa in posa davanti alle telecamere sfoderando un sorriso stampato.
Lei non
vuole questo, noi nemmeno.
La ferita di
Gaza non è stata trasformata in pulpito per le prediche.
La cosa
bella di Gaza è che noi non ne parliamo molto, né incensiamo i suoi sogni con
la fragranza femminile delle nostre canzoni.
Per questo
Gaza sarà un pessimo affare per gli allibratori.
Per questo,
sarà un tesoro etico e morale inestimabile per tutti gli arabi.
La cosa
bella di Gaza è che le nostre voci non la raggiungono, niente la distoglie.
Niente
allontana il suo pugno dalla faccia del nemico.
Né il modo
di spartire le poltrone del Consiglio Nazionale, né la forma di governo
palestinese che fonderemo dalla parte est della Luna o nella parte ovest di
Marte, quando sarà completamente esplorato.
Niente la
distoglie.
E' dedita al
dissenso: fame e dissenso, sete e dissenso, diaspora e dissenso, tortura e
dissenso, assedio e dissenso, morte e dissenso.
I nemici
possono avere la meglio su Gaza.
(Il mare
grosso può avere la meglio su una piccola isola.)
Possono tagliarle
tutti gli alberi.
Possono
spezzarle le ossa.
Possono
piantare carri armati nelle budella delle sue donne e dei suoi bambini.
Possono
gettarla a mare, nella sabbia o nel sangue.
Ma lei: non
ripeterà le bugie.
Non dirà sì
agli invasori.
Continuerà a
farsi esplodere.
Non si
tratta di morte, non si tratta di suicidio.
Ma è il modo
in cui Gaza dichiara che merita di vivere.
* Silenzio
per Gaza di Mahmoud Darwish 1973
pc 7 agosto - Concordia, dopo i morti e i danni la beffa - i padroni potranno smaltire liberamente i rifiuti della demolizione
Competitività, ‘emendamento
Concordia’. Smaltire rifiuti? Basta una comunicazione
Un articolo del Decreto riesuma 5 emendamenti identici
presentati da Pd, Fi, Ncd, Sci che declassano i rifiuti in Lista Verde, tra cui
spiccano le "Navi ed altre strutture galleggianti destinate alla
demolizione". Per conferire i materiali agli impianti basterà una semplice
comunicazione entro 45 giorni. "Non si capisce chi lo ha scritto, forse
una velina del ministero o di qualche impresa"
C’è anche un
emendamento spolpa Concordia nel Decreto competitività votato
con la fiducia alla Camera. Con l’arrivo al porto di Genova sono calati i
riflettori ed è ufficialmente partita la corsa alle spoglie del
relitto tristemente più famoso al mondo. Ferro, rame, componenti elettronici a
tonnellate che, anche con la ruggine, valgono milioni. Solo le 50mila
tonnellate di acciaio dello scheletro ne varrebbero almeno 13. Poi ci sono 1500
cabine, 13 ponti, un centro benessere da 2mila metri quadri, 13 bar, 5
ristoranti. Nella fase di smantellamento del relitto diventeranno tutti rifiuti e
dovranno essere catalogati, classificati e separati da quelli non affini, per
poi essere riciclati o recuperati. Restituiranno, tra gli altri, 2mila
tonnellate di cavi elettrici e alternatori, mille di lana di roccia, 6mila
tonnellate di componentistica di arredo. In altre parole, una miniera d’oro.
Non a caso
il governo ha caldeggiato la possibilità di volgere la tragedia del Giglio in
occasione di sviluppo per il Paese, creando proprio intorno a Genova un polo
industriale dello smaltimento navale che possa rimettere in moto la
cantieristica portando commesse, lavoro, soldi. Le migliori intenzioni, a
volte, s’infrangono però sui dettagli: il relitto di una nave e le sue
componenti, per legge, sono classificati come rifiuti pericolosi. Lo impone il
regolamento comunitario 1013/2006 e lo stabilisce anche il D. Lgs
152/2006. Tutti i materiali, dunque, non solo il carburante residuo, gli
oli, le morchie e i metalli pesanti nelle vernici che destano i timori degli
ambientalisti.
Il problema
è che il porto di Genova, vincitore nel derby nazionale con Piombino, può
eseguire la sola demolizione e preparazione dei rifiuti. Il
trattamento deve avvenire in impianti separati e muniti di apposita Autorizzazione
integrata ambientale (Aia). Certo non nel bacino di Riparazioni
Navali della Porto San Giorgio, la società che insieme a Saipem
si è aggiudicata il lavoro da 100 milioni e cui Costa ha trasferito
l’intera proprietà del relitto, al prezzo simbolico di 1 euro.
Nel bacino rimesso a nuovo sarà possibile solo la rimozione. A settembre,
dunque, partiranno le gare per conferire i rifiuti agli impianti autorizzati
che sono una cinquantina in tutta Italia, individuati per specifiche
tipologie di rifiuto, e sono tutti soggetti a lunghe e complesse procedure di
tutela ambientale: per avere un nullaosta, in alcuni casi, possono aspettare
anche quattro anni. In questo quadro, si annunciano dunque tempi
lunghissimi. E non solo per la Concordia, ma per tutta la nascente
filiera nazionale dei disossatori di navi.
L’emendamento che semplifica la vita alle industrie
Ecco allora che viene in soccorso la politica. Lo fa con un emendamento, anzi una serie, che semplifica le procedure di smaltimento e spalanca le porte delle fonderie e delle discariche cui andranno conferiti, una volta separati, i materiali di recupero dei giganti del mare. Poche righe che fanno la differenza perché, senza darlo a vedere, di fatto declassano il relitto: da rifiuto pericoloso a rifiuto comune. Poche righe che più mani cercano in tutti i modi d’inserire nella prima legge utile. E alla fine, ce la fanno. Prima di arrivare al dl competitività ci provano con un disegno di legge del ministro Orlando sugli incentivi alla green economy. E’ qui che arrivano cinque emendamenti identici tra loro presentati da Pd, Fi, Ncd e Udc. A una prima lettura sembrano innocui. Risalendo però i riferimenti normativi citati e collocandoli dentro l’articolato di legge, si arriva dritto lì, a spalancare le porte a chi la Concordia se la mangerà a pezzi. Ecco come.
Ecco allora che viene in soccorso la politica. Lo fa con un emendamento, anzi una serie, che semplifica le procedure di smaltimento e spalanca le porte delle fonderie e delle discariche cui andranno conferiti, una volta separati, i materiali di recupero dei giganti del mare. Poche righe che fanno la differenza perché, senza darlo a vedere, di fatto declassano il relitto: da rifiuto pericoloso a rifiuto comune. Poche righe che più mani cercano in tutti i modi d’inserire nella prima legge utile. E alla fine, ce la fanno. Prima di arrivare al dl competitività ci provano con un disegno di legge del ministro Orlando sugli incentivi alla green economy. E’ qui che arrivano cinque emendamenti identici tra loro presentati da Pd, Fi, Ncd e Udc. A una prima lettura sembrano innocui. Risalendo però i riferimenti normativi citati e collocandoli dentro l’articolato di legge, si arriva dritto lì, a spalancare le porte a chi la Concordia se la mangerà a pezzi. Ecco come.
