lunedì 3 ottobre 2011

pc 2-3 ottobre - Fincantieri Genova esplode la rabbia

Fincantieri, esplode la rabbia
"Fabbrica occupata a oltranza"Sestri a rischio per mancanza di commesse, gli operai scendono in piazza e bloccano autostrada e sopraelevatadi NADIA CAMPINI


Fincantieri, l'ora della guerra. Gli operai, alle prese con prospettive nerissime e con il rischio di chiusura del cantiere di Sestri, dopo una tesissima assemblea, escono in piazza e bloccano l'autostrada. Scatta l'occupazione della fabbrica a tempo indeterminato, approvata all'unanimità.


La mancanza di commesse e la sottoscrizione di un accordo tra Fim, Uilm e Azienda dell'accordo su Riva Trigoso e Muggiano, accordo che di fatto esclude Sestri Ponente e in prospettiva anche Riva, sono elementi che contribuiscono a far salire la tensione tra i lavoratori. Ma il vero problema sono le commesse. Nessuna novità all'orizzonte, l'azienda potrebbe mettere mano al piano che prevede tagli drastici. Ma c'è chi teme addirittura per la sopravvivenza del cantiere sestrese.

I lavoratori stanno bloccando entrambe le carreggiate della strada tra Sestri e Cornigliano. Traffico paralizzato, ma molti automobilisti applaudono. Gli operai incrociano il treno che trasporta i rotoli di acciaio di Riva. Il macchinista saluta col pugno chiuso. La protesta è continuata e si è mossa verso il centro. Bloccato, oltre al casello di Sampierdarena, anche l'accesso alla Sopraelevata.

Stop alle auto anche in via Cantore dove, intorno alle 14.30 sale la tensione, quando un gruppo di studenti, su un bus dell'Apt costretto a tornare indietro, inveisce contro i lavoratori. Per riportare la calma serve un lungo conciliabolo. Alle 15.30 il blocco i scioglie. Si torna in fabbrica, per la prima notte di lotta

pc 2-3 ottobre - 700 arresti a newYork per fermare la protesta anti wall street

(ap)
NEW YORK - Circa 700 persone aderenti alla campagna contro Wall Street sono stati arrestati (ma sono stati poi rilasciati dopo alcune ore) a New York. Le forze dell'ordine sono intervenute quando i dimostranti hanno bloccato il traffico sul ponte di Brooklyn e hanno cercato di dar vita a un corteo non autorizzato. "Vergogna, vergogna" hanno urlato i manifestanti all'indirizzo degli agenti. Testimoni hanno raccontato di averne visti moltissimi ammanettati, seduti a terra mentre tre pullman arrivavano per portarli via. Un portavoce della polizia ha dichiarato che erano stati ripetutamente avvertiti che se avessero invaso le corsie destinate ai veicoli sarebbero stati arrestati.

La protesta del movimento Occupy Wall Street (Occupare Wall Street) va avanti da due settimane e si sta estendendo ad altre città, a cominciare da Washington e Boston. Nella capitale del Massachusetts oggi sono state fermate 24 persone che partecipavano a un sit-in non autorizzato davanti alla sede di Bank of America, che di recente ha annunciato un piano di tagli per 30.000 impiegati con risparmi stimati in cinque miliardi di dollari fino al 2014.

A New York circa 2.000 dimostranti - disoccupati, reduci di guerra, studenti, insegnanti - hanno installato il loro quartier generale a Zuccotti Park, tra la Broadway e Liberty Street, non lontano dai grattacieli di Wall Street. E hanno intenzione di rimanerci per mesi. Da lì, verso le 15.30 ora locale, si sono mossi in direzione del ponte di Brooklyn, distante circa quattro chilometri. Una marcia con cui hanno voluto, tra l'altro, sostenere il movimento SlutWalk contro gli abusi sessuali sulle donne.

Il movimento contesta le politiche seguite per fronteggiare la crisi economica. Il collante è la protesta contro le logiche di Wall Street, ma anche la delusione nei confronti del presidente Barack Obama che a loro avviso, come ogni presidente, è "schiavo" di quelle logiche. L'ispirazione viene dagli "indignados" spagnoli 1, dalle manifestazioni greche 2, dalle rivolte in Egitto e in Tunisia, dalle tende montate dai manifestanti a Tel Aviv 3. "Questa protesta è l'unico modo per rappresentare noi stessi", spiega Norman Koener, un insegnate di Filadelfia venuto a New York per sostenere il movimento anti Wall Street. "Il Congresso non legifera per noi, e Obama è andato contro tutti i suoi propositi iniziali. Non penso che riuscirà ad essere rieletto ma del resto anche i Repubblicani sono un fallimento. A che serve votare per due partiti corrotti? L'unica soluzione è la democrazia che si vede in questa piazza", conclude amaro il professore.

Quello di Zuccotti Park non è un vero e proprio accampamento perché le tende sono proibite. I manifestanti dormono avvolti in teli di plastica. Ma hanno allestito una cucina e una biblioteca e hanno sparso in giro poster in cui sono enunciati chiaramente i loro slogan. Negli ultimi giorni sono andati tra loro il regista Michael Moore e l'attrice Susan Sarandon. Appoggio alla protesta arriva anche dai cittadini di New York: non sono pochi i passanti che offrono donazioni e alcuni ristoranti hanno donato del cibo.

La rete di comunicazione grazie alla quale il movimento si sta allargando ad altre città si avvale dei mezzi ormai imprescindibili in questi casi, YouTube, Facebook, Twitter. Da Zuccotti Park vengono trasmessi aggiornamenti in tempo reale in streaming e si fa circolare un quotidiano, The Occupied Wall Street Journal. Il 6 ottobre il movimento si sposterà a Washington, simbolo della politica e delle lobby, in occasione del decimo anniversario della guerra in Afghanistan

pc 2-3 ottobre - We Are Not Going Anywhere"—The Occupation of Wall Street


in inglese in via di traduzione

"We Are Not Going Anywhere"—The Occupation of Wall Street
from Revolution newspaper distributors in New York City:

Several blocks from the financial center of American capitalism-imperialism, hundreds of mostly young people are occupying a private park in an action called OccupyWallStNYC. The occupation began with a march of 3,000 on Saturday, September 17 and since then, up to 100 have slept in the park every night. The occupation was called by Adbusters: "20,000 of us will descend on Wall Street, the iconic financial center of America, set up a peaceful encampment, hold a people's assembly to decide what our one demand will be, and carry out an agenda of full-spectrum, absolutely nonviolent civil disobedience the likes of which the country has not seen since the freedom marches of the 1960s."

The OccupyWallStreet website (https://occupywallst.org) describes it like this: "Like our brothers and sisters in Egypt, Greece, Spain, and Iceland, we plan to use the revolutionary Arab Spring tactic of mass occupation to restore democracy in America. We also encourage the use of nonviolence to achieve our ends and maximize the safety of all participants... Occupy Wall Street is a leaderless resistance movement with people of many colors, genders and political persuasions. The one thing we all have in common is that We Are The 99% that will no longer tolerate the greed and corruption of the 1%."

From the beginning of the occupation 10 days ago, thousands of New Yorkers and tourists from around the globe have been moved to visit and millions are following it online. Similar actions are being organized in cities across the U.S. and around the world.

Last Thursday, several hundred from the occupation joined many others to march through the streets of downtown Manhattan for several hours, in defiant protest of the legal lynching of Troy Davis. Several were arrested.

Then this past Saturday, an anti-Wall Street march of many hundreds organized by the occupation was viciously attacked by the police. AlterNet described it: "A group of protestors from the camp ventured outside the park and marched on Union Square Saturday morning, and around 100 of them were arrested. Police sprayed peaceful protestors in the face with pepper spray, threw them to the ground and assaulted them with elbows, dragged a woman around by the hair, jumped over barricades to grab and rough up young people, and, when all was said and done, laughed to themselves triumphantly. This is exactly the sort of violence and brutality American authorities routinely condemn when perpetrated against non-violent civilians demonstrating for democracy in Middle Eastern dictatorships, even as they employ horrifying cruelty right here."

Far from crushing the occupation, people became even more determined, and more came to join and support the encampment. The police are now declaring that the encampment must end and are amassing an enormous presence surrounding the small park. Any attacks on the encampment or on demonstrations organized by the occupiers must be met with firm and determined political opposition.

Revolution newspaper distributors and readers have been spending time at the encampment, joining the street demonstrations, getting out the special issue of Revolution, "You Can't Change the World If You Don't Know the BAsics" and other issues of the paper, and the BAsics book by Bob Avakian. They sent this report:

For the past 10 days, the encampment has been the center of a festive and determined, defiant spirit. The occupiers have included many students, but many older 20- and 30-somethings also come in and out on their off hours from work. Older artists we ran into on Sunday who had kind of given up on the younger generation were just glowing to have found the kind of energy, community, and cooperation forming in the park. Neighbors from well-off nearby neighborhoods are stopping by with food and bringing cash. A nearby pizza place has had to hire extra cooks to accommodate the online orders for pizza pouring in from people around the world wanting to support the occupation. Their Mexican bike delivery person struggles with huge piles of pizzas. He doesn't speak English, but grins and says, "hasta la victoria siempre!" An African-American woman, laid off from a Wall Street job, looks ready to serve a dinner party, with earrings and apron all correct, as she organizes the makeshift buffet line that serves delicious, healthy food to the occupiers and to the homeless. Work groups voluntarily collect garbage. A garden of hundreds of hand-written signs lines one side of the park and grows daily—and none are ever trampled or defaced. The park, which before 9/11 was a drug sales point for Wall Street workers, is now a drug-free zone by intention.

Like millions around the country, especially students who had been active in trying to stop the execution of Troy Davis, occupiers were shocked, angry, and outraged that the state killed him. People who had just heard about the case at OccupyWallStreet felt like this, too. One young woman wailed on Thursday, "How could they do this. One million people signed petitions! I thought that would be enough." Most gripping was a well-dressed young Black woman who stood in the middle of 300 people at Union Square the day after the execution. "My friends and I have been told that if we stay in school, study hard, and follow the program, we can make something of ourselves. We are following all the rules. But now, this feels like a stab in the heart. You do all this correctly, then they kill Troy Davis. And you look around, and you feel 'They just want to kill us.'"

Rather than demoralizing the occupiers, the police attack on the Saturday anti-Wall Street march was an education. "They'll need more than pepper spray to push us out of here. We're not leaving," said a young woman when released. Sunday, a large sign read "Capitalism is a Violent Monopoly." People are also wrestling with real and basic questions: "Why did the police do this? Don't we have a right to protest?" Quotes from Bob Avakian, including the Bob Avakian quote on the back page of Revolution on the role of the police were read, and were controversial and clarifying.

We are learning more about the deep alienation and void youth feel. A woman in her early 20s, very conventional looking, said she'd never been to a protest before. She heard about this, and said that in thinking about her life, "I look ahead to what my life is going to be—the idea that I'm spending my whole life just paying debt is frightening." They see the enormous wealth and here they are struggling, not finding careers or even jobs, remarking that even white middle class people can't survive the recession.

Many of the occupiers know, in great detail, about how endangered the global environment is. One woman from an arty neighborhood in Brooklyn described how she never spends money with a global corporation if she can help it, buying only at thrift stores, farmers' markets, and trading with friends. She feels hope in those actions; she sees that the problem is huge, she knows there's more to life than consuming; she is interested in what a communist revolution might open up. The sense of possibility in the word "revolution" is embraced by many in this scene.

One young man said he was thinking of quitting his office job and working on a sustainable farm. He said he just couldn't stand it; working was like being complicit with all that was going on. One of us read him the quote from BAsics about living in America being like living in the house of Tony Soprano … and the epistemology quote about how it's unacceptable to refuse to believe what is true just because it makes you uncomfortable. We told him there was a way out of this prison. He wanted to know what to do: we showed him the essay on reform and revolution on fighting the effects or uprooting and getting at the cause. He, like many others, wants to stay in touch.

We have found, from the beginning, a real openness and interest in talking about the biggest questions, including why the world is the way it is, and what it will take to change it…not only from the occupiers, but among those who have been attracted to the scene.

In the ten days since the occupation began, hundreds of copies of the special issue of Revolution newspaper, "You Can't Change the World if You Don't Know the BAsics" and other issues of the paper have been distributed to occupiers. The paper is getting known to people there and it's not unusual for people to come ask us for it. Dozens of copies of the BAsics book by Bob Avakian have been sold to participants and to others coming to support or learn about the action. We have taken turns at soap-boxing, and have spent time jumping in to the thinking—contesting ideas—that goes late into the night hours.

Most people in the occupation see the cause of the great disparity in the world as the greed of the banking system and rich people; some are very influenced by conspiracy theories that situate the problem in the monetary system, the federal reserve and so on. An understanding of capitalism-imperialism as a global system of vast exploitation and oppression, centered in the U.S., is new and different. We are using what Bob Avakian expresses so clearly in BAsics, in chapter 1, to open people's eyes to the basic problem: A global system of private expropriation of labor with corresponding social relations and ideas.

Saturday evening and Sunday, the BAsics map (a large artist's canvas with a map of the world and quotes from BAsics about worldwide oppression and exploitation) anchored an end of the "sign garden" as groups of a dozen or more gathered around it. So many conversations began with the basic truth of the map. "What can I say? It's true!" said a professor who invited us to come by his class.

