mercoledì 21 luglio 2010

pc quotidiano 21 luglio - avanza la guerra di popolo nelle Filippine

Partito comunista delle Filippine
Ufficio informazioni
Il PCF saluta il successo dell’imboscata messa in atto dal Nuovo Esercito del Popolo nella Provincia di Montagna
10 Luglio 2010
Il Partito Comunista delle Filippine (PCF) oggi si è congratulato con il Nuovo Esercito del Popolo (NEP) per il successo del suo agguato poco prima di mezzogiorno di ieri nei confronti di una squadra scelta dell'esercito filippino della 52a Divisione della Compagnia di Riconoscimento a Chawer, Samoki, Bontoc, Provincia di Montagna.
L' intero contingente di sette uomini della 501a Brigata, compreso il suo leader 1° Lt. Lito Punio è stato cancellato. Il NEP ha catturato quattro lanciagranate M203, un fucile M14, una carabina M4, una radio HH e vario materiale bellico.
"Il popolo filippino celebra la vittoria esemplare del NEP attuata ieri a Bontoc", ha detto il PCF. "Con dedizione rivoluzionaria e il solido sostegno del popolo, i combattenti rossi del NEP hanno messo a frutto la loro maestria nelle tattiche di guerriglia cancellando la presunta unità d'élite militare del governo e catturate tutte le sue armi ".
" L'unità fascista pesantemente armata è caduta in un'imboscata vicino alla base della 501a Brigata del comando tattico da dove era partita per andare a sostenere le truppe della 5a divisione di fanteria impegnate in operazioni di combattimento contro l’NEP nella zona della Cordillera, nell’area della concessione mineraria, che stanno proteggendo contro gli interessi e la resistenza del popolo. Il fatto che l’imboscata contro il contingente nemico sia avvenuta vicino alla base del comando tattico del suo campo di battaglia mostra quanta fiducia fosse l'unità del NEP nella sua superiorità tattica e nel sostegno del popolo".
"Che questa unità militare dovesse partecipare a una missione medica è la solita propaganda disperata ordita dagli agenti della guerra psicologica delle Forze Armate delle Filippine per coprire la loro sconfitta", ha detto il PCF.
Il PCF ha aggiunto che "L'attacco vittorioso contro le forze fasciste delle FAF a Bontoc è uno schiaffo sul viso al Capo di Stato Maggiore tenente generale Ricardo David, appena insediatosi, che ha detto che le FAF saranno in grado di spazzare via il NEP entro tre anni. "
"Il regime Aquino sta cercando di ridipingere la sua campagna controrivoluzionaria per ingannare il popolo e reprimere la sua resistenza. Ma non può, tuttavia, cambiare il fatto che la guerra fascista che sta conducendo in difesa del sistema marcio e fallito è destinata a fallire. "
"Nei prossimi anni, le forze rivoluzionarie lanceranno altre offensive tattiche contro le forze fasciste dello stato reazionario fantoccio mentre il popolo in maniera più vigorosa ed intensa porterà avanti la lotta democratica e patriottica", ha aggiunto il PCF.

martedì 20 luglio 2010

pc quotidiano 20 luglio - La repressione non ci arresta

I compagni di proletari comunisti di Milano hanno partecipato all' incontro-dibattito “La repressione non ci arresta” all'interno della festa Fuochi di resistenza a Cazzago San Martino.

Sono stati riportati diversi casi di repressione con denunce, avvisi orali, condanne sopratutto di antifascisti e relative a manifestazioni di contrasto della destra estrema , ma è stato anche, nella relazione introduttiva, riportato l'esempio della repressione delle lotte sindacali per la difesa dei diritti dei lavoratori e non è mancato il riferimento alle montature giudiziarie a danno dei comunisti.


Sicuramente interessante per avere uno spaccato delle varie modalità usate dalla repressione- e il salto di qualità di essa- in questo paese per contrastare ogni forma di opposizione e delle lotte sociali, operaie e politiche, la criminalizzazione di attivisti sindacali, comunisti, anarchici; per avere un quadro dell'uso di aberrazioni guridiche, rispolvero di norme fasciste, mai cancellate dal codice, multe che permette di comprendere, al di là dello strumento repressivo specifico utilizzato nei diversi esempi, l' “unitarietà” della repressione. Momenti come questi sono utili e necessari per far conoscere, come momento informativo.

Ma, appunto, un momento, uno degli strumenti utili e necessari nella lotta contro la repressione. Ma non basta fotografare la realtà, occorre trasformarla.

In uno degli interventi è stata sottolineata l'importanza della solidarietà e, quindi, la necessità della presenza , ad esempio in occasione delle udienze, con la consapevolezza che la repressione“ci riguarda tutti” e, come, la presenza solidale nei presidi davanti ai tribunali non sempre sia adeguata.

I compagni di proletari comunisti hanno portato, all'interno dell'analisi dell'attacco repressivo, la necessità della lotta unitaria contro la repressione, in forma organizzata. Con la consapevolezza che il lavoro, in tal senso, è lungo, ma da perseguire con determinazione

Milano, 20 luglio 2010

pc quotidiano 20 luglio - TREMONTI: "ECCO LA VERA P3"

Tremonti nell'intervista di domenica scorsa a La Repubblica, contrastando una affermazione del giornalista: “Ministro, a parte i tagli alle Regioni, nella manovra non c'è niente di strutturale”, risponde:
“Nella manovra è stata fatta la riforma delle pensioni più seria d'Europa in questi anni e in pari data c'è stata Pomigliano, con il lavoro che non esce ma torna in Italia e nel Mezzogiorno. E forse queste due, pensioni e Pomigliano, sono due P più importanti della P3. Con rispetto parlando, e con orgoglio parlando, l'azione del governo contro la criminalità organizzata ha un'intensità e un'efficacia finora non conosciute. E forse anche questo va messo sul piatto della giustizia.”.

In generale nei commenti di questi giorni sulle varie cose dette da Tremonti nell'intervista questa frase è stata (volutamente?) trascurata, ma per la politica e per la filosofia di questo governo, dal punto di vista del proletariato, è forse la frase più significativa, emblematica e appunto “strutturale”.

Tremonti è “uomo d’onore” e le cose le dice per quelle che sono: questi attacchi sono ben più che provvedimenti economici per contrastare la crisi, sono passaggi politici, ideologici dell’azione moderno fascista di padroni e governo. Tremonti, che si propone come il nuovo serio rappresentante della borghesia italiana che può sostituire nei fatti il pagliaccio e compromesso Berlusconi, dice che la vera P3 ha come punti strategici l’affermazione di un nuovo schiavismo operaio e il doppio sfruttamento e oppressione delle donne.
Lo dice lui, quindi, che l’attacco ai diritti di operai e donne sono decisivi. Ma, nello stesso tempo, ci sta dicendo anche che soprattutto operai e donne potrebbero far saltare questa P3?

Ma Tremonti dichiara ancora altro. Nella stessa risposta al giornalista aggiunge: “Con rispetto parlando, e con orgoglio parlando, l'azione del governo contro la criminalità organizzata ha un'intensità e un'efficacia finora non conosciute”.
Apparentemente non ci sarebbe un legame tra la prima affermazione sulla manovra del governo e questa. Perché allora? Tremonti sa bene di cosa parla: da un lato parla ai “suoi”, alle marionette manovrate che si fanno trovare con le mani nella marmellata e sputtanano la serietà del processo di moderno fascismo; dall’altro lancia un messaggio alla gente che serva ad oscurare l’azione antipopolare del governo. E’ un caso che in questo periodo nei mass media, nei telegiornali, alle notizie (molto scarse) sull’opposizione a Pomigliano, sulle lotte degli operai, sulle lotte delle masse siano spesso seguiti ampi, enfatici resoconti, con interviste al seguito, sulle operazioni contro la criminalità organizzata, in particolare nel napoletano?