Gli
emendamenti all’art. 11 dicono tutti la stessa cosa: “La previsione di
ulteriori semplificazioni amministrative per i rifiuti in Lista Verde individuati
dal Regolamento UE n. 1013/2006 che possono essere utilizzati negli impianti
industriali autorizzati ai sensi del decreto legislativo 18 febbraio 2005, n.
59, nel rispetto del relativo BAT References, tramite la sola comunicazione da
inoltrarsi 45 giorni prima dell’avvio dell’attività all’autorità ambientale
competente. In tal caso i rifiuti saranno assoggettati al rispetto alle norme
riguardanti esclusivamente il trasporto dei rifiuti e il formulario di
identificazione”.
Cosa
significa? Per capirlo tocca scorrere la Lista Verde, dove sono riportati i
codici dei singoli rifiuti. Ce ne sono diversi, dai circuiti elettronici alla
fibra di vetro. Ma è difficile immaginare che i partiti abbiano
fatto proprie le istanze dei produttori di “setole di cinghiale per pennelli”.
La luce si accende con la sigla “GC030” che segna il punto: “Navi ed altre strutture
galleggianti destinate alla demolizione, adeguatamente vuotate di qualsiasi
carico e di altri materiali serviti al suo funzionamento che possono essere
classificati come sostanze o rifiuti pericolosi”. E’ o non è il ritratto
della Concordia e del suo infausto destino di carcassa da spolpare? Se lo era
chiesto lo stesso relatore del Dl Orlando, Alberto Zolezzi (M5S)
che ha alzato il ciglio davanti a quegli emendamenti fotocopia: ma dove
vogliono arrivare?
Tocca girare
la domanda all’unica associazione di imprese che si occupa in modo specifico di
questa materia. “E’ una mia valutazione ma mi sembra evidente, visti questi
elementi, che la semplificazione proposta sia finalizzata a far ottenere a
questi impianti – tra cui forse proprio quelli gestiti dal gruppo Saipem –
autorizzazioni semplificate e in tempi rapidissimi”, risponde Simona
Giovagnoni, segretario generale dell’Associazione nazionale servizi
ecologici portuali e Unione nazionale imprese per la tutela dell’Ambiente
Marino. “Se si seguisse tutto l’iter autorizzativo ordinario previsto
dall’applicazione del Dlgs. 152/2006 (testo unico ambientale) ci vorrebbero
altri 4 anni per poter smaltire tutti i rifiuti derivanti dalla demolizione
della Concordia. Quindi sì, quegli emendamenti fotocopia, a mio giudizio,
c’entrano eccome con la vicenda Concordia”.
“Una velina dal Ministero”
E infatti lo spolpa Concordia ha avuto tanti padrini – e nessun padre – in Parlamento. E’ spuntato la prima volta in forma di ben 5 emendamenti, zeppi di firme, al disegno di legge Orlando (ddl n. 2093) che doveva contenere misure di incentivo per la green economy e semplificazioni per l’industria del riciclo. Poi il provvedimento, che doveva diventare un collegato ambientale alla Legge di Stabilità, si è arenato e molte disposizioni sono state traslate nel Decreto competitività (n. 91/2014). Qui gli emendamenti sono resuscitati, stavolta come articolo unificato: il 13 comma 8- septies. Identico, manco a dirlo, il testo.
E infatti lo spolpa Concordia ha avuto tanti padrini – e nessun padre – in Parlamento. E’ spuntato la prima volta in forma di ben 5 emendamenti, zeppi di firme, al disegno di legge Orlando (ddl n. 2093) che doveva contenere misure di incentivo per la green economy e semplificazioni per l’industria del riciclo. Poi il provvedimento, che doveva diventare un collegato ambientale alla Legge di Stabilità, si è arenato e molte disposizioni sono state traslate nel Decreto competitività (n. 91/2014). Qui gli emendamenti sono resuscitati, stavolta come articolo unificato: il 13 comma 8- septies. Identico, manco a dirlo, il testo.
E ora anche
nella maggioranza qualcuno si sorprende, non cogliendo origine
e finalità ipotizza che il testo sia arrivato per dettatura diretta dal
ministero dello Sviluppo Economico, su pressione industriale. “Io non ho idea
da dove arrivino quegli emendamenti uguali a se stessi, di forze politiche diverse,
che fanno pensare ci sia stata un’associazione, qualcosa e qualcuno che ha
spinto insistentemente in quella direzione”, ragiona il relatore al Dl
ambientale Alberto Bratti (Pd), annunciando che li stralcerà
dal collegato ambientale. Ma ormai la frittata (o il favore) è fatto: con la
fiducia si dirà “sì” a tutto il pacchetto, “spolpa Concordia” compreso.
pc 7 agosto - La giunta Pisapia eredita 300 mila euro e anziché usarli per i lavoratori, per chi è senza una casa, li utilizza "al buio" in funzione Expo
Eredità da 300mila euro
lasciata a Palazzo Marino, Pisapia: "Usiamola per i ciechi"
Il
sindaco Giuliano Pisapia in soccorso del progetto del "mercato
al buio" messo a punto per l’Expo del 2015 dall’Istituto dei
Ciechi e fino a ieri escluso dalla kermesse per scelta della stessa
società di gestione dell’evento
Milano, 7
agosto 2014 - Il sindaco Giuliano Pisapia in soccorso del progetto
del «mercato al buio» messo a punto per l’Expo del 2015 dall’Istituto
dei Ciechi e fino a ieri escluso dalla kermesse per scelta della stessa
società di gestione dell’evento, impegnata a rivedere i costi della
manifestazione. A quel progetto, secondo il primo cittadino, non si deve però
rinunciare. «Mi ha molto colpito che i responsabili del Padiglione Italia
abbiano allo stato deciso di proseguire con un progetto che è, invece,
un’esperienza interessante e istruttiva. Sono convinto che troveremo una
soluzione, il Comune è pronto a fare la propria parte».
Da qui la
proposta: «L’assessore Pierfrancesco Majorino ha lanciato una consultazione on
line per chiedere alla cittadinanza come investire i 300mila lasciati in
eredità al Comune da Dario Granata. Bene, siccome anche il sindaco fa parte
della cittadinanza — afferma Pisapia —, la mia indicazione andrà in questa
direzione». Il primo cittadino non manca però di sottolineare che «meglio
sarebbe se il Padiglione Italia decidesse di mantenere l’iniziativa, che ha un
costo di circa 200 mila euro. Per chi è interessato che Expo non sia solo una
vetrina di prodotto ma di idee e conoscenze — spiega il numero uno di Palazzo
Marino — questo non è un progetto da abbandonare». «Qualora non ci fosse un
ripensamento da parte del Padiglione — è la conclusione — noi faremo il
possibile perché questa sia un’esperienza che possano fare tanti milanesi o i
tanti turisti che verranno a Milano».