A young guy was looking at the map for a long time, towards the back of the line of people at the edge of the map—alone. He began talking about how outraged he was about the Troy Davis execution. He was looking for community. He said he worked in a "corporation" but spent all of Thursday writing in his blog against the execution. He talked about how really upset he was that his whole family and social network didn't say a word about the execution. Then this morning, he had gotten a snotty one liner from a cousin on the "religious" side of the family about his being an "arm chair activist." He couldn't believe that people didn't understand what it meant that this innocent person was murdered, executed. What kind of society is this? We got into how this was not just about the whole worldwide system of oppression, but how Bob Avakian has gone into the 20th century history of communist societies, written about his new synthesis, we read BAsics quote 2:2 about communism—that there is a vision of a new world and strategy to get there. He got the paper and special issue and said he would read it and especially look into the book.

One young woman who is a student at a fashion college is very frustrated with people who just care about fashion and superficial things. She had never been to a protest before, but this touched something. She felt like "we [young people] can do something, we're going to, I have to be there." One of us ran into two young women on the subway talking about the occupation. They were visiting NYC as part of fashion week—they are workers in the luxury goods industry and came across the encampment by accident. They thought what was happening was so cool, interesting, positive, they went back a second time. They were stunned by the massive police presence.

We are finding that the encampment is tapping into the deepest feelings people have of not wishing to resign themselves to the way the world is. This kind of rebellious, joyful, curious and determined expression from among young people is a significant and welcome breath of fresh air. Any attack on it has to be determinedly opposed and turned into a massive political defeat of the powers that rule such a world of hurt and oppression.

pc 2-3 ottobre - Assemblea Nazionale “Non paghiamo il debito”” verbalizzazione a cura dei compagni di proletari comunisti presenti

Assemblea Nazionale “Non paghiamo il debito”
Verbalizzazione sommaria

Introduzione Cremaschi
La lettera segreta di Draghi-Trichet al governo è il fatto politico recente più saliente ma, con una compattezza da regime, in Italia la politica, tutta la politica, parla d’altro. c’è silenzio su questo che è un attacco a tutto (salario, walfere, pensioni, diritti) di una violenza inaudita. L’unico e più importante commento alla lettera è venuto dal solo Sacconi. Questo dibattito negato, questo bavaglio, è il dato saliente del regime che abbiamo di fronte.
Quella lettera è un programma di governo: severo, scadenzato e brutale….
Il percorso per costruire quest’assemblea è partito a giugno perchè non è vero che in Italia non ci sono lotte e resistenza. La scintilla per noi è stata il NO degli operai di Pomigliano a un regime di dittatura padronale che dalla fabbrica si estendeva a tutta la società.
Dopo quel No sono scesi in campo gli studenti, i migranti, le donne, gli abitanti della Val Susa, movimenti civili per la democrazia che ci hanno fatto capire che esiste una pluralità di opposizione sociale che non trova una voce in politica. Tutte queste voci sono presenti oggi in questa assemblea e già nella vittoria ai referendum hanno trovato una prima sintesi….
Successivamente un vero e proprio golpe economico ha cancellato tutte le istanze sollevate da questi movimenti per imporre una sola priorità cui dare risposta: pagare il debito. Il primo provvedimento successivo a questo golpe è stato l’occupazione militare di una parte del territorio nazionale, la Val Susa, la difesa di un progetto dissennato….
D’altra parte lo sciagurato accordo del 28 giugno è il primo passo che lubrifica la via per l’art. 8. una regressione di gusto medioevale: che sancisce il diritto al padrone di una fabbrica in cui ci sia un sindacato venduto ad imporre le sue regole violando la legge ordinaria…
Noi diciamo No alla coesione nazionale evocata da Napolitano: non è vero che siamo tutti nella stessa barca, o si sta con noi, con i lavoratori, le famiglie…o si sta con Marchionne, Draghi, Trichet, chi sta in mezzo prima o poi sparirà.
Che cosa abbiamo deciso: che il debito non è un prodotto legittimo del mercato, che il 15 ottobre scenderemo in piazza non contro Berlusconi, ma contro la BCE e i suoi programmi criminali. Sono, infatti, dei crimini ben peggiori di quelli di Stauss Khann quelli che il piano della BCE prevede, tutti i dirigenti del FMI andrebbero perseguiti per crimini contro l’umanità.
Serve uno spazio politico per intervenire nella politica perché se Berlusconi è veramente al tramonto noi non vogliamo che finisca come nel 2006, con un cambio di comando per attuare lo stesso programma, quello della BCE; in questo senso il No alla BCE e non la lotta a Berlusconi è la nostra discriminante costituente. I nostri 5 punti indicano non solo un debito che non vogliamo pagare ma anche dei debiti che vogliamo siano onorati: verso il nostro pianeta terra di cui sfruttiamo le risorse più di quanto essa riesca a ricostituirne; verso le famiglie sempre più in difficoltà ad andare avanti, verso i nostri diritti: verso tutto questo noi siamo in credito.
Infine, se tutti si riempiono la bocca con la parola “democrazia”, in Italia tutti sanno bene che non è il popolo che decide. Abbiamo un esempio piccolo che vogliamo imitare: l’Islanda. Sfidiamo la politica a sottoporre al voto il vincolo europeo, fateci votare su questo!
Ma hanno paura di farlo, preferiscono mettere in scena una politica che finge di litigare su tutto ma è compatta come un regime sulle cose che davvero contano per loro.
Se rivendichiamo questo voto è bene essere chiari su due punti: primo, quello che serve è un movimento sociale e politico che parta dal rifiuto della schiavitù del debito, non una coalizione elettorale. Secondo, questo appello che estendiamo a tutti i popoli europei, a rifiutare la dittatura speculativa bancaria europea non è nazionalismo, è l’internazionalismo di oggi. Dunque, il nostro è un percorso che parte da questi 5 punti a partire da cui sviluppare movimenti per concludersi in un esercizio di democrazia…
Apriamo oggi un percorso che già domani proseguirà nei territori con assemblee locali e iniziative. Se svilupperemo questo processo nella realtà e non nei documenti concordati tra organizzazioni, potremo darci un nuovo appuntamento a dicembre per una assemblea nazionale costituente.

Tommaselli (USB)

Noi non stiamo costruendo altro che un’opposizione sociale che oggi manca. Parliamo di cifre: per riportare il debito entro il 60% del pil servirebbero 50 miliardi l’anno per i prossimi 3-4 anni e discutono su dove prenderli. Se volessero basterebbe tassare di un terzo i 5 mila miliardi di patrimonio detenuti da un’esigua minoranza dei ricchi di questo paese per sanare tutto il debito in un solo colpo….
Si ascoltano oggi molte cose strane, di sindacati e/o movimenti che vogliono farsi partiti e viceversa. Noi diciamo invece una cosa semplice: il sindacato deve tornare a fare sindacato, i movimenti facciano movimento, la politica faccia politica, anche questo afferma l’assemblea di oggi ponendosi obiettivi che non possono essere minimali, di semplice “riduzione del danno”. A una crisi come questa, che è crisi di sistema, si deve rispondere con i necessari meccanismi che innescano il superamento dello stesso sistema. Il nostro No al debito significa tutto questo e tanti slogan, parole d’ordine e obiettivi concreti da declinare insieme territorialmente già da domani.
Si è parlato dell’accordo del 28 giugno come apripista per l’art.8. ma attenzione su questo: non diamo alibi a chi alibi non ha più, non ci sono stati solo il 28 giugno e l’art. 8, c’è stata anche la piattaforma fiom del 21 settembre.
Saremo in piazza il 15 ottobre e poi in tutte le città per un movimento che non vuole fare un partito ma tornare a fare politica.

Atenei in rivolta

Siamo il paese in cui s’investe meno in Europa per università e ricerca, abbiamo le seconde tasse più alte in Europa e siamo tra gli ultimi per numero di borse di studio. Dal 2005 poi c’è stata un’inversione di tendenza epocale: la popolazione universitaria ha smesso di crescere in termini assoluti e relativi, è questa la fine non solo dell’università pubblica ma l’università di massa, conquistata dai grandi movimenti di massa degli anni 60/70. Una crisi che dall’università pubblica si riverbera in tutta la società: l’università oggi, quando va bene, sforna precari, il 25% dei laureati resta disoccupato.
Siamo una generazione privata all’accesso allo studio e al lavoro, viviamo il tramonto del sogno della “società della conoscenza”. In questa situazione o ci si ribella uniti o non esce nessuno. Mettiamoci al lavoro con la coscienza però che abbiamo più limiti da superare che forze da mettere insieme. Non ci serve la semplice rappresentazione di ciò che siamo oggi, non basta l’unità delle organizzazione di cui facciamo parte: questo è un film già visto, ce ne serve uno nuovo, ci serve da domani radicamento e autorganizzazione delle lotte per interloquire con quei 27 milioni che hanno votato ai referendum e vogliono riappropriasi della politica. A questa domanda di democrazia dal basso e radicale dobbiamo dare risposta. A questa domanda non si risponde riproponendo progetti di unità, di organizzazione, ma rimettendo al centro l’autorganizzazione delle lotte, consapevoli che un governo di centro sinistra, la soluzione è quella che diceva Monicelli: “una bella botta, una rivoluzione”.

Dosio, NO TAV

Il debito lo stiamo già pagando con il nostro futuro negato. La nostra lotta è diventata emblematica e si è rafforzata più di quanto ci aspettavamo perché è una lotta che dà speranza contro un modello di sviluppo brutale che crea un deserto e lo chiama progresso, nega stato sociale e diritti e la chiama pace. L’unica risposta a ciò è l’incompatibilità e il conflitto.
Serve una critica lucida della situazione e capacità di ascolto, servono strumenti collettivi che diano alle lotte durata e resistenza contro la repressione che si è già scatenata.
Noi non siamo nella stessa barca di chi ci guadagna dalla crisi. Diciamo No alla coesione nazionale invocata da Napolitano, quella è la coesione nazionale della CMC di Bersani e delle ditte di Lunardi. Questo partito degli affari è ben compatto e usa l’arma della repressione, riescono a colpire i compagni ma non fanno breccia tra la gente.
Ma la critica all’esistente non basta, serve una critica sul campo che cambi l’esistente, a partire dall’unità dei conflitti che agiscano da volano per un cambiamento sociale, un polo politico e sociale, di classe, plurale e di lotta, non per presentarsi alle elezioni. Contro il Capitale che ci vuole muti e passivi ci vuole non solo critica, ma lotta.
Infine il 22 prossimo torneremo davanti alle reti del cantiere che non c’è, ma difeso da polizie e militari di tutte le forze al costo di 90 mila euro al giorno. La libera repubblica della Maddalena continua a lottare per quella libertà che ci serve, la libertà che viene dalla lotta.

Roma Bene Comune

Sul No al debito siamo tutti d’accordo, quello che dobbiamo approfondire sono le ricadute sui territori. La Tav è una di queste forme e il movimento No Tav è una forma di rifiuto del debito così come dicono No al debito ogni giorno quelli che occupano case, spazi, configgendo con chi vuol farcelo pagare. Anche la precarietà è ricaduta del debito, i mutui che non si riescono a pagare, tutti questi rifiuti devono essere esercitati. La rivendicazione del reddito di cittadinanza per l’arma per liberarcene.
Si parla dei migranti come l’ultima ruota del carro sui posti di lavoro, ma allora cosa sono i precari o i neoassunti con contratti che fanno loro guadagnare anche la metà dei loro colleghi più garantiti.
Si parla di fare movimento: attenzione a non ripetere fil già visti, quest’assemblea se servirà a fare la differenza, non la somma di cui siamo oggi. Mettere al centro le differenze, non tirare le somme, può farci andare avanti. L’opposizione non è un “bene comune” ma sta dentro questi spazi di differenza. Il 15 ottobre serve dare forza e forma concreta alla rabbia, non alla indignazione, con un’assedio ai palazzi del potere, non una simulazione del conflitto. Di questo chiamiamo a discutere l’8 ottobre prossimo alle 11 al Volturno occupato assieme a tutti gli aderenti all’assemblea nazionale del 10 settembre.

Russo, ex parlamentare

Ho firmato quest’appello perché, per la prima volta, s’individua come bersaglio il vero governo, la sede reale del potere, che non è Berlusconi ma la BCE, un governo che unisce tutto il parlamento. Chi cerca ancora alleanze con Bersani deve sapere che il bersaglio oggi è la politica europea che Bersani condivide. Il 15 ottobre sposta l’asse della politica verso questo bersaglio: il governo unico europeo. Sarei felice che qualcuno lanciasse un referendum contro l’art.8, anche come forma concreta di battaglia contro l’accordo del 28 giugno.
Lo spazio pubblico che vogliamo costruire ha senso se interloquisce col sindacalismo non allineato e i movimenti sociali, per costruirsi negli anni come movimento politico. Ma ora la sua indipendenza dalle forze politiche è la forza più preziosa da difendere, rifiutando ogni tentazione di alleanza per ritornare al governo. Abbiamo già dato a questa illusione, e io, da ex parlamentare, ho già dato più di voi.

Forum ambientalista

Il pianeta ci dice ogni giorno che dobbiamo cambiare il nostro stile di vita, un modello che tutte le forze politiche difendono. Distruggendo il pianeta distruggiamo il futuro delle prossime generazioni: questo debito verso i nostri figli è l’unico che riconosciamo e vogliamo sanare….
Sono orgoglioso di essere tra quelli che hanno iniziato la battaglia referendaria sui beni comuni con la cui vittoria abbiamo realizzato una vera partecipazione dal basso, radicata in tutti i territori e unita per un obiettivo concreto.
Non pagare il debito è solo l’inizio, bisogna fermarli tutti, dalla BCE alla BM per salvare il pianeta come dovere verso i nostri figli.