Tremonti, infine, afferma un’altra cosa: quando nella risposta mette l’accordo di Pomigliano come se facesse parte della manovra governativa, svela anche lui apertamente quello che noi comunisti diciamo da sempre, che il governo è dei padroni, che il programma del governo è solo la difesa degli interessi dei padroni, che difesa dell’economia dell’Italia coincide con la difesa del capitalismo italiano, contro gli interessi della stragrande maggioranza della popolazione. Quindi dichiara apertamente che il governo è di parte (di una piccola parte che ha però tutta la ricchezza, il potere nelle mani).
Ma se un governo, uno Stato sono di “parte”, Tremonti stesso dichiara che non sono legittimi; e se sono illegittimi, se sono la vera “P3”, possono e devono essere rovesciati dall’altra parte che è la maggioranza.

pc quotidiano 20 luglio - libertà per i compagni



contro le campagne di criminalizzazione con il pretesto del terrorismo e l’uso dell’art.270bis, contro processi e montature giudiziarie nei confronti di organizzazioni e militanti comunisti e militanti rivoluzionari
contro il silenzio esistente sulle condizioni di vita dei prigionieri politici, dei detenuti nelle carceri, vittime di campagne di vessazione, persecuzione, e per i detenuti immigrati di stampo razzista.


costruiamo insieme una struttura nazionale unitaria per il
Soccorso Rosso proletario e di massa

pc quotidiano 20 luglio - Azad - un intellettuale comunista al servizio della rivoluzione indiana