Effetto o no
delle parole del sindaco, il ripensamento in serata si materializza: «Il
percorso sensoriale “Mercato al buio” nel padiglione Italia si farà» garantisce
Diana Bracco, commissario generale dello spazio espositivo tricolore, che
incontrerà il prossimo 14 agosto Rodolfo Masto, Commissario dell’Istituto dei
Ciechi. «Padiglione Italia continua a credere — fa sapere la Bracco — nella
possibilità di realizzare il progetto di esplorare con tutti i sensi, esclusa
la vista, gli odori e i rumori del mercato di Palermo raffigurato nella
straordinaria opera La Vucciria di Renato Guttuso. Un’idea bellissima del
nostro consulente artistico Marco Balich che mesi fa era stata proposta
all’Istituto dei Ciechi di Milano». Il caso per ora sembra chiuso.
di
Giambattista Anastasio
pc 7 agosto - Roma il rettore fà sgomberare gli spazii, ma invita Schettino a fare il "professore"
Università La Sapienza, il Rettore Frati fa sgomberare
gli spazi autogestiti
Ieri il
Rettore dell'Università di Roma La Sapienza ha dato ordine di sgomberare
diversi spazi occupati e autogestiti nati dalle lotte di questi anni e che
animano l'ateneo della capitale. Tra questi anche il Lucernario Occupato, già
oggetto di un tentativo di sgombero nei mesi scorsi e poi subito rioccupato.
Un'operazione vigliacca che arriva in piena estate, ad Università chiusa e
deserta, con l'eccezione dell'ingente dispiego di agenti della Digos e operai
messi in campo dal Rettore che, terminato il suo operato, si è dato alla fuga
senza dare alcuna spiegazione. Ma gli studenti, subito allertati di quanto
stava accadendo alla Sapienza, promettono che la partita sugli spazi autogestiti
non si è certo chiusa con l'operazione di ieri...
Di seguito
il comunicato di Sapienza Clandestina, Aula Portico Occupata e Aula
Studio Mohammed Bannour:
Frati come
Schettino, scappa di fronte all'università che ha affondato!
Oggi, 6 agosto, sotto il sole e il caldo torrido di Roma, con l'università La Sapienza deserta, il Magnifico Rettore Luigi Frati decide di avviare una massiccia operazione di sgombero contro tutti gli spazi occupati che animano la socialità, il dibattito e la lotta per un'università diversa, gestita e pensata dagli studenti. Iniziando con la chiusura dell'Aula Portico a Sociologia in via Salaria, si sono aggiunte l'Aula Mohammed Bannour occupata a Scienze Politiche, murata dall'interno, e infine il Lucernario Occupato, oggetto di un primo tentativo di sgombero sventato da studenti e studentesse poco più di un mese fa, è stato oggi anch'esso murato al suo interno da una ditta di costruzioni e al suo esterno sono state montate le impalcature da un'altra ditta.
Ovviamente Frati, che già nella scelta di sgomberare proprio in questo periodo dell'anno, di soppiatto ed evitando complicazioni, dimostra tutto il suo coraggio e la sua tenacia nell'affrontare certe situazioni, non si è presentato a dare spiegazioni o scuse per il suo intervento. Ha invece lasciato come interlocutori un gruppo di operai, 30 poliziotti della Digos e dirigenti della questura a fare le sue veci. O meglio ha fatto capolino a cavallo della sua vespa di fronte al rettorato sperando di passare inosservato per rilasciare ai giornalisti interviste sdegnate riguardo il polverone su Schettino (invitato da un professore a luglio per un workshop sul self control) che pure tanto gli somiglia in quanto a faccia tosta, senso del dovere e responsabilità verso le proprie azioni.
Dopo un anno di intensa attività di studenti che si autorganizzano e riempiono gli spazi vuoti lasciati dall'università della crisi, che animano le iniziative più disparate all'interno dell'Ateneo, questa è la risposta di un uomo che ha più rapporti con la magistratura che con l'università e il cui unico interesse nello sgomberare certi spazi è far lavorare le aziende a lui legate per incassare fondi e sovvenzioni, prima che venga eletto il nuovo rettore il prossimo autunno. Insomma gli ultimi colpi di testa di un imperatore ultra corrotto il cui impero volge al tramonto.
In ogni caso noi studenti e studentesse in lotta lasciamo le zuffe per il potere ai baroni che se ne intendono e continuiamo determinati e imperterriti a difendere ogni giorno, anche ad agosto, gli spazi che non lasceremo nelle mani di nessuno.
#Fratistaisereno
Ci riprendiamo tutto!
Sapienza Clandestina
Aula Portico Occupata
Aula Studio Mohammed Bannour
Oggi, 6 agosto, sotto il sole e il caldo torrido di Roma, con l'università La Sapienza deserta, il Magnifico Rettore Luigi Frati decide di avviare una massiccia operazione di sgombero contro tutti gli spazi occupati che animano la socialità, il dibattito e la lotta per un'università diversa, gestita e pensata dagli studenti. Iniziando con la chiusura dell'Aula Portico a Sociologia in via Salaria, si sono aggiunte l'Aula Mohammed Bannour occupata a Scienze Politiche, murata dall'interno, e infine il Lucernario Occupato, oggetto di un primo tentativo di sgombero sventato da studenti e studentesse poco più di un mese fa, è stato oggi anch'esso murato al suo interno da una ditta di costruzioni e al suo esterno sono state montate le impalcature da un'altra ditta.
Ovviamente Frati, che già nella scelta di sgomberare proprio in questo periodo dell'anno, di soppiatto ed evitando complicazioni, dimostra tutto il suo coraggio e la sua tenacia nell'affrontare certe situazioni, non si è presentato a dare spiegazioni o scuse per il suo intervento. Ha invece lasciato come interlocutori un gruppo di operai, 30 poliziotti della Digos e dirigenti della questura a fare le sue veci. O meglio ha fatto capolino a cavallo della sua vespa di fronte al rettorato sperando di passare inosservato per rilasciare ai giornalisti interviste sdegnate riguardo il polverone su Schettino (invitato da un professore a luglio per un workshop sul self control) che pure tanto gli somiglia in quanto a faccia tosta, senso del dovere e responsabilità verso le proprie azioni.
Dopo un anno di intensa attività di studenti che si autorganizzano e riempiono gli spazi vuoti lasciati dall'università della crisi, che animano le iniziative più disparate all'interno dell'Ateneo, questa è la risposta di un uomo che ha più rapporti con la magistratura che con l'università e il cui unico interesse nello sgomberare certi spazi è far lavorare le aziende a lui legate per incassare fondi e sovvenzioni, prima che venga eletto il nuovo rettore il prossimo autunno. Insomma gli ultimi colpi di testa di un imperatore ultra corrotto il cui impero volge al tramonto.
In ogni caso noi studenti e studentesse in lotta lasciamo le zuffe per il potere ai baroni che se ne intendono e continuiamo determinati e imperterriti a difendere ogni giorno, anche ad agosto, gli spazi che non lasceremo nelle mani di nessuno.
#Fratistaisereno
Ci riprendiamo tutto!
Sapienza Clandestina
Aula Portico Occupata
Aula Studio Mohammed Bannour
Caso Schettino “docente” alla
Sapienza. Lui si difende: “Iniziativa per esperti”
pc 7 agosto - India si scatena la furia delle donne - Do you remenber Lorena Bobbit?
India, ragazzina reagisce al secondo tentativo di stupro ed evira l’aggressore.