Casadio, Rete dei Comunisti

L’introduzione esprime bene la situazione e la prospettiva, la base di partenza che quest’assemblea si pone. La lettera della BCE al governo esprime, anche, una gerarchia che l’Europa vuole imporre, paesi che contano di più e paesi che contano di meno, paesi de devono pagare di meno e paesi che devono pagare di più. Sancisce la costituzione di una borghesia europea imperniata su Francia e Germania da cui la borghesia italiana è esclusa. Berlusconi è la rappresentazione di questa debolezza, che è la debolezza del capitalismo italiano straccione e parassitario. La prospettiva è la crisi e caduta finale di Berlusconi, ciò che si prepara non è un nuovo fascismo ma un governo che salti sul carro dei vincitori europei che non può che essere diretto dal centrosinistra. Questo passaggio apre spazi politici sempre più ampi che dobbiamo puntare a coprire, dobbiamo andare oltre alla rappresentazione della sinistra di classe: come farlo? Ancora non lo sappiamo e non lo possiamo dire. Sappiamo quello che faremo nei prossimi mesi e possiamo dire già le caratteristiche del soggetto che ci serve: primo, affermare un rapporto tra politica e movimenti, da costruire con un progetto di organizzazione. Secondo, lottare per la democrazia che l’UE rimuove. Terzo, autonomia e indipendenza, basta giochi a perdere con il centrosinistra.

28 aprile delegata fiom BG

Voglio partire dal ragionare su quale pratica può oggi effettivamente cambiare la condizione di vita nelle fabbriche.
Vengo da Cervia la cui piattaforma già contiene la condizione per la resa della fiom, sono già indicati i punti su cui si può cedere per tornare a firmare contratti con fim e uilm. Ad es. il punto sul 25% di tfr in più per i precari espulsi segna una brusca inversione di tutta della fiom che fino ad oggi aveva mantenuto l’opposizione al licenziamento dei precari senza specificare le condizioni per accettarlo.
E’ un “ritorno alla cgil” che era già stato annunciato da una torsione autoritaria interna. La pratica del conflitto è accettata entro certi limiti, i limiti posti dalla fiom. Operai e delegati che vanno oltre sono espulsi senza esitazione. Ma una piattaforma radicale e una pratica reale di conflitto sono quello che ci serve, non è accettabile continuare a tirare il freno a mano alle lotte dei lavoratori, non ci capirebbero più.

Massimiliano Murgo, autoconvocati

Dobbiamo partire da appelli semplici, trasversali e dal basso. L’appello che oggi Della Valle lancia su tutti i giornali dimostra che il governo che vogliono dopo Berlusconi sarà amico loro, non nostro. Se non iniziamo subito a lottare in ogni posto di lavoro per riprenderci, centimetro dopo centimetro, tutto quello che ci hanno tolto in questi anni, non avanzeremo nella strada proposta dall’assemblea. O sesce di qui per continuare ad organizzarci con forme trasversali e dal basso, o assisteremo ad un nuovo fallimento. La proposta-assemblea di dicembre avrà senso solo se sarà sintesi di comitati territoriali che avranno svolto questo lavoro.

Imma Barbarossa, rete femminista RC

Condivido l’appello su 3 punti principalmente: rifiuto della compatibilità, conflitto sociale come pratica determinante, puntare non a una sommatoria di gruppi ma a un soggetto politico e sociale della trasformazione.
Anch’io ho un motivo per essere indignata: avere visto la Marcegaglia in prima fila, unica rappresentante di tutte le parti sociali, sindacati compresi, con la Camusso dietro di lei.
Per me che vengo dalla terra di Di Vittorio che ci ha insegnato che la prima e più importante conquista per i lavoratori è riprendersi la dignità e non andare più dai padroni con il cappello in mano, questo è un salto all’indietro.
Presento all’assemblea una mozione sottoscritta anche da Cirillo dei Quaderni Viola. Le donne sono le prime ad essere colpite dagli attacchi alle pensioni, manovre che le relegano al ruolo nei servizi tagliati , licenziamenti. Ma le donne resistono e sostengono le lotte per la trasformazione e quest’assemblea ne deve tenere conto non in termini di quote o pari opportunità ma di assunzione indispensabile del punto di vista di genere.

Sinistra Critica

Abbiamo due coordinate pregnanti da seguire: una coordinata programmatica, il No al debito e gli altri punti contenuti nell’appello, ma abbiamo ancora più importante, una coordinata metodologica: questo spazio politico pubblico ha senso se è costituito da soggetti in carne ed ossa, dalla nuova generazione che lotta, e non è , invece, un’assemblaggio di pezzi che tutti noi abbiamo costruito e rappresentiamo. La rivolta serpeggia, mettiamoci al servizio. SC partecipa, ma quello che vogliamo costruire è qualcosa di nuovo, frutto della nuova generazione in rivolta, non uno spazio per reduci che di tanto in tanto si ritrovano.

Portavoce Zanotelli

Legge appello contro le spese militari

Comitato per il 1° ottobre-To

Siamo un comitato costituito da delegati sindacali, immigrati, collettivi femministi. rifiutiamo come tutti qualsiasi logica da intergruppi, ma sottolineiamo, anche, che, se a parole tutte la rigettano, quando si tratta di passare alla pratica vengono immancabilmente fuori i mal di pancia. Vogliamo seguire l’esempio del movimento No Tav, riprendendo il rapporto diretto con i compagni di lavoro, impugnando di nuovo ‘arma della controinformazione, ecc….abbiamo anche un’autocritica da fare: se oggi dobbiamo riconoscere che siamo minoranza, qualche responsabilità l’abbiamo anche noi. A Torino stiamo lavorando sulle seguenti proposte: gruppi di studio di economia, diritto, ecc…per realizzare materiali di controinformazione che tutti possano leggere e capire per smontare luoghi comuni su idee dominanti su debito, crisi, diritti, ecc. realizzare campagne di massa e capillari fondati su questi materiali, realizzare una nuova assemblea pubblica del comitato, territoriale, più larga e trasversale-

Delegato Pomigliano

E’ stato detto che dal nostro No a Marchionne è venuta la scintilla che ha iniziato il percorso di questa assemblea. D’allora abbiamo continuato e continuiamo, giorno per giorno, un percorso di opposizione ma non vogliamo essere medaglie da esibire in giro per fare vedere che c’è qualche lotta. Quello che serve, piuttosto, è infondere e dare prospettiva alle lotte che si sviluppano e appoggiarle in forme concrete, come noi ad esempio che abbiamo appoggiato la lotta degli operai della Irisbus che hanno avuto il coraggio di respingere i segretari sindacali. Se è vero che ci sono tanti focolai, è anche vero che ci sono tanti pompieri. Noi dobbiamo soffiare sul fuoco e fermare i pompieri che vogliono spegnerlo. In questo senso, il rifiuto di pagare il debito, è un modo per riprendere a parlare la lingua dei lavoratori.
Ho sentito parlare qui di rivoluzione, anche in fabbrica sono tanti a dire che ci vorrebbe una rivoluzione ma non hanno la minima fiducia in chi la dovrebbe concretamente fare. Questa fiducia che manca è quella che dobbiamo dare.

Giulietto Chiesa

La relazione di Cremaschi mi ha aperto il cuore, dice cose che volevo sentire da anni. Possiamo parlare di default multipli che vogliamo evitare: climatico, energetico, ecc.., tutto tranne quello delle banche che detengono il debito……
Voglio segnalare alcuni punti: primo, ci serve la comprensione che la crisi è più grave e più lunga di quanto si pensasse. Secondo,la manifestazione del 15 ottobre deve diventare una grande spallata
popolare. terzo, ci serve darci un nome che ci faccia riconoscere con semplicità. Io proporrei Comitato di Emergenza Popolare. Quarto, la crisi matura velocemente e altrettanto velocemente matura la necessità di una maniglia a cui appigliarsi per comprenderla ed uscirne. Quinto, a questo scopo la classe politica italiana attuale è totalmente inutilizzabile. Sesto, siamo in pericolo
perché non dobbiamo dimenticare che crisi come queste evolvono in guerre.
Infine, informazione e comunicazione sono decisive. A chi propone di accerchiare i palazzi del potere, io aggiungo: accerchiamo la Rai e le direzioni dei giornali.

Ferrando

Possiamo oggi registrare un successo: nasce, da questa assemblea, un fronte unico di azione su un obbiettivo centrale della lotta di classe in Italia e in Europa.
Già nel 2008 il pcl lanciò una campagna per la nazionalizzazione delle banche. Allora rimanemmo soli con una sinistra che civettava con Prodi. Oggi questa è la base per un fronte unico. E’ la stessa materialità della crisi, non un capriccio ideologico, che ci impone di sollevare la questione. Oggi il bivio che ci troviamo di fronte è o spoliazione delle banche e nazionalizzazione o spoliazione delle masse e massacro sociale. Nessuna misura intermedia, nessuna patrimoniale o tobin tax più o meno finta, costituiscono la soluzione.

Delegato Irisbus

Ho ascoltato tanti interventi di propaganda. Il punto è come trasformare questa propaganda in realtà. Il 15 ottobre ci serve una manifestazione che assomigli di più a quella del14 dicembre che a una festosa sfilata.
Ci serve anche informazione sulle tante lotte dure che si stanno portando avanti con una radicalità mai vista in questi anni. C’è un paese che preme, occorre fare saltare il tappo. Uno di questi tappi è la stessa cgil. E per farli saltare tutti servono tanti compagni, autorevoli e coraggiosi sui posti di lavoro, che portino avanti effettivamente lotte e conflitto. Senza di questo, ci troveremo ad avere fatto una bella assemblea da cui nascerà un direttorio che ripeterà giochi già visti, se è vero che il percorso di oggi è partito dagli operai di Pomigliano, dobbiamo lavorare per fare l’assemblea del prossimo dicembre una assemblea operaia per dare il colpo finale a Berlusconi.


Sinistra popolare

Quello che ci serve è un fronte di classe. Vorrei porre solo tre questioni: primo, la scelta di campo è netta, o con noi o col sistema, nessuna via di mezzo, nessuna alleanza, nessuna partita aperta. Secondo, occorre correggere la posizione della sinistra italiana sull’Europa e affermare che è un conglomerato imperialista, come dimostra la recente guerra in Libia, non uno spazio di democrazia. Terzo, la crisi finanziaria nasce dalla crisi intrinseca del capitalismo, perciò, non pagare il debito, deve essere l’inizio del superamento del sistema.

Ferrero

E’ corso un colpo di stato monetario con cui stanno operando una distruzione della democrazia, redistribuzione del reddito, regressione sociale. Il bivio oggi è ancora socialismo o barbarie. Ne deriva la costruzione di strutture di un movimento antiliberista e anticapitalista che parta dal punto di vista alternativo al pensiero unico della politica economica europea attuale. Serve un movimento politico che supporti le lotte sociali che ci sono altrimenti queste resteranno solo difensive. Un movimento consapevole e durevole. Da segretario di RC devo riconoscere l’errore commesso dopo Genova e la sconfitta ai referendum sull’art. 18. Dicemmo allora che la spinta del movimento era finita e che dovevamo tornare a fare politica. La politica fu il governo Prodi e il disastro successivo. Oggi, rivendico per questo movimento sociale l’autonomia assoluta da alleanze politiche ed elettorali.

pc 2-3 ottobre - violenza poliziesca contro gli antirazzisti e famiglie a torino

Ieri pomeriggio siamo stati vittime dell´ennesimo episodio di
repressione violenta e ingiustificata durante
un presidio dichiaratamente pacifico davanti al CIE di Corso
Brunelleschi a Torino. I manganello ed i
lacrimogeni della Polizia di Stato sembrano essere ormai diventati in
Italia i mezzi indiscussi per ricordare
costantemente a tutti cosa sono la democrazia, chi comanda e cos´è la
libertà d´espressione.

Ovviamente nessuno si aspettava alcun tipo di attenzione mediatica
considerato il tema caldissimo della
lotta contro i CIE e le politiche razziste del governo italiano. Si
correrebbe il rischio che nell´opinione
pubblica si insinui il dubbio che l´assioma "CIE = carcere per il
marocchino che spaccia e violenta le tue figlie
quando vanno ai Murazzi" non sia del tutto valido.
Due i dispacci di stampa (dettati verosimilmente dalla Questura di
Torino) e pubblicati da Adnkronos ed
AGI: «Torino, 1 ottobre. Tensioni a Torino davanti al Centro di
permanenza temporanea di corso
Brunelleschi, dove una cinquantina di anarchici si è ritrovata per una
delle periodiche proteste davanti alla
struttura, con battitura di ferri sui pali. La polizia ha effettuato
una carica di alleggerimento quando il
gruppo di contestatori si è gettato contro i muri di cinta. Quindi la
situazione è tornata tranquilla.»