Omaggio al compagno Azad
Questo è l'ultimo saggio pubblicato da Rajkumar Cherukuri, noto come compagno Azad, portavoce del CPI ( maoista ) assassinato dalle forze dell’Indian Special Intelligence Bureau il 2 luglio 2010. Si tratta della risposta ad un articolo di un noto intellettuale borghese indiano. E' stato pubblicato nella rivista Outlook, Domenica 11 Luglio , 2010).
di Cherukuri Rajkumar ( Azad )
Fiducia nella multinazionale: uno scherzo crudele!
Nel leggere l’articolo di B.G. Verghese “Daylight at the Thousand-Star Hotel” in Outlook (del 3 maggio), si rimane storditi dalla povertà abissale di pensiero e dalla mentalità coloniale di questo noto intellettuale. Come è possibile che un illetterato, apparentemente incivile, arretrato, adivasi seminudo pensa, analizza e agisce molto meglio di un intellettuale consolidato, ben istruito, altamente qualificato come Verghese?
La storia della libertà nel nostro paese presenta innumerevoli simili contrasti: l'uomo bianco altamente istruito, con la sua vasta e profonda conoscenza del mondo e delle scienze naturali e sociali, che glorifica il Raj britannico come un regime con una missione civilizzatrice; e il mezzo nudo, analfabeta indiano che brama la libertà e l'indipendenza. Per giustificare l’oppressione dei loro sudditi nelle colonie, gli “educati” intellettuali coloniali hanno inventato espressioni come "il peso dell'uomo bianco", “missione civilizzatrice” etc. Il combattente per la libertà, tuttavia, non è stato colpito dallo 'sviluppo' che i colonialisti britannici hanno portato in India attraverso le loro ferrovie, strade, reti di comunicazione, le piantagioni, miniere ecc.
Verghese è un tipico esempio di sedicenti civilizzatori dell’India moderna, simile al bianco 'civilizzatore' di ieri, che sarebbe stato l'orgoglio di un Rudyard Kipling. Egli rivela questa mentalità coloniale con veemenza, sostenendo tesi a favore della missione civilizzatrice dei pescecani imperialisti e dello Stato indiano per trasformare i poveri, gli arretrati Adivasi da selvaggi in persone civili attraverso un 'sviluppo' che distrugge l'economia della gente, la vita sociale, la cultura e tutti i valori umani. Ironia della sorte, ignoranti come lui immaginano che gli adivasi siano le vittime del non-sviluppo.
Gli avvoltoi delle imprese e i loro servi politici, hanno detto, attraverso Verghese, che cosa pensano di un dialogo con i maoisti. Citando dalla mia intervista a The Hindu, Verghese dà una propria interpretazione alla mia proposta per i colloqui. Egli deride la mia affermazione: "i colloqui daranno qualche sollievo al popolo oppresso e represso sotto il tallone dello Stato indiano ... ", e lo interpreta come " tregua per gli oppressi (i quadri)". Tale è il pio desiderio, il cinismo, la banalizzazione e la volgarizzazione di una questione di vita o di morte cui si trovano di fronte milioni di persone infelici!
Verghese ritiene inoltre che l'abolizione della messa al bando del nostro partito, la liberazione dei leader incarcerati per farli partecipare alle trattative, e la tregua per gli oppressi sono condizioni irragionevoli. Può qualcuno, ad eccezione di Verghese e altri falchi della guerra – immaginare che i maoisti abbiano posto la tregua come condizione preliminare? Avevamo solo spiegato perché pensiamo che un cessate il fuoco sia necessario per dare sollievo agli oppressi e repressi nelle zone devastate dalla guerra.
In ogni guerra ci possono essere diversi periodi di pace che dipendono da molti fattori, quali calamità naturali che colpiscono una fetta significativa della popolazione e la necessità di relativa pace per la ricostruzione e l'assistenza alle vittime; una guerra di aggressione da parte di un altro paese che chiede la resistenza unita di tutti e di ciascuno; stanchezza da guerra tra la gente e anche tra i belligeranti; condizioni di carestia cronica per una percentuale significativa della popolazione derivante essenzialmente da prolungati periodi di guerra; le esigenze di entrambe le parti di una pausa, per vari motivi, e così via. Tuttavia, è solo quando entrambe le parti nella guerra sentono il bisogno di pace che nascono un cessate il fuoco reciproco e una situazione utile per iniziare un dialogo.
Verghese non parla come un osservatore imparziale, ma tradisce i suoi motivi coscienti per denigrare i maoisti, con la sua retorica ideologica da bancarotta. La sua parzialità intrinseca risulta da alcune delle sue osservazioni, come la sua accusa che i maoisti si atteggiano a "Robin Hood ma governano con la paura e il comando autoritario su intimiditi seguaci". Dice ancora: «Molti compagni hanno lasciato i ranghi disgustati dalla brutalità e dalla superbia dei maoisti". Può egli citare alcuna fonte autentica per la sua accusa, lasciando stare la campagna di disinformazione scatenata dai governanti reazionari e la loro intelligence? Quanti compagni hanno lasciato i ranghi disgustati dalla nostra "brutalità e arroganza"? Lo sfidiamo a fornirci un elenco.
Per un uomo comune che non vede altro che una cultura di paura e di autoritarismo dappertutto, virtualmente ogni partito guidato da uno o due individui autoritari che si tratti di Indira Gandhi, Sonia Gandhi, LK Advani, M. Karunanidhi , Y.S.R. Reddy, Chandrababu Naidu, Jyoti Basu e così via, è difficile immaginare una vera democrazia e la fiducia reciproca che è il marchio di un partito proletario come il nostro. I maoisti non hanno mai considerato se stessi Robin Hood ed hanno anche fatto una profonda analisi di come il culto della personalità faccia parte della cultura borghese, e come le masse siano i veri eroi. Oltre ad una forte unità ideologico-politica, i maoisti sono riconoscibili dal loro sforzo cosciente di promuovere il diritto al funzionamento collettivo dal comitato centrale ai comitati delle organizzazioni di massa, che è uno dei motivi per cui ogni tentativo di dividere il partito non è riuscito fin dai tempi di KG Sathya Murthy e Kondapalli Seetharamayya nell’ex PW o Bharath Badal nell’ex MCCI .
Uno è anche esterrefatto nel sentire Verghese rimproverare Arundhati Roy dicendo: "Perché si fanno beffe di un ospedale oncologico costruito vicino Raipur da Vedanta, la multinazionale dell'alluminio o la proposta di una Università Vedanta lungo la costiera dell’Orissa? Sono queste, per definizione, tutte imprese malvagie?" Egli passa poi a ripetere le osservazioni della signora Roy sulle povere condizioni di salute e la mancanza di qualsiasi assistenza sanitaria in Dandakaranya e chiede: "Da dove cominciare? Bruciando l'ospedale Vedanta?"
Si deve pensare che sia a causa della sua innocenza o per la sua falsa coscienza derivata dalla propaganda ininterrotta da parte dei pescecani delle multinazionali che Verghese pone una domanda così stupida? Vedanta può apparire a Verghese come una multinazionale benevola, ma la vita ha insegnato agli adivasi ciò che essa rappresenta. Anche se Verghese ne esce come un apologeta dei peggiori colpevoli di crimini contro l'umanità, ci sono organizzazioni come la Chiesa di Inghilterra, e diversi azionisti di Vedanta che sono più razionali e ritirano le loro azioni dalla Vedanta. Anche i colonialisti sembrano più umani e razionali degli intellettuali servili delle loro ex colonie! Inoltre, anche la Corte suprema dell'India e il ministero dell'ambiente hanno sollevato obiezioni alla proposta dell’Università Vedanta e dell’impresa mineraria. Solo un Chidambaram, che ha servito come membro del suo consiglio di amministrazione fino al 2004, e Verghese, con la sua “compassionevole" mentalità coloniale tesa a "civilizzare" il popolo arretrato, può sostenere gli avvoltoi come Vedanta, Tata, POSCO , Jindal ....
La mentalità coloniale di Verghese si esprime al meglio quando dice: "Sì, ci saranno acquisizioni dei terreni e deportazioni, questa è la storia della civiltà; ma ci saranno anche nuove sistemazioni, risarcimenti e formazione per nuove vocazioni." Gli Adivasi e i contadini poveri nel nostro paese non potranno mai immaginare come la gente come Verghese possa falsare la storia così spudoratamente. Chiedete ai 60 milioni di persone che sono state sfollate con l'acquisizione della terra da parte dei "civilizzatori". Come e perché tale barbarie si chiami storia della civiltà, solo Verghese lo sa. Per convincere gli scettici, dice ancora: «Certo, questa (nuova sistemazione, compensazione) non sempre è stata fatta bene o al meglio. Ma i tempi stanno cambiando. Nuovi quadri giuridici, una migliore normativa, un più stretto monitoraggio, il miglioramento delle attività di R & R (Reasoning and Rehabilitation) e pacchetti di mezzi di sussistenza sono continuamente stati messi in atto".
Verghese qui viene fuori come una incarnazione del tipico burocrate indiano, come un GK Pillai. Qui appare tutta la pretenziosità dell’intellettuale che si rivela come un fedele servitore dei pescecani-compradore indiani. Allora perché tutto questo baccano sull’acquisizione dei terreni e lo spostamento forzato messo su da persone come Arundhati Roy e gli altri?
Verghese afferma le virtù da lui immaginate delle multinazionali, senza senso di vergogna: "C'è molta virtù nel tradurre il concetto di Gandhi di fiducia in un nuovo, e in evoluzione, idioma della corporate social responsibility (responsabilità sociale dell’impresa) cui le multinazionali, lo Stato e i tribunali hanno variamente dato espressione. I nuovi accordi messi in atto da POSCOs , Vedanta, Tata, Mittals e altri sono molto più avanti di ciò che veniva offerto anche cinque anni fa." Ciò che Verghese sta cercando di dire è: lasciate che le multinazionali godano delle ricchezze minerarie e saccheggino il paese a piacimento, purché gettino qualche briciola di carità o 'responsabilità sociale' ai poveri, indifesi, miseri esseri che vengono gettati fuori dalle loro case e terre. Perché Verghese non visita Balitutha, Dhinkia e Jagatsinghpur Nuagaon, nel distretto di Orissa e convince gli agitatori anti-POSCO che capiscano il nuovo paradiso che viene costruito per loro da parte dei suoi capi industriali? Oppure visiti Baligotha, Chandia e Baragadia in Kalinganagar per far tornare alla ragione gli “arretrati” Adivasi che protestano contro il progetto della Tata Steel? Dopo secoli di rapace saccheggio da parte di bande capitaliste che hanno portato al controllo monopolistico delle risorse mondiali di una manciata di multinazionali, Verghese può effettivamente fare appello alla fiducia verso queste multinazionali!
Un altro esempio interessante dove Verghese distorce fatti è nella crescita delle popolazioni tribali. Al fine di confutare la preoccupazione di Arundhati Roy sul probabile genocidio di tribali a causa della guerra condotta dallo Stato indiano, Verghese afferma che "la popolazione tribale dell'India era 19,1 milioni nel 1951, è salita a 84,3 milioni secondo il censimento del 2001 e si stima a poco meno di 100 milioni (8,1 per cento della popolazione) oggi." Se avesse fatto un piccolo sforzo, egli avrebbe saputo che la crescita apparentemente enorme nel numero di membri delle tribù in India non è a causa di un aumento della la popolazione delle tribù stesse, ma a causa dell'inclusione di persone fino ad ora non appartenenti ad alcuna tribù nella categoria ST (Tribù Censite).
L’atteggiamento di Verghese verso l'occupazione delle scuole da parte delle forze di sicurezza è altrettanto superficialmente criminale. Dice: "Sì, le scuole nelle zone colpite dai Naxaliti sono spesso occupate dalle forze di sicurezza, non per impedire l'educazione, ma perché la scuola e le altre attività di sviluppo, così come sono, non hanno futuro." Ancora peggio, egli accusa i maoisti di opporsi alle scuole e di essere interessati solo ai "centri di agitazione e propaganda per indottrinare i giovani". Ciò rivela la portata dell’indottrinamento subito da questa mente intellettuale da parte degli onnipotenti media imperialisti e del sistema di istruzione servile di cui egli è un prodotto. Egli continua dicendo: "Sviluppo e connettività li minacciano. Perciò essi distruggono strade, canali sotterranei, ponti. Di qui gli attacchi sfrenati alla ferrovia e progetti autostradali che, se completati, potrebbero collegare e aprire aree remote e arretrate. Se l'educazione, la sanità, le strade, l’irrigazione, i mercati e le comunicazioni venissero forniti e la povertà diminuisse, i maoisti sarebbero fuori mercato".
In tutto il suo articolo, Verghese agisce come un apologeta delle gesta dei governanti reazionari, e, a volte il suo linguaggio è indistinguibile da quello di Chidambaram. Per esempio, Chidambaram ha detto anche alla JNU (Università di Delhi) recentemente: "I maoisti vogliono che i tribali siano isolati e inaccessibili (alle correnti politiche principali), e fanno saltare in aria edifici, binari e prendono di mira progetti di sviluppo. Stanno cercando di creare un museo archeologico nelle aree tribali, mantenendo i tribali lontani dallo sviluppo?"
Mentre si può comprendere Chidambaram, che in qualità di rappresentante leale dei pescecani delle multinazionali, emette tale spazzatura, è davvero divertente vedere intellettuali come Verghese immaginare queste cose e trarre conclusioni fantastiche e soggettive. In diverse occasioni, abbiamo chiarito queste questioni. Abbiamo spiegato perché stiamo prendendo di mira strade, ponti ecc. Altro che opporsi, il nostro partito ha diretto anche lotte popolari per chiedere la costruzione di scuole, la nomina di insegnanti, servizi sanitari, mercati, irrigazione e così via. Ma, vedendo la totale apatia dei governanti, noi stessi abbiamo creato scuole, pozzi e cisterne per lo sviluppo dell'irrigazione e per aumentare la produttività e le rese delle colture, organizzato cooperative, addestrato i medici locali, costruito strade e ponti nel profondo della foresta.
Perché mai i maoisti dovrebbero essere minacciati dallo sviluppo e dalla connettività? Se Verghese e gli intellettuali della stessa pasta pensano che le strade di cemento siano il barometro dello sviluppo, allora vivono in un paradiso per sciocchi. Egli è preda dello schema di sviluppo della classe dominante che sposta con la forza gli Adivasi e distrugge le loro vite, le terre e culture. Dice che strade e ferrovie aprono zone remote ed arretrate. Per chi? Per il popolo o per una manciata di compagnie minerarie e industriali, imprese boschive e aguzzini della polizia che rendono la vita degli adivasi un inferno vero e proprio?
Ancora più divertente è l’affermazione di Verghese secondo cui i maoisti stanno lavorando solo tra gli adivasi e che essi saranno "fuori mercato" una volta che le aree adivasi si saranno sviluppate. Lui non conosce nemmeno il programma dei maoisti, che è quello di mobilitare la stragrande maggioranza delle persone che soffrono in tutto il paese. Possono i maoisti impadronirsi del potere e instaurare lo "Stato totalitario" di cui parla Verghese senza organizzare la maggioranza non adivasi che vive nelle regioni avanzate del paese?
Verghese si riferisce al Salwa Judum come una macchia selvaggia, ma conclude che "la protezione strategica" si limitava ad un distretto ed è stato impedito che si estendesse a qualsiasi altro distretto, anche in Chhattisgarh. Ma chi lo ha impedito e come, su questo preferisce tacere. E’ stata l'eroica resistenza, armata e non armata, delle masse adivasi guidate dai maoisti, dalla fine del 2005, che ha stravolto i piani subdoli dei governanti reazionari di sradicare l'intera popolazione adivasi . Egli non dice che Salwa Judum fu sconfitto e gli è stato impedito di creare scompiglio nelle nuove aree, perché i maoisti e le masse adivasi avevano inferto un colpo mortale a questa banda terrorista sponsorizzata dallo stato effettuando audaci offensive militanti come in Ranibodili e Errabore; che i governanti non avevano mai rinunciato al loro appassionato desiderio di spostare l'intera popolazione adivasi nei villaggi strategici, e che il Salwa Judum parte II è stato scatenato dalla banda Sonia- Manmohan-Chidambaram proprio per raggiungere tale obiettivo incompiuto.
Infine, il signor Verghese spera con ardore: "I maoisti scompariranno, l'India democratica e la Costituzione prevarranno, nonostante il tempo che sarà necessario e il dolore che produrrà." Se i maoisti svaniranno grazie alla superiorità del vostro modello di sviluppo, perché allora i sostenitori del vostro sviluppo sono così appassionati alla brutale soppressione dei maoisti e degli adivasi che questi guidano? In quale parte dell'India vige la Costituzione, sig Verghese? Nel Dantewada, Bijapur, Kanker, Narayanpur, Rajnandgaon? In Jharkhand, Orissa? A Lalgarh, Jangalmahal? Nella valle del Kashmir? Manipur? Dove si nascondeva la vostra Costituzione per 25 lunghi anni, mentre migliaia di Sikh venivano massacrati? Quando migliaia di musulmani venivano decimati? Quando migliaia di contadini sono costretti a commettere suicidio? Quando migliaia di persone vengono assassinate dalle bande del Salwa Judum sponsorizzate dallo stato? Quando le donne adivasi subiscono lo stupro di gruppo? Quando le persone vengono semplicemente rapite dagli scagnozzi in divisa? La vostra Costituzione è un pezzo di carta che non ha nemmeno il valore della carta igienica per la stragrande maggioranza del popolo indiano.
Infine, questo commento di Verghese - "I Tribunali del Popolo continuano a lanciare stanche parole d’ordine di ieri.... Non vedono il domani, forse lo temono"- vale più per gente come lui. Egli continua a ripetere vecchie parole d’ordine, monotone di ieri come "fine della storia","non c’è alternativa","morte del comunismo","Stato totalitario", e così via. Egli non vede il domani. Egli addirittura lo teme. Lo spettro del comunismo gli fa correre brividi lungo la schiena.
(Outlook, 13 July)

lunedì 19 luglio 2010

pc quotidiano 19 luglio Tenaris Dalmine: confermata la condanna dei dirigenti per omicidio colposo di cui all'art. 589 c.p.

in relazione alle norme sulla sicurezza interna relativa alla morte di un giovane operaio.