È The Independent che riporta la storia di una 17enne
che aveva già subito abusi da parte di uno zio. La sua denuncia al consiglio
del villaggio però era rimasta inascoltata. A Gurgaon, una città satellite di
New Delhi, una bambina di 11 anni è stata violentata da un branco di uomini,
strangolata e poi lasciata in un parcheggio. Ogni giorno vengono denunciati 57
episodi di brutalità sulle donne
La violenza sessuale sulle donne è diventata da mesi una emergenza In India. Se ne parla quotidianamente da quando, nel dicembre del 2012, una studentessa di 23 anni era salita su un autobus con una sua amica dopo essere stata al cinema ed era stata brutalmente violentata da un gruppo di uomini. La ragazza era morta tempo dopo a Singapore per le complicazioni della violenza subita. Il 25 luglio scorso una bambina di otto anni è stata stuprata e subito dopo impiccata, e un ‘tantrico’, una figura tra il mago e il guaritore, sospettato del delitto, è stato linciato dalla folla inferocita, che si è avventata su di lui e i suoi presunti complici.
Oggi
l’ultima storia di abusi arriva da Gurgaon, una città satellite di New Delhi
dove i grattacieli delle multinazionali si alternano ai palazzoni dormitori,
un’altra bambina dell’età di 11 anni è stata violentata da un branco di uomini,
strangolata e poi lasciata in un parcheggio abusivo, dove è stata trovata dai
genitori. È l’ennesimo caso, in ordine di tempo, della lunga scia di stupri
contro i minori in India. Il gigante asiatico da un miliardo e 200 milioni di
abitanti sembra impotente di fronte a questa piaga sociale: da una recente
statistica, basata sulle denunce di 13 anni, emerge che ogni giorno avvengono 57
stupri, ovvero più di due al giorno.
Oggi però,
dal giornale inglese The Independent arriva anche un’altra storia
di violenza. Una ragazza di 17 o 18 anni, nello stato orientale di Bihar,
ha evirato suo zio che ha tentato di violentarla per la seconda volta.
Si tratta ancora una volta di un tantrico, al quale la famiglia della
ragazza si era rivolta per delle cure. Il quotidiano riporta che la ragazza era
stata abusata in precedenza dallo zio, e aveva raccontato quello che aveva
subito al consiglio del villaggio, che però non aveva considerato la faccenda
come lei avrebbe voluto.
A quel
punto, la ragazza si è rivolta alla centrale di polizia femminile, ha
denunciato la tentata violenza e la sua reazione: il taglio del pene dell’uomo
con un coltello. È stata la polizia a informare i giornalisti. Il capo
della polizia locale a Bihar ha specificato che l’uomo “si è dileguato dopo l’accaduto”
e le forze dell’ordine lo stanno ancora cercando, ma nessuna denuncia è stata
avanzata nei confronti della ragazza: “Perché mai dovremmo prendercela con
lei?”. Della sorte dell’uomo il giornale non racconta nulla. Almeno per
ora.
pc 7 agosto - Dalla Notav al No Terzo valico... mai abbassare la guardia sulle "grandi opere"
VIETATO
ABBASSARE LA GUARDIA
Il Lavoro/pagine genovesi del quotidiano La Repubblica urla di dolore, dalle colonne di mercoledì sei agosto tramite la penna - o magari il computer, visto che ascrivere prima su carta per poi riversare il pezzo sul supporto informatico siamo rimasti veramente in pochi, purtroppo - di Maurizio Minella.
Il sedicente giornalista della redazione di piazza Raffaele De Ferrari scrive: "Terzo Valico e Gronda via dallo Sblocca Italia: l'ultimo schiaffo a Genova. Non ci sono le coperture per le grandi opere".
L'autore dell'articolo si lamenta perché, all'interno del Decreto legge citato, vi sono risorse per tante altre schifezze dello stesso tenore - il TAV Torino-Lyon (per il quale sono stati stanziati 2,9 miliardi), quello Napoli-Bari (stessa cifra), la ferrovia Messina-Catania-Palermo (5,25 miliardi), e tante altre - ma vengono azzerate le risorse per le due devastazioni ambientali previste sul territorio del capoluogo ligure.
Suona strano, a chi vive in Liguria, ma l'imbrattacarte non menziona in alcun modo il raddoppio della ferrovia Savona-Ventimiglia: questa è la vera opera prioritaria per il territorio ligure, insieme con il raddoppio della tratta ferroviaria La Spezia-Parma, meglio conosciuta come la Pontremolese.
Prima di buttare via miliardi per risparmiare dieci minuti di tempo per mandare le merci da Genova Fegino a Rivalta Scrivia, i governanti liguri farebbero bene a pensare a mettere nelle condizioni, i passeggeri che utilizzano queste tratte storiche, di arrivare a destinazione in tempi non biblici.
Detto questo, bisogna tenere alta l'attenzione: la battaglia contro il Terzo Valico ferroviario dei Giovi, e quella gemella contro la Gronda autostradale di ponente, non è affatto vinta; nel prossimo periodo occorre non smobilitare i presidi, onde evitare possibili improvvisi blitz da parte della controparte - l'assessore alle Infrastrutture della Regione Liguria, la spezzina Raffaella Paita, si sta muovendo in tal senso - le cui conseguenze potrebbero risultare irreparabili.
Genova, 07 agosto 2014
Stefano Ghio - Proletari Comunisti Alessandria/Genova
http://pennatagliente.wordpress.com
Il Lavoro/pagine genovesi del quotidiano La Repubblica urla di dolore, dalle colonne di mercoledì sei agosto tramite la penna - o magari il computer, visto che ascrivere prima su carta per poi riversare il pezzo sul supporto informatico siamo rimasti veramente in pochi, purtroppo - di Maurizio Minella.
Il sedicente giornalista della redazione di piazza Raffaele De Ferrari scrive: "Terzo Valico e Gronda via dallo Sblocca Italia: l'ultimo schiaffo a Genova. Non ci sono le coperture per le grandi opere".
L'autore dell'articolo si lamenta perché, all'interno del Decreto legge citato, vi sono risorse per tante altre schifezze dello stesso tenore - il TAV Torino-Lyon (per il quale sono stati stanziati 2,9 miliardi), quello Napoli-Bari (stessa cifra), la ferrovia Messina-Catania-Palermo (5,25 miliardi), e tante altre - ma vengono azzerate le risorse per le due devastazioni ambientali previste sul territorio del capoluogo ligure.
Suona strano, a chi vive in Liguria, ma l'imbrattacarte non menziona in alcun modo il raddoppio della ferrovia Savona-Ventimiglia: questa è la vera opera prioritaria per il territorio ligure, insieme con il raddoppio della tratta ferroviaria La Spezia-Parma, meglio conosciuta come la Pontremolese.
Prima di buttare via miliardi per risparmiare dieci minuti di tempo per mandare le merci da Genova Fegino a Rivalta Scrivia, i governanti liguri farebbero bene a pensare a mettere nelle condizioni, i passeggeri che utilizzano queste tratte storiche, di arrivare a destinazione in tempi non biblici.
Detto questo, bisogna tenere alta l'attenzione: la battaglia contro il Terzo Valico ferroviario dei Giovi, e quella gemella contro la Gronda autostradale di ponente, non è affatto vinta; nel prossimo periodo occorre non smobilitare i presidi, onde evitare possibili improvvisi blitz da parte della controparte - l'assessore alle Infrastrutture della Regione Liguria, la spezzina Raffaella Paita, si sta muovendo in tal senso - le cui conseguenze potrebbero risultare irreparabili.