Ecco i fatti.
Ieri pomeriggio una cinquantina di persone di varie "sensibilità" si
sono riunite dalle 17 davanti al CIE di
Corso Brunelleschi a Torino per un presidio di solidarietà ad Ismael,
ragazzo peruviano in attesa di
espulsione, ed a tutti i gli altri prigionieri. Le intenzioni erano
davvero delle migliori: tutti a volto scoperto,
qualcuno ha portato i bambini per farli giocare insieme nel giardino,
anche una donna incinta fra di noi.
Un presidio davvero tranquillo, a tratti festante, che alternava a
momenti musicali interventi al microfono
da parte della comunità peruviana, messaggi di solidarietà in francese
ed arabo e "battiture" con materiale
di fortuna sui pali della luce (variante nostrana dei "cazerolados"
argentini). Che avessero proprio voglia di
menare le mani i celerini e i funzionari di polizia si vedeva già
dall´inizio del presidio. Tirava un´aria strana.
Carreggiata sbarrata, tante camionette, una cinquantina di poliziotti
sovraeccitati in bella fila con casco
sulla testa, il tamburellare sulla mitraglietta d´ordinanza, gli
sguardi di sfida, il manganello ed il lancia-
lacrimogeni pronti per l´uso. Anche un funzionario con fascia
tricolore a tracolla - fascia che, come sapranno
alcuni, sarebbe d´obbligo indossare perché gli ordini di "carica"
siano ben fatti da un punto di vista legale.
Negli occhi dei celerini un odio ed una rabbia sconcertanti: la voglia
di spaccare teste ed uccidere è
chiaramente palpabile. Ed infatti intorno alle 19 arriva il pretesto:
un cagnolino malauguratamente fugge
verso di loro. Alcuni ragazzi si staccano dal presidio per
recuperarlo. Viene interpretato come
inequivocabile gesto di minaccia nei loro confronti e di tentativo di
penetrare all´interno di un carcere
circondato da due fila di mura alte più di 6 metri (!). Parte una
carica violentissima senza alcuna
preoccupazione per la presenza fra noi di bambini e donne (una anche
visibilmente incinta). Si tenta di fare
un cordone per permetterne la fuga ma dura pochi attimi. La polizia
carica ripetutamente e violentemente
inseguendo addirittura le persone per interi isolati e picchiando
selvaggiamente chi durante questa corsa è
caduto a terra. Una vera e propria caccia all´uomo con insulti rivolti
alle donne ("togliti di mezzo troia se
non ne vuoi altre") e con diversi feriti causati dall´accanimento
delle forze dell´ordine. Il bilancio è di
qualche testa aperta, molte contusioni ed alcune fratture agli arti
superiori. Le biciclette rimaste in terra ed
il furgone con l´impianto audio vengono vandalizzati da poliziotti
probabilmente troppo lenti per
raggiungere qualcuno ma sicuramente abbastanza frustrati per accanirsi
e danneggiare i nostri oggetti. "
> RACCONTO D'UNA FAMIGLIA MASSACRATA DALLA POLIZIA SABATO 01 OTTOBRE
> quello che è successo ieri pomeriggio davanti al CIE di corso
> brunelleshi a torino ha dell incredibile. Presidio pacifico, fatto
> di musica, interventi in varie lingue, e nessuna intenzione di
> arrivare allo scontro, tanto che io stessa sono andata portando i
> mie figli, tutta la famiglia, doveva essere un momento di
> condivisione, di solidarietà con gli immigrati rinchiusi in quel
> maledettissimo lager, ma la nostra presenza pacifica, non è servita
> a frenare la follia dei cellerini, che in tenuta antissommossa,
> hanno trovato il minimo pretesto per caricare e scaraventarsi su di
> noi come una mandria di bufali impazziti, un cane di uno dei
> manifestanti è andato verso loro, gli faceva le feste, e quando la
> padrona ha fatto per recuperarlo con tutte le dovute cautele,
> dicendo " prendo solo il cane " il loro capo ha dato immediatamente
> l ordine di attaccare. Da li non si è capito più nulla, me li sono
> trovata addosso, senza sapere neanche il motivo ma in particolare
> uno di loro, alto, lo potri riconoscere tra mille, che ha cominciato
> a dare calci e manganellate a mio figlio che si trovava al mio
> fianco, più gli gridavo di lasciarlo stare, che era minorenne, più
> si accaniva dicendo non me ne fotte un c.... al punto che per
> evitare che gli desse un altra manganellata , l ho parato con la
> mano e lo ricevuta io ...... Mi chiedo, se questi sono coloro che
> dovrebbero difenderci chi ci difenderà da loro !!!!!!!!!!!!!!! sono
> cani sciolti rabbiosi non ho mai visto nulla di simile, quel
> presidio era formato da bambini donne anche in gravidanza, non posso
> pensare che questa gente si trovasse in stato di lucidità, per
> commettere un simile rabbioso gesto, tra noi gente e ragazzini con
> teste rotte denti spaccati... noi stessi siamo finiti in pronto
> soccorso, collarino per mio Figlio 15 enne e sette giorni di
> prognosi SC, per me 5 giorni di prognosi per trauma contusivo alla
> mano..... come possono avere tanta libertà di agire... non lo so una
> cosa è certa... LI paghiamo noi i loro stipendi e per ringrazziarci
> ci hanno massacrato...
_________________________________Simonetta

> RACCONTO D'UNA FAMIGLIA MASSACRATA DALLA POLIZIA SABATO 01 OTTOBRE
> quello che è successo ieri pomeriggio davanti al CIE di corso
> brunelleshi a torino ha dell incredibile. Presidio pacifico, fatto
> di musica, interventi in varie lingue, e nessuna intenzione di
> arrivare allo scontro, tanto che io stessa sono andata portando i
> mie figli, tutta la famiglia, doveva essere un momento di
> condivisione, di solidarietà con gli immigrati rinchiusi in quel
> maledettissimo lager, ma la nostra presenza pacifica, non è servita
> a frenare la follia dei cellerini, che in tenuta antissommossa,
> hanno trovato il minimo pretesto per caricare e scaraventarsi su di
> noi come una mandria di bufali impazziti, un cane di uno dei
> manifestanti è andato verso loro, gli faceva le feste, e quando la
> padrona ha fatto per recuperarlo con tutte le dovute cautele,
> dicendo " prendo solo il cane " il loro capo ha dato immediatamente
> l ordine di attaccare. Da li non si è capito più nulla, me li sono
> trovata addosso, senza sapere neanche il motivo ma in particolare
> uno di loro, alto, lo potri riconoscere tra mille, che ha cominciato
> a dare calci e manganellate a mio figlio che si trovava al mio
> fianco, più gli gridavo di lasciarlo stare, che era minorenne, più
> si accaniva dicendo non me ne fotte un c.... al punto che per
> evitare che gli desse un altra manganellata , l ho parato con la
> mano e lo ricevuta io ...... Mi chiedo, se questi sono coloro che
> dovrebbero difenderci chi ci difenderà da loro !!!!!!!!!!!!!!! sono
> cani sciolti rabbiosi non ho mai visto nulla di simile, quel
> presidio era formato da bambini donne anche in gravidanza, non posso
> pensare che questa gente si trovasse in stato di lucidità, per
> commettere un simile rabbioso gesto, tra noi gente e ragazzini con
> teste rotte denti spaccati... noi stessi siamo finiti in pronto
> soccorso, collarino per mio Figlio 15 enne e sette giorni di
> prognosi SC, per me 5 giorni di prognosi per trauma contusivo alla
> mano..... come possono avere tanta libertà di agire... non lo so una
> cosa è certa... LI paghiamo noi i loro stipendi e per ringrazziarci
> ci hanno massacrato...
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pc 2-3 ottobre - Fiat-Elkann cita Marx

“le crisi sono sempre soluzioni violente soltanto temporanee delle contraddizioni esistenti ed eruzioni violente che servono a ristabilire l'equilibrio turbato” (Marx).
"se guardo agli ultimi 10 anni, e in particolare alla svolta che abbiamo impartito in
Fiat con Chrysler, vedo un cambiamento epocale che ha profondamente modificato la fidsionomia del nostro gruppo.

E' LA CRISI CHE CI HA RESI PIU' FORTI, e visto che per fortuna non ci troviamo in uno stato di crisi permanente, momenti come questo posono diventare un'occasione importante per cogliere e valorizzare le nuove opportunità che si presentano" (Elkann)

Fiat/ Elkann: In ogni crisi opportunita', Chrysler ne e' esempio


oggi Nord America e' il nostro mercato principale

Courmayeur, 1 ott. (TMNews) - La crisi economica e' anche un momento utile per cogliere opportunita' sui mercati. E un esempio concreto e' proprio la Fiat che nel 2008-2009 e' riuscita ad "associarci con Chrysler". Lo ha sottolineato il presidente di Fiat ed Exor, John Elkann, nel corso di un convegno sull'imprenditoria familiare, che si conclude oggi a Courmayeur.

"Le crisi sono momenti molto importanti, perche' permettono di ricalibrare le priorità e soprattutto di cogliere le opportunità. E questo e' stato il caso per noi del 2008-2009, quando siamo riusciti ad associarci alla Chrysler" un fatto che piu' tardi, con l'alleanza con la casa di Detroit, ha dato vita ad "un cambiamento epocale per la Fiat" ha spiegato il numero uno del Lingotto. Grazie all'unione con CHrysler, Fiat, specializzata in passato in vetture di piccola cilindrata o nell'alto di gamma (con Ferrari e Maserati) può oggi presidiare tutti i segmenti di mercato. "Oggi abbiamo una gamma completa - ha osservato Elkann - siamo leader nel mercato dei Suv in America".

Un cambiamento epocale che ha avuto anche riflessi sull'assetto geografico del gruppo:"Guardando allo spaccato dei ricavi di questa nuova entità, il mercato principale e' il Nord America, dove vendiamo un po' meno del 50 per cento, l'Europa rappresenta meno di un terzo delle nostre vendite e l'Italia meno del 15 per cento" ha concluso Elkann

MENTRE GLI OPERAI A MIRAFIORI STANNO IN CASSA E A TERMINI PERDONO IL POSTO DI LAVORO....


.....le imprese familiari  come Fiat, "prima che scattasse la crisi degli ultimi mesi, in dieci anni in borsa ha visto aumentare il proprio valore del 114%, quasi cento punti più della media"

domenica 2 ottobre 2011

pc 2-3 ottobre - Arundhati roy oggi a Ferrara "Nel prossimo libro descrivo i giorni e notti in marcia con i maoisti nella giungla

salutiamo la presenza nel nostro paese di Arundhati roy, scrittrice progressista e grande sostenitrice della lotta contro il regime indiano, l'operazione 'Green Hunt' e solidale con la lotta dei maoisti del PCImaoista

un rappresentante di proletari comunisti e uno del comitato di sostegno internazionale alla guerra popolare in india sono oggi a ferrara per salutarla

csgpIndia@gmail.com


intervista su repubblica di ieri

Arundhati roy "Nessun romanzo cambia il mondo" . "Nel prossimo libro descrivo i giorni e le notti in marcia con i maoisti nella giungla". Intervista all´autrice indiana che ha lasciato la fiction per gli scritti di denuncia

Arundhati Roy è l´autrice de Il dio delle piccole cose, bestseller internazionale. Ed è la stessa che dopo aver vinto un Booker Prize a 35 anni, grazie a quel libro, ha poi impiegato i successivi quindici a fare da coscienza critica di fronte ai disastri dell´imperialismo globale in India (Bhopal, le grandi dighe, la maledizione per i poveri che è l´altra faccia delle Silicon Valley d´Oriente). Così dal 1996 si sente ripetere sempre la stessa domanda: perché scegliere di abbandonare i romanzi per dedicarsi all´impegno? Perché, di nuovo nel libro più recente, Broken Republic, appena uscito in inglese accolto da interesse e feroci polemiche e in via di pubblicazione in italiano da Guanda, raccontare al mondo con dolente partecipazione l´assalto al giacimento di bauxite di una montagna che costa vita e libertà a una tribù, un delitto politico in Andhra Pradesh, la guerriglia bizzarra e feroce dei maoisti "naxaliti" con cui per una settimana è andata a vivere e marciare nella giungla? In quindici anni Roy deve in ogni caso aver imparato la pazienza, perché mostra ancora l´incantevole sorriso di quando spiegò la prima volta che no, non aveva intenzione di diventare solo "una graziosa signora che scrive romanzi". E mantenne la parola.
Perché, insomma, scrivere solo saggi di denuncia e di polemica?
«La risposta migliore è che non ho avuto, non ho, scelta. Come gli scrittori non scelgono le loro storie ma sono, me compresa, scelti da loro, così la realtà, in un Paese dove la democrazia è un teatro dietro al quale divampa la brutalità, ti mette davanti situazioni e ingiustizie che chiedono una voce per essere raccontate. Scrivo, come ho fatto per molti libri e molti anni, quando mi è impossibile tacere. E per farlo uso tutte le capacità a mia disposizione, quella del narratore di storie e quella dell´intellettuale che ha bisogno di capire come stanno davvero le cose. Per raccontarle senza semplificare troppo ciò che semplice non è».
Le è capitato di dire che fare narrativa è come danzare, la saggistica è come camminare…
«L´ho detto, riguardo al ritmo. Ma in effetti "In cammino con i compagni", il capitolo centrale del nuovo libro, dove racconto giorni e notti in marcia con i maoisti nella giungla, è stato un po´ danzare. C´è anche la paura, l´emozione, la speranza, e naturalmente la violenza della guerriglia».
Di fronte alla quale esprime questa volta più interrogativi che condanne, come le è stato rimproverato. Scrive fra l´altro: "a uno che muore di fame non puoi proporre uno sciopero della fame per protesta".
«È impossibile solidarizzare in tutto con certi gruppi come i maoisti e loro metodi. Ma è vero anche che dopo una lunga e spettacolare affermazione del movimento non violento, da noi molte cose sono peggiorate. Sempre più polizia, sempre più violenze e distruzioni, un´opposizione sempre più radicale tra gli interessi di pochi e la vita di molti. Tutto questo mi ha cambiata? Forse. Ma credo che le cose da noi siano cambiate più di me».
In Europa e in America l´impegno, al tramonto delle ideologie tradizionali, ha un carattere prevalentemente umanitario. In Italia c´è un caso particolare di impegno, anche a caro prezzo, contro la Mafia e il malaffare.
«Conosco e comprendo il caso Saviano. Ma in Occidente la gente ha un rapporto "civilizzato" con la democrazia, non la pone radicalmente in discussione per i suoi limiti. Una delle ragioni, vorrei ricordare, più della fine delle ideologie, è che il prezzo del libero mercato è pagato soprattutto nelle altre parti del mondo».
Cosa pensa della vocazione all´impegno di tanti intellettuali e personalità occidentali?
«Distinguo. Domani a Ferrara all´incontro del Festival di Internazionale parlerò di impegno e scrittura con John Berger, che é per me un amico e un esempio di ricerca della verità nel linguaggio della narrazione. E poi ci sono anche le celebrità che si schierano per il "lavoro sociale". Ma è diverso quando ti schieri "per una causa" come se lo facessi per un prodotto. E per distinguere c´è un sistema infallibile, basta vedere se per il sistema il tuo "endorsement" è confortevole, o crea disagio. In India c´è un´acciaieria che sventra le montagne e distrugge intere popolazioni, ma promuove un programma per la protezione dell´artigianato tribale…».
Sembra che la globalizzazione, anziché unire, possa allontanare…
«Globalizzazione è una parola ambigua. Contiene anche l´11 settembre che ha lasciato gli Stati Uniti indeboliti, il collasso economico internazionale che rende più instabile il mondo Occidentale. C´è materia di riflessione; invece di fronte a tutto questo le élite indiane sono sempre più ciecamente devote al libero mercato».
Sarà che anche a noi sembra che lì la crescita sia inarrestabile…
«Non dimentichi di aggiungere "ma solo per le élite". Molta della distanza dipende dal fatto che per me è impossibile non vederlo e non gridarlo».
Dirlo con l´empatia della narrativa, anche nel caso del suo romanzo d´esordio, sembrava una scorciatoia formidabile tra culture e continenti. L´impegno diretto nella denuncia non rischia di essere una via più lunga per comunicare?
«Può sembrare così, se l´obiettivo è convincere qualcuno o anche molti. Ma l´urgenza di intervenire dove e quando drammi e tragedia stanno accadendo è completamente diversa, non ha il tempo della creazione e della circolazione letteraria che cambia l´opinione pubblica. Per me è troppo difficile essere lì e non intervenire subito. Tacere, in questi casi, è tradire se stessi. Forse tornerà anche il tempo di scegliere come dire le cose».