Con l'udienza del 15 luglio 2010 la Corte d'Appello di Brescia, salvo la riduzione di qualche mese della pena inflitta all'imputata Elena Guidi (legale rappresentante della ditta appaltatrice proprietaria del camion), ha confermato per il resto la sentenza n. 1695 resa in data 25.06.2008 nel procedimento n. 11392/2004 - n. 1156/2006 dal Tribunale di Bergamo. La Corte d'Appello ha rigettato le richieste degli avvocati della Tenaris Dalmine volte ad escludere il sindacato Slai Cobas quale parte civile nel predetto processo, confermando la piena legittimazione dello stesso sindacato e la conseguente condanna a suo favore al risarcimento del danno.

Il fatto: il 2 ottobre 2004 muore Pier Paolo Testa operaio di 21 anni, ma non si è trattato di un incidente stradale come subito aveva precisato la Tenaris Dalmine.
Infatti nel processo che si è concluso il 25 giugno 2008 con la condanna a un anno di reclusione per Stefano Ferrari, all’epoca del fatto responsabile della sicurezza per la Tenaris Dalmine “Tutte le testimonianze, dagli operai ai tecnici dell’Asl, hanno confermato tutte le circostanze che evidenziano una responsabilità della Tenaris Dalmine nel non aver organizzato, in modo adeguato e conforme alle normative sulla circolazione stradale, la movimentazione di operai a piedi e in bicicletta all’interno dello stabilimento. Anche i tecnici Asl hanno confermato che dopo il presunto “incidente” l’azienda ha messo in atto delle modifiche per adeguare la situazione alle norme imposte dall’Asl e ha adeguato il piano di sicurezza alle imposizioni Asl.”
Tutto era partito da un’esposto del Cobas Dalmine a seguito dell’infortunio mortale che raccoglieva segnalazione di operai sulle situazioni di rischio sulla viabilità interna allo stabilimento e che in seguito, unico sindacato in fabbrica, si costituiva parte civile nel processo anche se il lavoratore non era iscritto al Cobas. L’ammissione di parte civile oltre ad essere la prima a Bergamo assumeva anche una rilevanza politica vista l'opposizione di tutta la difesa e nonostante la rinuncia alla parte civile dei familiari a seguito del risarcimento dell’azienda e della ditta appaltatrice.
Infatti: il Tribunale infatti accoglie l’analisi in diritto svolta dalla difesa del sindacato la quale ha inteso rintracciare nell’art. 9 Stat. Lav. la disposizione legittimante l’avvenuta costituzione di parte civile.
L’art. 9 Stat. Lav., in questo senso, prevede un diritto di controllo, riconosciuto a mezzo di rappresentanze sindacali nell’interesse dei lavoratori, dell’adozione di misure preventive degli infortuni e delle malattie professionali, diritto che non è limitato dalla sussistenza di un rischio protetto dal sistema dell’assicurazione contro gli infortuni e le malattie professionali (ex DPR 30 giugno 1965 n. 1124), ma è ad ampio raggio in quanto raccordabile sia con l’art. 2087 c.c., che pone a carico del datore di lavoro il cd. obbligo di sicurezza, ossia il generale obbligo di adottare nell’esercizio dell’impresa ogni misura idonea a tutelare l’integrità fisica (oltre che la personalità morale) del lavoratore, sia con le specifiche garanzie costituzionali poste dall’art. 41 co. 2 Cost, che prescrive che l’iniziativa economica privata non può svolgersi in contrasto con la dignità umana, e dall’art. 32 Cost., che tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo.
Il contenuto del diritto riconosciuto dall’art. 9 S.L. è costituito dalla facoltà di accedere e di ispezionare ogni luogo dell’azienda ove potenzialmente vi sia una fonte di rischio per i lavoratori addetti; di contestare al datore di lavoro l’eventuale mancata adozione delle misure preventive e di richiederne ed ottenerne l’approntamento, anche sollecitando l’intervento dell’organo pubblico preposto alla vigilanza dell’igiene e della salute in azienda; di presenziare all’eventuale ispezione disposta dall’autorità pubblica di vigilanza; di ricevere le informazioni necessarie per esercitare il controllo sull’ambiente di lavoro.

Inoltre grazie a questa linea sindacale di classe si è impedito che, come spesso avviene, si scaricasse sull’autista del camion la responsabilità di quanto accaduto, come avevano tentato di fare le difese del RSPP della Tenaris Dalmine e della ditta appaltatrice che sostenevano che lo stesso non avesse rispettato i piani di viabilità interna….dimenticandosi che il camionista doveva stare ai ritmi imposti dalla produzione record della Tenaris, dovendo andare a svuotare i cassoni degli sfridi che negli ultimi anni erano aumentati in proporzione ai profitti di padron Rocca.

pc quotidiano 19 luglio Ancora su Viareggio

"A Viareggio non è accaduto un incidente. C’è stata una strage con dei colpevoli e finché avrò respiro il mio impegno sarà quello di pretendere giustizia”- lo ha detto Daniela Rombi, presidente de “Il Mondo che vorrei”, una delle associazioni delle vittime viareggine.
La verità è sotto agli occhi di tutti, meno che davanti allo stato, alle sue istituzioni, ai suoi magistrati, al suo governo.
Questa strage è stata causata dai tagli alle FS, dal personale alle manutenzioni, dal sistema di appalti/subappalti, dalla privatizzazione delle ferrovie. Eppure il processo ancora non c'è. Eppure i vertici delle ferrovie, con in testa Moretti, sono stati riconfermati al loro posto e difesi da questo governo. Alla verità delle masse questo Stato risponde con l'arroganza e la prepotenza, e allarga sempre più il divario con i settori popolari.
A conferma che quello nelle ferrovie è un sistema altamente corrotto è l'inchiesta di Napoli che ha portato all'arresto di 5 persone e alla denuncia dell'esistenza dell'ennesima "cricca" che si spartiva i profitti degli appalti truccati, composta da alti dirigenti di Trenitalia, imprenditori, politici, arcivescovo di Napoli compreso, un "sistema criminale molto ben strutturato e, ancora tutt'oggi, operativo" lo definiscono i pm, "al di là di parecchio del codice penale", come ammettono i padroni intercettati nelle conversazioni.
E la corruzione riguarda essenzialmente la sicurezza dei lavoratori e delle persone, "danni collaterali" per chi cerca solo il profitto.
Possibile che il sistema sia corrotto solo a Napoli?
Intanto i 32 morti di Viareggio, a distanza di un anno, non hanno ricevuto ancora giustizia dai tribunali, anzi, la "giustizia" di classe, quella dei padroni, è lì pronta ad insabbiare tutto con la prescrizione del reato.
Non solo. Dopo il disastro evitato nei pressi della stazione di Grosseto, il 22 dicembre scorso, fra Gavorrano e Giuncarico, è stato smantellato il presidio addetto ai controlli di verifica dei treni merci. La "sensibilità" dei vertici delle ferrovie è assimilabile a quella di criminali incalliti.
Contro la giustizia negata a Viareggio si stanno battendo i comitati popolari autorganizzati sorti in seguito alla strage, dall'Assemblea 29 giugno, a "il mondo cher vorrei", ai famigliari delle vittime, ai ferrovieri. Uno striscione appeso vicino a via Ponchielli ha risposto all'arroganza dell' AD delle ferrovie : "cavaliere del capitale, per Viareggio un criminale. Moretti dimettiti". E ai rappresentanti di questo governo che lo protegge è stato detto di starsene a casa.
Anche Viareggio dimostra che la lotta per la salute e sicurezza è possibile condurla solo con la mobilitazione di massa, non c'è altra strada. Solo con la mobilitazione permanente si è potuto contrastare realmente i responsabili di una strage per mancanza di sicurezza nei controlli e nelle manutenzioni da parte dei vertici delle ferrovie, raccogliere oltre 10mila firme per le dimissioni di Mauro Moretti nel suo ruolo di AD di FS, preparare una controinchiesta sul rischio-amianto provocato dall'incendio. E portare 10 mila persone in corteo, ad un anno dalla strage, unendo a sè anche alcuni comitati che si battono contro la giustizia negata..
“La manifestazione per la commemorazione del primo anniversario della strage di Viareggio è stata una vera e propria partecipazione di popolo, un’ottima risposta sia per i familiari delle vittime che per continuare la battaglia per ottenere giustizia, verità e sicurezza”, ha detto Riccardo Antonini, dell' Assemblea 29 Giugno. “Si è appena chiuso un anno di straordinaria attività – afferma -, durante il quale abbiamo fatto di tutto, sia per far approvare la legge Viareggio prima dell’anniversario che per accorciare i tempi processuali – che rischiano di essere lunghissimi – e per far sì che una tragedia simile non accada mai più”.
Senza la mobilitazione permanente questa battaglia non sarebbe arrivata a tanto. E' un'altra tappa nazionale dopo quelle organizzate dalla Rete per la sicurezza sul lavoro a Torino, nell'anniversario della strage degli operai Thyssen, a Taranto contro l'Ilva-fabbrica di morte, e poi ancora a Torino per il processo Eternit. Unire le energie su questi eventi emblematici, altra pratica rispetto le parole a vuoto di istituzioni e confederali.
Ora si stanno costruendo legami con i comitati dei famigliari delle vittime di altre stragi, dalla casa dello studente de L'Aquila alla Moby Prince alla scuola di S. Giuliano, per preparare un convegno a settembre.
Noi della Rete nazionale per la sicurezza sul lavoro c'eravamo al corteo di giugno con una delegazione perchè Viareggio è un'altro di quei luoghi-simbolo dove una stage di cittadini, di lavoratori, rende in maniera ancora più evidente che ci sono delle precise responsabilità, tutte ascrivibili ad un sistema di produzione che ha il suo centro nel profitto padronale. Chi non c'era delle nostre fila ha sbagliato e ha dimenticato le ragioni per cui abbiamo deciso di cominciare questa battaglia. Ma abbiamo tracciato questo sentiero e andremo avanti con un'assemblea nazionale per quest'autunno puntanto ad aggregare nuove energie. Con unità e radicalità.