Genova, 07 agosto 2014
Stefano Ghio - Proletari Comunisti Alessandria/Genova
http://pennatagliente.wordpress.com
pc 7 agosto - Nella Sicilia di Crocetta... prima di tutti si pagano gli onorevoli!
La Sicilia, è risaputo, è la regione che sta in fondo a
tutte le classifiche per quanto riguarda la disoccupazione, la chiusura delle
fabbriche, la mancanza di case, la scuola, l'assenza di servizi, per la mafia
lo smaltimento dell'immondizia, per la generale invivibilità delle città, la
burocrazia e la corruzione, i politici in galera o inquisiti, per l'inefficienza ad ogni livello ecc. ecc, ,
quest'anno perfino l'approvazione della legge finanziaria è diventata una
barzelletta, e non stiamo parlando del contenuto, perché come si può immaginare
non è per niente una legge che possa dare la benché minima risposta ai bisogni
sociali, ma perché è stata approvata "a rate", in tre parti e perché
ancora in agosto si aspetta la supervisione del commissario straordinario che
potrebbe ancora rinviarla alla Regione.
Davanti a tutto questo gli "onorevoli" hanno
pensato bene di salvare i loro stipendi. Ma quali precari e forestali e altri
lavoratori che aspettano fino ad una anno! I loro vengono prima di tutto e
tutti! E infatti, l'"onorevolissimo" Ruggirello, uno dei tanti che
hanno cambiato casacca e uno dei firmatari dell'emendamento, piuttosto
arrabbiato dice: "Siamo stanchi di avere trasferimenti finanziari a
singhiozzo. L'ultimo stipendio ci è stato accreditato solo oggi, con un ritardo
di 15 giorni"!!!
La Repubblica del 5 agosto continua: "… con un blitz
nell'ultima notte di lavori, tre deputati dotati di un ampio mandato
trasversale hanno inserito nella legge finanziaria una norma che
"blinda" i soldi per i loro compensi… Un blitz, appunto, che mette
sotto chiave indennità da 8.500 euro al mese, le più robuste nella giungla
delle retribuzioni di chi ogni mese attende un trasferimento da parte della
Regione siciliana. La norma, firmata dai deputati questori Paolo Ruggirello,
Franco Rinaldi e Antonino Oddo, consiste in tre righe di difficile
comprensione immediata [e ti pareva!]:
in sostanza, inserisce il contributo annuale per l'Ars (149 milioni di euro)
fra le spese obbligatorie dell'amministrazione regionale, al pari di quelle che
ad esempio - garantiscono lo stipendio dei dipendenti degli assessorati."
Ma "Nello stesso elenco prioritario non figurano quelle
categorie che pure battono cassa un giorno sì e l'altro pure (i sindaci hanno
azzerato i servizi sociali) o protestano proprio perché, in alcuni casi, non
vedono lo stipendio anche da un anno (gli operatori della formazione
professionale). È la casta che si autotutela, urlano loro, gli svantaggiati, in
una terra che segna livelli di disoccupazione da record (quella giovanile ha
raggiunto il 60 per cento) e dove il commissario dello Stato, solo qualche
giorno fa, ha segnalato un nuovo buco da 66 milioni nel bilancio della Regione
che ha costretto il governo Crocetta ad accendere un nuovo mutuo."
E tutto questo, come oramai è di moda, "all'insaputa
dello stesso Crocetta ('Non mi sono accorto di nulla')!!!"
pc 7 agosto - SULLA MARCIA DEI PADRONI A TARANTO
Ciò che è andata in scena venerdì 1° agosto è la grave situazione a Taranto ma dal punto di vista dell'interesse del padronato (purtroppo ancora una volta non dal punto di vista di operai e masse popolari della città).
Oggettivamente è stata una manifestazione, con il suo slogan principale “NO alla città dei NO” che si è presentata da un lato in contrapposizione alle Istituzioni locali che direbbero sempre No ai piani del mondo padronale; e dall'altra in contrapposizione a quell'ambientalismo che in nome della salvaguardia della salute si oppone alle fabbriche, alla produzione industriale tout court e a nuovi insediamenti produttivi.
In realtà il bersaglio dei padroni e padroncini è stato troppo scontato e facile, ma falsifica la vera realtà.
Sia rispetto alla posizione delle Istituzioni locali che invece hanno detto e continuano a dire SI ai piani e interessi della grande industria (non dimentichiamo che sindaco e pres. provincia sono inquisiti nel processo Ilva per questo - nè estemporanee e tardive ordinanze contro l'Ilva del sindaco, bellamente rigettate, nè prese di distanza dai piani Eni/Tempa rossa, al solo scopo di cautelarsi, può cambiare la linea succube e collaborativa sempre assunta dal Comune verso le grandi aziende), che non portano avanti i piani di bonifica, risanamento/riqualificazione dei quartieri più per bassa politica e gestione all'insegna del amministrativismo e dell'assoluta incapacità di assumersi il dovere di dare risposte alle emergenze di ambiente e lavoro a Taranto, che di una coerente posizione politica anti aziende (non sono neanche a questa "altezza").
Sia perchè non si è mai visto il capitale che si ferma di fronte all'opposizione di cittadini.
Sarebbe troppo bello. Se il progetto 'Tempa rossa' ancora non va avanti, purtroppo non è per la denuncia di ambientalisti di Taranto, ma per la “guerra” di concorrenza che avviene su alcune scelte strategiche di collocazione produttiva.
La crisi è prima di tutta interna al loro stesso sistema padronale, ma questo non lo potranno mai riconoscere e scaricano le responsabilità tutte all'esterno.
E' il sistema del profitto sempre, di più e comunque che ha creato il problema “Ilva”; produrre in disprezzo della difesa della sicurezza e della salute degli operai e delle masse popolari, spingere al massimo impianti e produzione, risparmiare costi per la messa in sicurezza della fabbrica o per introdurre innovazioni impiantistiche più rispettose dell'ambiente, imboscare gli utili; a questo si è unita la crisi, la concorrenza nel mercato mondiale, in cui i nuovi capitalismi aggressivi tolgono fette di mercato ai vecchi che cercano di mantenere i loro livello di utili con le speculazioni finanziarie, insieme alle vere e proprie truffe, imboscamento di miliardi, mega evasioni fiscali, ecc.
Tutto questo ha portato oggi al problema “Ilva” e “Taranto”.
Prendetela con il vostro mondo – diremmo al presidente della confindustria e alle aziende scese in corteo.
Non è che chi è sceso in piazza venerdì avessero finora una logica molto diversa, nè che ora abbiano un'altro interesse se non quello della loro salvezza e della difesa del loro profitto; né che nel loro piccolo (rispetto all'Ilva, altre grosse aziende su Taranto di presenza nazionale. Eni, Cementir) non abbiano anch'essi in generale messo il profitto sopra la difesa del lavoro e del salario dei propri lavoratori, come sopra la la difesa delle condizioni di sicurezza e di salute (in alcune delle ditte che sono scese in piazza, dell'appalto Ilva, vi sono stati infortuni mortali; appena hanno avuto problemi li hanno scaricati sui lavoratori con accordi per riduzione di personale, cassintegrazione, e con il non pagamento degli stipendi). Il problema è che ora subiscono, alcuni anche pesantemente, la crisi dell'Ilva da un lato, e dall'altro la politica di industrie come l'Eni che dice o mi lasciate fare quello che voglio o me ne vado da Taranto.