sabato 1 ottobre 2011

pc 1 ottobre - l'assemblea di roma - tanti partecipanti ma domina alla fine il pensiero unico riformista

parte dei comunisti rivoluzionari e della sinistra di classe come sempre portaborracce e donatori di sangue dei soliti noti riciclati
oggi movimentisti, domani elettoralisti
E' la strada niente affatto nuova la cui fine è nota

proletari comunisti
1 ottobre 2011

dal sito di liberazione

Nasce il movimento "No debito"
Una grande assemblea, quella tenutasi al teatro Ambra Jovinelli di Roma oggi. Oltre 800 partecipanti, con 25 interventi provenienti da associazioni, sindacati, comitati, organizzazioni della sinistra, intellettuali. Parola d'ordine centrale, "Noi il debito non lo paghiamo" che diventerà il collante di questo "spazio politico pubblico" come lo ha definito Giorgio Cremaschi aprendo i lavori a partire dalla manifestazione del 15 ottobre, quando questo schieramento sfilerà dietro uno striscione unitario con questa parola d'ordine. Ma il dibattito ha chiesto di più della semplice manifestazione: costruzione di comitati, capacità di interlocuzione sociale di massa, centralità dei giovani e soprattutto il rifiuto dell'assemblaggio di forze politiche e sindacali residuate di una fase precedente. La verifica del
percorso in una nuova assemblea da costruire per dicembre. Paolo Ferrero, intervenuto tra gli ultimi, ha annunciato che Rifondazione comunista ci sta in questo movimento e ne rispetta l'autonomia e l'indipendenza dagli schieramenti politici, «perché un errore si può fare una volta ma non due», ha spiegato con riferimento alla svolta politicista che portò il Prc nell'Unione.
Quello che il segretario del Prc intravede nella sala affollata è lo stato nascente di uno spazio «che manca»e che ha un compito duplice: «Spiegare la crisi, fornire una critica dell'economia politica, e intrecciarsi con le lotte ché, altrimenti, rischiano di restare difensive».
L'assemblea ha avuto un'introduzione d'onore con la video intervista a Andrea Camilleri che si è pronunciato per l'illegittimità del debito e contro un mercato liberista "che assomiglia troppo a una grande Parmalat".
Importante anche l'intervento di Alex Zanotelli, sia pure letto da un esponente del movimento pacifista e non violento del padre missionario.
Cremaschi, nella sua relazione introduttiva, ha posto l'attenzione sulla lettera della Bce con cui è stata chiesta una manovra durissima al governo italiano. "Due privati cittadini, Trichet e Draghi, - ha detto - scrivono al presidente del Consiglio con arroganza. Si sarebbe dovuto aprire un dibattito politico, anche da parte dei "narratori". Invece, silenzio totale", Da qui, la traccia del dibattito dell'assemblea: costruire uno schieramento, "un movimento politico e sociale" autonomo dagli schieramenti politici, distinto dal governo e dalle opposizioni, in grado di capire la pericolosità di Berlusconi ma anche dei diktat della Bce. "Perché prima della Bce c'era Marchionne" ha detto Cremaschi, invitando a respingere l'appello alla coesione nazionale di Giorgio Napolitano.
Da qui la centralità della piattaforma con cui questo "spazio pubblico" si presenterà sulla scena politica: il no al debito, la riduzione drastica delle spese militari, il rifiuto degli accordi della concertazione (28 giugno) e il no alla precarizzazione del lavoro, la difesa dei beni comuni (a partire dal no alla Tav), la democrazia con la parità dei diritti per i migranti e la libertà di informazione. Saranno questi gli ingredienti di una mozione conclusiva votata a stragrande maggioranza dall'assemblea. In cui spunta anche la richiesta di un referendum sull'Europa. "Costruiamo un progetto politico, ha detto ancora Cremaschi, ma non un cartello elettorale". Tra gli interventi "sociali" quello di Paolo Divetta, di Roma Bene Comune, che ha chiesto di "non fare la somma ma la differenza" e di far vivere i contenuti di questa iniziativa nel conflitto a partire dal 15 ottobre.

pc 1 ottobre - oggi corteo antifascista a Ostia

ORE 14.30 CORTEO CITTADINO "NESSUNO SPAZIO A CASAPOUND OSTIA"
(P.zza della stazione vecchia - Treno Roma/Lido fermata Ostia Centro)

In questo periodo di crisi economica è facile il ritorno alla barbarie.
Basta vedere semplicemente il dato della precarietà giovanile e della
disoccupazione. La cultura dello scontro tra poveri e dell'odio per il
diverso attecchiscono proprio in quelle periferie dove il disagio si
manifesta in maniera più intensa. I fascisti del terzo millennio,
autodefinizione di Casapound Italia, usano la cultura dell' "odia gli
stupidi" per attaccare il diverso, dal migrante allo studente del liceo,
colpevole di rifiutare il nuovo fascismo. Noi siamo contrari allo scontro
tra le persone che vivono le stesse difficoltà e siamo convinti che
nessun quartiere deve dare spazio a questi linguaggi. Siamo convinti anche
di un cosa: la vera cultura di Casapound è violenza, razzismo e paura.

Aprirà sabato 1 Ottobre il circolo culturale "Idrovolante", sito in via
Costanzo Casana 238, nato su iniziativa delle associazioni Aeglos,
CasaPound Italia, ErgonItalia ed Insieme per Roma. Un operazione politica
che dietro la parola cultura nasconde in realtà una birreria per fascisti
del terzo millennio e nostalgici degli anni di piombo, quegli stessi
fascisti che hanno tolto la vita a Walter Rossi, Valerio Verbano ed a
tanti altri. Angelo Battaglia, portavoce del circolo e dell’associazione
Aeglos, ha scelto di arruolare per questa operazione i camerati di Luca
Marsella, gli stessi individui che hanno messo le mani addosso agli
studenti del liceo Anco Marzio. Ma l'elenco è lungo.
Non dimentichiamo infatti gli attacchi ad un vero luogo di cultura quale
il Teatro del Lido. Non dimentichiamo le vergognose scritte sui muri, le
offese alla memoria di Valerio Verbano e le tante intimidazioni e
aggressioni che ormai da tempo si registrano sul litorale romano. Non
dimentichiamo i loro infantili tentativi di passare per vittime, né
tantomeno la delirante dichiarazione “in 3 contro 70 persone armate e
siamo ancora in piedi, ci vuole ben altro per fermarci”. Ma soprattutto
non dimentichiamo il clima di odio che hanno voluto portare e imprimere
nel nostro quartiere. Oggi, ma come sempre, abbiamo intenzione di dare una
risposta chiara ed inequivocabile a questa ennesima manovra politica: noi
non abbiamo paura, fuori il fascismo dai nostri quartieri.

Il 1 Ottobre scenderemo per le strade di Ostia e daremo vita ad un corteo
cittadino. Sarà una giornata di comunicazione con il quartiere per
raccontare che la vera cultura non lascia spazio al fascismo. Da Piazza
della Stazione Vecchia fino al Teatro del Lido, luogo simbolo della
cultura, per dimostrare che la risposta alla crisi può e non deve essere
la barbarie. Un corteo pacifico che darà una risposta politica a chi vuole
dare uno spazio ha Casapound Ostia.

Il sindaco Alemanno e il presidente del municipio Giacomo Vizzani, lo
stesso che stringendo la mano a Gianluca Iannone ha legittimato le azioni
dei suoi squadristi, hanno visto respingere per tre volte dal territorio
del tredicesimo municipio i tentativi d'occupazione fatti da Casapound
Ostia. Il fatto che hanno deciso di pagare l'affitto insieme ad altre tre
associazioni non cambia la sostanza del problema. Chiediamo ad Angelo
battaglia se vale effettivamente la pena assumersi la responsabilità
politica di tenere dentro il suo spazio i ragazzi di Luca Marsella. Fino a
quel momento per noi è un luogo di violenza. Nessuno spazio a Casapound
Ostia.

Ostia Antifascista

Adesioni al corteo: A.N.P.I., Coordinamento Antifascista XIII, Collettivo
l'Officina, Studenti Autorganizzati Roma, Collettivo Autorganizzato Anco
Marzio, Collettivo Autorganizzato Virgilio, Collettivo Labriola, Partito
Democratico (Roma), Giovani Democratici, Pd Ostia Centro, Pd Ostia Nuova,
A.T.O.M., Zk Squatt, Ateneo Occupato, Rifondazione Comunista Ostia,
Rifondazione Comunista Acilia, Cobas ASL Roma D, Giovani Comunisti Roma,
Comitato per la riapertura del Teatro del Lido, Fiumicino Resiste,
Generazione P., Spazio sociale Ex 51, Collettivo Fuori Legge (Giur. Roma
Tre), Collettivo Autorganizzato Giurisprudenza (Sapienza), Associazione
Culturale "Lotta Continua", Collettivo Controcorrente Palestrina,
Riprendiamoci le Spiagge, Horus Project, CSOA Macchia Rossa, Collettivo
Militant, Cgil Scuola Roma-Ovest, Sinista & Libertà tredicesimo municipio,
Coordinamento lotta per la casa, Roma Bene Comune.

pc 1 ottobre - intervista a Ilham Elhasnouni compagna marocchina arrestata e poi liberata - info per il meeting internazionalista di Parigi



RF: Ilham, qual è il motivo per cui sei stata messa in prigione?

Il mio arresto è dovuto agli eventi del 14 e 15 maggio 2008 che rappresenta la rivolta che ha portato il movimento studentesco sulla scena della lotta di classe in Marocco. Allora, gli studenti avevano posto alcune delle loro richieste giuste e legittime. Il rifiuto di una disposizione che autorizzava l'espulsione dei militanti dell'Unione Nazionale degli Studenti del Marocco, e in particolare i membri della Via Democratica di Base era in prima linea in queste rivendicazioni.
Dal momento che il regime aveva usato tutte le sue carte, tra cui arresti politici e la repressione fisica diretta per reprimere la lotta del movimento studentesco, ha poi utilizzato il nuovo metodo di espulsione.
In c! onseguenza gli studenti hanno condotto varie battaglie che hanno raggiungo il punto culminante nella rivolta del 14 e 15 maggio. La rivolta ha visto arresti in massa tra i militanti e gli studenti, tra i quali il regime ne avrebbe mantenuto undici, un gruppo che è poi stato conosciuto come il "gruppo Zahra'Bodkour", dal nome di un compagno fermato durante questi eventi.
Dieci compagni hanno scontato pene di 2-3 anni di prigione, mentre il compagno Morad Elchuini rimane in carcere dove sta scontando una condanna di quattro anni.
Inoltre, molti mandati di arresto sono stati emessi contro i militanti che avevano partecipato alla rivolta, io ero una di questi, e il 12 Ottobre 2010, sono stata arrestata nella casa della mia famiglia.

RF: Come ti hanno trattata, sei stata torturata o insultata?

Con i suoi attacchi ripetuti contro i militanti, il regime mira a spezzare la loro volontà e la loro determinazione con i suoi metodi repressivi compreso l'uso della violenza verbale, insulti, umiliazioni, abusi fisici e bastonate. I cinque giorni al commissariato di polizia sono passati come se fossi in un altro mondo, un mondo pieno di criminali e assassini che hanno perso il loro senso di umanità. Sono stata trattata come se fossi per loro un bersaglio facile attraverso il quale mostrare la loro brutalità, il loro sadismo e tutte le loro malattie psicopatiche.
Tuttavia, i nostri principi e le nostre convinzioni restano la nostra arma migliore nello scontro, ci rafforzano e ci fanno coraggiosi davanti ai nostri carnefici che trovano i nostri sguardi così dolorosi come se fossero pallottole bruciati che fanno male, spingendoli a scatenare il pestaggio e l'aggre! ssione come un'interpretazione della loro rabbia, una rabbia che intendo come risposta alle parole che continuiamo a dire, parole che rispecchiano il nostro impegno nella linea di massa, la linea del nostro popolo impoverito.