Rete per la sicurezza sul lavoro

pc quotidiano 19 luglio - fiat sata, i licenziati devono rientrare


dopo la manifestazione del 16 a melfi
la lotta deve continuare
i licenziati devono rientrare !


proletari comunisti

pc quotidiano 19 luglio - sostenere la rivoluzione nepalese - no alla linea revisionista del gruppo dirigente del PCUm Nepal

Il Partito Comunista Unificato maoista del Nepal ha presentato un piano di integrazione dei guerriglieri nell'esercito ufficiale nepalese
Secondo questo piano,il leader del partito Prachanda, cederebbe il comando dei 19.602guerriglieri che si trovano nei campi sulla base dell'accordo di pace del 2006 a un comitato speciale con rappresentanti dei tre partiti PCUmaoista- UML -Partito del Congresso
Successivamente i combattenti si dividerebbero in due gruppi e sceglierebbero in forma volontaria se integrarsi nell'esercito ufficiale o se tornare alla vita civile
in due mes.
Poi entro un mese i tre partiti deciderebbero se c'è consenso i dettagli del piano.

Si tratta di un piano che completerebbe il processo di disarmo della rivoluzione nepalese.
Un piano che non può essere appoggiato dai comunisti maoisti autentici nel Partito e nel Nepal, nè dai partiti e organizzazioni marxiste-leniniste-maoiste nel mondo.

proletari comunisti - PCm Italia
19 luglio 2010

pc quotidiano 19 luglio - manifestare contro il governo berlusconi


10 - 100 - 1000 manifestazioni contro il governo berlusconi

Contro il governo che scarica la crisi sulla pelle dei lavoratori e delle masse,al servizio dei profitti dei padroni e della grande finanza, contro il governo della corruzione e del grande malaffare, contro il governo delle leggi
di stampo antioperaio e antipopolare, moderno fasciste, poliziesche e razziste
Uniamo tutta l’opposizione proletaria e sociale per costruire uno sciopero politico generale per la caduta del governo Berlusconi

proletari comunisti
19 luglio 2010

pc quotidiano 19 luglio - la borghesia indiana ..il terrore sistematico contro il popolo

Il brutale assassinio a sangue freddo del portavoce del Partito Comunista dell’India (Maoista), Azad, e del giovane giornalista Pandey che si trovava con lui, perpetrato dalle forze militari indiane il 1° luglio scorso, non è riuscito a fermare, come era nelle intenzioni e nelle speranze del governo, l’azione rivoluzionaria in corso che, anzi, ha già dato una prima risposta ai reazionari mettendo a segno una serie di attacchi militari che insieme alla grande solidarietà verso la guerra popolare suscitata in tutto il mondo a causa di questo ennesimo deliberato omicidio ha gettato ancor più nella disperazione il governo indiano ai suoi massimi livelli, perché con le sue profonde ingiustizie e barbarie alimenta anziché spegnere la guerra rivoluzionaria.

Davanti a questo ennesimo scacco il governo indiano ha pensato bene di accelerare il ritmo della guerra civile non dichiarata che chiama Operazione Green Hunt per approfondire l’intervento militare contro le masse più povere del paese (e del mondo intero!).

Infatti, il 14 luglio scorso, dice un articolo della stampa borghese (indianexpress del 18 luglio) il governo ha tenuto una riunione dei Primi Ministri degli stati “colpiti dal naxalismo” (così viene definito il maoismo) presieduta dal Primo Ministro Manmohan Singh insieme al Ministro degli Interni P. Chidanbaram, nella capitale, per istituire il Comando Unificato per la lotta contro i naxaliti, che avrà sede nella capitale di ognuno dei quattro Stati scelti: Chhattisgarh, Jharkhand, Orissa e West Bengal al cui comando saranno i rispettivi segretari di stato affiancati dal direttore generale della polizia di stato, dal commissario per lo sviluppo, dall’ispettore generale (per le operazioni antinaxalite) della polizia di stato e della CRPF (central reserve police force), un ufficiale dei servizi segreti (Intelligence Bureau-IB) e un ufficiale dei servizi segreti dello stato insieme ad un General Maggiore dell’esercito in pensione.

Il Comando Unificato coinvolgerà oltre alla CRPF, il Border Security Force, e Indo Tibetan Police Force (polizia di frontiera) e la polizia di stato e appronterà i piani di azione per lo sviluppo di iniziative una volta che queste forze dominano un’area. Potrà usare gli elicotteri per operazioni di salvataggio e rafforzamento delle truppe; nel frattempo il governo centrale in coordinazione con questi quattro stati sta inoltre pianificando nuove basi d’atterraggio per gli elicotteri in modo tale da sviluppare ulteriormente le operazioni aeree in queste aree.

Il settore aereo delle BSF sarà fornito di altri elicotteri ALH (Advanced Light Helicopter) e altri della Idian Air Force…

Ma il rafforzamento spropositato sul piano militare non basta al governo che cerca anche di conquistare l’opinione pubblica contrastando, con le denigrazioni e le minacce, gli intellettuali che prendono posizione e si schierano al fianco della lotta denunciando, tra l’altro, le atrocità della polizia del Chhattisgarh che cerca di reclutare giovani tribali nell’organizzazione paramilitare e fascista sostenuta dallo Stato, Salwa Judum; intellettuali come Arundhati Roy, che ha dichiarato che non le interessa se l’arrestano per il suo sostegno alle popolazioni che insorgono.

Ma il governo naturalmente si illude di poter conquistare l’opinione pubblica o ancor di più “le menti e i cuori” di centinaia di milioni di indiani che quotidianamente subiscono le angherie del governo centrale e dei governi dei vari stati ad ogni livello e che hanno sentito come ulteriore segno di profonda ingiustizia la sentenza, 25 anni dopo, sul disastro industriale di Bhopal: la notte tra il 2 e il 3 dicembre 1984, quaranta tonnellate di gas letali fuoriuscirono dalla fabbrica di pesticidi della multinazionale americana Union Carbide. 8000 furono i morti nell'immediato. Oggi si contano 25000 vittime. I sopravvissuti non hanno mai ricevuto un risarcimento adeguato. Il sito non è stato bonificato e la gente continua a bere acqua contaminata…

Dunque UN SOLO “INCIDENTE” causato dalle multinazionali ha fatto 8.000 morti nell’immediato, 25.000 morti fino ad oggi e non si sa quanti ancora ne moriranno. Ma per la borghesia questi morti non contano... mentre quasi tutti gli articoli della BBC, per citare solo una fonte, che si occupano della guerra popolare in India, per destare avversione e orrore nell’opinione pubblica, concludono dicendo che i “ribelli” maoisti dal 1967 (anno della prima rivolta naxalita) ad oggi hanno provocato 6.000 morti. Non dice mai nemmeno che di questi 6.000 la maggior parte è composta da “civili”, e cioè da indigeni inermi massacrati dalla polizia o dall’esercito. La borghesia ha uno strano modo di contare i morti!

Ci vuole una gigantesca opera di “controinformazione” per controbattere e “chiarire” questi e altri punti della lotta in corso ed è questo uno dei compiti portati avanti dal PCI (Maoista), sostenuto anche da singoli e organizzazioni che condividono la rabbia contro il governo.