Su questo non possono essere chiamati gli operai, quelli che subiscono, sempre e tutto, sia dall'Ilva/Eni, sia dalle medie e piccole aziende, sia dal governo, a scendere in piazza con i padroni.
Quei lavoratori che l'hanno fatto e come se si fossero data la zappa sui piedi da soli. E va bene il ricatto e la paura di perdere il lavoro, MA, OPERAI, IN ALCUNI CASI BISOGNA DIRE "NO"!
PS. I Liberi e Pensanti hanno grossi problemi di confusione....
Fino a qualche tempo fa era dalle loro fila, nelle loro assemblee che venivano attacchi duri ai lavoratori che "pensavano solo a difendere il lavoro e se ne fregavano della tutela della salute dei cittadini di Taranto", ora, per la contestazione di alcune associazioni ambientaliste alla manifestazione degli industriali, accusano questi ambientalisti di aver chiamato "assassini" gli operai in corteo.
La realtà è che loro volevano partecipare alla marcia dei padroni - certo, sia pure con posizioni opposte...
Il comunicato dello Slai cobas per il sindacato di classe del giorno della manifestazione
IL CORTEO E' DEI PADRONI NON DEGLI OPERAI!
Il corteo organizzato dalla Confindustria è per difendere gli interessi delle aziende.
I padroni vogliono per questo anche usare i lavoratori - "il capitale umano", come li chiama il presidente della Confindustria - per salvarsi dalla crisi di Taranto.
Ma questi padroni sono gli stessi che anche quando non c'erano i problemi di oggi di riduzione dell'attività lavorativa e di liquidità, per tagliare i costi del lavoro e i salari degli operai, mandavano comunque in cassintegrazione, in mobilità i lavoratori; questi sono gli stessi che scaricano gli appalti al massimo ribasso tagliando ore, salari, diritti dei lavoratori; sono gli stessi che tagliano i "costi superflui" della sicurezza sui posti di lavoro.
Sono gli stessi che pur di avere i lavori e mantenerli senza intaccare i loro utili, se ne fregano di tutelare la salute e l'ambiente (vedi le ditte appalto ilva che su sicurezza e salute sono corresponsabili con la stessa Ilva).
Su questo oggi non bastano le promesse di rispetto dell'ambiente e della sicurezza; questo lo avrebbero dovuto già fare e dovrebbero attuare oggi piani ambientali e di difesa della sicurezza lì dove operano; altrimenti perchè dovrebbero essere credibili?
Oggi chiamano gli operai a lottare al loro fianco, a mettersi le magliette con la scritta "No alla città dei no" (che inevitabilmente ricorda la manifestazione aziendalista organizzata da Riva con striscioni e kit portati dagli operai ma fatti in azienda), dicendo che la difesa delle aziende è garanzia del lavoro degli operai; ma sono gli stessi che sempre per difendere le loro aziende fanno accordi con i loro servi cgil, cisl, uil per ridurre i posti di lavoro e aumentare la produttività di chi resta.
Confindustria denuncia l'assenza, l'ignavia, il fallimento delle Istituzioni locali, ma è pronta a prendere carta e penna in solidarietà con il Comune (come è successo il giorno dopo il 22 maggio) appena i disoccupati che lottano per il lavoro occupano il consiglio comunale per rivendicare assunzioni nella raccolta differenziata, nelle bonifiche, clausola sociale negli appalti pubblici.
I padroni chiamano i lavoratori a sostenerli ma non assumono alcun impegno nei loro confronti nella difesa dei posti di lavoro, nel pagamento degli stipendi, nel dire basta con licenziamenti, cassintegrazione; così come nel programma della Confindustria non c'è l'impegno per una clausola sociale negli appalti per assumere disoccupati di Taranto, nei lavori di bonifica e risanamento dei quartieri.
I padroni vogliono per questo anche usare i lavoratori - "il capitale umano", come li chiama il presidente della Confindustria - per salvarsi dalla crisi di Taranto.
Ma questi padroni sono gli stessi che anche quando non c'erano i problemi di oggi di riduzione dell'attività lavorativa e di liquidità, per tagliare i costi del lavoro e i salari degli operai, mandavano comunque in cassintegrazione, in mobilità i lavoratori; questi sono gli stessi che scaricano gli appalti al massimo ribasso tagliando ore, salari, diritti dei lavoratori; sono gli stessi che tagliano i "costi superflui" della sicurezza sui posti di lavoro.
Sono gli stessi che pur di avere i lavori e mantenerli senza intaccare i loro utili, se ne fregano di tutelare la salute e l'ambiente (vedi le ditte appalto ilva che su sicurezza e salute sono corresponsabili con la stessa Ilva).
Su questo oggi non bastano le promesse di rispetto dell'ambiente e della sicurezza; questo lo avrebbero dovuto già fare e dovrebbero attuare oggi piani ambientali e di difesa della sicurezza lì dove operano; altrimenti perchè dovrebbero essere credibili?
Oggi chiamano gli operai a lottare al loro fianco, a mettersi le magliette con la scritta "No alla città dei no" (che inevitabilmente ricorda la manifestazione aziendalista organizzata da Riva con striscioni e kit portati dagli operai ma fatti in azienda), dicendo che la difesa delle aziende è garanzia del lavoro degli operai; ma sono gli stessi che sempre per difendere le loro aziende fanno accordi con i loro servi cgil, cisl, uil per ridurre i posti di lavoro e aumentare la produttività di chi resta.
Confindustria denuncia l'assenza, l'ignavia, il fallimento delle Istituzioni locali, ma è pronta a prendere carta e penna in solidarietà con il Comune (come è successo il giorno dopo il 22 maggio) appena i disoccupati che lottano per il lavoro occupano il consiglio comunale per rivendicare assunzioni nella raccolta differenziata, nelle bonifiche, clausola sociale negli appalti pubblici.
I padroni chiamano i lavoratori a sostenerli ma non assumono alcun impegno nei loro confronti nella difesa dei posti di lavoro, nel pagamento degli stipendi, nel dire basta con licenziamenti, cassintegrazione; così come nel programma della Confindustria non c'è l'impegno per una clausola sociale negli appalti per assumere disoccupati di Taranto, nei lavori di bonifica e risanamento dei quartieri.
pc 5-6 agosto - vendere armi ad israele è un crimine!