RF: Qual è stata l'importanza della lotta del tuo popolo e della solidarietà internazionale per la vostra libertà?

I regimi reazionari tentano sempre di dissimulare gli arresti politici. Ecco perché cercano di fabbricare facili accuse contro gli attivisti. Tuttavia, ciò che fa la differenza è quando le masse si aggrappano ai loro militanti, costringendo i regimi a riconoscere il vero contesto di questi arresti.
La lotta del popolo marocchino e tutti i movimenti e le organizza! zioni internazionali che mi hanno sostenuta quando era in carcere è stata estremamente importante, e ha avuto una forte eco nel mostrare pubblicamente il mio caso e quello di tutti i prigionieri politici. Ha anche avuto un peso importante nella sfera politica, mentre il regime pensava di fare di Ilham una criminale comune, il popolo marocchino rifiutò e disse: "Questa è la nostra figlia, tutto ciò che voleva era una educazione democratica, laica, popolare e unitaria". Pertanto, tutti i movimenti e le organizzazioni internazionali hanno espresso il loro sostegno al nostro popolo, qualcosa per cui io saluto tutti profondamente, perché hanno coraggiosamente approcciato la nostra causa, e hanno combattuto per essa.


RF: Parlaci del tuo obiettivo, il vero socialismo e la lotta per realizzarlo in Marocco.

La linea politica cui aderisco è il marxismo-leninismo-maoismo e quindi il mio obiettivo è quello di costruire la nuova democrazia e portare a compimento i compiti democratici nazionali popolari attraverso la strategia della guerra popolare di lunga durata. Questo ci richiede, come attivisti, di essere presenti tra le masse per organizzarle, mobilitarle e educarle per raggiungere l'aumento quantitativo delle loro file, soprattutto mentre sono testimoni diun'ondata di proteste di massa in cui la loro coscienza si è mescolata con il grande ruolo svolto dal Movimento del 20 febbraio, un movimento che contribuisce a preparare le masse a protestare e ad unirsi.

da 'Red Flag' - GIORNALE dell'MLPD (partito marxista-leninista della Germania)

pc 1 ottobre - vieni al meeting internazionalista di parigi - scrivi a ro.red@libero.it

pc 1 ottobre - da red block palermo - contro il rettore Lagalla

Contro il rettore sceriffo Lagalla, sgomberi e repressione, Ribellarsi è giusto!

Lungi dalla retorica circa la vicinanza e il servizio per i cittadini, le istituzioni si dimostrano ancora una volta per quello che sono: strumenti contro i lavoratori, i giovani e gli studenti.
Dopo quasi 3 decenni di abbandono dell’ Ex Consorzio Agrario e trasformazione illegale di esso in discarica abusiva da parte delle istituzioni universitarie, giovani studenti medi e universitari decidono di occuparlo con il progetto di crearvi uno
studentato autogestito dagli studenti stessi.
Nell’intenzione degli occupanti tale progetto era finalizzato a dare delle risposte immediate agli studenti. Ormai lo stato
dell’istruzione italiana è davanti gli occhi di tutti, riforma dopo riforma il cosiddetto “diritto allo studio” è diventato una
chimera: da un lato studiare diventa un vero e proprio privilegio tra aumenti di rette universitarie, l’invenzione dei test di accesso alla modica cifra di 50 euro cadauno, dall’altro i servizi verso gli
studenti diminuiscono progressivamente anno dopo anno sia
quantitativamente che qualitativamente: meno mense, meno alloggi, servizi appaltati a ditte esterne private con aumento dei costi sempre a carico di
studenti e studentesse.

A fronte di questa situazione catastrofica il primo pensiero del Rettore dell’Università di Palermo e prossimo probabile candidato a sindaco nelle fila del PDL Roberto Lagalla è quello di sguinzagliare contro i propri studenti i sempre più odiati celerini e servi della digos per lo sgombero dello stabile lo scorso agosto.
Quest’operazione puzza di campagna elettorale, sotto la retorica della “legalità” si vuole lanciare un segnale alle lobby della città che sotto
l’eventuale mandato a sindaco dell’attuale rettore sarà governata la città
all’insegna dell’ordine e della disciplina, il decoro come lo chiamano loro sarà
garantito. Quale legalità e quale decoro? Quello della classe dirigente cittadina affarista e mafiosa legata a doppio filo con il governo Berlusconi.

Per questa mossa repressiva e fascista e secondariamente per la carica istituzionale che necessita di
imparzialità politica non più garantita dopo aver espresso apertamente i progetti futuri riguardanti la
propria carriera politica, il rettore deve dimettersi come già giustamente richiesto dagli studenti di vari
collettivi universitari.

Esprimiamo la massima solidarietà ai compagni di Anomalia che lottano contro lo sgombero in particolare ai 20 studenti e studentesse che hanno passato la terza notte sul tetto dello stabile in segno di protesta senza cedere neanche davanti alle intimidazioni da parte della questura che ha inviato ai suddetti studenti un’ingiunzione a presentarsi in questura per la
notifica di disparate denuncie con
l’evidente intenzione di costringerli a scendere dal tetto.
Con mosse del genere si palesa quanto il “re è nudo”, di fronte a proteste simboliche ma incisive non riuscendo con la forza si prova con l’intimidazione.

Dal G8 di Genova del 2001 la borghesia imperialista italiana ricorre sistematicamente all’uso dello stato di polizia per “risolvere” i “problemi” rappresentati dai soggetti sociali che lottano contro l’attacco frontale e sfrenato ai diritti conquistati prima dalla resistenza partigiana e in seguito dal grande ciclo di lotte degli anni ’60 e ’70. Questo processo a tappe forzate sta portando alla costruzione di un regime di moderno fascismo.

Contro tutto ciò non basta la denuncia ma occorre organizzarsi e controattaccare per respingere ogni tentativo di strapparci quei pochi diritti rimasti e riprenderci tutto, in tal senso la frammentazione sul fronte della repressione da parte del
movimento in primis e delle lotte è un danno verso chi è colpito dalla repressione e chi lotta in particolare lo è verso i proletari e il popolo che subiscono queste politiche in generale. A nostro avviso non è sufficiente lottare contro episodi repressivi quando questi avvengono neanche in un logica di politica difensiva, invece è necessario costruire un organismo permanente a livello nazionale di lotta e coordinamento contro la repressione tra le forze rivoluzionarie e i soggetti colpiti da essa per rispondere con più forza ed efficacia e limitarne i danni. Così come a livello locale ribadiamo la necessità di un coordinamento contro la repressione.

Via il “magnifico” sceriffo Lagalla!

Contro la repressione rispondere colpo su colpo!

Contro lo stato di polizia e il moderno fascismo che avanza, lotta di classe e organizzazione!
Pubblicato da RED BLOCK a 09:37

pc 1 ottobre - corteo studentesco a milano il 7 ottobre

Ottobre 2011.
L’autunno è alle porte e gli atenei cominciano pian piano a ripopolarsi.Si apre quest’anno l’università riformata,un’università dequalificata e depotenziata,prima vittima della crisi finanziaria, dove le risorse necessarie sono state tagliate per far quadrare i bilanci e pagare i debiti del sistema baronale, dove dipartimenti e corsi di laurea sono stati cancellati perchè non funzionali al mercato, dove la precarietà è l’unico orizzonte di vita ( a cominciare da stage e tirocini non retribuiti), dove l’idea stessa di una istruzione che formi menti critiche è stata sepolta.
Gli Stati si stanno avvitando attorno al debito, per aver tentato di salvare le banche ed il sistema finanziario globale: la politica cede il passo alle borse, alle agenzie di rating, agli organismi di credito, alla governance economica mondiale. Scelte e tagli allo stato sociale, specie in Europa, vengono dunque decisi da coloro che questa crisi l’hanno creata e che adesso vogliono scaricarla, con le politiche di austerity, addosso a milioni di persone: dalla Grecia all’Islanda, dalla Spagna all’Italia.Nel frattempo il nostro governo continua, a colpi di decreti e leggine, ad affossare sempre piu’ il nostro Belpaese.Un esempio e’ l’articolo 8 della manovra appena varata che altro non è che la trasformazione in legge del modello Marchionne, il che significa ulteriore precarizzazione del lavoro.

Precarizzazione che riguarda direttamente il mondo lavorativo, fatto di contratti atipici e rimborsi spese, ma indirettamente tutto il sistema di welfare.

Precarizzazione che viene spronata da questa universita’ che si fa promotrice di stage ed esperienze lavorative gratuite, anticamera di cio che accadra’ dopo la laurea, preparando noi student* universitar* ad un futuro lavorativo senza diritti e con sempre più incertezze.
Un’università pubblica che ci appare ora definanziata, impoverita e in preda ai privati, non più quindi un laboratorio accessibile a tutti ma una mera macchina per far soldi, un’universita’ dove le conoscenze omologate soppianteranno definitivamente il sapere critico e dove la cultura libera verra’ distrutta.

NOI NON CI STIAMO:DIRITTI E REDDITO PER TUTTI DENTRO E FUORI L’UNIVERSITA’.

VENERDI 7 OTTOBRE CORTEO STUDENTESCO

Concentramento Universitario@Via Festa del perdono ore 8.30
IL NOSTRO FUTURO E’ IN GIOCO.NON LASCIAMOLI GIOCARE DA SOLI!

VI METTEREMO IN CRISI!

Lab.OUT Milano
LABORATORIO IN MOVIMENTO

pc 1 ottobre - Appello x Manifestazione Nazionale NO F-35 a Novara 05 Novembre - proletari comunisti aderisce

Appello per la manifestazione del 5 novembre 2011 a Novara:

NO AGLI F-35



L'acquisto e l'assemblaggio di cacciabombardieri F-35 nello stabilimento che
Lockheed Martin ed Alenia stanno facendo costruire all'interno
dell'aeroporto militare di Cameri, a pochi chilometri da Novara,
costituiscono l'ennesimo spreco di soldi pubblici.

La ditta vicentina Maltauro, che ha vinto l'appalto per la costruzione dei
capannoni dall'inizio del 2011, ha cominciato i lavori.

Mentre si tagliano spese sociali, sanità, pensioni, scuola, ecc., si
spendono venti miliardi di euro per produrre strumenti di morte e
distruzione (131 sono i cacciabombardieri che saranno acquistati
dall'Italia).

Scarse saranno le ricadute occupazionali sul territorio; al contrario
queste risorse saranno sottratte ad altre attività socialmente utili che
creerebbero posti di lavoro e benefici sociali (energie pulite e
rinnovabili, servizi sociali, istruzione, ricerca, cultura, difesa del
territorio, ecc.).

Inderogabili ragioni morali contrarie alla guerra e a tutte le fabbriche di
armi, unite alla pesante crisi economica, che viene fatta pagare ai
cittadini (soprattutto ai ceti sociali più deboli) e tocca le tasche e la
vita di tutti, ci costringono a prendere una posizione chiara e decisa.


Per questo continuiamo un percorso di decisa critica pubblica al progetto e
proponiamo una Manifestazione di carattere nazionale da tenersi a Novara
nella giornata di sabato 5 novembre 2011.

Chiediamo l'apporto plurale di diverse realtà che concordino nel
contrastare la costruzione e l'acquisto dei cacciabombardieri F-35 (ed il
relativo spreco di almeno venti miliardi dei nostri soldi) e rivolgiamo un
appello a tutte/i ad aderire e partecipare.