Altro che “conquistare le menti e i cuori” con lo “sviluppo industriale” questo orrore senza fine, fatto di assassini a sangue freddo, infiniti stupri di donne, deportazioni di interi villaggi, inimmaginabili angherie non si ferma davanti ad alcuna atrocità: in una recente operazione contro le varie tribù della giungla i militari sono stati fotografati mentre trasportavano i corpi dei “maoisti” morti, tra cui alcune donne, legati mani e piedi e appesi a canne di bambù, “come animali” ha piagnucolato il ministro degli affari interni che ha espresso la sua “disapprovazione”, MA, aggiunge comprensivo il ministro, “si capisce che all’interno della foresta ciò è comprensibile, ma una volta fuori dalla foresta si possono ben trovare altri modi”[!!!].

Questa “morale” non è che il risultato necessario del “terrorismo delle multinazionali” come lo ha chiamato qualcuno, che con quella parte di borghesia indiana burocratico-compradora al proprio servizio continua a rubare tutte le risorse naturali possibili, a sfruttare milioni di operai nelle fabbriche, mentre i contadini, che sempre più si suicidano per la disperazione, imparano a proprie spese, avvelenandosi e morendo nelle miniere, i nomi dei minerali indispensabili per la tecnologia moderna.

Questa è la “morale della borghesia indiana, che come quella di altri paesi, fa carta straccia della propria Costituzione quando cerca di far passare per scontri armati le esecuzioni sommarie, quando fa addestrare i propri servizi segreti, l’APSIB (Andra Pradesh Special Intelligence Burdal) in parte dal Mossad; quando scatena operazioni in stile nazista come l’Operazione Green Hunt, quando organizza battaglioni della morte come il Salwa Judum, e tanto altro ancora.

Il ricorso al terrore sistematico contro il popolo, nella speranza di spegnerne la giusta rabbia e fermarne la lotta, uccidendone i capi, che invece trasforma in combattenti immortali come esempio da seguire, è una delle “risorse” della borghesia quando si sente minacciata nel suo potere, e nel caso della borghesia indiana questa minaccia si fa ogni giorno più vera…

pc quotidiano 19 luglio - grenoble terza notte di rivolta



L'uccisione da parte della polizia del 24enne Karim Boududa nella banlieu di Villeneuve in Grenoble ha scatenato una nuova rivolta giovanile nella notte di venerdì 16 luglio. I giovani con il cappuccio calato sulla faccia si sono riuniti nella sera "con mazze, bastoni, benzina " e hanno cominciato a bloccare le strade con bus messi di traverso, quindi alcune vetture sono state date alle fiamme
E' una nuova rivolta contro la polizia, l'oppressione, lo sfruttamento
E' dentro il nuovo ciclo di rivolte avviatosi con la grande ribellione del novembre 2005, che non si è mai spento , ma che è riapparso in fiammate diverse volte nelle banlieus parigine e non solo
Questa in corso a Grenoble è una vera battaglia con tutti i mezzi a disposizione dei giovani e che conta sul controllo del territorio per mettere in scacco la polizia superarmata
La polizia ora spara, ma questo non fa che innanzare il livello di scontro
La polizia di sarkozy nella mattinata di sabato dichiarava
"siamo venuti per ristabilire l'ordine e l'autorità dello stato" , la risposta è stata altre due notti di rivolta
proletari comunisti appoggia e sostiene la rivolta nelle banlieus, ritiene queste rivolte di carattere proletario, giovanile e di massa
in occasione della rivolta del 2005, abbiamo fatto molto, inviato giovani, fatta inchiesta, presi contatti, fatto un importante meeting a parigi, per l'analisi strategica di esse nella viose della guerra popolare nei paesi imperialisti
gli atti attualissimi di questo meetimg sono contenuti nella rivista
marxista-leninista-maoista la nuova bandiera che invitiamo a richiederci, leggere, diffondere, discutere

proletari comunisti
19-7-2010

pc quotidiano 19 luglio -Tenaris Dalmine: come i padroni scaricano la crisi sugli operai

Dopo la firma dello sciagurato accordo alla Dalmine a fine dicembre 2009 con apertura della cassa straordinaria e l’avvio della riduzione del personale per oltre 741 lavoratori in maggioranza operai, la situazione in fabbrica è notevolmente peggiorata: da un lato gli ordini che prima sembravano congelati sono di colpo ripresi con conseguente aumento dei turni nei reparti in particolare al laminatoio e all’acciaieria (che in questi mesi ha raggiunto record di produzione). Questa corsa alla produzione in parte è stata favorita dai dazi imposti dall’europa alle importazioni di acciaio alla Cina, ma in particolare perché in questi mesi è iniziato il rifacimento del gigantesco forno rotativo di trattamento al laminatoio che comporterà una fermata dal 24 luglio al 6 settembre dei reparti sopra descritti e quindi era necessario per l’azienda produrre in anticipo molte commesse per compensare la fermata per questo “investimento”, che si sta realizzando attraverso una miriade di imprese esterne che si sono accampate all’interno dello stabilimento con una sorta di “baraccopoli” per lavorare a ciclo continuo (giorno e notte) e poter terminare il lavoro nei tempi prefissati.
Quindi per compensare la riduzione degli operai di questi reparti che costantemente stanno uscendo ogni mese, attraverso mobilità e cassa fino alla pensione (circa un centinaio finora), oltre ai tanti che si sono licenziati con qualche soldo di incentivo, l’azienda ha pensato bene di spostare decine di operai da altri reparti, come ad esempio quello per la produzione di bombole, per riuscire a mantenere la turnistica alta in particolare alle finiture del laminatoio il tutto attraverso il ricatto propagandato dai sindacati fim-fiom-uilm nelle assemblee “o vai in cassa o accetti lo spostamento”. Con il risultato che gli organici del reparto sono diminuiti tanto che ora l’azienda fa funzionare due reparti con meno personale con evidenti restrizioni per quanto riguarda l’assenteismo per ferie o malattia e in più introduce il lavoro ad “isole” o meglio utilizza gli operai che servono per settori della linea mano a mano che avanza il ciclo di lavorazione e non più a organico completo.
Inoltre cerca di applicare quello che è previsto nel ccnl in maniera molto rigida per quel che riguarda cambi a vista, con lettere di contestazione disciplinari, se si sgarra di pochi minuti a lasciare il reparto o per ritardi che possono succedere specialmente sull’inizio del primo turno considerati già nel primo caso come assenze ingiustificate quando prima si usavano i permessi retribuiti.

domenica 18 luglio 2010

pc quotidiano 17-18 luglio - Sulla sentenza di Bergamo contro le contestazioni a Ferrara

Abbiamo avuto modo di leggere le motivazioni della sentenza che, a bergamo, il 19 maggio ha assolto 20 compagne e compagni che erano stati raggiunti da un decreto di condanna penale (artt. 459 e segg. CPP), perché:

"...in concorso tra loro, tentando di entrare nell'auditorium di Bergamo. ove era organizzato il comizio di Giuliano ferrara, leader della lista 'Aborto? NO grazie' per le elezioni politiche del 2008, cercando di forzare il cordone di polizia e detenendo quattro uova, mezzo chilogrammi di pomodorino, due mele, due mandarini ed un'arancia... (sottolineamo l'assurda precisione della polizia!) all'evidente fine di lanciarli contro il relatore, compivano atti idonei ad impedire o comunque turbare la suindicata riunione di propaganda elettorale, non riuscendo nell'intendo solo per la ferma reazione delle forze di polizia. In bergamo il 6 aprile 2008.... .... chiede l'emissione del decreto penale di condanna nei confronti di ciascun indagato, per la pena di euro 2485,00 di multa....".

Il giudice ha ritenuto di dover affermare l'inconsistenza delle motivazioni della condanna penale rilevando come “Lo scenario dei presunti scontri che avrebbero funestato il comizio elettorale di Giuliano Ferrara a Bergamo descritto dagli operanti in udienza è completamente diverso da quello delineato nel capo d' imputazione.... poiché in altre città italiane si erano verificati degli scontri tra simpatizzanti della lista 'Aborto? No grazie' e militanti di estrema sinistra, gli operanti, alla sola vista dello striscione decidevano di interdire il transito ai manifestanti ...” e che il comizio si era svolto regolarmente e senza interruzioni; inoltre, “... non è dato sapere se i manifestanti avessero intenzione di irrompere all'interno dell'auditorium e impedire a Ferrara di parlare, di assistere al comizio o manifestare il proprio dissenso visto che gli era stato impedito anche di avvicinarsi" e, ancora, “è credibile che i manifestanti, prima di essere dispersi abbiano cercato di passare nonostante il blocco, ma il comizio era pubblico...”
Infine, la frutta e le uova in numero esiguo erano chiuse in una borsa "... per cui il loro 'lancio' sarebbe stato disagevole e tutt'altro che fulmineo”.