La Alenia-Aremacchi (gruppo Finmeccanica) ha proceduto alla consegna di
due aerei da addestramento M346 all'aviazione militare israeliana mentre era
in corso il massacro della popolazione palestinese di Gaza. Sono i primi di
una partita acquistata dalle autorità israeliane in Italia. E' un atto di
complicità di una azienda italiana con dei crimini di guerra che può e deve
essere perseguito. In tal senso è stato presentato un esposto-denuncia alla
procura di Varese dove ha sede l'Aermacchi. Il governo spagnolo, per quanto
simbolicamente viste le quantità, ha deciso di non vendere più armi ad Israele. Pretendere che il governo italiano faccia altrettanto sarebbe il "minimo sindacale" per qualsiasi forza politica. Intanto si comincia. Qui di
seguito il testo dell'esposto presentato al Tribunale di Varese
ALLA PROCURA DELLA REPUBBLICA PRESSO IL TRIBUNALE DI VARESE,
ESPOSTO-DENUNCIA
Noi, sottoscritti, Ugo Giannangeli, nato a Roma il 23/7/1949, residente a Veniano, via Fontanelle, 38; Filippo Bianchetti, nato a Bolzano il 27/11/1952, residente a Varese, viale Dandolo 29; Fiorella Gazzetta, nata a Varese il 4/10/1955, residente a Varese, viale Dandolo 29; Marco Varasio, nato a Sant'Angelo Lodigiano il 18/2/1987, residente a Milano, via Cadore 29; Giuseppe Orlandi, nato a Empoli il 17/2/1946, residente a Varese, via Aurora 4, in proprio e quali membri delle associazioni " Comitato No M346
ad Israele", " Comitato Varesino per la Palestina" , " Forum contro la guerra", rete BDS Italia ( Boicottaggio, Disinvestimenti, Sanzioni verso Israele) , esponiamo.....
Alla luce di quanto esposto ci chiediamo come sia stato possibile autorizzare e non sospendere la consegna dei primi aerei a strage in corso.
E' verosimile che questi aerei siano attualmente operativi sul cielo di Gaza; in tal caso il governo italiano che ha autorizzato la consegna è divenuto complice della strage in atto, avendola favorita ed agevolata con
la fornitura di ulteriore armamento, una vera e propria ipotesi di concorso.
Vi è una sola alternativa ipotizzabile : che l'Alenia Aermacchi, consapevole della gravità della situazione e quindi del rischio di vedersi negare l'autorizzazione dai competenti ministeri, non l'abbia richiesta. Si
attenuerebbe così la responsabilità del governo ma l'Alenia incorrerebbe in pieno nelle ipotesi di responsabilità penale di cui agli artt. 23 e seguenti della L.185/90.
Gli accertamenti che ci accingiamo a chiedere potranno anche verificare il ruolo nella vicenda di Unicredit, l'Istituto bancario che finanzia l'operazione.
La "Dichiarazione per il settore della difesa" dell'Unicredit recita che questo istituto può operare solo in Paesi che ottemperano ai principali Trattati e alle principali convenzioni internazionali. Poiché la
"Dichiarazione" di Unicredit fa riferimento anche alle armi nucleari, appare opportuno aggiungere e ricordare che Israele, pur detenendo un imponente armamentario nucleare .. non ha sottoscritto il trattato di non
proliferazione delle armi atomiche ( coerentemente con la negazione di possederne ) *******
Per le esposte ragioni, i sottoscritti chiedono che la Procura della Repubblica competente .. voglia accertare
-se Alenia Aermacchi ha chiesto l'autorizzazione ai ministeri competenti per la consegna dei due aerei
-in caso affermativo, come sia stato possibile concedere l'autorizzazione con l'azione militare in atto a Gaza
e se l'autorizzazione non sia stata ottenuta con mezzi illeciti, anche alla luce delle precedenti indagini della Procura di Busto Arsizio che hanno coinvolto Finmeccanica e Agusta Westland per ipotesi di corruzione
-in caso negativo, vorrà il magistrato valutare se procedere nei confronti della Alenia Aermacchi e dei suoi responsabili in relazione alle fattispecie di cui agli artt. 23 e seguenti L.185/90 ( falsità di atti e commercio non autorizzato).
simbolicamente viste le quantità, ha deciso di non vendere più armi ad Israele. Pretendere che il governo italiano faccia altrettanto sarebbe il "minimo sindacale" per qualsiasi forza politica. Intanto si comincia. Qui di
seguito il testo dell'esposto presentato al Tribunale di Varese
ALLA PROCURA DELLA REPUBBLICA PRESSO IL TRIBUNALE DI VARESE,
ESPOSTO-DENUNCIA
Noi, sottoscritti, Ugo Giannangeli, nato a Roma il 23/7/1949, residente a Veniano, via Fontanelle, 38; Filippo Bianchetti, nato a Bolzano il 27/11/1952, residente a Varese, viale Dandolo 29; Fiorella Gazzetta, nata a Varese il 4/10/1955, residente a Varese, viale Dandolo 29; Marco Varasio, nato a Sant'Angelo Lodigiano il 18/2/1987, residente a Milano, via Cadore 29; Giuseppe Orlandi, nato a Empoli il 17/2/1946, residente a Varese, via Aurora 4, in proprio e quali membri delle associazioni " Comitato No M346
ad Israele", " Comitato Varesino per la Palestina" , " Forum contro la guerra", rete BDS Italia ( Boicottaggio, Disinvestimenti, Sanzioni verso Israele) , esponiamo.....
Alla luce di quanto esposto ci chiediamo come sia stato possibile autorizzare e non sospendere la consegna dei primi aerei a strage in corso.
E' verosimile che questi aerei siano attualmente operativi sul cielo di Gaza; in tal caso il governo italiano che ha autorizzato la consegna è divenuto complice della strage in atto, avendola favorita ed agevolata con
la fornitura di ulteriore armamento, una vera e propria ipotesi di concorso.
Vi è una sola alternativa ipotizzabile : che l'Alenia Aermacchi, consapevole della gravità della situazione e quindi del rischio di vedersi negare l'autorizzazione dai competenti ministeri, non l'abbia richiesta. Si
attenuerebbe così la responsabilità del governo ma l'Alenia incorrerebbe in pieno nelle ipotesi di responsabilità penale di cui agli artt. 23 e seguenti della L.185/90.
Gli accertamenti che ci accingiamo a chiedere potranno anche verificare il ruolo nella vicenda di Unicredit, l'Istituto bancario che finanzia l'operazione.
La "Dichiarazione per il settore della difesa" dell'Unicredit recita che questo istituto può operare solo in Paesi che ottemperano ai principali Trattati e alle principali convenzioni internazionali. Poiché la
"Dichiarazione" di Unicredit fa riferimento anche alle armi nucleari, appare opportuno aggiungere e ricordare che Israele, pur detenendo un imponente armamentario nucleare .. non ha sottoscritto il trattato di non
proliferazione delle armi atomiche ( coerentemente con la negazione di possederne ) *******
Per le esposte ragioni, i sottoscritti chiedono che la Procura della Repubblica competente .. voglia accertare
-se Alenia Aermacchi ha chiesto l'autorizzazione ai ministeri competenti per la consegna dei due aerei
-in caso affermativo, come sia stato possibile concedere l'autorizzazione con l'azione militare in atto a Gaza
e se l'autorizzazione non sia stata ottenuta con mezzi illeciti, anche alla luce delle precedenti indagini della Procura di Busto Arsizio che hanno coinvolto Finmeccanica e Agusta Westland per ipotesi di corruzione
-in caso negativo, vorrà il magistrato valutare se procedere nei confronti della Alenia Aermacchi e dei suoi responsabili in relazione alle fattispecie di cui agli artt. 23 e seguenti L.185/90 ( falsità di atti e commercio non autorizzato).
pc 5-6 agosto - Dalle donne proletarie alle donne palestinesi - primi report da Milano e L'Aquila e prime sottoscrizioni all'appello
Poi, la mobilitazione si è spostata e
intrecciata con
il presidio davanti alla Prefettura delle lavoratrici del
policlinico in lotta
da oltre un mese, a cui è stato portato l’ appello al fianco
delle donne
palestinesi.