MOVIMENTO NO F-35 NOVARA

Per adesioni: info@noeffe35.org > http://www.noeffe35.org

pc 1 ottobre - Milano..nessuno spazio a Forza nuova -- proletari comunisti aderisce

Nessuno spazio a Forza Nuova


Milano: il 29 ottobre nessuno spazio a Forza Nuova
No al corteo, no al concerto dei razzisti ungheresi


È preannunciata per sabato 29 ottobre, una manifestazione a carattere nazionale di Forza Nuova contro "banche e usura". Due gli appuntamenti: uno a Roma e l'altro Milano. Un'ennesima provocazione, volutamente indetta a ridosso della ricorrenza della Marcia su Roma.
L'iniziativa di Forza Nuova, dopo un corteo per le strade cittadine, dovrebbe concludersi a sera con un concerto al Presidio di piazza Aspromonte, presente il gruppo ungherese Romantikus eroszak, letteralmente Violenza romantica, presentati come “la band di riferimento della scena nazionalista ungherese”, ovvero di chi, sul piano politico, ruota attorno al partito di estrema destra Jobbik (estimatore delle Croci frecciate, collaborazioniste dei nazisti durante l’occupazione tedesca), che in
quel Paese, già al centro a livello europeo di forti preoccupazioni per le sorti della democrazia e per il rispetto dei diritti civili, si sta distinguendo per la costituzione di strutture paramilitari, la persecuzione di Rom e gay, l'ostilità nei confronti degli ebrei. I video di questo stesso gruppo, facilmente reperibili in rete, inneggianti anche agli ultras filofascisti del Ferencvaros, una delle squadre di calcio della città di Budapest, trasudano non a caso di violenza estrema.
Già il 22 maggio 2010 Forza Nuova indisse a Milano, sempre sullo stesso tema, un corteo nazionale con la presenza proprio di una delegazione di Jobbik, poi trasformato dal Prefetto in un comizio, in cui si tentò anche di forzare i cordoni della polizia.
Nel fare appello alla Milano antifascista affinché non venga concesso alcuno spazio a Forza Nuova e a concerti di stampo razzista, non può non essere ricordato come l'intero gruppo dirigente di Forza Nuova di Milano sia attualmente sotto inchiesta da parte della magistratura per i reati di «lesioni, violenza privata aggravata, porto di strumenti atti ad offendere e danneggiamento», con l'ipotesi di
«incriminazione per associazione per delinquere».
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pc 1 ottobre - discussioni e prese di posizioni sul 15 ottobre

da indymedia

Trasformiamo l’indignazione in conflitto
Verso il 15 ottobre costruiamo piazze antagoniste

Il terzo anno dall’inizio della prima grande crisi strutturale del nuovo millennio si chiude, in Italia, con l’approvazione di una manovra governativa che aggredisce le condizioni di vita del neoproletariato, erode quanto rimane dello stato sociale, stravolge il quadro normativo della contrattazione del lavoro. Siamo di fronte alla versione italiana di una strategia dominante, in particolare in Europa, che ha visto in forme diverse il Capitale ricercare una via d’uscita dalla crisi comprimendo salari e diritti e praticando una precarizzazione totale di ogni forma di rapporto di lavoro e di rapporto sociale.
L’agire in una dimensione pienamente politica della Banca Centrale Europea, la sua capacità di imporre le scelte di politica economica nell’area dell’euro, segna un ulteriore passaggio verso il declino della sovranità dello stato nazionale.
Lo scenario della crisi ha però subito una mutazione per noi importante portando in scena nuove soggettività sociali capaci, sia pure in modo ancora embrionale e contraddittorio, di incrinare quel quadro di apparente pacificazione, di supposta “fine della storia”.
Realtà del Nord Africa, del Sud America, dell’Europa sono state percorse nell’ultimo anno da un’ondata d’insorgenze sociali differenziate dal punto di vista del tipo di rivendicazioni, della radicalità, dell’estensione temporale e quantitativa e della composizione sociale. Sono movimenti che assumono particolare rilevanza dal momento che si coniugano con la crisi economico-finanziaria, si esprimono su scala globale e si muovono totalmente al di fuori delle rappresentanze politico-partitiche tradizionali. Estranei agli stessi partiti storici della “sinistra” e in non pochi casi anche ai sindacati eredi dell’esperienza del movimento operaio del Novecento. Il non sentirsi rappresentati da alcuna forza politica è una costante che attraversa i movimenti di questi ultimi tre anni, dall’Onda italiana ai movimenti israeliani passando per gli indignados spagnoli.
La lettura che viene fatta di quest’ondata globale tende ad accomunare, da sponde e con contenuti opposti, il sistema mediatico e settori consistenti delle forze antisistemiche in una visione che tendenzialmente riduce la complessità di questi fenomeni all’omogeneità. Sono interpretazioni che appiattendo le diversità ci esentano dall’analisi e dalla valutazione, dalla necessità di individuare le tendenze più incisive dei processi sociali che vanno messe in luce, potenziate e generalizzate.
Sono sicuramente evidenti i limiti di prospettiva dei recenti movimenti, le loro carenze dal punto di vista della critica radicale al sistema, la costruzione di un immaginario in cui è quasi del tutto assente l’idea della necessità del superamento degli attuali rapporti sociali, della costruzione di una cooperazione sociale nuova, di un diverso “comune”.
Sarebbe però miope non comprendere come quest’“onda indignata” sia l’apparizione aurorale di un grande sommovimento sociale che esprime il lato soggettivo della crisi di egemonia del Capitale nella sua forma liberista. Nello stesso tempo non si può sottovalutare l’elemento dell’estraneità a tutte le forme di rappresentanza liberal-borghese e tradizionale. Queste due componenti dei nuovi movimenti ci sembrano segnali di trasformazioni nella soggettività neoproletaria prodotte dalla lunga “crisi della rappresentanza” e dalle martellanti politiche economiche neoliberiste. Sono insorgenze che indicano l’emergere della percezione della possibilità di produrre cambiamenti sociali, si tratta quantomeno di un’apertura verso possibili conflitti radicali. Una percezione già in grado di attivare movimenti di massa significativi che magari non sempre sanno mirare ai meccanismi di produzione e riproduzione sociale, d’altra parte si sa che i movimenti cucinano con gli ingredienti che i tempi mettono a loro disposizione.
Sono segnali sufficienti per consentirci di uscire da trent’anni di minoritarismo, sono quel “movimento reale” dentro cui è possibile stare ed operare perché possa diventare “un movimento reale che abolisce lo stato di cose presente”.
La scadenza di lotta globale del 15 ottobre è un’opportunità importante che deve essere colta ed affrontata con l’unico approccio efficace che è quello della costruzione della giornata, della pratica di conflitti in tutte quelle realtà e quegli spazi in cui c’è lotta per il salario, per il reddito, i bisogni sociali, la difesa dei beni comuni, facendo maturare processi di aggregazione che sappiano dare sostanza a quelle che saranno le iniziative del 15 ottobre.
Sarebbero perdenti le ripetizioni, tipiche del decennio passato, dello scadenzialismo sia nella versione “passeggiata” sia nella versione dello scontro spettacolare, sarebbero forme oramai scontate e attese dalla controparte e dal sistema mediatico e che nulla sedimentano.
Il 15 ottobre può diventare una preziosa opportunità purché assuma i connotati adeguati ai bisogni dello scontro in atto e si ponga in una scala quantomeno europea perché lo spazio europeo è il nostro orizzonte, è il terreno del conflitto che ci viene imposto.
Il problema che abbiamo di fronte è squisitamente politico e si dispiega attorno ai nodi di sempre: i bisogni antagonisti, l’autonomia e l’indipendenza di classe, la ri/composizione del soggetto, l’organizzazione e la forza


Verso il 15 ottobre."Solleviamoci!?"

Discussione animata e difficile sul percorso del corteo del 15 ottobre. Ma
alla fine si è trovata la "quadra". Persistono divergenze sul segnale
politico che deve mandare la manifestazione italiana. Il 15 ottobre sarà una
giornata di mobilitazione internazionale contro la crisi e il massacro
sociale scatenato dalle istituzioni finanziarie europee e dal governo unico
delle banche.

L'ennesima riunione preparatoria per la giornata europea di mobilitazione
del 15 ottobre, ha visto le molte componenti del coordinamento nato ad hoc,
cercare in tutti in modi di trovare "la quadra". Un risultato che dopo
l'ultima riunione e all'inizio di quella di ieri non appariva affatto
scontato.

La discussione - ad un osservatore esterno - poteva sembrare meramente
"tecnica" cioè il percorso del corteo, lo striscione di apertura, la
conclusione. In realtà indicava e indica divaricazioni politiche sul segnale
che la manifestazione nazionale del 15 ottobre deve mandare sia a chi
scenderà in piazza sia ai responsabili del massacro sociale che in tutta
Europa ed anche Italia si sta abbattendo su lavoratori, giovani,
pensionati,migranti.

La discussione dei due gruppi di lavoro (manifestazione, comunicazione) è
iniziata dopo le 11.00 ed è riuscita a concludersi solo a ridosso
dell'inizio della riunione plenaria dopo un lungo botta e riposta e numerosi
interventi che hanno talvolta allontanato la possibilità di giungere ad un
appuntamento unitario e condiviso. Lo spettro di due manifestazioni si è
affacciato neanche troppo velatamente in alcuni interventi. Il
rappresentante dell'Usb è andato alla carica senza troppi preamboli mettendo
in discussione che il corteo dovesse accuratamente evitare di transitare per
il centro della capitale e si dirigesse verso piazza San Giovanni secondo i
canoni della manifestazioni di massa ma un po' liturgiche. La proposta
avanzata dall'Usb era che si concludesse invece nella centrale piazza del
Popolo a ridosso dei palazzi del potere e annunciasse pubblicamente che la
manifestazione non si concludeva la sera del 15 ottobre con un tradizionale
comizio. "A New York manifestano sotto la Borsa di Wall Street mica a
Central Park, in Grecia stanno in piazza Syntagma davanti al Parlamento" ha
specificato. Insomma una manifestazione di lotta e non di rappresentazione
che trova il suo punto di forza solo nel numero dei partecipanti.

Di avviso contrario alla proposta dell'Usb altre componenti del
coordinamento (Action,Uniti contro la crisi, Cobas, Arci, Fiom, Uds) e
consenso invece da parte di altre componenti come le reti dello Sciopero
Precario, la rete Roma Bene Comune, Atenei in rivolta, la Rete dei
Comunisti, che hanno insistito molto sul fatto che il passaggio del centro
"politico ed economico" della capitale funzioni anche come avviso di
garanzia - in qualche modo anche minaccioso - verso le misure antipopolari
decise dal governo e dalle istituzioni europee, un nemico che alcuni
definiscono ormai come il "governo unico delle banche" (con chiare allusioni
al governo che sostituirà quello Berlusconi per fare una identica politica
antipopolare). La discussione si è incastrata e contrapposta per parecchio
tempo ed è sembrato a un certo punto che la rottura fosse inevitabile. Un
paio di interventi hanno infine cercato di raccogliere tutte le osservazioni
in campo e indicato la quadra possibile: il percorso del corteo verrà
allungato e chiederà di transitare per il centro prima di arrivare a Piazza
San Giovanni, arrivare ma non concludersi. Un concetto questo che è stato
ribadito da diversi interventi preoccupati che la manifestazione del 15
ottobre si riduca ad una tradizionale manifestazione di massa ma privata di
ogni conflittualita contro il massacro sociale approntato dai poteri forti
in Europa e in Italia.

Anche sullo striscione di apertura la discussione non è stata semplicissima.
Il momento francamente più paradossale è stato quando si è inceppata sulla
condivisione dello slogan ormai europeo lanciato dai movimenti greci "People
of Europe rise up!" ma non sulla sua traduzione in italiano che significa
testualmente "Popoli europei solleviamoci!". L'idea della sollevazione è
apparsa forse un pò troppo inquietante che si volevano sostituire con un più
rassicurante "Cambiare l'Italia, cambiare l'Europa", uno slogan che
obiettivamente sarebbe metabolizzabile anche da Bersani e Bonanni.

La discussione si è conclusa con l'approvazione dello striscione d'apertura
coerente in inglese e in italiano con l'indicazione apparsa sul Partenone
"People of Europe rise up! Popoli europei solleviamoci!". La testa del
corteo sarà unitaria e rappresentativa di tutte le componenti del
coodinamento con l'esplicito invito a tenere alla larga bandiere di partito
e organizzazione o I leader televisiviche ammucchiano di loro le telecamere
e riducono il corteo ad uno sfondo anonimo nei contenuti.

Più difficile è stato trovare "la quadra" sulla gestione dell'arrivo della
manifestazione in piazza San Giovanni che in molti non intendono vivere come
conclusione del corteo e della mobilitazione del 15 ottobre. Molte le
proposte sul tappeto (il coordinatore della discussione ne ha elencate
almeno dieci diverse tra loro), ragione per cui il coordinamento si è
riconvocato per discueterne martedi prossimo. Nel frattempo una delegazione
andrà in Questura per discutere il percorso del corteo avendo ricevuto un
mandato esplicito sulle opzioni da indicare. Il percorso di avvicinamento al
15 ottobre è ormai avviato. C'è da augurarsi e da lavorare affinchè proceda
come auspicato da tutti gli interventi. L'aspettativa è indubbiamente in
crescita e il governo unico delle banche dovrà cominciare a tenerne conto.

Diffondi!

da: www.contropiano.org



lo slai cobas per il sindacato di classe -coordinamento nazionale
aderisce alla manifestazione nazionale del 15 ottobre ma fa appello
alla raccolta di uno spezzone classista, antagonista, rivoluzionario
dato che la piattaforma delle due aree dominanti
uniti contro la crisi e indignados-cobascobfederazzione ecc.
si muove su una piattaforma interclassista(bene comune), riformista al
servizio dei giochi elettorali della sinistra ex-parlamentare, e
sostenitrice delle solite passeggiate romane del sabato
occorre una altro fronte proletario e classista
occorre un'altra via di contrapposizione al governo berlusconi, a ogni
governo dei padroni targato PD e
alternativa a una sinistra massimalista a parole, riformista nei fatti

slai cobas per il sindacato di classe
coordinamento nazionale
cobasta@libero.it

venerdì 30 settembre 2011

pc 29-30 settembre - Milano- Consiglio Comunale - una corrispondenza da proletari comunisti Milano

La seduta di ieri del Consiglio comunale milanese ha discusso
dell’approvazione (la votazione si prevede per lunedì prossimo) del
bilancio. Il tutto preceduto da dichiarazioni e intenti che mettevano
in risalto il dissesto delle casse comunali e le “dolorose” scelte che
la giunta Pisapia sarà costretta ad operare. Convocando tutte le
categorie e presentando emendamenti, in particolare per la vendita
della Serravalle, l’assessore Tabacci ha snocciolato il quadro
catastrofico: "O vendiamo tutto entro il 31 dicembre, o il bilancio non
si sana e il Comune sarà commissariato". E cercando di giustificare le
scelte da prendere: «C’è un tentativo di personalizzare su di me la
questione del Bilancio. Ma io sto semplicemente facendo quello che devo
fare, senza nascondermi dietro un dito» e giustificando i 54milioni di
tagli previsti: «So che ci sono state scelte impopolari ma bisogna
essere sinceri coi milanesi» in riferimento, ad esempio aumento
biglietto ATM e dell’Irpef, ereditati dalle precedenti giunte: «Scelte
obbligate. Abbiamo ereditato un Bilancio che si regge su entrate
straordinarie, senza contare i vincoli del Patto di Stabilità». Con l’
intento di condividere con tutte le istanze la manovra, Tabacci ha
fatto appello a tutte «anime della città» ad un incontro pubblico per
il 14 ottobre, aperto a tutti i gruppi consiliari: «Ho scritto al
sindaco. La mia idea è un tavolo di lavoro con Assolombarda,
Assimpredil, le università, l’associazione delle banche, ma anche i
professori ingaggiati per analizzare i conti delle partecipate. Un
tavolo aperto a tutti i gruppi consiliari».