Diversi sono gli aspetti positivi di questa sentenza: principalmente il proscioglimento di tutte/i le/i compagne/i e l'affermazione del diritto di esprimere dissenso, di intervenire attivamente anche nei comizi elettorali e che una condanna non può essere comminata solo sulla base di presunte intenzioni; indirettamente delle frecciate ironiche rispetto alle “aggravanti” di pericolose uova e frutta vengono lanciate agli operatori.
In tempi in cui si sprecano avvisi orali, comminamento di moderni confino, criminalizzazione delle lotte sociali, non riconoscendone il valore sociale, di lotta per i diritti, non è certo poca cosa. Anche le aule dei tribunali terreno di lotta contro la repressione. Ma su questo torneremo in altro momento.
Vogliamo, invece, ricordare oggi come anche la lotta contro l'oscurantismo reazionario di cui si era fatto paladino Giuliano Ferrara, prima, all'interno delle sue trasmissioni televisive e dalle pagine del giornale da lui diretto, poi, con la lista “Aborto? No grazie”, con la chiara ed esplicita parola d'ordine di lotta alla autodeterminazione delle donne, ha visto e reso necessaria una lotta di concezioni, prassi e valutazioni politiche all'interno del movimento femminista, nel pieno di un momento di forte “rinascita” dalla importante e grandiosa manifestazione del 22 novembre 2007 contro la violenza sessuale contro le donne a Roma.

Riportiamo alcuni stralci dal numero del foglio del movimento femminista proletario rivoluzionario speciale, realizzato all'indomani delle importanti mobilitazioni contro Ferrara, come parte significativa nella lotta contro il moderno medioevo per le donne:

“...Purtroppo la parte 'conciliatrice' del movimento si è unita alla campagna di criminalizzazione e denigrazione delle femministe con una propria campagna di dissuasione e svalutazione, ognuna con le proprie argomentazioni:

1- non ci lasciamo dettare l'agenda – sotto una veste di falsa autonomia delle donne, in realtà si diserta la necessaria lotta a tutti gli aspetti dell'attacco alla condizione delle donne

2- no al celodurismo-non si deve far propria la lotta di piazza, perchè la 'violenza' è monopolio del maschio, che pertanto riduce il movimento delle donne ad 'appendice' della politica maschile. Ecco una nuova riedizione della 'woman-spere' che invita oggi le donne ad abbandonare la lotta politica e a ritirarsi nella trincea della 'differenza' per attrezzarsi per le 'battaglie culturali' nelle quali le 'intellettuali femministe' sono esperte, mentre nella lotta non possono trovare alcun 'posizionamento'. Le battaglie culturali non hanno mai cambiato la condizione della donna nella società. Nel passato la 'differenza' ha incanalato le donne nel lavoro 'di cura', estraniandole dalla politica ed aprendo la diga alla violenza maschile; oggi, la 'differenza', nella nuova versione del 'celodurismo', invitando le donne alla ritirata dalle piazze, apre la strada alla reazione più bieca, il clerico-fascismo che vuole portare le donne al 'moderno medioevo'

3- no alla pubblicità personalistica – questa l'accusa mossa dopo che a Milano è partita la denuncia contro Giuliano Ferrara e, ancor più, dopo le lotte di piazza alla pro-life. Il protagonismo delle donne rientrerebbe nei canoni pubblicitari!

Perché lo fanno? Perché il femminismo proletario ha preso l'iniziativa, è stato protagonista. E questo è insopportabile per quella frangia femminista borghese ancorata alla 'differenza', che ancor oggi, dopo 20 anni di impadulamento, sermona alle donne con 'nova verba', 'riflessione' (la coscienza del nostro sesso) all'iniziativa di lotta."


Mfpr - milano

pc quotidiano 17-18 luglio - La "meritocrazia" della ministra Gelmini

Non si placa l'attivismo della ministra Gelmini, attivismo non sul fronte della soluzione di problemi concreti della scuola pubblica, ma sul fronte della sua distruzione, verso una scuola sempre più classista e discriminatoria.

Folgorata sulla via di Damasco, ritorna alla carica nel proporre non più uno, ma ben due test Invalsi alle medie inferiori a inizio e fine anno e non solo per matematica, ma anche per italiano.Lo ha annunciato il ministro dell'Istruzione, Mariastella Gelmini, insieme a Roger Abravanel, autore del saggio "Meritocrazia", presentando, nei giorni scorsi, il Piano nazionale della qualita' e del merito. Ha anche preannunciato l'estensione dei test anche agli istituti superiori. “Sarà costituito un ranking nazionale degli istituti migliori, ma non intendiamo penalizzare né gli studenti né i professori”. Il ministro non ha perso l'occasione per difendere, indirettamente, anche la cosidetta “riforma”, ha infatti, affermato: “Non è importante, dunque, quanto tempo gli studenti trascorrono a scuola, ma come investono il proprio tempo tra i banchi».
Con l'estensione, sino ad arrivare a coprire a pieno regime tutte le scuole,dei test invalsi si pongono le basi per approfondire, anziché “rimuovere” gli ostacoli, il divario, gli svantaggi per gli alunni in difficoltà. La “meritocrazia” è solo per i ricchi, per chi non parte svantaggiato socialmente ed ha possibilità, comunque, di accedere ai “servizi” in forma privatistica.

Nonostante le proteste di insegnanti consapevoli del reale significato e del portato di questi test “calati” dall'alto e che vanno nella direzione da un lato di “selezionare” scuole di serie A e scuole di serie B, lavoratori “meritevoli” dai “fannulloni”, per giustificare aumenti salariali ai “meritevoli” e finanziamenti alle scuole “efficienti” in realtà si vuole completare l'opera avviata dall' Autonomia scolastica e da contratti capestro, che, non solo non hanno impedito, ma, anzi, hanno favorito la politica dei licenziamenti di massa, della scuola classista.

L'arroganza della Gelmini deve, però, far comprendere che non bastano gli appelli a una general generica resistenza a partire dalle singole scuole, ma è l'insieme della politica scolastica, del welfare di questo governo che va respinta, come parte di una lotta necessaria in grado di creare la forza materiale per far dimettere questo ministro, per far cadere questo governo antipopolare.

18 luglio 2010

pc quotidiano 17-18 luglio : Manovra e distruzione della scuola pubblica

E' stata approvata dal senato la manovra finanziaria che conferma pienamente la volontà e l'impegno di questo governo da un lato, di distruzione della scuola pubblica, con una scuola sempre più di stampo classista, dall'altro di attacco alle condizioni di vita e di lavoro.

Lungi dal cancellare la famigerata L133, figlia della finanziaria del 2008 e i conseguenti tagli di circa 140.000 posti di lavoro nella scuola, con tagli di tempo scuola, materie, riduzione dell'obbligo scolastico e reintroduzione sostanzialmente dell'avviamento professionale, il governo persevera in una politica di “rapina” nei confronti della scuola pubblica e dei lavoratori; ma non solo con le finanziarie si continua a depauperare la scuola pubblica, ora i finanziamenti alle private arrivano anche con il “Fondo per la tutela dell'ambiente e la promozione dello sviluppo del territorio” che finanzia la scuola Bosina o Libera scuola dei popoli padani, fondata nel '98 a Varese dalla Lega Nord e diretta dalla moglie di Bossi con 800.000 euro.
La finanziaria, infatti, prevede il mancato rinnovo dei contratti, l'allungamento dell'età pensionabile e il sostanziale congelamento degli scatti di anzianità-falsamente Bonanni si è vantato sostenendo di aver convinto Tremonti a ripristinare gli scatti senza un’ora di sciopero: sia perchè lo sciopero degli scrutini ha avuto fortemente presente anche la lotta contro questi ulteriori odiosi provvedimenti sia perchè lo scongelamento degli scatti sarà tema di futuri decreti e trattative. Di che vittoria, per i lavoratori, va cantando? Non riesce, invece, difficile immaginare che si intende proseguire sulla via di accordi che peggiorano le condizioni contrattuali e favoriscono i provvedimenti governativi, come, del resto, è del tutto evidente l'assoluta sordità di Bonanni e della Cisl al movimento reale dei lavoratori della scuola.

Movimento reale che ha costretto, in alcuni, pochi, casi, la Cgil a proclamare lo sciopero degli scrutini-solo di un'ora- a Milano e a dichiarare pubblicamente di sostenerlo in alcune province, a fronte di un'opposizione alla continuazione della lotta, e a questa forma di lotta in particolare, della dirigenza Cgil, che, invece, si è “spesa” per deviare il movimento di lotta verso un percorso di là da venire in cui organizzare i precari cgil. Precari, cgil in primis, che hanno potuto toccare con mano in occasione della manifestazione del 12 giugno, l'uso strumentale che la cgil fa dei precari della scuola a fronte di “.. sostanziale inettitudine e incongruità della dirigenza CGIL, al cui silenzio o alla cui condiscendenza vanno ascritti molti dei passaggi istituzionali che hanno portato all'annichilamento dei lavoratori della scuola” come scrive una lavoratrice dopo che ai precari viene impedito di parlare dal palco.