Mfpr Milano
***
L'Aquila
- Volantinaggio, attacchinaggio e raccolta firme per le donne
palestinesi iniziati bene alla villa comunale, prima di immergermi nel
corso che attraversa lo spettrale centro storico dove ha sede adesso la
prefettura. Nonostante i tempi stretti avevo inviato l'appello e
l'appuntamento a tutti, anche alle donne in nero, ma davanti alla
prefettura non c'era nessuno. Comunque ho fatto in tempo a piazzare
davanti al palazzo del governo 2 manifesti e la bandiera palestinese,
prima che arrivassero polizia e poi digos ad identificarmi e a farmeli
spostare. Quindi ho continuato il volantinaggio e l'attacchinaggio per
tutto il corso fino alla fontana luminosa, dove ho trovato le donne in
nero, in presidio.
Un'altra
intossicazione me la sono presa quando ho dato il volantino a una tipa
che stava davanti a una specie di atelier. Mi ha detto: "e alle donne
israeliane non gliela diamo la solidarietà?" le ho risposto che intanto
in questo mese di attacchi sono morti 1900 palestinesi, di cui l'80%
donne e bambini, mentre da parte israeliana sono morti 63 uomini, di cui
60 erano militari. Questa se ne è uscita che nel suo negozio avevano la
bandiera israeliana e che lì c'è un pericoloso terrorista, cioè Hamas.
Io le ho detto che il vero terrorista è lo stato israeliano e quello
italiano che lo sostiene. La "signora" non era da sola e me ne sono
andata con le buone.
A parte ciò è stato comunque importante rompere il muro di complicità, silenzio e contraddizioni di cui è intrisa questa cosiddetta "società civile" ed è stato importante romperlo a L'Aquila, davanti al palazzo del governo
A parte ciò è stato comunque importante rompere il muro di complicità, silenzio e contraddizioni di cui è intrisa questa cosiddetta "società civile" ed è stato importante romperlo a L'Aquila, davanti al palazzo del governo
Evento FB
Donne, compagne, lavoratrici, disoccupate sottoscriviamo
questo appello e soprattutto mobilitiamoci!!
SCENDIAMO IN PIAZZA AL FIANCO DELLE DONNE PALESTINESI!
Sono le donne e bambini palestinesi a pagare il prezzo di sangue più alto nel genocidio che sta portando avanti lo Stato di Israele.
Non si tratta di "vittime collaterali" ma di morti volute di un massacro mirato colpendo precisamente i luoghi dove sono soprattutto donne e bambini (case, ospedali, scuole, parchi, mercati); lo Stato sionista di Israele vuole in realtà distruggere un intero popolo.
COME DONNE FACCIAMO SENTIRE FORTE IL NOSTRO
GRIDO DI PROTESTA E IL NOSTRO SOSTEGNO ALLE DONNE PALESTINESI E
ALL'INTERO POPOLO.
SCENDIAMO IN PIAZZA IN TUTTE LE CITTA'
CON SIT-IN SOTTO LE PREFETTURE O STRUTTURE ISTITUZIONALI/POLITICHE/MILITARI
SCENDIAMO IN PIAZZA IN TUTTE LE CITTA'
CON SIT-IN SOTTO LE PREFETTURE O STRUTTURE ISTITUZIONALI/POLITICHE/MILITARI
Siamo con le donne palestinesi perchè Israele paghi caro il loro sangue e lacrime per i figli e familiari uccisi! Siamo con la resistenza delle donne palestinesi. Esse stanno ancora una volta dimostrando che non sono solo “vittime". Il coraggio, la determinazione delle donne palestinesi a non abbandonare la loro terra, la loro resistenza, sono sempre state in passato e sono tuttora una forza potente, che prima o poi trasforma il sangue versato da loro e dai bambini in "armi" contro la barbara oppressione e i massacri di Israele e per la lotta fino alla libertà della Palestina.
LOTTIAMO CONTRO LO STATO E IL GOVERNO ITALIANO AMICI DI ISRAELE
Lo Stato, il governo italiano, Napolitano, la ministra degli esteri Mogherini, le industrie di armi italiane, insieme all'imperialismo Usa e governi europei, sono complici di questo genocidio, giustificando lo Stato colonizzatore di Israele e fornendogli le armi che massacrano i palestinesi. E le cosiddette "quote rosa" parlamentari non dicono una parola sul sangue delle donne palestinesi!
I criminali interessi strategici dell'imperialismo valgono bene la vita di donne e bambini palestinesi!
MFPR
Prime sottoscrizioni:
Graziella Di Gasparro - Caserta / Giovanna Carlà - Trento / Abir Chourgoufa Arfaoui – Tunisi / AnnaMaria Marchese – Bari / Milly Mia – Brindisi / Ronchi Ketti - Sinistra Anticapitalista / Studentesse e studenti del CUR (Collettivo Universitario Rivoluzionario) Palermo / Francesca Calandra – Palermo / Assunta Di Giovanni – Cavriago / Luisanna Nicotra – Trieste / Lavoratrici, precarie e disoccupate Slai Cobas per il s.c. Palermo, Taranto, L'aquila, Milano / Damiana Novellino – Faggiano (TA) / Movimento Femminista Proletario Rivoluzionario / Lavoratori autorganizzati MEF / Daniela Tranchina – Grignasco / Martamaria Marino – Napoli / Annalisa Melone / Antonila Centonze – Martano (Le) / Interdisciplinarericercaprogetto – La Spezia / Alice Castiglione - Palermo / Alessandra Notarbartolo - Palermo / Marialuisa Vigliani / Movimento Simone de Beauvoir - Roma / Teresa Pezzi - Francavilla al Mare (CH) / Concetta Costa - Palermo / Antonella Tassitano - Reggio Calabria / Vincenza Semplici / Ricciardi Cinzia - Cupello (CH) / Angela Galici - Palermo / Loredana Borghi - Reggio Calabria / Ada Romito - Chieti / Aurora Vazzana / Anna Carrera (volontaria di PeaceLink)-Taranto / Carla Basile - L'Aquila / Luisa Cerasoli - L'Aquila / Mohammad Alì Rezakhan - L'Aquila / Rossella Megna – Palermo / Gabriella Esposito – Palermo / Clr Contatti Donna – Roma / Maruzza Battaglia – Segreteria Provinciale Rifondazione Comunista di Palermo e Presidente dell'Associazione LAB.ZEN 2 Onlus / Rachele Pesaresi – Roma / Rosanna Ovidi – Orvieto / Magdalena Cecilina – Lecco / Alba Barlocco – Busto Arsizio / Sos Donne Bologna / Marcella Raiola (Coordinamento Precari Scuola Napoli) / Comitato “Boicottaggio, disinvestimento e sanzioni” a Israele
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