(ndr) Notiamo con
sorpresa, ma anche disgusto, che a questo incontro non siano stati
invitati i lavoratori e le loro organizzazioni, così come i comitati
per il diritto alla casa, ecc. ma ci torneremo in seguito perché
abbiamo qualche idea su questa scelta.
Anche se rispetto a questo non
invito la giunta cerca di correre ai ripari con la decisione di indire
delle assemblee pubbliche nei vari consigli di zona per spiegare qual è
la situazione in cui si è trovato, obtorto collo , Palazzo Marino.
Compito “difficile e ingrato”, se si vuole, ma necessario per non
perdere il grande consenso di questi mesi. Ma, principalmente, diciamo
noi viste le cifre dei tagli: 6,5 milioni di euro alla polizia
municipale, 4,6 milioni alla scuole secondarie superiori, 4,9 milioni
ad attività culturali e teatrali, 3 milioni in meno agli asili nido e
ai servizi per l'infanzia, 1,5 milioni in meno per le piscine comunali,
2,8 milioni alla illuminazione pubblica, 5,6 milioni a servizi per la
viabilità e circolazione stradale, 1,8 milioni ai piani Erp, 3 milioni
ai servizi di prevenzione e riabilitazione, meno 5,9 milioni servizi
sostitutivi per l'assistenza agli anziani. In pratica vengono toccati
tutti i settori.
Sicuramente non ci uniamo al coro che si è levato dai
banchi dell’opposizione, “la signora in nero” Letizia Moratti e la
“commare” Mariolina Moioli, che hanno parlato di «Macelleria sociale» e
«I 54 milioni di tagli sono frutto delle scelte sbagliate dell’attuale
Giunta. L’ultima perizia conferma infatti il valore delle azioni
Serravalle da noi inserito nel bilancio, mentre il blocco del Pgt ha
causato la perdita di 60 milioni di euro di oneri di urbanizzazione»,
visto il pulpito di provenienza, ovvero la cricca
affaristico/clientelare/paramafiosa/moderno fascista, che in combutta
con imprese e malaffare si è spartita il malloppo; ma siamo vicini al
Comitato Precari Milano (precarimilano@libero.it) che hanno denunciato
una linea e scelte non proprio trasparenti della giunta Pisapia. Sulla
vicenda è disponibile, anche, un post messo in rete da Tito Speri.

Questa denuncia che possiamo sintetizzare “amici assunti in Comune: il
vento non cambia”, riguarda alcune delibere, dal 1 luglio al 9
settembre, della giunta in merito all’assunzione di 43 figure esterne
all’organico del Comune di Milano, 9 delle quali con orario part time.,
per una spesa lorda annua di 2.2 milioni di euro (si va dai 16.420 per
il Presidente dell’Associazione “VIVERE QUINTO” -Isidoro Spirolazzi-,
ai 284.770 per l’esponente del PD milanese –Davide Corritore- nominato
Direttore Generale del Comune con delibera della Giunta). I 43 sono
così suddivisi: 37 collaboratori assunti a tempo determinato per tutto
il mandato della nuova giunta in ragione dell’art. 90 del testo unico
enti locali che prevede la possibilità, per gli enti che non presentino
bilanci dissestati, di nominare agli uffici di sindaco e assessori dei
dipendenti dell’ente o dei collaboratori esterni scelti al di fuori
delle normali procedure concorsuali per coadiuvare nelle funzioni di
indirizzo e controllo (appunto, diciamo noi, comuni non dissestati e
come dice il buon Tabacci Milano non ci sembra messa bene). Oltre a
loro la Giunta ha nominato 3 figure di tipo tecnico-politico che
insieme costeranno al bilancio 2,5 milioni di euro per i 5 anni di
mandato: Davide Corridore, l’ex radicale, passato dai verdi e approdato
al PD Maurizio Baruffi, capo di gabinetto del sindaco (189.00 mila euro
lordi all’anno) e Giovanni Confalonieri 58enne, professionista della
politica di Besana Brianza, ex Democrazia Proletaria, senatore di
Rifondazione Comunista oggi passato a SEL, nominato responsabile dei
rapporti con la città di Milano che costerà 162.108 euro l’anno.
Inoltre sono stati nominati 3 consulenti con contratto di
collaborazione coordinata e continuativa: il 24 giugno con la determina
351/2011 Rescalli Fabrizio, capo progetto del gabinetto del Sindaco che
costerà 21.750 euro lordi per 9 mesi di lavoro, e con la determina
387/2011 Dragone Marco, ex giornalista dell’agenzia ADN Kronos, che
come portavoce del Sindaco costerà alle casse di Palazzo Marino 55.000
euro per i primi 6 mesi di lavoro e il capo ufficio stampa, il 45enne
bergamasco Giovanni Nani. E proprio Corritore in un video-messaggio
aveva detto “valorizzeremo le risorse interne”, mentre venivano
deliberate queste assunzioni, durante i primi giorni di luglio, alla
posta elettronica dei dipendenti del Comune giungeva un video postato
da youtube dal Direttore Generale Corritore in cui dichiarava di voler
valorizzare le risorse interne dell’Ente, tra cui non mancano
giornalisti, fisici, avvocati, esperti in comunicazione, diritto
amministrativo spesso utilizzati in settori e ruoli che esulano dalle
loro competenze. Nonostante ciò, nell’operare le 43 nomine, la Giunta
non ha svolto nessuna indagine conoscitiva, nessun colloquio tra i
15.500 dipendenti a tempo indeterminato e tra le centinaia di precari
che da anni garantivano la copertura dei servizi, preferendo assumere
collaboratori esterni con chiamata diretta (tranne in 2 casi) che non
avevano mai lavorato in Comune.
Solo la Cgil, sindacato con più
iscritti in Comune, ha stigmatizzato (con una lettera al Sindaco del 28
giugno) queste assunzioni rimarcando il fatto che questi neoassunti
siano pagati molto di più della maggioranza dei dipendenti comunali,
nonostante l’art. 90 preveda una retribuzione in linea col Contratto
Nazionale Enti Locali; ma non si è lamentata che questa lettera non
trovasse spazio nei media né che non fosse affissa nelle bacheche
sindacali delle più di 50 sedi di uffici cittadini. Secondo noi questo
atteggiamento non è casuale visto che alcuni dei “neoassunti” sono
transitati in questo sindacato, ma a maggior ragione dopo l’accordo del
28 luglio con cisl-uil-confindustria.
In solo due casi i nominati
dalla giunta erano iscritti alle liste a tempo determinato: si tratta
di due ex dipendenti del Gabinetto del Sindaco della Giunta Moratti:
Merinunzia Loporchio e Sara Testa che resteranno ai loro precedenti
ruoli ma vedranno lievitare i loro stipendi rispettivamente a 40.500 e
a 38.030 euro lordi l’anno, molto più di quanto guadagnavano da tempi
determinati semplici. Molte delle assunzioni fiduciarie sono state
effettuate al livello D, uno dei più alti nella scala gerarchica dei
dipendenti comunali, che equivale al livello di funzionario. Un assunto
a tempo indeterminato nella categoria B, la più numerosa tra i normali
dipendenti, guadagna poco più di 19mila euro lordi l’anno. Riprendendo
ancora altre parti della denuncia dei Precari e del post di Speri,
mettiamo in evidenza alcuni passaggi: Buco in bilancio? Ma… non per
tutti:
(1) Molti degli assunti senza concorso hanno fatto parte, a
vario titolo, delle forze, dei comitati, e dei partiti che hanno
sostenuto la campagna elettorale di Giuliano Pisapia. Primo sia per
importanza che per emolumenti è l’avvocato Cosimo Palazzo, presidente
di circolo del PD di zona Vigentina, esperto in diritti dei migranti,
nominato funzionario dall’assessore alle Politiche Sociali
Pierfrancesco Majorino del PD a 64mila euro lordi l’anno. A pari
stipendio troviamo Riccardo Alberti assunto il 24 giugno come portavoce
del sindaco. A seguire Ermanno Tritto già consulente della Provincia
guidata da Filippo Penati con l’ex assessore provinciale di Sel, il
partito fondato da Niki Vendola, Daniela Benelli neoassessore al
decentramento. L’ex direttore della libreria Tikkun costa 53mila euro
lordi l’anno. Un altro articolo 90 nominato come consigliere di fiducia
degli assessori è Luca Stanzione, ex di Rifondazione Comunista e centro
studi Cgil passato a Sel come l’assessore alle politiche occupazionali
Cristina Tajani, che grava sul bilancio per 42.390 euro lordi l’anno.
Dal Comitato x Pisapia di zona 4, versante Comitato Inquilini Molise
Calvairate di Franca Caffa, arriva la giovane Ana Victoria
Arruabarrena, nominata funzionario del gabinetto del sindaco con un
contratto a tempo determinato che costerùà alle casse comunali 40.500
euro lordi all’anno. Membro attivo del laboratorio politico del PD di
‘Change Milano’ (www.changemilano.it) è il nuovo funzionario dell’
assessore alla mobilità Pierfrancesco Maran, Antonio Bisignano. Costa
42.640 euro lordi l’anno. Le assunzioni hanno riguardato anche la
figlia dell’imprenditore Sarfatti, candidato per il PD alle penultime
elezioni regionali morto in un tragico incidente. Caterina Sarfatti
funzionaria del gabinetto del sindaco dal curriculum ricco di
qualificate e prestigiose esperienze all’estero, costerà alle casse
comunali 40.500 euro lordi l’anno (202mila euro lordi per 5 anni).
(ndr) alla faccia della trasparenza e della discontinuità;
(2) Tra i
neoassunti, definiti da uno dei più giovani consiglieri comunali eletti
‘di fiducia’, è restata alla comunicazione anche Gabriella Polifroni,
che guadagnerà come istruttore dei servizi amministrativi categoria C
ben 41.230 euro lordi l’anno. La Polifroni già nell’ufficio stampa
della precedente giunta, è nota tra antifascisti milanesi in quanto
aveva curato la comunicazione dell’assessore allo sport Alan Rizzi
durante la cosiddetta ‘Settimana Nera’ di Milano. Nell’aprile del 2010
infatti, era lei che rispondeva con imbarazzati no comment al telefono
a attivisti e blogger che chiedevano conferme sulla concessione del
Patrocinio da parte del Comune di Milano alle iniziative neofasciste
previste in quei giorni. Il volantino apparso sul sito della formazione
neofascista Forza Nuova, infatti, aveva il logo del Comune di Milano,
accusato di aver dato la concessione per l’uso gratuito degli impianti
sportivi del Lido. Il culmine delle iniziative in ricordo di Sergio
Ramelli, un giovane neofascista ucciso negli anni Settanta, che avevano
visto svolgersi un concerto in Città Studi, un corteo in P.le Susa e un
torneo di calcetto organizzato al Lido di Milano, era stato un
provocatorio corteo. Nelle vie del quartiere San Siro, nella giornata
del 1 maggio, i neonazisti di Blood and Honur e gli Hammerskin avevano
sfilato protetti dalle forze dell’ordine esponendo vessilli neofascisti
e saluti a braccio teso. (dopo la decisione di non concedere la Loggia
dei Mercanti alla settimana della moda per la protesta dell’Anpi, si
vede di quale valorizzazione dei valori della Resistenza Partigiana
blatera Boeri e suoi soci di giunta, infatti nell’ambito delle
manifestazioni della settimana della moda in corso a Milano, il Comune
conferiva il patrocinio alla sfilata di Roberto Cavalli del 26
settembre sull’enorme piazzale dell’Arco della Pace, esentando di fatto
l’azienda, una delle maison con più alto fatturato tra quelle che
operano in città, dal pagamento completo della Tassa di occupazione
Suolo Pubblico. Una delle poche imposte locali ancora in carico ai
Comuni italiani ).

Finora la giunta Pisapia, nonostante la denuncia
del Comitato Precari già da giugno, ha smentito, entrando nel merito,
tranne un post del suo staff sulle pagine di facebook a luglio nella
quale si dice: -che gl’articoli 90 erano anche loro ‘precari con alte
competenze a cui era stata data la possibilità di lavorare’-. Per il
resto il silenzio più assoluto. Un silenzio assordante tranne qualche
articolo di Libero o qualche presa di posizione di facciata di RSU e
confederali (motivati chiaramente non ha sostenere le rivendicazioni
dei Precari, ma ad attaccare Pisapia per difendere i loro interessi).
Un silenzio rotto soltanto dalla mobilitazione sui luoghi di lavoro dal
Comitato Precari e dalla rete che ha postato e posta questa vicenda.
Ma
questa rabbia e voglia di giustizia riguarda tutti –lavoratori-precari-
disoccupati-, così come riguarda chi occupa una casa per bisogno o si
prende una multa perché non può pagare i balzelli che governo e giunte
ci stanno scaricando addosso. E’ ora che il vento cambi davvero e non
si fanno sconti a nessuno.