Purtroppo il movimento dei precari sul proprio cammino non ha incontrato solo la Cgil in un attivo contrasto alla lotta autorganizzata, autonoma, dal basso, in primis dei precari, ma anche l' azione del Cobas scuola, teso a costruire, con spirito minoritario, perdente, il coordinamento precari scuola cobas. L'esperienza del percorso per imporre lo sciopero degli scrutini ha mostrato, invece, la correttezza del rafforzare il coordinamento nazionale dei precari della scuola, all'interno del quale la battaglia ha portato ad una sostanziale unanimità nel riconoscere la giustezza di questo strumento di lotta ed ha permesso che sia stato praticato in maniera diffusa ed estesa, permettendo in modo più o meno stabile, a seconda delle condizioni concrete, di cominciare, anche, a porre le basi per una saldatura con i lavoratori della scuola “ di ruolo”. Di più, è stata ripresa, ad esempio a Milano, in maniera pianificata, prolungata la pratica della presenza ai cancelli delle scuole, un ruolo attivo di propaganda, a fronte della semplice partecipazione degli iscritti, in maniera passiva ed autoreferenziale, quasi burocratica, ad una scadenza calendarizzata dal cobas scuola.

Manca la comprensione della effettiva posta in gioco - diritto al lavoro, condizioni salariali e nei posti di lavoro-, non solo nella scuola, una partita importante sulla e nella scuola si gioca per l'intera società e per il futuro di questo paese nella marcia verso un moderno fascismo che richiede una gioventù irreggimentata; la mini naja, voluta da La Russa e finanziata con la finanziaria in via di definizione, per i ragazzi dai 18 ai 30 anni permetterà di frequentare corsi di formazione tecnico-pratica con riconoscimento dei crediti formativi è un altro tassello che, in maniera chiara e forte deve far irrompere la parola d'ordine della lotta contro questo governo della distruzione della scuola pubblica, del più grande licenziamento di massa, dell'irreggimentazione della gioventù.

pc quotidiano 17-18 -immagini manifestazione fiat sata melfi venerdì

pc quotidiano 17-18 luglio immagini della manifestazione di venerdì a melfi

pc quotidiano 17-18 luglio - ALTRA LETTERA DEGLI OPERAI DELLA FIAT DI TYCHY

Colleghi di Fiat Italia,

noi ammiriamo enormemente la vostra lotta contro gli attacchi alle vostre condizioni di lavoro e i vostri diritti fondamentali.

Il licenziamento di Pino Capozzi mostra la vera natura dell'azienda per cui lavoriamo. E' un attacco al diritto basilare dei lavoratori di poter protestare e dissentire con le scelte della dirigenza.
Stiamo assistendo alla crescita di un nuovo totalitarismo - quello che viene chiamato "Corporate Power". Nei luoghi in cui i lavoratori sono troppo deboli per resistere esso si configura come un vero e proprio sistema di terrore.

Disgraziatamente i sindacati qui a Tychy hanno deciso che noi dobbiamo starcene tranquilli, da bravi servi, e pregare Fiat di non toglierci il lavoro.
Ma alcuni di noi domani lavoreranno molto, molto lentamente. Sarà un piccolo segno di solidarietà verso di voi.

Tychy, 15 luglio 2010

pc quotidiano 17-18 luglio - L'Aquila, dai PM: "VITTIME INDOTTE A RIMANERE NELLE CASE"

La procura dell'Aquila ha chiuso le indagini nei confronti dei componenti della Grandi Rischi ipotizzando il rEato di omicidio colposo, 7 devono essere processati (Franco Barbieri, vicario della Commissione Grandi rischi, Bernardo De Bernardis, già vice capo della Protezione civile, Mauro Dolce direttore dell'Uff. prevenzione della Prot. Civile, Enzo Boschi, pres. Ist. naz. geofisica e vulcanologia, Giuliano Selvaggi, dir. Centro naz. terremoti, Gian Michele Calvi, dir. progetto dell'Eucentre di Pavia, "padre" del Progetto case e Claudio Eva, ordinario di fisica dell'Università di Genova).
Vengono accusati di aver sottovalutato il rischio, di non aver messo in atto sistemi di prevenzione, e di aver fornito alla popolazione "informazioni imprecise, incomplete e contraddittorie sulla pericolosità dell'attività sismica...".

Basta leggere stralci del Verbale, che pubblichiamo sotto - riportati dal Giornale Il Centro de L'Aquila - per rendersi conto delle gravissime responsabilità di questi personaggi che nella riunione praticamente hanno dichiarato: "è possibile che ci siano forti scosse di terremoto, è possibile che le case non reggono, ma... NON FACCIAMO NIENTE!".

Se è, quindi, un passo avanti la richiesta di processo per i 7, l'accusa non può essere solo di "omicidio colposo e lesioni gravi", ma più giustamente deve essere quella di "strage dolosa", perchè sapevano e volutamente non hanno fatto nulla.
Altra questione riguarda i nomi che mancano da questo rinvio a giudizio. Dovè Bertolaso, il maggiore responsabile dell'azione della Protezione civile?
All'incontro della Commissione Grandi eventi del 31 marzo, come si vede dallo stesso verbale erano presenti anche altri personaggi, come l'assessore alla Protezione civile della Regione Abruzzo e il sindaco dell'Aquila, Massimo Cialente, perchè in quella riunione coprirono le criminali conclusioni della Commissione, perchè comunque non informarono la popolazione e non adottarono alcune misure per tutelare la vita degli aquilani?
Ora Cialente si fa rappresentante della protesta degli Aquilani contro le tasse, ma allora pensava solo a non infastidire i manovratori, a non mettere in discussione la sua poltrona.

TUTTI DEVONO RENDERE CONTO E PAGARE PER I MORTI E LA DEVASTAZIONE A L'AQUILA!

Ecco alcuni stralci del verbale della riunione della Commissione Grandi Rischi del 31 marzo 2009, riportati dal giornale Il Centro di oggi.

"Non c'è nessun motivo per cui si possa dire che una sequenza di scosse di bassa magnitudo possa essere considerata precursore di un forte evento". Sono le parole pronunciate da Franco Barberi, presidente vicario della Commissione Grandi Rischi della Protezione Civile, nel corso della riunione che si svolse il 31 marzo 2009, pochi giorni prima del terremoto che il 6 aprile colpì L'Aquila. Lo riferisce lo stesso verbale di quell'incontro, una riunione con le massime autorità scientifiche nel settore sismico
Questa Commissione è la principale struttura scientifica di riferimento della Protezione civile e si occupa di previsione e prevenzione delle varie ipotesi di rischio, fornendo indicazioni ed esaminando i dati forniti da istituzioni e organizzazioni preposte alla vigilanza degli eventi.
All'incontro, oltre a Barberi e De Bernardinis, erano presenti il presidente dell'Istituto di Geofisica e Vulcanologia Enzo Boschi, il direttore del Centro Nazionale Terremoti Giulio Selvaggi, il direttore dell'ufficio rischio sismico della Protezione Civile Mauro Dolce, il professor Gian Michele Calvi dell'Eucentre di Pavia, il professor Claudio Eva dell'Università di Genova, l'assessore alla Protezione civile della Regione Abruzzo, il sindaco dell'Aquila, Massimo Cialente, Altero Leone, responsabile della Protezione civile regionale e altre rappresentanti del Dipartimento di Protezione civile e della Regione.
Quando la Commissione fu convocata, da quasi sei mesi nel territorio dell'Aquila si susseguivano scosse sismiche, culminate il 30 marzo, cioè il giorno prima della riunione, in una scossa di magnitudo 4.0. Ma gli esperti non ritennero che la situazione fosse il preludio di una scossa devastante, sottolineando l'impossibilità di previsioni attendibili in questo campo.
Boschi evidenziò come "i forti terremoti in Abruzzo hanno periodi di ritorno molto lunghi. Improbabile - disse - che ci sia a breve una scossa come quella del 1703, pur se non si può escludere in maniera assoluta". Eva aggiunse che "la casistica è molto limitata", ma sottolineò anche che "essendo la zona di L'Aquila sismica, non è possibile affermare che non ci saranno terremoti". Boschi rilevò anche che "la semplice osservazione di molti piccoli terremoti non costituisce fenomeno precursore". Anche Barberi lo ribadì, affermando che "oggi non ci sono strumenti per fare previsioni e qualunque previsione non ha fondamento scientifico. "L'unica difesa dai terremoti - aggiunse - consiste nel rafforzare le costruzioni e migliorare la loro capacità di resistenza".
Le conclusioni a cui giunse la Commissione furono ribadite il 6 aprile, subito dopo il terremoto, quando Barberi, a nome della Commissione, tornò a sottolineare l'impossibilità di prevedere i terremoti. "Quello che è possibile - disse in una conferenza stampa - è indicare la pericolosità sismica di un'area". Quanto agli edifici, se a cadere sono anche quelli moderni e se si verificano "danni irragionevoli, ancora una volta si pone il problema del controllo della qualità delle costruzioni".